Vita dura per gli incarichi di C.T.U. nei ritardi consulenza

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Vita dura per gli incarichi di C.T.U. nei ritardi consulenza

Messaggio da panorama » mar gen 24, 2017 12:59 pm

Condanna della Corte dei Conti.
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1) - Con la nomina, da parte del giudice ai sensi dell’art. 191 c.p.c. il consulente tecnico diventa ausiliario del 1giudice stesso, e, come tale, ne condivide alcuni obblighi, venendo ad essere sottoposto al regime di responsabilità stabilito per i periti (art. 64 c.p.c.).
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TOSCANA SENTENZA 18 19/01/2017
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SEZIONE ESITO NUMERO ANNO MATERIA PUBBLICAZIONE
TOSCANA SENTENZA 18 2017 RESPONSABILITA 19/01/2017



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA TOSCANA

composta dai seguenti magistrati:
Amedeo Federici Presidente - relatore
Angelo Bax Consigliere
Adriano Gribaudo I° Referendario
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio di responsabilità iscritto al n. 60543/R del registro di Segreteria ad istanza del Procuratore Regionale nei confronti di PEN… Francesco, non costituito;

Visto l’atto di citazione depositato il 22 giugno 2016, ritualmente notificato al convenuto;

Uditi, nella pubblica udienza del 21 dicembre 2016, con l’assistenza del segretario sig.ra Carmina Carlini, il relatore Pres. Amedeo Federici, il rappresentante del Pubblico Ministero nella persona del Vice Procuratore Generale dott.ssa Acheropita Mondera Oranges;

Esaminati gli atti e i documenti di causa.

Ritenuto in
FATTO

Con atto di citazione del 22 giugno 2016 il Procuratore regionale ha citato in giudizio il sig. Pen… Francesco, nella sua qualità di C.T.U., in quanto ritenuto responsabile di un danno arrecato al Ministero della Giustizia quantificato in € 1.379,36 oltre interessi e spese di giustizia.

Il danno scaturisce dal fatto che la Corte d’appello di Torino, con decreto del 16 giugno 2009, ha condannato il predetto dicastero, in un giudizio di equa riparazione ex art. 5 legge n. 89/2001 (c.d. legge Pinto), instauratosi per l’eccessiva durata di un giudizio civile, al pagamento in favore del sig. Gra… Giuliano della somma di € 7.500,00 liquidata, infine, con gli accessori, per € 9.000,93.

Nel giudizio che si è svolto tra i sigg. Gra… e Mac… in tema di opposizione ad un decreto ingiuntivo, iniziatosi nel 1996, il tribunale di Massa – Sezione distaccata di Carrara, al sig. Pen…. era stata conferita una C.T.U. in data 28 giugno.

Dopo numerose richieste di rinvio, il Pen…, in data 11 marzo 2002, depositava atto di rinuncia al mandato.
Il giudizio si concludeva nel settembre 2007, con una durata di oltre 10 anni, mentre la durata ragionevole per il primo grado è stata ritenuta di anni 3.

Nei confronti del Pen… è stata, pertanto ritenuta ascrivibile una parte della responsabilità del danno cagionato, e cioè, degli oltre sette anni eccedenti la ragionevole durata, il periodo di sedici mesi, calcolato nell’importo di cui all’atto introduttivo.

Il sig. Pen… non si è costituito in giudizio e pertanto risulta contumace ai sensi dell’art. 93 del Codice.

Nella pubblica udienza del 21 dicembre 2016 il P.M. confermava le richieste dell’atto introduttivo.

Il giudizio è stato quindi trattenuto in decisione.

Considerato in
DIRITTO

Il presente giudizio è teso alla verifica della fondatezza della richiesta di condanna del Procuratore regionale, in seguito alla soccombenza del Ministero della Giustizia nel giudizio sopra citato, che ha riconosciuto la sussistenza di un danno non patrimoniale a causa dell’eccessiva durata di una causa introdotta per accertare la titolarità di beni immobili tra due germani.

Secondo la prospettazione del Pubblico Ministero il pagamento da parte del Ministero sarebbe causalmente riconducibile alla condotta gravemente colposa dell’odierno convenuto, avendo ricoperto l’incarico di C.T.U. senza provvedere, per alcuni anni, al deposito della consulenza, sino a giungere alla revoca del suo incarico.

Il C.T.U., esercitando una funzione pubblica nell'interesse della giustizia, svolge un ruolo attivo e determinante nella gestione della procedura giudiziale, essendosi costituito, con l’affidamento e l’accettazione dell’incarico, un rapporto di servizio con l’Amministrazione della giustizia. Con la nomina, da parte del giudice ai sensi dell’art. 191 c.p.c. il consulente tecnico diventa ausiliario del giudice stesso, e, come tale, ne condivide alcuni obblighi, venendo ad essere sottoposto al regime di responsabilità stabilito per i periti (art. 64 c.p.c.).

Si ritiene però necessario precisare che il decreto di condanna ex Legge Pinto, in quanto emesso “inaudita altera parte” non acquista autorità di cosa giudicata ai sensi dell’art. 2909 c.c. e, pertanto, entra nel presente giudizio come mezzo di prova offerto dal Pubblico Ministero a sostegno della propria domanda.

Il giudizio sull’equa riparazione è infatti un giudizio per responsabilità oggettiva (ritardo del processo) ed è chiamato a rispondere il Ministero della Giustizia a titolo oggettivo, quale che sia il soggetto che ha determinato il ritardo – sia esso il giudice o anche chi ha concorso o contribuito al procedimento – ed il conseguente danno patrimoniale o non patrimoniale causato a terzi (con giurisdizione appartenente all’autorità giudiziaria ordinaria).

Il giudizio di responsabilità amministrativo-contabile invece è un giudizio per colpa e per danno ed il soggetto è chiamato a rispondere all’Erario – Ministero della Giustizia – in ragione della sussistenza di un comportamento ascrivibile a colpa grave o a dolo nel procedimento presupposto che poi ha dato luogo all’equa riparazione per i ritardi ai medesimi imputabili: in termini Corte conti SS.RR. 20 febbrai9o 2006, n. 1/QM.

Nella specie è indubitabile la presenza degli elementi costituenti la responsabilità amministrativa come dedotta dalla parte attorea.

Oltre al rapporto di servizio, su cui ci si è sopra soffermati, vi è sussistenza del danno erariale, a seguito della liquidazione delle somme dovute al beneficiario, sig. Gra… Giuliano, parte attrice nell’originario giudizio in tema di opposizione a decreto ingiuntivo.

Come mezzo di prova pertanto, esso concorrerà, al pari delle prove offerte dal convenuto, alla formazione del libero convincimento del giudice ai sensi dell’art. 111, comma 2, della Costituzione e dell’art. 101 c.p.c..

Incontestabile è, però, il fatto che l’obbligazione indennitaria posta a carico del Ministero della Giustizia, si ponga come requisito fondamentale per la sussistenza dall’azione di responsabilità a titolo di danno indiretto, intentata dal Procuratore regionale.

Nel merito, gli elementi desumibili dagli atti del giudizio inducono il Collegio a ritenere che, nella procedura citata, il CTU abbia osservato un comportamento gravemente omissivo, atteso che l’incarico affidato nel giugno 1996 è stato oggetto di rinuncia nel 2002 da parte del Pen….

Ciò premesso, si osserva come la legge 89 del 2001, non prevedendo aprioristicamente il termine finale superato il quale la durata di un processo diventa irragionevole, lascia al prudente apprezzamento del G. O. l’individuazione, in relazione alle circostanze ed alla difficoltà dello stesso, dell’arco temporale in cui il processo deve concludersi.

La Corte d’Appello di Genova, rilevato che la procedura giudiziale, peraltro di modesta complessità, aveva dato luogo ad un procedimento durato oltre 10 anni, di cui ben 7 ritenuti irragionevoli, ha liquidato un ristoro alle parti coinvolte.

Atteso quanto sopra, il Collegio ritiene sussistente la responsabilità del convenuto in quanto causalmente collegabile all’inerzia comportamentale dello stesso e connotata altresì dagli estremi della colpa grave.

Ciò in quanto, in una procedura che non presentava aspetti problematici, la macroscopica assenza di qualsiasi iniziativa, sin dal 1996, è indice, avuto anche riguardo alla qualificazione professionale del soggetto investito della consulenza, di una mancanza di diligenza di elevata gravità.

Per quanto concerne la quantificazione del danno addebitabile al convenuto, il Collegio osserva che il Procuratore regionale ha determinato lo stesso in € 1.379,36 oltre interessi legali e spese di giustizia, rideterminando la quantificazione dell’indennizzo effettuato della Corte d’Appello di Genova, in applicazione del principio che la quantificazione effettuata dal giudice civile non è vincolante in questa sede, ben potendosi – nel giudizio contabile – rideterminare l’importo da porre a carico del convenuto, in ragione della sua partecipazione all’evento lesivo.

Ritiene il Collegio che il danno, così come determinato, sia addebitabile per l’intero al convenuto.

Le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Toscana, definitivamente pronunciando, nel giudizio di responsabilità n. 60543, condanna il sig. Pen… Francesco al pagamento in favore del Ministero della Giustizia della somma di € 1.379,36, oltre interessi legali dal deposito al soddisfo.

Condanna altresì lo stesso al pagamento, in favore dello Stato, delle spese processuali che si liquidano in € 213,09.=

(Euro duecentotredici/09.=)
Manda alla Segreteria per gli adempimenti conseguenti.
Così deciso in Firenze, nella camera di consiglio del 21 dicembre 2016.
Il Presidente Relatore
F.to AMEDEO FEDERICI

Depositata in Segreteria il 19/01/2017

Il Direttore di Segreteria
F.to Paola Altini



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