Quesito interdipendenza

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Debico
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Quesito interdipendenza

Messaggio da Debico »

Buongiorno,
sono un App. sc dei Carabinieri, con 40 anni di servizio nel sistema misto, con la presente pongo questo quesito:
Ho una causa di servizio per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico” ascritta alla tab. A cat. 8^, non idoneo al servizio d’istituto, permanentemente al servizio d’istituto in misura parziale.
Nel mese di ottobre 2015, ottengo dal medico curante 30 giorni di r.m. per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico”. Inviato presso l’infermeria della Legione, con regolare lettera corredata del verbale della C.M.O. che attesta la dipendenza da causa di servizio, il Direttore mi congeda con giorni 20 di malattia dicendomi che non era causa di servizio e di fare istanza di interdipendenza. Tuttora sono in malattia per la stessa causa e nel frattempo ho presentato l’istanza di aggravamento per interdipendenza. La mia domanda e seguente: Se dovessero riformarmi per l’interdipendenza, quest’ultima deve passare per il Comitato di Verifica o decide solo la C.M.O.. Grazie per la risposta
Debico


christian71
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Re: R: Quesito interdipendenza

Messaggio da christian71 »

Debico ha scritto:Buongiorno,
sono un App. sc dei Carabinieri, con 40 anni di servizio nel sistema misto, con la presente pongo questo quesito:
Ho una causa di servizio per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico” ascritta alla tab. A cat. 8^, non idoneo al servizio d’istituto, permanentemente al servizio d’istituto in misura parziale.
Nel mese di ottobre 2015, ottengo dal medico curante 30 giorni di r.m. per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico”. Inviato presso l’infermeria della Legione, con regolare lettera corredata del verbale della C.M.O. che attesta la dipendenza da causa di servizio, il Direttore mi congeda con giorni 20 di malattia dicendomi che non era causa di servizio e di fare istanza di interdipendenza. Tuttora sono in malattia per la stessa causa e nel frattempo ho presentato l’istanza di aggravamento per interdipendenza. La mia domanda e seguente: Se dovessero riformarmi per l’interdipendenza, quest’ultima deve passare per il Comitato di Verifica o decide solo la C.M.O.. Grazie per la risposta
Debico
Salve Debico… purtroppo l'interdipendenza deve necessariamente passare al vaglio del Comitato di Verifica… mentre per riconoscere un aggravamento basta il giudizio della CMO...

Mi raccomando però, cerca di non far capire che è interdipendente da un evento per la quale ti è già stato riconosciuto lo status di Vittima del Dovere, altrimenti potrebbero inventare scuse per negartela… anche se una recente sentenza del CdS dice che alle VdD non spettano rivalutazioni della % già riconosciuta…

Buona giornata e in bocca al lupo
Christian

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Debico
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Debico »

Grazie della risposta.
italiauno61

Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da italiauno61 »

Certamente sì...l'interdipendenza di una infermità con altre patologie sofferte deve sempre essere accertata dal Comitato di Verifica.
Saluti cordiali ed in bocca al lupo.
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antoniomlg
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da antoniomlg »

Salve
la questione è solo e soltanto teorica salvo alcuni casi sporadici

sono sempre e soltanto le cmo a farla da padrone, però sono
anche agevolate dalle nostre domanda di interdipendenza/aggravamento.

mi fate un esempio di una aggravamento che non possa essere messo in relazione
con una causa di servizio pregressa?

chiaro se noi facciamo domanda di interdipendenza, la cmo spedisce la pratica
al CVCS, e se proviamo a chiedere il perché, ci viene risposto che avendo chiesto specificamente la
interdipendenza hanno le mani legate.

mentre se noi facciamo comunque solo la domanda di aggravamento, allora la cmo
deve valutare bene ed ha piu margini/poteri decisionali......
e sopra tutto non ci sentiremo dire mai che hanno le mani legati.

ciao
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pietro17
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da pietro17 »

[quote="Debico"]Buongiorno,
sono un App. sc dei Carabinieri, con 40 anni di servizio nel sistema misto, con la presente pongo questo quesito:
Ho una causa di servizio per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico” ascritta alla tab. A cat. 8^, non idoneo al servizio d’istituto, permanentemente al servizio d’istituto in misura parziale.
Nel mese di ottobre 2015, ottengo dal medico curante 30 giorni di r.m. per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico”. Inviato presso l’infermeria della Legione, con regolare lettera corredata del verbale della C.M.O. che attesta la dipendenza da causa di servizio, il Direttore mi congeda con giorni 20 di malattia dicendomi che non era causa di servizio e di fare istanza di interdipendenza. Tuttora sono in malattia per la stessa causa e nel frattempo ho presentato l’istanza di aggravamento per interdipendenza. La mia domanda e seguente: Se dovessero riformarmi per l’interdipendenza, quest’ultima deve passare per il Comitato di Verifica o decide solo la C.M.O.. Grazie per la risposta
Debico[/quote]


Scusa debico ma, in questi gioni, particolarmente, sono abbastanza rinco.....

Nella tua domanda leggo che il DPTS ti è stato riconosciuto con l'8^ categoria.
Se è così perchè, successivamente. il tuo dirigente ti dice che non lo è???
forse non hai ancora il parere del comitato di verifica???
puoi essere un po' più chiaro???
scusa.

Pietro
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Debico »

Buongiorno Pietro17, la causa di servizio è già riconosciuta perché si tratta di revisione dell'equo indennizzo.
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pietro17
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da pietro17 »

È come fanno a dire, se porti il certificato del tuo medico con DPTS, a dire che non lo è. In aggiunta ti dicono di fare un interdipendenza.
Mah
Saluti.


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Debico
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Debico »

Infatti ho avuto una discussione con l'ufficiale, mi ha risposto che io successivamente il riconoscimento ho ripreso a lavorare e quindi la successiva malattia poteva essere per un'altro evento diverso. Comunque siamo in Italia nel paese delle complicazioni.
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pietro17
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da pietro17 »

No, scusa ma l'Italia ora lasciala stare. Secondo me sei in balia di incompetenti. Metti per iscritto che ti chiariscano LORO i motivi di questa assurda presa di posizione. Se soffri di una patologia x regolarmente riconosciuta, qualora tu marchi visita per
La stessa in epoca successiva, il nuovo certificato non riguarda più la causa di servizio???
Ma vaff.......
Saluti.


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Marco64
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Marco64 »

pietro17 ha scritto:
Debico ha scritto:Buongiorno,
sono un App. sc dei Carabinieri, con 40 anni di servizio nel sistema misto, con la presente pongo questo quesito:
Ho una causa di servizio per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico” ascritta alla tab. A cat. 8^, non idoneo al servizio d’istituto, permanentemente al servizio d’istituto in misura parziale.
Nel mese di ottobre 2015, ottengo dal medico curante 30 giorni di r.m. per “Disturbo post traumatico da stress in atto cronico”. Inviato presso l’infermeria della Legione, con regolare lettera corredata del verbale della C.M.O. che attesta la dipendenza da causa di servizio, il Direttore mi congeda con giorni 20 di malattia dicendomi che non era causa di servizio e di fare istanza di interdipendenza. Tuttora sono in malattia per la stessa causa e nel frattempo ho presentato l’istanza di aggravamento per interdipendenza. La mia domanda e seguente: Se dovessero riformarmi per l’interdipendenza, quest’ultima deve passare per il Comitato di Verifica o decide solo la C.M.O.. Grazie per la risposta
Debico
Scusate se mi intrometto, vista la mia ignoranza in materia, volevo capire qualcosa inerente la mia posizione. Vengo al dunque, nel 1997 ebbi riconosciuto dalla CMO di Bologna la causa di servizio ascritta a cat B massima, senza percepire alcuna equo indennizzo. Successivamente mi è stata riconosciuta dalla CMO di Padova causa di servizio ascrivibile a tab A/8, allo stato attuale senza ricevere nessuna notizia o notifica e nemmeno equo indennizzo spettante. Inoltre, riconosciuta dalla CMO di Padova altra patologia ascrivibile a tab B. In conclusione a seguito di visita per la privilegiata mi è stato detto che facendo accumulo delle succitate patologie, mi definiscono la pratica con una tabella A/8 a vita. Oggi sono in attesa di ricevere notizie da parte dell'Inps. In questi giorni ho sentito la persona che segue la mia pratica, la stessa mi ha riferito che in attesa di ricevere la documentazione completa da pate del C.G.A. con allegato parere del Comitato di Verifica.
Il mio quesito è: "il Comitato di Verifica" può declassare la categoria definita dalla CMO di Padova asserendo con vari giustificazioni e quindi il diniego alla pensione previlegiata??
In attesa di ricevere notizie concrete e veritiere, ringrazio a tutti coloro che interverranno.
Marco64
Scusa debico ma, in questi gioni, particolarmente, sono abbastanza rinco.....

Nella tua domanda leggo che il DPTS ti è stato riconosciuto con l'8^ categoria.
Se è così perchè, successivamente. il tuo dirigente ti dice che non lo è???
forse non hai ancora il parere del comitato di verifica???
puoi essere un po' più chiaro???
scusa.

Pietro
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Debico »

Buongiorno Marco64.
Rispondendo alla tua domanda analoga situazione è capitata ad un carissimo collega, riformato per non dipendenza da causa di servizio a seguito di richiesta di privilegiata per altra causa di servizio, quest'ultima riconosciuta prima del 2001, il comitato di verifica gli ha declassificato la causa di servizio da A/8 a non ascrivibile. Gli hanno detto che tutte le cause di servizio riconosciute prima del 2001 devono essere riviste dal suddetto comitato invece quelle successive no.
Per quanto riguarda la mia situazione la mia patologia è stata riconosciuta nel 2009 nlc successivamente a seguito di revisione nel 2015 è stata ascritta all'8/A con idoneità parziale al servizio, essendo che si tratta di revisione non deve passare dal Comitato di Verifica, basta solo il parere della C.M.O.. Il Dirigente mi ha detto che non è causa di servizio anche se è la stessa patologia perché all'atto dell'ascrivibilità a categoria io ho continuato a lavorare ed essendo che mi sono ammalato successivamente anche se la diagnosi è la stessa, secondo lui non è detto che è collegata all'episodio per la quale mi è stata riconosciuta la c. di s., invitandomi di presentare istanza di interdipendenza.
Distinti saluti
Debico
Briscola
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Briscola »

Salve Dedico, la CMO al momento della riforma ti ha rilasciato il Verbale e l'Estratto del Verbale?
Debico
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da Debico »

Ancora non sono stato riformato.
panorama
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Re: Quesito interdipendenza

Messaggio da panorama »

EMDR
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Che cos’è l’EMDR?

L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.

L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica ed è una metodologia completa che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra per trattare disturbi legati direttamente a esperienze traumatiche o particolarmente stressanti dal punto di vista emotivo.

Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. L’immagine cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta, i pensieri intrusivi in genere si attutiscono o spariscono, diventando più adattivi dal punto di vista terapeutico e le emozioni e sensazioni fisiche si riducono di intensità. L’elaborazione dell’esperienza traumatica che avviene con l’EMDR permette al paziente, attraverso la desensibilizzazione e la ristrutturazione cognitiva che avviene, di cambiare prospettiva, cambiando le valutazioni cognitive su di sé, incorporando emozioni adeguate alla situazione oltre ad eliminare le reazioni fisiche. Questo permette, in ultima istanza, di adottare comportamenti più adattivi.

Dal punto di vista clinico e diagnostico, dopo un trattamento con EMDR il paziente non presenta più la sintomatologia tipica del disturbo post-traumatico da stress, quindi non si riscontrano più gli aspetti di intrusività dei pensieri e ricordi, i comportamenti di evitamento e l’iperarousal neurovegetativo nei confronti di stimoli legati all’evento, percepiti come pericolo. Un altro cambiamento significativo è dato dal fatto che il paziente discrimina meglio i pericoli reali da quelli immaginari condizionati dall’ansia.

Si sente che veramente il ricordo dell’ esperienza traumatica fa parte del passato e quindi viene vissuta in modo distaccato. I pazienti in genere riferiscono che, ripensando all’evento, lo vedono come un “ricordo lontano”, non più disturbante o pregnante dal punto di vista emotivo.

Dopo l’EMDR il paziente ricorda l’evento ma il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più adattiva. L’esperienza è usata in modo costruttivo dall’individuo ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo. Cioè il paziente realizza le connessioni di associazioni appropriate, quello che è utile è appreso ed immagazzinato con l’emozione corrispondente ed è disponibile per l’uso futuro.

Quali sono le basi dell’EMDR?

L’approccio EMDR, adottato da un numero sempre crescente di psicoterapeuti in tutto il mondo, è basato sul modello di elaborazione adattiva dell’Informazione (AIP). Secondo l’AIP, l’evento traumatico vissuto dal soggetto viene immagazzinato in memoria insieme alle emozioni, percezioni, cognizioni e sensazioni fisiche disturbanti che hanno caratterizzato quel momento. Tutte queste informazioni immagazzinate in modo disfunzionale, restano “congelate” all’interno delle reti neurali e incapaci di mettersi in connessione con le altre reti con informazioni utili. Le informazioni ”congelate” e racchiuse nelle reti neurali, non potendo essere elaborate, continuano a provocare disagio nel soggetto, fino a portare all’insorgenza di patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. Le cicatrici degli avvenimenti più dolorosi, infatti, non scompaiono facilmente dal cervello: molte persone continuano dopo decenni a soffrire di sintomi che ne condizionano il benessere e impediscono loro di riprendere una nuova vita.

L’obiettivo dell’EMDR è quello di ripristinare il naturale processo di elaborazione delle informazioni presenti in memoria per giungere ad una risoluzione adattiva attraverso la creazione di nuove connessioni più funzionali. Una volta avvenuto ciò, il paziente può vedere l’evento disturbante e se stesso da una nuova prospettiva. L’EMDR considera tutti gli aspetti di un’ esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici. Utilizzando un protocollo strutturato il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico, aiutandolo a scegliere gli elementi disturbanti importanti. Al termine della seduta di EMDR, quando il processo di rielaborazione ha raggiunto la risoluzione adattiva, l’esperienza è usata in modo costruttivo dalla persona ed è integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo.

Attraverso il trattamento con l’EMDR è dunque possibile alleviare la sofferenza emotiva, permettere la riformulazione delle credenze negative e ridurre l’arousal fisiologico del paziente.

Questo approccio risulta efficace anche con i pazienti che hanno difficoltà nel verbalizzare l’evento traumatico che hanno vissuto. L’EMDR, infatti, utilizza tecniche che possono fornire al paziente un maggior controllo verso le esperienze di esposizione (poiché non si basa su interventi verbali), e che possono aiutarlo nella regolazione e nella gestione delle emozioni intense che potrebbero scaturire durante la fase di elaborazione.

L’EMDR come approccio evidence -based

Nel lasso di trent’anni dalla sua scoperta, ad opera della ricercatrice americana Francine Shapiro, l’EMDR ha ricevuto più conferme scientifiche di qualunque altro metodo usato nel trattamento dei traumi. Oggi è riconosciuto come metodo evidence based per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato, tra gli altri, dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010) e dal nostro Ministero della salute nel 2003. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.

L’efficacia dell‘EMDR è stata dimostrata in tutti i tipi di trauma, sia per il Disturbo Post Traumatico da Stress che per i traumi di minore entità. La ricerca recente mostra che, attraverso l’utilizzo dell’EMDR, le persone possono beneficiare degli effetti di una psicoterapia che una volta avrebbe impiegato anni per fare la differenza. Alcune ricerche hanno infatti dimostrato che tra l’84% e il 90% dei pazienti che riportavano l’esperienza di un singolo evento traumatico non mostravano più i sintomi di un Disturbo da Stress Post-traumatico dopo sole 3 sessioni di EMDR da 90 minuti ciascuna.

L’efficacia dell’EMDR nel trattamento del PTSD è ormai ampiamente riconosciuta e documentata, ma attualmente l’EMDR è un approccio terapeutico ampiamente usato anche per il trattamento di varie patologie e disturbi psicologici. Data l’importanza che gli eventi traumatici (siano essi traumi singoli che cumulativi e relazionali) rivestono nello sviluppo di differenti patologie, diviene importante affrontarle attraverso un approccio che tenga in considerazione e riesca ad intervenire sull’origine traumatica di tali disturbi.

La ricerca riguardante l’EMDR è una delle prime in cui sono stati evidenziati i cambiamenti neurobiologici che si verificano durante ogni seduta di psicoterapia, rendendo l’EMDR il primo trattamento psicoterapeutico con un’efficacia neurobiologica provata. Le scoperte in questo campo confermano l’associazione tra i risultati clinici di questa terapia e alcuni cambiamenti a livello delle strutture e del funzionamento cerebrale.

Dato il riconoscimento a livello mondiale dell’efficacia di questo metodo terapeutico per il trattamento del trauma, ad oggi più di 120.000 clinici in tutto il mondo usano questa terapia. Milioni di persone sono state trattate con successo negli ultimi anni.


qui sotto il link

https://emdr.it/index.php/emdr/
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