Ripristino ambientale a seguito di incidente stradale

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Ripristino ambientale a seguito di incidente stradale

Messaggio da panorama » sab giu 02, 2018 1:39 pm

Ricorso respinto.
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DECRETO LEGISLATIVO 5 febbraio 1997, n. 22

Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio.

OMISSIS


ART. 17

(Bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati)

1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto il Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, definisce:
a) i limiti di accettabilità della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d'uso dei siti;
b) le procedure di riferimento per il prelievo e l'analisi dei campioni;
c) i criteri generali per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale dei siti inquinati, nonché per la redazione dei progetti di bonifica.

2. Chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei limiti di cui al comma 1, lettera a), ovvero determina un pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi, é tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate e degli impianti dai quali deriva il pericolo di inquinamento. A tal fine:
a) deve essere data immediata notifica al Comune, alla Provincia ed alla Regione territorialmente competenti, nonché agli organi di controllo sanitario e ambientale, della situazione di inquinamento
ovvero del pericolo concreto ed attuale di inquinamento del sito;
b) entro le quarantotto ore successive alla notifica di cui alla lettera a) , deve essere data comunicazione al comune ed alla provincia ed alla Regione territorialmente competenti degli
interventi di messa in sicurezza adottati per non aggravare la situazione di inquinamento o di pericolo di inquinamento, contenere gli effetti e ridurre il rischio sanitario ed ambientale;
c) entro trenta giorni dall'evento che ha determinato l'inquinamento ovvero dalla individuazione della situazione di pericolo, deve essere presentato al Comune ed alla Regione il
progetto di bonifica delle aree inquinate.

3. I soggetti e gli organi pubblici che nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali individuano siti nei quali i livelli di inquinamento sono superiori ai limiti previsti, ne danno comunicazione al Comune, che diffida il responsabile dell'inquinamento a provvedere ai sensi del comma 2, nonché alla Provincia ed alla Regione.

4. Il comune approva il progetto ed autorizza la realizzazione degli interventi previsti entro novanta giorni dalla data di presentazione del progetto medesimo e ne da' comunicazione alla Regione. L'autorizzazione indica le eventuali modifiche ed integrazioni del progetto presentato, ne fissa i tempi, anche intermedi, di esecuzione, e stabilisce le garanzie finanziarie che devono essere prestate a favore della Regione per la realizzazione e l'esercizio degli impianti previsti dal progetto di bonifica medesimo. Se l'intervento di bonifica e di messa in sicurezza riguarda un'area compresa nel territorio di più comuni il progetto e gli interventi sono approvati ed autorizzati dalla regione.

5. Entro sessanta giorni dalla data di presentazione del progetto di bonifica la Regione può richiedere al Comune che siano apportate modifiche ed integrazioni ovvero stabilite specifiche prescrizioni al progetto di bonifica.

6. Qualora la destinazione d'uso prevista dagli strumenti urbanistici in vigore imponga il rispetto di limiti di accettabilità di contaminazione che non possono essere raggiunti neppure con l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a costi sopportabili, l'autorizzazione di cui al comma 4 può prescrivere l'adozione di misure di sicurezza volte ad impedire danni derivanti dall'inquinamento residuo, da attuarsi in via prioritaria con l'impiego di tecniche e di ingegneria ambientale, nonché limitazioni temporanee o permanenti all'utilizzo dell'area bonificata rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, ovvero particolari modalità per l'utilizzo dell'area medesima. Tali
prescrizioni comportano, ove occorra, variazione degli strumenti urbanistici e dei piani territoriali.

7. L'autorizzazione di cui al comma 4 costituisce variante urbanistica, comporta dichiarazione di pubblica utilità, di urgenza e di indifferibilità dei lavori, e sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente per la realizzazione e l'esercizio degli impianti e delle attrezzature necessarie all'attuazione del progetto di bonifica.

8. Il completamento degli interventi previsti dai progetti di cui al comma 2, lettera c) , è attestato da apposita certificazione rilasciata dalla Provincia competente per territorio.

9. Qualora i responsabili non provvedano ovvero non siano individuabili, gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale sono realizzati d'ufficio dal Comune territorialmente competente e ove questo non provveda dalla Regione, che si avvale anche di altri enti pubblici. Al fine di anticipare le somme per i predetti interventi le Regioni possono istituire appositi fondi di rotazione nell'ambito delle proprie disponibilità di bilancio.

10. Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale costituiscono onere reale sulle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3. L'onere reale deve essere indicato nel certificato di destinazione urbanistica ai sensi e per gli effetti dell'articolo 18, comma 2, della legge 28 febbraio 1985, n. 47.

11. Le spese sostenute per la messa in sicurezza, la bonifica e ed il ripristino ambientale delle aree inquinate di cui ai commi 2 e 3 sono assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2748, secondo comma, del codice civile. Detto privilegio si può esercitare anche in pregiudizio dei diritti acquistati dai terzi sull'immobile.

12. Le Regioni predispongono sulla base delle notifiche dei soggetti interessati ovvero degli accertamenti degli organi di controllo un'anagrafe dei siti da bonificare che individui:
a) gli ambiti interessati, la caratterizzazione ed il livello degli inquinanti presenti;
b) i soggetti cui compete l'intervento di bonifica;
c) gli enti di cui la Regione intende avvalersi per l'esecuzione d'ufficio in caso di inadempienza dei soggetti obbligati;
d) la stima degli oneri finanziari.

13. Nel caso in cui il mutamento di destinazione d'uso di un'area comporti l'applicazione dei limiti di accettabilità di contaminazione più restrittivi, l'interessato deve procedere a proprie spese ai necessari interventi di bonifica sulla base di un apposito progetto che è approvato dal Comune ai sensi di cui ai commi 4 e 6. L'accertamento dell'avvenuta bonifica è effettuato, dalla Provincia ai sensi del comma 8.

14. I progetti relativi ad interventi di bonifica di interesse nazionale sono presentati al Ministero dell'ambiente ed approvati, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni che precedono, con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, d'intesa con la Regione territorialmente competente.

15. I limiti, le procedure, i criteri generali di cui al comma 1 ed i progetti di cui al comma 14 relativi ad aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento sono definiti ed approvati di concerto con il Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali.

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1) - In data 3 ottobre 2001 un mezzo pesante condotto dal ricorrente, percorrendo una strada comunale, si è ribaltato provocando danni all’area della banchina stradale e lo sversamento di olii lubrificanti nel sottostante torrente.

2) - L’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo n. 22 del 1997 stabilisce che “chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei limiti di cui al comma 1, lettera a) ovvero determina un pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi è tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza…”.

3) - Il provvedimento del Prefetto, infatti, motiva adeguatamente il rigetto del ricorso avverso l’ordinanza comunale enunciando la nota n. 26156 del 11 dicembre 2001 dell’Ufficio tecnico comunale nella quale si precisa che “la strada presenta un cedimento della scarpata a partire dalla banchina stradale senza intaccare la carreggiata asfaltata e che da ciò si deduce che il mezzo abbia invaso la banchina, la quale, ovviamente, non è idonea per sostenere carichi del genere ed ha ceduto”.

N.B.: leggete il tutto qui sotto.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201801444 - Public 2018-06-01 -

Numero 01444/2018 e data 31/05/2018 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 16 maggio 2018


NUMERO AFFARE 00606/2018

OGGETTO:
Ministero dell'interno.


Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor Paolo F.., contro Comune di Terranuova Bracciolini e Prefetto di Arezzo, avverso ripristino condizioni ambientali a seguito di incidente stradale.

LA SEZIONE
Vista la relazione con la quale il Ministero dell'interno ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giovanni Orsini;


Premesso.
Con il ricorso straordinario in esame si chiede l’annullamento del provvedimento della prefettura di Arezzo dell’11 marzo 2003, con il quale è stato respinto il ricorso gerarchico presentato dal ricorrente in data 12 novembre 2001 avverso l’ordinanza n. 131 del 2001 del Sindaco del Comune di Terranuova Bracciolini.

In data 3 ottobre 2001 un mezzo pesante condotto dal ricorrente, percorrendo una strada comunale, si è ribaltato provocando danni all’area della banchina stradale e lo sversamento di olii lubrificanti nel sottostante torrente.

Con il provvedimento impugnato il Comune ha ordinato il ripristino del buono stato dell’area e delle normali condizioni di igiene ambientale del torrente.

Il ricorso deduce il difetto di motivazione del provvedimento con il quale il Prefetto ha rigettato il ricorso gerarchico avverso l’ordinanza del Sindaco e la violazione e falsa applicazione degli articoli 2051 e 2043 del Codice civile in ordine alla responsabilità del Comune della custodia e manutenzione della strada in cui si è verificato l’incidente.

Il ricorrente ha promosso inoltre un’azione risarcitoria avanti al Tribunale di Arezzo il quale, con sentenza confermata nei successivi gradi di giudizio, ha escluso la responsabilità del Comune.

La relazione ministeriale afferma l’infondatezza del ricorso.

Considerato.

L’articolo 17, comma 2, del decreto legislativo n. 22 del 1997 stabilisce che “chiunque cagiona, anche in maniera accidentale, il superamento dei limiti di cui al comma 1, lettera a) ovvero determina un pericolo concreto ed attuale di superamento dei limiti medesimi è tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza…”.

Il provvedimento del Comune è stato adottato sulla base dell’articolo 44, comma 1, del DPGR n. 32/ R della Regione Toscana, secondo cui i Comuni provvedono, avvalendosi dell’ARPAT, alla verifica di tutte le misure di emergenza necessarie in attuazione di quanto disposto dall’articolo 17, comma 2 del decreto legislativo n. 22 del 1997.

I motivi del ricorso non sono fondati.

Il provvedimento del Prefetto, infatti, motiva adeguatamente il rigetto del ricorso avverso l’ordinanza comunale enunciando la nota n. 26156 del 11 dicembre 2001 dell’Ufficio tecnico comunale nella quale si precisa che “la strada presenta un cedimento della scarpata a partire dalla banchina stradale senza intaccare la carreggiata asfaltata e che da ciò si deduce che il mezzo abbia invaso la banchina, la quale, ovviamente, non è idonea per sostenere carichi del genere ed ha ceduto”.

La responsabilità del ricorrente, d’altra parte, è stata confermata dalla sentenza del Tribunale di Arezzo, Sezione staccata di Montevarchi, n. 83 del 29 giugno 2005, successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Firenze, con sentenza n. 1439 del 23 settembre 2013, poi passata in giudicato dopo la decisione della Corte di Cassazione n. 9360 del 12 aprile 2017.

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso debba essere respinto.




L'ESTENSORE IL PRESIDENTE F/F
Giovanni Orsini Dante D'Alessio




IL SEGRETARIO
Giuseppe Testa



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