News Varie

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Messaggio da panorama » mar apr 08, 2014 7:01 pm

Mappe catastali, da oggi si acquistano anche online


Da oggi le mappe catastali potranno essere acquistate online, senza doversi recare presso gli uffici, grazie al sistema telematico territorio Sister.

L’accesso a Sister è aperto su abbonamento da attivare direttamente in via telematica con firma digitale.

Ricevuta la richiesta di convenzione, l’Agenzia delle Entrate – che emette il servizio – rilascia una password con cui versare, sempre online, gli importi per l’abbonamento (200 euro, a titolo di rimborso spese, e 30 euro per ogni psw di accesso richesta) e le somme per la fruizione del servizio.



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Messaggio da panorama » mer apr 09, 2014 6:44 pm

Toyota richiama oltre 6 milioni di auto (26 modelli) per problemi tecnici


Il richiamo di automobili che starebbe per fare Toyota Motor Corp è uno dei più grossi della storia automobilistica:
la casa giapponese starebbe per richiamare 6,39 milioni di auto nel mondo coinvolgendo ben 26 diversi modelli, tra cui Yaris, Suv Rav4, Corolla oltre al Pontiac Vibe e Subaru Trezia.

Alla base del richiamo ci sarebbero 5 diversi problemi tecnici, anche se non gravi, che riguardano lo sterzo, i sedili, e l’accensione.

Alla diffusione della notizia, già ieri, il titolo Toyota ha perso il 3% sulla Borsa di Tokyo.

I veicoli sono stati prodotti nell’ultimo decennio.

Oltre 1 milione delle vetture coinvolte nel richiamo sarebbe stato venduto in Giappone, due milioni e mezzo negli Stati Uniti, 770 mila in Europa e le altre sono sparse nel mondo.

La società dichiara di non essere a conoscenza di incidenti provocati dai difetti riscontrati.

Sempre Toyota, nel 2012, fece un altro mega richiamo di 7,4 milioni di auto, per potenziali rischi di incendio, mentre a febbraio scorso aveva richiamato 1,9 milioni di Prius.

A marzo il gruppo automobilistico giapponese aveva accettato di pagare 1,2 miliardi di dollari per il settlement negli Usa dell’inchiesta penale relativa al noto caso dei difetti nel sistema di accelerazione.

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Messaggio da panorama » ven apr 11, 2014 6:43 pm

Acqua, Aeeg: i gestori dovranno restituire 55 mln di euro

71 gestori del servizio idrico dovranno restituire in tutto 55 milioni di euro ai consumatori.

Lo ha stabilito l’Autorità per l’energia, sottolineando che la restituzione “è relativa al periodo di circa cinque mesi intercorso fra l’abolizione della remunerazione del capitale a seguito del referendum, il cui esito è stato proclamato il 21 luglio 2011, e l’introduzione dal 1 gennaio 2012 della nuova tariffa calcolata secondo i criteri approvati dall’Autorità”.

Le società di gestione interessate, spiega l’Autorità, dovranno accreditare l’importo ai circa 11 milioni di utenti domestici coinvolti già nella prossima bolletta dell’acqua.

La remunerazione del capitale investito (fissata al 7%) è la voce che faceva gravare sugli utenti una sorta di copertura dei costi di investimento.

È stata abrogata dal referendum popolare sull’acqua del 12 e 13 giugno 2011 ma è stata addebitata nelle bollette fino a tutto il 2011.

All’odierna delibera dell’Autorità sono allegati gli elenchi degli Enti d’Ambito che hanno rispettato i tempi e le modalità di calcolo dei rimborsi secondo i criteri indicati dall’Autorità, ma anche una sorta di ‘black list’ degli Enti d’Ambito che non hanno mai risposto al regolatore.

Il provvedimento non ha invece ricadute per le società che applicano il cosiddetto metodo ‘ex Cipe’ in quanto non prevedeva la remunerazione del capitale investito.

Spiega l’Aeeg che “la somma restituita è stata calcolata prendendo come riferimento la remunerazione del capitale investito indicata dai Piani degli Enti d’Ambito per il periodo 21 luglio-31 dicembre 2011, al netto degli oneri finanziari e fiscali effettivamente sostenuti e degli accantonamenti per la svalutazione crediti nella misura ritenuta efficiente.

Ciò nel pieno rispetto del principio del full cost recovery indicato dalle normative europee e confermato dalla Corte Costituzionale.

Per individuare la quota parte della tariffa da restituire l’Autorità ha utilizzato criteri coerenti col Metodo Tariffario Transitorio che copre il biennio 2012-2013 e nel quale sono già considerati gli effetti del referendum abrogativo.

Questi criteri sono confermati nel parere 267/13 del Consiglio di Stato, nel quale si afferma che anche nell’ambito della restituzione debba comunque essere assicurato il rispetto del principio del full cost recovery, e nella recente sentenza del Tar Lombardia 779/14”.

L’importo del rimborso è dunque riferito ai cinque mesi trascorsi fra l’esito del referendum e l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2012, del metodo tariffario transitorio.

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Messaggio da panorama » ven apr 11, 2014 6:47 pm

Class action vs Banca Intesa, Altroconsumo: vittoria amara

Le commissioni applicate sui conti in rosso da Banca Intesa, quali “commissione per scoperto di conto”, erano illegali e vanno restituite ai correntisti.

Questa la buona notizia scaturita dalla class action intentata da Altroconsumo nei confronti dell’istituto bancario.

La cattiva, però, è che solo 6 consumatori – sui 104 che avevano aderito all’azione – hanno ottenuto il rimborso.

Spiega l’associazione:
“La commissione di massimo scoperto è stata vietata per legge nel 2009, ma molte banche, inclusa Banca Intesa, l’hanno reintrodotta anche sui conti senza fido, chiamandola in altro modo: commissione per scoperto di conto.

Il Tribunale di Torino ha confermato che questa clausola è nulla e che nessuna commissione poteva essere richiesta ai consumatori in questi casi. La commissione illegittimamente addebitata deve essere restituita ai correntisti”.

Si tratta però di una “vittoria amara”, prosegue Altroconsumo, perché dei 104 cittadini che avevano aderito all’azione solo sei hanno ottenuto il rimborso. Perché?

“La loro adesione nella maggior parte dei casi non è stata ritenuta valida dal tribunale per un cavillo:
la firma non era stata autenticata da un notaio, formalità neppure prevista dalla legge.

Autenticare la firma costa di più dell’importo in gioco – spiega l’associazione – La class action italiana è limitata dal fatto che i consumatori devono esplicitamente aderire all’azione (opt-in), invece di essere automaticamente tutelati (come avviene in USA e in alcuni paesi europei), salvo che non dichiarino di voler rimanere estranei alla causa (opt-out).

Per tale ragione alla class action contro Banca Intesa avevano aderito solo 104 consumatori sulle decine di migliaia potenzialmente interessati.

Ora il Tribunale impone ulteriori oneri burocratici, non previsti dalla legge, a chi vuole aderire.

In questo modo la class action viene affossata, non ha futuro.

Le imprese che commettono scorrettezze nei confronti di migliaia di consumatori restano impunite e i consumatori danneggiati con un pugno di mosche in mano”.

L’associazione invita comunque tutti i consumatori interessati, che si sono visti addebitare la commissione di scoperto conto, a presentare richiesta di rimborso con un reclamo scritto.

Se la risposta non soddisfa o non arriva entro 30 giorni, si può presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario. In ogni caso, “Altroconsumo si batterà in ogni modo per ribaltare questa interpretazione restrittiva del 140 bis Codice del Consumo che impedisce una efficace operatività delle class action”.

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Messaggio da panorama » ven apr 11, 2014 6:50 pm

Acqua, Adiconsum: finalmente soldi restituiti ai consumatori


“Finalmente si cominciano a restituire ai consumatori le somme non dovute”, commenta il presidente nazionale di Adiconsum Pietro Giordano davanti all’odierno annuncio dell’Autorità per l’energia:
saranno circa 11 milioni gli utenti che nella prossima bolletta dell’acqua si vedranno riaccreditare gli importi ingiustamente versati al gestore del servizio idrico per l’abolizione della remunerazione del capitale.

“Bene la decisione dell’Autorità per l’energia, il gas ed il servizio idrico - dichiara Giordano – Finalmente si cominciano a restituire le somme non dovute dai consumatori.

Il settore dell’energia e dell’acqua richiede una revisione reale degli oneri a carico dei consumatori.

Troppo spesso si tratta di oneri impropri che pesano sulle bollette e quindi sulle famiglie italiane già in forte difficoltà nel pagamento delle bollette delle utenze domestiche”.

Altro tema che l’associazione chiede di affrontare all’Autorità è quello degli acconti e dei conguagli in bolletta.

“Non è possibile, ove ciò fosse vero, che milioni di consumatori siano i finanziatori delle aziende energetiche con “prestiti” che neanche prevedono tassi di interesse, almeno legali – spiega Giordano – Così come, pur essendo indispensabile una politica che sviluppi la green energy, non è possibile che settori come il fotovoltaico siano cresciuti a dismisura, ma che l’energia prodotta non venga pienamente utilizzata, mandando spesso in tilt la rete di distribuzione, facendo pesare tutto questo sulla bolletta delle famiglie”.

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Messaggio da panorama » gio apr 17, 2014 8:01 pm

Nissan Qashqai 1600, problemi con impianto Gpl: Codici lancia azione risarcimento danni

Un’azione di risarcimento danni per tutti i consumatori che hanno problemi con l’impianto Gpl della propria Nissan Qashqai 1600.

A lanciarla è il Codici che sta ricevendo numerose lamentele dai cittadini: sembrerebbe che l’installazione dell’impianto Gpl crei importanti danni al motore della vettura.

Basta fare un giro su forum e blog per leggere tante testimonianze di consumatori arrabbiati che indicano generici problemi di carburazione e la recessione delle sedi delle valvole.

Ma sembrerebbe che la vettura non sia proprio adatta all’impianto Gpl.

Secondo una nota ditta di installazione di impianti, sarebbe sconsigliato mettere l’impianto Gpl per la trasformazione dell’autovettura Nissan Qashqai 1600 in quanto “potrebbero insorgere problematiche di varia natura e anche di difficile attribuzione”.

Ma i consumatori che per anni hanno acquistato l’auto con l’impianto Gpl, a volte consigliati in maniera errata da venditori inesperti, sono stati all’oscuro di tutto ed hanno dovuto far fronte a danni economici che arrivano anche a 1.600 euro.

Ma se tali danni sono causati da caratteristiche proprie della vettura, perché devono pagare i consumatori che non hanno responsabilità? “Sono moltissimi i consumatori che lamentano problematiche del genere e che si sentono trattati ingiustamente – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – Se le vetture non sono compatibili con gli impianti Gpl tali impianti non devono essere installati e i consumatori devono saperlo, non pagare le conseguenze di scelte sbagliate.

Per questo Codici ha avviato un’azione di risarcimento danni ed invita tutti i cittadini che hanno vissuto simili problematiche a contattare l’associazione per il rimborso delle somme erogate per le riparazioni”.

Per informazioni in merito è possibile contattare la segreteria nazionale dell’Associazione al numero 0655301808 e all’indirizzo segreteria_nazionale@codici.org.

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Messaggio da panorama » mar apr 22, 2014 6:14 pm

Aqua Italia ricorda le detrazioni fiscali su trattamento acqua domestica

In occasione dell’Earth Day che si celebra oggi in tutto il mondo, Associazione Aqua Italia spiega le novità introdotte dalla Legge di stabilità per il 2014 sul sistema delle agevolazioni fiscali nel comparto del trattamento dell’acqua domestica, in particolare per uso sanitario.

Già grazie al decreto legge n. 83 del 2012 in Italia è stata introdotta una novità sostanziale, ovvero, l’estensione della detrazione fiscale del 65% alle spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria.

La legge di stabilità per il 2014 (n. 147 del 27 dicembre 2013) ha prorogato fino al 31 dicembre 2014 le detrazioni delle spese per interventi di risparmio energetico e per ristrutturazione del patrimonio edilizio e ha introdotto la detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe A+ finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto dell’intervento.

Le spese sono detraibili nella misura del 65% se sostenute tra il 6 giugno 2013 e il 31 dicembre 2014 e del 50% se sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015.

In caso di interventi su parti comuni degli edifici condominiali le aliquote saranno del 65% per le spese del primo semestre 2015 e del 50% per quelle sostenute dal secondo semestre 2015 al primo semestre 2016.

Sin dal 2008, inoltre, è possibile agevolare l’acquisto di pompe di calore ad alta efficienza, di impianti geotermici a bassa entalpia e di tutti i prodotti che generalmente sono connessi all’installazione di caldaie.

In particolare, la norma prevede solo che venga sostituito un impianto di climatizzazione invernale con una caldaia a condensazione, per cui qualora nel prezzo di tale bene siano inclusi anche filtri addolcitori, sistemi di dosaggio e prodotti per il condizionamento dell’acqua sanitaria e circuiti di riscaldamento, anch’essi possono essere oggetto di agevolazione.

Tale conclusione deriva dal fatto che in questo modo si ottiene un risparmio energetico.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni, le spese sostenute per l’acquisto di filtri addolcitori, sistemi di dosaggio e prodotti per il condizionamento dell’acqua sanitaria e circuiti di riscaldamento godono della detrazione del 50%, in caso di interventi su singole unità abitative, in ambito di una manutenzione straordinaria e, nel caso di interventi su parti comuni di edifici condominiali, nell’ambito di una manutenzione ordinaria.

In un apparente dedalo di norme e agevolazioni, quindi, i vantaggi per l’utente finale, ben assistito da installatori professionisti e aziende leader del settore, può essere concretamente rilevante ed è importante che si diffonda nella misura maggiore possibile l’informazione circa le possibilità con cui oggi, tutti gli italiani, possano avere delle abitazioni più efficienti con un importante risparmio economico e ambientale.

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Messaggio da panorama » mer apr 30, 2014 9:00 pm

da help consumatori

Auto-prezzo.net e auto-valutazione.com, Antitrust: multa per 735 mila euro

Pubblicizzavano la valutazione gratuita delle automobili ma in realtà chiedevano il pagamento di circa 60 euro, somma che saliva fino a oltre 250 euro in caso di ritardo nel versamento da parte dei consumatori incappati nella trappola.

L’Antitrust ha sanzionato sette società per 735 mila euro complessivi: queste operavano attraverso i siti http://www.auto-prezzo.net" onclick="window.open(this.href);return false; e http://www.auto-valutazione.com" onclick="window.open(this.href);return false;.

Le sanzioni – pari, in totale, a 735 mila euro – riguardano sette società che pubblicizzavano sul web un servizio apparentemente gratuito di valutazione delle auto, salvo chiedere successivamente il pagamento di una fattura di circa 60 euro, destinata a salire fino a oltre 250 euro in caso di ritardi nei versamenti da parte dei consumatori.

L’istruttoria è stata avviata lo scorso luglio dopo centinaia e centinaia di segnalazioni – l’Antitrust alla fine ne ha contate duemila – molte delle quali arrivate anche attraverso i commenti sul nostro sito internet.

Denunciava ad esempio Alberto:
“A me sono arrivati a chiedere € 259,00 con una lettera abbastanza minacciosa di un ufficio legale estone. Gli ho risposto che ero curioso di vedere quanta carta avrebbero ancora sprecato per inviarmi solleciti. Non pagate, ignorate i solleciti, è la solita truffa di qualche sfigatello che gioca sulla paura della gente”.
Stesso racconto da Carlo: “Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera con minacce di azioni legali per il pagamento di una fattura di €259,00. Oggi invece ho ricevuto anche una mail con le stesse minacce di pagamento e di aver passato tutto ad uno studio legale, janssen e larsen in Estonia. Vorrei che questi truffatori venissero fermati. Grazie”.

Il fenomeno, rende noto oggi l’Antitrust, ha coinvolto migliaia di cittadini che fra gennaio e luglio del 2013 si sono collegati a internet per trovare una valutazione del valore della propria automobile, digitando quali parole chiave ‘gratuito’ o ‘gratis’ insieme a “valutazione” e “automobile”.

Scrive l’Antitrust: “Dalle prove raccolte dall’Autorità, alla quale sono arrivate oltre 2000 segnalazioni, risulta che le sette società
(Pronto Value LLC, Atlantic Car Value LLC e United Auto Corporation LLC, con sede nel Delaware, Meedium Marketing OÜ, con sede in Estonia, Pascutti Invest & Factoring Spa, Pascutti Invest & Factoring Inc, e Media Solution Service di Ballariano Antonino con sede in Patti-Me)
hanno messo in atto un complesso meccanismo ingannevole per attrarre i consumatori sui siti web http://www.auto-prezzo.net" onclick="window.open(this.href);return false; e http://www.auto-valutazione.com" onclick="window.open(this.href);return false;, offrendo un servizio apparentemente gratuito che risultava invece essere a pagamento.

Ai consumatori venivano dati appena 20 minuti per esercitare, peraltro esclusivamente on-line, il diritto di recesso.

Trascorso questo brevissimo tempo, durante il quale era comunque molto difficile inviare la comunicazione del recesso, ai cittadini veniva inviata una mail di conferma con una fattura allegata (in una prima fase 59,60 euro, aumentati successivamente a 69,50) e l’avvertenza che, in caso di ritardi, sarebbero state applicate elevate penalità. Infatti al primo sollecito il conto ‘lievitava’ a 101 euro per salire fino a 259,50 euro con la lettera di messa in mora inviata dal Dipartimento Recupero Crediti di uno studio legale estone”.

Due le pratiche sanzionate dall’Antitrust:
la prima riguarda l’attivazione di un meccanismo ingannevole che induceva i consumatori a fruire del servizio di valutazione dell’automobile, facendo loro credere che fosse gratuita;
la seconda pratica riguarda l’aggressività, l’ostacolo al diritto di recesso, l’indebito condizionamento della libertà di scelta del consumatori attraverso la pretesa ingiustificata di pagamento per un servizio non richiesto e attraverso la minaccia, in caso di mancato pagamento, del ricorso ad azioni legali, con conseguenti maggiori oneri economici.

Di seguito le sanzioni alle singole società:
- Pronto Value LLC: 50.000 euro per la prima pratica, 100.000 per la seconda;
- Atlantic Car Value LLC: 50.000 euro per la prima pratica, 100.000 per la seconda;
- United Auto Corporation LLC: 50.000 euro per la prima pratica, 100.000 per la seconda;
- Pascutti Invest & Factoring Spa Inc e Pascutti Invest & Factoring Inc: in solido 100.000 euro per la prima pratica, 150.000 per la seconda;
- Meedium Marketing OÜ: 30.000 euro solo relativamente alla prima pratica;
- Media Solution Service di Ballariano Antonino: 5.000 euro in relazione alla seconda pratica.

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Messaggio da panorama » gio mag 01, 2014 3:35 pm

Esenzione tasse per auto e moto storiche: non serve iscrizione ASI o FMI

Agenzia Entrate , risoluzione 29.11.2011 n° 112

Per fruire dell'esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per gli autoveicoli e i motoveicoli di "particolare interesse storico e collezionistico" non viene espressamente richiesta l’iscrizione del veicolo nei registri ASI (Automobilclub Storico Italiano) e FIM (Federazione Motociclistica Italiana).
Lo ha chiarito l'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 29 novembre 2011, n. 112.

l provvedimento spiega infatti che i dettami dell’articolo 60, comma 4, del Codice dalla Strada secondo cui "rientrano nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico tutti quelli di cui risulti l’iscrizione in uno dei seguenti registri: ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI" non esplicano effetti in ordine alla individuazione, sotto il profilo fiscale, dei veicoli di "particolare interesse storico e collezionistico" disciplinati dall’articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342.

Ciò -continua sempre l'Agenzia delle Entrate- trova infatti conferma anche nella sentenza della Corte Costituzionale del 23 dicembre 2005, n. 455 che in relazione all’articolo 60, comma 4, del Codice della Strada, afferma che tale "disposizione individua i veicoli di interesse storico collezionistico al solo fine di regolarne la circolazione stradale (…) e non può estendersi al diverso ambito settoriale dell’esenzione dalla tassa automobilistica sia perché tale esenzione trova una compiuta e specifica disciplina nel citato articolo 63, sia perché la norma agevolativa fa riferimento ai veicoli di “particolare” interesse storico e collezionistico non a quelli di mero interesse storico e collezionistico".

Ad ASI e FMI è rimessa dunque solo l'individuazione dei requisiti soggettivi e oggettivi necessari a qualificare un veicolo "di interesse storico collezionistico".

L'Agenzia delle Entrate ritiene dunque che possano beneficiare del regime agevolativo i veicoli di particolare interesse storico e collezionistico ultraventennali di proprietà di soggetti, associati o meno all’ASI o alla FMI, se compresi nelle determinazioni annuali predisposte da tali enti, in base alle caratteristiche precisate dal comma 2, lettere a), b), c) del citato articolo 63 (veicoli costruiti per le competizioni; veicoli costruiti a scopo di ricerca tecnica o estetica, anche in vista di partecipazione ad esposizioni o mostre; veicoli che pur non appartenendo alle predette categorie rivestano un particolare interesse storico o collezionistico in ragione del loro rilievo industriale, sportivo, estetico o di costume).
(Altalex, 30 novembre 2011)


/ tassa automobilistica / auto storica / Automobilclub Storico Italiano / Federazione Motociclistica Italiana / agenzia delle entrate /
-----------------------------------------------------------------------------------

Agenzia delle Entrate, Risoluzione 29 novembre 2011, n. 112

OGGETTO: Interpello - interpello ordinario - Art. 11, legge 27 luglio 2000, n. 212 - Esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per gli autoveicoli e i motoveicoli di “particolare interesse storico e collezionistico” - articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342.

Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342 è stato esposto il seguente

QUESITO

TIZIO, titolare di un motoveicolo immatricolato nell’anno 1986 ed individuato nell’elenco dei modelli dei motoveicoli di particolare interesse storico e collezionistico della Federazione Motociclistica Italiana (FMI) valido per il 2011, chiede di conoscere il corretto trattamento tributario applicabile, ai fini delle tasse automobilistiche, al proprio motoveicolo ultraventennale.

L’articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342 dispone l’esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per gli autoveicoli e i motoveicoli di “particolare interesse storico e collezionistico” costruiti da almeno 20 anni.

L’articolo 63, comma 3, dispone, inoltre, che i veicoli e i motoveicoli per i quali è possibile fruire dell’esenzione devono essere individuati dall’Automobilclub Storico Italiano (ASI) e dalla Federazione Motociclistica Italiana (FMI), con propria determinazione.

L’interpellante chiede di conoscere con quali modalità debba essere comprovata la sussistenza del requisito del “particolare interesse storico e collezionistico”.

Il quesito proposto assume rilevanza in quanto l’articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice dalla Strada) stabilisce che “rientrano nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico tutti quelli di cui risulti l’iscrizione in uno dei seguenti registri: ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI”.

Il contribuente istante chiede, quindi, di conoscere se per beneficiare dell’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica di cui all’articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342, per il proprio motoveicolo, sia necessaria l’iscrizione nei registri della Federazione Motociclistica Italiana.

SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

Il contribuente ritiene di poter usufruire dell’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica, pur non essendo iscritto alla FMI.

A parere dell’istante, infatti, qualora si ritenesse di subordinare il riconoscimento del predetto beneficio fiscale all’obbligo di iscrizione ad associazioni private come l’ASI o la FMI si realizzerebbe una “disparità di trattamento per situazioni uguali (motocicli ultraventennali iscritti e non)”.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

In via preliminare, occorre ricordare che la competenza nella gestione degli interpelli dell’Agenzia delle entrate è limitata alle tasse automobilistiche dovute dai soggetti residenti nelle Regioni a statuto speciale, nonché a quelle riguardanti i veicoli in temporanea importazione di cui all’articolo 23, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 (circolare 16 maggio 2005, n. 23 e circolare 5 ottobre 2005, n. 43).

Tenuto conto che il contribuente istante è residente in un comune della Sardegna si rappresenta, quindi, quanto segue:

- l’articolo 63 della legge 21 novembre 2000, n. 342, disciplinante le “tasse automobilistiche per particolari categorie di veicoli”, prevede, al comma 1, l’esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche per i veicoli ed i motoveicoli che hanno compiuto trent’anni dall’anno di prima immatricolazione, esclusi quelli adibiti ad uso professionale. A tal fine, viene predisposto, per gli autoveicoli dall'Automobilclub Storico Italiano (ASI) e per i motoveicoli anche dalla Federazione Motociclistica Italiana (FMI), un apposito elenco indicante i periodi di produzione dei veicoli;

- il comma 2 dell’articolo 63 estende l’esenzione anche agli autoveicoli e motoveicoli di “particolare interesse storico e collezionistico”, per i quali il termine predetto è ridotto a venti anni. Come ribadito dall’Agenzia delle entrate, con circolare 16 novembre 2000, n. 207, l’articolo 63, comma 2, definisce di “particolare interesse storico e collezionistico” i veicoli costruiti specificamente per le competizioni, i veicoli costruiti a scopo di ricerca tecnica o estetica, anche in vista di partecipazione ad esposizioni o mostre ed infine i veicoli che rivestono un particolare interesse storico o collezionistico in ragione del loro rilievo industriale, sportivo, estetico o di costume;

- il comma 3 dell’articolo 63 dispone, inoltre, che “I veicoli indicati al comma 2 sono individuati, con propria determinazione, dall'ASI e, per i motoveicoli, anche dalla FMI. Tale determinazione è aggiornata annualmente”.

La norma stabilisce, infine, che i veicoli di cui ai predetti commi 1 e 2 sono assoggettati, in caso di utilizzazione sulla pubblica strada, ad una tassa di circolazione forfettaria annua.

Pertanto, l’articolo 63, comma 2, estende il trattamento di esenzione dalle tasse automobilistiche, previsto dal comma 1 per i veicoli ultratrentennali - non adibiti ad uso professionale - ai veicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico, individuati dall’ASI o dalla FMI con propria determinazione.

Si osserva che, per i veicoli ultraventennali, a differenza dei veicoli di cui al comma 1, l’esenzione non spetta in ragione del solo presupposto della vetustà, ma è subordinata alla preventiva determinazione annuale di enti associativi riconosciuti dalla legge, quali l’ASI e l’FMI.

Al riguardo, si rileva che i commi 2 e 3 del citato articolo 63 della legge 21 novembre 2000, n. 342, non delineano alcuna procedura di tipo autorizzatorio, né viene prevista, per il riconoscimento del regime di favore, l’iscrizione nei registri tenuti dall’ASI o dalla FMI o in altro registro storico.

In sostanza, per fruire del beneficio fiscale in commento non viene espressamente richiesta l’iscrizione del veicolo nei predetti registri, come è, invece, disposto dall’articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice dalla Strada) secondo cui “ rientrano nella categoria dei motoveicoli e autoveicoli di interesse storico e collezionistico tutti quelli di cui risulti l’iscrizione in uno dei seguenti registri: ASI, Storico Lancia, Italiano FIAT, Italiano Alfa Romeo, Storico FMI”.

A seguito di apposita richiesta di parere inviata dalla scrivente, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con nota R.U. 26300 del 19 settembre 2011 ha chiarito che “ l’iscrizione in uno dei sopra citati registri è condizione necessaria affinché un veicolo possa essere considerato e classificato, ai fini delle disposizioni contenute nel codice della strada, di interesse storico e collezionistico”. A parere del Ministero delle Infrastrutture, quindi, le previsioni dettate dal Codice della Strada non esplicano effetti in ordine al regime fiscale applicabile ai veicoli in argomento.

Pertanto, i principi dettati dall’articolo 60 non esplicano effetti in ordine alla individuazione, sotto il profilo fiscale, dei veicoli di “particolare interesse storico e collezionistico” disciplinati dall’articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342.

Quanto sopra trova conferma nella sentenza della Corte Costituzionale del 23 dicembre 2005, n. 455 che in relazione all’articolo 60, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, afferma che tale “disposizione individua i veicoli di interesse storico collezionistico al solo fine di regolarne la circolazione stradale (…) e non può estendersi al diverso ambito settoriale dell’esenzione dalla tassa automobilistica sia perché tale esenzione trova una compiuta e specifica disciplina nel citato articolo 63, sia perché la norma agevolativa fa riferimento ai veicoli di “particolare” interesse storico e collezionistico non a quelli di mero interesse storico e collezionistico”.

Come affermato dalla Corte Costituzionale nella citata sentenza “ la individuazione dei relativi requisiti soggettivi e oggettivi è rimessa, ai sensi del successivo comma 3, all’ASI (Automobilclub Storico Italiano) e alla FMI (Federazione Motociclistica Italiana)”.

Ai fini dell’individuazione dei veicoli ultraventennali di particolare interesse storico, l’applicazione della disposizione fiscale recata dall’articolo 63 è, tuttavia, subordinata alla sussistenza di una determinazione dell’ASI o della FMI.

In considerazione del disposto dell’articolo 63, si ritiene che possano beneficiare del regime agevolativo i veicoli di particolare interesse storico e collezionistico ultraventennali di proprietà di soggetti, associati o meno all’ASI o alla FMI, se compresi nelle determinazioni annuali predisposte da tali enti, in base alle caratteristiche precisate dal comma 2, lettere a), b), c) del citato articolo (veicoli costruiti per le competizioni; veicoli costruiti a scopo di ricerca tecnica o estetica, anche in vista di partecipazione ad esposizioni o mostre; veicoli che pur non appartenendo alle predette categorie rivestano un particolare interesse storico o collezionistico in ragione del loro rilievo industriale, sportivo, estetico o di costume).

L’esenzione dalla tassa automobilistica trova, quindi, applicazione qualora il veicolo sia compreso nelle apposite determinazioni predisposte dai suddetti enti che individuano in maniera definita le tipologie di veicoli in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 63, comma 2, per beneficiare delle agevolazioni fiscali in commento.

In assenza di specifica individuazione dei veicoli nelle suddette determinazioni, il contribuente potrà documentare con un’attestazione rilasciata dall’ASI o dalla FMI che il proprio veicolo ultraventennale è considerato di “particolare interesse storico e collezionistico” in quanto possiede i requisiti prescritti dalla norma agevolativa (articolo 63, comma 2, lettere a, b e c).

Con riferimento al quesito in esame, tenuto conto che il contribuente rappresenta che il proprio motoveicolo risulta specificamente individuato nell’elenco dei modelli indicati nella determinazione della FMI per il 2011 dallo stesso prodotta, si ritiene che possa trovare applicazione il regime di esenzione disciplinato dall’articolo 63, comma 2, della legge 21 novembre 2000, n. 342 per i veicoli ultraventennali di “particolare interesse storico e collezionistico”.

In caso di utilizzazione sulla pubblica strada, il contribuente sarà tenuto esclusivamente al versamento della tassa forfettaria di circolazione, come previsto dal comma 4 del citato articolo 63.

******
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

IL DIRETTORE CENTRALE

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Messaggio da panorama » mar mag 06, 2014 6:33 pm

Pos obbligatorio sopra i 30 euro, Tar Lazio respinge istanza architetti

L’obbligo (a partire dal 30 giugno 2014) per professionisti ed imprese di consentire i pagamenti con il bancomat per importi superiori ai 30 euro non viola alcun parametro di legittimità né evidenzia eccessi di potere tali da giustificare la sua sospensione in via cautelare. Semmai, evidenzia solo un costo economico di certo non irreparabile. Lo ha stabilito il Tar del Lazio, sezione terza ter, con l’ordinanza 01932/2014.

Il Tar ha rigettato l’istanza presentata dal Consiglio nazionale degli architetti contro il Decreto Ministeriale del 24 gennaio 2014 del Ministro dello Sviluppo economico attuativo dell’articolo 15, comma 5 del Dl 179/2012 laddove prevede (articolo 2, comma 1) che l’obbligo di accettare pagamenti attraverso carte di debito si applica a tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro a favore di imprese e professionisti per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi.

Secondo l’ordine degli architetti tale norma è insensatamente vessatoria e costosa e il suo scopo primario, cioè quello di contrastare elusione ed evasione, può essere raggiunto attraverso pagamenti tracciati (bonifico o assegni) senza obbligare i professionisti ad attivare Pos costosi da installare e utilizzare. Inoltre è vietato – ex articolo 15, comma 5 quater del Dl 179/2012 – richiedere un sovraprezzo legato all’utilizzo di un determinato strumento di pagamento.

Il Tar scrive nell’ordinanza: “Ritenuto che, alla luce della sommaria delibazione dell’atto impugnato e dei motivi di ricorso, la domanda diretta all’annullamento del Decreto Ministeriale non appare caratterizzata da evidente “fumus boni juris”, atteso che il Decreto impugnato sembra rispettare i limiti contenutistici ed i criteri direttivi fissati dalla richiamata fonte legislativa che, all’art. 9, comma 15-bis, impone perentoriamente ed in modo generalizzato che “a decorrere dal 30 giungo 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazioni di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito….”;

Peraltro il decreto impugnato “ha dato attuazione al suddetto obbligo generale di fonte legale relativo all’uso tendenzialmente generalizzato delle carte di debito per le transazioni commerciali, mentre la fissazione di “importi minimi” da parte della fonte secondaria è espressamente indicata come “eventuale”.

“Accogliamo positivamente il pronunciamento del Tar del Lazio come ulteriore sostegno alla lotta all’evasione fiscale, secondo la logica del pagare tutti per pagare meno.

Rendere tracciabili i movimenti finanziari significa dare trasparenza a cittadini e imprese e combattere fenomeni come il lavoro nero e la corruzione fiscale che costituiscono la piaga economica del nostro Paese” ha commentato in una nota il Movimento Difesa del Cittadino (MDC).

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Re: News Varie

Messaggio da panorama » mar mag 06, 2014 6:36 pm

Gratta e Vinci perdenti, tabaccai invitano ad acquistarli


Tabaccai “invitati” ad indirizzare i clienti verso l’acquisto di Gratta e Vinci perdenti?

Il caso è stato denunciato dalla rivista specializzata Lotto Corriere e il Codacons annuncia esposto alla Procura di Roma contro la Federazione Italiana Tabaccai (FIT) che avrebbe inviato una mail personale a tutti i rivenditori associati, invitandoli ad “indirizzare i clienti” all’acquisto dei biglietti di 7 lotterie “Gratta e Vinci” per le quali i Monopoli di Stato hanno comunicato il raggiungimento del “pay out”, ossia l’avvenuto pagamento di tutti i premi e le vincite previste.

In sostanza, i biglietti rimanenti presso i rivenditori sarebbero tutti perdenti, poiché i premi previsti per tali concorsi sarebbero già stati assegnati.

Nonostante ciò, la FIT invita i propri associati a spingere i cittadini all’acquisto di tali biglietti, così da smaltire le giacenze.

Il Codacons ha deciso di fare luce sulla vicenda, attraverso un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, in cui si chiede di aprire una indagine sull’episodio e valutare se siano ravvisabili eventuali reati di natura penale, compreso quello di truffa aggravata.

“Modificare infatti le scelte economiche dei cittadini prospettando loro possibili vincite che, nella realtà, non potranno mai verificarsi, potrebbe costituire illeciti penalmente rilevanti – spiega l’Associazione dei consumatori – I Monopoli di Stato non possono rendersi complici di simili comportamenti; per tale motivo saranno oggetto di apposita diffida affinché sia aperta una indagine interna sull’episodio e sia considerata anche la possibilità di una revoca delle concessioni ai tabaccai aderenti alla FIT”.

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Messaggio da panorama » sab mag 17, 2014 8:55 am

Italo, dal 15 giugno anche a Roma Termini


Dal 15 giugno, con il nuovo orario estivo, i treni rosso amaranto di Ntv “approdano” alle banchine di Termini con i primi no stop che collegano Milano alla capitale e viceversa.

Non più, quindi, solo i terminal di Ostiense e Tiburtina. Già da oggi aprono le vendite per i nuovi collegamenti nei consueti canali, dal sito web al Contact center Pronto Italo, dalle agenzie di viaggi alle biglietterie in Casa Italo.

Italo sarà presto presente a Termini anche con attività di biglietteria e per fornire assistenza o informazioni ai viaggiatori.

Per il momento due le coppie di treni no stop: in direzione Nord-Sud, il treno del mattino in partenza da Milano Garibaldi alle 7,03 (6,15 da Torino Porta Susa), con arrivo a Roma Termini alle 10,15, e proseguimento per Napoli e Salerno.

E, sempre proveniente da Nord, il treno delle 18,03 da Milano Porta Garibaldi con arrivo a Termini alle 21,15.

In direzione Sud Nord, il treno del mattino in partenza da Roma Termini alle 6,40, con arrivo a Milano Porta Garibaldi alle 9,54 e arrivo a Torino Porta Susa alle 10.44.

Nel primo pomeriggio, il treno in partenza da Roma Termini alle 14,40 (proveniente da Napoli) con arrivo a Milano Porta Garibaldi alle 17,54 e proseguimento su Torino alle 18,44.

Tutti e quattro i collegamenti tra Milano e Roma Termini includono anche le fermate di Milano Rogoredo e Roma Tiburtina.

Con l’orario invernale, dal 15 dicembre, l’offerta di Italo cresce ancora e le due coppie di treni no stop in partenza da Termini diventeranno sei coppie, per un totale di 12 collegamenti, sei in direzione Nord Sud e sei in direzione Sud Nord.

In questo modo si rafforza l’offerta mirata in particolare al traffico business tra Milano e Roma: sia per il numero dei collegamenti no stop, che in pratica raddoppiano rispetto a quelli in vigore nel precedente orario invernale, sia perché tutti arriveranno a Roma Termini, stazione particolarmente gradita da chi ha appuntamenti di lavoro in centro.

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Re: News Varie

Messaggio da panorama » sab mag 17, 2014 9:13 am

Osservatorio: ecobonus per acquisti di condizionatori a pompa di calore

Grazie agli ecobonus è possibile acquistare un condizionatore a pompa di calore risparmiando il 50% della spesa.

Questi elettrodomestici, infatti, rientrano nell’elenco delle “opere finalizzate al risparmio energetico” e il loro acquisto può dunque essere agevolato dalle detrazioni fiscali previste per legge.

Per fare questo investimento una famiglia può informarsi sui prestiti online, solitamente più vantaggiosi dei prestiti tradizionali, per l’acquisto di elettrodomestici e si possono sfruttare gli ecobonus anche senza effettuare ristrutturazioni edilizie e risparmiare sull’energia.

È quanto si legge anche sul sito dell’Agenzia delle Entrate che nella Guida alle agevolazioni Irpef per le ristrutturazioni edilizie include anche la sostituzione di caloriferi e condizionatori sempre finalizzati al risparmio energetico.

Alla detrazione fiscale del 50% per gli ecobonus, tra l’altro, c’è anche da aggiungere uno sconto sull’aliquota Iva che per questi interventi scende dal 20 al 10%, ma solo fino al valore della manodopera e l’acquisto di altri materiali.

È bene però sapere che non tutti i condizionatori possono godere degli ecobonus.

Per ottenere la detrazione fiscale al 50% con tetto di spesa a 96 mila euro, infatti, è necessario acquistare condizionatori con pompa di calore.

Questi moderni strumenti possono andare a sostituire il vecchio impianto di riscaldamento e quindi contribuire al risparmio energetico di una abitazione.

Le pompe di calore, infatti, possono rinfrescare d’estate e riscaldare d’inverno.

Sostituire il vecchio impianto di riscaldamento con un condizionatore a pompa di calore è un’ottima soluzione per risparmiare sulla bolletta dell’energia e produrre meno emissioni di CO2.

Tuttavia per ottenere le detrazioni fiscali degli ecobonus è necessario richiedere all’installatore una dichiarazione di conformità dell’impianto al conseguimento del risparmio energetico.

In genere questo documento viene consegnato automaticamente insieme ai fogli informativi dell’apparecchio acquistato.

Ricordiamo agli interessati che gli ecobonus al 50% sono attivi fino al 31 dicembre 2014 ed è possibile estendere le detrazioni fiscali anche all’acquisto di nuovi mobili o elettrodomestici ad alta efficienza energetica.

È importante quindi cominciare a prendere domestichezza con le varie etichette per capire a quale classe energetica appartiene un apparecchio elettrico.

Ovviamente le detrazioni fiscali si applicano solo per gli elettrodomestici con classe A+ o superiori.

Le classi energetiche di un elettrodomestico come può essere un frigorifero, una lavatrice o un climatizzatore, variano a seconda dei kW consumati.

I migliori apparecchi sono quelli appartenenti alle classi A, A+, A++, A+++.

Come detto prima, uno dei modi per effettuare questo investimento è chiedere un prestito finalizzato che può permettere di trovare la liquidità necessaria a condizioni convenienti.

Il consiglio per trovare i prestiti più convenienti è quello di confrontare le offerte online.

Internet, quindi, può essere un grande alleato per un consumatore che vuole risparmiare.

Ad esempio per l’acquisto di un condizionatore a pompa di calore si possono visitare diversi siti web e chiedere dei preventivi di spesa.

Attraverso i blog e i siti specializzati nel settore, poi, è possibile trovare le opinioni dei clienti su un determinato prodotto.

Il consiglio che diamo agli interessati è quindi di informarsi e scegliere il prodotto più conveniente per le proprie esigenze.

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Re: News Varie

Messaggio da panorama » mar mag 20, 2014 6:46 pm

Avvocato generale CGUE: non serve il visto al cittadino che ha carta di soggiorno


Uno Stato dell’Unione europea non può ignorare la carta di soggiorno rilasciata da un altro Stato e quindi imporre a un cittadino di uno Stato terzo l’ottenimento di un visto, quando questi abbia già una “carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione”, per fare ingresso sul proprio territorio. In questo caso, la misura preventiva contrasterebbe col diritto alla libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari. È quanto stabilisce un parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea, Maciej Szpunar, chiamato a pronunciarsi sul diritto del Regno Unito, contestato da una famiglia in cui il marito ha la doppia nazionalità (britannica e irlandese) e la moglie è cittadina colombiana.

La direttiva dell’Unione europea 2004/38/CE, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, prevede che il possesso di una carta di soggiorno valida dispensi i cittadini di uno Stato terzo, che siano familiari di un cittadino comunitario, dall’obbligo di ottenere un visto d’ingresso, anche se gli Stati possono adottare misure che neghino o revochino il diritto riconosciuto dalla direttiva in caso di abusi o di frodi.

Il caso da cui è scaturita la pronuncia dell’avvocato riguarda la famiglia McCarthy: il marito ha la nazionalità britannica e irlandese ed è coniugato con una cittadina colombiana da cui ha avuto una figlia. La famiglia risiede in Spagna, dove possiede casa, e ha una casa anche nel Regno Unito, dove si reca regolarmente. La signora McCarthy è titolare di una «carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione» rilasciata dalle autorità spagnole. In base alle disposizioni britanniche in materia di immigrazione, i titolari di una carta di tal genere devono richiedere, per potersi recare nel Regno Unito, un permesso d’ingresso («titolo familiare SEE»), valido per una durata di sei mesi, che può essere rinnovato personalmente dal titolare presso una rappresentanza diplomatica del Regno Unito all’estero. La famiglia nel 2012, ritenendo che queste disposizioni violino il diritto alla libera circolazione, ha presentato ricorso dinanzi alla High Court of Justice (England & Wales), Queen’s Bench Division (Administrative Court) (Regno Unito) che ha si è rivolto alla Corte di giustizia chiedendo se i cittadini di Stati terzi possano essere obbligati in modo generale a ottenere un visto per poter entrare in Gran Bretagna, se sono già titolari di una carta di soggiorno.

Nelle conclusioni odierne, l’avvocato generale Maciej Szpunar osserva che la misura prevista dal Regno Unito “svuoterebbe di contenuto le garanzie procedurali previste dalla direttiva. A suo parere, la sospensione sistematica dei diritti riconosciuti dalla direttiva non dà né al giudice nazionale né alla Corte la possibilità di verificare se sussistano effettivamente i requisiti sulla base dei quali le autorità del Regno Unito hanno negato tale diritto alla famiglia McCarthy. L’avvocato generale ritiene che gli elementi di prova dedotti dal Regno Unito non possano essere considerati quali prove concrete connesse al comportamento individuale della famiglia McCarthy. A tal riguardo, rammenta che il comportamento di tale famiglia non ha costituito un abuso ai sensi della normativa dell’Unione”.

Secondo l’avvocato generale, se ci sono i requisiti che consentono a un cittadino extra-Ue, familiare di un cittadino europeo, di beneficiare del diritto di libera circolazione, la relativa carta di soggiorno deve essere riconosciuta dagli Stati membri. A parere dell’avvocato generale Szpunar, infatti, “consentire ad uno Stato membro di ignorare la carta di soggiorno rilasciata da un altro Stato membro, risulterebbe in contrasto con il principio di mutuo riconoscimento – si legge in una nota – Le autorità amministrative e giudiziarie di uno Stato membro sono, infatti, tenute a rispettare i certificati e gli analoghi atti rilasciati, in materia di stato civile delle persone, dalle competenti autorità degli altri Stati membri, salvo che la loro esattezza non risulti seriamente messa in dubbio da concreti indizi connessi al singolo caso concreto. Peraltro, accettare l’attuazione delle misure di applicazione generale previste dal Regno Unito equivarrebbe a consentire a tale Stato membro di eludere il diritto alla libera circolazione, tanto più che altri Stati membri potrebbero anch’essi adottare misure analoghe e sospendere unilateralmente l’applicazione della direttiva”. La direttiva europea dunque, conclude l’avvocato, non consente a uno Stato di adottare una misura che neghi la dispensa dal visto ai familiari di un cittadino dell’Unione che abbiano una valida carta di soggiorno se tale misura è di ordine preventivo e non si fondi sull’accertamento di un concreto abuso.

Allo stesso tempo, per quanto riguarda il cosiddetto protocollo 20 (che riguarda l’amministrazione di alcuni aspetti relativi a Regno Unito e Irlanda) l’avvocato generale rileva che “questo non mira ad attribuire privilegi particolari al Regno Unito, bensì è stato adottato per tener conto del desiderio di detto Stato membro di mantenere, da un lato, i controlli alle frontiere nei confronti della maggior parte degli Stati membri e, dall’altro, la «zona di libero spostamento» esistente con l’Irlanda. I controlli alle frontiere sono, segnatamente, volti a verificare se le persone interessate siano legittimate a fare ingresso sul territorio del Regno Unito. Tuttavia, – aggiunge l’avvocato – tale verifica non autorizza il Regno Unito a negare unilateralmente l’ingresso dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari titolari di una carta di soggiorno imponendo loro, in modo generale, di ottenere e di presentare alle sue frontiere un documento supplementare non previsto dal diritto dell’Unione”.

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Re: News Varie

Messaggio da panorama » mar giu 10, 2014 7:31 pm

Rimborsi 730 over 4mila, Entrate: solo se c’è familiare a carico


“Solo una parte dei rimborsi del modello 730 superiori a 4mila euro sarà sottoposta a controllo preventivo da parte dell’Agenzia delle Entrate”.

E’ quanto precisa la stessa Agenzia sottolineando che “la Legge di Stabilità 2014 ha previsto questa verifica da parte esclusivamente nei casi in cui il rimborso di importo superiore a 4mila euro sia determinato anche da detrazioni per familiari a carico (e non da assegni per il coniuge separato) o da crediti riportati dalla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente”.

Questo significa che i rimborsi superiori ai 4mila euro derivanti, per esempio, da spese per le ristrutturazioni, interessi passivi sul mutuo prima casa, avranno il controllo preventivo solo se sono presenti familiari a carico (non assegni per il coniuge) oppure crediti riportati dalla dichiarazione dell’anno precedente.

In queste due ipotesi, infatti, sono state intercettate diverse frodi dall’Agenzia delle Entrate sui rimborsi erogati direttamente e automaticamente dal sostituto d’imposta (datore di lavoro e ente pensionistico) nelle buste paga o nel cedolino della pensione.

Si tratta di un riscontro che riguarderà quindi una platea molto ristretta di contribuenti, pari a circa 100mila persone, ossia meno dello 0,5% dei 18 milioni di contribuenti che presentano il modello 730 (e meno dell’1% di chi richiede un rimborso attraverso il modello 730).

Nella maggior parte dei casi i rimborsi saranno disposti dall’Agenzia delle Entrate non più tardi di ottobre, prima cioè del termine massimo di sei mesi previsto dalla Legge di Stabilità.

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