Guardia giurata in forma di lavoro autonomo

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Guardia giurata in forma di lavoro autonomo

Messaggio da panorama » mar gen 08, 2019 8:26 pm

N.B.: Parere del CdS non definitivo
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PARERE INTERLOCUTORIO ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201900070 - Public 2019-01-08 -

Numero 00070/2019 e data 04/01/2019 Spedizione


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 19 dicembre 2018


NUMERO AFFARE 01937/2018

OGGETTO:
Ministero dell'interno - Dipartimento della pubblica sicurezza.


Quesito in merito in merito all'applicazione della sentenza del TAR Emilia Romagna. Sez. II, 17 gennaio 2018, n. 118, divenuta inoppugnabile, che ammette l'esercizio del mestiere di guardia giurata in forma di lavoro autonomo.

LA SEZIONE
Vista la relazione n. prot. 557/SEG/221.80 del 15 novembre 2018, con la quale il Ministero dell’interno - Dipartimento della pubblica sicurezza, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Paolo Carpentieri;


Premesso:

1. Con nota n. prot. 557/SEG/221.80 del 15 novembre 2018 il Ministero dell’interno - Dipartimento della pubblica sicurezza, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato in merito all'applicazione della sentenza del TAR Emilia-Romagna, sez. II, 17 gennaio 2018, n. 118, divenuta inoppugnabile, che ammette l'esercizio del mestiere di guardia giurata in forma di lavoro autonomo.

2. Espone il Ministero che il TAR dell’Emilia-Romagna, con la suddetta sentenza n. 118 del 17 gennaio 2018, passata in giudicato per mancata proposizione dell’appello, ha accolto il ricorso proposto avverso il diniego opposto dall’U.T.G. - Prefettura di Modena sulla domanda di un privato intesa a conseguire l'autorizzazione a svolgere l'attività di guardia particolare giurata quale lavoratore autonomo, in tal modo superando il disposto del comma 2 dell’art. 6 del d.m. 1 dicembre 2010, n. 269 (Regolamento recante disciplina delle caratteristiche minime del progetto organizzativo e dei requisiti minimi di qualità degli istituti e dei servizi di cui agli articoli 256-bis e 257-bis del Regolamento di esecuzione del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, nonché dei requisiti professionali e di capacità tecnica richiesti per la direzione dei medesimi istituti e per lo svolgimento di incarichi organizzativi nell'ambito degli stessi istituti), a mente del quale “2. Il riconoscimento della nomina a guardia giurata è subordinato all'esistenza di un rapporto di lavoro dipendente con il titolare della licenza prevista dagli articoli 133 o 134 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”.

3. Da tale pronuncia, rileva il Ministero richiedente, derivano “una serie di questioni del tutto nuove con le quali le Prefetture e le Questure dovranno confrontarsi nell'esercizio delle funzioni autorizzatorie e di controllo ad esse demandate dall'articolato quadro regolatorio della vigilanza privata”, donde l’esigenza di richiedere in merito a tali problematiche il parere di questo Consiglio di Stato.

4. Il Ministero ha dunque formulato una pluralità di distinte questioni che, per sintesi, possono essere così riepilogate:

4.a. se la sentenza del TAR Emilia Romagna n. 118 del 2018 abbia annullato con effetto erga omnes o solo disapplicato quanto al caso concreto dedotto l'art. 6, comma 2, del d.m. n. 269 del 2010, “oggetto di un'impugnazione in via derivata”;

4.b. in caso di ritenuto annullamento con effetto generale dell’art. 6, comma 2, del d.m. n. 269 del 2010, quale sia la disciplina applicabile alla guardia giurata che chieda di operare come lavoratore autonomo;

4.c. quale sia il discrimine tra l'attività della "guardia giurata — lavoratore autonomo" e l'esercizio dell'impresa di vigilanza privata da autorizzarsi a mente dell'art. 134 TULPS;

4.d. quali siano i requisiti richiesti per lo svolgimento dell'attività di guardia giurata nella forma di lavoro autonomo;

4.d. quale il procedimento di rilascio del titolo abilitativo a svolgere l'attività di guardia giurata in forma di lavoro autonomo;

4.e. quali i rapporti che si possono instaurare tra la guardia giurata operante in regime di lavoro autonomo e la committenza;

4.f. quali le modalità con le quali la guardia giurata, operante in regime di lavoro autonomo, possa espletare i propri servizi;

4.g. se, de jure condendo, la sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 118/2018 ponga o evidenzi particolari limiti a un intervento normativo di riforma della disciplina vigente e se sia consentito, in alternativa “alla positivizzazione degli indirizzi applicativi emanati e all'eventuale introduzione dei necessari correttivi”, ipotizzare di poter in via normativa primaria “riconfermare che il mestiere di guardia giurata può essere svolto solo nell'ambito di un contratto di lavoro dipendente”.

Considerato:

1. Rileva la Sezione che il primo quesito - se la sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 118 del 2018 abbia annullato con effetto erga omnes o solo disapplicato quanto al caso concreto dedotto l'art. 6, comma 2, del d.m. n. 269 del 2010 – riveste carattere pregiudiziale, poiché dalla sua soluzione dipende l’attualità dell’interesse alla disamina dei plurimi quesiti applicativi sopra in estrema sintesi richiamati, che dipendono evidentemente dall’opzione per la tesi dell’intervenuto annullamento con efficacia erga omnes della norma regolamentare del 2010 escludente l’esercizio dell’attività di guardia giurata in forma di lavoro autonomo e al di fuori di un contratto di lavoro dipendente. Ed invero, se si optasse per la diversa soluzione interpretativa (della sentenza del TAR Emilia-Romagna) - nel senso della mera disapplicazione limitatamente al caso deciso – le plurime questioni applicative sopra dette perderebbero di consistenza e di utilità.

2. La Sezione, premesso che, come è noto, l’esatta interpretazione della portata effettuale e dell’ambito di efficacia della sentenza del TAR spetta al Giudice che l’ha emanata (art. 113 c.p.a.), rileva che nella stessa relazione ministeriale (alla pag. 3, sub par. 3 – quesito n. 2) si riferisce che alla Prefettura di Modena, chiamata a dare esecuzione al giudicato, «è stato già, peraltro, raccomandato di azionare il rimedio ex art. 112, comma 5, c.p.a. al fine di ottenere schiarimenti utili per l'ottemperanza». Tale rimedio, innovativamente introdotto nel codice processuale del 2010, consente di ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza. Orbene, ritiene la Sezione che l’attivazione di tale istituto speciale, invero del tutto opportuna e coerente con la competenza interpretativa riservata al Giudice della sentenza, postuli (analogamente a quanto qui rilevato per il quesito in esame) esattamente la medesima questione pregiudiziale concernente la portata effettuale della pronuncia, se annullatoria o meramente disapplicativa dell'art. 6, comma 2, del d.m. n. 269 del 2010.

Su tale premessa risulta evidente la necessità, in caso di effettiva attivazione del rimedio ex art. 112, comma 5, c.p.a., di attendere la pronuncia in merito del competente TAR Emilia-Romagna, anche per evitare conflitti interpretativi indesiderati e controproducenti.

3. Occorrerà conseguentemente che codesta Amministrazione fornisca aggiornate informazioni a questa Sezione in ordine all’eventuale intervenuta, effettiva attivazione, da parte dell’organo periferico, del rimedio ex art. 112, comma 5, c.p.a., rispetto alla sentenza di che trattasi, nonché in ordine all’eventuale pronuncia del TAR Emilia-Romagna riguardo alla corretta interpretazione della propria sentenza.

P.Q.M.

Sospende la pronuncia del richiesto parere nelle more dell’acquisizione delle informazioni sopra indicate.




L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Paolo Carpentieri Mario Luigi Torsello




IL SEGRETARIO
Giuseppe Testa

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P.S.: quanto sopra nasce dalla seguente sentenza

SENTENZA ,sede di BOLOGNA ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201800118, - Public 2018-02-02 -

Pubblicato il 02/02/2018

N. 00118/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01126/2011 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1126 del 2011, proposto da:
Claudio C.., rappresentato e difeso dall'avvocato Giorgio Fregni, con domicilio eletto presso lo studio Stefano Vanni in Bologna, via Farini 30;

contro
U.T.G. - Prefettura di Modena, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distr.le Bologna, domiciliata in Bologna, via Guido Reni 4;



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