Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

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Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 8:17 pm

chiusura dell’ufficio postale di Forno.

Ricorso respinto.
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Il CdS con il presente ricorso straordinario precisa:

1) - L'articolo 2, comma 2 del D.M. 7 ottobre 2008 fissa le soglie minime di copertura della popolazione secondo tre fasce chilometriche (rispettivamente di tre, cinque e sei chilometri), in termini di distanza percorsa da una certa quota della popolazione per raggiungere l'ufficio postale più vicino al luogo di residenza.

2) - Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione della frazione di Forno e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Canevara dello stesso comune di Massa è di 2.811 mt.

3) - La popolazione della frazione di Forno, servita da otto uffici postali, situati ad una distanza variante da 2.811 a 7.084 mt. è di 796 abitanti.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502553 - Public 2015-09-07 -


Numero 02553/2015 e data 07/09/2015


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03807/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento per le comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da Comune di Massa, contro Poste Italiane, Ministero dello Sviluppo Economico, Autorità Per Le Garanzie Nelle Comunicazioni, per l’annullamento del provvedimento di chiusura dell’ufficio postale di Forno a firma del Direttore di Filiale in data 7 dicembre 2012, nonché, “in parte qua”, del D.M. del Ministero dello Sviluppo Economico n. 34016 del 7/10.2008, del contratto di programma 2009-2011 del 5.11.2010 e del piano annuale di razionalizzazione redatto da Poste Italiane S.p.a..

LA SEZIONE
Vista la relazione prot. n.0061612 in data 11/10/2013, trasmessa con nota prot. n. 0069277 del 7.11.2013 pervenuta il giorno 20 successivo, con la quale il Ministero dello sviluppo economico (Direzione Generale per la regolamentazione del Settore Postale) ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;

Richiamato in fatto quanto espone la riferente Amministrazione;

Visto il parere interlocutorio in data 14 maggio 2014;

Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Sergio Santoro;

FATTO

1. Con atto del 7.12.2012, pervenuto in pari data via fax al Comune di MASSA (MS), il Direttore della Filiale di Massa Carrara di Poste Italiane comunicava al Sindaco del Comune medesimo che a decorrere dal 18 dicembre 2012 l’Ufficio Postale di Forno sarebbe stato chiuso al pubblico, contestualmente confermando che Poste Italiane avrebbe continuato ad assicurare al Comune i propri servizi attraverso gli uffici postali indicati nell’atto in discorso.

Rappresentava, infine, che la determinazione di chiusura assunta risultava pienamente conforme ai criteri di cui al decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 7 ottobre 2008 e che la stessa era già stata comunicata alla competente Autorità di settore, ai sensi dell’art. 2 co. 6 del Contratto di programma 2009-2011, nell’ambito del piano annuale di interventi di razionalizzazione della rete postale.

Avverso l’indicata determinazione di chiusura e gli altri atti indicati in epigrafe, insorgeva il Comune di MASSA, chiedendone l’annullamento, con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, datato 4 aprile 2013 e notificato a Poste Italiane s.p.a. (il 6/11 aprile successivo), nonché al Ministero dello Sviluppo economico ed all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).

A sostegno del ricorso deduceva:

1°) Violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma 4 del d. lgs. 22.07.1999, n. 261 e dell’art. 18 del regolamento, approvato con delibera dell’AGCOM n. 286/12/CONS del 27 aprile 2012, pubblicata in G.U. n. 138 del 15.06.2012; eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, indeterminatezza. Poste Italiane s.p.a. avrebbe erroneamente ritenuto sufficiente la mera comunicazione del provvedimento di chiusura all’Autorità di Settore, laddove avrebbe dovuto ottenere l’assenso preventivo sul c.d. piano di razionalizzazione dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, che su di esso non si sarebbe mai espressa, come al contrario fatto sulla “manovra tariffaria di Poste Italiane”.

2°) Violazione e falsa applicazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio (15 dicembre 1997, n. 97/67/CE, 10 giugno 2002 n. 2002/39/CE, n. 261; illegittimità derivata; eccesso di potere per sviamento, difetto di istruttoria e di motivazione, indeterminatezza, contraddittorietà.

Il provvedimento di chiusura adottato ed il piano di razionalizzazione delle Poste Italiane s.p.a. sarebbero illegittimi perché sia il D.M. 7.10.2008 che il contratto di programma 2009-2011 contrasterebbero e con la disciplina comunitaria e con il diritto interno.

3°) Violazione e falsa applicazione Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 dicembre 1997, n. 97/67/CE, nonché del principio di proporzionalità ex art. 5 del Trattato dell’Unione Europea.

Illegittimità derivata. Il contratto di programma per il biennio 2009-2011, ancora applicabile alla fattispecie, nella parte in cui individuerebbe come esaustivi per la soppressione il criterio della distanza e quello dell’equilibrio economico – costituenti motivazione dell’impugnata determinazione di chiusura – sarebbe in contrasto con la direttive 97/67/CE, con il principio di proporzionalità e con l’art. 117 della Costituzione.

Sollevava, infine, questione di legittimità costituzionale dell’art. 33 co. 31 della L. 12.11.2011, n. 183, per contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto nell’approvare il Contratto di programma 2009-2011 avrebbe consentito al concessionario di ridurre e sopprimere uffici postali in violazione dei principi di imparzialità ed uguaglianza.

Con relazione in data 22 luglio 2013 la Direzione Affari Legali di Poste Italiane s.p.a. eccepiva, in via preliminare, l’inammissibilità del ricorso, in quanto proposto avverso atto non qualificabile come amministrativo, appartenente all’autonomia privata di un soggetto di diritto privato ed alle scelte organizzative di quest’ultimo.

Eccepiva, altresì, sempre in via pregiudiziale, la carenza di interesse ad agire del Comune, estraneo al procedimento e che opererebbe, in ogni caso, a tutela della permanenza di servizi ed attività aziendali espletati da Poste Italiane “iure privatorum” e non quale concessionaria “ex lege” e fornitrice del servizio postale universale.

Nel merito, puntualmente controdeducendo alle censure avversarie ne sosteneva l’infondatezza, concludendo per l’inammissibilità e, comunque, l’infondatezza del ricorso.

Con nota prot. n. 0051511 in data 2.10.2013, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni forniva alla competente Direzione Generale ministeriale le informazioni da quest’ultima richieste relative al ricorso in esame, rappresentando che l’ufficio postale di Forno è presente nell’elenco degli uffici in relazione ai quali, nell’ambito del piano per l’anno 2012 trasmesso alla stessa Autorità, “sono stati previsti interventi di razionalizzazione (rimodulazione oraria o, in presenza di situazioni di squilibrio economico particolarmente gravi, chiusura dell’ufficio).

Informava, infine, che con delibera n. 236/13/CONS del 21 marzo 2013, l’Autorità aveva avviato un procedimento istruttorio, attualmente in corso, finalizzato a valutare la congruità dei vigenti criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica e l’opportunità di una loro eventuale modifica e/o integrazione.

Con “Note di replica” in data 9 agosto t2013, il Comune di Massa controdeduceva alle eccezioni preliminari di Poste Italiane di “difetto di giurisdizione” e “carenza di interesse”, sostenendone l’infondatezza con richiamo alla giurisprudenza amministrativa che indicava.

Nel merito, ribadiva la fondatezza delle censure proposte col ricorso introduttivo, insistendo per l’accoglimento di quest’ultimo e l’annullamento degli atti impugnati.

Con relazione in data 11 ottobre 2013, trasmessa con nota del 7.11.2013, pervenuta il giorno 20 successivo, il Ministero dello Sviluppo Economico, richiamate le osservazioni di Poste Italiane e gli elementi forniti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ripercorreva gli interventi ed i provvedimenti a suo tempo adottati dallo stesso Dicastero in qualità di Regolatore – di servizio postale – allora competente, anche a seguito di uno studio comparativo a livello europeo riguardante le normative nazionali in materia.

Precisava, inoltre, che i criteri di cui al D.M. 7 ottobre 2008 erano stati stabiliti dal regolatore quale limite all’obbligo imposto al FSU, nell’ambito del contratto di programma di razionalizzare la rete postale pubblica, già da oltre dieci anni e che tali criteri sono funzionali ad una razionalizzazione della rete (riduzioni orarie/chiusure) che garantisca comunque la fruizione del servizio universale a tutti gli utenti.

Afferma, quindi, il Ministero riferente che, essendo stata demandata all’AGCOM la potestà di fissare nuovi criteri per l’individuazione della congruità del numero dei punti d’accesso alla rete postale e non avendo più, alla luce del decreto legge 6.12.2011 n. 201 – coordinato con la legge di conversione 22 dicembre 2011, n. 214 – funzioni di vigilanza in materia e, nel caso di specie, di verifica della rispondenza dell’attività posta in essere dal FSU in relazione a quanto stabilito dal D.M. 7 ottobre 2008, non era in grado di contrastare le censure poste a fondamento dell’istanza cautelare e dell’intero gravame.

Con la decisione interlocutoria sopra citata questa sezione aveva chiesto che il Ministero dello Sviluppo Economico invitasse l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ad esprimere il proprio avviso in merito alle censure formulate dal ricorrente Comune, con il gravame straordinario ad essa notificato, e, in particolare, chiarendo se la contestata chiusura dell’ufficio postale in questione sia o meno conforme alle norme in vigore ed ai criteri a suo tempo adottati dall’Autorità di regolamentazione postale allora competente, in materia di distribuzione dei punti di accesso alla sede postale pubblica, al fine di contemperare “le opposte esigenze di capillarità del servizio universale e l’efficienza di gestione dello stesso”. La sezione riteneva inoltre dovere conoscere l’esito del procedimento istruttorio dall’Autorità avviato con delibera n. 236/13/CONS del 21 marzo 2013.

DIRITTO

1. Questa Sezione ha già esaminato nel parere interlocutorio citato, la questione di ammissibilità del ricorso, ritenendo che si configuri un interesse qualificato del Comune ricorrente alla tutela del Servizio universale nei confronti dei propri cittadini, sulla base della disciplina posta dal decreto ministeriale 7 ottobre del 2008, che reca i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, sulla base della disciplina primaria contenuta nel decreto legislativo n. 261 del 1999.

Quanto all'impugnabilità dei provvedimenti di chiusura di uffici postali, può richiamarsi sinteticamente la copiosa giurisprudenza (tra cui da ultimo Consiglio di Stato Sezione Sesta n.1162 dell’11/03/2015) che la ammette.

2. Quanto al merito dell'impugnazione, sembra opportuno preliminarmente richiamare in sintesi i tratti essenziali della disciplina dei punti di accesso alla rete postale.

L'articolo 3 (Servizio universale) del d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 (Attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio) stabilisce che le prestazioni rientranti nel servizio postale universale devono essere fornite permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le isole minori e le zone rurali e montane, attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell'utenza.

"Punti di accesso" alla rete postale sono definiti, dall'articolo 1, comma 2, lett. c), dello stesso decreto legislativo, le ubicazioni fisiche comprendenti gli uffici postali e le cassette postali. Il successivo articolo 2 (Autorità nazionale di regolamentazione del settore postale), comma 4, prevede, poi, l'adozione di provvedimenti per fissare i criteri di ragionevolezza funzionale alla individuazione dei punti del territorio nazionale necessari a garantire una regolare e omogenea fornitura del servizio.

L'articolo 2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) fissa quindi il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, costituito dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino.

Lo stesso articolo stabilisce, ancora, che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Anche i criteri nella pianificazione degli interventi di razionalizzazione per il contenimento dei costi e di efficienza della gestione di cui all'indicato Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane e stabiliti, in particolare, dall'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione), devono così rispettare i detti parametri per la distribuzione dei punti di accesso definiti dal D.M. 7 ottobre 2008 (in tal modo, ponendo un limite agli obiettivi di contenimento degli oneri del servizio universale a favore delle ragionevoli esigenze degli utenti e imponendo la fornitura del servizio nel rispetto di detti parametri, anche quando l'erogazione delle prestazioni sia non redditiva o non economica).

3. È quindi sopraggiunta la delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, concernente “punti di accesso alla rete postale: modifica dei criteri di distribuzione degli uffici di poste italiane”, il cui art. 5 (Comunicazione nei confronti degli Enti locali) ha stabilito che “Fermo restando l’obbligo di informazione nei confronti degli utenti, di cui all’art. 14, comma 3 delle Condizioni generali di servizio per l’espletamento del servizio postale universale approvate con delibera n. 385/13/CONS, gli interventi di chiusura e di rimodulazione oraria degli uffici postali devono essere comunicati da Poste Italiane ai Sindaci dei Comuni interessati, ovvero alla competente articolazione decentrata dell'Amministrazione comunale, con congruo anticipo, almeno 60 giorni prima della data prevista di attuazione dell’intervento”. Tale delibera è successiva al provvedimento impugnato, che dunque non può essere considerato illegittimo in relazione alla disposizione ultima citata. Tuttavia tale disposizione appare espressione di un principio preesistente e già rinvenibile nell'art.7 della legge 241 del 1990, di modo che, ove non sia dimostrato l'avvenuto adempimento delle informazioni agli utenti del servizio ed all'ente locale interessato, potrebbe in ipotesi ritenersi sussistere il relativo vizio di legittimità, salvo a dimostrare, come nei paragrafi successivi, che il procedimento non avrebbe potuto avere esito diverso, in relazione a profili sostanziali che ne sorreggano la motivazione.

4. Non risulta infatti violato nella specie l’art.2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) che ha fissato il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, rappresentato dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino, essendosi stabilito che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Tali principi sono stati ribaditi nel Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane, in particolare nell'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione).

L'articolo 2, comma 2 del D.M. 7 ottobre 2008 fissa le soglie minime di copertura della popolazione secondo tre fasce chilometriche (rispettivamente di tre, cinque e sei chilometri), in termini di distanza percorsa da una certa quota della popolazione per raggiungere l'ufficio postale più vicino al luogo di residenza.

Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione della frazione di Forno e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Canevara dello stesso comune di Massa è di 2.811 mt.

La popolazione della frazione di Forno, servita da otto uffici postali, situati ad una distanza variante da 2.811 a 7.084 mt. è di 796 abitanti.

Non si ravvisano pertanto violazioni di alcun tipo della normativa applicabile alla fattispecie.

Inoltre, va notato che il D.M. 7.10.2008 ed il contratto di programma 2009-2011 non risultano avere violato in alcuna disposizione la normativa comunitaria richiamata nelle premesse, e che le delibere n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 e n. 49/14/CONS del 30 gennaio 2014 (con l’Allegato A) dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, hanno sostanzialmente ribadito, seppure con più ampia motivazione, i criteri espressi nel D.M. 7.10.2008, rendendoli addirittura più severi e stringenti.

Infine, si rivela manifestamente infondata ed irrilevante la questione di legittimità costituzionale dell’art. 33 co. 31 della L. 12.11.2011, n. 183, sul rilievo del preteso contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione, assumendosi che, nell’approvare il Contratto di programma 2009-2011, si sarebbe consentito al concessionario di ridurre e sopprimere uffici postali, in violazione dei principi di imparzialità ed uguaglianza: irrilevante in quanto la legittimità del provvedimento impugnato è da riferirsi, come sopra evidenziato, all'art. 2, comma 2, del D.M. 7 ottobre 2008; manifestamente infondata in quanto la riduzione del numero e la migliore distribuzione sul territorio degli uffici postali, nei limiti e come consentita dalle norme sopra ricordate, ispirate all'equa determinazione del rapporto costi-benefici nell'erogazione dei pubblici servizi, è evidentemente riconducibile al principio del buon andamento dell'amministrazione, stabilito dallo stesso art.97 della Costituzione.

Ed è appena il caso di ricordare che l'utilizzazione dei cosiddetti servizi innovativi, previsti in tali ultime delibere dell'AGCOM, potranno migliorare l'accesso al servizio universale prescindendo dalla presenza fisica, in prossimità della residenza, di un ufficio postale tradizionalmente inteso, e ciò con indubbio beneficio economico per il fornitore di tale servizio senza che si verifichi un corrispondente ingiustificato sacrificio per l’utente del medesimo.

Alla luce di quanto sopra, il provvedimento impugnato si sottrae alle censure dedotte.

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere respinto.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




IL SEGRETARIO
Marisa Allega



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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 8:30 pm

chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Massa e Cozzile.

Respinto.
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Il CdS con il presente ricorso straordinario precisa:


1) - Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione delle frazioni di Massa e di Cozzile e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Margine Coperta dello stesso comune di Montecatini Terme è tra chilometri 2,6 e 3,4.

2) - La popolazione dell'intero comune di Massa e Cozzile, servito da cinque uffici postali, è di 7.872 abitanti.

3) - Ed è appena il caso di ricordare che l'utilizzazione dei cosiddetti servizi innovativi, previsti in tali ultime delibere dell'AGCOM, potranno migliorare l'accesso al servizio universale prescindendo dalla presenza fisica, in prossimità della residenza, di un ufficio postale tradizionalmente inteso, e ciò con indubbio beneficio economico per il fornitore di tale servizio senza che si verifichi un corrispondente ingiustificato sacrificio per l’utente del medesimo.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502552 - Public 2015-09-07 -


Numero 02552/2015 e data 07/09/2015


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03713/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento delle comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto da Comune di Massa e Cozzile, contro Poste Italiane Spa, Autorità Per Le Garanzie Nelle Comunicazioni, per chiedere l’annullamento della decisione del direttore della Filiale di Lucca di poste Italiane in data 7 dicembre 2012 con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Massa e Cozzile.

LA SEZIONE
Vista la relazione n. 66464, del 24/09/2013 con la quale il Ministero dello sviluppo economico dipartimento delle comunicazioni dipartimento delle comunicazioni, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;

Richiamato in fatto quanto espone la riferente Amministrazione;
Visto il parere interlocutorio in data 19 febbraio 2014;
Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Sergio Santoro;

FATTO

1. Il Comune di Massa e Cozzile (PT), in persona del Sindaco pro tempore, chiede l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Pistoia, in data 7 dicembre 2012, con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Massa e Cozzile.

L’ente locale chiede altresì l’annullamento del decreto del Ministero dello sviluppo economico, in data 7 ottobre 2008, che reca: “criteri di distribuzione dei punti di accesso della rete postale pubblica (art. 2)”, nella parte in cui stabilisce i criteri di distribuzione degli uffici postali; chiede altresì l’annullamento di ogni altro atto presupposto e/o conseguenziale.

Il Comune ricorrente sostiene che, in ragione della decisione impugnata, il servizio postale universale non verrebbe più fornito agli abitanti della frazione in questione, che risulterebbero così privati anche dei servizi finanziari (pagamento bollette, pensioni, raccomandate), con evidente discriminazione, sulla base della residenza, rispetto alla situazione degli altri cittadini.

2. Il Comune deduce, con un primo motivo, la violazione e la falsa applicazione della direttiva 67/97/CE e del decreto legislativo 261/1999, in relazione all’erogazione del servizio universale e alla discriminazione nel diritto all’accesso e alla fruizione del servizio postale; con un secondo motivo, viene dedotto l’eccesso di potere per carenza e/o assenza di motivazione, contraddittorietà manifesta, carenza di istruttoria e carenza di potere; con un terzo motivo, sempre con riferimento all’art. 3 della legge 241, al decreto legislativo 261/99 e alla direttiva 67/97/CE, si deduce ancora l’eccesso di potere per contraddittorietà; con l’ultimo motivo si deduce, infine, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 7 e 8 della legge 241 del 1990.

3. Il Ministero che procede ha prodotto la prevista relazione istruttoria, presentando l’articolata posizione di Poste Italiane S.p.a., che si configura come Fornitore del Servizio Universale ( FSU), trasmettendo altresì gli elementi forniti dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, su specifica richiesta del Ministero che procede.

La Sezione, con il parere interlocutorio citato nelle premesse, non ravvisando né una situazione di pericolo in atto, né il fumus della probabile violazione di norme di legge, esprimeva quindi parere contrario alla sospensione in via cautelare del provvedimento impugnato, disponendo, tuttavia, alcuni adempimenti istruttori nei confronti del Ministero e dell’Autorità Garante per le Comunicazioni in ordine alla verifica della accessibilità dei punti sul territorio del servizio postale universale, soprattutto con riferimento alle zone montane e alle isole minori.

DIRITTO

1. Questa Sezione ha già esaminato nel parere interlocutorio citato, la questione di ammissibilità del ricorso, ritenendo che si configuri un interesse qualificato del Comune ricorrente alla tutela del Servizio universale nei confronti dei propri cittadini, sulla base della disciplina posta dal decreto ministeriale 7 ottobre del 2008, che reca i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, sulla base della disciplina primaria contenuta nel decreto legislativo n. 261 del 1999.

Quanto all'impugnabilità dei provvedimenti di chiusura di uffici postali, può richiamarsi sinteticamente la copiosa giurisprudenza (tra cui da ultimo Consiglio di Stato Sezione Sesta n.1162 dell’11/03/2015) che la ammette.

2. Quanto al merito dell'impugnazione, sembra opportuno preliminarmente richiamare in sintesi i tratti essenziali della disciplina dei punti di accesso alla rete postale.

L'articolo 3 (Servizio universale) del d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 (Attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio) stabilisce che le prestazioni rientranti nel servizio postale universale devono essere fornite permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le isole minori e le zone rurali e montane, attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell'utenza.

"Punti di accesso" alla rete postale sono definiti, dall'articolo 1, comma 2, lett. c), dello stesso decreto legislativo, le ubicazioni fisiche comprendenti gli uffici postali e le cassette postali. Il successivo articolo 2 (Autorità nazionale di regolamentazione del settore postale), comma 4, prevede, poi, l'adozione di provvedimenti per fissare i criteri di ragionevolezza funzionale alla individuazione dei punti del territorio nazionale necessari a garantire una regolare e omogenea fornitura del servizio.

L'articolo 2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) fissa quindi il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, costituito dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino.

Lo stesso articolo stabilisce, ancora, che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Anche i criteri nella pianificazione degli interventi di razionalizzazione per il contenimento dei costi e di efficienza della gestione di cui all'indicato Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane e stabiliti, in particolare, dall'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione), devono così rispettare i detti parametri per la distribuzione dei punti di accesso definiti dal D.M. 7 ottobre 2008 (in tal modo, ponendo un limite agli obiettivi di contenimento degli oneri del servizio universale a favore delle ragionevoli esigenze degli utenti e imponendo la fornitura del servizio nel rispetto di detti parametri, anche quando l'erogazione delle prestazioni sia non redditiva o non economica).

3. È quindi sopraggiunta la delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, concernente “punti di accesso alla rete postale: modifica dei criteri di distribuzione degli uffici di poste italiane”, il cui art. 5 (Comunicazione nei confronti degli Enti locali) ha stabilito che “Fermo restando l’obbligo di informazione nei confronti degli utenti, di cui all’art. 14, comma 3 delle Condizioni generali di servizio per l’espletamento del servizio postale universale approvate con delibera n. 385/13/CONS, gli interventi di chiusura e di rimodulazione oraria degli uffici postali devono essere comunicati da Poste Italiane ai Sindaci dei Comuni interessati, ovvero alla competente articolazione decentrata dell'Amministrazione comunale, con congruo anticipo, almeno 60 giorni prima della data prevista di attuazione dell’intervento”. Tale delibera è successiva al provvedimento impugnato, che dunque non può essere considerato illegittimo in relazione alla disposizione ultima citata. Tuttavia tale disposizione appare espressione di un principio preesistente e già rinvenibile nell'art.7 della legge 241 del 1990, di modo che, ove non sia dimostrato l'avvenuto adempimento delle informazioni agli utenti del servizio ed all'ente locale interessato, potrebbe in ipotesi ritenersi sussistere il relativo vizio di legittimità, salvo a dimostrare, come nei paragrafi successivi, che il procedimento non avrebbe potuto avere esito diverso, in relazione a profili sostanziali che ne sorreggano la motivazione.

4. Non risulta infatti violato nella specie l’art.2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) che ha fissato il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, rappresentato dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino, essendosi stabilito che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Tali principi sono stati ribaditi nel Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane, in particolare nell'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione).

L'articolo 2, comma 2 del D.M. 7 ottobre 2008 fissa le soglie minime di copertura della popolazione secondo tre fasce chilometriche (rispettivamente di tre, cinque e sei chilometri), in termini di distanza percorsa da una certa quota della popolazione per raggiungere l'ufficio postale più vicino al luogo di residenza.

Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione delle frazioni di Massa e di Cozzile e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Margine Coperta dello stesso comune di Montecatini Terme è tra chilometri 2,6 e 3,4.

La popolazione dell'intero comune di Massa e Cozzile, servito da cinque uffici postali, è di 7.872 abitanti.

Non si ravvisano pertanto violazione di alcun tipo della normativa applicabile alla fattispecie.

Inoltre, va notato che il D.M. 7.10.2008 ed il contratto di programma 2009-2011 non risultano avere violato in alcuna disposizione la normativa comunitaria richiamata nelle premesse, e che le delibere n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 e n. 49/14/CONS del 30 gennaio 2014 (con l’Allegato A) dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, hanno sostanzialmente ribadito, seppure con più ampia motivazione, i criteri espressi nel D.M. 7.10.2008, rendendoli addirittura più severi e stringenti.

Infine, si rivela manifestamente infondata ed irrilevante la questione di legittimità costituzionale dell’art. 33 co. 31 della L. 12.11.2011, n. 183, sul rilievo del preteso contrasto con gli artt. 3 e 97 della Costituzione, assumendosi che, nell’approvare il Contratto di programma 2009-2011, si sarebbe consentito al concessionario di ridurre e sopprimere uffici postali, in violazione dei principi di imparzialità ed uguaglianza: irrilevante in quanto la legittimità del provvedimento impugnato è da riferirsi, come sopra evidenziato, all'art. 2, comma 2, del D.M. 7 ottobre 2008; manifestamente infondata in quanto la riduzione del numero e la migliore distribuzione sul territorio degli uffici postali, nei limiti e come consentita dalle norme sopra ricordate, ispirate all'equa determinazione del rapporto costi-benefici nell'erogazione dei pubblici servizi, è evidentemente riconducibile al principio del buon andamento dell'amministrazione, stabilito dallo stesso art.97 della Costituzione.

Ed è appena il caso di ricordare che l'utilizzazione dei cosiddetti servizi innovativi, previsti in tali ultime delibere dell'AGCOM, potranno migliorare l'accesso al servizio universale prescindendo dalla presenza fisica, in prossimità della residenza, di un ufficio postale tradizionalmente inteso, e ciò con indubbio beneficio economico per il fornitore di tale servizio senza che si verifichi un corrispondente ingiustificato sacrificio per l’utente del medesimo.

Alla luce di quanto sopra, il provvedimento impugnato si sottrae alle censure dedotte.

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere respinto.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




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Marisa Allega

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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 10:26 pm

chiusura dell’ufficio postale della frazione di Montevettolini.

Respinto come al solito.
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1) - Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione della frazione di Montevettolini e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Cintolese dello stesso comune di Montecatini Terme è di chilometri 2,5.

2) - La popolazione della frazione di Montevettolini che deve essere servita dal servizio postale, è di 1129 abitanti (come riferisce lo stesso ricorrente) e, in relazione a quanto previsto per la seconda fascia di cui all'art. 2, comma 2, del D.M. 7 ottobre 2008, è di gran lunga inferiore al 97,5% della popolazione del Comune, popolazione che nel censimento ISTAT del 2011 era stata accertata pari a 20 831 abitanti.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502551 - Public 2015-09-07 -


Numero 02551/2015 e data 07/09/2015

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Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03711/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento per le comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da Comune di Monsummano Terme, contro Poste Italiane Spa, Autorità Per Le Garanzie nelle Comunicazioni, per l’annullamento del provvedimento di chiusura dell’ufficio postale della frazione di Montevettolini, a firma del Direttore di Filiale di Pistoia in data 7 dicembre 2012 nonché, in “parte qua”, del D.M. del Ministero dello Sviluppo Economico n. 34016 del 7.10.2008, del “contratto di programma 2009-2011 del 5.11.2010 e del piano annuale di razionalizzazione redatto da Poste Italiane S.p.a .

N.B.: OMISSIS - (il resto è tutto uguale)

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere respinto.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 10:34 pm

chiusura dell’ufficio postale della frazione di Montecatini Val di Nievole.

Respinto come al solito.
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1) - Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione della frazione di Montecatini Alto e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Nievole dello stesso comune di Montecatini Terme è di chilometri 3,3.

2) - La popolazione della frazione di Montecatini Alto che deve essere servita dal servizio postale, è di 1036 abitanti (come riferisce lo stesso ricorrente) e, in relazione a quanto previsto per la seconda fascia di cui all'art. 2, comma 2, del D.M. 7 ottobre 2008, è di gran lunga inferiore al 92,5% della popolazione del Comune, popolazione che nel censimento ISTAT del 2011 era stata accertata pari a 19 473 abitanti.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502550 - Public 2015-09-07 -


Numero 02550/2015 e data 07/09/2015

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Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03688/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento per le comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da Comune di Montecatini Terme, contro Poste Italiane Spa, Ministero dello Sviluppo Economico, Autorità Per Le Garanzie Nelle Comunicazioni, per l’annullamento del provvedimento di chiusura dell’ufficio postale della frazione di Montecatini Val di Nievole a firma del Direttore di Filiale di Pistoia in data 7 dicembre 2012 nonché, in “parte qua”, del D.M. del Ministero dello Sviluppo Economico n. 34016 del 7.10.2008, del “contratto di programma 2009-2011 del 5.11.2010 e del piano annuale di razionalizzazione redatto da Poste Italiane S.p.a.;

N.B.: OMISSIS – ( il resto è tutto uguale )

P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere respinto.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 10:41 pm

chiusura dell’ufficio postale della frazione di Nibbiaia.

Respinto.
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1) - Nella specie i dati Istat e geografici consentono di stabilire che l'effettiva distanza tra la popolazione della frazione di Nibbiaia e l'ufficio postale più vicino situato nella frazione di Gabbro dello stesso comune di Rosignano è di chilometri 4,7.

2) - La popolazione della frazione di Nibbiaia che deve essere servita dal servizio postale, è di 715 abitanti e, in relazione a quanto previsto per la seconda fascia di cui all'art. 2, comma 2, del D.M. 7 ottobre 2008, è di gran lunga inferiore al 92,5% della popolazione del Comune, popolazione che nel censimento ISTAT del 2011 era stata accertata pari a 31.562 abitanti.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502549 - Public 2015-09-07 -


Numero 02549/2015 e data 07/09/2015

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Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03464/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da Comune di Rosignano Marittimo, contro Autorita' Per Le Garanzie Nelle Comunicazioni, Poste Italiane Spa, per l’annullamento del provvedimento di chiusura dell’ufficio postale della frazione di Nibbiaia, a firma del Direttore di Filiale in data 7 dicembre 2012, nonché, “in parte qua”, del D.M. del Ministero dello Sviluppo Economico n. 34016 del 7.10.2008, del contratto di programma 2009-2011 del 5.11.2010 e del piano annuale di razionalizzazione redatto da Poste Italiane S.p.a.


N.B.: OMISSIS (il resto è tutto uguale)

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere respinto.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 10:50 pm

chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Civitella Licino.

ACCOLTO.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502548 - Public 2015-09-07 -


Numero 02548/2015 e data 07/09/2015

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Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03310/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento per le comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto dal Comune di Cusano Mutri, per chiedere l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Benevento di Poste italiane, in data 16 novembre 2012, con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Civitella Licino.;

LA SEZIONE
Vista la relazione n. 53739, pervenuta in data 25 settembre 2013, con la quale il Ministero dello sviluppo economico, Dipartimento delle comunicazioni, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;

Visto il parere interlocutorio in data 4 dicembre 2013;
Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Sergio Santoro;

FATTO

1. Comune di Cusano Mutri ( Bn) chiede l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Benevento di Poste Italiane, in data 16 novembre 2012, con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Civitella Licinio. L’ente locale chiede altresì l’annullamento del decreto del Ministero dello sviluppo economico, in data 7 ottobre 2008 che reca i “criteri di distribuzione dei punti di accesso della rete postale pubblica (art. 2), nella parte in cui stabilisce i criteri di distribuzione degli uffici postali; chiede altresì l’annullamento di ogni altro atto presupposto e/o conseguenziale.

Il Comune ricorrente sostiene che, in ragione della decisione impugnata, il servizio postale universale non verrebbe più fornito agli abitanti della frazione di Civitella Licinio, che risulterebbero così privati anche dei servizi finanziari e postali (pagamento bollette, pensioni, raccomandate), con evidente discriminazione, sulla base della residenza, rispetto alla situazione degli altri cittadini.

L’Ente locale chiede altresì l’annullamento del decreto del Ministero della Sviluppo economico in data 7 ottobre 2008, che reca: “criteri di distribuzione dei punti di accesso della rete postale pubblica (art. 2), nella parte in cui stabilisce i criteri di distribuzione degli uffici postali; chiede altresì l’annullamento di ogni altro atto presupposto e/o conseguenziale.

Il Comune ricorrente sostiene che, in ragione della decisione impugnata, il servizio postale universale non verrebbe più fornito agli abitanti della frazione cit., che risulterebbero così privati anche dei servizi finanziari (pagamento bollette, pensioni, raccomandate), con evidente discriminazione, sulla base della residenza, rispetto alla situazione degli altri cittadini.

2. Il Comune deduce, con un primo motivo, la violazione degli artt. 7 e ss. della legge n. 241 del 1990; l’inadempimento delle prescrizioni di cui al comma 8 dell’art. 2 del contratto di programma 2009 — 2011tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste italiane spa.; con un secondo gruppo di motivi la violazione e ala falsa applicazione della direttiva 67/97/CE e del decreto legislativo 261/1999, in relazione all’erogazione del servizio universale e alla discriminazione nel diritto all’accesso e alla fruizione del servizio postale; con un terzo gruppo di motivi, viene dedotto l’eccesso di potere per carenza e/o assenza di motivazione, contraddittorietà manifesta, carenza di istruttoria e carenza di potere; sempre con riferimento all’art. 3 della legge 241, al decreto legislativo 261/99 e alla direttiva 67/97/CE , si deduce ancora l’eccesso di potere per contraddittorietà; con l’ultimo motivo si deduce infine la violazione del dm in data 7 ottobre 2008.

3. Il Ministero che procede ha prodotto la prevista relazione istruttoria, presentando l’articolata posizione di Poste Italiane S.p.a., che si configura come Fornitore del Servizio Universale ( FSU), trasmettendo altresì gli elementi forniti dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, su specifica richiesta del Ministero che procede.

3. La Sezione con il parere interlocutorio citato ha ritenuto che, ad un primo esame, la soppressione dell’Ufficio Postale in oggetto sia esercizio di un potere di autorganizzazione intestato al FSU dalle norme in vigore, potere che non mette immediatamente in pericolo i principi alla garanzia della fornitura del servizio come previsti dal decreto legislativo n. 261 del 1999 ed in particolare dal decreto ministeriale 7 ottobre 2008. La Sezione, non ravvisando dunque né una situazione di pericolo in atto, né il fumus della probabile violazione di norme di legge aveva espresso quindi parere contrario alla sospensione in via cautelare del provvedimento impugnato, chiedendo, tuttavia, che il Ministero procedente inviasse la relazione conclusiva dell’Autorità Garante per le Comunicazioni in ordine alla istruttoria in corso in materia di verifica della accessibilità dei punti sul territorio del servizio postale universale, soprattutto con riferimento alle zone montane e alle isole minori.

DIRITTO

1. Questa Sezione ha già esaminato nel parere interlocutorio citato, la questione di ammissibilità del ricorso, ritenendo che si configuri un interesse qualificato del Comune ricorrente alla tutela del Servizio universale nei confronti dei propri cittadini, sulla base della disciplina posta dal decreto ministeriale 7 ottobre del 2008, che reca i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, sulla base della disciplina primaria contenuta nel decreto legislativo n. 261 del 1999.

Quanto all'impugnabilità dei provvedimenti di chiusura di uffici postali, può richiamarsi sinteticamente la copiosa giurisprudenza (tra cui da ultimo Consiglio di Stato Sezione Sesta n.1162 dell’11/03/2015) che la ammette.

2. Quanto al merito dell'impugnazione, sembra opportuno preliminarmente richiamare in sintesi i tratti essenziali della disciplina dei punti di accesso alla rete postale.

L'articolo 3 (Servizio universale) del d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 (Attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio) stabilisce che le prestazioni rientranti nel servizio postale universale devono essere fornite permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le isole minori e le zone rurali e montane, attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell'utenza.

"Punti di accesso" alla rete postale sono definiti, dall'articolo 1, comma 2, lett. c), dello stesso decreto legislativo, le ubicazioni fisiche comprendenti gli uffici postali e le cassette postali. Il successivo articolo 2 (Autorità nazionale di regolamentazione del settore postale), comma 4, prevede, poi, l'adozione di provvedimenti per fissare i criteri di ragionevolezza funzionale alla individuazione dei punti del territorio nazionale necessari a garantire una regolare e omogenea fornitura del servizio.

L'articolo 2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) fissa quindi il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, costituito dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino.

Lo stesso articolo stabilisce, ancora, che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Anche i criteri nella pianificazione degli interventi di razionalizzazione per il contenimento dei costi e di efficienza della gestione di cui all'indicato Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane e stabiliti, in particolare, dall'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione), devono così rispettare i detti parametri per la distribuzione dei punti di accesso definiti dal D.M. 7 ottobre 2008 (in tal modo, ponendo un limite agli obiettivi di contenimento degli oneri del servizio universale a favore delle ragionevoli esigenze degli utenti e imponendo la fornitura del servizio nel rispetto di detti parametri, anche quando l'erogazione delle prestazioni sia non redditiva o non economica).

È quindi sopraggiunta la delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, concernente “punti di accesso alla rete postale: modifica dei criteri di distribuzione degli uffici di poste italiane”, il cui art. 2 (Comuni rurali e montani) dispone :

“1. Le previsioni contenute nell’art. 2 (“criteri di distribuzione degli uffici postali”) del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 ottobre 2008, sono integrate dal divieto di chiusura di uffici postali situati in Comuni rurali che rientrano anche nella categoria dei Comuni montani.

2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del divieto di cui al comma 1 del presente articolo, i Comuni nei quali siano presenti più di due uffici postali ed il rapporto abitanti per ufficio postale sia inferiore a 800.

3. Ai sensi del presente articolo si intende:
a) per “Comuni rurali”, i Comuni con densità abitativa inferiore a 150 ab/km2, secondo i più recenti dati demografici ISTAT;
b) per “Comuni montani”, i Comuni contrassegnati come totalmente montani nel più recente elenco di Comuni Italiani pubblicato dall’ISTAT.”

Ora, la frazione in questione del Comune ricorrente rientra pienamente nella categoria di comune rurale e montano, come delineata nella disposizione sopra citata, secondo quanto si ricava dal portale del sistema informativo della montagna (http://www.simontagna.it/portalesim/com ... l#LetteraC" onclick="window.open(this.href);return false;), al quale il sito ISTAT rinvia ai fini della relativa classificazione.

Infatti, la frazione del Comune ricorrente denominata Civitella Licinio è una località montana situata a 400 m. S.l.m., a metà strada tra i centri abitati di Cusano Mutri e di Cerreto Sannita. Dista circa 4,5 km dal centro del Comune. Il Comune ricorrente ha inoltre una densità di 75,37 ab./km², inferiore al limite di 150 ab/km2, e verosimilmente quella frazione più alta e così distante presenta indubbiamente una densità di popolazione assai inferiore.

Al riguardo occorre rilevare che la dislocazione della frazione Civitella Licinio impone di considerarla, ai soli fini dell'applicazione della disposizione citata, come Comune a sé stante, anche per salvaguardare la ratio di quanto ivi stabilito.

Alla luce di quanto sopra, il provvedimento impugnato risulta illegittimo in relazione alla citata disposizione della delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, e deve dunque essere annullato.

Il ricorso deve dichiararsi invece improcedibile per difetto di interesse nei riguardi dei restanti provvedimenti ministeriale e dell’AGCOM.

P.Q.M.
esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere in parte accolto, nei sensi di cui in motivazione, e che per l'effetto deve essere annullata la decisione del della decisione del direttore della filiale di Benevento di Poste Italiane, in data 16 novembre 2012, con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale della frazione di Civitella Licinio.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 11:04 pm

chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale del Comune di Saliano.

ACCOLTO in parte.
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1) - Il Comune ricorrente sostiene che, in ragione della decisione impugnata, il servizio postale universale non verrebbe più fornito agli abitanti della frazione di Saliano, che risulterebbero così privati anche dei servizi finanziari (pagamento bollette, pensioni, raccomandate), con evidente discriminazione, sulla base della residenza, rispetto alla situazione degli altri cittadini.

2) - Sono esclusi dall’ambito di applicazione del divieto di cui al comma 1 del presente articolo, i Comuni nei quali siano presenti più di due uffici postali ed il rapporto abitanti per ufficio postale sia inferiore a 800.

IL CdS scrive:

3) - Infatti, la frazione del Comune ricorrente denominata Saliano è una località montana del Comune di Rogliano in Provincia di Cosenza e si trova ad un'altezza di 1020 metri sul livello del mare.

4) - Saliano è situato alle falde dei monti della Sila, a pochi chilometri dal Comune di Parenti sulla riva sinistra del fiume Savuto.

5) Dista circa 21 km dal centro del Comune di Rogliano.

6) - Il Comune ricorrente ha inoltre una densità di 137,19 ab./km², inferiore al limite di 150 ab/km2, e verosimilmente quella frazione più alta e così distante presenta indubbiamente una densità di popolazione assai inferiore.

7) - Al riguardo occorre rilevare che la notevole distanza (21 km.) cui si trova la frazione Saliano dal comune di Rogliano impone di considerarla, ai soli fini dell'applicazione della disposizione citata, come Comune a sé stante, anche per salvaguardare la ratio di quanto ivi stabilito.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502547 - Public 2015-09-07 -


Numero 02547/2015 e data 07/09/2015


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Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03309/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento delle comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto dal Comune di Rogliano, per chiedere l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della Filiale di Cosenza di Poste Italiane, in data 20 novembre 2012 n. 9811, con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale del Comune di Saliano;

LA SEZIONE
Vista la relazione n. 43083 del 05/07/2013, con la quale il Ministero dello sviluppo economico, Dipartimento delle comunicazioni, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;

Visto il parere interlocutorio in data 4 dicembre 2013;
Vista la relazione n. 43083 del 05/07/2013 con la quale il Ministero dello sviluppo economico Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Sergio Santoro;

FATTO

1. Il Comune di Rogliano ( Cs) chiede l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Cosenza di Poste Italiane, in data 20 novembre 2012,( n. 9811) , con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale di Saliano. Si tratta di una frazione che conta circa 300 abitanti, è sita ad una altitudine di 1020 mt, dista dal centro abitato di Rogliano 21 chilometri ca.

L’Ente locale chiede altresì l’annullamento del decreto del Ministero della Sviluppo economico in data 7 ottobre 2008, che reca: “criteri di distribuzione dei punti di accesso della rete postale pubblica (art. 2), nella parte in cui stabilisce i criteri di distribuzione degli uffici postali; chiede altresì l’annullamento di ogni altro atto presupposto e/o conseguenziale.

Il Comune ricorrente sostiene che, in ragione della decisione impugnata, il servizio postale universale non verrebbe più fornito agli abitanti della frazione di Saliano, che risulterebbero così privati anche dei servizi finanziari (pagamento bollette, pensioni, raccomandate), con evidente discriminazione, sulla base della residenza, rispetto alla situazione degli altri cittadini.

2. Il Comune deduce, con un primo motivo, la violazione degli artt. 7 e ss. della legge n. 241 del 1990; l’inadempimento delle prescrizioni di cui al comma 8 dell’art. 2 del contratto di programma 2009 — 2011 tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste italiane spa.; con un secondo gruppo di motivi la violazione e ala falsa applicazione della direttiva 67/97/CE e del decreto legislativo 261/1999, in relazione all’erogazione del servizio universale e alla discriminazione nel diritto all’accesso e alla fruizione del servizio postale; con un terzo gruppo di motivi, viene dedotto l’eccesso di potere per carenza e/o assenza di motivazione, contraddittorietà manifesta, carenza di istruttoria e carenza di potere; sempre con riferimento all’art. 3 della legge 241, al decreto legislativo 261/99 e alla direttiva 67/97/CE , si deduce ancora l’eccesso di potere per contraddittorietà; con l’ultimo motivo si deduce infine la violazione del dm in data 7 ottobre 2008.

3. Il Ministero che procede ha prodotto la prevista relazione istruttoria, presentando l’articolata posizione di Poste Italiane S.p.a., che si configura come Fornitore del Servizio Universale ( FSU), trasmettendo altresì gli elementi forniti dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, su specifica richiesta del Ministero che procede.

3. La Sezione con il parere interlocutorio citato ha ritenuto che, ad un primo esame, la soppressione dell’Ufficio Postale in oggetto sia esercizio di un potere di autorganizzazione intestato al FSU dalle norme in vigore, potere che non mette immediatamente in pericolo i principi alla garanzia della fornitura del servizio come previsti dal decreto legislativo n. 261 del 1999 ed in particolare dal decreto ministeriale 7 ottobre 2008. La Sezione, non ravvisando dunque né una situazione di pericolo in atto, né il fumus della probabile violazione di norme di legge aveva espresso quindi parere contrario alla sospensione in via cautelare del provvedimento impugnato, chiedendo, tuttavia, che il Ministero procedente inviasse la relazione conclusiva dell’Autorità Garante per le Comunicazioni in ordine alla istruttoria in corso in materia di verifica della accessibilità dei punti sul territorio del servizio postale universale, soprattutto con riferimento alle zone montane e alle isole minori.

DIRITTO

1. Questa Sezione ha già esaminato nel parere interlocutorio citato, la questione di ammissibilità del ricorso, ritenendo che si configuri un interesse qualificato del Comune ricorrente alla tutela del Servizio universale nei confronti dei propri cittadini, sulla base della disciplina posta dal decreto ministeriale 7 ottobre del 2008, che reca i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, sulla base della disciplina primaria contenuta nel decreto legislativo n. 261 del 1999.

Quanto all'impugnabilità dei provvedimenti di chiusura di uffici postali, può richiamarsi sinteticamente la copiosa giurisprudenza (tra cui da ultimo Consiglio di Stato Sezione Sesta n.1162 dell’11/03/2015) che la ammette.

2. Quanto al merito dell'impugnazione, sembra opportuno preliminarmente richiamare in sintesi i tratti essenziali della disciplina dei punti di accesso alla rete postale.

L'articolo 3 (Servizio universale) del d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 (Attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio) stabilisce che le prestazioni rientranti nel servizio postale universale devono essere fornite permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le isole minori e le zone rurali e montane, attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell'utenza.

"Punti di accesso" alla rete postale sono definiti, dall'articolo 1, comma 2, lett. c), dello stesso decreto legislativo, le ubicazioni fisiche comprendenti gli uffici postali e le cassette postali. Il successivo articolo 2 (Autorità nazionale di regolamentazione del settore postale), comma 4, prevede, poi, l'adozione di provvedimenti per fissare i criteri di ragionevolezza funzionale alla individuazione dei punti del territorio nazionale necessari a garantire una regolare e omogenea fornitura del servizio.

L'articolo 2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) fissa quindi il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, costituito dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino.

Lo stesso articolo stabilisce, ancora, che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Anche i criteri nella pianificazione degli interventi di razionalizzazione per il contenimento dei costi e di efficienza della gestione di cui all'indicato Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane e stabiliti, in particolare, dall'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione), devono così rispettare i detti parametri per la distribuzione dei punti di accesso definiti dal D.M. 7 ottobre 2008 (in tal modo, ponendo un limite agli obiettivi di contenimento degli oneri del servizio universale a favore delle ragionevoli esigenze degli utenti e imponendo la fornitura del servizio nel rispetto di detti parametri, anche quando l'erogazione delle prestazioni sia non redditiva o non economica).

È quindi sopraggiunta la delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, concernente “punti di accesso alla rete postale: modifica dei criteri di distribuzione degli uffici di poste italiane”, il cui art. 2 (Comuni rurali e montani) dispone :

“1. Le previsioni contenute nell’art. 2 (“criteri di distribuzione degli uffici postali”) del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 ottobre 2008, sono integrate dal divieto di chiusura di uffici postali situati in Comuni rurali che rientrano anche nella categoria dei Comuni montani.

2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del divieto di cui al comma 1 del presente articolo, i Comuni nei quali siano presenti più di due uffici postali ed il rapporto abitanti per ufficio postale sia inferiore a 800.

3. Ai sensi del presente articolo si intende:
a) per “Comuni rurali”, i Comuni con densità abitativa inferiore a 150 ab/km2, secondo i più recenti dati demografici ISTAT;
b) per “Comuni montani”, i Comuni contrassegnati come totalmente montani nel più recente elenco di Comuni Italiani pubblicato dall’ISTAT.”

Ora, la frazione in questione del Comune ricorrente rientra pienamente nella categoria di comune rurale e montano, come delineata nella disposizione sopra citata, secondo quanto si ricava dal portale del sistema informativo della montagna (http://www.simontagna.it/portalesim/com ... l#LetteraR" onclick="window.open(this.href);return false;), al quale il sito ISTAT rinvia ai fini della relativa classificazione.

Infatti, la frazione del Comune ricorrente denominata Saliano è una località montana del Comune di Rogliano in Provincia di Cosenza e si trova ad un'altezza di 1020 metri sul livello del mare. Saliano è situato alle falde dei monti della Sila, a pochi chilometri dal Comune di Parenti sulla riva sinistra del fiume Savuto.

Dista circa 21 km dal centro del Comune di Rogliano. Il Comune ricorrente ha inoltre una densità di 137,19 ab./km², inferiore al limite di 150 ab/km2, e verosimilmente quella frazione più alta e così distante presenta indubbiamente una densità di popolazione assai inferiore.

Al riguardo occorre rilevare che la notevole distanza (21 km.) cui si trova la frazione Saliano dal comune di Rogliano impone di considerarla, ai soli fini dell'applicazione della disposizione citata, come Comune a sé stante, anche per salvaguardare la ratio di quanto ivi stabilito.

Alla luce di quanto sopra, il provvedimento impugnato risulta illegittimo in relazione alla citata disposizione della delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, e deve dunque essere annullato.

Il ricorso deve dichiararsi invece improcedibile per difetto di interesse nei riguardi dei restanti provvedimenti ministeriale e dell’AGCOM.

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere in parte accolto, nei sensi di cui in motivazione, e che per l'effetto deve essere annullata la decisione del direttore della filiale di Cosenza di Poste Italiane, in data 20 novembre 2012 n. 9811 , con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale di Saliano.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




IL SEGRETARIO
Marisa Allega

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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 11:15 pm

chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale di Sallito, fraz. di Olevano sul Tusciano.

RESPINTO.
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1) - Ora, la frazione in questione del Comune ricorrente rientra certamente nella categoria di comune montano, come delineata nella disposizione sopra citata, secondo quanto si ricava dal portale del sistema informativo della montagna (http://www.simontagna.it/portalesim/com ... l#LetteraO" onclick="window.open(this.href);return false;), al quale il sito ISTAT rinvia ai fini della relativa classificazione, essendo oltretutto posta alle pendici del Castrum Olibani, e situata a circa 500 mt.s.l.m.

2) - Tuttavia il Comune di Olevano sul Tusciano risulta avere una densità di 262,35 ab./km², superiore al limite di 150 ab/km², e dunque non può considerarsi rurale, ai fini delle disposizioni richiamate.

3) - Inoltre, il Comune ricorrente risulta avere 7.010 abitanti e due uffici postali, uno dei quali sito nella frazione di Salitto è appunto quello oggetto del provvedimento impugnato. Pertanto tale fattispecie integra esattamente l'ipotesi di cui al secondo comma dell'art.2 della citata delibera n. 342/14/CONS, secondo cui il divieto di soppressione degli uffici postali non è applicabile nei comuni aventi più di due uffici postali ed un rapporto abitanti/ufficio inferiore a 800.
-----------------------------------------------------------------------------

PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502546 - Public 2015-09-07 -


02546/2015 e data 07/09/2015


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03306/2013

OGGETTO:
Ministero dello sviluppo economico dipartimento delle comunicazioni.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto da Comune di Olevano Sul Tusciano, , per chiedere l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Salerno di Poste Italiane, pervenuta in data 22 novembre 2012, con la quale si dispone la chiusura al pubblico dell’Ufficio Postale di Sallito, fraz. di Olevano sul Tusciano;

OMISSIS

3. Ai sensi del presente articolo si intende:
a) per “Comuni rurali”, i Comuni con densità abitativa inferiore a 150 ab/km2, secondo i più recenti dati demografici ISTAT;
b) per “Comuni montani”, i Comuni contrassegnati come totalmente montani nel più recente elenco di Comuni Italiani pubblicato dall’ISTAT.”

OMISSIS

P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere rigettato.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




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Marisa Allega

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Re: Razionalizzazione e chiusura degli uffici postali

Messaggio da panorama » mar set 08, 2015 11:28 pm

chiusura dell’ufficio postale di Montefegatesi.

ACCOLTO in parte
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1) - Il Comune di Bagni di Lucca (LU) ha chiesto l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Lucca di Poste Italiane, del 7.12.2012 di chiusura al pubblico dell’Ufficio postale della frazione di Montefegatesi (pur riferendosi nel frontespizio del fax alla chiusura dell’ufficio postale di Isola).

Il CdS scrive:

2) - Ora, la frazione in questione del Comune ricorrente rientra pienamente nella categoria di comune rurale e montano, come delineata nella disposizione sopra citata, secondo quanto si ricava dal portale del sistema informativo della montagna (http://www.simontagna.it/portalesim/com ... l#LetteraB" onclick="window.open(this.href);return false;), al quale il sito ISTAT rinvia ai fini della relativa classificazione.

3) - Infatti, la frazione del Comune ricorrente denominata Montefegatesi si trova a 842 metri sul livello del mare, ed addirittura risulta essere la frazione più alta dell’intero Comune distante ben sedici chilometri dal capoluogo. Il Comune ricorrente ha inoltre una densità di 39,63 ab./km², ben inferiore al limite di 150 ab/km2, e verosimilmente quella sua frazione più alta presenta indubbiamente una densità di popolazione assai inferiore.

4) - Al riguardo occorre rilevare che la notevole distanza (16 km.) cui si trova la frazione Montefegatesi dal comune di Bagni di Lucca impone di considerarla, ai soli fini dell'applicazione della disposizione citata, come Comune a se stante, anche per salvaguardare la ratio di quanto ivi stabilito.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502545 - Public 2015-09-07 -


Numero 02545/2015 e data 07/09/2015


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 15 luglio 2015

NUMERO AFFARE 03305/2013

OGGETTO:
Ministero dello Sviluppo Economico-Dipartimento per le comunicazioni-Direzione generale per la regolamentazione del settore postale divisione I.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica con domanda incidentale di sospensione proposto dal Sindaco del comune di Bagni di Lucca (LU) avverso la decisione di Poste Italiane S.p.A. di chiusura dell’ufficio postale di Montefegatesi, nei confronti di Poste Italiane S.p.A., Ministero dello sviluppo economico ed Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).

LA SEZIONE

Vista la relazione n. 53744, trasmessa con nota in data 4 settembre 2013, con la quale il Ministero dello sviluppo economico, Dipartimento per le comunicazioni, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario in oggetto;

Visto il parere interlocutorio in data 4 dicembre 2013;
Esaminati gli atti e udito il relatore, presidente Sergio Santoro;

FATTO

Il Comune di Bagni di Lucca (LU) ha chiesto l’annullamento, previa sospensione, della decisione del direttore della filiale di Lucca di Poste Italiane, del 7.12.2012 di chiusura al pubblico dell’Ufficio postale della frazione di Montefegatesi (pur riferendosi nel frontespizio del fax alla chiusura dell’ufficio postale di Isola). Si tratta di una delle venticinque frazioni che articolano sul territorio il Comune di Bagni di Lucca, frazione che dista sedici chilometri dal nucleo centrale del predetto Comune. L’ente locale chiede altresì l’annullamento del decreto del Ministero della Sviluppo economico, in data 7 ottobre 2008, che reca: “criteri di distribuzione dei punti di accesso della rete postale pubblica (art. 2), nella parte in cui stabilisce i criteri di distribuzione degli uffici postali; chiede altresì l’annullamento di ogni altro atto presupposto e/o conseguenziale. Il Comune ricorrente sostiene che, in ragione della decisione impugnata, il servizio postale universale non verrebbe più fornito agli abitanti della frazione Montefegatesi, che risulterebbero così privati anche dei servizi finanziari (pagamento bollette, pensioni, raccomandate), con evidente discriminazione, sulla base della residenza, rispetto alla situazione degli altri cittadini.

Il Comune ricorrente ha addotto le seguenti censure di diritto: 1. Violazione e/o falsa applicazione della Direttiva 67/97/CE e del d.lgs. n. 261/1999 in relazione alla violazione dei principi relativi al servizio universale e ai principi di non discriminazione nel diritto all’accesso e alla fruizione del servizio postale; eccesso di potere per carenza e/o assenza di motivazione; violazione di legge sub specie di violazione dell’art. 3 legge 241/90, del d.lgs. 261/1999 e della Direttiva 67/97/CE; eccesso di potere per contraddittorietà manifesta, carenza di istruttoria e di motivazione; violazione dell’art. 3 legge 241/90, del d.lgs. 261/99 e della Direttiva 67/97/CE e degli artt. 7 e 8 della legge 241/90.

Ritiene in buona sostanza il Comune di Bagni di Lucca che la decisione adottata da Poste Italiane S.p.A. non sia stata concordata con gli Enti territoriali portatori degli interessi esponenziali della popolazione coinvolta, senza peraltro tener conto delle esigenze degli utenti delle zone rurali già gravati da una situazione socio-economica sfavorevole, inoltre che l’attività in parola sia stata posta in essere in dispregio della normativa di settore.

Il Ministero riferente ritiene che il ricorso sia inammissibile perché rivolto verso un atto non amministrativo ed infondato nel merito, presentando l’articolata posizione di Poste Italiane S.p.a., che si configura come Fornitore del Servizio Universale, (FSU) trasmettendo altresì gli elementi forniti dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, su specifica richiesta del Ministero che procede.

DIRITTO

1. Questa Sezione ha già esaminato nel parere interlocutorio del 4 dicembre 2013 la questione di ammissibilità del ricorso, ritenendo che si configuri un interesse qualificato del Comune ricorrente alla tutela del Servizio universale nei confronti dei propri cittadini, sulla base della disciplina posta dal decreto ministeriale 7 ottobre del 2008, che reca i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica, sulla base della disciplina primaria contenuta nel decreto legislativo n. 261 del 1999.

Quanto all'impugnabilità dei provvedimenti di chiusura di uffici postali, può richiamarsi sinteticamente la copiosa giurisprudenza ( tra cui da ultimo Consiglio di Stato Sezione Sesta n.1162 dell’11/03/2015) che la ammette.

2. Quanto al merito dell'impugnazione, sembra opportuno preliminarmente richiamare in sintesi i tratti essenziali della disciplina dei punti di accesso alla rete postale.

L'articolo 3 (Servizio universale) del d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261 (Attuazione della direttiva 97/67/CE concernente regole comuni per lo sviluppo del mercato interno dei servizi postali comunitari e per il miglioramento della qualità del servizio) stabilisce che le prestazioni rientranti nel servizio postale universale devono essere fornite permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le isole minori e le zone rurali e montane, attivando un congruo numero di punti di accesso, sulla base di criteri di ragionevolezza per soddisfare le esigenze dell'utenza.

"Punti di accesso" alla rete postale sono definiti, dall'articolo 1, comma 2, lett. c), dello stesso decreto legislativo, le ubicazioni fisiche comprendenti gli uffici postali e le cassette postali. Il successivo articolo 2 (Autorità nazionale di regolamentazione del settore postale), comma 4, prevede, poi, l'adozione di provvedimenti per fissare i criteri di ragionevolezza funzionale alla individuazione dei punti del territorio nazionale necessari a garantire una regolare e omogenea fornitura del servizio.

L'articolo 2 (Criteri di distribuzione degli uffici postali) del decreto ministeriale 7 ottobre 2008 (Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica) fissa quindi il criterio di base per la distribuzione degli uffici postali, costituito dalla distanza massima di accessibilità al servizio espressa in chilometri percorsi dall'utente per recarsi allo sportello postale più vicino.

Lo stesso articolo stabilisce, ancora, che il fornitore del servizio postale universale debba assicurare un punto di accesso entro la distanza minima di tre chilometri dal luogo di residenza per il 75% della popolazione, un punto di accesso entro la distanza massima di cinque chilometri dal luogo di residenza per il 92,5% della popolazione e un punto di accesso entro la distanza massima di sei chilometri dal luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.

Anche i criteri nella pianificazione degli interventi di razionalizzazione per il contenimento dei costi e di efficienza della gestione di cui all'indicato Contratto di programma 2009-2011 del 5 novembre 2010, tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane e stabiliti, in particolare, dall'art. 2 (Attività e modalità di erogazione del servizio universale e obiettivi di contenimento dei costi e di efficienza di gestione), devono così rispettare i detti parametri per la distribuzione dei punti di accesso definiti dal D.M. 7 ottobre 2008 (in tal modo, ponendo un limite agli obiettivi di contenimento degli oneri del servizio universale a favore delle ragionevoli esigenze degli utenti e imponendo la fornitura del servizio nel rispetto di detti parametri, anche quando l'erogazione delle prestazioni sia non redditiva o non economica).

È quindi sopraggiunta la delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, concernente “punti di accesso alla rete postale: modifica dei criteri di distribuzione degli uffici di poste italiane”, il cui art. 2 (Comuni rurali e montani) dispone :
“1. Le previsioni contenute nell’art. 2 (“criteri di distribuzione degli uffici postali”) del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 7 ottobre 2008, sono integrate dal divieto di chiusura di uffici postali situati in Comuni rurali che rientrano anche nella categoria dei Comuni montani.

2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del divieto di cui al comma 1 del presente articolo, i Comuni nei quali siano presenti più di due uffici postali ed il rapporto abitanti per ufficio postale sia inferiore a 800.

3. Ai sensi del presente articolo si intende:
a) per “Comuni rurali”, i Comuni con densità abitativa inferiore a 150 ab/km2, secondo i più recenti dati demografici ISTAT;
b) per “Comuni montani”, i Comuni contrassegnati come totalmente montani nel più recente elenco di Comuni Italiani pubblicato dall’ISTAT.”

Ora, la frazione in questione del Comune ricorrente rientra pienamente nella categoria di comune rurale e montano, come delineata nella disposizione sopra citata, secondo quanto si ricava dal portale del sistema informativo della montagna (http://www.simontagna.it/portalesim/com ... l#LetteraB" onclick="window.open(this.href);return false;), al quale il sito ISTAT rinvia ai fini della relativa classificazione.

Infatti, la frazione del Comune ricorrente denominata Montefegatesi si trova a 842 metri sul livello del mare, ed addirittura risulta essere la frazione più alta dell’intero Comune distante ben sedici chilometri dal capoluogo. Il Comune ricorrente ha inoltre una densità di 39,63 ab./km², ben inferiore al limite di 150 ab/km2, e verosimilmente quella sua frazione più alta presenta indubbiamente una densità di popolazione assai inferiore.

Al riguardo occorre rilevare che la notevole distanza (16 km.) cui si trova la frazione Montefegatesi dal comune di Bagni di Lucca impone di considerarla, ai soli fini dell'applicazione della disposizione citata, come Comune a se stante, anche per salvaguardare la ratio di quanto ivi stabilito.

Alla luce di quanto sopra, il provvedimento impugnato (decisione del direttore della filiale di Lucca di Poste Italiane, del 7.12.2012 di chiusura al pubblico dell’Ufficio postale della frazione di Montefegatesi) risulta illegittimo in relazione alla citata disposizione della delibera n. 342/14/CONS del 26 giugno 2014 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, e deve dunque essere annullato.

Il ricorso deve dichiararsi invece improcedibile per difetto di interesse nei riguardi dei restanti provvedimenti ministeriale e dell’AGCOM.

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso in oggetto deve essere in parte accolto, nei sensi di cui in motivazione, e che per l'effetto deve essere annullata la decisione del direttore della filiale di Lucca di Poste Italiane, del 7.12.2012 di chiusura al pubblico dell’Ufficio postale della frazione di Montefegatesi.



IL PRESIDENTE ED ESTENSORE
Sergio Santoro




IL SEGRETARIO
Marisa Allega

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