Pensione di inabilità pubblico impiego

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Pensione di inabilità pubblico impiego

Messaggio da panorama » ven apr 20, 2018 3:07 pm

Ricorso Accolto.

Pensioni civili.
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1) - L’art. 2, comma 12, della legge 335/1995 ( c. d. Legge Dini ), invece, ha esteso l‘istituto della pensione di inabilità di cui alla legge 222/1984 anche al pubblico impiego, al Fondo speciale dipendenti delle Ferrovie dello Stato e al Fondo di Quiescenza Poste.
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Sezione CALABRIA Esito SENTENZA Materia PENSIONI
Anno 2018 Numero 47 Pubblicazione 19/04/2018
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La Corte dei Conti
Sezione giurisdizionale per la regione Calabria
Il Giudice unico delle pensioni
Cons. Ida Contino

Ha emesso la seguente:
SENTENZA n. 47/2018

Sul ricorso in materia di pensioni civili, iscritto al n. 21257 del registro di segreteria proposto da E. C. ( C.F. Omissis), nato a Omissis il Omissis e residente in Omissis alla c.da Carpini n. 5 , rappresentato e difeso dall’avv. Rosa Argia D’Elia del foro di Paola, avverso l’Inps ex gestione Inpdap.

Esaminati gli atti di causa

FATTO

Con atto introduttivo del presente giudizio, il sig. E. C. ha adito questo giudice per ottenere il riconoscimento del proprio diritto al trattamento pensionistico di cui all’art. 2 l.222/1984 ovvero di cui all’art. 2 comma 12 della l. 335/1995.

L’Inps con provvedimento del 30.5.2012, ha rigettato l’istanza rilevando che le infermità sofferte non sono tali da determinare una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Con memoria del 21.3.2017, si è costituito l’Inps ex gestione Inpdap eccependo in via preliminare l’inammissibilità e/o l’improcedibilità del ricorso a cagione dell’art. 71 del r.d. 1038/1933 per mancanza del provvedimento di diniego. In proposito controdeduce che la domanda formulata dal ricorrente nel 2012 era volta ad ottenere la pensione di inabilità ordinaria di cui all’art. 2 della l. 222/1984, e, pertanto, non può essere considerata valida ai fini della pensione di cui all’art. 2, comma 12 della l. 225/1995.

Nel merito, esclude la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’emolumento richiesto.

All’esito dell’udienza del 5.4.2017, questo giudice, ritenendo di dover acquisire un parere medico legale, ha chiesto all’U.m.l presso il Ministero della Salute di conoscere, previa visita diretta e tenuto conto degli atti amministrativi e sanitari del fascicolo processuale, se le infermità sofferte dal ricorrente, fossero di tale entità da determinare lo stato di permanente ed assoluta inabilità al lavoro al momento delle dimissioni ( 30.1.2012).

Con parere reso in data 23.2.2018, il Collegio interpellato ha chiarito che le infermità sofferte dal E. C., all’atto delle dimissioni, erano di tale entità da determinare l’inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro.

All’odierna udienza, udite le parti, la causa è posta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Prima di procedere alla disamina del merito, occorre soffermarsi sull’eccezione di inammissibilità e/o improcedibilità formulata dall’Ente resistente. L’Inps argomenta detta eccezione evidenziando che nessuna domanda di pensione ex art. 2, comma 12 della l.335/1995 è stata mai formulata dal ricorrente, non potendosi ritenere al riguardo idonea la richiesta presentata il 3.2.2012.

Ebbene detta eccezione è infondata.

Occorre in primo luogo chiarire che la pensione di inabilità prevista dall’art. 2 della l. 222/1984 e la pensione di inabilità disciplinata dall’art. 2 comma 12 della l. 335/1996, non sono istituti previdenziali differenti.

L’art. 2 della l. 222/84, infatti, si occupa(va) di disciplinare il trattamento pensionistico di inabilità che, sino all’1 gennaio 1996, era previsto solo per i dipendenti privati.

L’art. 2, comma 12, della legge 335/1995 ( c. d. Legge Dini ), invece, ha esteso l‘istituto della pensione di inabilità di cui alla legge 222/1984 anche al pubblico impiego, al Fondo speciale dipendenti delle Ferrovie dello Stato e al Fondo di Quiescenza Poste.

L’art. 2, comma 12, della novella testè citata, infatti, afferma “Con effetto dal 1° gennaio 1996, per i dipendenti delle Amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, iscritti alle forme di previdenza esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria, nonchè per le altre categorie di dipendenti iscritti alle predette forme di previdenza, cessati dal servizio per infermità non dipendenti da causa di servizio per le quali gli interessati si trovino nell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, la pensione è calcolata in misura pari a quella che sarebbe spettata all'atto del compimento dei limiti di età previsti per il collocamento a riposo. …Ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione di cui al presente comma è richiesto il possesso dei requisiti di contribuzione previsti per il conseguimento della pensione di inabilità di cui all’art. 2 della l. 12 giugno 1984 n. 222”.

Quindi, solo a decorrere dall’1.1.1996, l’istituto della pensione di inabilità è stata prevista anche per i dipendenti pubblici e per gli appartenenti al fondo speciale per i dipendenti delle Ferrovie dello stato dall’art. 2, comma 12 della l. 335/1996.

Ciò chiarito, occorre evidenziare che il ricorrente ha inoltrato domanda all’Inps di pensione di inabilità in data 23.2.2012.

Detta domanda, seppure non è agli atti, è richiamata nel provvedimento di rigetto.

Ebbene, a prescindere dalla disposizione normativa invocata sia nella domanda di pensione che nel decreto di rigetto, è indubbio, proprio in considerazione di quanto innanzi evidenziato, che la richiesta fosse rivolta a ottenere la pensione di inabilità prevista dall’art. 2 comma 12 della l. 335/1995, unica possibile.

Ciò peraltro trova conferma nel verbale della Commissione medica collegiale, alla visita del 16.5.2012 , ove è scritto “verbale di accertamento collegiale per inabilità l. 335/1995” .

Tanto premesso non può essere accolta la preliminare eccezione di inammissibilità rinvenendosi agli atti il decreto di rigetto nonché il verbale di accertamento della Commissione competente.

Passando al merito, il ricorso è fondato e merita accoglimento .

Risulta dagli atti che il ricorrente, a seguito del rigetto della pensione di inabilità, in data 30.8.2012, ha comunicato il preavviso di dimissione volontaria a far data dal 30.10.2012; che in data 18.9.2012 ha chiarito che le dimissioni si giustificavano solo per motivi di salute; che in data 11.12.2012 ha depositato presso il Tribunale civile di Paola, Sez. Lavoro, ricorso per accertamento tecnico preventivo ex art. 445 del c.p.c. per il riconoscimento della pensione ordinaria di inabilità; che il C.T.U nominato dal Tribunale ha ritenuto che “il grado di percentuale di riduzione della capacità lavorativa del Sig. E. C. è pari al 100% dalla data del 4.5.2012”.

Peraltro detto giudizio medico legale è stato confermato nel parere reso dall’U.m.l. interpellato da questo giudice.

L’organo peritale, infatti, dopo aver riscontrato, durante l’esame psichico, che il ricorrente accedeva al colloquio alternando momenti di mutacismo a risposte monosillabiche con grande difficoltà; che dimostrava scarsa compliance e congruità; che evidenziava problematiche psichiche soprattutto riguardo alle proprie abitudini di vita e all’umore; e dopo aver considerato la documentazione medica e le certificazioni dell’ASP di Cosenza del 2015 e del 2017, ha affermato che all’atto delle dimissioni il E. C. fosse nella condizione di permanente e assoluta inabilità a qualsiasi proficuo lavoro.

Il parere medico legale è condiviso da questo giudice in quanto coerente con gli atti allegati al fascicolo e, in particolare con la consulenza tecnica che accerta nel E. C. un’invalidità del 100% ma anche con le dimissioni rassegnate dal E. C. per esclusivi motivi di salute; peraltro le dimissioni sono state presentate subito dopo il rigetto della domanda di pensione di inabilità per motivi di salute.

Alla luce di quanto sin qui dedotto, il ricorso deve essere accolto e per l’effetto deve riconoscersi il diritto del ricorrente al trattamento pensionistico di cui all’art. 2, comma 12 della l. 335/1995, a decorrere dalla data delle dimissioni. Si condanna l’Amministrazione resistente al pagamento dei ratei arretrati maggiorati degli interessi e della rivalutazione monetaria calcolati nelle modalità indicate dalle SS.RR. e quindi come maggior somma tra interessi legali e rivalutazione monetaria a far data dalla maturazione di ciascun rateo. Si condanna l’Inps alla refusione delle spese processuali che si liquidano in € 300,00 ( trecento/00).

P.Q.M.

La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la regione Calabria, definitivamente pronunciando

ACCOGLIE

Il ricorso e per l’effetto riconosce il diritto del ricorrente alla pensione di inabilità di cui all’art. 2, comma 12 della l. 335/1994. Condanna l’Inps alla erogazione degli arretrati maggiorati degli interessi e della rivalutazione calcolati nelle modalità indicate in parte motiva. Per le spese dispone come in parte motiva.

Così deciso in Catanzaro, nella camera di consiglio del 18.04.2018.

Il giudice
f.to Ida Contino


Depositata in segreteria il 18/04/2018


Il responsabile delle segreterie pensioni
F.to Dott.ssa Francesca Deni



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