Gestori di telefonia: pratica commerciale scorretta

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Gestori di telefonia: pratica commerciale scorretta

Messaggio da panorama » gio mag 11, 2017 4:58 pm

Fastweb perde l'appello al CdS.

Le segnalazioni dei cittadini agli organi preposti servino a far migliorare il servizio proposto/richiesto.
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1) - “Fastweb – Velocità di connessione ADSL”
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 6 ,numero provv.: 201702178
- Public 2017-05-11 -


Pubblicato il 11/05/2017


N. 02178/2017 REG.PROV.COLL.
N. 03902/2011 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3902 del 2011, proposto da:

Fastweb S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Vincenzo Meli C.F. MLEVCN58E07C351I, Luisa Torchia C.F. TRCLSU57D55C352N, Tommaso Di Nitto C.F. DNTTMS68S06D708W, con domicilio eletto presso Luisa Studio Legale Torchia in Roma, viale Bruno Buozzi, 47;

contro
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Antitrust, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

nei confronti di
Gaetano Farina non costituito in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I n. 00894/2011, resa tra le parti, concernente diffusione messaggi promozionali ingannevoli - irrogazione sanzione amministrativa pecuniaria


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato - Antitrust;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 marzo 2017 il Cons. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti gli avvocati Vincenzo Meli, Luisa Torchia e Carla Colelli dell'Avvocatura Generale dello Stato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. È appellata la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. I, che ha respinto l’impugnazione proposta da Fastweb S.p.A. (d’ora in poi Fastweb) avverso il provvedimento (n. 20642 del 12 novembre 2009), emesso dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (d’ora in poi Agcm), avente ad oggetto “Fastweb – Velocità di connessione ADSL”, con il quale veniva rilevata una pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 20, comma 2, 21 e 22 del D.Lgs. 206/2005, ed irrogata nei confronti della ricorrente una sanzione amministrativa pecuniaria di € 60.000,00.

La società, con il gravame, ha contestato l’ingannevolezza della pratica commerciale individuata nella prospettazione alla clientela di una velocità di navigazione in rete superiore rispetto a quella che gli utenti avrebbero, poi, potuto effettivamente conseguire; nonché di aver omesso di informare i consumatori in ordine alla effettiva velocità di navigazione, inferiore, di regola, rispetto a quella di connessione.

Ha infine censurato l’inasprimento della misura sanzionatoria aumentata rispetto alla pena edittale di 20.000,00 euro.

2. Costituitasi in giudizio l’Agcm, il Tar ha respinto tutti i motivi impugnazione.

Segnatamente: ha escluso la violazione del principio del contraddittorio nel procedimento sanzionatorio; ha ritenuto sussistenti i presupposti di fatto e di diritto integranti le violazioni contestate consistenti nell’esatta assunzione del parametro (figurativo) del consumatore medio destinatario della pubblicità ingannevole, condotta sulla base dell’analisi complessiva delle informazioni fornite dalla società, la quale, secondo la sentenza appellata, deve soggiacere ad una sanzione pecuniaria calibrata alle sue reali dimensioni economiche.

3. Appella la sentenza Fastweb. Resiste Agcm.

4. Alla pubblica udienza del 30.03.2017 la causa, su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

5. Col primo motivo d’appello, Fastweb lamenta l’errore di giudizio in cui sarebbero incorsi i giudici di prime cure laddove avrebbero frainteso il contenuto della censura deducente il difetto di contraddittorio, non incentrata sulla mancata partecipazione al procedimento bensì sul deficit d’informazione ricevute nel procedimento dall’autorità procedente.

6. Il motivo è infondato.

6.1 L’analitico riscontro delle fasi in cui s’è articolato il procedimento dimostra l’esatto contrario di quanto lamentato.

Il 3 aprile 2009 venivano acquisite dall’Autorità alcune pagine web rilevate all’indirizzo relative all’offerta del servizio ADSL di Fastweb nonché le caratteristiche e le condizioni economiche dell’offerta.

Successivamente il 20 maggio 2009 veniva comunicato l’avvio del procedimento istruttorio, ai sensi dell’art. 27 comma 3, del Codice del consumo nonché ai sensi dell’articolo 6 del Regolamento, in quanto i comportamenti segnalati, riguardanti la presentazione di caratteristiche essenziali del servizio di collegamento ad internet, “avrebbero potuto integrare un’ipotesi di violazione degli artt 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, in quanto potenzialmente idonei ad indurre in errore il consumatore medio riguardo alle prestazioni dei servizi di connessione ad internet a banda larga offerti da Fastweb”.

Contestualmente Fastweb era invitata a fornire informazioni, corredate dalla relativa documentazione, attinenti ai profili oggetto di contestazione nella comunicazione di avvio del procedimento.

In risposta con comunicazione ricevuta in data 9 giugno 2009, Fastweb chiariva le modalità e le caratteristiche tecniche del servizio; cui ha fatto seguito la memoria conclusiva del 2 ottobre 2009.

Il 5 ottobre 2009 è stato richiesto il parere all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ai sensi dell’art. 27, comma 6, del D.Lgs. 206/2005.

Quest’ultima, con parere pervenuto ad Agcm il 29 ottobre 2009, evidenziava come le informazioni sulle effettive condizioni tecniche di utilizzo e funzionamento del servizio, nonché le caratteristiche e le prestazioni tecniche del servizio all’utente, incluse le prestazioni minime garantite, costituiscono informazioni essenziali sull’offerta pubblicizzata in quanto possono costituire limitazioni nella fruizione del servizio stesso, e che pertanto esse devono essere complete, comparabili e di facile consultazione.
Infine il 12 novembre è stato adottato l’atto impugnato.

6.2 L’excursus diacronico del procedimento assevera la partecipazione attiva di Fastweb che, va sottolineato in forza delle disposizioni contenute nel Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pratiche commerciali scorrette, aveva accesso agli atti e quindi alla (possibile) conoscibilità (intrinseca: ossia nel contenuto) di tutti gli elementi documentali e istruttori utili a consentire la più efficace esplicazione del diritto di difesa in ambito procedimentale di cui all’art. 27, comma 11, del D.Lgs. 206/2005.

7. Con il secondo motivo d’appello, la società lamenta che i giudici di prime cure non avrebbero affatto motivato la reiezione con la quale è stata censurata l’omissione dell’Agcm di esplicitare, con riferimento all’affermata valenza ingannevole della pratica commerciale esaminata, i contenuti della nozione di “consumatore medio” sul quale l’offerta commerciale era destinata ad incidere, determinando effetti decettivi sulla libertà di determinazione di quest’ultimo quanto alle scelte economiche suscettibili di essere assunte.

8. Il motivo è infondato.

8.1 In realtà, definita nella cornice normativa comunitaria e nazionale la nozione concettuale di consumatore medio, ricondottala nell’ambito della disciplina specifica applicabile, il Tar capitolino ha evidenziato che, anziché ipostatizzare (soggettivamente) il destinatario della pubblicità al fine di saggiare la potenzialità decettiva del messaggio, è più utile stabilire (oggettivamente) la misura degli obblighi informativi e la completezza delle informazioni rilevanti, la quale deve essere riguardata sempre in funzione dell’obiettivo del conseguimento del maggior livello di chiarezza e trasparenza pretendibile nel messaggio pubblicitario.

Valutando i servizi offerti, correttamente i giudici di prime cure hanno dato rilievo al veicolo di comunicazione caratterizzato da particolare articolazione e complessità, alle caratteristiche proprie dei beni e/o dei servizi coniugate con le (eventuali) peculiarità del settore merceologico di riferimento sì da ritenere sussistente la pratica commerciale in grado di falsare il comportamento economico del consumatore medio: ossia del destinatario (individuato ex post e non, sulla base di dati statistici, ex ante) di un particolare tipo di prodotto ad elevato livello di tecnicità.

9. Con il terzo motivo d’appello, si censura l’omesso esame del motivo d’impugnazione avente ad oggetto l’incompleta considerazione (e nel loro insieme) delle informazioni presenti nel sito web riguardanti l’offerta di servizi internet.

10. Il motivo è infondato.

10.1 Il provvedimento impugnato richiama per tabulas il compendio delle informazioni contenute nel sito:
si dà atto (anche nella sentenza appellata) che il piano tariffario “Naviga Casa” comprendeva:

- la navigazione internet illimitata 24 ore su 24;

- una connessione fino a 10Mbit/s, sia in ricezione che in trasmissione, per chi è raggiunto dalla Fibra Ottica e una velocità fino a 20Mbit/s in ricezione e fino a 1Mbit/s in trasmissione per connessioni in ADSL Fastweb;

- 4 caselle di posta elettronica da 1 Giga;

- IP pubblico gratuito per 20 ore al mese […]”.

Per l’ADSL, la società precisava che “la soluzione tecnologica adottata per gli abbonamenti ADSL si differenzia sostanzialmente dalle soluzioni ADSL generalmente adottate dai principali concorrenti, ed i vantaggi sono: i) nelle prestazioni: velocità di accesso alla rete internet fino a 6Mbit/s per il downstream e fino a 1Mbit/s per l’upstream; ii) […]”.

10.2 Vale a dire che, contrariamente al vizio denunciato qui all’esame, proprio sulla scorta dell’esame complessivo delle informazioni appostate ha preso le mosse il procedimento da cui è scaturita la sanzione impugnata.

11. Col quarto motivo d’appello, ci si duole della mancata verifica giudiziale della sussistenza del requisito quantitativo, di cui all’art. 20 cod. cons., della misura apprezzabile dell’effetto decettivo del messaggio ingannevole.

12. Il motivo è infondato.

12.1 La velocità di navigazione offerta non è pari a quella effettivamente fornita. A nulla vale obiettare che dagli speed test effettuati dalla società emerge “un livello molto elevato della velocità offerta pari al 90% della velocità massima potenziale”.

12.2 Reclamizzare una velocità di connessione massima, in realtà inesistente, non posseduta da altri concorrenti nel mercato di riferimento, integra ipso facto informazione ingannevole.

In aggiunta, l’accertamento della potenzialità decettiva del messaggio riposa su un apprezzamento tecnico di tipo assiologico-qualitativo traducentesi in termini di mancata chiarezza, incompletezza e assenza di diligenza nell’informazione, non surrogabile, contrariamente a quanto ritenuto dalla società appellante, da una valutazione di tipo pragmatico-quantitativo, parametrato alla maggiore o minore diversità del messaggio rispetto a quanto realmente offerto (cfr. sostanzialmente in termini, Cons. Stato, sez. VI, 31 maggio 2005 n. 2852).

13. Con il residuo motivo d’appello, la società si duole della quantificazione della sanzione pecuniaria che sarebbe stata incrementata nella misura di 20.000,00 euro applicando un inasprimento della pena edittale non affatto prevista nell’ordinamento di settore.

14. Il motivo è infondato.

14.1 La sanzione comminata da Agcm ha carattere afflittivo ed effetto deterrente (cfr., Corte di Giustizia 16 aprile 2015, C-388/13; Cons. Stato, sez. VI, 17 novembre 2015 n. 5250).

Conseguentemente, per essere effettiva e dissuasiva, la quantificazione della sanzione deve tener conto ed essere proporzionata al reale rilievo economico e all’importanza del professionista.

14.2 A questi criteri s’è attenuta l’Agcom che, lungi da incrementarla sua sponte immotivatamente, ha adeguato la sanzione, oltre che alla pratica commerciale ingannevole vietata, alle consistenti dimensioni economiche di Fastweb.

15. Mette conto infine rilevare che, diversamente da quanto reputato dalla società appellante, nell’economia del decisum non hanno alcun rilievo le questioni rimesse alla Corte di Giustizia dal Consiglio di Stato, sez. VI, ord. 17 gennaio 2017 nn. 167 e 168.

Esse infatti s’incentrano sull’assetto complessivo della disciplina sanzionatoria e sulla sovrapposizione di sistemi sanzionatori difformi nel settore della comunicazione elettronica: viceversa è indiscussa nel caso in esame la conformità della disciplina applicata ai dettami della normativa di fonte extrastatuale.

16. Conclusivamente l’appello deve essere respinto.

17. Le spese del presente grado di giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.


P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna Festweb s.p.a. al pagamento delle spese del presente grado di giudizio in favore dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che si liquidano in complessivi 5.000,00 (cinquemila) euro, oltre diritti ed accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 marzo 2017 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Bernhard Lageder, Consigliere
Marco Buricelli, Consigliere
Oreste Mario Caputo, Consigliere, Estensore
Dario Simeoli, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Oreste Mario Caputo Sergio Santoro





IL SEGRETARIO



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Re: Gestori di telefonia: pratica commerciale scorretta

Messaggio da panorama » gio mag 11, 2017 5:07 pm

Fastweb perde anche questo Appello al CdS
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1) - pratica commerciale scorretta per ostruzionismo nel passaggio ad altro operatore - irrogazione sanzione pecuniaria.
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 6 ,numero provv.: 201702177
- Public 2017-05-11 -


Pubblicato il 11/05/2017


N. 02177/2017 REG.PROV.COLL.
N. 03901/2011 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3901 del 2011, proposto da:
Fastweb S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Vincenzo Meli C.F. MLEVCN58E07C351I, Tommaso Di Nitto C.F. DNTTMS68S06D708W, Luisa Torchia C.F. TRCLSU57D55C352N, con domicilio eletto presso Luisa Torchia in Roma, viale Bruno Buozzi, 47;

contro
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Antitrust, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

Gaetano Farina non costituito in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I n. 00895/2011, resa tra le parti, concernente pratica commerciale scorretta per ostruzionismo nel passaggio ad altro operatore - irrogazione sanzione pecuniaria.


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato - Antitrust;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 marzo 2017 il Cons. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti gli avvocati Vincenzo Meli, Luisa Torchia e Carla Colelli dell'Avvocatura Generale dello Stato;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

1. Con la sentenza appellata il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. I, ha respinto il ricorso proposto da Fastweb S.p.A. (d’ora in poi Fastweb) avverso la sanzione pecuniaria di 120.000,00 euro comminatale, ai sensi degli artt. 20, 21 e 22 del d.lgs. n. 206/2005, dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (d’orai in poi Agcm) per aver adottato, al fine di evitare che i clienti migrassero verso altro operatore telefonico, una pratica commerciale scorretta consistente nel prospettare informazioni lacunose e false circa i piani tariffari.

2. Ricondotta l’attività posta in essere dalla società ricorrente alla retention, ossia alla pratica commerciale diretta a conservare la clientela mediante contro offerte indirizzate agli utenti intenzionati a rivolgersi ad altri operatori, definita la cornice normativa entro cui inquadrare la vicenda dedotta in giudizio, i giudici di prime cure hanno respinto tutti i motivi d’impugnazione dedotti da Fastweb.

Hanno escluso la non corrispondenza fra quanto contenuto nel provvedimento sanzionatorio e quanto invece contestato nella comunicazione d’avvio del procedimento; hanno individuato gli elementi qualificanti la pratica ingannevole posti in dubbio dalla società ; ed, infine, hanno avallato la quantificazione della sanzione, contestata dalla società per l’assenza della recidiva, nell’ammontare complessivo.

3. Appella la sentenza Fastweb. Resiste l’Agcm.

4. Alla pubblica udienza del 30.03.2017 la causa, su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

5. Col primo motivo d’appello, Fastweb lamenta l’errore di diritto in cui sarebbero incorsi i giudici di prime cure laddove, anziché scrutinare l’effettiva corrispondenza fra quanto contestato nella comunicazione d’avvio del procedimento e quanto invece accertato nel provvedimento conclusivo, si sarebbero limitati a verificare la sussistenza della pluralità degli elementi qualificanti la pratica ingannevole.

In tale modo, denuncia l’appellante, oltre a fraintendere il contenuto della censura, i giudici di prime cure avrebbero pretermesso di verificare la diversa natura della violazione accertata rispetto a quella contestata che avrebbe frustrato le garanzie di difesa della società nel procedimento sanziionatorio.

6. Il motivo è infondato.

6.1 La giurisprudenza richiamata a sostegno del motivo d’appello (cfr., Cons. Stato, sez. VI, 18 maggio 2015 n. 2514) è paradigmatica del vizio del procedimento nel quale viene contestata una pratica commerciale scorretta ontologicamente diversa da quella poi accertata.

La sentenza – cosiccome i precedenti specifici (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 2 ottobre 2007 n. 5085) – fa perspicuo riferimento alla “natura intrinseca” della diversa violazione comminata rispetto a quella contestata tale da non consentire cognita causa la difesa all’incolpato professionista nel procedimento.

6.2 Viceversa nel caso che ne occupa, le condotte contestate e poi sanzionate, lungi dall’essere intrinsecamente eterogenee nel genus, integrano piuttosto, in quanto omogenee, un’unica pratica ingannevole (teleologicamente) orientata a convincere i clienti a revocare le procedure di migrazione, già in corso d’esecuzione o in fase d’avvio, per stipulare contratti con altri operatori del settore.

Testualmente, nella comunicazione di avvio, il comportamento contestato è stato ritenuto riconducibile alle ipotesi di violazione degli artt. 20, 21, 22, 23, 24 e 25, lettera d), del Codice del Consumo, in quanto “la pratica commerciale indicata potrebbe considerarsi da un lato ingannevole, poiché sarebbero state fornite ai consumatori informazioni non rispondenti al vero, promuovendo piani tariffari apparentemente vantaggiosi rispetto a quelli che in seguito sono stati effettivamente attivati, inducendo i consumatori ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbero preso; dall’altro, la suddetta pratica potrebbe considerarsi aggressiva in quanto consistente in ostacoli frapposti dal professionista nei confronti di quei clienti che, avanzando la richiesta di migrazione, avrebbero manifestato a Fastweb la volontà di passare ad altro operatore”.

Sicché all’analitica contestazione delle condotte ingannevoli ed aggressive, ha fatto riscontro la puntuale individuazione della fattispecie astratta punita – ossia la pratica commerciale ingannevole – attuata dalla società mediante le condotte contestate in violazione degli artt. 20, 21 e 22, comma 2, cod. cons.

7. Col secondo motivo d’appello si deduce l’assenza sia del requisito della significatività che del carattere diffuso della pratica commerciale ritenuta scorretta.

Il Tar, respingendo la censura proposta in prime cure, avrebbe erroneamente sopravvalutato l’omissione di script descrittivi dell’offerta della retention, costituente, secondo la società appellante, l’unico elemento di fatto accertato dall’Agicom a sostegno della violazione contestata.

Inoltre i giudici di prime cure non avrebbero considerato la scarsa o nulla incidenza sul piano pratico del comportamento vietato, non avente oltretutto carattere diffuso.

8. Il motivo è infondato.

8.1 L’ubi consistam della pratica commerciale ingannevole è l’assenza di trasparenza e certezza nell’attività di retention.

Le informazioni a riguardo fornite da Fastweb sono state formulate in modo oscuro, incomprensibile ed ambiguo, in violazione degli obblighi di trasparenza, chiarezza e diligenza professionale causando l’acuirsi della posizione di debolezza del consumatore rispetto alla controparte.

8.2 Nella dinamica complessiva dell’attività di retention, diretta ad un’entità a priori indeterminata di utenti, l’assenza di script è solo uno, fra gli altri, degli indici sintomatici individuati dall’Agcm della pratica ingannevole contestata alla società.

8.3 Anziché compensare l’asimmetria informativa che ordinariamente governa il settore della telefonia, il professionista, in luogo – fra l’altro – di predisporre adeguati modelli scritti contenenti l’offerta, ha eluso gli obblighi di chiarezza e completezza dell’informazione limitandosi a fornire, con condotta avente carattere diffuso, generiche informazioni tramite i call center, impedendo di fatto l’obiettivo riscontro da parte dell’utente della corrispondenza biunivoca fra quanto prospettato telefonicamente e quanto effettivamente offerto.

8.4 Condotta che – va sottolineato – integra in apicibus, al di là delle concrete modalità in cui essa s’estrinseca e dall’effettivo pregiudizio causato ad un singolo consumatore o ad una schiera indeterminata di utenti, pratica ingannevole vietata (cfr. Corte di Giustizia 16 aprile 2015 in C-388/13; Cons. Stato, sez. VI, 30 settembre 2016 n. 4048).

9. Con terzo motivo d’appello, la società si duole della quantificazione della sanzione pecuniaria che sarebbe stata incrementata nella misura di 30.000,00 euro applicando la recidiva non affatto prevista nell’ordinamento di settore.

10. Il motivo è infondato.

10.1 La sanzione comminata da Agcm ha carattere afflittivo ed effetto deterrente (cfr., Corte di Giustizia 16 aprile 2015, C-388/13; Cons. Stato, sez. VI, 17 novembre 2015 n. 5250).

Conseguentemente, per essere effettiva e dissuasiva, la quantificazione della sanzione deve tener conto ed essere proporzionata al reale rilievo economico e all’importanza del professionista.

10.2 A questi criteri s’è attenuta l’Agcom che, lungi da applicare l’istituto della recidiva di cui all’art. 8-bis l.n.689/1981, ha adeguato la sanzione, oltre che alla pratica commerciale ingannevole vietata, alle consistenti dimensioni economiche di Fastweb.

11. Mette conto infine rilevare che, diversamente da quanto reputato dalla società appellante, nell’economia del decisum non hanno alcun rilievo le questioni rimesse alla Corte di Giustizia dal Consiglio di Stato, sez. VI, ord. 17 gennaio 2017 nn. 167 e 168.

Esse infatti s’incentrano sull’assetto complessivo della disciplina sanzionatoria e sulla sovrapposizione di sistemi sanzionatori difformi nel settore della comunicazione elettronica: viceversa è indiscussa nel caso in esame la conformità della disciplina applicata ai dettami della normativa di fonte extrastatuale.

12. Conclusivamente l’appello deve essere respinto.

13. Le spese del presente grado di giudizio, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna Festweb s.p.a. al pagamento delle spese del presente grado di giudizio in favore dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che si liquidano in complessivi 5000,00 (cinquemila) euro ,oltre diritti ed accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 marzo 2017 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Bernhard Lageder, Consigliere
Marco Buricelli, Consigliere
Oreste Mario Caputo, Consigliere, Estensore
Dario Simeoli, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Oreste Mario Caputo Sergio Santoro





IL SEGRETARIO

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