Odontoiatria: Università «Titu Maiorescu» di Buca

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Odontoiatria: Università «Titu Maiorescu» di Buca

Messaggio da panorama » gio giu 09, 2016 10:02 pm

titoli di odontoiatra.
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titolo di studio «doctor medic-in domeniul medicina dentara- specializarea medicina dentara», conseguito presso l’Università «Titu Maiorescu» di Bucarest.

Il CdS precisa:

ad avviso del Collegio, è legittimo il decreto emesso dal Ministero con cui si chiede, a scelta dell’interessato, il compimento di un tirocinio di adattamento della durata di diciotto mesi, oppure di una prova attitudinale nelle materie specificamente elencate (peraltro, ricomprese nell’allegato ‘V.3 Odontoiatria – 5.3.1’), ritenute dalla Conferenza di servizi idonee a verificare le effettive conoscenze, competenze ed abilità in possesso del ricorrente.

Il Ministero della Salute vince:

N.B.: interessante, quindi leggete.
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SENTENZA BREVE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201602458
- Public 2016-06-09 -


N. 02458/2016REG.PROV.COLL.
N. 01914/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 1914 del 2016, proposto dal Ministero della Salute, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro
il Sig. -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'Avvocato Matteo Baldi, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato Alberico Marracino in Roma, via della Panetteria, n. 15;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sez. III quater, n. 771 del 22 gennaio 2016.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Sig. -OMISSIS-;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2016 il Consigliere Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti l’Avvocato Matteo Baldi e l'Avvocato dello Stato Maria Vittoria Lumetti;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

1. - Con ricorso al T.a.r. per il Lazio, sede di Roma, n.r.g. 7575 del 2011, il Sig. -OMISSIS- impugnava il provvedimento del 18 maggio 2011, n. 24945, con cui il Ministero della salute aveva respinto la sua istanza del 27 dicembre 2010 tendente al riconoscimento del titolo di studio «doctor medic-in domeniul medicina dentara- specializarea medicina dentara», conseguito presso l’Università «Titu Maiorescu» di Bucarest l’8 giugno 2010.

2. - Con atto del 22 dicembre 2011, il Ministero confermava il diniego, a seguito della nota del 4 novembre con cui il dott. -OMISSIS- aveva comunicato al Ministero di aver impugnato dinanzi alla competente Autorità Giudiziaria rumena il provvedimento con cui l’Università aveva annullato il proprio titolo di studio.

3. - Con lettera del 20 dicembre 2013, il dott. -OMISSIS- chiedeva nuovamente l’annullamento del diniego, richiamando la sopravvenuta sentenza del Tribunale di Bucarest n. 2834 del 21 maggio 2013, che aveva accolto il ricorso avverso la delibera del Senato accademico dell’Università «Titu Maiorescu».

4. - Con nota del 25 agosto 2014, l’Amministrazione confermava il rifiuto del riconoscimento del titolo.

5. - Con motivi aggiunti il ricorrente impugnava anche tali note.

6. - Con ulteriori motivi aggiunti, il ricorrente impugnava la nota del 20 novembre 2014, con cui il Ministero comunicava gli atti di interpello della Commissione europea, la quale si è pronunciata, da ultimo, con nota del 23 aprile 2015, fornendo una serie di criteri-guida in materia di riconoscimento dei titoli di studio rilasciati a cittadini italiani dalla Università «Titu Maiorescu» al termine di un corso di studi “abbreviato” ed anomalo.

7. - Sulla questione si è pronunciata, infine, la conferenza di servizi ex art. 16 D.lgs. 206/2007, che, nella riunione del 14 luglio 2015, tenendo conto della complessa vicenda (ed anche delle sopravvenute sentenze dei Tribunali romeni, che hanno accolto i ricorsi degli interessati avverso gli atti di annullamento in autotutela dei titoli di studi, per profili non di merito) ha proposto di subordinare il riconoscimento dei titoli al superamento da parte di ciascuno degli interessati di una misura compensativa (un tirocinio di 18 mesi o, in alternativa, una prova attitudinale).

8. - Con nota del 29 luglio 2015, il Ministero ha comunicato al ricorrente la misura compensativa disposta nei suoi confronti; anche tale nota è stata gravata con motivi aggiunti.

9. - Con la sentenza n. 771 del 22 gennaio 2016, il T.a.r. dichiarava improcedibile il ricorso ed i primi e secondi motivi aggiunti, mentre venivano accolti i terzi motivi aggiunti, con conseguente annullamento del decreto applicativo della misura compensativa, per difetto di motivazione.

10. - Il Ministero propone appello, rappresentando che, sin dal 2007, il fenomeno dei titoli abilitanti all’esercizio di professioni sanitarie conseguiti da cittadini italiani presso le Università rumene, in cui si inserisce anche il caso dell’appellato, è oggetto di monitoraggio, di interlocuzione con la Commissione Europea e di collaborazioni tra lo Stato italiano e quello rumeno, nonché di indagini penali in entrambi i Paesi, essendo emerso che molti laureati avrebbero continuato a svolgere la professione in Italia dopo aver frequentato corsi di studi “ad hoc”, irregolari ed abbreviati, con ridotto numero di ore di frequenza ed agevolazioni negli esami, senza conoscenza del rumeno e dell’inglese.

Pertanto, legittimi dubbi sono stati avanzati rispetto alla possibilità di applicare l’art. 21 del Regolamento CE, che prevede per i detti titoli di odontroiatra l’automatico riconoscimento e non, invece, il regime generale di riconoscimento mediante verifica delle conoscenze scientifiche, delle competenze tecniche e delle abilità previste dalla direttiva e dalla normativa italiana per l’esercizio della professione.

Il Ministero chiede, dunque, la riforma della sentenza impugnata.

11. - Resiste in giudizio l’interessato, che insiste per il rigetto dell’appello.

12. - L’appello è fondato.

12.1. - Non sussiste il difetto di motivazione del provvedimento impugnato con gli ultimi motivi aggiunti ritenuto dal primo giudice.

12.2. - Il decreto del luglio 2015 è stato emesso a conclusione di una complessa vicenda e di un lungo iter istruttorio, avviato sulla base di fondati dubbi circa il rispetto delle condizioni minime di formazione presso l’Università rumena che ha rilasciato titoli di odontoiatria a studenti italiani.

I dubbi sono stati basati sull’anomala frequenza e sul mancato sostenimento di esami di rito, che hanno impedito il riconoscimento automatico dei titoli e di cui l’interessato è stato messo a conoscenza sin dal preavviso di rigetto della sua istanza ex art. 10 bis l. 241/1990 (con raccomandata a.r. 7.2/2010/590 e, da ultimo, con nota 11 giugno 2015, prot. 29914).

Lo stesso interessato ha interloquito con l’Amministrazione nel corso del procedimento, rappresentando ampiamente le proprie ragioni.

Dunque, era chiaro, alla luce dei fatti e degli atti istruttori che hanno coinvolto anche le Autorità rumene, l’iter logico e giuridico che ha condotto il Ministero al diniego, così come erano evidenti le ragioni di pubblico interesse ad esso sottese, evidentemente volte alla tutela della salute pubblica.

Deve ritenersi, pertanto, che il diniego di automatico riconoscimento del titolo professionale è ampiamente motivato con riferimento alle criticità del corso di studi seguito dall’appellato, che, attese le anomalie riscontrate, hanno impedito di ritenere adeguato il livello formativo raggiunto alle «condizioni minime di formazione», di cui all’art. 21 della Direttiva 2005/36/CE e all’art. 31 del D.lgs. n. 206 del 2007, che costituisce attuazione della direttiva, presupposto per il riconoscimento automatico del titolo rilasciato da una università rumena agli iscritti dopo il 1° ottobre 2003.

12.3. - D’altra parte, l’art. 61 della Direttiva europea, come modificato dalla direttiva 2013/55/CE, consente allo Stato di applicare la deroga al regime di automatico riconoscimento dei titoli di formazione professionale in ‘odontoiatria’ conseguiti all’estero, al fine di accertare le conoscenze, competenze e abilità effettivamente acquisite dallo studente italiano all’estero.

Tale deroga è stata sostanzialmente autorizzata dalla Commissione europea con la nota del 23 aprile 2015, la quale ha ritenuto che «le autorità italiane potrebbero esaminare in base al regime generale quelle (domande) in merito alle quali nutrono ancora dubbi fondati per quanto concerne la conformità della formazione dei dentisti ai requisiti minimi».

12.4. - Né può condividersi l’argomento dell’appellato, secondo cui con i provvedimenti impugnati si negherebbe valore alla sentenza del Tribunale di Bucarest, giacché, a parte ogni considerazione sulla vincolatività nel nostro ordinamento delle decisioni emanate da autorità giurisdizionali estere, l’annullamento giurisdizionale del provvedimento con cui le Autorità rumene avevano in autotutela dichiarato illegittimo il titolo professionale conseguito dal Sig. -OMISSIS- è avvenuto non per motivi attinenti al merito del titolo in sé, bensì per ragioni di tutela dell’affidamento e di decorso dei termini, mentre dalle stesse difese delle autorità rumene in quel giudizio il Ministero ha dedotto circostanze (quali il rilascio illegale del certificato di conoscenza della lingua rumena, il mancato rispetto dell’obbligo di formazione a tempo pieno, l’irregolare abbreviazione del corso di laurea) che hanno corroborato i già consistenti dubbi circa la competenza e l’idoneità della formazione conseguita dagli studenti italiani.

12.5. - Conclusivamente, ad avviso del Collegio, è legittimo il decreto emesso dal Ministero con cui si chiede, a scelta dell’interessato, il compimento di un tirocinio di adattamento della durata di diciotto mesi, oppure di una prova attitudinale nelle materie specificamente elencate (peraltro, ricomprese nell’allegato ‘V.3 Odontoiatria – 5.3.1’), ritenute dalla Conferenza di servizi idonee a verificare le effettive conoscenze, competenze ed abilità in possesso del ricorrente.

13. – Per le ragioni che precedono, l’appello risulta fondato e va accolto, sicché, in riforma della sentenza impugnata, vanno respinti i motivi aggiunti accolti dal TAR.

Le spese di entrambi i gradi di giudizio possono compensarsi tra le parti, in considerazione della peculiarità della vicenda.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello n.r.g. 1914 del 2016, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza in epigrafe, respinge i motivi aggiunti accolti dal TAR.

Spese compensate dei due gradi.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l’appellato.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2016, con l'intervento dei magistrati:
Luigi Maruotti, Presidente
Carlo Deodato, Consigliere
Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere, Estensore
Pierfrancesco Ungari, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 09/06/2016
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.



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Re: Odontoiatria: Università «Titu Maiorescu» di Buca

Messaggio da panorama » mer apr 25, 2018 11:48 am

Altro Appello al CdS respinto.
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201802282
– Public 2018-04-17 -


Pubblicato il 17/04/2018

N. 02282/2018 REG. PROV. COLL.
N. 07957/2016 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7957 del 2016, proposto dal Sig. Gianfranco Lanza, rappresentato e difeso dall'Avvocato Maria Ida Leonardo, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Orti della Farnesina, n. 52;

contro
il Ministero della Salute, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

la Direzione Generale delle Risorse Umane e delle Professioni Sanitarie presso il Ministero della salute, in persona del legale rappresentante p.t., non costituita in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE III QUATER, n. 3042 dell’8 marzo 2016.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Salute;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 febbraio 2018 il Consigliere Paola Alba Aurora Puliatti e uditi per le parti l’Avvocato Maria Ida Leonardo e l'Avvocato dello Stato Lorenzo D'Ascia;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Con ricorso al T.a.r. Lazio, sede di Roma, r.g.n. 6255 del 2012, il Sig. Gianfranco Lanza ha impugnato l’atto del Ministero della Salute, prot. DGPROF. 7/1.5. h.a. 7.2/2011/2013, comunicato il 15.5.2012, con cui gli veniva negato il riconoscimento della laurea in odontoiatria, conseguita presso l’Università Titu Maiorescu di Bucarest nel giugno 2010, essendo stato il titolo annullato dalla stessa Università straniera in autotutela, perché conseguito sulla base di varie irregolarità e atti fraudolenti, come comunicato dal competente Ministero romeno dell’Istruzione il 21.9.2011.

2. Con motivi aggiunti del 7 giugno 2013, il ricorrente impugnava l’ulteriore diniego del 28 marzo 2013, opposto successivamente alla sentenza del Tribunale di Bucarest 28 settembre 2012, n. 3606, che aveva accolto l’impugnazione dell’atto di annullamento in autotutela del titolo di studio, cui ha fatto seguito apposita convenzione sottoscritta con l’Università romena il 16 novembre 2012 che riconosceva la validità del diploma di laurea.

3. Con ulteriori e separati atti di motivi aggiunti, venivano impugnati anche il successivo diniego dell’8 giugno 2015 ed il decreto direttoriale del 23 luglio 2015, adottato a seguito della nota della Commissione Europea in data 23 aprile 2015, di riesame della posizione dell’interessato che disponeva, quale condizione per il riconoscimento della laurea, una misura compensativa (tirocinio o esami integrativi, a scelta del richiedente).

4. Con la sentenza in epigrafe, il T.a.r. per il Lazio ha dichiarato improcedibile il ricorso introduttivo ed i primi motivi aggiunti e respinto gli altri due gruppi di motivi aggiunti, riconoscendo la discrezionalità dell’Amministrazione italiana, conformemente alle norme europee, di valutare l’idoneità del corso di istruzione seguito all’estero secondo il ‘regime generale’ di riconoscimento dei titoli.

5. L’appellante lamenta l’erroneità e ingiustizia della sentenza e propone i seguenti motivi:

I- Error in iudicando: violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 3, 35 del cod. proc. amm.; eccesso di potere per errore nei presupposti; travisamento dei fatti.

II- Error in iudicando: violazione e falsa applicazione della Direttiva 2005-36/CE e successive modifiche e del d.lgs. n. 206 del 2007; eccesso di potere per errore nei presupposti, travisamento dei fatti.

III- Error in iudicando: violazione e falsa applicazione della Direttiva 2005/36/CE; eccesso di potere per errore nei presupposti, travisamento dei fatti.

6. Resiste in giudizio il Ministero intimato, chiedendo il rigetto dell’appello.

7. Con memoria depositata il 31 gennaio 2018, il ricorrente deduce di aver iniziato il corso integrativo che, ormai, è in procinto di concludere e fa riserva di proporre domanda di risarcimento danni.

7.1. Deduce, inoltre, che con ordinanza del 14 novembre 2017, n. 5249, questa Sezione ha rimesso alla Corte di Giustizia due questioni interpretative rilevanti nel presente giudizio, concernenti gli artt. 21, 22 e 24 della Direttiva 2005/36/CE (e specificamente:
1- se le norme europee impongano il riconoscimento automatico dei titoli conseguiti in periodi parzialmente sovrapponibili allo Stato membro in cui vige l’obbligo di formazione a tempo pieno e il divieto di contemporanea iscrizione a due corsi di laurea;
2- se, in caso affermativo, sia consentito, comunque, verificare che durata, livello e qualità della formazione non siano inferiori a quelli della formazione continua a tempo pieno).

8. All’udienza del 22 febbraio 2018, la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. L’appello è infondato.

2. Infondato è il primo motivo, col quale l’appellante sostiene l’erroneità della dichiarata improcedibilità dei primi motivi aggiunti, fondata su una errata lettura della sentenza del Tribunale di Bucarest.

L’appellante dichiara di avere interesse alla decisione e sostiene il difetto di motivazione del diniego del 28 marzo 2013, alla luce della sentenza del Tribunale di Bucarest n. 3606 del 2012 che avrebbe annullato nel merito il provvedimento in autotutela dell’Ateneo romeno e non si sarebbe limitata a rilevarne solo la tardività.

2.1. Il Collegio rileva, preliminarmente, che sulla vicenda dei diplomi di laurea in odontoiatria rilasciati dall’Università romena Titu Miorescu questa Sezione si è già pronunciata con sentenza del 16.6.2016, n. 2681, che ha dichiarato legittimo il diniego di automatico riconoscimento in una fattispecie del tutto analoga.

Il diniego di automatico riconoscimento del titolo, anche in quel caso, è stato adottato a conclusione di una complessa vicenda che ha visto l’intervento di una sentenza del Tribunale di Bucarest di annullamento dell’atto di autotutela dell’Ateneo Titu Maiurescu e a seguito di un lungo iter istruttorio da parte del Ministero della Salute, avviato sulla base di fondati dubbi circa il rispetto delle 'condizioni minime di formazione' nei corsi seguiti dagli studenti italiani presso l'Università romena.

I dubbi sono stati fondati, anche in quel caso, sull'anomala frequenza - due anni di studio in un solo anno accademico – oltre che sul mancato sostenimento di esami di rito; nel caso in esame, vi sarebbe anche il sospetto che sia mancata pure la certificazione della conoscenza della lingua straniera e vi sarebbero imprecisioni nella trascrizione degli esami.

La citata sentenza n. 2681 del 2016 ha enunciato il principio, che il Collegio condivide, che la normativa europea (art. 61 della Direttiva 2005/36/CE, come modificato dalla Direttiva 2013/55/CE) consente allo Stato di applicare la deroga al regime di automatico riconoscimento dei titoli di formazione professionale in "odontoiatria" conseguiti all'estero, al fine di accertare le conoscenze, competenze e abilità effettivamente acquisite dallo studente italiano all'estero.

Tale deroga è stata sostanzialmente autorizzata dalla Commissione europea con la nota del 23 aprile 2015, la quale ha ritenuto che "le autorità italiane potrebbero esaminare in base al regime generale quelle (domande) in merito alle quali nutrono ancora dubbi fondati per quanto concerne la conformità della formazione dei dentisti ai requisiti minimi".

2.2. Tanto premesso, il Collegio ritiene corretta la dichiarazione di improcedibilità per difetto di interesse alla pronuncia sulla legittimità del diniego del 28 marzo 2013, impugnato con i primi motivi aggiunti proposti in primo grado, considerati i successivi provvedimenti di diniego intervenuti, a seguito degli atti di approfondimento istruttorio compiuti, e, tra l’altro, del parere reso dalla Commissione europea.

I primi motivi aggiunti erano, comunque, infondati.

Il diniego del 28 marzo 2013 era legittimamente motivato sulla base dei dubbi circa la regolarità del corso di studi seguito dal ricorrente che residuavano pur in presenza della pronuncia giurisdizionale del Giudice romeno fondata su motivi non attinenti al merito dell’atto annullato, ma per motivi riguardanti la tutela dell'affidamento ed il decorso dei termini per l’adozione dell’atto da parte dell’Ateneo.

Da qui la corretta valorizzazione da parte del Ministero delle circostanze dedotte dall’Università e sulle quali il Tribunale di Bucarest non si era pronunciato, ovvero dei fatti emersi nel corso dello stesso processo: il sospetto del rilascio illegale del certificato di conoscenza della lingua romena, il dubbio del mancato rispetto dell'obbligo di formazione a tempo pieno, l'irregolare abbreviazione del corso di laurea.

Tali dubbi legittimavano il ricorso alla deroga al regime dell’automatico riconoscimento, con conseguente legittimità del diniego opposto, ai sensi degli artt. 31 e 41 del D.lgs. n. 206 del 2007, nonché degli artt. 11 e 61 della direttiva 2005/36/CE.

3. Infondato è anche il secondo motivo di appello.

Secondo l’appellante, sarebbe erronea la mancata applicazione del criterio di automaticità del riconoscimento del titolo, trattandosi di professione che rientra tra quelle “armonizzate” a livello europeo (allegato V alla Direttiva 2005-36/Ce e d.lgs. n. 206 del 2007).

3.1. Presupposto per il riconoscimento automatico del titolo rilasciato agli studenti italiani da una università romena agli iscritti dopo il 1° ottobre 2003 è che il corso di studi concretamente seguito risponda alle "condizioni minime di formazione", di cui all'art. 21 della Direttiva 2005/36/CE e all'art. 31 del D.lgs. n. 206 del 2007, che costituisce attuazione della direttiva.

Specificamente, per la formazione dell’odontoiatra, l’art. 41, cui rinvia l’art. 31 del citato d.lgs. n. 206 del 2007, richiede “un percorso di studi teorici e pratici della durata minima di cinque anni svolti a tempo pieno” corrispondente a quello di cui all’allegato V, che garantisca l’acquisizione di determinate conoscenze e competenze conformi al livello di formazione richiesto dall’ordinamento italiano per il rilascio del medesimo titolo.

Il diniego di automatico riconoscimento del diploma di laurea conseguito dal sig. Lanza, di cui agli atti impugnati dell’8 giugno 2015 e del 23 luglio 2015, come già detto, è scaturito dalle criticità del corso di studi seguito dall'appellato, che, attese le anomalie riscontrate, hanno determinato il forte dubbio circa l’adeguatezza del livello di competenza raggiunto ai “requisiti minimi di formazione”.

L'art. 61 della Direttiva 2005/36/CE, come modificato dalla Direttiva 2013/55/CE, consente allo Stato membro che incontri forti difficoltà nell'applicare una disposizione della direttiva di esaminare tali difficoltà insieme alla Commissione, che potrà disporre di applicare una deroga.

Tale deroga, nel caso concreto, è stata sostanzialmente autorizzata dalla Commissione europea, a seguito di esame congiunto coi due Stati membri interessati, con la nota del 23 aprile 2015, la quale ha ritenuto che "le autorità italiane potrebbero esaminare in base al regime generale quelle (domande) in merito alle quali nutrono ancora dubbi fondati per quanto concerne la conformità della formazione dei dentisti ai requisiti minimi".

Come si è detto, legittimamente il Ministero ha argomentato i propri dubbi sulla scorta dei fatti emersi nel corso del processo conclusosi con la sentenza del Tribunale di Bucarest, quali il rilascio illegale del certificato di conoscenza della lingua romena, il mancato rispetto dell'obbligo di formazione a tempo pieno, l'irregolare abbreviazione del corso di laurea.

4. Infondato è anche il terzo motivo di appello.

Secondo l’appellante, nella specie non sarebbe stata accertata l’esistenza di differenze sostanziali tra la formazione acquisita all’estero e i requisiti richiesti in Italia, mentre nel diniego di automatico riconoscimento il Ministero farebbe riferimento esclusivamente alla sentenza del Tribunale di Bucarest.

Di conseguenza, in difetto di istruttoria, non sarebbe applicabile l’art. 10 della Direttiva, circa il “regime generale di riconoscimento” cui fa riferimento la Commissione nel parere reso in data 23 aprile 2015.

L’appellante ribadisce che il Ministero della Salute deve procedere al riconoscimento automatico del titolo, una volta che il Ministero dell’istruzione romeno e l’Università Titu Maiurescu hanno confermato la legittimità della laurea (certificati del 21 novembre 2011 e 10 maggio 2013), come pure chiarirebbe la stessa Commissione Europea con l’inciso “allorchè le autorità romene hanno esplicitamente confermato la corrispondenza della formazione con i requisiti minimi armonizzati”.

Contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, poi, andrebbe attribuita rilevanza alla circostanza che il ricorrente è titolare di contratto di lavoro a tempo indeterminato in Romania con la Società di Stomatologia Italia s.r.l. dal 2009 ed ha maturato una esperienza quinquennale nel proprio ambito professionale; inoltre, il ricorrente è componente del Collegio dei Medici Dentisti in Romania dal 2008.

4.1. Il Collegio osserva che, come già detto, la stessa direttiva europea 2005/36/CE e gli artt. 31 e 41 del d.lgs n. 206 del 2007 richiedono determinati “requisiti minimi di formazione” in assenza dei quali non è possibile l’automatico riconoscimento del titolo conseguito all’estero.

La nota della Commissione europea ha consentito l’applicabilità del ‘regime generale’ di verifica delle competenze, ai sensi dell’art. 10 della direttiva, sussistendo fondati dubbi sul rispetto di requisiti minimi di formazione, senza che fosse necessario ulteriore approfondimento istruttorio.

L'obiettivo della normativa europea sul riconoscimento dei titoli non è quello di interferire nell'interesse legittimo degli Stati membri a impedire che taluni dei loro cittadini possano sottrarsi abusivamente all'applicazione del diritto nazionale in materia di professioni.

Difatti, l’art. 10, comma 1, della direttiva europea espressamente considera non automatico l’accesso alla professione a chi possiede un titolo di formazione tra quelli “armonizzati”, coperti dunque dal principio di riconoscimento automatico di cui al capo III del titolo III, se per una ragione specifica ed eccezionale non soddisfino le condizioni in esso previste.

Il riconoscimento del titolo conseguito all’estero, secondo il “regime generale”, può avvenire attaverso l’obbligo di una misura di compensazione (tirocinio o prova attitudinale), a scelta dell’interessato, se la durata di formazione seguita è inferiore di almeno un anno a quella richiesta (art. 14, comma 1, lett. a) o se la formazione riguarda materie sostanzialmente diverse da quelle coperte col titolo di formazione richiesto (art. 14, comma 1, lett. b).

4.3. Quanto alla ritenuta non rilevanza dell’esperienza professionale maturata in Romania ai fini del richiesto “riconoscimento automatico” del titolo di studio in Italia, è evidente che si tratta di attività professionale svolta in altro Paese sulla base di un titolo valido per quell’ordinamento cui non viene attribuita diretta rilevanza dal d.lgs. n. 206 del 2007. Stesse considerazioni valgono per la carica di membro del Collegio dei Medici Dentisti in Romania ricoperta dal ricorrente.

4.4. Conclusivamente, è legittimo il decreto direttoriale del 23 luglio 2015 con cui, da ultimo, si chiede, a scelta dell'interessato, il compimento di un tirocinio di adattamento di 18 mesi, oppure di una prova attitudinale nelle materie specificamente elencate (peraltro, ricomprese nell'allegato "V. 3 Odontoiatria - 5.3.1"), ritenute dalla Conferenza di servizi idonee a verificare le effettive conoscenze, competenze ed abilità in possesso del ricorrente.

5. Da ultimo, il Collegio osserva l’irrilevanza nel presente giudizio delle questioni interpretative rimesse alla Corte di Giustizia con ordinanza della Sezione del 14 novembre 2017, n. 5249 (e specificamente: 1- se le norme europee impongano il riconoscimento automatico dei titoli conseguiti in periodi parzialmente sovrapponibili allo Stato membro in cui vige l’obbligo di formazione a tempo pieno e il divieto di contemporanea iscrizione a due corsi di laurea; 2- se, in caso affermativo, sia consentito, comunque, verificare che durata, livello e qualità della formazione non siano inferiori a quelli della formazione continua a tempo pieno).

La controversia in esame, per le peculiarità di cui si è discusso, può essere decisa a prescindere dalla soluzione interpretativa delle questioni sottoposte alla Corte di Giustizia, concernenti titoli conseguiti con frequenza di corsi di studi in periodi parzialmente sovrapponibili; nella vicenda in esame, infatti, i dubbi del Ministero, esaminati nel procedimento sfociato nella deroga al regime di ‘automatico riconoscimento’ con intervento della Commissione europea, riguardavano anche profili diversi, quali l’autenticità dell’attestato di conoscenza della lingua, le modalità di trascrizione degli esami, etc..

6. In conclusione, l’appello deve essere respinto, con conseguente legittimità degli atti impugnati.

7. Le spese di entrambi i gradi di giudizio possono compensarsi tra le parti, in considerazione della peculiarità della vicenda.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l'effetto, dichiara legittimi i decreti direttoriali del Ministero della Salute dell’8 giugno e del 23 luglio 2015.

Spese compensate di entrambi i gradi di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 febbraio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Marco Lipari, Presidente
Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere
Giulio Veltri, Consigliere
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere, Estensore
Stefania Santoleri, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Paola Alba Aurora Puliatti Marco Lipari





IL SEGRETARIO

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