Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Sezione dedicata alla libera circolazione di idee ed esperienze tra i diversi Corpi armati (e non) dello Stato.
Feed - PUNTO DI INCONTRO

Rispondi
panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11888
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Messaggio da panorama » gio mar 01, 2018 5:39 pm

“indagine sismica 3D nell’ambito del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “d 79 F.R.-EN”, nel Mar Ionio Settentrionale.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201801241
- Public 2018-02-28 -


Pubblicato il 28/02/2018

N. 01241/2018 REG. PROV. COLL.
N. 02958/2017 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2958 del 2017, proposto da:
Comune di Amendolara, Comune di Rocca Imperiale, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentati e difesi dall'avvocato Claudia Parise, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la segreteria sezionale del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, n. 13;

contro
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dello Sviluppo Economico, Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale via - Vas non costituito in giudizio;

nei confronti di
Aleanna Italia S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni De Vergottini, Marco Petitto, con domicilio eletto presso lo studio Giovanni De Vergottini in Roma, via Antonio Bertoloni, n. 44;

Regione Calabria, in persona del Presidente in carica, rappresentata e difesa dall'avvocato Annapaola De Masi, con domicilio eletto presso lo studio Paolo Cantore in Roma, via Valle Scrivia, n. 8;

Regione Basilicata, Regione Puglia non costituite in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II Bis n. 9932/2016, depositata il 26.9.2016, non notificata, con cui è stato rigettato il ricorso n. 10357/2015 proposto per l'annullamento: del decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 122 del 12.06.2015; parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 532 del 26.3.2014;

parere negativo della Regione Calabria, con nota n. 0328556 del 22.10.2013; pareri di compatibilità ambientale con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 1410 del 20.12.2013, n. 1567 del 18.7.2014 e n. 1669 del 28.11.2014.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Ministero dello Sviluppo Economico e di Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Aleanna Italia S.r.l. e di Regione Calabria;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2017 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti gli avvocati Petitto, Pungi su delega di De Masi e l’Avvocato dello Stato Guida;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Le vicende amministrative relative all’odierno contenzioso traggono origine da un’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto di effettuazione di una “indagine sismica 3D nell’ambito del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “d 79 F.R.-EN”, nel Mar Ionio Settentrionale (prot. DVA 2013-000709720236 del 21.3.2013), alla quale ha fatto seguito il decreto n. 122 del 12.06.2015, emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT). Il procedimento di VIA, una volta espletata istruttoria, veniva definito mediante la formulazione di un giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni ivi dettate.

1.1. Il progetto di cui alla citata istanza riguardava la realizzazione di un’indagine sismica 3D, per uno sviluppo complessivo di 748,7 km, ad una distanza dalle coste di oltre 12 miglia.

1.2. Nel corso dell’istruttoria, in particolare, venivano adottati i seguenti atti:

- parere negativo della Regione Calabria, con nota n. 0328556 del 22.10.2013;

- parere di compatibilità ambientale con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 1410 del 20.12.2013;

- parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 532 del 26.3.2014;

- controdeduzioni della Commissione con parere n. 1567 del 18.7.2014;

- parere favorevole con prescrizioni del MIBACT, con nota prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/14946 del 16.6.2014;

- a seguito di richiesta dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro del 20.11.2014, nuovo parere della CTVA n. 1669 del 28.11.2014.

2. Con ricorso giurisdizionale (R.G. n. 10357/2015) i Comuni di Amendolara, Policoro, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico e Trebisacce impugnavano, chiedendone l’annullamento:

a) il decreto 122 del 12 giugno 2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, recante giudizio positivo di “compatibilità ambientale relativamente al progetto consistente nell’effettuazione di una indagine sismica 3D nell’ambito del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “d 79 F.R.-EN”, nel Mar Ionio Settentrionale” presentato dalla Società Enel Longanesi Developments s.r.l., subordinatamente al rispetto delle prescrizioni riportate;

b) parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 532 del 26.3.2014;

c) parere negativo della Regione Calabria, con nota n. 0328556 del 22.10.2013;

d) pareri di compatibilità ambientale con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 1410 del 20.12.2013, n. 1567 del 18.7.2014 e n. 1669 del 28.11.2014.

2.1. Si costituivano in giudizio e replicavano alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2.2. Si costituiva la società controinteressata.

2.4. Con sentenza n. 9932/2016 il TAR del Lazio - Roma, Sez. Seconda bis, rigettava il ricorso dei Comuni, ritenendo infondati tutti i motivi con esso formulati.

3. Avverso tale sentenza i Comuni di Amendolara e di Rocca Imperiale hanno proposto appello (R.G. n. 2958/2017), lamentando quanto segue:

I) Error in iudicando: travisamento ed erronea valutazione dei presupposti di fatto e di diritto.

II) Difetto di motivazione. Motivazione erronea, perplessa ed apparente.

III) Violazione e/o falsa applicazione del principio di precauzione.

IV) Error in iudicando: violazione e/o falsa applicazione dell'art. 9 del D.P.R. n. 90/2007.

V) Error in iudicando: violazione e/o falsa applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione tra Stato e Regioni.

VI) Error in procedendo: Difetto di istruttoria giudiziale. Istruttoria carente ed inadeguata.

VII) Insufficienza, contraddittorietà, illogicità ed erroneità della motivazione.

VIII) Error in procedendo: violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al vizio di omessa pronuncia.

IX) Error in procedendo: Difetto di istruttoria giudiziale per mancata e/o errata e/o travisata valutazione della documentazione allegata alla produzione documentale versata in atti.

X) Motivazione erronea, perplessa ed apparente, insufficiente ed incompleta, illogica e contraddittoria.

XI) Error in procedendo: violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al vizio di omessa pronuncia.

XII) Travisamento dei presupposti di fatto e di diritto.

XIII) Error in procedendo: Difetto di istruttoria giudiziale. Istruttoria carente ed inadeguata.

XIV) Error in procedendo: violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione al vizio di omessa pronuncia.

3.1. Si sono costituiti in giudizio ed hanno replicato alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

3.2. Si è costituita altresì la AleAnna Italia s.r.l. (Enel Longanesi Developments s.r.l.), opponendosi all’appello e chiedendone il rigetto, ed eccependo in via preliminare l’inammissibilità del ricorso del Comune di Rocca Imperiale per nullità della procura.

3.3. Si è infine costituita la Regione Calabria, aderendo all’appello e chiedendo, pertanto, la riforma della sentenza di primo grado.

4. All'udienza pubblica del 21 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

5. In via preliminare, occorre esaminare l’eccezione di inammissibilità del ricorso del Comune di Rocca Imperiale per nullità della procura, svolta dalla AleAnna Italia s.r.l..

5.1. L’eccezione è infondata.

5.2. Ad avviso del Collegio, invero, sebbene la procura non indichi il nome della persona fisica che la rilasciava, la stessa è ad ogni modo univocamente individuabile nella persona del Sindaco in carica dalla lettura della dicitura finale in merito alla conformità all’originale cartaceo. D’altro canto dalla stessa procura è chiaramente evincibile il procedimento in relazione al quale essa veniva emessa.

6.Venendo al merito, l’appello è infondato e deve essere respinto.

7. I motivi di appello possono essere sintetizzati nelle seguenti censure:

I) violazione del principio precauzione, ritenendo gli appellanti non rilevante a tal fine la circostanza che l’attività oggetto di valutazione sia di sola ricerca e non anche di perforazione;

II) mancata partecipazione di un rappresentante della Regione Basilicata nella commissione CTVA. Secondo gli appellanti la Regione è certamente interessata, come si evince anche dal decreto impugnato, ed a norma dell’art. 9 del d.P.R. n. 90/2007 sussiste un obbligo, e non una mera facoltà, di far partecipare alla Commissione le regioni interessate. Inoltre da tale violazione conseguirebbe una violazione del principio di sussisidarietà e di leale collaborazione tra Stato e Regioni.

III) omessa pronuncia sul motivo di ricorso di primo grado relativo ai vizi del parere reso nel corso della procedura da parte della Regione Calabria, che avrebbero inficiato la legittimità del decreto impugnato;

IV) violazioni dell’obbligo di pubblicazione dei documenti per la pubblica consultazione ex art. 24 d.lgs. 152/06;

V) violazione dell’obbligo di acquisizione della VAS nella fattispecie (necessaria proprio per valutare tutti gli effetti cumulati).

8. Preliminarmente, va dichiarata l’inammissibilità dell’appello in relazione alle censure attinenti alla mancata partecipazione di un rappresentante della Regione Basilicata nella commissione CTVA ed alla illegittimità del decreto impugnato derivante dai dedotti vizi del parere reso nel corso della procedura da parte della Regione Calabria.

Invero, il Collegio, in relazione a tali motivi di appello, ravvisa il difetto dell’interesse ad agire da parte dei Comuni appellanti, in quanto ritiene che i vizi dedotti potrebbero essere fatti valere esclusivamente dagli enti direttamente interessati. Ciò tanto con riguardo alla asserita mancata partecipazione della Regione Basilicata, in relazione alla quale solo l’ente regionale potrebbe ritenersi in qualche modo pregiudicato dal mancato coinvolgimento nella specifica fase “endoprocedimentale”, quanto con riferimento alla illegittima acquisizione del parere della Regione Calabria.

In particolare, anche in relazione a quest’ultimo profilo, per il quale l’appellante giunge a dubitare se possa effettivamente parlarsi di “parere” oltre a lamentare l’incompetenza del soggetto che lo ha emesso (Dirigente Generale del Dipartimento della Regione Calabria, anziché la Giunta Regionale), l’interesse che potrebbe in ipotesi ritenersi pregiudicato è esclusivamente quello alla partecipazione procedimentale da parte dell’ente regionale; l’unico soggetto, pertanto, che potrebbe ritenersi legittimato a far valere tali forme di illegittimità.

Tali considerazioni, del resto, vengono ulteriormente avvalorate dalla circostanza che, come meglio verrà specificato in seguito (§ 11), per gli interventi soggetti a v.i.a. statale il parere regionale, di carattere meramente consultivo e collaborativo, è reso ai soli fini istruttori, dovendosi pertanto escludere la sussistenza di “un potere di codecisione della Regione”.

In conclusione, eventuali vizi nella partecipazione dell’ente regionale alla specifica fase “endoprocedimentale” possono potenzialmente ledere la sola posizione dell’ente direttamente interessato, considerando, peraltro, che il parere regionale reso in tale occasione non assume carattere vincolante nell’ambito di un procedimento che resta di competenza statale.

Atteso il difetto di interesse, i motivi di appello suddetti sono inammissibili.

10. I restanti motivi, che il Collegio ritiene di dover esaminare congiuntamente, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

10.1. In particolare, essi si fondano sostanzialmente su due ordini di censure: l’una attinente alla carenza di istruttoria, l’altra riguardante l’illegittimo esercizio della discrezionalità tecnica nell’effettuare il giudizio di compatibilità ambientale.

11. Quanto alla censura riguardante il difetto di istruttoria, il Collegio, condividendo quanto correttamente rilevato dal Giudice di primo grado, ritiene i motivi infondati, in quanto:

a) l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente, congrua ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni rese dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 24 d.lgs. n. 152/2006;

b) non emergono variazioni di rilievo nell’iter procedimentale effettuate dall’amministrazione procedente che possano aver prodotto effetti sulla valutazione finale, così come risulta che la partecipazione dei vari enti interessati avveniva nel momento e nel contesto appropriato;

c) dall’esame degli atti non emergono posizioni contraddittorie da parte della Commissione non supportate da giustificati approfondimenti propri della procedura in cui si inseriscono i pareri adottati dalla stessa;

d) quanto alla dedotta violazione dell’art. 24 d.lgs. 152/06, la lamentata non contestualità della pubblicazione, rispetto alla presentazione dell’istanza, così come la dedotta pubblicazione esclusivamente su quotidiani a diffusione nazionale (Repubblica e Gazzetta Mezzogiorno), non hanno minimamente inciso sulla effettiva partecipazione degli interessati al procedimento tramite consultazione;

e) ad ogni modo va dato conto che, secondo la giurisprudenza, “per gli interventi soggetti a v.i.a. statale il parere regionale è meramente consultivo e collaborativo e non vincolante, come si evince dall'art. 25, comma 2, d. lg. n. 152/2006; la disciplina della v.i.a. trova del resto il suo fondamento a livello costituzionale nell'art. 117, comma 2, lett. s), Cost., che riconosce allo Stato una potestà legislativa esclusiva in materia di “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” (Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3767; cfr. Corte cost., 22 settembre-5 novembre 2015 n. 219);

f) tale parere regionale è quindi reso ai soli fini istruttori, con la conseguenza che lo stesso non è ostativo al rilascio del provvedimento di compatibilità ambientale da parte della competente amministrazione statale, dovendosi escludere la sussistenza di “un potere di codecisione della Regione” (a differenza di quanto, invece, previsto nei cc.dd. procedimenti di autorizzazione unica, in relazione ai quali opera la c.d. “intesa forte” della Regione; cfr. Cons. Stato sez. VI 5 maggio 2016 n. 1779).

11. Relativamente alla censura dell’esercizio della discrezionalità tecnica, il Collegio ritiene opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale.

11.1. Invero, si osserva che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, la valutazione di impatto ambientale non concerne una mera e generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma deve implicare la complessiva e approfondita analisi comparativa di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, al fine di valutare in concreto -- alla luce delle alternative possibili e dei riflessi della stessa c.d. "opzione zero" -- il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socioeconomica perseguita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2016, n. 3000; id., 31 maggio 2012 n. 3254).

Ebbene, circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il Collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., Cons. St., sez. II, 02 ottobre 2014, n. 3938; sez. IV , 09 gennaio 2014, n. 36; sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4611 sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3561; Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).

E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.

Di conseguenza, le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 9 gennaio 2002, n. 1).

11.2. È proprio in ragione di tali particolari profili che caratterizzano il giudizio di valutazione di impatto ambientale che il Collegio, prescindendo da specifiche aggettivazioni (debole o forte) a differenza di quanto fatto dal TAR nella sentenza impugnata, ritiene che la relativa valutazione di legittimità giudiziale, escludendo in maniera assoluta il carattere sostitutivo della stessa, debba essere limitata ad evidenziare la sussistenza di vizi rilevabili ictu oculi, a causa della loro abnormità, irragionevolezza, contraddittorietà e superficialità. Invero, il giudizio di compatibilità ambientale quand'anche reso sulla base di criteri oggettivi di misurazione, pienamente esposti al sindacato del giudice amministrativo, è attraversato, come visto, da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, con la conseguenza che le scelte effettuate dall'Amministrazione si sottraggono al sindacato del giudice amministrativo ogniqualvolta le medesime non si appalesino come manifestamente illogiche o incongrue (in termini, di recente, Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2017, n. 1392).

11.3. Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., Cass. civ., sez. un., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 3 marzo 2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 9 febbraio 2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:

a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;

b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;

c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:

I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;

II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;

III) può disporre c.t.u. o verificazione al fine di esercitare più penetranti controlli, con particolare riguardo ai profili accertativi.

12. Tale approccio necessita di ulteriore conferma laddove, come nel caso di specie, le critiche avverso l’esercizio del potere tecnico discrezionale si concentrano sul rispetto del principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE e agli artt. 3-ter e 301 d.lgs. n. 152 del 2006, la cui invocazione, peraltro, impone l’introduzione di elementi di valutazione particolarmente dettagliati, per evitare di estenderne eccessivamente la portata.

Invero, condividendo sul punto quanto espresso dalla costante giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27/12/2013, n. 6250; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 3/09/2015, n. 581), il Collegio ritiene che il principio di precauzione:

a) i cui tratti giuridici si individuano lungo un percorso esegetico fondato sul binomio analisi dei rischi-carattere necessario delle misure adottate, presuppone l'esistenza di un rischio specifico all'esito di una valutazione quanto più possibile completa, condotta alla luce dei dati disponibili che risultino maggiormente affidabili e che deve concludersi con un giudizio di stretta necessità della misura;

b) non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli;

c) non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l'ambiente, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile, richiedendo esso stesso una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell'attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell'attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi, valutazione consistente nella formulazione di un giudizio scientificamente attendibile.

13. Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda per cui è causa, sulla scorta delle risultanze documentali in atti, il collegio osserva quanto segue:

a) molte delle censure appaiono generiche, pertanto inammissibili;

b) ad ogni modo, tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili per le ragioni esposte al precedente § 10 (in particolare 10.3); i Comuni ricorrenti, in buona sostanza, attaccano l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche);

c) inoltre, tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione, come già condivisibilmente ravvisato dal Giudice di primo grado:

c.1) divieto di svolgere contemporaneamente ulteriori indagini sismiche in ambiti geografici dove la distanza fra le imbarcazioni sismiche sia inferiore, nel punto più vicino atteso, a 55 miglia nautiche (100 km), in modo da garantire un’adeguata via di fuga ai mammiferi marini (così come già ribadito anche nel rapporto ISPRA 2012);

c.2) divieto di contemporanea esecuzione di indagini sismiche 2D e 3D se non siano trascorsi almeno 12 mesi dalla prima campagna;

c.3) limitatamente ai permessi di ricerca 2D, se in futuro dovesse risultare necessario effettuare una ulteriore campagna di approfondimento geofisico del tipo 3D dovrà essere attivata una nuova procedura di valutazione ambientale;

c.4) per minimizzare qualsiasi interferenza o impatto cumulativo dovuto alla simultaneità delle operazioni all’interno di due aree adiacenti assegnate allo stesso proponente, l’esecuzione del rilevamento deve essere effettuata impiegando un'unica nave di acquisizione e quindi un'unica sorgente acustica, eliminando in tal modo ogni possibilità di sovrapposizione di effetti legati alla generazione di più segnali acustici contemporaneamente presenti in una medesima area;

c.5) nel caso in cui uno o più titoli minerari vengano rilasciati con una tempistica tale che renda possibile effettuare i lavori nello stesso periodo in cui si svolgerà l’attività di prospezione geofisica proposta, il proponente è tenuto a prendere contatti con il possibile altro operatore per redigere un cronoprogramma delle operazioni che ne escluda la simultaneità e ad effettuare la verifica dei titoli minerari rilasciati nei dintorni al fine di redigere un cronoprogramma delle attività che ne escluda la simultaneità, con la conseguente esclusione della possibilità di effettuazione simultanea di indagini sismiche in aree adiacenti;

c.6) obbligo di esecuzione del biomonitoraggio e di un piano di monitoraggio bioacustico preventivo e successivo alla crociera sismica, con la previsione che il piano preventivo debba consentire di definire le strategie di mitigazione da adottare nel corso delle operazioni di air gun;

c.7) definizione di una zona di esclusione/area di sicurezza, attorno alla sorgente di rumore per l'individuazione del rischio potenziale per i mammiferi marini suddivisa in due aree di cui una per il danno fisico e una più esterna per il disturbo potenziale;

c.8) indicazione di precisi parametri di misurazione acustica per suddividere l'area di sicurezza.

14. In conclusione, alla luce di quanto considerato, il Collegio, ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi.

15. Stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto.

16. In considerazione della novità della questione, il Collegio ritiene sussistere giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alessandro Verrico Luigi Massimiliano Tarantino





IL SEGRETARIO



panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11888
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Re: Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Messaggio da panorama » gio mar 01, 2018 6:05 pm

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201801240
- Public 2018-02-28 -


Pubblicato il 28/02/2018

N. 01240/2018 REG. PROV. COLL.
N. 02352/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2352 del 2017, proposto da:
Comune di Ostuni, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alfredo Tanzarella, Lorenzo Giua, con domicilio eletto presso lo studio Lorenzo Giua in Roma, via Golametto, n. 4;

contro
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attivita' Culturali e del Turismo, in persona del Ministro in carica, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

per la riforma
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II Bis n. 9265/2016, resa tra le parti, depositata il 09.8.2016, non notificata, con cui, previa riunione, sono stati rigettati i ricorsi nn. 11104/2015, 11105/2015, 11106/2015, 11108/2015 e 11110/2015 proposti per l'annullamento:

a) quanto al ricorso Reg. Ric. n. 11104/2015: D.M. n. 120 del 12.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1259 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/28855/2012/ del 19.10.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione;

b) quanto al ricorso Reg. Ric. n. 11105/2015: D.M. n. 109 del 11.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1260 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/31355/2012/ del 13.11.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione;

c) quanto al ricorso Reg. Ric. n. 11106/2015: D.M. n. 121 del 12.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1265 del 21.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/24707/2012/ del 12.09.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione;

d) quanto al ricorso Reg. Ric. n. 11108/2015: D.M. n. 106 del 8.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1261 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/31359/2012/ del 13.11.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione;

e) quanto al ricorso Reg. Ric. n. 11110/2015: D.M. n. 104 del 8.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1275 del 28.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/24717/2012/ del 12.9.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di Ministero dei Beni e delle Attivita' Culturali e del Turismo;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2017 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti l’Avvocato dello Stato Guida;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Con ricorso iscritto al n. 186/2010 di R.G. il Comune di Ostuni impugnava dinanzi al TAR Puglia, Sezione di Lecce, tre precedenti decreti di compatibilità ambientale emessi dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto col Ministero per i Beni Culturali recanti autorizzazione allo svolgimento di attività di prospezione geofisica con riferimento all’area estesa dinanzi all’intera costa pugliese – ricerca propedeutica a quella, eventuale, di estrazione di idrocarburi - da svolgere attraverso la tecnologia c.d. "air-gun".

1.1. Con la sentenza n. 1341/2011, il TAR Puglia - Lecce accoglieva il ricorso.

2. Nelle more venivano formulate nuove istanze di pronuncia di compatibilità ambientale, riperimetrando tuttavia l’area di ricerca.

2.1. I procedimenti di VIA così avviati, una volta espletata istruttoria, venivano definiti mediante la formulazione di giudizi positivi di compatibilità ambientale relativi al progetto di effettuazione della Prima Fase, consistente nella ricerca sismica con tecnica di air-gun con rilevamento sismico 2D, del programma dei lavori collegato ai permessi di ricerca di idrocarburi in mare denominati convenzionalmente:

a) “d2 F.P.-PG”, presentato dalla Società Northern Petroleum Ltd, effettuato con il D.M. n. 120 del 12.6.2015;

b) “d60 F.R.-NP”, presentato dalla Società Northern Petroleum Ltd, effettuato con il D.M. n. 109 del 11.6.2015;

c) “d149 D.R.-NP”, presentato dalla Società Northern Petroleum Ltd, effettuato con il D.M. n. 121 del 12.6.2015;

d) “F.R. 39 NP e F.R. 40 NP”, effettuato con D.M. n. 104 del 8.6.2015;

decreti emanati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT).

2.2. Nel corso dell’istruttoria, in particolare, venivano adottati i seguenti atti:

- pareri sfavorevoli di compatibilità ambientale da parte degli enti territoriali coinvolti;

- pareri positivi con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) nn. 1259, 1260, 1261, 1265 e 1275;

- a seguito di richiesta della Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - DVA, con nota DVA-2014-0014504 del 15.5.2014, nuovo parere della CTVA n. 1571 del 18.7.2014;

- a seguito di richiesta dell’Ufficio di Gabinetto del MATTM del 20.11.2014, nuovo parere della CTVA n. 1669 del 28.11.2014.

3. Con distinti ricorsi, successivamente riuniti per motivi di connessione oggettiva, il Comune di Ostuni impugnava dinanzi al TAR per il Lazio detti diversi decreti di compatibilità ambientale, unitamente a tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali:

a) ricorso Reg. Ric. n. 11104/2015: D.M. n. 120 del 12.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1259 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della medesima Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/28855/2012/ del 19.10.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 con cui la Commissione Tecnica di Verifica ha sostituito il precedente quadro prescrittivo;

b) ricorso Reg. Ric. n. 11105/2015: D.M. n. 109 del 11.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1260 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della medesima Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/31355/2012/ del 13.11.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 con cui la Commissione Tecnica di Verifica ha sostituito il precedente quadro prescrittivo;

c) ricorso Reg. Ric. n. 11106/2015: D.M. n. 121 del 12.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1265 del 21.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della medesima Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/24707/2012/ del 12.09.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 con cui la Commissione Tecnica di Verifica ha sostituito il precedente quadro prescrittivo;

d) ricorso Reg. Ric. n. 11108/2015: D.M. n. 106 del 8.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1261 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della medesima Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/31359/2012/ del 13.11.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 con cui la Commissione Tecnica di Verifica ha sostituito il precedente quadro prescrittivo;

e) ricorso Reg. Ric. n. 11110/2015: D.M. n. 104 del 8.6.2015, nonché tutti gli atti presupposti, preparatori, connessi e consequenziali ivi compresi: parere favorevole con prescrizioni n. 1275 del 28.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto ambientale VIA/VAS; parere n. 1571 del 18.7.2014 della medesima Commissione; parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/24717/2012/ del 12.9.2012; parere n. 1669 del 28.11.2014 con cui la Commissione Tecnica di Verifica ha sostituito il precedente quadro prescrittivo.

3.1. Con sentenza n. 9265/2016 il TAR del Lazio - Roma, Sez. Seconda bis, dopo aver disposto la riunione, rigettava i ricorsi del Comune di Ostuni, ritenendo infondati tutti i motivi con essi formulati.

4. Avverso tale sentenza il Comune di Ostuni ha proposto appello (R.G. n. 2352/2017), lamentando quanto segue:

a) Violazione sotto molteplici profili della disciplina in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (artt. 21 ss. del D.Lgs. 152/2006);

a.1) Violazione artt. 21 e 22 D.Lgs. 152/06. Inversione procedimentale;

a.2) Violazione art. 24 D.Lgs. 152/06. Violazione art. 26 D.Lgs. 42/2004. Violazione delle norme poste a tutela della trasparenza dell’azione amministrativa;

a.3) Violazione art. 25 D.Lgs. 152/06. Contraddittorietà ed illogicità dell’azione amministrativa;

a.4) Violazione art. 22 D.Lgs. 152/06: omessa valutazione della cd. “opzione zero” e della valutazione del rapporto costi-benefici;

b) Violazione del principio di precauzione. Eccesso di potere per totale difetto di istruttoria;

c) Eccesso di potere per contraddittorietà manifesta;

4.1. Si sono costituiti in giudizio ed hanno replicato alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

5. All'udienza pubblica del 21 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

6. L’appello è infondato e deve essere respinto.

7. Con il primo motivo di appello il Comune di Ostuni censura la violazione, sotto molteplici profili, della disciplina in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (artt. 21 ss. del D.Lgs. 152/2006), ritenendo, in primo luogo, che il MATTM, in violazione degli artt. 21 e 22 del D.Lgs. citato, abbia compiuto una evidente inversione procedimentale, rilasciando VIA positiva prima che il SIA (studio di impatto ambientale) venisse (ri)elaborato e (ri)valutato sulla base della campagna di biomonitoraggio.

7.1. L’appellante sostiene, peraltro, l’avvenuta violazione degli artt. 24 e 26 D.Lgs. 152/06, nonché delle norme poste a tutela della trasparenza dell’azione amministrativa, in quanto gli Enti, le Autorità aventi competenza in materia ambientale e il pubblico esaminavano ed osservavano un progetto differente da quello che sarà concretamente realizzato, in quanto sarà variato a seguito della campagna di biomonitoraggio. Parimenti, anche il MIBACT esprimeva il proprio parere nella procedura di VIA su un progetto differente da quello che sarà concretamente realizzato.

7.2. Si deduce, inoltre, la violazione dell’art. 25 D.Lgs. 152/06, tramite la previsione di far effettuare al proponente l’attività tecnico-istruttoria per la valutazione dell’impatto ambientale, dovendo questa, invece, essere svolta dall'autorità competente a norma dell’art. 25, co. 1.

7.3. Ad avviso dell’appellante, si sarebbe altresì violato l’art. 22 D.Lgs. 152/06, essendo stata omessa la valutazione della cd. “opzione zero” e la valutazione del rapporto costi-benefici (che avrebbe necessariamente dovuto interessare anche la seconda fase del programma di ricerca, ossia quella di vera e propria ricerca petrolifera). Al riguardo, viene censurata la costruzione teorica proposta dal Tar, secondo cui il decreto di compatibilità ambientale costituisce un provvedimento di “assenso procedimentalizzato” che consente all’amministrazione interessata di rivalutare costantemente la scelta inizialmente operata, non è compatibile con la disciplina imposta in materia di VIA, che presuppone la previa acquisizione di tutti i dati rilevanti all’interno dello Studio di Impatto Ambientale, antecedentemente al rilascio del provvedimento di assenso.

8. Con un secondo motivo di appello il ricorrente lamenta la violazione del principio di precauzione e, parallelamente, l’eccesso di potere per totale difetto di istruttoria, sostenendo che, in considerazione dell’incertezza sui rischi che l’attività in esame può produrre, la Commissione ed il MATTM avrebbero dovuto attentamente valutare l’opzione zero, anziché escluderla a priori.

9. Infine, con un terzo motivo, l’appellante censura l’eccesso di potere per contraddittorietà manifesta tra i primi due pareri (ove si ammette senza difficoltà che l’utilizzo dell’air-gun è certamente pericoloso per l’ambiente marino e per i cetacei in particolare) ed il terzo parere (dove l’air gun diviene “assolutamente affidabile”, “assolutamente sicuro”, dotato di “elevati parametri di sicurezza” e rappresenta “la soluzione a minor impatto ambientale rispetto ad altre fonti di energizzazione”). In particolare si avrebbe contraddittorietà tra quanto inizialmente ritenuto dalla Commissione in merito all’opportunità della previa istituzione di un tavolo tecnico permanente e quanto viceversa dalla stessa successivamente autorizzato.

10. I motivi illustrati, che il Collegio ritiene di dover esaminare congiuntamente, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

10.1. In particolare, essi si fondano sostanzialmente su due ordini di censure: da un lato si lamenta la carenza di istruttoria, la violazione dell’iter procedimentale e la contraddittorietà della decisione, dall’altro l’illegittimo esercizio della discrezionalità tecnica nell’effettuare il giudizio di compatibilità ambientale.

11. Quanto alla prima (macro) censura, il Collegio, condividendo quanto correttamente rilevato dal Giudice di primo grado, ritiene i motivi infondati, in quanto:

a) l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente, congrua ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni rese dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 24 d.lgs. n. 152/2006;

b) non emergono variazioni di rilievo nell’iter procedimentale effettuate dall’amministrazione procedente che possano aver prodotto effetti sulla valutazione finale, così come risulta che la partecipazione dei vari enti interessati avveniva nel momento e nel contesto appropriato;

c) dall’esame degli atti non emergono posizioni contraddittorie da parte della Commissione non supportate da giustificati approfondimenti propri della procedura in cui si inseriscono i pareri adottati dalla stessa;

d) appare inconferente con l’attività in esame la censura relativa all’asserito rapporto negativo tra costi e benefici, essendo questa appropriata in relazione ad un progetto di estrazione e coltivazione di idrocarburi, piuttosto che, come nella fattispecie, di ricerca sismica.

12. Relativamente alla censura dell’esercizio della discrezionalità tecnica, il Collegio ritiene opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale.

12.1. Invero, si osserva che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, la valutazione di impatto ambientale non concerne una mera e generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma deve implicare la complessiva e approfondita analisi comparativa di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, al fine di valutare in concreto -- alla luce delle alternative possibili e dei riflessi della stessa c.d. "opzione zero" -- il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socioeconomica perseguita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2016, n. 3000; id., 31 maggio 2012 n. 3254).

Ebbene, circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il Collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., Cons. St., sez. II, 02 ottobre 2014, n. 3938; sez. IV , 09 gennaio 2014, n. 36; sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4611 sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3561; Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).

E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.

Di conseguenza, le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 9 gennaio 2002, n. 1).

12.2. È proprio in ragione di tali particolari profili che caratterizzano il giudizio di valutazione di impatto ambientale che il Collegio, prescindendo da specifiche aggettivazioni (debole o forte), ritiene che la relativa valutazione di legittimità giudiziale, escludendo in maniera assoluta il carattere sostitutivo della stessa, debba essere limitata ad evidenziare la sussistenza di vizi rilevabili ictu oculi, a causa della loro abnormità, irragionevolezza, contraddittorietà e superficialità. Invero, il giudizio di compatibilità ambientale quand'anche reso sulla base di criteri oggettivi di misurazione, pienamente esposti al sindacato del giudice amministrativo, è attraversato, come visto, da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, con la conseguenza che le scelte effettuate dall'Amministrazione si sottraggono al sindacato del giudice amministrativo ogniqualvolta le medesime non si appalesino come manifestamente illogiche o incongrue (in termini, di recente, Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2017, n. 1392).

12.3. Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., Cass. civ., sez. un., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 3 marzo 2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 9 febbraio 2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:

a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;

b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;

c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:

I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;

II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;

III) può disporre c.t.u. o verificazione al fine di esercitare più penetranti controlli, con particolare riguardo ai profili accertativi.

13. Tale approccio necessita di ulteriore conferma laddove, come nel caso di specie, le critiche avverso l’esercizio del potere tecnico discrezionale si concentrano sul rispetto del principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE e agli artt. 3-ter e 301 d.lgs. n. 152 del 2006, la cui invocazione, peraltro, impone l’introduzione di elementi di valutazione particolarmente dettagliati, per evitare di estenderne eccessivamente la portata.

Invero, condividendo sul punto quanto espresso dalla costante giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27/12/2013, n. 6250; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 3/09/2015, n. 581), il Collegio ritiene che il principio di precauzione:

a) i cui tratti giuridici si individuano lungo un percorso esegetico fondato sul binomio analisi dei rischi-carattere necessario delle misure adottate, presuppone l'esistenza di un rischio specifico all'esito di una valutazione quanto più possibile completa, condotta alla luce dei dati disponibili che risultino maggiormente affidabili e che deve concludersi con un giudizio di stretta necessità della misura;

b) non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli;

c) non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l'ambiente, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile, richiedendo esso stesso una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell'attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell'attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi, valutazione consistente nella formulazione di un giudizio scientificamente attendibile.

14. Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda per cui è causa, sulla scorta delle risultanze documentali in atti, il collegio osserva quanto segue:

a) molte delle censure appaiono generiche, pertanto inammissibili;

b) ad ogni modo, tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili per le ragioni esposte al precedente § 12 (in particolare 12.3); il Comune ricorrente, in buona sostanza, attacca l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche);

c) inoltre, tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione, come già condivisibilmente ravvisato dal Giudice di primo grado:

c.1) divieto di svolgere contemporaneamente ulteriori indagini sismiche in ambiti geografici dove la distanza fra le imbarcazioni sismiche sia inferiore, nel punto più vicino atteso, a 55 miglia nautiche (100 km), in modo da garantire un’adeguata via di fuga ai mammiferi marini (così come già ribadito anche nel rapporto ISPRA 2012);

c.2) divieto di contemporanea esecuzione di indagini sismiche 2D e 3D se non siano trascorsi almeno 12 mesi dalla prima campagna;

c.3) limitatamente ai permessi di ricerca 2D, se in futuro dovesse risultare necessario effettuare una ulteriore campagna di approfondimento geofisico del tipo 3D dovrà essere attivata una nuova procedura di valutazione ambientale;

c.4) per minimizzare qualsiasi interferenza o impatto cumulativo dovuto alla simultaneità delle operazioni all’interno di due aree adiacenti assegnate allo stesso proponente, l’esecuzione del rilevamento deve essere effettuata impiegando un'unica nave di acquisizione e quindi un'unica sorgente acustica, eliminando in tal modo ogni possibilità di sovrapposizione di effetti legati alla generazione di più segnali acustici contemporaneamente presenti in una medesima area;

c.5) nel caso in cui uno o più titoli minerari vengano rilasciati con una tempistica tale che renda possibile effettuare i lavori nello stesso periodo in cui si svolgerà l’attività di prospezione geofisica proposta, il proponente è tenuto a prendere contatti con il possibile altro operatore per redigere un cronoprogramma delle operazioni che ne escluda la simultaneità e ad effettuare la verifica dei titoli minerari rilasciati nei dintorni al fine di redigere un cronoprogramma delle attività che ne escluda la simultaneità, con la conseguente esclusione della possibilità di effettuazione simultanea di indagini sismiche in aree adiacenti;

c.6) obbligo di esecuzione del biomonitoraggio e di un piano di monitoraggio bioacustico preventivo e successivo alla crociera sismica, con la previsione che il piano preventivo debba consentire di definire le strategie di mitigazione da adottare nel corso delle operazioni di air gun;

c.7) definizione di una zona di esclusione/area di sicurezza, attorno alla sorgente di rumore per l'individuazione del rischio potenziale per i mammiferi marini suddivisa in due aree di cui una per il danno fisico e una più esterna per il disturbo potenziale;

c.8) indicazione di precisi parametri di misurazione acustica per suddividere l'area di sicurezza.

15. In conclusione, alla luce di quanto considerato, il Collegio, ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi.

16. Stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto.

17. In considerazione della novità della questione, il Collegio ritiene sussistere giusti motivi per la compensazione delle spese del Giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alessandro Verrico Luigi Massimiliano Tarantino





IL SEGRETARIO

panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11888
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Re: Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Messaggio da panorama » gio mar 01, 2018 6:13 pm

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201801239
- Public 2018-02-28 -


Pubblicato il 28/02/2018

N. 01239/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01749/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1749 del 2017, proposto da:
Regione Basilicata, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Anna Carmen Possidente, Valerio Di Giacomo, con domicilio eletto presso l’Ufficio di Rappresentanza della Regione Basilicata in Roma, via Nizza, n. 56;

contro
Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

nei confronti di
Società Enel Longanesi Developments S.r.l. non costituito in giudizio;

Aleanna Italia S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni De Vergottini, Marco Petitto, con domicilio eletto presso lo studio Giovanni De Vergottini in Roma, via Antonio Bertoloni, n. 44;

per la riforma
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II Bis n. 8858/2016, resa tra le parti, depositata il 01.8.2016, non notificata, con cui è stato rigettato il ricorso n. 10177/2015 proposto per l'annullamento del decreto del Ministro dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare n. 122/2015.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di Ministero dei Beni e Attività Culturali e del Turismo e di Aleanna Italia S.r.l.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2017 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti l’avvocato Lalli su delega di Possidente e l’Avvocato dello Stato Guida, Petitto;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Le vicende amministrative relative all’odierno contenzioso traggono da un’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale relativa al progetto di effettuazione di una “indagine sismica 3D nell’ambito del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “d 79 F.R.-EN”, nel Mar Ionio Settentrionale (prot. DVA 2013-000709720236 del 21.3.2013), alla quale ha fatto seguito il decreto n. 122 del 12.06.2015, emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT). Il procedimento di VIA, una volta espletata istruttoria, veniva definito mediante la formulazione di un giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni ivi dettate.

1.1. Il progetto di cui alla citata istanza riguardava la realizzazione di un’indagine sismica 3D, per uno sviluppo complessivo di 748,7 km, ad una distanza dalle coste di oltre 12 miglia.

1.2. Nel corso dell’istruttoria, in particolare, venivano adottati i seguenti atti:

- parere negativo della Regione Calabria, con nota n. 0328556 del 22.10.2013;

- pareri di compatibilità ambientale con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 1410 del 20.12.2013;

- parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 532 del 26.3.2014;

- controdeduzioni della Commissione con parere n. 1567 del 18.7.2014;

- parere favorevole con prescrizioni del MIBACT, con nota prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/14946 del 16.6.2014;

- a seguito di richiesta dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro del 20.11.2014, nuovo parere della CTVA n. 1669 del 28.11.2014.

2. Con ricorso giurisdizionale (R.G. n. 10177/2015) la Regione Basilicata impugnava, chiedendone l’annullamento, il decreto 122 del 12 giugno 2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, recante giudizio positivo di “compatibilità ambientale relativamente al progetto consistente nell’effettuazione di una indagine sismica 3D nell’ambito del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “d 79 F.R.-EN”, nel Mar Ionio Settentrionale” presentato dalla Società Enel Longanesi Developments s.r.l., subordinatamente al rispetto delle prescrizioni riportate.

2.1. Si costituivano in giudizio e replicavano alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

2.2. Si costituiva la società controinteressata.

2.4. Con sentenza n. 8858/2016 il TAR del Lazio - Roma, Sez. Seconda bis, rigettava il ricorso della Regione Puglia, ritenendo infondati tutti i motivi con esso formulati.

3. Avverso tale sentenza la Regione Puglia ha proposto appello (R.G. n. 1681/2017), lamentando quanto segue:

I) errores in iudicando: violazione dell’art 24 del d.lgs. 152/06;

II) errores in iudicando: violazione del principio di precauzione – violazione degli artt. 26 d.lgs. n. 152/2006 e 3 l. n. 241/1990 – vizio di motivazione; motivazione apparente, contraddittorietà – violazione degli artt. 3 e 88, lett. d), c.p.a.;

III) errores in iudicando: violazione dell’art. 5, comma 1, e dell’art. 6, comma 17, del d.lgs. n. 152/2006; omessa pronuncia: violazione dell’art. 112 c.p.c. per rinvio all’art. 39 c.p.a..

3.1. Si sono costituiti in giudizio ed hanno replicato alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

3.2. Si è costituita altresì la AleAnna Italia s.r.l. (Enel Longanesi Developments s.r.l.), opponendosi all’appello e chiedendone il rigetto.

4. All'udienza pubblica del 21 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

5. L’appello è infondato e deve essere respinto.

6. Con il primo motivo di appello la Regione Basilicata impugna la sentenza di primo grado laddove la stessa avrebbe omesso di considerare la dedotta violazione dell’art 24 d.lgs. 152/06 in merito all’informazione tramite pubblicazione su quotidiani. Essa avveniva, invero, circa quattro mesi dopo dalla presentazione dell’istanza, piuttosto che “contestualmente”, e solo su quotidiani a diffusione nazionale (Repubblica e Gazzetta Mezzogiorno), piuttosto che su uno a diffusione nazionale ed uno a diffusione regionale.

6.1. Con un secondo motivo di appello la Regione Basilicata censura la sentenza impugnata per aver omesso di considerare la dedotta violazione del principio di precauzione e la necessità di una congrua motivazione al riguardo, essendo obbligo di motivazione valido anche per atti di alta amministrazione laddove questi riguardino interessi nazionali rilevanti.

6.2. Con un terzo motivo di appello, infine, la Regione Basilicata censura la sentenza di primo grado perché non avrebbe considerato la dedotta violazione dell’art. 5 e dell’art. 6, c. 17 d.lgs. 152/2006, relativi al divieto del progetto di ricerca in aree tutelate.

7. I motivi illustrati, che il Collegio ritiene di dover esaminare congiuntamente, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

7.1. In particolare, essi si fondano sostanzialmente su due ordini di censure: l’una attinente alla carenza di istruttoria, l’altra riguardante l’illegittimo esercizio della discrezionalità tecnica nell’effettuare il giudizio di compatibilità ambientale.

8. Quanto alla censura riguardante il difetto di istruttoria, il Collegio, condividendo quanto correttamente rilevato dal Giudice di primo grado, ritiene i motivi infondati, in quanto:

a) l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente, congrua ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni rese dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 24 d.lgs. n. 152/2006;

b) non emergono variazioni di rilievo nell’iter procedimentale effettuate dall’amministrazione procedente che possano aver prodotto effetti sulla valutazione finale, così come risulta che la partecipazione dei vari enti interessati avveniva nel momento e nel contesto appropriato;

c) dall’esame degli atti non emergono posizioni contraddittorie da parte della Commissione non supportate da giustificati approfondimenti propri della procedura in cui si inseriscono i pareri adottati dalla stessa;

d) quanto alla dedotta violazione dell’art. 24 d.lgs. 152/06, la lamentata non contestualità della pubblicazione, rispetto alla presentazione dell’istanza, così come la dedotta pubblicazione esclusivamente su quotidiani a diffusione nazionale (Repubblica e Gazzetta Mezzogiorno), non hanno minimamente inciso sulla effettiva partecipazione degli interessati al procedimento tramite consultazione;

e) ad ogni modo va dato conto che, secondo la giurisprudenza, “per gli interventi soggetti a v.i.a. statale il parere regionale è meramente consultivo e collaborativo e non vincolante, come si evince dall'art. 25, comma 2, d. lg. n. 152/2006; la disciplina della v.i.a. trova del resto il suo fondamento a livello costituzionale nell'art. 117, comma 2, lett. s), Cost., che riconosce allo Stato una potestà legislativa esclusiva in materia di “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” (Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3767; cfr. Corte cost., 22 settembre-5 novembre 2015 n. 219);

f) tale parere regionale è quindi reso ai soli fini istruttori, con la conseguenza che lo stesso non è ostativo al rilascio del provvedimento di compatibilità ambientale da parte della competente amministrazione statale, dovendosi escludere la sussistenza di “un potere di codecisione della Regione” (a differenza di quanto, invece, previsto nei cc.dd. procedimenti di autorizzazione unica, in relazione ai quali opera la c.d. “intesa forte” della Regione; cfr. Cons. Stato sez. VI 5 maggio 2016 n. 1779).

9. Relativamente alla censura dell’esercizio della discrezionalità tecnica, il Collegio ritiene opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale.

9.1. Invero, si osserva che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, la valutazione di impatto ambientale non concerne una mera e generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma deve implicare la complessiva e approfondita analisi comparativa di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, al fine di valutare in concreto -- alla luce delle alternative possibili e dei riflessi della stessa c.d. "opzione zero" -- il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socioeconomica perseguita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2016, n. 3000; id., 31 maggio 2012 n. 3254).

Ebbene, circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il Collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., Cons. St., sez. II, 02 ottobre 2014, n. 3938; sez. IV , 09 gennaio 2014, n. 36; sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4611 sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3561; Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).

E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.

Di conseguenza, le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 9 gennaio 2002, n. 1).

9.2. È proprio in ragione di tali particolari profili che caratterizzano il giudizio di valutazione di impatto ambientale che il Collegio, prescindendo da specifiche aggettivazioni (debole o forte) a differenza di quanto fatto dal TAR nella sentenza impugnata, ritiene che la relativa valutazione di legittimità giudiziale, escludendo in maniera assoluta il carattere sostitutivo della stessa, debba essere limitata ad evidenziare la sussistenza di vizi rilevabili ictu oculi, a causa della loro abnormità, irragionevolezza, contraddittorietà e superficialità. Invero, il giudizio di compatibilità ambientale quand'anche reso sulla base di criteri oggettivi di misurazione, pienamente esposti al sindacato del giudice amministrativo, è attraversato, come visto, da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, con la conseguenza che le scelte effettuate dall'Amministrazione si sottraggono al sindacato del giudice amministrativo ogniqualvolta le medesime non si appalesino come manifestamente illogiche o incongrue (in termini, di recente, Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2017, n. 1392).

9.3. Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., Cass. civ., sez. un., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 3 marzo 2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 9 febbraio 2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:

a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;

b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;

c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:

I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;

II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;

III) può disporre c.t.u. o verificazione al fine di esercitare più penetranti controlli, con particolare riguardo ai profili accertativi.

10. Tale approccio necessita di ulteriore conferma laddove, come nel caso di specie, le critiche avverso l’esercizio del potere tecnico discrezionale si concentrano sul rispetto del principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE e agli artt. 3-ter e 301 d.lgs. n. 152 del 2006, la cui invocazione, peraltro, impone l’introduzione di elementi di valutazione particolarmente dettagliati, per evitare di estenderne eccessivamente la portata.

Invero, condividendo sul punto quanto espresso dalla costante giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27/12/2013, n. 6250; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 3/09/2015, n. 581), il Collegio ritiene che il principio di precauzione:

a) i cui tratti giuridici si individuano lungo un percorso esegetico fondato sul binomio analisi dei rischi-carattere necessario delle misure adottate, presuppone l'esistenza di un rischio specifico all'esito di una valutazione quanto più possibile completa, condotta alla luce dei dati disponibili che risultino maggiormente affidabili e che deve concludersi con un giudizio di stretta necessità della misura;

b) non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli;

c) non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l'ambiente, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile, richiedendo esso stesso una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell'attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell'attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi, valutazione consistente nella formulazione di un giudizio scientificamente attendibile.

11. Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda per cui è causa, sulla scorta delle risultanze documentali in atti, il collegio osserva quanto segue:

a) molte delle censure appaiono generiche, pertanto inammissibili; ad esempio, con particolare riferimento al terzo motivo, si osserva l’assenza di deduzioni specifiche in merito alla inclusione dell’area interessata tra quelle c.d. protette;

b) ad ogni modo, tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili per le ragioni esposte al precedente § 9 (in particolare 9.3); la Regione ricorrente, in buona sostanza, attacca l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche);

c) inoltre, tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione, come già condivisibilmente ravvisato dal Giudice di primo grado:

c.1) divieto di svolgere contemporaneamente ulteriori indagini sismiche in ambiti geografici dove la distanza fra le imbarcazioni sismiche sia inferiore, nel punto più vicino atteso, a 55 miglia nautiche (100 km), in modo da garantire un’adeguata via di fuga ai mammiferi marini (così come già ribadito anche nel rapporto ISPRA 2012);

c.2) divieto di contemporanea esecuzione di indagini sismiche 2D e 3D se non siano trascorsi almeno 12 mesi dalla prima campagna;

c.3) limitatamente ai permessi di ricerca 2D, se in futuro dovesse risultare necessario effettuare una ulteriore campagna di approfondimento geofisico del tipo 3D dovrà essere attivata una nuova procedura di valutazione ambientale;

c.4) per minimizzare qualsiasi interferenza o impatto cumulativo dovuto alla simultaneità delle operazioni all’interno di due aree adiacenti assegnate allo stesso proponente, l’esecuzione del rilevamento deve essere effettuata impiegando un'unica nave di acquisizione e quindi un'unica sorgente acustica, eliminando in tal modo ogni possibilità di sovrapposizione di effetti legati alla generazione di più segnali acustici contemporaneamente presenti in una medesima area;

c.5) nel caso in cui uno o più titoli minerari vengano rilasciati con una tempistica tale che renda possibile effettuare i lavori nello stesso periodo in cui si svolgerà l’attività di prospezione geofisica proposta, il proponente è tenuto a prendere contatti con il possibile altro operatore per redigere un cronoprogramma delle operazioni che ne escluda la simultaneità e ad effettuare la verifica dei titoli minerari rilasciati nei dintorni al fine di redigere un cronoprogramma delle attività che ne escluda la simultaneità, con la conseguente esclusione della possibilità di effettuazione simultanea di indagini sismiche in aree adiacenti;

c.6) obbligo di esecuzione del biomonitoraggio e di un piano di monitoraggio bioacustico preventivo e successivo alla crociera sismica, con la previsione che il piano preventivo debba consentire di definire le strategie di mitigazione da adottare nel corso delle operazioni di air gun;

c.7) definizione di una zona di esclusione/area di sicurezza, attorno alla sorgente di rumore per l'individuazione del rischio potenziale per i mammiferi marini suddivisa in due aree di cui una per il danno fisico e una più esterna per il disturbo potenziale;

c.8) indicazione di precisi parametri di misurazione acustica per suddividere l'area di sicurezza.

12. In conclusione, alla luce di quanto considerato, il Collegio, ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi.

13. Stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto.

14. In considerazione della novità della questione, il Collegio ritiene sussistere giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alessandro Verrico Luigi Massimiliano Tarantino





IL SEGRETARIO

panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11888
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Re: Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Messaggio da panorama » gio mar 01, 2018 6:23 pm

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201801238
- Public 2018-02-28 -


Pubblicato il 28/02/2018

N. 01238/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01712/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1712 del 2017, proposto da:
Regione Puglia, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Stelio Mangiameli, Maria Liberti, con domicilio eletto presso lo studio Stelio Mangiameli in Roma, via Alessandro Poerio, n. 56;

contro
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro in carica, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

nei confronti di
Società Petroleum Geo – Service Asia Pacific Pte. Ltd. non costituita in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II Bis n. 9930/2016, resa tra le parti, depositata il 26.9.2016, non notificata, con cui è stato rigettato il ricorso n. 10310/2015 proposto per l'annullamento: del decreto 120 del 12.06.2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare;
del sottostante parere favorevole con prescrizioni n. 1259 del 14.6.2013 reso dalla Commissione; del parere n. 1402 del 20.12.2013 della Commissione; del parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione;
del parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n.DG/PBAAC/34.19.04/28855/2012/ del 10.10.2012;
del parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione; di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Ministero dello Sviluppo Economico;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2017 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti l’avvocato Mangiameli e l’Avvocato dello Stato Guida;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Le vicende amministrative relative all’odierno contenzioso traggono origine da un’istanza di pronuncia di “compatibilità ambientale relativamente al progetto di un rilievo sismico 2D, nell’ambito dell’area del conferendo permesso di ricerca “d 2 F.P.-PG” presentata dalla Società Petroleum Geo, alla quale ha fatto seguito il decreto n. 120 del 12.06.2015, emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT).

Il procedimento di VIA, una volta espletata istruttoria, veniva definito mediante la formulazione di un giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni ivi dettate.

1.1. Il progetto di cui alla citata istanza riguardava la realizzazione di un’indagine sismica 2D.

L'area interessata si collocava al di fuori della fascia di tutela di cui all'art. 6, comma 17, del d.lgs. 152/2006, oltre le 12 miglia marine dalla costa.

1.2. Nel corso dell’istruttoria, in particolare, venivano adottati i seguenti atti:

- parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 2079 del 23 settembre 2011;

- pareri positivi con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 1034 del 7.9.2012, n. 1211 del 19.4.2013 e n. 1259 del 14.6.2013;

- il parere, favorevole con prescrizioni, espresso dal MIBACT, prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/2855/2012 del 10 ottobre 2012;

- a seguito di richiesta della Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - DVA (nota n. 13455 del 10.6.2013), nuovo parere della CTVA n. 1259 del 14.6.2013, che peraltro annullava i precedenti pareri;

- ulteriore parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 1292 del 9.7.2013;

- a seguito di richiesta prot. n. 50421 GAB del 14.11.2013 dell’Ufficio di Gabinetto del MATTM, nuovo parere della CTVA n. 1402 del 20.12.2013;

- a seguito di ulteriore richiesta della DVA, con nota DVA-2014-0014504 del 15.5.2014, nuovo parere della CTVA n. 1571 del 18.7.2014;

- a seguito di richiesta dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro del 20.11.2014, nuovo parere della CTVA n. 1669 del 28.11.2014.

2. Con ricorso giurisdizionale (R.G. n. 10310/2015) la Regione Puglia impugnava, chiedendone l’annullamento, i seguenti atti:

- decreto 120 del 12.06.2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, recante giudizio positivo di “compatibilità ambientale relativamente al progetto di un rilievo sismico 2D, nell’ambito dell’area del conferendo permesso di ricerca “d 2 F.P.-PG” presentata dalla Società Petroleum Geo”, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni sotto riportate;

- il sottostante parere, favorevole con prescrizioni, n. 1259 del 14 giugno 2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA/VAS;

- il parere della Commissione VIA n. 1402 del 20 dicembre 2013;

- il parere della Commissione VIA n. 1571 del 18 luglio 2014;

- il parere, favorevole con prescrizioni, espresso dal MIBACT, prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/2855/2012 del 10 ottobre 2012;

- il parere della Commissione VIA n. 1669 del 28 novembre 2014;

- ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto e comunque lesivo.

2.1. Si costituiva in giudizio e replicava alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.

2.2. Con sentenza n. 9930/2016 il TAR del Lazio - Roma, Sez. Seconda bis, rigettava il ricorso della Regione Puglia, ritenendo infondati tutti i motivi con esso formulati.

3. Avverso tale sentenza la Regione Puglia ha proposto appello (R.G. n. 1712/2017), lamentando quanto segue:

I) difetto di istruttoria in quanto il decreto impugnato ometterebbe di richiamare il parere di cui alla DGR n. 1292 del 9 luglio 2013, facendo, invece, esclusivo riferimento alla precedente DGR n. 2079 del 23 settembre 2011;

II) eccesso di potere; contraddittorietà, difetto di istruttoria; travisamento, abnormità procedimentale, perché i tre pareri resi dalla Commissione Tecnica non avrebbero fornito adeguate risposte alle osservazioni formulate, tra l’altro, dalla Regione Puglia ai sensi dell’art. 20 comma 3 d.lgs. n. 152/2006. In particolare:

II.a) quanto al parere della Commissione n. 1259 del 14 giugno 2013: la Commissione avrebbe ritenuto opportuna l’istituzione di un tavolo tecnico che, tuttavia, non sarebbe stato mai istituito;

II.b) il parere della Commissione n. 1571 del 18 luglio 2014 non fornirebbe adeguate risposte alla questione degli impatti cumulativi ed in relazione alla pretesa valutazione unitaria dell’opera;

II.c) il parere della Commissione n. 1669 del 28 novembre 2014 sarebbe carente quanto alle valutazioni di affidabilità e sicurezza della tecnologia air gun;

II.d) le misure di mitigazione previste nel decreto impugnato sarebbero di difficile realizzazione e non troverebbero sostegno in un controllo pieno ed efficace;

III) violazione dell’art. 5 del d.lgs. n. 152/2006 - violazione del principio della valutazione di impatto ambientale cumulativa, atteso che l’Amministrazione avrebbe dovuto valutare gli effetti ambientali in relazione a tutte le aree esplorative. Infatti, nel mese di giugno 2015 sarebbero stati assunti dieci decreti che avrebbero formalizzato con esito positivo le procedure di valutazione ambientale per altrettante istanze per permessi di prospezione o ricerca di idrocarburi in mare con la tecnica air gun, prevalentemente nel medio e basso Adriatico. Tale tecnologia, come rilevato dalla giurisprudenza, sarebbe in grado di produrre negli organismi marini forti squilibri;

IV) omessa valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero: secondo la ricorrente, tenuto conto che la Croazia ha un programma di ricerca e produzione di idrocarburi, l’Albania dispone di diverse piattaforme offshore e la Grecia ha attuato il piano di estrazione petrolifera nell’Adriatico, questi Paesi avrebbero dovuto partecipare al procedimento;

V) violazione del principio di precauzione: i progetti sarebbero potenziali fonti di danni alla fauna marina e sarebbero incompatibili con la presenza nei fondali marini delle affondate “navi dei veleni” nonché con gli ordigni bellici inesplosi e determinerebbero danni alla pesca;

VI) vi sarebbe un bilancio negativo del rapporto costi/benefici, posto che il petrolio esistente nell’Adriatico sarebbe di scarsa qualità;

VII) violazione della direttiva 2008/56/CE recepita con il d.lgs. 190/2010: tale normativa avrebbe come obiettivo quello della tutela dell’ambiente marino anche dall’inquinamento acustico sottomarino. La relazione di ISPRA – acquisita al procedimento – attesterebbe il rischio per le specie marine dell’esposizione a rumori molto forti derivanti dalle attività di prospezione geofisiche;

VIII) violazione della direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi: pur riguardando tale normativa le attività estrattive, la stessa raccomanderebbe di valutare gli impatti fin dalle prime fasi di ricerca;

IX) carenza di istruttoria da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e insufficiente motivazione del parere prot. 24770 del 12 settembre 2012 e delle prescrizioni ivi contenute: tale parere si esprimerebbe favorevolmente in relazione alla prima fase del programma, ma prescriverebbe l’immediata sospensione dei lavori laddove durante le indagini sismiche dovessero evidenziarsi presenze archeologiche sui fondali. Ciò dimostrerebbe un’insufficiente istruttoria quanto alla presenza di reperti archeologici sui fondali interessati dalle attività.

3.1. Si sono costituiti in giudizio ed hanno replicato alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

4. All'udienza pubblica del 21 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

5. L’appello è infondato e deve essere respinto.

5.1. Tanto consente di prescindere dall’esame dell’eccezione di inammissibilità dell’appello della Regione Puglia, ai sensi dell’art. 101 c.p.a., sollevata dalla difesa erariale con riferimento a tutti i motivi, ad eccezione del primo.

6. Passando pertanto ad esaminare il merito del giudizio, si osserva che con il primo motivo di appello la Regione Puglia censura la sentenza impugnata laddove la stessa, a suo avviso, non avrebbe correttamente considerato che il decreto impugnato non tiene in alcun conto la delibera della Giunta Regionale Puglia n. 1292 del 9.7.2013, pubblicata sul B.U.R. Puglia n.106 del 30.7.2013, essendosi invece limitato a richiamare (altresì allegandola) la precedente D.G.R. pugliese n. 2079 del 23 settembre 2011.

6.1. Con il secondo motivo di appello, la Regione Puglia impugna la sentenza di primo grado laddove la stessa avrebbe omesso di considerare che i tre pareri della Commissione allegati al decreto impugnato (parere n. 1259 del 14.06.2013; parere n. 1571 del 18.07.2014; parere n. 1669 del 28.11.2014) non offrono alcuna soluzione adeguata alle criticità sollevate dalla Regione Puglia, dai Comuni pugliesi, dalle Associazioni e dai privati che hanno rassegnato le proprie considerazioni ai sensi dell’art. 20, terzo comma del d.lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente).

Secondo la tesi della ricorrente, il decreto risulterebbe viziato indirettamente dalle carenze di cui sono affetti i pareri (in ordine sia alla valutazione degli impatti cumulativi che delle misure di mitigazione degli impatti sulla cetofauna), che concreterebbero violazione di discrezionalità tecnica.

Inoltre, il decreto gravato, oltre a non aver dato alcun riscontro concreto alle criticità sollevate, sarebbe viziato da difetto di istruttoria in quanto adottato sulla base dei citati pareri che, ritenendo opportuna - al fine di “affrontare/approfondire le tematiche relative agli impatti cumulativi del rumore antropogenico sui mammiferi marini” - l’istituzione di un tavolo tecnico permanente, sarebbero caratterizzati da incertezza.

Così come il decreto sarebbe viziato per insufficiente istruttoria per non aver preso in considerazione i risultati del progetto di ricerca “Monitoraggio e conservazione dei cetacei in Italia”, realizzato con il supporto del MATTM.

Infine, con specifico riferimento al parere n. 1571 del 18.07.2014, oltre ai suddetti vizi, estensibili anche ad esso, l’appellante rileva altresì che la carenza istruttoria deriverebbe dall’assenza di pianificazione, elemento posto peraltro alla base dei dubbi di legittimità costituzionale dell’intervenuta abrogazione, da parte dell’art. 1, comma 240, lett. b) della legge n. 208 del 2015, del comma 1-bis dell’art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, introdotto dalla legge di conversione n. 164 del 2014, e riformulato dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

6.2. Con un terzo motivo di appello la Regione Puglia censura la sentenza impugnata per non aver considerato i dedotti vizi concernenti la valutazione d’impatto ambientale cumulativa condotta nel D.M. n. 120 del 2015, in particolare laddove si sostiene che l’utilizzo di una sola nave potesse essere sufficiente a evitare ogni effetto derivante dalla sovrapposizione delle attività assentite. L’appellante ritiene al riguardo che gli effetti ambientali non debbano essere valutati unicamente in funzione della singola istanza di permesso di ricerca, limitata alla superficie massima di 750 kmq (ex art. 6, comma 2, della legge n. 9/1991), ma devono essere moltiplicati per il numero complessivo di tutte le aree esplorative parcellizzate.

In merito a ciò l’appellante richiama peraltro le conclusioni prese sul tema dal TAR Puglia, Lecce nelle sentenze nn. 2602/2010, 1296/2011 e 1341/2011.

6.3. Con un quarto motivo di appello, la Regione Puglia censura la sentenza di primo grado perché non avrebbe considerato il vizio dell’omessa valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero. Nello specifico, l’appellante rileva che la Croazia si è dotata di un programma di ricerca e produzione di idrocarburi, l’Albania dispone di diverse piattaforme offshore ed anche la Grecia ha già attuato il suo piano di estrazione petrolifera nell’Adriatico, realizzando numerose piattaforme. Al riguardo, richiama tutte le valutazioni raccolte nel documento facente parte integrante della D.G.R. Puglia n. 839/2015.

6.4. Con un quinto motivo di appello, la Regione Puglia censura la sentenza del TAR per aver omesso di considerare la dedotta violazione del principio di precauzione, che dovrebbe portare all’annullamento del decreto impugnato, per la scarsa conoscenza dei rischi connessi all’utilizzo della tecnica dell’air-gun e per la possibilità di ricorrere ad altri strumenti esplorativi meno invasivi.

6.4.1. Inoltre, la Regione Puglia critica la sentenza di primo grado ove ha ritenuto che il dedotto vizio del decreto relativo alla omessa valutazione costi benefici legata agli impatti delle future estrazioni petrolifere riguarderebbe una fase successiva attualmente non rilevante.

6.5. Con un sesto motivo di appello, la Regione Puglia lamenta l’errore di giudizio in cui sarebbe incorsa la decisione impugnata ove, in relazione alla dedotta violazione della direttiva 2008/56/CE, ha ritenuto che il profilo sia stato sufficientemente indagato da parte della Commissione, con la previsione di idonee prescrizioni. In particolare, il decreto ministeriale impugnato dinanzi al Giudice di prime cure sarebbe viziato in quanto ha omesso di considerare il rumore delle prospezioni petrolifere come elemento che influenza in modo negativo gli apparati acustici dei mammiferi marini, specificamente dei cetacei.

6.6. Con il settimo motivo di appello la Regione Puglia critica la decisione di primo grado per non aver tenuto conto della dedotta violazione della direttiva 2013/30/UE, cosiddetta Direttiva Off Shore.

6.7. Con l’ultimo motivo di appello, la Regione Puglia critica la sentenza di primo grado per non aver tenuto conto della dedotta carenza di istruttoria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’insufficiente motivazione del parere prot. 24716 del 12 settembre 2012 e delle prescrizioni ivi contenute.

7. I motivi illustrati, che il Collegio ritiene di dover esaminare congiuntamente, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

7.1. In particolare, essi si fondano sostanzialmente su due ordini di censure: l’una attinente alla carenza di istruttoria, l’altra riguardante l’illegittimo esercizio della discrezionalità tecnica nell’effettuare il giudizio di compatibilità ambientale.

8. Quanto alla censura riguardante il difetto di istruttoria (rintracciabile nei motivi: primo, secondo e quinto), il Collegio, condividendo quanto correttamente rilevato dal Giudice di primo grado, ritiene i motivi infondati, in quanto:

a) l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni rese dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 24 d.lgs. n. 152/2006.

b) con particolare riferimento al primo motivo di appello:

b.1) i rilievi sono connotati da genericità, non avendo l’appellante specificato sufficientemente gli elementi della DGR n. 1292 del 9.7.2013 di rilevanza tale da ritenersi essenziali ai fini della necessità del rinnovo della valutazione di compatibilità ambientale;

b.2) ad ogni modo la delibera di Giunta Regionale n. 1292 del 9.7.2013, che si assume non essere stata presa in considerazione dal decreto gravato, non apportava alcun elemento di novità rispetto alla precedente delibera della Giunta regionale n. 2079/2011.

b.3) il provvedimento impugnato in realtà contiene ampia motivazione in merito alla posizione contraria manifestata dalla Regione Puglia, avendo dato conto in maniera esaustiva che il parere negativo espresso con D.G.R. n. 2079/2011 è stato esaminato nel parere della Commissione tecnica n. 1571/2013.

b.4) ad ogni modo va dato conto che, secondo la giurisprudenza, “per gli interventi soggetti a v.i.a. statale il parere regionale è meramente consultivo e collaborativo e non vincolante, come si evince dall'art. 25, comma 2, d. lg. n. 152/2006; la disciplina della v.i.a. trova del resto il suo fondamento a livello costituzionale nell'art. 117, comma 2, lett. s), Cost., che riconosce allo Stato una potestà legislativa esclusiva in materia di “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” (Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3767; cfr. Corte cost., 22 settembre-5 novembre 2015 n. 219);

b.5) tale parere regionale è quindi reso ai soli fini istruttori, con la conseguenza che lo stesso non è ostativo al rilascio del provvedimento di compatibilità ambientale da parte della competente amministrazione statale, dovendosi escludere la sussistenza di “un potere di codecisione della Regione” (a differenza di quanto, invece, previsto nei cc.dd. procedimenti di autorizzazione unica, in relazione ai quali opera la c.d. “intesa forte” della Regione; cfr. Cons. Stato sez. VI 5 maggio 2016 n. 1779).

c) con specifico riferimento al secondo motivo di appello e, in particolare, alla dedotta incertezza derivante dall’affermazione dell’opportunità, al fine di approfondire l’analisi sugli impatti cumulativi del rumore antropogenico sui mammiferi marini, dell’istituzione di un tavolo tecnico permanente:

c.1) la mancata istituzione del tavolo tecnico, non essendo essa obbligatoria, non è di per sé sintomo di carenza istruttoria;

c.2) ai fini della completezza dell’istruttoria nella fase preliminare di studio e pianificazione, per giungere ad una ponderata e ragionevole decisione in ordine alla compatibilità ambientale, risultano sufficienti i dati provenienti dal biomionitoraggio;

c.3) del resto, il riferimento della Commissione all’istituzione del tavolo tecnico è stato chiaramente effettuato in un’ottica prospettica e auspicabile, non avendo mai ritenuto lo stesso essenziale ed imprescindibile per il completamente dell’analisi in essere;

c.4) la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Puglia in relazione all’intervenuta abrogazione, ad opera della lett. b) del comma 240 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015, del comma 1-bis dell’art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, introdotto dalla legge di conversione n. 164 del 2014, e riformulato come segue dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è stata oggetto della pronuncia n. 114 del 19 maggio 2017, con cui la Corte Costituzionale ha ritenuto infondata sia la questione sollevata in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nonché al principio di leale collaborazione, sia la questione relativa all’art. 117, primo comma, Cost. e agli artt. 2, par. 1, e 3, par. 2 e 3, della direttiva n. 94/22/CE del 1994;

d) con specifico riferimento al quinto motivo di appello, appare inconferente con l’attività in esame la censura relativa all’asserito rapporto negativo tra costi e benefici, essendo questa appropriata in relazione ad un progetto di estrazione e coltivazione di idrocarburi, piuttosto che, come nella fattispecie, di ricerca sismica.

9. Relativamente alla censura dell’esercizio della discrezionalità tecnica (rintracciabile nei motivi: secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo), il Collegio ritiene opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale.

9.1. Invero, si osserva che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, la valutazione di impatto ambientale non concerne una mera e generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma deve implicare la complessiva e approfondita analisi comparativa di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, al fine di valutare in concreto -- alla luce delle alternative possibili e dei riflessi della stessa c.d. "opzione zero" -- il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socioeconomica perseguita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2016, n. 3000; id., 31 maggio 2012 n. 3254).

Ebbene, circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il Collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., Cons. St., sez. II, 02 ottobre 2014, n. 3938; sez. IV , 09 gennaio 2014, n. 36; sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4611 sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3561; Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).

E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.

Di conseguenza, le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 9 gennaio 2002, n. 1).

9.2. È proprio in ragione di tali particolari profili che caratterizzano il giudizio di valutazione di impatto ambientale che il Collegio, prescindendo da specifiche aggettivazioni (debole o forte) a differenza di quanto fatto dal TAR nella sentenza impugnata, ritiene che la relativa valutazione di legittimità giudiziale, escludendo in maniera assoluta il carattere sostitutivo della stessa, debba essere limitata ad evidenziare la sussistenza di vizi rilevabili ictu oculi, a causa della loro abnormità, irragionevolezza, contraddittorietà e superficialità. Invero, il giudizio di compatibilità ambientale quand'anche reso sulla base di criteri oggettivi di misurazione, pienamente esposti al sindacato del giudice amministrativo, è attraversato, come visto, da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, con la conseguenza che le scelte effettuate dall'Amministrazione si sottraggono al sindacato del giudice amministrativo ogniqualvolta le medesime non si appalesino come manifestamente illogiche o incongrue (in termini, di recente, Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2017, n. 1392).

9.3. Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., Cass. civ., sez. un., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 3 marzo 2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 9 febbraio 2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:

a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;

b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;

c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:

I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;

II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;

III) può disporre c.t.u. o verificazione al fine di esercitare più penetranti controlli, con particolare riguardo ai profili accertativi.

10. Tale approccio necessita di ulteriore conferma laddove, come nel caso di specie, le critiche avverso l’esercizio del potere tecnico discrezionale si concentrano sul rispetto del principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE e agli artt. 3-ter e 301 d.lgs. n. 152 del 2006, la cui invocazione, peraltro, impone l’introduzione di elementi di valutazione particolarmente dettagliati, per evitare di estenderne eccessivamente la portata.

Invero, condividendo sul punto quanto espresso dalla costante giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27/12/2013, n. 6250; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 3/09/2015, n. 581), il Collegio ritiene che il principio di precauzione:

a) i cui tratti giuridici si individuano lungo un percorso esegetico fondato sul binomio analisi dei rischi-carattere necessario delle misure adottate, presuppone l'esistenza di un rischio specifico all'esito di una valutazione quanto più possibile completa, condotta alla luce dei dati disponibili che risultino maggiormente affidabili e che deve concludersi con un giudizio di stretta necessità della misura;

b) non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli;

c) non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l'ambiente, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile, richiedendo esso stesso una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell'attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell'attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi, valutazione consistente nella formulazione di un giudizio scientificamente attendibile.

11. Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda per cui è causa, sulla scorta delle risultanze documentali in atti, il collegio osserva quanto segue:

a) molte delle censure (in particolare, i motivi secondo, quarto e quinto) appaiono generiche, pertanto inammissibili; ad esempio, con particolare riferimento al secondo motivo, si osserva l’assenza di deduzioni specifiche sia in relazione alla esatta delimitazione dell’area da prendere in considerazione ai fini della valutazione degli impatti che in merito alla presenza di aree tutelate;

b) ad ogni modo, tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili per le ragioni esposte al precedente § 9 (in particolare 9.3); la Regione ricorrente, in buona sostanza, attacca l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche);

c) inoltre, tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione, come già condivisibilmente ravvisato dal Giudice di primo grado:

c.1) divieto di svolgere contemporaneamente ulteriori indagini sismiche in ambiti geografici dove la distanza fra le imbarcazioni sismiche sia inferiore, nel punto più vicino atteso, a 55 miglia nautiche (100 km), in modo da garantire un’adeguata via di fuga ai mammiferi marini (così come già ribadito anche nel rapporto ISPRA 2012);

c.2) divieto di contemporanea esecuzione di indagini sismiche 2D e 3D se non siano trascorsi almeno 12 mesi dalla prima campagna;

c.3) limitatamente ai permessi di ricerca 2D, se in futuro dovesse risultare necessario effettuare una ulteriore campagna di approfondimento geofisico del tipo 3D dovrà essere attivata una nuova procedura di valutazione ambientale;

c.4) per minimizzare qualsiasi interferenza o impatto cumulativo dovuto alla simultaneità delle operazioni all’interno di due aree adiacenti assegnate allo stesso proponente, l’esecuzione del rilevamento deve essere effettuata impiegando un'unica nave di acquisizione e quindi un'unica sorgente acustica, eliminando in tal modo ogni possibilità di sovrapposizione di effetti legati alla generazione di più segnali acustici contemporaneamente presenti in una medesima area;

c.5) nel caso in cui uno o più titoli minerari vengano rilasciati con una tempistica tale che renda possibile effettuare i lavori nello stesso periodo in cui si svolgerà l’attività di prospezione geofisica proposta, il proponente è tenuto a prendere contatti con il possibile altro operatore per redigere un cronoprogramma delle operazioni che ne escluda la simultaneità e ad effettuare la verifica dei titoli minerari rilasciati nei dintorni al fine di redigere un cronoprogramma delle attività che ne escluda la simultaneità, con la conseguente esclusione della possibilità di effettuazione simultanea di indagini sismiche in aree adiacenti;

c.6) obbligo di esecuzione del biomonitoraggio e di un piano di monitoraggio bioacustico preventivo e successivo alla crociera sismica, con la previsione che il piano preventivo debba consentire di definire le strategie di mitigazione da adottare nel corso delle operazioni di air gun;

c.7) definizione di una zona di esclusione/area di sicurezza, attorno alla sorgente di rumore per l'individuazione del rischio potenziale per i mammiferi marini suddivisa in due aree di cui una per il danno fisico e una più esterna per il disturbo potenziale;

c.8) indicazione di precisi parametri di misurazione acustica per suddividere l'area di sicurezza.

d) inoltre, con specifico riferimento al terzo motivo, il Collegio ravvisa:

d.1) l’incertezza e l’insufficienza degli elementi addotti per potere addivenire ad affermare la piena sovrapponibilità della fattispecie in esame con quelle oggetto dei precedenti giurisprudenziali citati; ciò, soprattutto, considerando che nel caso di specie non è ravvisabile una insistenza specifica su una zona limitata, essendo invece interessata una zona molto vasta e difficilmente riconducibile ad unità;

d.2) risulta impossibile, e non corretto, procedere alla valutazione cumulativa degli effetti della fase della prospezione, riguardante la sola acquisizione di dati geofisici della ricerca di idrocarburi, con quelli generati nella successiva fase di coltivazione degli idrocarburi, non attinente quindi con il progetto presentato;

e) inoltre, con specifico riferimento al settimo motivo, il Collegio ne rileva la non pertinenza con la fattispecie in esame, considerato che, come condivisibilmente già affermato dal Giudice di primo grado, la Direttiva 2013/30/UE, cosiddetta Direttiva Off Shore, che si intende violata, ha ad oggetto le attività di estrazione di idrocarburi in mare, non anche quelle di mera prospezione.

12. In conclusione, alla luce di quanto considerato, il Collegio, ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi.

13. Stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto.

14. In considerazione della novità della questione, il Collegio ritiene sussistere giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alessandro Verrico Luigi Massimiliano Tarantino





IL SEGRETARIO

panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11888
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Re: Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Messaggio da panorama » gio mar 01, 2018 6:35 pm

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201801237
- Public 2018-02-28 -


Pubblicato il 28/02/2018

N. 01237/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01711/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1711 del 2017, proposto da:
Regione Puglia, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Stelio Mangiameli, Maria Liberti, con domicilio eletto presso lo studio Stelio Mangiameli in Roma, via Alessandro Poerio, n. 56;

contro
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro in carica, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

nei confronti di
Comune di Brindisi, Comune di Ostuni, Provincia di Brindisi, Società Northern Petroleum Ltd. non costituiti in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II Bis n. 9931/2016, resa tra le parti, depositata il 26.9.2016, non notificata, con cui è stato rigettato il ricorso n. 10312/2015 proposto per l'annullamento: del decreto 109 dell'11.06.2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare;
del sottostante parere favorevole con prescrizioni n. 1260 del 14.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto ambientale VIA/VAS;
del parere n. 1402 del 20.12.2013 della Commissione;
del parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione; del parere favorevole con prescrizioni espresso dal MIBAC prot. n.DG/PBAAC/34.19.04/3135/2012/ del 13.11.2012;
del parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione; di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Ministero dello Sviluppo Economico;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2017 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti l’avvocato Mangiameli e l’Avvocato dello Stato Guida;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Le vicende amministrative relative all’odierno contenzioso traggono origine da un giudizio positivo di compatibilità ambientale relativamente al progetto di effettuazione della Prima Fase, consistente nella ricerca sismica con tecnica di air-gun con rilevamento sismico 2D, del programma dei lavori collegato al “Permesso di ricerca di Idrocarburi in mare denominato convenzionalmente “d60 F.R.-NP”, ubicato a largo delle coste pugliesi” presentata dalla Società Northern Petroleum Ltd, effettuato con il D.M. 1348/2009, emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT).

2. Con ricorso (R.G. n. 948/2010) la Regione Puglia impugnava detto decreto, e a seguito di regolamento di competenza, la causa veniva rimessa al TAR Puglia-Lecce che accoglieva il ricorso con sentenza n. 1295/2011, per l’effetto, annullando il D.M. n. 1348/2009.

3. Parallelamente il Comune di Ostuni (BR) proponeva dinanzi al TAR Puglia-Lecce ricorso (R.G. n. 186/2010), impugnando, oltre al D.M. 1348/2009, il D.M. DSA- DEC-2009-0001349 collegato a “d149 D.R.-NP” ed il D.M. DSA - DEC-2009-0001347 collegato a “d61 F.R. –NP”.

3.1. Il TAR Puglia-Lecce, dopo aver accolto l’istanza cautelare con ordinanza n. 130/2010, con sentenza n. 1341/2011 accoglieva il ricorso, annullando i decreti impugnati.

4. Nelle more delle decisioni n. 1295/2011 e 1341/2011 del TAR Puglia-Lecce, la società Northern Petroleum, in data 22.10.2010, formulava nuova istanza di pronuncia di compatibilità ambientale in relazione alla prima fase del programma di lavoro correlato alla domanda di permesso di ricerca di idrocarburi, denominato d 61 F.R.- NP, da effettuarsi in un’area di 741, 8 Kmq, localizzata nel Mare Adriatico meridionale.

4.1. Il procedimento di VIA, una volta espletata istruttoria, veniva definito mediante la formulazione di un giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni ivi dettate, espresso con il decreto n. 109/2015, emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT).

4.2. Il progetto di cui alla citata istanza riguardava la realizzazione di un’indagine sismica (c.d. Prima Fase del programma lavori collegato al permesso di ricerca per idrocarburi in mare), in un’area di 741,8 kmq localizzata nel Mare Adriatico meridionale.

L'area interessata si collocava al di fuori della fascia di tutela di cui all'art. 6, comma 17, del d.lgs. 152/2006.

4.3. Nel corso dell’istruttoria, in particolare, venivano adottati i seguenti atti:

- parere sfavorevole di compatibilità ambientale della Giunta Regionale della Puglia con delibera n. 2079 del 23.9.2011;

- parere favorevole con prescrizioni del MIBACT, con nota n. 3135 del 13.11.2012;

- parere positivo con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 1208 del 19.4.2013;

- a seguito di ulteriore richiesta della Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - DVA (nota n. 13455 del 10.6.2013), nuovo parere della CTVA n. 1260 del 14.6.2013, che peraltro annullava i precedenti pareri;

- nuovo parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 1292 del 9.7.2013;

- a seguito di richiesta prot. n. 50421 GAB del 14.11.2013 dell’Ufficio di Gabinetto del MATTM, nuovo parere della CTVA n. 1402 del 20.12.2013;

- a seguito di ulteriore richiesta della DVA, con nota DVA-2014-0014504 del 15.5.2014, nuovo parere della CTVA n. 1571 del 18.7.2014;

- a seguito di richiesta dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro del 20.11.2014, nuovo parere della CTVA n. 1669 del 28.11.2014.

5. Con ricorso giurisdizionale (R.G. n. 10312/2015) la Regione Puglia impugnava, chiedendone l’annullamento, i seguenti atti:

- decreto 109 dell’11 giugno 2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, recante giudizio positivo di “compatibilità ambientale relativamente alla Prima Fase, consistente nella ricerca sismica con tecnica di air-gun, con rilevamento sismico 2D, del programma lavori collegato al permesso di ricerca per idrocarburi in mare denominato convenzionalmente “d60 D.R.-.NP”, ubicato a largo delle coste pugliesi, presentato dalla Società Northern Petroleum (UK) Ltd, con sede legale in viale Trastevere 249, Roma, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni sotto riportate”;

- il sottostante parere, favorevole con prescrizioni, n. 1260 del 14 giugno 2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA/VAS;

- il parere della Commissione VIA n. 1402 del 20 dicembre 2013;

- il parere della Commissione VIA n. 1571 del 18 luglio 2014;

- il parere, favorevole con prescrizioni, espresso dal MIBACT, prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/3135/2012 del 13 novembre 2012;

- il parere della Commissione VIA n. 1669 del 28 novembre 2014;

- ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto e comunque lesivo.

5.1. Si costituivano in giudizio e replicavano alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero per lo Sviluppo Economico.

5.2. Con sentenza n. 9931/2016 il TAR del Lazio - Roma, Sez. Seconda bis, rigettava il ricorso della Regione Puglia, ritenendo infondati tutti i motivi con esso formulati.

6. Avverso tale sentenza la Regione Puglia ha proposto appello (R.G. n. 1711/2017), lamentando quanto segue:

I) difetto di istruttoria in quanto il decreto impugnato ometterebbe di richiamare il parere di cui alla DGR n. 1292 del 9 luglio 2013, facendo, invece, esclusivo riferimento alla precedente DGR n. 2079 del 23 settembre 2011;

II) eccesso di potere; contraddittorietà, difetto di istruttoria; travisamento, abnormità procedimentale, perché i tre pareri resi dalla Commissione Tecnica non avrebbero fornito adeguate risposte alle osservazioni formulate, tra l’altro, dalla Regione Puglia ai sensi dell’art. 20 comma 3 d.lgs. n. 152/2006. In particolare:

II.a) quanto al parere della Commissione n. 1260 del 21 giugno 2013: la Commissione avrebbe ritenuto opportuna l’istituzione di un tavolo tecnico che, tuttavia, non sarebbe stato mai istituito;

II.b) il parere della Commissione n. 1571 del 18 luglio 2014 non fornirebbe adeguate risposte alla questione degli impatti cumulativi ed in relazione alla pretesa valutazione unitaria dell’opera;

II.c) il parere della Commissione n. 1669 del 28 novembre 2014 sarebbe carente quanto alle valutazioni di affidabilità e sicurezza della tecnologia air gun;

II.d) le misure di mitigazione previste nel decreto impugnato sarebbero di difficile realizzazione e non troverebbero sostegno in un controllo pieno ed efficace;

III) violazione dell’art. 5 del d.lgs. n. 152/2006 - violazione del principio della valutazione di impatto ambientale cumulativa, atteso che l’Amministrazione avrebbe dovuto valutare gli effetti ambientali in relazione a tutte le aree esplorative. Infatti, nel mese di giugno 2015 sarebbero stati assunti dieci decreti che avrebbero formalizzato con esito positivo le procedure di valutazione ambientale per altrettante istanze per permessi di prospezione o ricerca di idrocarburi in mare con la tecnica air gun, prevalentemente nel medio e basso Adriatico. Tale tecnologia, come rilevato dalla giurisprudenza, sarebbe in grado di produrre negli organismi marini forti squilibri;

IV) omessa valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero: secondo la ricorrente, tenuto conto che la Croazia ha un programma di ricerca e produzione di idrocarburi, l’Albania dispone di diverse piattaforme offshore e la Grecia ha attuato il piano di estrazione petrolifera nell’Adriatico, questi Paesi avrebbero dovuto partecipare al procedimento;

V) violazione del principio di precauzione: i progetti sarebbero potenziali fonti di danni alla fauna marina e sarebbero incompatibili con la presenza nei fondali marini delle affondate “navi dei veleni” nonché con gli ordigni bellici inesplosi e determinerebbero danni alla pesca;

VI) vi sarebbe un bilancio negativo del rapporto costi/benefici, posto che il petrolio esistente nell’Adriatico sarebbe di scarsa qualità;

VII) violazione della direttiva 2008/56/CE recepita con il d.lgs. 190/2010: tale normativa avrebbe come obiettivo quello della tutela dell’ambiente marino anche dall’inquinamento acustico sottomarino. La relazione di ISPRA – acquisita al procedimento – attesterebbe il rischio per le specie marine dell’esposizione a rumori molto forti derivanti dalle attività di prospezione geofisiche;

VIII) violazione della direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi: pur riguardando tale normativa le attività estrattive, la stessa raccomanderebbe di valutare gli impatti fin dalle prime fasi di ricerca;

IX) carenza di istruttoria da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e insufficiente motivazione del parere prot. 31359 del 13 novembre 2012 e delle prescrizioni ivi contenute: tale parere si esprimerebbe favorevolmente in relazione alla prima fase del programma, ma prescriverebbe l’immediata sospensione dei lavori laddove durante le indagini sismiche dovessero evidenziarsi presenze archeologiche sui fondali.

Ciò dimostrerebbe un’insufficiente istruttoria quanto alla presenza di reperti archeologici sui fondali interessati dalle attività.

6.1. Si sono costituiti in giudizio ed hanno replicato alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

7. All'udienza pubblica del 21 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

8. L’appello è infondato e deve essere respinto.

8.1. Tanto consente di prescindere dall’esame dell’eccezione di inammissibilità dell’appello della Regione Puglia, ai sensi dell’art. 101 c.p.a., sollevata dalla difesa erariale con riferimento a tutti i motivi ad eccezione del primo.

9. Passando pertanto ad esaminare il merito del giudizio, si osserva che con il primo motivo di appello la Regione Puglia censura la sentenza impugnata laddove la stessa, a suo avviso, non avrebbe correttamente considerato che il decreto impugnato non tiene in alcun conto la delibera della Giunta Regionale Puglia n. 1292 del 9.7.2013, pubblicata sul B.U.R. Puglia n.106 del 30.7.2013, essendosi invece limitato a richiamare (altresì allegandola) la precedente D.G.R. pugliese n. 2079 del 23 settembre 2011.

9.1. Con il secondo motivo di appello, la Regione Puglia impugna la sentenza di primo grado laddove la stessa avrebbe omesso di considerare che i tre pareri della Commissione allegati al decreto impugnato (parere n. 1260 del 14.06.2013; parere n. 1571 del 18.07.2014; parere n. 1669 del 28.11.2014) non offrono alcuna soluzione adeguata alle criticità sollevate dalla Regione Puglia, dai Comuni pugliesi, dalle Associazioni e dai privati che hanno rassegnato le proprie considerazioni ai sensi dell’art. 20, terzo comma del d.lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente).

Secondo la tesi della ricorrente, il decreto risulterebbe viziato indirettamente dalle carenze di cui sono affetti i pareri (in ordine sia alla valutazione degli impatti cumulativi che delle misure di mitigazione degli impatti sulla cetofauna), che concreterebbero violazione di discrezionalità tecnica.

Inoltre, il decreto gravato, oltre a non aver dato alcun riscontro concreto alle criticità sollevate, sarebbe viziato da difetto di istruttoria in quanto adottato sulla base dei citati pareri che, ritenendo opportuna - al fine di “affrontare/approfondire le tematiche relative agli impatti cumulativi del rumore antropogenico sui mammiferi marini” - l’istituzione di un tavolo tecnico permanente, sarebbero caratterizzati da incertezza.

Così come il decreto sarebbe viziato per insufficiente istruttoria per non aver preso in considerazione i risultati del progetto di ricerca “Monitoraggio e conservazione dei cetacei in Italia”, realizzato con il supporto del MATTM.

Infine, con specifico riferimento al parere n. 1571 del 18.07.2014, oltre ai suddetti vizi, estensibili anche ad esso, l’appellante rileva altresì che la carenza istruttoria deriverebbe dall’assenza di pianificazione, elemento posto peraltro alla base dei dubbi di legittimità costituzionale dell’intervenuta abrogazione, da parte dell’art. 1, comma 240, lett. b) della legge n. 208 del 2015, del comma 1-bis dell’art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, introdotto dalla legge di conversione n. 164 del 2014, e riformulato dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

9.2. Con un terzo motivo di appello la Regione Puglia censura la sentenza impugnata per non aver considerato i dedotti vizi concernenti la valutazione d’impatto ambientale cumulativa condotta nel D.M. n. 109 del 2015, in particolare laddove si sostiene che l’utilizzo di una sola nave potesse essere sufficiente a evitare ogni effetto derivante dalla sovrapposizione delle attività assentite. L’appellante ritiene al riguardo che gli effetti ambientali non debbano essere valutati unicamente in funzione della singola istanza di permesso di ricerca, limitata alla superficie massima di 750 kmq (ex art. 6, comma 2, della legge n. 9/1991), ma devono essere moltiplicati per il numero complessivo di tutte le aree esplorative parcellizzate.

In merito a ciò l’appellante richiama peraltro le conclusioni prese sul tema dal TAR Puglia, Lecce nelle sentenze nn. 2602/2010, 1296/2011 e 1341/2011.

9.3. Con un quarto motivo di appello, la Regione Puglia censura la sentenza di primo grado, perché non avrebbe considerato il vizio dell’omessa valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero. Nello specifico, l’appellante rileva che la Croazia si è dotata di un programma di ricerca e produzione di idrocarburi, l’Albania dispone di diverse piattaforme offshore ed anche la Grecia ha già attuato il suo piano di estrazione petrolifera nell’Adriatico, realizzando numerose piattaforme. Al riguardo, richiama tutte le valutazioni raccolte nel documento facente parte integrante della D.G.R. Puglia n. 839/2015.

9.4. Con un quinto motivo di appello, la Regione Puglia censura la sentenza del TAR per aver omesso di considerare la dedotta violazione del principio di precauzione, che dovrebbe portare all’annullamento del decreto impugnato, per la scarsa conoscenza dei rischi connessi all’utilizzo della tecnica dell’air-gun e per la possibilità di ricorrere ad altri strumenti esplorativi meno invasivi.

9.4.1. Inoltre, la Regione Puglia critica la sentenza di primo grado ove ha ritenuto che il dedotto vizio del decreto relativo alla omessa valutazione costi benefici legata agli impatti delle future estrazioni petrolifere riguarderebbe una fase successiva attualmente non rilevante.

9.5. Con un sesto motivo di appello, la Regione Puglia lamenta l’errore di giudizio in cui sarebbe incorsa la decisione impugnata ove, in relazione alla dedotta violazione della direttiva 2008/56/CE, ha ritenuto che il profilo sia stato sufficientemente indagato da parte della Commissione, con la previsione di idonee prescrizioni. In particolare, il decreto ministeriale impugnato dinanzi al Giudice di prime cure sarebbe viziato in quanto ha omesso di considerare il rumore delle prospezioni petrolifere come elemento che influenza in modo negativo gli apparati acustici dei mammiferi marini, specificamente dei cetacei.

9.6. Con il settimo motivo di appello la Regione Puglia critica la decisione di primo grado per non aver tenuto conto della dedotta violazione della direttiva 2013/30/UE, cosiddetta Direttiva Off Shore.

9.7. Con l’ultimo motivo di appello, la Regione Puglia critica la sentenza di primo grado per non aver tenuto conto della dedotta carenza di istruttoria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’insufficiente motivazione del parere prot. 24707 del 12 settembre 2012 e delle prescrizioni ivi contenute.

10. I motivi illustrati, che il Collegio ritiene di dover esaminare congiuntamente, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

10.1. In particolare, essi si fondano sostanzialmente su due ordini di censure: l’una attinente alla carenza di istruttoria, l’altra riguardante l’illegittimo esercizio della discrezionalità tecnica nell’effettuare il giudizio di compatibilità ambientale.

11. Quanto alla censura riguardante il difetto di istruttoria (rintracciabile nei motivi: primo, secondo e quinto), il Collegio, condividendo quanto correttamente rilevato dal Giudice di primo grado, ritiene i motivi infondati, in quanto:

a) l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni rese dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 24 d.lgs. n. 152/2006.

b) con particolare riferimento al primo motivo di appello:

b.1) i rilievi sono connotati da genericità, non avendo l’appellante specificato sufficientemente gli elementi della DGR n. 1292 del 9.7.2013 di rilevanza tale da ritenersi essenziali ai fini della necessità del rinnovo della valutazione di compatibilità ambientale;

b.2) ad ogni modo la delibera di Giunta Regionale n. 1292 del 9.7.2013, che si assume non essere stata presa in considerazione dal decreto gravato, non apportava alcun elemento di novità rispetto alla precedente delibera della Giunta regionale n. 2079/2011;

b.3) il provvedimento impugnato in realtà contiene ampia motivazione in merito alla posizione contraria manifestata dalla Regione Puglia, avendo dato conto in maniera esaustiva che il parere negativo espresso con D.G.R. n. 2079/2011 è stato esaminato nel parere della Commissione tecnica n. 1260/2013;

b.4) ad ogni modo va dato conto che, secondo la giurisprudenza, “per gli interventi soggetti a v.i.a. statale il parere regionale è meramente consultivo e collaborativo e non vincolante, come si evince dall'art. 25, comma 2, d. lg. n. 152/2006; la disciplina della v.i.a. trova del resto il suo fondamento a livello costituzionale nell'art. 117, comma 2, lett. s), Cost., che riconosce allo Stato una potestà legislativa esclusiva in materia di “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” (Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3767; cfr. Corte cost., 22 settembre-5 novembre 2015 n. 219);

b.5) tale parere regionale è quindi reso ai soli fini istruttori, con la conseguenza che lo stesso non è ostativo al rilascio del provvedimento di compatibilità ambientale da parte della competente amministrazione statale, dovendosi escludere la sussistenza di “un potere di codecisione della Regione” (a differenza di quanto, invece, previsto nei cc.dd. procedimenti di autorizzazione unica, in relazione ai quali opera la c.d. “intesa forte” della Regione; cfr. Cons. Stato sez. VI 5 maggio 2016 n. 1779).

c) con specifico riferimento al secondo motivo di appello e, in particolare, alla dedotta incertezza derivante dall’affermazione dell’opportunità, al fine di approfondire l’analisi sugli impatti cumulativi del rumore antropogenico sui mammiferi marini, dell’istituzione di un tavolo tecnico permanente:

c.1) la mancata istituzione del tavolo tecnico, non essendo essa obbligatoria, non è di per sé sintomo di carenza istruttoria;

c.2) ai fini della completezza dell’istruttoria nella fase preliminare di studio e pianificazione, per giungere ad una ponderata e ragionevole decisione in ordine alla compatibilità ambientale, risultano sufficienti i dati provenienti dal biomionitoraggio;

c.3) del resto, il riferimento della Commissione all’istituzione del tavolo tecnico è stato chiaramente effettuato in un’ottica prospettica e auspicabile, non avendo mai ritenuto lo stesso essenziale ed imprescindibile per il completamente dell’analisi in essere;

c.4) la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Puglia in relazione all’intervenuta abrogazione, ad opera della lett. b) del comma 240 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015, del comma 1-bis dell’art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, introdotto dalla legge di conversione n. 164 del 2014, e riformulato come segue dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è stata oggetto della pronuncia n. 114 del 19 maggio 2017, con cui la Corte Costituzionale ha ritenuto infondata sia la questione sollevata in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nonché al principio di leale collaborazione, sia la questione relativa all’art. 117, primo comma, Cost. e agli artt. 2, par. 1, e 3, par. 2 e 3, della direttiva n. 94/22/CE del 1994;

d) con specifico riferimento al quinto motivo di appello, appare inconferente con l’attività in esame la censura relativa all’asserito rapporto negativo tra costi e benefici, essendo questa appropriata in relazione ad un progetto di estrazione e coltivazione di idrocarburi, piuttosto che, come nella fattispecie, di ricerca sismica.

12. Relativamente alla censura dell’esercizio della discrezionalità tecnica (rintracciabile nei motivi: secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo), il Collegio ritiene opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale.

12.1. Invero, si osserva che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, la valutazione di impatto ambientale non concerne una mera e generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma deve implicare la complessiva e approfondita analisi comparativa di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, al fine di valutare in concreto -- alla luce delle alternative possibili e dei riflessi della stessa c.d. "opzione zero" -- il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socioeconomica perseguita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2016, n. 3000; id., 31 maggio 2012 n. 3254).

Ebbene, circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il Collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., Cons. St., sez. II, 02 ottobre 2014, n. 3938; sez. IV , 09 gennaio 2014, n. 36; sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4611 sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3561; Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).

E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.

Di conseguenza, le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 9 gennaio 2002, n. 1).

12.2. È proprio in ragione di tali particolari profili che caratterizzano il giudizio di valutazione di impatto ambientale che il Collegio, prescindendo da specifiche aggettivazioni (debole o forte) a differenza di quanto fatto dal TAR nella sentenza impugnata, ritiene che la relativa valutazione di legittimità giudiziale, escludendo in maniera assoluta il carattere sostitutivo della stessa, debba essere limitata ad evidenziare la sussistenza di vizi rilevabili ictu oculi, a causa della loro abnormità, irragionevolezza, contraddittorietà e superficialità. Invero, il giudizio di compatibilità ambientale quand'anche reso sulla base di criteri oggettivi di misurazione, pienamente esposti al sindacato del giudice amministrativo, è attraversato, come visto, da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, con la conseguenza che le scelte effettuate dall'Amministrazione si sottraggono al sindacato del giudice amministrativo ogniqualvolta le medesime non si appalesino come manifestamente illogiche o incongrue (in termini, di recente, Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2017, n. 1392).

12.3. Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., Cass. civ., sez. un., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 3 marzo 2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 9 febbraio 2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:

a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;

b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;

c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:

I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;

II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;

III) può disporre c.t.u. o verificazione al fine di esercitare più penetranti controlli, con particolare riguardo ai profili accertativi.

13. Tale approccio necessita di ulteriore conferma laddove, come nel caso di specie, le critiche avverso l’esercizio del potere tecnico discrezionale si concentrano sul rispetto del principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE e agli artt. 3-ter e 301 d.lgs. n. 152 del 2006, la cui invocazione, peraltro, impone l’introduzione di elementi di valutazione particolarmente dettagliati, per evitare di estenderne eccessivamente la portata.

Invero, condividendo sul punto quanto espresso dalla costante giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27/12/2013, n. 6250; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 3/09/2015, n. 581), il Collegio ritiene che il principio di precauzione:

a) i cui tratti giuridici si individuano lungo un percorso esegetico fondato sul binomio analisi dei rischi-carattere necessario delle misure adottate, presuppone l'esistenza di un rischio specifico all'esito di una valutazione quanto più possibile completa, condotta alla luce dei dati disponibili che risultino maggiormente affidabili e che deve concludersi con un giudizio di stretta necessità della misura;

b) non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli;

c) non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l'ambiente, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile, richiedendo esso stesso una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell'attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell'attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi, valutazione consistente nella formulazione di un giudizio scientificamente attendibile.

14. Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda per cui è causa, sulla scorta delle risultanze documentali in atti, il collegio osserva quanto segue:

a) molte delle censure (in particolare, i motivi secondo, quarto e quinto) appaiono generiche, pertanto inammissibili; ad esempio, con particolare riferimento al secondo motivo, si osserva l’assenza di deduzioni specifiche sia in relazione alla esatta delimitazione dell’area da prendere in considerazione ai fini della valutazione degli impatti che in merito alla presenza di aree tutelate;

b) ad ogni modo, tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili per le ragioni esposte al precedente § 12 (in particolare 12.3); la Regione ricorrente, in buona sostanza, attacca l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche);

c) inoltre, tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione, come già condivisibilmente ravvisato dal Giudice di primo grado:

c.1) divieto di svolgere contemporaneamente ulteriori indagini sismiche in ambiti geografici dove la distanza fra le imbarcazioni sismiche sia inferiore, nel punto più vicino atteso, a 55 miglia nautiche (100 km), in modo da garantire un’adeguata via di fuga ai mammiferi marini (così come già ribadito anche nel rapporto ISPRA 2012);

c.2) divieto di contemporanea esecuzione di indagini sismiche 2D e 3D se non siano trascorsi almeno 12 mesi dalla prima campagna;

c.3) limitatamente ai permessi di ricerca 2D, se in futuro dovesse risultare necessario effettuare una ulteriore campagna di approfondimento geofisico del tipo 3D dovrà essere attivata una nuova procedura di valutazione ambientale;

c.4) per minimizzare qualsiasi interferenza o impatto cumulativo dovuto alla simultaneità delle operazioni all’interno di due aree adiacenti assegnate allo stesso proponente, l’esecuzione del rilevamento deve essere effettuata impiegando un'unica nave di acquisizione e quindi un'unica sorgente acustica, eliminando in tal modo ogni possibilità di sovrapposizione di effetti legati alla generazione di più segnali acustici contemporaneamente presenti in una medesima area;

c.5) nel caso in cui uno o più titoli minerari vengano rilasciati con una tempistica tale che renda possibile effettuare i lavori nello stesso periodo in cui si svolgerà l’attività di prospezione geofisica proposta, il proponente è tenuto a prendere contatti con il possibile altro operatore per redigere un cronoprogramma delle operazioni che ne escluda la simultaneità e ad effettuare la verifica dei titoli minerari rilasciati nei dintorni al fine di redigere un cronoprogramma delle attività che ne escluda la simultaneità, con la conseguente esclusione della possibilità di effettuazione simultanea di indagini sismiche in aree adiacenti;

c.6) obbligo di esecuzione del biomonitoraggio e di un piano di monitoraggio bioacustico preventivo e successivo alla crociera sismica, con la previsione che il piano preventivo debba consentire di definire le strategie di mitigazione da adottare nel corso delle operazioni di air gun;

c.7) definizione di una zona di esclusione/area di sicurezza, attorno alla sorgente di rumore per l'individuazione del rischio potenziale per i mammiferi marini suddivisa in due aree di cui una per il danno fisico e una più esterna per il disturbo potenziale;

c.8) indicazione di precisi parametri di misurazione acustica per suddividere l'area di sicurezza.

d) inoltre, con specifico riferimento al terzo motivo, il Collegio ravvisa:

d.1) l’incertezza e l’insufficienza degli elementi addotti per potere addivenire ad affermare la piena sovrapponibilità della fattispecie in esame con quelle oggetto dei precedenti giurisprudenziali citati; ciò, soprattutto, considerando che nel caso di specie non è ravvisabile una insistenza specifica su una zona limitata, essendo invece interessata una zona molto vasta e difficilmente riconducibile ad unità;

d.2) risulta impossibile, e non corretto, procedere alla valutazione cumulativa degli effetti della fase della prospezione, riguardante la sola acquisizione di dati geofisici della ricerca di idrocarburi, con quelli generati nella successiva fase di coltivazione degli idrocarburi, non attinente quindi con il progetto presentato;

e) inoltre, con specifico riferimento al settimo motivo, il Collegio ne rileva la non pertinenza con la fattispecie in esame, considerato che, come condivisibilmente già affermato dal Giudice di primo grado, la Direttiva 2013/30/UE, cosiddetta Direttiva Off Shore, che si intende violata, ha ad oggetto le attività di estrazione di idrocarburi in mare, non anche quelle di mera prospezione.

15. In conclusione, alla luce di quanto considerato, il Collegio, ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi.

16. Stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto.

17. In considerazione della novità della questione, il Collegio ritiene sussistere giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alessandro Verrico Luigi Massimiliano Tarantino





IL SEGRETARIO

panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11888
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Re: Ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio Settentrion

Messaggio da panorama » gio mar 01, 2018 8:03 pm

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201801236
- Public 2018-02-28 -


Pubblicato il 28/02/2018

N. 01236/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01699/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1699 del 2017, proposto da:
Regione Puglia, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Stelio Mangiameli, Maria Liberti, con domicilio eletto presso lo studio Stelio Mangiameli in Roma, via Alessandro Poerio, n. 56;

contro
Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro in carica, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

nei confronti di
Comune di Brindisi, Comune di Ostuni, Provincia di Brindisi, Società Northern Petroleum Ltd. non costituiti in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II Bis n. 9938/2016, resa tra le parti, depositata il 26.9.2016, non notificata, con cui è stato rigettato il ricorso n. 10306/2015 proposto per l'annullamento: del decreto 107 del 10.06.2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare;
del sottostante parere favorevole con prescrizioni n.1266 del 21.6.2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto ambientale VIA/VAS;
del parere n. 1402 del 20.12.2013 della Commissione;
del parere n. 1571 del 18.7.2014 della Commissione;
del parere favorevole con prescrizioni espresso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali prot. n.DG/PBAAC/34.19.04/24720/2012/ del 12.9.2012;
del parere n. 1669 del 28.11.2014 della Commissione; di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e di Ministero dello Sviluppo Economico;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 dicembre 2017 il Cons. Alessandro Verrico e uditi per le parti l’avvocato Mangiameli e l’Avvocato dello Stato Guida;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Le vicende amministrative relative all’odierno contenzioso traggono origine da un’istanza di pronuncia di compatibilità ambientale relativamente al progetto di effettuazione della Prima Fase, consistente nella ricerca sismica con tecnica di air-gun con rilevamento sismico 2D, del programma dei lavori collegato al “Permesso di ricerca di Idrocarburi in mare denominato convenzionalmente “d 65 F.R.-NP”, ubicato a largo delle coste pugliesi” presentata dalla Società Northern Petroleum Ltd, alla quale ha fatto seguito il decreto n. 107 del 10.06.2015, emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) di concerto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT). Il procedimento di VIA, una volta espletata istruttoria, veniva definito mediante la formulazione di un giudizio positivo di compatibilità ambientale del progetto, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni ivi dettate.

1.1. Il progetto di cui alla citata istanza riguardava la realizzazione di un’indagine sismica (c.d. Prima Fase del programma lavori collegato al permesso di ricerca per idrocarburi in mare), in un’area di 729,3 kmq localizzata nel Mare Adriatico.

L'area interessata si collocava al di fuori della fascia di tutela di cui all'art. 6, comma 17, del d.lgs. 152/2006.

1.2. Nel corso dell’istruttoria, in particolare, venivano adottati i seguenti atti:

- parere sfavorevole di compatibilità ambientale della Giunta Regionale della Puglia con delibera n. 2079 del 23.9.2011;

- pareri positivi con prescrizioni della Commissione Tecnica di Valutazione Impatto Ambientale (CTVA) n. 974 del 28.6.2012, n. 1074 del 26.10.2012 e n. 1212 del 19.4.2012;

- parere favorevole con prescrizioni del MIBACT, con nota 24720 del 12.9.2012;

- a seguito di richiesta della Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali - DVA (nota n. 13455 del 10.6.2013), nuovo parere della CTVA n. 1266 del 21.6.2013, che peraltro annullava i precedenti pareri;

- nuovo parere negativo di valutazione ambientale della Giunta Regionale Puglia con delibera n. 1292 del 9.7.2013;

- a seguito di richiesta prot. n. 50421 GAB del 14.11.2013 dell’Ufficio di Gabinetto del MATTM, nuovo parere della CTVA n. 1402 del 20.12.2013;

- a seguito di ulteriore richiesta della DVA, con nota DVA-2014-0014504 del 15.5.2014, nuovo parere della CTVA n. 1571 del 18.7.2014;

- a seguito di richiesta dell’Ufficio di Gabinetto del Ministro del 20.11.2014, nuovo parere della CTVA n. 1669 del 28.11.2014.

2. Con ricorso giurisdizionale (R.G. n. 10306/2015) la Regione Puglia impugnava, chiedendone l’annullamento, i seguenti atti:

- decreto 107 dell’8.06.2015 emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, recante giudizio positivo di “compatibilità ambientale relativamente al progetto di effettuazione della Prima Fase, consistente nella ricerca sismica con tecnica di air-gun con rilevamento sismico 2D, del programma dei lavori collegato al “Permesso di ricerca di Idrocarburi in mare denominato convenzionalmente “d 65 F.R.-NP”, ubicato a largo delle coste pugliesi” presentata dalla Società Northern Petroleum Ltd”, subordinatamente al rispetto delle prescrizioni sotto riportate;

- il sottostante parere, favorevole con prescrizioni, n. 1266 del 21 giugno 2013 reso dalla Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA/VAS;

- il parere della Commissione VIA n. 1402 del 20 dicembre 2013;

- il parere della Commissione VIA n. 1571 del 18 luglio 2014;

- il parere, favorevole con prescrizioni, espresso dal MIBACT, prot. n. DG/PBAAC/34.19.04/24720/2012 del 12 settembre 2012;

- il parere della Commissione VIA n. 1669 del 28 novembre 2014;

- ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto e comunque lesivo.

2.1. Si costituivano in giudizio e replicavano alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero per lo Sviluppo Economico e la Provincia di Brindisi.

2.2. Con sentenza n. 9938/2016 il TAR del Lazio - Roma, Sez. Seconda bis, rigettava il ricorso della Regione Puglia, ritenendo infondati tutti i motivi con esso formulati.

3. Avverso tale sentenza la Regione Puglia ha proposto appello (R.G. n. 1699/2017), lamentando quanto segue:

I) difetto di istruttoria in quanto il decreto impugnato ometterebbe di richiamare il parere di cui alla DGR n. 1292 del 9 luglio 2013, facendo, invece, esclusivo riferimento alla precedente DGR n. 2079 del 23 settembre 2011;

II) eccesso di potere; contraddittorietà, difetto di istruttoria; travisamento, abnormità procedimentale, perché i tre pareri resi dalla Commissione Tecnica non avrebbero fornito adeguate risposte alle osservazioni formulate, tra l’altro, dalla Regione Puglia ai sensi dell’art. 20 comma 3 d.lgs. n. 152/2006. In particolare:

II.a) quanto al parere della Commissione n. 1266 del 21 giugno 2013: la Commissione avrebbe ritenuto non pertinenti le osservazioni della Regione in quanto inerenti alle successive fasi di esplorazione e coltivazione, quando, invece, il Comitato regionale VIA avrebbe evidenziato che l’attività di ricerca idrocarburi non può essere slegata dalle successive e future fasi. Risulterebbero carenti le valutazioni della Commissione anche in relazione alla pretesa valutazione unitaria dell’opera che coinvolge tutti i tipi di impatto che produce l’intervento, oltre che le fasi e le aree geografiche. Inoltre, il parere non conterrebbe controdeduzioni in merito alla dedotta contrarietà del progetto con il P.E.A.R. ed a quanto evidenziato dal Comitato in ordine agli impatti cumulativi, all’invito a ridurre le operazioni inquinanti di cui alla Convenzione di Barcellona, all’osservanza della direttiva 2008/56/CE quanto al principio di precauzione, al rapporto di ISPRA del 2012 che rileva l’assenza di una sufficiente conoscenza degli impatti legati alle indagini sull’ambiente marino. Inoltre, la Commissione avrebbe poi ritenuto opportuna l’istituzione di un tavolo tecnico che, tuttavia, non sarebbe stato mai istituito;

II.b) il parere della Commissione n. 1571 del 18 luglio 2014 non fornirebbe adeguate risposte alla questione degli impatti cumulativi;

II.c) il parere della Commissione n. 1669 del 28 novembre 2014 sarebbe carente quanto alle valutazioni di affidabilità e sicurezza della tecnologia air gun;

II.d) le misure di mitigazione previste nel decreto impugnato sarebbero di difficile realizzazione e non troverebbero sostegno in un controllo pieno ed efficace;

III) violazione dell’art. 5 del d.lgs. n. 152/2006 - violazione del principio della valutazione di impatto ambientale cumulativa, atteso che l’Amministrazione avrebbe dovuto valutare gli effetti ambientali in relazione a tutte le aree esplorative. Infatti, nel mese di giugno 2015 sarebbero stati assunti dieci decreti che avrebbero formalizzato con esito positivo le procedure di valutazione ambientale per altrettante istanze per permessi di prospezione o ricerca di idrocarburi in mare con la tecnica air gun, prevalentemente nel medio e basso Adriatico. Tale tecnologia, come rilevato dalla giurisprudenza, sarebbe in grado di produrre negli organismi marini forti squilibri;

IV) omessa valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero: secondo la ricorrente, tenuto conto che la Croazia ha un programma di ricerca e produzione di idrocarburi, l’Albania dispone di diverse piattaforme offshore e la Grecia ha attuato il piano di estrazione petrolifera nell’Adriatico, questi Paesi avrebbero dovuto partecipare al procedimento;

V) violazione del principio di precauzione: i progetti sarebbero potenziali fonti di danni alla fauna marina e sarebbero incompatibili con la presenza nei fondali marini delle affondate “navi dei veleni” nonché con gli ordigni bellici inesplosi e determinerebbero danni alla pesca;

VI) vi sarebbe un bilancio negativo del rapporto costi/benefici, posto che il petrolio esistente nell’Adriatico sarebbe di scarsa qualità;

VII) violazione della direttiva 2008/56/CE recepita con il d.lgs. 190/2010: tale normativa avrebbe come obiettivo quello della tutela dell’ambiente marino anche dall’inquinamento acustico sottomarino. La relazione di ISPRA – acquisita al procedimento – attesterebbe il rischio per le specie marine dell’esposizione a rumori molto forti derivanti dalle attività di prospezione geofisiche;

VIII) violazione della direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi: pur riguardando tale normativa le attività estrattive, la stessa raccomanderebbe di valutare gli impatti fin dalle prime fasi di ricerca;

IX) carenza di istruttoria da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e insufficiente motivazione del parere prot. 24770 del 12 settembre 2012 e delle prescrizioni ivi contenute: tale parere si esprimerebbe favorevolmente in relazione alla prima fase del programma, ma prescriverebbe l’immediata sospensione dei lavori laddove durante le indagini sismiche dovessero evidenziarsi presenze archeologiche sui fondali. Ciò dimostrerebbe un’insufficiente istruttoria quanto alla presenza di reperti archeologici sui fondali interessati dalle attività.

3.1. Si sono costituiti in giudizio ed hanno replicato alle avverse censure il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

4. All'udienza pubblica del 21 dicembre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

5. L’appello è infondato e deve essere respinto.

5.1. Tanto consente di prescindere dall’esame dell’eccezione di inammissibilità dell’appello della Regione Puglia, ai sensi dell’art. 101 c.p.a., sollevata dalla difesa erariale con riferimento ai motivi di appello.

6. Passando pertanto ad esaminare il merito del giudizio, si osserva che con il primo motivo di appello la Regione Puglia censura la sentenza impugnata laddove la stessa, a suo avviso, non avrebbe correttamente considerato che il decreto impugnato non tiene in alcun conto la delibera della Giunta Regionale Puglia n. 1292 del 9.7.2013, pubblicata sul B.U.R. Puglia n.106 del 30.7.2013, essendosi invece limitato a richiamare (altresì allegandola) la precedente D.G.R. pugliese n. 2079 del 23 settembre 2011.

6.1. Con il secondo motivo di appello, la Regione Puglia impugna la sentenza di primo grado laddove la stessa avrebbe omesso di considerare che i tre pareri della Commissione allegati al decreto impugnato (parere n. 1266 del 21.06.2013; parere n. 1571 del 18.07.2014; parere n. 1669 del 28.11.2014) non offrono alcuna soluzione adeguata alle criticità sollevate dalla Regione Puglia, dai Comuni pugliesi, dalle Associazioni e dai privati che hanno rassegnato le proprie considerazioni ai sensi dell’art. 20, terzo comma del d.lgs. n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente).

Secondo la tesi della ricorrente, il decreto risulterebbe viziato indirettamente dalle carenze di cui sono affetti i pareri (in ordine sia alla valutazione degli impatti cumulativi che delle misure di mitigazione degli impatti sulla cetofauna), che concreterebbero violazione di discrezionalità tecnica.

Inoltre, il decreto gravato, oltre a non aver dato alcun riscontro concreto alle criticità sollevate, sarebbe viziato da difetto di istruttoria in quanto adottato sulla base dei citati pareri che, ritenendo opportuna - al fine di “affrontare/approfondire le tematiche relative agli impatti cumulativi del rumore antropogenico sui mammiferi marini” - l’istituzione di un tavolo tecnico permanente, sarebbero caratterizzati da incertezza.

Così come il decreto sarebbe viziato per insufficiente istruttoria per non aver preso in considerazione i risultati del progetto di ricerca “Monitoraggio e conservazione dei cetacei in Italia”, realizzato con il supporto del MATTM.

Infine, con specifico riferimento al parere n. 1571 del 18.07.2014, oltre ai suddetti vizi, estensibili anche ad esso, l’appellante rileva altresì che la carenza istruttoria deriverebbe dall’assenza di pianificazione, elemento posto peraltro alla base dei dubbi di legittimità costituzionale dell’intervenuta abrogazione, da parte dell’art. 1, comma 240, lett. b) della legge n. 208 del 2015, del comma 1-bis dell’art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, introdotto dalla legge di conversione n. 164 del 2014, e riformulato dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

6.2. Con un terzo motivo di appello la Regione Puglia censura la sentenza impugnata per non aver considerato i dedotti vizi concernenti la valutazione d’impatto ambientale cumulativa condotta nel D.M. n. 107 del 2015, in particolare laddove si sostiene che l’utilizzo di una sola nave potesse essere sufficiente a evitare ogni effetto derivante dalla sovrapposizione delle attività assentite. L’appellante ritiene al riguardo che gli effetti ambientali non debbano essere valutati unicamente in funzione della singola istanza di permesso di ricerca, limitata alla superficie massima di 750 kmq (ex art. 6, comma 2, della legge n. 9/1991), ma devono essere moltiplicati per il numero complessivo di tutte le aree esplorative parcellizzate.

In merito a ciò l’appellante richiama peraltro le conclusioni prese sul tema dal TAR Puglia, Lecce nelle sentenze nn. 2602/2010, 1296/2011 e 1341/2011.

6.3. Con un quarto motivo di appello, la Regione Puglia censura la sentenza di primo grado perché non avrebbe considerato il vizio dell’omessa valutazione dell’impatto ambientale transfrontaliero. Nello specifico, l’appellante rileva che la Croazia si è dotata di un programma di ricerca e produzione di idrocarburi, l’Albania dispone di diverse piattaforme offshore ed anche la Grecia ha già attuato il suo piano di estrazione petrolifera nell’Adriatico, realizzando numerose piattaforme. Al riguardo, richiama tutte le valutazioni raccolte nel documento facente parte integrante della D.G.R. Puglia n. 839/2015.

6.4. Con un quinto motivo di appello, la Regione Puglia censura la sentenza del TAR per aver omesso di considerare la dedotta violazione del principio di precauzione, che dovrebbe portare all’annullamento del decreto impugnato, per la scarsa conoscenza dei rischi connessi all’utilizzo della tecnica dell’air-gun e per la possibilità di ricorrere ad altri strumenti esplorativi meno invasivi.

6.4.1. Inoltre, la Regione Puglia critica la sentenza di primo grado ove ha ritenuto che il dedotto vizio del decreto relativo alla omessa valutazione costi benefici legata agli impatti delle future estrazioni petrolifere riguarderebbe una fase successiva attualmente non rilevante.

6.5. Con un sesto motivo di appello, la Regione Puglia lamenta l’errore di giudizio in cui sarebbe incorsa la decisione impugnata ove, in relazione alla dedotta violazione della direttiva 2008/56/CE, ha ritenuto che il profilo sia stato sufficientemente indagato da parte della Commissione, con la previsione di idonee prescrizioni. In particolare, il decreto ministeriale impugnato dinanzi al Giudice di prime cure sarebbe viziato in quanto ha omesso di considerare il rumore delle prospezioni petrolifere come elemento che influenza in modo negativo gli apparati acustici dei mammiferi marini, specificamente dei cetacei.

6.6. Con il settimo motivo di appello la Regione Puglia critica la decisione di primo grado per non aver tenuto conto della dedotta violazione della direttiva 2013/30/UE, cosiddetta Direttiva Off Shore.

6.7. Con l’ultimo motivo di appello, la Regione Puglia critica la sentenza di primo grado per non aver tenuto conto della dedotta carenza di istruttoria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’insufficiente motivazione del parere prot. 24716 del 12 settembre 2012 e delle prescrizioni ivi contenute.

7. I motivi illustrati, che il Collegio ritiene di dover esaminare congiuntamente, sono in parte infondati ed in parte inammissibili.

7.1. In particolare, essi si fondano sostanzialmente su due ordini di censure: l’una attinente alla carenza di istruttoria, l’altra riguardante l’illegittimo esercizio della discrezionalità tecnica nell’effettuare il giudizio di compatibilità ambientale.

8. Quanto alla censura riguardante il difetto di istruttoria (rintracciabile nei motivi: primo, secondo e quinto), il Collegio, condividendo quanto correttamente rilevato dal Giudice di primo grado, ritiene i motivi infondati, in quanto:

a) l’istruttoria svolta dai Ministeri appellati appare nel complesso completa, articolata e rispettosa dell’iter normativo nella sua interezza, così come dagli atti impugnati emerge che la Commissione tecnica abbia sempre motivato in maniera sufficiente ed idonea in relazione alle criticità rappresentate nelle osservazioni rese dai soggetti interessati ai sensi dell’art. 24 d.lgs. n. 152/2006.

b) con particolare riferimento al primo motivo di appello:

b.1) i rilievi sono connotati da genericità, non avendo l’appellante specificato sufficientemente gli elementi della DGR n. 1292 del 9.7.2013 di rilevanza tale da ritenersi essenziali ai fini della necessità del rinnovo della valutazione di compatibilità ambientale;

b.2) ad ogni modo la delibera di Giunta Regionale n. 1292 del 9.7.2013, che si assume non essere stata presa in considerazione dal decreto gravato, non apportava alcun elemento di novità rispetto alla precedente delibera della Giunta regionale n. 2079/2011.

b.3) il provvedimento impugnato in realtà contiene ampia motivazione in merito alla posizione contraria manifestata dalla Regione Puglia, avendo dato conto in maniera esaustiva che il parere negativo espresso con D.G.R. n. 2079/2011 è stato esaminato nel parere della Commissione tecnica n. 1266/2013.

b.4) ad ogni modo va dato conto che, secondo la giurisprudenza, “per gli interventi soggetti a v.i.a. statale il parere regionale è meramente consultivo e collaborativo e non vincolante, come si evince dall'art. 25, comma 2, d. lg. n. 152/2006; la disciplina della v.i.a. trova del resto il suo fondamento a livello costituzionale nell'art. 117, comma 2, lett. s), Cost., che riconosce allo Stato una potestà legislativa esclusiva in materia di “tutela dell'ambiente e dell'ecosistema” (Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3767; cfr. Corte cost., 22 settembre-5 novembre 2015 n. 219);

b.5) tale parere regionale è quindi reso ai soli fini istruttori, con la conseguenza che lo stesso non è ostativo al rilascio del provvedimento di compatibilità ambientale da parte della competente amministrazione statale, dovendosi escludere la sussistenza di “un potere di codecisione della Regione” (a differenza di quanto, invece, previsto nei cc.dd. procedimenti di autorizzazione unica, in relazione ai quali opera la c.d. “intesa forte” della Regione; cfr. Cons. Stato sez. VI 5 maggio 2016 n. 1779).

c) con specifico riferimento al secondo motivo di appello e, in particolare, alla dedotta incertezza derivante dall’affermazione dell’opportunità, al fine di approfondire l’analisi sugli impatti cumulativi del rumore antropogenico sui mammiferi marini, dell’istituzione di un tavolo tecnico permanente:

c.1) la mancata istituzione del tavolo tecnico, non essendo essa obbligatoria, non è di per sé sintomo di carenza istruttoria;

c.2) ai fini della completezza dell’istruttoria nella fase preliminare di studio e pianificazione, per giungere ad una ponderata e ragionevole decisione in ordine alla compatibilità ambientale, risultano sufficienti i dati provenienti dal biomionitoraggio;

c.3) del resto, il riferimento della Commissione all’istituzione del tavolo tecnico è stato chiaramente effettuato in un’ottica prospettica e auspicabile, non avendo mai ritenuto lo stesso essenziale ed imprescindibile per il completamente dell’analisi in essere;

c.4) la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Regione Puglia in relazione all’intervenuta abrogazione, ad opera della lett. b) del comma 240 dell’art. 1 della legge n. 208 del 2015, del comma 1-bis dell’art. 38 del d.l. n. 133 del 2014, introdotto dalla legge di conversione n. 164 del 2014, e riformulato come segue dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è stata oggetto della pronuncia n. 114 del 19 maggio 2017, con cui la Corte Costituzionale ha ritenuto infondata sia la questione sollevata in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo comma, Cost., nonché al principio di leale collaborazione, sia la questione relativa all’art. 117, primo comma, Cost. e agli artt. 2, par. 1, e 3, par. 2 e 3, della direttiva n. 94/22/CE del 1994;

d) con specifico riferimento al quinto motivo di appello, appare inconferente con l’attività in esame la censura relativa all’asserito rapporto negativo tra costi e benefici, essendo questa appropriata in relazione ad un progetto di estrazione e coltivazione di idrocarburi, piuttosto che, come nella fattispecie, di ricerca sismica.

9. Relativamente alla censura dell’esercizio della discrezionalità tecnica (rintracciabile nei motivi: secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo e ottavo), il Collegio ritiene opportuno premettere alcune considerazioni di ordine generale.

9.1. Invero, si osserva che, alla stregua dei principi comunitari e nazionali, la valutazione di impatto ambientale non concerne una mera e generica verifica di natura tecnica circa l'astratta compatibilità ambientale dell'opera, ma deve implicare la complessiva e approfondita analisi comparativa di tutti gli elementi incidenti sull'ambiente del progetto unitariamente considerato, al fine di valutare in concreto -- alla luce delle alternative possibili e dei riflessi della stessa c.d. "opzione zero" -- il sacrificio imposto all'ambiente rispetto all'utilità socioeconomica perseguita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 6 luglio 2016, n. 3000; id., 31 maggio 2012 n. 3254).

Ebbene, circa l’esatta individuazione della natura del potere e l’ampia latitudine della discrezionalità esercitata dall’amministrazione in sede di VIA, in quanto istituto finalizzato alla tutela preventiva dell’ambiente inteso in senso ampio, il Collegio non intende deflettere dagli approdi esegetici cui è pervenuta la recente giurisprudenza (internazionale e nazionale), da cui emerge la natura ampiamente discrezionale delle scelte effettuate, giustificate alla luce dei valori primari ed assoluti coinvolti (cfr., Cons. St., sez. II, 02 ottobre 2014, n. 3938; sez. IV , 09 gennaio 2014, n. 36; sez. IV, 17 settembre 2013, n. 4611 sez. VI, 13 giugno 2011, n. 3561; Corte giust., 25 luglio 2008, c-142/07; Corte cost., 7 novembre 2007, n. 367, cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.).

E’ stato chiarito che nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l’amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all’apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo.

Di conseguenza, le posizioni soggettive delle persone e degli enti coinvolti nella procedura sono pacificamente qualificabili in termini di interesse legittimo ed è altrettanto assodato che le relative controversie non rientrano nel novero delle tassative ed eccezionali ipotesi di giurisdizione di merito sancite dall’art. 134 c.p.a. (cfr., sotto l’egida della precedente normativa, identica in parte qua, Cons. St., ad. plen., 9 gennaio 2002, n. 1).

9.2. È proprio in ragione di tali particolari profili che caratterizzano il giudizio di valutazione di impatto ambientale che il Collegio, prescindendo da specifiche aggettivazioni (debole o forte) a differenza di quanto fatto dal TAR nella sentenza impugnata, ritiene che la relativa valutazione di legittimità giudiziale, escludendo in maniera assoluta il carattere sostitutivo della stessa, debba essere limitata ad evidenziare la sussistenza di vizi rilevabili ictu oculi, a causa della loro abnormità, irragionevolezza, contraddittorietà e superficialità. Invero, il giudizio di compatibilità ambientale quand'anche reso sulla base di criteri oggettivi di misurazione, pienamente esposti al sindacato del giudice amministrativo, è attraversato, come visto, da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse all'esecuzione dell'opera, con la conseguenza che le scelte effettuate dall'Amministrazione si sottraggono al sindacato del giudice amministrativo ogniqualvolta le medesime non si appalesino come manifestamente illogiche o incongrue (in termini, di recente, Cons. Stato, sez. IV, 27 marzo 2017, n. 1392).

9.3. Sulla scorta di ricevuti principi (cfr., Cass. civ., sez. un., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313; Corte cost., 3 marzo 2011, n. 175; Cons. St., sez. VI, 9 febbraio 2011, n. 871), cui si rinvia a mente del combinato disposto degli artt. 74, co.1, e 88, co. 2, lett. d), c.p.a.:

a) la sostituzione, da parte del giudice amministrativo, della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalità dell’amministrazione costituisce ipotesi di sconfinamento vietato della giurisdizione di legittimità nella sfera riservata alla p.a., quand’anche l’eccesso in questione sia compiuto da una pronuncia il cui contenuto dispositivo si mantenga nell’area dell’annullamento dell’atto;

b) in base al principio di separazione dei poteri sotteso al nostro ordinamento costituzionale, solo l’amministrazione è in grado di apprezzare, in via immediata e diretta, l’interesse pubblico affidato dalla legge alle sue cure;

c) conseguentemente, il sindacato sulla motivazione delle valutazioni discrezionali:

I) deve essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non pretestuosità della valutazione degli elementi di fatto acquisiti;

II) non può avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilità della valutazione stessa;

III) può disporre c.t.u. o verificazione al fine di esercitare più penetranti controlli, con particolare riguardo ai profili accertativi.

10. Tale approccio necessita di ulteriore conferma laddove, come nel caso di specie, le critiche avverso l’esercizio del potere tecnico discrezionale si concentrano sul rispetto del principio di precauzione di cui all’art. 191 TFUE e agli artt. 3-ter e 301 d.lgs. n. 152 del 2006, la cui invocazione, peraltro, impone l’introduzione di elementi di valutazione particolarmente dettagliati, per evitare di estenderne eccessivamente la portata.

Invero, condividendo sul punto quanto espresso dalla costante giurisprudenza (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 27/12/2013, n. 6250; Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd., 3/09/2015, n. 581), il Collegio ritiene che il principio di precauzione:

a) i cui tratti giuridici si individuano lungo un percorso esegetico fondato sul binomio analisi dei rischi-carattere necessario delle misure adottate, presuppone l'esistenza di un rischio specifico all'esito di una valutazione quanto più possibile completa, condotta alla luce dei dati disponibili che risultino maggiormente affidabili e che deve concludersi con un giudizio di stretta necessità della misura;

b) non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli;

c) non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute delle persone e per l'ambiente, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile, richiedendo esso stesso una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell'attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell'attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi, valutazione consistente nella formulazione di un giudizio scientificamente attendibile.

11. Facendo applicazione dei suesposti principi alla vicenda per cui è causa, sulla scorta delle risultanze documentali in atti, il collegio osserva quanto segue:

a) molte delle censure (in particolare, i motivi secondo, quarto e quinto) appaiono generiche, pertanto inammissibili; ad esempio, con particolare riferimento al secondo motivo, si osserva l’assenza di deduzioni specifiche sia in relazione alla esatta delimitazione dell’area da prendere in considerazione ai fini della valutazione degli impatti che in merito alla presenza di aree tutelate;

b) ad ogni modo, tutte le censure che contrastano il contenuto del compendio delle valutazioni discrezionali poste a base del positivo provvedimento definitivo di VIA sono inammissibili per le ragioni esposte al precedente § 9 (in particolare 9.3); la Regione ricorrente, in buona sostanza, attacca l’opportunità delle scelte, tecniche e amministrative, rimesse all’autorità preposta alla cura di tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti, sostituendo alle contestate valutazioni, che non superano mai la soglia dell’abnormità o della manifesta illogicità, le proprie soluzioni (valoristiche, progettuali, istituzionali, economiche);

c) inoltre, tutte le censure dirette a contestare l’omessa valutazione degli impatti cumulativi delle attività autorizzate sono anche infondate, in considerazione della sufficienza ed idoneità delle prescrizioni imposte dalla Commissione, secondo il principio di massima precauzione, come già condivisibilmente ravvisato dal Giudice di primo grado:

c.1) divieto di svolgere contemporaneamente ulteriori indagini sismiche in ambiti geografici dove la distanza fra le imbarcazioni sismiche sia inferiore, nel punto più vicino atteso, a 55 miglia nautiche (100 km), in modo da garantire un’adeguata via di fuga ai mammiferi marini (così come già ribadito anche nel rapporto ISPRA 2012);

c.2) divieto di contemporanea esecuzione di indagini sismiche 2D e 3D se non siano trascorsi almeno 12 mesi dalla prima campagna;

c.3) limitatamente ai permessi di ricerca 2D, se in futuro dovesse risultare necessario effettuare una ulteriore campagna di approfondimento geofisico del tipo 3D dovrà essere attivata una nuova procedura di valutazione ambientale;

c.4) per minimizzare qualsiasi interferenza o impatto cumulativo dovuto alla simultaneità delle operazioni all’interno di due aree adiacenti assegnate allo stesso proponente, l’esecuzione del rilevamento deve essere effettuata impiegando un'unica nave di acquisizione e quindi un'unica sorgente acustica, eliminando in tal modo ogni possibilità di sovrapposizione di effetti legati alla generazione di più segnali acustici contemporaneamente presenti in una medesima area;

c.5) nel caso in cui uno o più titoli minerari vengano rilasciati con una tempistica tale che renda possibile effettuare i lavori nello stesso periodo in cui si svolgerà l’attività di prospezione geofisica proposta, il proponente è tenuto a prendere contatti con il possibile altro operatore per redigere un cronoprogramma delle operazioni che ne escluda la simultaneità e ad effettuare la verifica dei titoli minerari rilasciati nei dintorni al fine di redigere un cronoprogramma delle attività che ne escluda la simultaneità, con la conseguente esclusione della possibilità di effettuazione simultanea di indagini sismiche in aree adiacenti;

c.6) obbligo di esecuzione del biomonitoraggio e di un piano di monitoraggio bioacustico preventivo e successivo alla crociera sismica, con la previsione che il piano preventivo debba consentire di definire le strategie di mitigazione da adottare nel corso delle operazioni di air gun;

c.7) definizione di una zona di esclusione/area di sicurezza, attorno alla sorgente di rumore per l'individuazione del rischio potenziale per i mammiferi marini suddivisa in due aree di cui una per il danno fisico e una più esterna per il disturbo potenziale;

c.8) indicazione di precisi parametri di misurazione acustica per suddividere l'area di sicurezza.

d) inoltre, con specifico riferimento al terzo motivo, il Collegio ravvisa:

d.1) l’incertezza e l’insufficienza degli elementi addotti per potere addivenire ad affermare la piena sovrapponibilità della fattispecie in esame con quelle oggetto dei precedenti giurisprudenziali citati; ciò, soprattutto, considerando che nel caso di specie non è ravvisabile una insistenza specifica su una zona limitata, essendo invece interessata una zona molto vasta e difficilmente riconducibile ad unità;

d.2) risulta impossibile, e non corretto, procedere alla valutazione cumulativa degli effetti della fase della prospezione, riguardante la sola acquisizione di dati geofisici della ricerca di idrocarburi, con quelli generati nella successiva fase di coltivazione degli idrocarburi, non attinente quindi con il progetto presentato;

e) inoltre, con specifico riferimento al settimo motivo, il Collegio ne rileva la non pertinenza con la fattispecie in esame, considerato che, come condivisibilmente già affermato dal Giudice di primo grado, la Direttiva 2013/30/UE, cosiddetta Direttiva Off Shore, che si intende violata, ha ad oggetto le attività di estrazione di idrocarburi in mare, non anche quelle di mera prospezione.

12. In conclusione, alla luce di quanto considerato, il Collegio, ravvisando che i motivi di appello impingono nel merito delle valutazioni riservate all’amministrazione, ravvisa l’inammissibilità degli stessi.

13. Stante, da un lato, l’infondatezza di alcune censure e, dall’altro, l’inammissibilità di altre, l’appello deve essere respinto.

14. In considerazione della novità della questione, il Collegio ritiene sussistere giusti motivi per la compensazione delle spese del giudizio tra le parti

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF
Alessandro Verrico, Consigliere, Estensore
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Roberto Caponigro, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Alessandro Verrico Luigi Massimiliano Tarantino





IL SEGRETARIO

Rispondi