Diritto a un risarcimento

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fdepalmas
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Diritto a un risarcimento

Messaggio da fdepalmas »

Vi racconto la mia storia. A novembre 2021, mentre ero di pattuglia con un collega, venimmo fatti rientrare per una comunicazione urgente da parte dell'allora vice comandante della stazione il quale, una volta in sede, ci riferi di essere stato informato dal comandante della compagnia che in una data precisa del medesimo mese personale del nucleo investigativo di un comando provinciale ( al momento ometto quale comando, dico solo che i fatti sono accaduti in Sardegna) avrebbe sottoposto a campionamento del DNA l'intero personale della stazione, aggiungendo di voler conoscere i nominativi del personale che avrebbe, eventualmente, rifiutato la forma volontaria onde poter predisporre l'atto in maniera coatta. Basito dalla comunicazione, per conto mio, dissi di non avere alcun problema a condizione che mi venisse spiegata la ragione. Arriviamo al giorno. Cerco di sintetizzare, prima di iniziare le operazioni, chiesi all'ufficiale responsabile i motivi di tutto ciò.questi, rispose che non poteva dirci niente. Al ché, parlai con i colleghi presenti e ciò tutti, l'intenzione di rifiutare il campionamento e far fare il decreto. Purtroppo, essendomi trovato da solo in questa posizione, decisi pure io di sottopormi al tampone salivare. Terminata l'operazione chiesi copia del verbale ma, anche in questa occasione, mi sentii rispondere che non potevano darmi copia. Ovviamente di tutto ciò diedi comunicazioni all'allora comandante della stazione. A distanza di mesi, io e altri due colleghi, incaricammo un legale sia per capire cosa fosse successo e a che punto fosse l'attività. In un primo momento il legale sembrava interessato per poi consigliarci di lasciare perdere. Non accettando quanto riferito dal legale, decidemmo di incaricarne un altro, il quale senza non pochi problemi, causa la ritrosia della procura, dalla quale, alle legittime richieste di accesso agli atti, si vide rispondere che il procedimento era inesistente, poi trasferito ad altra procura, poi fascicolo smarrito, riuscì ad avere il fascicolo del procedimento. Faccio presente che nel frattempo, io iniziai ad avere stati di ansia con disturbi del sonno tant'è che dovetti rivolgermi ad un neuropsichiatra con il quale sono stato in cura per otto mesi. Ovviamente sono stato inviato in legione e subito indirizzato all'ospedale militare ove esposi quanto accaduto, rimanendo in convalescenza per otto mesi. Il giorno dopo l'idoneità per il rientro in servizio, il nostro avvocato ottenne copia del fascicolo, per altro già archiviato a distanza di sei mesi dall'operazione atteso che le analisi del ris diedero esito negativo. Parlo di maggio 2022. In buona sostanza si trattava di una lettera minatoria con due proiettili indirizzata al comandante di stazione il quale, escusso dalla PG, aveva esternato sospetti sul personale dipendente sebbene, nel fascicolo, gli unici nomi presenti erano il mio e quello di un altro collega. La domanda che faccio a tutti coloro che leggeranno questo post e ai legali che seguono questo forum è: secondo voi, alla luce di quello che ho subito a livello di salute, ricordo che sono stato un anno e mezzo senza sapere nulla, senza la copia di un verbale, senza alcuna garanzia difensiva e otto mesi in convalescenza per stati di ansia depressiva, ho diritto ad un risarcimento economico?
Scusate qualche errore con l'italiano, ma scrivere con il telefono è terrificante.
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nonno Alberto
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Re: Diritto a un risarcimento

Messaggio da nonno Alberto »

fdepalmas ha scritto: mar mag 05, 2026 9:24 pm Vi racconto la mia storia. A novembre 2021, mentre ero di pattuglia con un collega, venimmo fatti rientrare per una comunicazione urgente da parte dell'allora vice comandante della stazione il quale, una volta in sede, ci riferi di essere stato informato dal comandante della compagnia che in una data precisa del medesimo mese personale del nucleo investigativo di un comando provinciale ( al momento ometto quale comando, dico solo che i fatti sono accaduti in Sardegna) avrebbe sottoposto a campionamento del DNA l'intero personale della stazione, aggiungendo di voler conoscere i nominativi del personale che avrebbe, eventualmente, rifiutato la forma volontaria onde poter predisporre l'atto in maniera coatta. Basito dalla comunicazione, per conto mio, dissi di non avere alcun problema a condizione che mi venisse spiegata la ragione. Arriviamo al giorno. Cerco di sintetizzare, prima di iniziare le operazioni, chiesi all'ufficiale responsabile i motivi di tutto ciò.questi, rispose che non poteva dirci niente. Al ché, parlai con i colleghi presenti e ciò tutti, l'intenzione di rifiutare il campionamento e far fare il decreto. Purtroppo, essendomi trovato da solo in questa posizione, decisi pure io di sottopormi al tampone salivare. Terminata l'operazione chiesi copia del verbale ma, anche in questa occasione, mi sentii rispondere che non potevano darmi copia. Ovviamente di tutto ciò diedi comunicazioni all'allora comandante della stazione. A distanza di mesi, io e altri due colleghi, incaricammo un legale sia per capire cosa fosse successo e a che punto fosse l'attività. In un primo momento il legale sembrava interessato per poi consigliarci di lasciare perdere. Non accettando quanto riferito dal legale, decidemmo di incaricarne un altro, il quale senza non pochi problemi, causa la ritrosia della procura, dalla quale, alle legittime richieste di accesso agli atti, si vide rispondere che il procedimento era inesistente, poi trasferito ad altra procura, poi fascicolo smarrito, riuscì ad avere il fascicolo del procedimento. Faccio presente che nel frattempo, io iniziai ad avere stati di ansia con disturbi del sonno tant'è che dovetti rivolgermi ad un neuropsichiatra con il quale sono stato in cura per otto mesi. Ovviamente sono stato inviato in legione e subito indirizzato all'ospedale militare ove esposi quanto accaduto, rimanendo in convalescenza per otto mesi. Il giorno dopo l'idoneità per il rientro in servizio, il nostro avvocato ottenne copia del fascicolo, per altro già archiviato a distanza di sei mesi dall'operazione atteso che le analisi del ris diedero esito negativo. Parlo di maggio 2022. In buona sostanza si trattava di una lettera minatoria con due proiettili indirizzata al comandante di stazione il quale, escusso dalla PG, aveva esternato sospetti sul personale dipendente sebbene, nel fascicolo, gli unici nomi presenti erano il mio e quello di un altro collega. La domanda che faccio a tutti coloro che leggeranno questo post e ai legali che seguono questo forum è: secondo voi, alla luce di quello che ho subito a livello di salute, ricordo che sono stato un anno e mezzo senza sapere nulla, senza la copia di un verbale, senza alcuna garanzia difensiva e otto mesi in convalescenza per stati di ansia depressiva, ho diritto ad un risarcimento economico?
Scusate qualche errore con l'italiano, ma scrivere con il telefono è terrificante.

@fdepalmas


Per un parere autorevole e professionale gira il quesito nella sezione del legale Avv. Giorgio Carta
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NavySeals
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Re: Diritto a un risarcimento

Messaggio da NavySeals »

Ciao, segui il suggerimento del buon @nonno Alberto, io ti rispondo nella mia esperienza, essendoci passato, per quanto possa valere.
Avresti sì avuto diritto a un risarcimento, dimostrando di avere avuto un danno permanente proprio a causa di questa vicenda imbarazzante e gestita ancora peggio. In pratica, se tu fossi andato al CSM regolarmente, avessero più volte certificato il tuo malessere a causa di questa vicenda e avessi perso il lavoro per questo (riformato), sì, avresti potuto ottenere un risarcimento. Ma sei tornato idoneo dopo qualche mese, non hai danni permanenti e, quindi, non prenderai 1 cent. Scusa la franchezza, non ci pensare più e buona salute/vita.
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