Evasione fiscale, denunciata società di vigilanza privata

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nico74

Evasione fiscale, denunciata società di vigilanza privata

Messaggio da nico74 » mar giu 25, 2013 7:43 pm

(25 giugno 2013) SAN PIETRO VERNOTICO – E’ scattata una denuncia, a seguito di indagini delle Fiamme Gialle, ai danni di una società operante nel settore della vigilanza privata, di San Pietro Vernotico (BR). Il reato contestato è l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.



La Guardia di Finanza, a seguito di controlli per contrastare l’economia sommersa, ha scoperto che i titolari della predetta società sarebbero responsabili di mancata dichiarazione fiscale per un totale di circa 1mln ed 800 mila euro, tra redditi non dichiarati, IVA non versata e ritenute non corrisposte ai dipendenti.
In ordine a ciò, è scattata la denuncia alla competente Autorità Giudiziaria.
Tommaso Lamarina
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panorama
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Re: Evasione fiscale, denunciata società di vigilanza privat

Messaggio da panorama » mar lug 08, 2014 3:32 pm

4 luglio 2014
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Omessa dichiarazione. Sequestro c/c cointestato

Cassazione Penale, sentenza depositata il 3 luglio 2014


Via libera al sequestro del conto corrente bancario cointestato con il presunto evasore fiscale: la misura cautelare può estendersi ai beni che sono comunque della disponibilità dell’indagato.

È quanto si ricava dalla sentenza n. 2865/14 pubblicata ieri dalla Corte di Cassazione.

La Terza Sezione Penale ha respinto il ricorso proposto nell’interesse della moglie di un imprenditore emiliano, indagato per il reato di omessa dichiarazione ex art. 5 D.Lgs. n. 74/2000.

La ricorrente aveva chiesto al Tribunale del riesame la revoca del sequestro preventivo disposto dal GIP limitatamente alla quota del 50 per cento della somma depositata su un conto corrente bancario e di un dossier titoli, entrambi cointestati con il coniuge (indagato).

Il Tribunale ha però respinto l’istanza di dissequestro, con un provvedimento reso ora definitivo dalla Suprema Corte.

Secondo la difesa, contrariamente agli assunti del Tribunale, il sequestro delle somme depositate sul conto corrente bancario, cointestato all’imputato e a persona estranea al reato, non avrebbe potuto riguardare l’intero ammontare del denaro depositato, dovendosi presumere la contitolarità del conto, salvo prova contraria posta a carico dell’accusa e nella specie non assolta.

Ebbene, a giudizio della Cassazione il rilievo della difesa è errato avendo il giudice di merito fatto corretta applicazione del principio secondo cui le somme di denaro, depositate su conto corrente bancario cointestato con un soggetto estraneo al reato, “sono soggette a sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente, in quanto quest'ultimo si estende ai beni comunque nella disponibilità dell'indagato, non ostandovi le limitazioni provenienti da vincoli o presunzioni operanti, in forza della normativa civilistica, nel rapporto di solidarietà tra creditori e debitori (art. 1289 cod. civ.) o nel rapporto tra istituto bancario e soggetto depositante ex art. 1834 cod. civ.”(cfr. Cass. n. 15353 del 2011, n. 40175 del 2007 e n. 24633 del 2006).

La Corte aggiunge che la prevalenza della cautela penale sulla disciplina di natura civilistica è giustificata dall'esigenza di evitare che, nelle more dell'adozione del provvedimento definitivo di confisca, siano comunque dispersi i beni che si trovino nella disponibilità dell'indagato(cfr. n. 24633 del 2006 cit.), “essendosi osservato che la prevalenza dell'interesse cautelare opera con riferimento all'accertamento che sarà oggetto della sede di merito e che dovrà trovare una risposta definitiva al momento in cui sarà assunta, nella pienezza del contraddittorio, la decisione relativa alla confisca o meno dei beni in sequestro”.

Alla luce di tali considerazioni il provvedimento gravato è stato confermato.

Alla ricorrente non resta che pagare le spese del giudizio e versare mille euro alla Cassa delle ammende.

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