Giustizia contabile, il silenzio che pesa sulle tasche dei cittadini
Inviato: ven gen 16, 2026 11:49 am
La legge 1/2026 introduce un tetto del 30% ai risarcimenti per danno erariale: una scelta che riduce la responsabilità degli amministratori e trasferisce i costi sulla collettività.
15 Gennaio 2026
Nel dibattito pubblico delle ultime settimane l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sulla riforma penale, mentre è rimasta in secondo piano la riforma della giustizia contabile. Un silenzio preoccupante, perché le nuove norme incidono in modo diretto e immediato sulle finanze pubbliche e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini.
Il tetto al risarcimento del danno erariale
La legge n. 1/2026 sulla giustizia contabile introduce un limite massimo del 30% alla condanna risarcitoria per danno erariale causato da amministratori pubblici. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una scelta politica precisa: anche quando il danno all’erario è pienamente accertato, l’amministratore responsabile potrà essere chiamato a risponderne solo in misura parziale.
“Occorre dirlo con chiarezza: il danno che non viene pagato dall’amministratore non scompare, ma viene trasferito sulla collettività”, afferma Peppino Nuvoli, vicepresidente del Movimento Difesa del Cittadino.
Quel residuo resta nei conti pubblici e viene coperto attraverso la fiscalità generale, il taglio dei servizi o l’aumento del debito. In ogni caso, a pagare sono i cittadini.
La socializzazione legale delle perdite
Con il tetto del 30% il legislatore introduce di fatto una socializzazione del danno erariale. Il rischio economico delle decisioni amministrative viene scaricato sui contribuenti, mentre la responsabilità patrimoniale di chi ha causato il danno risulta fortemente attenuata. Un ribaltamento del principio di responsabilità che dovrebbe guidare la gestione della cosa pubblica.
Un doppio danno per i cittadini
Il cittadino subisce così un duplice pregiudizio: paga come contribuente per coprire il danno non risarcito e paga come utente di servizi pubblici peggiorati, ridotti o rinviati. Il tutto senza aver tratto alcun beneficio dalle scelte che hanno generato il danno, con il rischio che la responsabilità diventi solo formale.
Secondo Nuvoli, la situazione è ancora più grave in una fase storica in cui la gestione delle risorse pubbliche, anche legate all’attuazione del PNRR, richiederebbe controlli rigorosi e responsabilità effettive. Eppure, mentre l’attenzione resta concentrata sulla responsabilità penale, si consuma nel silenzio un significativo arretramento della tutela dell’erario.
15 Gennaio 2026
Nel dibattito pubblico delle ultime settimane l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sulla riforma penale, mentre è rimasta in secondo piano la riforma della giustizia contabile. Un silenzio preoccupante, perché le nuove norme incidono in modo diretto e immediato sulle finanze pubbliche e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini.
Il tetto al risarcimento del danno erariale
La legge n. 1/2026 sulla giustizia contabile introduce un limite massimo del 30% alla condanna risarcitoria per danno erariale causato da amministratori pubblici. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una scelta politica precisa: anche quando il danno all’erario è pienamente accertato, l’amministratore responsabile potrà essere chiamato a risponderne solo in misura parziale.
“Occorre dirlo con chiarezza: il danno che non viene pagato dall’amministratore non scompare, ma viene trasferito sulla collettività”, afferma Peppino Nuvoli, vicepresidente del Movimento Difesa del Cittadino.
Quel residuo resta nei conti pubblici e viene coperto attraverso la fiscalità generale, il taglio dei servizi o l’aumento del debito. In ogni caso, a pagare sono i cittadini.
La socializzazione legale delle perdite
Con il tetto del 30% il legislatore introduce di fatto una socializzazione del danno erariale. Il rischio economico delle decisioni amministrative viene scaricato sui contribuenti, mentre la responsabilità patrimoniale di chi ha causato il danno risulta fortemente attenuata. Un ribaltamento del principio di responsabilità che dovrebbe guidare la gestione della cosa pubblica.
Un doppio danno per i cittadini
Il cittadino subisce così un duplice pregiudizio: paga come contribuente per coprire il danno non risarcito e paga come utente di servizi pubblici peggiorati, ridotti o rinviati. Il tutto senza aver tratto alcun beneficio dalle scelte che hanno generato il danno, con il rischio che la responsabilità diventi solo formale.
Secondo Nuvoli, la situazione è ancora più grave in una fase storica in cui la gestione delle risorse pubbliche, anche legate all’attuazione del PNRR, richiederebbe controlli rigorosi e responsabilità effettive. Eppure, mentre l’attenzione resta concentrata sulla responsabilità penale, si consuma nel silenzio un significativo arretramento della tutela dell’erario.