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Buoni pasto
Buoni pasto
Buongiorno, ho in quesito da porvi : un finanziare non in SPE accasermato senza servizio di mensa, qualora fosse a riposo domiciliare in caserma gli spetterebbero i buoni pasto non essendoci il servizio di mensa in sede di reparto?
- JordanParker
- Sostenitore

- Messaggi: 54
- Iscritto il: dom dic 21, 2025 2:58 pm
Re: Buoni pasto
Ciao Zinedin!
La risposta purtroppo è no, non ti spettano i buoni pasto.
Al finanziere in riposo medico domiciliare accasermato non spettano i buoni pasto.
Anche se sei accasermato e la caserma non ha la mensa, il riposo medico blocca il diritto al ticket. Questo perché la legge prevede il buono pasto solo come supporto a chi sta effettivamente lavorando.
Se vuoi approfondire, le fonti di legge e le regole principali sono queste:
- Articolo 61 del d.P.R. 254/1999: È la norma che regola i buoni pasto nelle Forze di Polizia. Dice chiaramente che il ticket spetta solo quando si fa un turno di servizio di almeno 6 ore che copre l'orario del pranzo o della cena.
- Articolo 1 della Legge 203/1989: Spiega che il vitto a carico dell'Amministrazione serve per agevolare il personale in attività, che non può allontanarsi dal posto di lavoro.
- La Giurisprudenza (es. Consiglio di Stato, Sentenza n. 10791/2022): I giudici hanno ripetuto più volte che il buono pasto non è uno stipendio fisso legato al fatto di stare in caserma, ma un beneficio che spetta solo se c'è un'effettiva prestazione di lavoro giornaliera.
In sintesi: dato che il riposo medico ti dispensa temporaneamente dal servizio, viene a mancare il presupposto fondamentale (il turno di lavoro) per avere diritto al buono pasto.
Un caro saluto!
JordanParker
La risposta purtroppo è no, non ti spettano i buoni pasto.
Al finanziere in riposo medico domiciliare accasermato non spettano i buoni pasto.
Anche se sei accasermato e la caserma non ha la mensa, il riposo medico blocca il diritto al ticket. Questo perché la legge prevede il buono pasto solo come supporto a chi sta effettivamente lavorando.
Se vuoi approfondire, le fonti di legge e le regole principali sono queste:
- Articolo 61 del d.P.R. 254/1999: È la norma che regola i buoni pasto nelle Forze di Polizia. Dice chiaramente che il ticket spetta solo quando si fa un turno di servizio di almeno 6 ore che copre l'orario del pranzo o della cena.
- Articolo 1 della Legge 203/1989: Spiega che il vitto a carico dell'Amministrazione serve per agevolare il personale in attività, che non può allontanarsi dal posto di lavoro.
- La Giurisprudenza (es. Consiglio di Stato, Sentenza n. 10791/2022): I giudici hanno ripetuto più volte che il buono pasto non è uno stipendio fisso legato al fatto di stare in caserma, ma un beneficio che spetta solo se c'è un'effettiva prestazione di lavoro giornaliera.
In sintesi: dato che il riposo medico ti dispensa temporaneamente dal servizio, viene a mancare il presupposto fondamentale (il turno di lavoro) per avere diritto al buono pasto.
Un caro saluto!
JordanParker
Re: Buoni pasto
Grazie per la risposta, ma visto lo status del collega finanziere fresco di corso, accasermato senza servizio di mensa in loco essendo un territoriale distaccato dalla sede dei Comandi superiori dove è presente il servizio di mensa, inoltre lo stesso non è ancora in SPE e perdi più a R.D. presso il Reparto dove presta servizio. Secondo me c'è un vuoto nelle circolari nostre in quanto la posizione dell collega e lo status attuale che ricopre, l'amministrazione deve garantire a lui una sussistenza di vitto e alloggio. Chiedo ulteriori lumi per risolvere questa problematica. Grazie ancora
- JordanParker
- Sostenitore

- Messaggi: 54
- Iscritto il: dom dic 21, 2025 2:58 pm
Re: Buoni pasto
Comprendo perfettamente il tuo punto di vista e la logica del tuo ragionamento: parliamo di un collega giovane, non ancora in SPE, che per obbligo deve alloggiare in caserma e che si trova in un reparto isolato (territoriale distaccato) senza una mensa attiva. È naturale pensare che, se l'Amministrazione lo obbliga a stare lì anche da malato (Riposo Domiciliare in caserma), debba in qualche modo garantirgli il vitto.
Tuttavia, guardando le carte e le circolari del Comando Generale, purtroppo non c'è un vuoto normativo, ma una precisa distinzione tra il diritto all'alloggio e il diritto al vitto.
Ecco come l'Amministrazione inquadra e risolve (purtroppo a svantaggio del collega) questa situazione:
A. L'obbligo di accasermamento riguarda solo l'alloggio, non il vitto: Lo status di militare non in SPE (fresco di corso) impone il vincolo di risiedere in caserma per ragioni di prontezza e istruzione. L'Amministrazione adempie a questo obbligo fornendo la cameretta/posto letto. Non esiste invece una norma che imponga all'Amministrazione di fornire il vitto gratuito h24 a chi è accasermato se non sta lavorando.
B. La logica dei Reparti Isolati/Distaccati: Nelle sedi sprovviste di mensa (come i piccoli reparti territoriali), il personale in servizio ha diritto ai buoni pasto proprio perché non c'è una struttura interna. Ma questo diritto, per circolare, scatta solo ed esclusivamente come presidio sostitutivo della mensa durante i turni di servizio (le famose 6 ore che intercludono la fascia dei pasti).
C. Il Riposo Medico in Caserma: Quando il medico dispone il riposo domiciliare, l'unica ragione per cui il collega lo sconta in caserma e non a casa propria è l'assenza di un'autorizzazione scritta a lasciare la sede (il cosiddetto "riposo medico presso il proprio domicilio d'origine"). Fisicamente si trova in caserma, ma amministrativamente la sua giornata è equiparata a una temporanea dispensa dal servizio. Zero ore di servizio = zero presupposti per il buono pasto.
In conclusione:
Non si tratta di una dimenticanza delle circolari. Per l'Amministrazione, il militare in riposo medico in caserma si trova nella stessa identica situazione di un collega che vive fuori: entrambi devono provvedere al proprio pranzo e cena autonomamente (magari usando la cucina di reparto se presente, o ordinando qualcosa), perché in quel momento non stanno prestando attività lavorativa.
Il consiglio pratico per il giovane collega? Per le prossime volte, se le condizioni di salute lo permettono e la patologia non è grave, conviene chiedere esplicitamente al medico (o far ratificare dal Comandante) la possibilità di scontare il riposo medico presso la propria residenza/domicilio familiare, così da poter essere assistito al meglio dai propri cari ed evitare questi disagi logistici in isolamento.
Buona serata,
JordanParker
Tuttavia, guardando le carte e le circolari del Comando Generale, purtroppo non c'è un vuoto normativo, ma una precisa distinzione tra il diritto all'alloggio e il diritto al vitto.
Ecco come l'Amministrazione inquadra e risolve (purtroppo a svantaggio del collega) questa situazione:
A. L'obbligo di accasermamento riguarda solo l'alloggio, non il vitto: Lo status di militare non in SPE (fresco di corso) impone il vincolo di risiedere in caserma per ragioni di prontezza e istruzione. L'Amministrazione adempie a questo obbligo fornendo la cameretta/posto letto. Non esiste invece una norma che imponga all'Amministrazione di fornire il vitto gratuito h24 a chi è accasermato se non sta lavorando.
B. La logica dei Reparti Isolati/Distaccati: Nelle sedi sprovviste di mensa (come i piccoli reparti territoriali), il personale in servizio ha diritto ai buoni pasto proprio perché non c'è una struttura interna. Ma questo diritto, per circolare, scatta solo ed esclusivamente come presidio sostitutivo della mensa durante i turni di servizio (le famose 6 ore che intercludono la fascia dei pasti).
C. Il Riposo Medico in Caserma: Quando il medico dispone il riposo domiciliare, l'unica ragione per cui il collega lo sconta in caserma e non a casa propria è l'assenza di un'autorizzazione scritta a lasciare la sede (il cosiddetto "riposo medico presso il proprio domicilio d'origine"). Fisicamente si trova in caserma, ma amministrativamente la sua giornata è equiparata a una temporanea dispensa dal servizio. Zero ore di servizio = zero presupposti per il buono pasto.
In conclusione:
Non si tratta di una dimenticanza delle circolari. Per l'Amministrazione, il militare in riposo medico in caserma si trova nella stessa identica situazione di un collega che vive fuori: entrambi devono provvedere al proprio pranzo e cena autonomamente (magari usando la cucina di reparto se presente, o ordinando qualcosa), perché in quel momento non stanno prestando attività lavorativa.
Il consiglio pratico per il giovane collega? Per le prossime volte, se le condizioni di salute lo permettono e la patologia non è grave, conviene chiedere esplicitamente al medico (o far ratificare dal Comandante) la possibilità di scontare il riposo medico presso la propria residenza/domicilio familiare, così da poter essere assistito al meglio dai propri cari ed evitare questi disagi logistici in isolamento.
Buona serata,
JordanParker
Re: Buoni pasto
Perfetto grazie ancora per l'ulteriore esauriente delucidazione.
Ciao
Ciao
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