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INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Re: INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Messaggioda panorama » dom lug 16, 2017 7:54 pm

Il CdS rigetta l'appello dell'Amministrazione.
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il CdS scrive:

1) - Ciò premesso, vertendo la controversia in tema di diritti soggettivi patrimoniali, deve passarsi in concreto a stabilire se nel caso all’esame – come sostiene l’appellante con dovizia di riferimenti normativi - la distanza da prendere in considerazione è quella tra le due case comunali ( pacificamente: 8 km) o invece – come deduce l’appellato - quella tra i due reparti di assegnazione ( pacificamente: 17 km).

2) - Al riguardo, la consolidata giurisprudenza della Sezione ( cfr. per tutte IV n. 2973 del 2003) ha chiarito che le distanze si computano di norma tra le case comunali, valendo il criterio derogatorio della sede dell’ufficio solo quando questo si trova in località isolata.

3) - Nel caso in esame, come rilevato dal ricorrente, la precedente sede di servizio ( Ponte Miscecco) era appunto dislocata in località isolata a ridosso, per quanto si comprende, del confine italo-sloveno.

Leggete tutto il contesto qui sotto.
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201703472
- Public 2017-07-14 -


Pubblicato il 14/07/2017

N. 03472/2017REG.PROV.COLL.
N. 06970/2008 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6970 del 2008, proposto da:
Min. Economia e Finanze - Com. Gen. G D F. - Com Rep. Tla Friuli, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Gen.Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
S.. Girolamo, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Orazio Francesco Esposito, Michela Bacchetti, con domicilio eletto presso lo studio Gigliola Mazza Ricci in Roma, via di Pietralata 320;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. FRIULI-VENEZIA-GIULIA - TRIESTE n. 00137/2008, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento indennita' di trasferimento


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 luglio 2017 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti gli avvocati Avv.to dello Stato De Felice;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

L’odierno appellato, militare appartenente al Corpo della Guardia di Finanza ed assegnato a reparto dislocato nella frazione Ponte Miscecco ( comune di Prepotto), è stato trasferito d’autorità a Ente di stanza nel comune di Cividale del Friuli.

La richiesta dell’interessato di fruire dell’indennità di trasferimento è stata respinta dal Corpo, con provvedimento che il militare ha impugnato avanti al TAR Friuli.

A sostegno del diniego la P.A. ha rilevato che la distanza tra le case comunali di Prepotto e Cividale è inferiore ai 10 km.

Con la sentenza in epigrafe indicata l’adito Tribunale ha accolto il gravame rilevando che l’art. 1 della legge 86/2001 subordina l’indennità al solo trasferimento in comune diverso e non richiede più perciò la distanza minima ( appunto 10 km) prima prevista dall’art. 1 Legge 100/1987.

La sentenza è stata impugnata con l’appello oggi all’esame dall’Amministrazione la quale ne ha chiesto l’integrale riforma.

Si è costituito in resistenza l’appellato, il quale reitera le ulteriori censure contro il provvedimento impugnato già da lui versate in primo grado.

Le Parti hanno depositato memorie.

All’udienza del 13 luglio 2017 l’appello è stato trattenuto in decisione.

L’appello è da respingere e la sentenza impugnata va confermata, sia pure con diversa motivazione.

In effetti, come dedotto dall’appellante, la censura erroneamente accolta dal TAR era infondata: la giurisprudenza ( cfr. per tutte Ap. n. 23 del 2011) ha infatti successivamente chiarito che la distanza minima dei 10 km – di cui alle norme sull’indennità di missione - costituisce sempre, pur nel vigore della nuova disciplina, requisito di base per l’erogazione anche dell’indennità di trasferimento.

Ciò premesso, vertendo la controversia in tema di diritti soggettivi patrimoniali, deve passarsi in concreto a stabilire se nel caso all’esame – come sostiene l’appellante con dovizia di riferimenti normativi - la distanza da prendere in considerazione è quella tra le due case comunali ( pacificamente: 8 km) o invece – come deduce l’appellato - quella tra i due reparti di assegnazione ( pacificamente: 17 km).

Al riguardo, la consolidata giurisprudenza della Sezione ( cfr. per tutte IV n. 2973 del 2003) ha chiarito che le distanze si computano di norma tra le case comunali, valendo il criterio derogatorio della sede dell’ufficio solo quando questo si trova in località isolata.

Nel caso in esame, come rilevato dal ricorrente, la precedente sede di servizio ( Ponte Miscecco) era appunto dislocata in località isolata a ridosso, per quanto si comprende, del confine italo-sloveno.

Dal momento che, come si è sopra puntualizzato, Ponte Miscecco dista 17 km da Cividale, al militare andava dunque corrisposta l’indennità.

Sulla scorta delle considerazioni che precedono l’appello dell’Amministrazione va perciò respinto e la sentenza impugnata va confermata con diversa motivazione.

Le spese del grado seguono la soccombenza e sono liquidate forfettariamente in dispositivo.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il Comando Generale della Guardia di Finanza al pagamento in favore di S.. Girolamo di euro 1500 ( millecinquecento ) oltre spese generali IVA e CAP se dovuti, per le spese del grado.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Antonino Anastasi, Presidente, Estensore
Oberdan Forlenza, Consigliere
Luigi Massimiliano Tarantino, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere
Giuseppe Castiglia, Consigliere


IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Antonino Anastasi





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Re: INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Messaggioda panorama » ven ott 13, 2017 1:13 pm

Ok, l'Amministrazione resistente non resiste più.

Caso chiuso.
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201704711 - Public 2017-10-11 -

Pubblicato il 11/10/2017


N. 04711/2017 REG. PROV. COLL.
N. 08849/2015 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8849 del 2015, proposto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, Comando Generale della Guardia di Finanza, Comando Regionale della Guardia di Finanza Piemonte, Comando Regionale della Guardia di Finanza Lombardia, in persona dei rispettivi legali rappresentanti in carica, tutti rappresentati e difesi per legge dalla Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uf-OMISSIS- in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12, sono domiciliati;

contro
-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-, rappresentati e difesi dagli avvocati Giuseppe Fortuna, Umberto Coronas, con domicilio eletto presso lo studio Umberto Coronas in Roma, via Giuseppe Ferrari, 4;

-OMISSIS-, -OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-,-OMISSIS-, rappresentati e difesi dagli avvocati Umberto Coronas, Giuseppe Fortuna, con domicilio eletto presso lo studio Umberto Coronas in Roma, via Giuseppe Ferrari, 4;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. per il PIEMONTE – Sede di TORINO- SEZIONE I n. 1036/2015, resa tra le parti, concernente accertamento e declaratoria del diritto patrimoniale alla corresponsione del trattamento economico di trasferimento d'uf-OMISSIS-o

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio dei Signori -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- i-OMISSIS--OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS-;

Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 ottobre 2017 il consigliere Fabio Taormina e uditi per le parti l’avvocato dello Stato G. Natale e l’avvocato U. Coronas;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO
1.Il Comando Regionale Piemonte del Corpo della Guardia di Finanza, avendo stabilito di sopprimere per esigenze organizzative il reparto ove prestava servizio l’odierna parte appellata, ha invitato il personale da questa dipendente ad indicare la sede preferita come nuova destinazione.

Acquisite le domande, il Comando ha disposto i relativi trasferimenti, qualificandoli come avvenuti a domanda ed escludendo quindi l'erogazione delle provvidenze previste dalla legge in favore dei militari trasferiti d'autorità.

2.Con la sentenza in epigrafe indicata l'adito TAR del Piemonte ha accolto il ricorso proposto dall'odierna parte appellata avverso il diniego di erogazione delle indennità in parola.

3.La sentenza è impugnata con l'atto di appello in esame dall'Amministrazione la quale ne chiede l'integrale riforma, deducendo che la presentazione da parte del militare della domanda ( di trasferimento o gradimento per una specifica sede) preclude la corresponsione in suo favore di bene-OMISSIS- che la legge correla ai soli trasferimenti autoritativi; inoltre (pag. 18 dell’atto di appello) ad avviso dell’appellante Amministrazione il Tar aveva errato nel liquidare le indennità previste dalla legge n. 836/1973 e dal dPR 164/2002 in quanto sarebbe spettato a parte appellata provare di non potere usufruire di alloggio di servizio e di avere trasferito la famiglia in altro comune: sotto tale angolo prospettico il ricorso avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile

4. In data 19.11.2015 e 3.12. 2015 le parti appellate si sono costituite in giudizio depositando articolate memorie puntualizzando e ribadendo le proprie difese e chiedendo la reiezione dell’appello in quanto infondato.

5. Alla camera di consiglio 24.11.2015 fissata per la delibazione della domanda di sospensione della provvisoria esecutività dell’impugnata decisione la trattazione della causa è stata rinviata a data da destinarsi su concorde richiesta delle parti tenuto conto che di lì a poco sulla medesima questione si sarebbe dovuta pronunciare l’Adunanza Plenaria di questo Consiglio di Stato.

6. In data 31 maggio 2016 parte appellata ha depositato una sintetica memoria richiamando la recente decisione dell’Adunanza Plenaria n. 1/2016; quanto al secondo profilo di censura, ha fatto presente che era stato documentato il diritto a godere delle indennità di cui all’art. 21 della legge n. 836/1973 ed all’art. 47 comma 5 del dPR 164/2002 in quanto, (ad eccezione dei Signori -OMISSIS- -OMISSIS- -OMISSIS-, -OMISSIS-, -OMISSIS--OMISSIS-e -OMISSIS-) trattavasi di soggetti tutti aventi figli a carico: tale circostanza e quella di non potere godere di alloggio di servizio non erano mai state contestate dall’Amministrazione.

7. Alla camera di consiglio del 9 giugno 2016 fissata per la delibazione della domanda di sospensione della provvisoria esecutività dell’impugnata decisione la Sezione, con la ordinanza cautelare n.2181/2016 ha respinto la domanda cautelare alla stregua della considerazione per cui: “Rilevato che l’appello cautelare è privo del prescritto fumus ( si veda la recentissima decisione dell’Adunanza Plenaria n. 1 del 2016) ed in ogni caso trattandosi di controversia relativa alla erogazione di somme sarebbe stata priva del requisito del periculum in mora;”.

8. In data 24.3.2017 l’amministrazione appellante ha depositato una nota contenente una dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione dell’appello in relazione alla circostanza che nelle more del giudizio era sopravvenuta la decisione dell’Adunanza Plenaria di questo Consiglio di Stato n. 1/2016 e tenuto conto dell’orientamento giurisprudenziale consolidatosi in materia.

9. Alla odierna pubblica udienza del 5 ottobre 2017 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. Il Collegio prende atto della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione dell’appello e lo dichiara improcedibile.

2. Quanto alle spese del presente grado di giudizio, esse possono essere integralmente compensate tra le parti, tenuto conto che il sopravvenuto venire meno dell’interesse alla decisione dell’appello discende dalla circostanza che nel corso del giudizio è stata emessa la recente decisione dell’Adunanza Plenaria n. 1 del 2016 che ha risolto le pregresse oscillazioni della giurisprudenza in materia e tenuto conto altresì delle considerazioni in punto di regolamento delle spese contenute nella predetta decisione.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, prende atto della dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse alla decisione e lo dichiara improcedibile.

Spese processuali del grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare gli appellati.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2017 con l'intervento dei magistrati:
Paolo Troiano, Presidente
Fabio Taormina, Consigliere, Estensore
Oberdan Forlenza, Consigliere
Luigi Massimiliano Tarantino, Consigliere
Carlo Schilardi, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Fabio Taormina Paolo Troiano





IL SEGRETARIO

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.


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N.B. stesso giudizio anche

per la riforma
della sentenza del T.A.R. per il PIEMONTE –Sede di TORINO - SEZIONE I n. 944/2015, resa tra le parti, concernente accertamento e declaratoria del diritto patrimoniale alla corresponsione del trattamento economico di trasferimento d'uf-OMISSIS-o
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Re: INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Messaggioda panorama » lun dic 04, 2017 8:21 pm

soppressione Brigata di Santo Stefano al Mare.

Spero che qualche lettore si riconosca in questo ricorso al PdR (Accolto)
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201702516 - Public 2017-12-04 -
Numero 02516/2017 e data 04/12/2017 Spedizione


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 18 ottobre 2017


NUMERO AFFARE 01544/2015

OGGETTO:
Ministero dell’economia e delle finanze - Comando generale guardia di finanza.


Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dai signori Franco Abbo, Osvaldo Brunori, Graziano Garaccioni, Marco Leone, Gianbattista Licalsi, Alfonso Roberto Margani, Mario Mari, Antonio Pavone, Luigi Carmine Pizzolo, Lorenzo Tolu e Pietro Paolo Caridi, contro il Comando generale della Guardia di finanza, avverso e per l’annullamento delle note prot. nr. 0022762/14 del 4 febbraio 2014 (trasmessa all’App. Sc. Franco Abbo con raccomandata del 12 febbraio 2014), prot. nr. 0022748/14 del 4 febbraio 2014 (notificata al M.llo O. Osvaldo Brunori in data 12 febbraio 2014), prot. nr. 0022742/14 del 4 febbraio 2014 (notificata al M.llo C. Graziano Garaccioni in data 20 febbraio 2014), prot. nr. 0022757/14 del 4 febbraio 2014 (notificata all’App. Sc. Marco Leone in data 19 febbraio 2014), prot. nr. 0022776/14 del 7 febbraio 2014 (notificata all’App. Sc. Gianbattista Licalsi in data 19 febbraio 2014), prot. nr. 0022739/14 del 4 febbraio 2014 (notificata all’App. Sc. Alfonso Roberto Margani in data 20 febbraio 2014), prot. nr. 0022752/14 del 4 febbraio 2014 (notificata al Brig. Mario Mari in data 19 febbraio 2014), prot. nr. 0022741/14 del 4 febbraio 2014 (notificata al V. Brig. Antonio Pavone in data 20 febbraio 2014), prot. nr. 0022733/14 del 4 febbraio 2014 (notificata all’App. Sc. Luigi Carmine Pizzolo in data 20 febbraio 2014), prot. nr. 0018911/14 del 30 gennaio 2014 (notificata al M.llo C. Pietro Paolo Caridi in data 20 febbraio 2014),
con le quali il Re.T.L.A. – Reparto Tecnico Logistico Amministrativo Liguria, Ufficio Amministrazione, Sezione Trattamento Economico, ha respinto le istanze presentate dai suddetti militari – rispettivamente, in date 22 gennaio 2014
(App. Sc. Abbo), 20 gennaio 2014 (M.llo O. Brunori), 9 gennaio 2014 (M.llo C. Garaccioni), 16 gennaio 2014 (App. Sc. Leone), 27 gennaio 2014 (App. Sc. Licalsi), 20 gennaio 2014 (V. Brig. Pavone), 20 gennaio 2014 (App. Sc. Pizzolo), 20 gennaio 2014 (App. Sc. Tolu) e 10 gennaio 2014 (M.llo C. Caridi) –
al fine di ottenere la corresponsione del trattamento economico di cui alla legge 29 marzo 2001, nr. 86 e delle indennità ad essa correlate, in ragione dei trasferimenti d’autorità dei quali sono stati oggetto a seguito della soppressione dei Reparti di appartenenza, disposta con Circolare del Comando generale della Guardia di finanza, I Reparto, Ufficio Ordinamento nr. 187191/10 in data 21 giugno 2010 (“Interventi di revisione della architettura organizzativa dei Reparti territoriali del Corpo per l’anno 2010”) e della presentazione delle domande di trasferimento previste dal Foglio del Comando regionale Liguria, Ufficio Personale e AA.GG., Sez. Pe.I.S.A.F./Trasferimenti, prot. 0164828/10 in data 16 luglio 2010
(quanto all’App. Sc. Abbo, al M.llo O. Brunori, al M.llo C. Garaccioni, all’App. Sc. Leone, all’App. Sc. Licalsi, all’App. Sc. Margani, al Brig. Mari, al V. Brig. Pavone, all’App. Sc. Pizzolo e all’App. Sc. Tolu)
e dal Foglio del Comando regionale Lombardia, prot. 523358/10 in data 23 luglio 2010
(quanto al M.llo C. Caridi),
nonché avverso e per l’annullamento, delle note prot. nr. 008479/14 del 30 aprile 2014
(trasmessa all’App. Sc. Franco Abbo in data 8 maggio 2014), prot. nr. 0092289/14 del 13 maggio 2014 (notificata al M.llo O. Osvaldo Brunori in data 27 maggio 2014), prot. nr. 0092267/14 del 13 maggio 2014 (notificata al M.llo C. Graziano Garaccioni in data 27 maggio 2014), prot. nr. 0084387/14 del 30 aprile 2014 (notificata all’App. Sc. Marco Leone in data 13 maggio 2014), prot. nr. 0084357/14 del 30 aprile 2014 (notificata all’App. Sc. Gianbattista Licalsi in data 13 maggio 2014), prot. nr. 0092291/14 del 13 maggio 2014 (notificata all’App. Sc. Alfonso Roberto Margani in data 27 maggio 2014), prot. nr. 0084396/14 del 30 aprile 2014 (notificata al Brig. Mario Mari in data 13 maggio 2014), prot. nr. 0092285/14 del 13 maggio 2014 (notificata al V. Brig. Antonio Pavone in data 27 maggio 2014), prot. nr. 0092280/14 del 13 maggio 2014 (notificata all’App. Sc. Luigi Carmine Pizzolo in data 27 maggio 2014), prot. nr. 0092286/14 del 13 maggio 2014 (notificata all’App. Sc. Lorenzo Tolu in data 27 maggio 2014) e prot. nr. 0081930/14 del 28 aprile 2014 (notificata al M.llo C. Pietro Paolo Caridi in data 9 maggio 2014),
con le quali il Re.T.L.A. – Reparto Tecnico Logistico Amministrativo Liguria ha respinto i ricorsi gerarchici proposti dai suddetti militari – rispettivamente, in data 11 marzo 2014 l’App. Sc. Franco Abbo, e in data 13 marzo 2014 tutti quanti gli altri – avverso i sopra epigrafati provvedimenti di diniego della corresponsione del trattamento economico di cui alla legge nr. 86/2001 e delle indennità ad esso correlate, nonché per l’annullamento di tutti gli altri atti rispetto a quelli sopra indicati, anteriori, collegati, connessi o conseguenti.


LA SEZIONE
Vista la relazione nr. 352728 del 3 dicembre 2014 con la quale il Ministero dell’economia e delle finanze - Comando generale Guardia di finanza ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull’affare in oggetto;

Vista l’istanza di prelievo depositata dai ricorrenti in data 23 giugno 2017;

Esaminati gli atti e udito il relatore, Consigliere Raffaele Greco;


Premesso:

1. I ricorrenti in epigrafe meglio indicati, tutti militari appartenenti al Corpo della Guardia di finanza già in servizio presso la Brigata di Santo Stefano al Mare, sono stati trasferiti a diversi Reparti per effetto della soppressione della detta Brigata, disposta con Circolare prot. nr. 187191/10 in data 21 giugno 2010 del Comando generale – I Reparto – Ufficio Ordinamento, avente a oggetto: “Interventi di revisione dell’architettura organizzativa dei Reparti territoriali del Corpo per l’anno 2010”.

I trasferimenti si sono attuati previa diramazione del Foglio prot. nr. 0164828/10 del 16 luglio 2010, col quale ai militari in servizio presso i Reparti soppressi è stata data facoltà di avanzare domanda di trasferimento, esprimendo la propria preferenza per altre sedi.

A seguito di tale vicenda, i ricorrenti hanno tutti proposto istanze per la corresponsione del trattamento economico di cui agli artt. 1, comma 1, della legge 29 marzo 2001, nr. 86, 47, comma 5, del d.P.R. 18 giugno 2002, nr. 164, e 21 della legge 18 dicembre 1973, nr. 836, ritenendo di essere stati interessati da trasferimenti d’autorità.

Le predette istanze sono state respinte dall’Amministrazione con note di identico tenore, nelle quali si assumeva l’insussistenza del presupposto legittimante la concessione del beneficio richiesto, essendo stati i trasferimenti disposti con determinazioni che qualificavano i trasferimenti stessi come “a domanda”.

2. Avverso i provvedimenti di diniego gli interessati hanno proposto altrettanti ricorsi gerarchici, tutti respinti dall’Amministrazione con provvedimenti nei quali si sosteneva:

- la non impugnabilità dei dinieghi, trattandosi di atti consequenziali ed esecutivi di altri provvedimenti;

- che i trasferimenti non potevano essere qualificati “d’ufficio”, attesa la preferenza espressa dagli interessati per le sedi di nuova destinazione;

- l’ininfluenza di contenzioso giurisprudenziale sulla questione, in carenza di specifiche disposizioni superiori sul punto.

3. Tanto gli originari dinieghi quanto i provvedimenti reiettivi dei ricorsi gerarchici sono stati impugnati dagli interessati con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, nel quale è stata dedotta la seguente unica articolata censura: violazione e falsa applicazione dell’art. 1, commi 1 e 1-bis, della legge 29 marzo 2001, nr. 86, dell’art. 47, comma 5, del d.P.R. 18 giugno 2002, nr. 164, e dell’art. 21 della legge 18 dicembre 1973, nr. 836, e s.m.i.; eccesso di potere per errore sui presupposti di fatto e di diritto, per difetto/erroneità di istruttoria, per difetto/erroneità di motivazione e per manifesta illogicità e contraddittorietà.

In estrema sintesi, i ricorrenti assumono che, essendo i loro trasferimenti determinati da soppressione della sede di appartenenza, gli stessi non potevano non essere qualificati come “d’autorità”, non mutando tale qualificazione per il solo fatto che agli interessati fosse stata data la facoltà di scegliere la nuova sede di destinazione; conseguentemente, e in linea con plurimi precedenti giurisprudenziali, non poteva essere loro negata la corresponsione dei benefici in questione, il cui presupposto è costituito appunto dall’avere il militare subito un trasferimento d’autorità.

4. Nella propria relazione istruttoria, il Ministero dell’economia e delle finanze ha articolatamente sostenuto l’infondatezza del ricorso.

5. Con istanza depositata in data 23 giugno 2017, i ricorrenti hanno chiesto una sollecita definizione della vicenda, richiamando il più recente indirizzo dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, asseritamente favorevole alla loro tesi.

Considerato:

6. Tutto ciò premesso, la Sezione è dell’avviso che il ricorso sia fondato e meritevole di accoglimento.

7. E difatti, come evidenziato nell’istanza depositata dai ricorrenti in data 23 giugno 2017, il più recente indirizzo dell’Adunanza plenaria di questo Consiglio di Stato (sent. 29 gennaio 2016, nr. 1), dal quale in questa sede non si ravvisa ragione per discostarsi, è nel senso della spettanza dei benefici retributivi de quibus nei casi del tipo di quello che qui occupa.

Più specificamente, si è innanzi tutto rilevato che per effetto dell’entrata in vigore dell’art. 1, comma 163, della legge 24 dicembre 2012, nr. 228, è stato definitivamente chiarito che gli speciali benefici retributivi previsti dalla normativa sopra richiamata per le ipotesi di trasferimento d’autorità non spettano ai militari i quali, a seguito di soppressione della sede di appartenenza, siano stati messi in condizione di esprimere comunque la propria preferenza o indicazione per la nuova sede di destinazione.

Tuttavia, il Supremo Consesso ha ritenuto che – proprio in ragione del carattere innovativo della disciplina introdotta nel 2012 – per le vicende alle quali la stessa non è applicabile ratione temporis ai militari interessati non possa essere negata la speciale indennità di trasferimento, in quanto la soppressione della sede di appartenenza integra sempre un’ipotesi di trasferimento d’ufficio, e tale natura non può essere esclusa per la previsione di clausole di gradimento o istanze di scelta a favore degli interessati.

8. Pertanto, poiché i trasferimenti degli odierni ricorrenti risalgono al 2010 (e, quindi, a epoca anteriore all’entrata in vigore della legge nr. 228/2012), in applicazione dei richiamati principi deve ritenersi loro spettante il beneficio richiesto.

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso debba essere accolto.




L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Raffaele Greco Gerardo Mastrandrea




IL SEGRETARIO
Roberto Mustafà
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Re: INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Messaggioda panorama » sab giu 02, 2018 7:54 pm

L'Amministrazione perde l'Appello per Revocazione in quanto è inammissibile
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1) - L’oggetto del presente giudizio è costituito dalla domanda di revocazione della sentenza di questa Sezione n. 3340 del 26 luglio 2016 recante il riconoscimento della indennità ex art. 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86 in favore del signor Aldo M.., maresciallo della Guardia di Finanza.

Il CdS precisa:

2) - Nella fattispecie in esame non si rinvengono gli estremi dell’errore di fatto, secondo le caratteristiche delineate dai riportati indirizzi giurisprudenziali,

3) - il Collegio ha quindi sciolto la preliminare dirimente questione, afferente alla qualificazione stessa del trasferimento, optando, alla luce dei principi espressi dall’Adunanza plenaria n. 1 del 29 gennaio 2016, per la natura “di autorità” del trasferimento siccome “non direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato nell’ambito dei procedimenti ordinari”, tanto è vero che la disponibilità a trasferirsi veniva espressa dal M.. a seguito di sollecitazione da parte dell’amministrazione con il messaggio del 12 gennaio 2001;

P.S.: rileggi il punto n. 3.

N.B.: leggete il tutto qui sotto.
------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201803256
– Public 2018-05-31 -


Pubblicato il 31/05/2018


N. 03256/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01259/2017 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1259 del 2017, proposto dal Ministero dell’economia e delle finanze - Comando Generale Guardia di Finanza, in persona del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro
Aldo M.., rappresentato e difeso dall'avvocato Alberto Branzanti, domiciliato ex art. 25 c.p.a. presso la Segreteria del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, n. 13;

per la revocazione
della sentenza del Consiglio di Stato - Sez. IV, n. 3340 del 26 luglio 2016, resa tra le parti, concernente indennità di trasferimento ex art. 1 della legge 29 marzo 2001, n.86.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del sig. Aldo M..;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 19 aprile 2018 il consigliere Giovanni Sabbato e udito, per l’appellante, l’avv.to dello Stato Damiani;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. L’oggetto del presente giudizio è costituito dalla domanda di revocazione della sentenza di questa Sezione n. 3340 del 26 luglio 2016 recante il riconoscimento della indennità ex art. 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86 in favore del signor Aldo M.., maresciallo della Guardia di Finanza.

2. Con la revocanda sentenza, nella resistenza della difesa erariale, il Collegio:

a) ha accolto l’appello e, per l’effetto, in riforma della impugnata sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II, n. 10875 del 23 ottobre 2006, in accoglimento del ricorso di primo grado, ha accertato il diritto dell’appellante alla corresponsione dell’indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001, oltre interessi legali dalla data del trasferimento e sino al soddisfo;

b) ha dichiarato compensate per intero tra le parti le spese e onorari del doppio grado di giudizio.

3. Il Comando Generale della Guardia di Finanza ha chiesto la revocazione della sentenza in epigrafe perché “ricorre l’ipotesi di revocazione indicata al numero 4 dell’art. 395 c.p.c., apparendo la sentenza viziata da errore di fatto, rilevabile dall’esame della sola pronuncia alla luce degli atti o dei documenti di causa” (cfr. pagina 4 del ricorso).

4. In data 10 aprile 2017, si è costituito in giudizio il signor Aldo M.. al fine di resistere.

5. Con ordinanza n. 1656 del 21 aprile 2017, il Collegio ha respinto la domanda cautelare “Considerato, ad un primo esame proprio della fase cautelare, che la vicenda richiede adeguato approfondimento in sede di merito e che tuttavia, allo stato, non appaiono ricorrere le condizioni di gravità ed urgenza evidenziate dal ricorrente per concedere la misura cautelare richiesta”.

6. All’udienza pubblica del 19 aprile 2018, in vista della quale le parti non hanno depositato difese scritte, la causa è stata assunta in decisione.

7. La domanda di revocazione è inammissibile.

7.1. Giova preliminarmente riportare l’orientamento espresso da questo Consiglio in ordine alla configurazione dell’errore di fatto, idoneo a costituire il vizio revocatorio previsto dall’art. 395 n. 4 c.p.c., alla luce dell’indeclinabile esigenza di evitare che detta forma di impugnazione si trasformi in una forma di gravame idonea a condizionare sine die il passaggio in giudicato di una pronuncia giurisdizionale: “l'errore di fatto revocatorio si sostanzia, dunque, in una svista o "abbaglio dei sensi" che ha provocato l’errata percezione del contenuto degli atti del giudizio (ritualmente acquisiti agli atti di causa), determinando un contrasto tra due diverse proiezioni dello stesso oggetto, l’una emergente dalla sentenza e l’altra risultante dagli atti e documenti di causa: esso pertanto non può (e non deve) confondersi con quello che coinvolge l’attività valutativa del giudice, costituendo il peculiare mezzo previsto dal legislatore per eliminare l’ostacolo materiale che si frappone tra la realtà del processo e la percezione che di essa ha avuto il giudicante, proprio a causa della svista o dell’ "abbaglio dei sensi"; pertanto, mentre l’errore di fatto revocatorio è configurabile nell'attività preliminare del giudice di lettura e di percezione degli atti acquisiti al processo, quanto alla loro esistenza ed al significato letterale, esso non ricorre nell'ipotesi di erroneo, inesatto o incompleto apprezzamento delle risultanze processuali ovvero di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio ovvero quando la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o sulla base di un esame critico della documentazione acquisita, tutte ipotesi queste che danno luogo se mai ad un errore di giudizio, non censurabile mediante la revocazione (che altrimenti si trasformerebbe in un ulteriore grado di giudizio, non previsto dall'ordinamento)” (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 30 ottobre 2015, n. 4975; Sez. IV, 21 aprile 2017, n. 1869).

Ai fini dell’enucleazione del concetto giuridico di errore di fatto soccorre anche una specifica recente pronuncia dell’Adunanza plenaria (27 luglio 2016, n. 21), secondo cui “Non costituisce motivo di revocazione per omessa pronuncia il fatto che il giudice, nell'esaminare la domanda di parte, non si sia espressamente pronunciato su tutte le argomentazioni poste dalla parte medesima a sostegno delle proprie conclusioni; occorre, infatti, distinguere tra motivo di ricorso e argomentazione a sostegno di ciascuno dei motivi del medesimo; il motivo di ricorso, infatti, delimita e identifica la domanda spiegata nei confronti del giudice, e in relazione al motivo si pone l'obbligo di corrispondere, in positivo o in negativo, tra chiesto e pronunciato, nel senso che il giudice deve pronunciarsi su ciascuno dei motivi e non soltanto su alcuni di essi; a sostegno del motivo — che identifica la domanda prospettata di fronte al giudice — la parte può addurre, poi, un complesso di argomentazioni, volto a illustrare le diverse censure, ma che non sono idonee, di per sé stesse, ad ampliare o restringere la censura, e con essa la domanda; rispetto a tali argomentazioni non sussiste un obbligo di specifica pronunzia da parte del giudice, il quale è tenuto a motivare la decisione assunta esclusivamente con riferimento ai motivi di ricorso come sopra identificati”.

7.2. Nella fattispecie in esame non si rinvengono gli estremi dell’errore di fatto, secondo le caratteristiche delineate dai riportati indirizzi giurisprudenziali, per le seguenti ragioni:

- il Ministero ricorrente assume che il Collegio di seconde cure sarebbe incorso in una “errata percezione dei fatti di causa” in quanto il trasferimento al quale è stato sottoposto il maresciallo M.. presso il Servizio amministrativo del Comando Generale della Guardia di Finanza è scaturito da apposita domanda in tal senso del militare e non in conseguenza della soppressione/ridislocazione del Reparto (2^ Compagnia di Bologna) ove prestava servizio;

- è utile ripercorrere brevemente i passaggi essenziali che hanno condotto al trasferimento del M.., emergendo dagli atti di causa che:

a) con messaggio n. 11526/P/5 del 12 gennaio 2001, il Comando regionale Lombardia della GdF chiedeva di verificare la “preventiva disponibilità” del M.., in servizio presso la Compagnia di Ponte Tresa, al trasferimento presso l’Ufficio Telematica – Servizio Informatica con la precisazione che in caso di mancato gradimento o “risposta difforme” la domanda “sarà archiviata”;

b) con nota del 18 gennaio 2001, in risposta a detto messaggio, il maresciallo M.. esprimeva la propria disponibilità al trasferimento “a domanda” dalla Compagnia di Ponte Tresa al Comando Generale (Ufficio Telematica – Servizio Informatica);

c) con Dispaccio dell’11 aprile 2001 il Comando Gdf disponeva il trasferimento del M.. a domanda con decorrenza 13 aprile all’Ufficio Telematica – Servizio Informatica;

d) con Determina del 21 giugno 2002 il Comando Quartier Generale Gdf respingeva la richiesta (del 12 giugno 2002) presentata dal M.. per la corresponsione indennità di trasferimento prevista dalla legge 10 marzo 1987, n. 100, trattandosi di movimentazione avvenuta a domanda “previo gradimento”;

- il Ministero, a suffragio della propria istanza di revocazione, evidenzia che il M.. “già il 07.11.2000 aveva presentato domanda di trasferimento dalla 2^ Compagnia di Bologna, indicando tre sedi di servizio preferite, tutte ubicate nella città di Roma”, sua città di origine, e che “sul punto il Consiglio di Stato non ha proprio preso in esame questo elemento, né ha motivato sul fatto che il militare avesse prodotto in data 07.11.2010 domanda di trasferimento per Roma, e che fosse romano, nonostante agli atti di causa vi fosse la sua domanda” (cfr. pagina 10 del ricorso);

- il Collegio, contrariamente a quanto opina il Ministero ricorrente, ha mostrato di essersi esattamente soffermato sulle circostanze valorizzate in questa sede avendo precisato quanto segue: <<Costituitesi in giudizio, le Autorità statali appellate, con memoria depositata il 24 agosto 2008, hanno dedotto, a loro volta, l’infondatezza dell’appello, rilevando come la dichiarazione di disponibilità sia formata nel senso dell’accettazione del trasferimento “a domanda”, e che peraltro il trasferimento ha comportato l’avvicinamento al comune di nascita (Rieti) >>;

- il Collegio ha quindi sciolto la preliminare dirimente questione, afferente alla qualificazione stessa del trasferimento, optando, alla luce dei principi espressi dall’Adunanza plenaria n. 1 del 29 gennaio 2016, per la natura “di autorità” del trasferimento siccome “non direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato nell’ambito dei procedimenti ordinari”, tanto è vero che la disponibilità a trasferirsi veniva espressa dal M.. a seguito di sollecitazione da parte dell’amministrazione con il messaggio del 12 gennaio 2001;

- tale passaggio investe quindi un preciso caput controversum, avendo il T.a.r. disatteso il ricorso originario e sul quale l’appellante aveva formulato specifiche contestazioni nell’impugnare il provvedimento reiettivo appunto imperniato, come sopra evidenziato, sulla pretesa natura “a domanda” del trasferimento;

- da tanto consegue che non ricorre l’errore di fatto configurato dal Ministero istante proprio per l’avvenuta sottoposizione della questione alle valutazioni del Collegio, così palesandosi che la contestazione sollevata impinge nel giudizio espresso piuttosto che nella percezione delle circostanze di fatto sottese al gravame.

8. In conclusione, alla stregua di quanto esposto, il ricorso per revocazione deve essere dichiarato inammissibile, ciò precludendo il riesame del merito della controversia già precedentemente decisa.

9. La regolazione delle spese di lite del presente grado, liquidate come in dispositivo secondo i parametri di cui al regolamento n. 55 del 2014 e s.m.i., segue il principio della soccombenza.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso per revocazione, come in epigrafe proposto (R.G. n. 1259/2017), lo dichiara inammissibile e condanna parte ricorrente al rimborso, in favore del signor Aldo M.., delle spese di lite liquidate in complessivi € 5.000,00 (cinquemila/00), oltre accessori di legge (I.V.A., C.P.A. e 15% a titolo di rimborso di spese generali).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:
Vito Poli, Presidente
Fabio Taormina, Consigliere
Daniela Di Carlo, Consigliere
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giovanni Sabbato Vito Poli





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Re: INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Messaggioda panorama » dom giu 03, 2018 10:24 am

Questa è la sentenza del CdS richiamata nella Revocazione suindicata.
----------------------------------------------------------------------------------------

1) - Il trasferimento è stato disposto in relazione a esigenze organizzative dell’amministrazione, con mutamento di sede e funzioni, non avendo peraltro l’interessato nemmeno maturato l’anzianità di servizio richiesta per un trasferimento a domanda, non potendo assumere rilievo la dichiarazione di disponibilità.

Il CdS precisa:

2) - Con la richiamata sentenza dell’Adunanza Plenaria è stato chiarito, in linea generale, quanto alla c.d. clausola di gradimento e/o dichiarazione di disponibilità al trasferimento che:
“Tale clausola…incide solo sugli effetti ubicazionali ovvero lato sensu geografici dell’ordine di trasferimento; essa comporta acquiescenza in senso proprio a tali effetti perché implica rinuncia al proprio diritto di agire in giudizio, nel rispetto di tutti i rigorosi presupposti richiesti dalla consolidata e condivisa giurisprudenza di questo Consiglio onde evitare l’elusione dei valori costituzionali tutelati dagli artt. 24, co.1, e 113, co. 1, Cost…ma non incide sul diritto di credito (a percepire l’indennità) che scaturisce direttamente dalla legge al ricorrere di determinati presupposti”.

3) - In altri termini, in ogni ipotesi di trasferimento disposto per ragioni di servizio (nel caso specifico deferito all’Adunanza Plenaria si trattava di trasferimento per soppressione di reparto disposto previa acquisizione di disponibilità dell’interessato), e quindi non direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato nell’ambito dei procedimenti ordinari, non può negarsi la natura di trasferimento “di autorità”, che, ove come nella specie connotato dalla dislocazione geografica a distanza superiore ai 10 chilometri e in comune diverso da quello in cui ricade il reparto di precedente assegnazione, implica il riconoscimento del diritto all’indennità ex art. 1 comma 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86.

-------------------------------------------------------------------


SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201603340
- Public 2016-07-26 -


N. 03340/2016 REG. PROV. COLL.
N. 00015/2008 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 15 del 2008, proposto da:
Aldo M.., rappresentato e difeso dagli avv.ti Francesco Alberti e Eugenio Barrile, e presso lo studio di quest’ultimo elettivamente domiciliato in Roma, alla via Tirso n. 90, per mandato in calce all’appello;

contro
- Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro in carica;
- Comando generale della Guardia di Finanza, in persona del Comandante generale pro-tempore;
rappresentati e difesi ex lege dall'Avvocatura generale dello Stato e presso gli uffici della medesima domiciliati per legge in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sezione II, n. 10875 del 23 ottobre 2006, resa tra le parti, con cui è stato rigettato il ricorso in primo grado n.r. 9752/2003, proposto per l’accertamento del diritto alla corresponsione dell'indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001, con compensazione delle spese del giudizio di primo grado

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 luglio 2016 il Cons. Leonardo Spagnoletti e uditi l’avv. Andrea Reggio D'Aci, per delega dell’avv. Barrile, e l'avvocato dello Stato Verdiana Fedeli;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Aldo M.., maresciallo della Guardia di Finanza, già in servizio presso il Comando Compagnia di Ponte Tresa (VR), è stato trasferito con determinazione dell’11 aprile 2001, a seguito di sua dichiarazione di disponibilità, al Comando Generale, Ufficio Telematica - Servizio Informatica.

Con il ricorso in primo grado l’interessato ha proposto cumulative domande di accertamento del diritto alla corresponsione dell'indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001 e di condanna dell’amministrazione al pagamento delle relative somme.

Con la sentenza in epigrafe il T.A.R. per il Lazio ha rigettato il ricorso, con richiamo all’orientamento di cui alla sentenza di questa Sezione 30 maggio 2005, n. 2831.

2.) Con appello notificato il 5 dicembre 2007 e depositato il 2 gennaio 2008, l’interessato ha impugnato la predetta sentenza, deducendo con unico motivo:

Errores in iudicando - Violazione e falsa applicazione della legge n. 100/1987 e della legge n. 86/2001 - Travisamento delle circostanze di fatto e di diritto - Carenza di motivazione.

Il trasferimento è stato disposto in relazione a esigenze organizzative dell’amministrazione, con mutamento di sede e funzioni, non avendo peraltro l’interessato nemmeno maturato l’anzianità di servizio richiesta per un trasferimento a domanda, non potendo assumere rilievo la dichiarazione di disponibilità.

Costituitesi in giudizio, le Autorità statali appellate, con memoria depositata il 24 agosto 2008, hanno dedotto, a loro volta, l’infondatezza dell’appello, rilevando come la dichiarazione di disponibilità sia formata nel senso dell’accettazione del trasferimento “a domanda”, e che peraltro il trasferimento ha comportato l’avvicinamento al comune di nascita (Rieti).

Con memoria depositata il 6 giugno 2016 l’appellante ha insistito per l’accoglimento del gravame, richiamando l’orientamento da ultimo espresso con la sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 1 del 29 gennaio 2016.

All’udienza pubblica del 7 luglio 2016 l’appello è stato discusso e riservato per la decisione.

L’appello in epigrafe è fondato, onde, in riforma della sentenza gravata, deve essere accolto il ricorso proposto in primo grado.

Con la richiamata sentenza dell’Adunanza Plenaria è stato chiarito, in linea generale, quanto alla c.d. clausola di gradimento e/o dichiarazione di disponibilità al trasferimento che:

“Tale clausola…incide solo sugli effetti ubicazionali ovvero lato sensu geografici dell’ordine di trasferimento; essa comporta acquiescenza in senso proprio a tali effetti perché implica rinuncia al proprio diritto di agire in giudizio, nel rispetto di tutti i rigorosi presupposti richiesti dalla consolidata e condivisa giurisprudenza di questo Consiglio onde evitare l’elusione dei valori costituzionali tutelati dagli artt. 24, co.1, e 113, co. 1, Cost…ma non incide sul diritto di credito (a percepire l’indennità) che scaturisce direttamente dalla legge al ricorrere di determinati presupposti”.

In altri termini, in ogni ipotesi di trasferimento disposto per ragioni di servizio (nel caso specifico deferito all’Adunanza Plenaria si trattava di trasferimento per soppressione di reparto disposto previa acquisizione di disponibilità dell’interessato), e quindi non direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato nell’ambito dei procedimenti ordinari, non può negarsi la natura di trasferimento “di autorità”, che, ove come nella specie connotato dalla dislocazione geografica a distanza superiore ai 10 chilometri e in comune diverso da quello in cui ricade il reparto di precedente assegnazione, implica il riconoscimento del diritto all’indennità ex art. 1 comma 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86.

In conclusione, previa riforma della sentenza gravata, deve dichiararsi il diritto dell’appellante alla corresponsione dell'indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001, oltre interessi legali dalla data del trasferimento e sino al soddisfo, con condanna delle Autorità statali intimate al pagamento delle relative somme.

In relazione all’esistenza al momento della proposizione del ricorso in primo grado e dell’appello di opposti orientamenti ermeneutici, e alla loro “ricomposizione” soltanto a seguito della pronuncia dell’Adunanza Plenaria, successiva alla proposizione dell’appello, sussistono le eccezionali ragioni che giustificano la compensazione integrale tra le parti delle spese e onorari del doppio grado di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale – Sezione IV, così provvede sull’appello in epigrafe n.r. 15/2008:

1) Accoglie l’appello, e per l’effetto, in riforma della sentenza del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sezione II, n. 10875 del 23 ottobre 2006, e in accoglimento del ricorso proposto in primo grado, riconosce il diritto dell’appellante alla corresponsione dell'indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001, oltre interessi legali dalla data del trasferimento e sino al soddisfo, e condanna le Autorità statali intimate al pagamento delle relative somme;

2) Dichiara compensate per intero tra le parti le spese e onorari del doppio grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 7 luglio 2016 con l'intervento dei magistrati


Antonino Anastasi, Presidente
Nicola Russo, Consigliere
Raffaele Greco, Consigliere
Fabio Taormina, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Il 26/07/2016
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Re: INDENNITA' DI TRASFERIMENTO

Messaggioda panorama » dom giu 03, 2018 11:59 am

pubblico 2 sentenze del CdS che riguardano la stessa persona.

La 1^ riguarda che l'Amministrazione perde l'Appello per Revocazione in quanto è inammissibile.

La 2^ riguarda l'ottemperanza alla sentenza del CdS e viene anche indicata la somma percepita.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

(Revocazione):

SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201803251
– Public 2018-05-31 -


Pubblicato il 31/05/2018

N. 03251/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01260/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1260 del 2017, proposto da:
Ministero dell’economia e delle finanze - Comando generale Guardia di Finanza, in persona del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

contro
Antonio V.., rappresentato e difeso dall'avvocato Eugenio Barrile, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via E. Gianturco, n. 6;

per la riforma
della sentenza del Consiglio di Stato - Sezione IV, n. 3341 del 26 luglio 2016, resa tra le parti, concernente indennità di trasferimento ex art.1 della legge 29 marzo 2001, n.86.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del signor Antonio V..;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 aprile 2018 il consigliere Giovanni Sabbato e uditi, per le parti rispettivamente rappresentate, l’avvocato dello Stato Damiani e l’avvocato Barrile;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. L’oggetto del presente giudizio è costituito dalla domanda di revocazione della sentenza di questa Sezione n. 3341 del 26 luglio 2016 recante il riconoscimento di indennità ex art. 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86 in favore del signor Antonio V.., maresciallo della Guardia di Finanza.

2. Con la revocanda sentenza, nella resistenza della difesa erariale, il Collegio:

a) ha accolto l’appello e, per l’effetto, in riforma della impugnata sentenza del T.a.r. Lazio – Roma, Sezione II, n. 10865 del 23 ottobre 2006, in accoglimento del ricorso di primo grado, ha accertato il diritto dell’appellante alla corresponsione dell’indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001, oltre interessi legali dalla data del trasferimento e sino al soddisfo;

b) ha dichiarato compensate per intero tra le parti le spese e onorari del doppio grado di giudizio.

3. Il Comando Generale della Guardia di Finanza ha chiesto la revocazione della sentenza in epigrafe perché “ricorre l’ipotesi di revocazione indicata al numero 4 dell’art. 395 c.p.c., apparendo la sentenza viziata da errore di fatto, rilevabile dall’esame della sola pronuncia alla luce degli atti o dei documenti di causa” (cfr. pagina 4 del ricorso).

4. In data 20 marzo 2017, si è costituito in giudizio il signor Antonio V.. al fine di resistere.

5. Con ordinanza n. 1657 del 21 aprile 2017, il Collegio ha respinto la domanda cautelare “Considerato, ad un primo esame proprio della fase cautelare, che la vicenda richiede adeguato approfondimento in sede di merito e che tuttavia, allo stato, non appaiono ricorrere le condizioni di gravità ed urgenza evidenziate dal ricorrente per concedere la misura cautelare richiesta”.

6. All’udienza pubblica del 19 aprile 2018, in prossimità della quale le parti hanno depositato difese scritte, la causa è stata assunta in decisione.

7. La domanda di revocazione è inammissibile.

7.1. Giova preliminarmente riportare l’orientamento espresso da questo Consiglio in ordine alla configurazione dell’errore di fatto, idoneo a costituire il vizio revocatorio previsto dall’art. 395 n. 4 c.p.c., alla luce dell’indeclinabile esigenza di evitare che detta forma di impugnazione si trasformi in una forma di gravame idonea a condizionare sine die il passaggio in giudicato di una pronuncia giurisdizionale: “l'errore di fatto revocatorio si sostanzia, dunque, in una svista o "abbaglio dei sensi" che ha provocato l’errata percezione del contenuto degli atti del giudizio (ritualmente acquisiti agli atti di causa), determinando un contrasto tra due diverse proiezioni dello stesso oggetto, l’una emergente dalla sentenza e l’altra risultante dagli atti e documenti di causa: esso pertanto non può (e non deve) confondersi con quello che coinvolge l’attività valutativa del giudice, costituendo il peculiare mezzo previsto dal legislatore per eliminare l’ostacolo materiale che si frappone tra la realtà del processo e la percezione che di essa ha avuto il giudicante, proprio a causa della svista o dell’ "abbaglio dei sensi"; pertanto, mentre l’errore di fatto revocatorio è configurabile nell'attività preliminare del giudice di lettura e di percezione degli atti acquisiti al processo, quanto alla loro esistenza ed al significato letterale, esso non ricorre nell'ipotesi di erroneo, inesatto o incompleto apprezzamento delle risultanze processuali ovvero di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio ovvero quando la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o sulla base di un esame critico della documentazione acquisita, tutte ipotesi queste che danno luogo se mai ad un errore di giudizio, non censurabile mediante la revocazione (che altrimenti si trasformerebbe in un ulteriore grado di giudizio, non previsto dall'ordinamento)” (cfr. Cons. Stato, Sez. V, 30 ottobre 2015, n. 4975; Sez. IV, 21 aprile 2017, n. 1869).

Ai fini dell’enucleazione del concetto giuridico di errore di fatto soccorre anche una specifica recente pronuncia dell’Adunanza plenaria (27 luglio 2016, n. 21), secondo cui “Non costituisce motivo di revocazione per omessa pronuncia il fatto che il giudice, nell'esaminare la domanda di parte, non si sia espressamente pronunciato su tutte le argomentazioni poste dalla parte medesima a sostegno delle proprie conclusioni; occorre, infatti, distinguere tra motivo di ricorso e argomentazione a sostegno di ciascuno dei motivi del medesimo; il motivo di ricorso, infatti, delimita e identifica la domanda spiegata nei confronti del giudice, e in relazione al motivo si pone l'obbligo di corrispondere, in positivo o in negativo, tra chiesto e pronunciato, nel senso che il giudice deve pronunciarsi su ciascuno dei motivi e non soltanto su alcuni di essi; a sostegno del motivo — che identifica la domanda prospettata di fronte al giudice — la parte può addurre, poi, un complesso di argomentazioni, volto a illustrare le diverse censure, ma che non sono idonee, di per sé stesse, ad ampliare o restringere la censura, e con essa la domanda; rispetto a tali argomentazioni non sussiste un obbligo di specifica pronunzia da parte del giudice, il quale è tenuto a motivare la decisione assunta esclusivamente con riferimento ai motivi di ricorso come sopra identificati”.

7.2. Nella fattispecie in esame non si rinvengono gli estremi dell’errore di fatto, secondo le caratteristiche delineate dai riportati indirizzi giurisprudenziali, per le seguenti ragioni:

- il Ministero ricorrente assume che il Collegio di seconde cure sarebbe incorso in una “errata percezione dei fatti di causa” in quanto il trasferimento al quale è stato sottoposto il maresciallo V.. presso il Servizio amministrativo del Comando Generale della Guardia di Finanza è scaturito da apposita domanda in tal senso del militare e non in conseguenza della soppressione/ridislocazione del Reparto (2^ Compagnia di Bologna) ove prestava servizio;

- è utile ripercorrere brevemente i passaggi essenziali che hanno condotto al trasferimento del V.., emergendo dagli atti di causa che:

a) il maresciallo Antonio V.. presentava, in data 7 novembre 2000, una prima domanda di trasferimento indicando tre sedi di servizio ubicate nella città di Roma;

b) con radiomessaggio n.7097/1241/5, in data 22 febbraio 2001, il Comando Generale chiedeva di verificare la disponibilità del V.. al trasferimento “a domanda” al Servizio amministrativo – 2^ Divisione;

c) il V.., in data 28 febbraio 2001, dichiarava di “……gradire ed accettare il trasferimento a domanda……” presso il Servizio amministrativo – 2^ Divisione;

d) il trasferimento si perfezionava in virtù del provvedimento n.73288/1241/5 in data 20 marzo 2001;

e) con istanza del 4 giugno 2002, il V.. chiedeva il riconoscimento dei benefici economici previsti dall’art.1 della legge 29 marzo 2001, n.86, istanza che veniva respinta dall’amministrazione evidenziando che “…..la movimentazione è avvenuta a domanda (…), mancando il presupposto di legge del <<trasferimento d’autorità>>…..”.

- il Ministero, a suffragio della propria domanda di revocazione, ha evidenziato che il V.. “presentava in data 07.11.2000 (All. 1) apposita istanza di trasferimento, per essere destinato a Roma (sua città di origine, nde), confermando immediatamente dopo detta manifestazione di volontà, in data 28.02.2001” (cfr. pagina 6 del ricorso);

- il Collegio, contrariamente a quanto opina il Ministero ricorrente, ha mostrato di essersi esattamente soffermato sulle circostanze valorizzate in questa sede avendo precisato quanto segue: <<Costituitesi in giudizio, le Autorità statali appellate, con memoria depositata il 24 agosto 2008, hanno dedotto, a loro volta, l’infondatezza dell’appello, rilevando come la dichiarazione di
disponibilità sia formata nel senso dell’accettazione del trasferimento “a domanda” >>;

- il Collegio ha quindi affrontato la preliminare dirimente questione, afferente alla qualificazione stessa del trasferimento, optando, alla luce dei principi espressi dall’Adunanza plenaria n. 1 del 29 gennaio 2016, per la natura “di autorità” del trasferimento siccome “non direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato nell’ambito dei procedimenti ordinari”, tanto è vero che, come si evince dai menzionati passaggi della vicenda di causa, la disponibilità a trasferirsi veniva espressa dal V.. a seguito di sollecitazione da parte dell’amministrazione con il messaggio del 22 febbraio 2001;

- tale passaggio investe quindi un preciso caput controversum, avendo il T.a.r. disatteso il ricorso originario e sul quale l’appellante aveva formulato specifiche contestazioni nell’impugnare il provvedimento reiettivo appunto imperniato sulla pretesa natura “a domanda” del trasferimento;

- da tanto consegue che non ricorre l’errore di fatto configurato dal Ministero istante proprio per l’avvenuta sottoposizione della questione alle valutazioni del Collegio, così palesandosi che la contestazione sollevata impinge nel giudizio espresso piuttosto che nella percezione delle circostanze di fatto sottese al gravame.

8. In conclusione, alla stregua di quanto esposto, il ricorso per revocazione deve essere dichiarato inammissibile, ciò precludendo il riesame del merito della controversia già precedentemente decisa.

9. La regolazione delle spese di lite del presente grado, liquidate come in dispositivo secondo i parametri di cui al regolamento n. 55 del 2014 e s.m.i., segue il principio della soccombenza.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso per revocazione, come in epigrafe proposto (R.G. n. 1260/2017), lo dichiara inammissibile e condanna parte ricorrente al rimborso, in favore del signor Antonio V.., delle spese di lite liquidate in complessivi € 5.000,00 (cinquemila/00), oltre accessori di legge (I.V.A., C.P.A. e 15% a titolo di rimborso di spese generali).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:
Vito Poli, Presidente
Fabio Taormina, Consigliere
Daniela Di Carlo, Consigliere
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giovanni Sabbato Vito Poli





IL SEGRETARIO

---------------------------------------


(ottemperanza):

importo pagato per indennità di trasferimento.

1) - risulta che “per effetto della Sentenza richiamata in oggetto è stato emesso apposito titolo di pagamento, in data 22 marzo 2018, per una somma lorda pari a € 14.260,52, comprensiva degli interessi legali maturati fino alla data del soddisfo. Pertanto, al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, in data 23 marzo c.a. è stato effettuato un bonifico a Suo favore di € 10.499,45”;

----------------------------------------------


SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201803254
– Public 2018-05-31 -


Pubblicato il 31/05/2018

N. 03254/2018 REG. PROV. COLL.
N. 07043/2017 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7043 del 2017, proposto da:
Antonio V.., rappresentato e difeso dall'avvocato Eugenio Barrile, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Oslavia, n. 14;

contro
Ministero dell'economia e delle finanze - Comando Generale Guardia di Finanza, in persona del Ministro in carica pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

per l’ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato - Sezione IV n. 3341 del 2016, resa tra le parti, concernente corresponsione dell'indennità ex art. 1 della legge n. 86/2001.


Visti il ricorso per l’ottemperanza e i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'economia e delle finanze – Comando Generale della Guardia di Finanza;
Viste le memorie difensive;
Visti gli artt. 35, co. 1 lett. c), 38 e 85, co. 9, cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2018 il consigliere Giovanni Sabbato e uditi, per le parti rispettivamente rappresentate, l’avvocato Barrile e l’avvocato dello Stato Greco;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Considerato che:

- con la epigrafata sentenza n. 3341 del 26 luglio 2016 questa Sezione ha accolto il gravame proposto dal signor Antonio V.., maresciallo della Guardia di Finanza, ai fini dell’accertamento del suo diritto alla corresponsione dell’indennità di trasferimento ex art. 1 della legge n. 86/2001;

- per l’effetto questa Sezione, in riforma della impugnata sentenza del T.a.r. per il Lazio-Roma- Sezione II n. 10865 del 23 ottobre 2006, che respingeva il ricorso originario per insussistenza dei presupposti del diritto invocato, ha stabilito quanto segue:

a) la clausola di gradimento espressa dall’appellante “non incide sul diritto di credito (a percepire l’indennità) che scaturisce direttamente dalla legge al ricorrere di determinati presupposti”;

b) il trasferimento disposto dall’amministrazione non era “direttamente e immediatamente ricollegato all’iniziativa del militare interessato”;

c) “E’ peraltro destituita di fondamento l’eccezione di prescrizione spiegata dall’Avvocatura dello Stato, posto che il diritto all’indennità poteva essere fatto valere solo a decorrere dal trasferimento, e il ricorso giurisdizionale è stato proposto entro il termine quinquennale invocato”;

d) ha dichiarato compensate le spese di lite.

- stante il perdurante inadempimento dell’amministrazione, il signor V.. ha chiesto l’intervento di questo Consiglio, in espressa applicazione degli artt. 112 e ss. c.p.a., per ordinare al Ministero dell’economia e delle finanze nonché al Comando Generale della Guardia di Finanza, ciascuno secondo le rispettive competenze, di dare piena esecuzione al giudicato de quo anche mediante la nomina di un Commissario ad Acta per provvedere in sostituzione, con richiesta di risarcimento del danno e di astreintes ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. e) c.p.a.;

- il Ministero, costituitosi in giudizio in data 25 ottobre 2017, ha successivamente depositato la nota prot. n. 0146988 del 29 marzo 2018, indirizzata all’appellante, dalla quale risulta che “per effetto della Sentenza richiamata in oggetto è stato emesso apposito titolo di pagamento, in data 22 marzo 2018, per una somma lorda pari a € 14.260,52, comprensiva degli interessi legali maturati fino alla data del soddisfo.

Pertanto, al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, in data 23 marzo c.a. è stato effettuato un bonifico a Suo favore di € 10.499,45”;

- le parti del presente giudizio, nel corso dell’odierna camera di consiglio del 19 aprile 2018, hanno pertanto concordemente richiesto la declaratoria di improcedibilità del gravame per sopravvenuta carenza di interesse;

- alla stregua dei principi elaborati dalla giurisprudenza di questo Consiglio (cfr. sentenza sez. V, n. 3563 del 2014; sez. V, n. 1258 del 2012) e delle norme di riferimento (art. 34, co. 5, 35, co. 1, lett. c), 84, co. 4, c.p.a.) deve darsi atto che la dichiarazione dell’appellante in ordine al venir meno dell’interesse per l’intervenuta corresponsione delle somme dovute costituisce evenienza che fa venir meno l’interesse alla coltivazione del ricorso per ottemperanza;

- a tanto consegue la declaratoria di improcedibilità del ricorso, con compensazione delle spese di lite.

- ai fini della liquidazione del contributo unificato, deve considerarsi soccombente, in relazione al presente giudizio, il Ministero dell’economia e finanze.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto (R.G. n. 7043/2017), lo dichiara improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:
Vito Poli, Presidente
Fabio Taormina, Consigliere
Daniela Di Carlo, Consigliere
Nicola D'Angelo, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giovanni Sabbato Vito Poli





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