Destinazione alla Corte penale internazionale di somme, ecc

Sezione dedicata alla libera circolazione di idee ed esperienze tra i diversi Corpi armati (e non) dello Stato.
Feed - PUNTO DI INCONTRO

Rispondi
panorama
Veterano del Forum
Veterano del Forum
Messaggi: 11804
Iscritto il: mer feb 24, 2010 4:23 pm

Destinazione alla Corte penale internazionale di somme, ecc

Messaggio da panorama » mar ott 17, 2017 7:49 pm

Destinazione alla Corte penale internazionale di somme, beni e utilità confiscati.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------

PARERE, sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE C ,numero provv.: 201702160 - Public 2017-10-17 -

Numero 02160/2017 e data 17/10/2017 Spedizione


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Consultiva per gli Atti Normativi

Adunanza di Sezione del 28 settembre 2017

NUMERO AFFARE 01690/2017

OGGETTO:
Ministero della giustizia - Ufficio legislativo.


Schema di decreto ministeriale concernente: "Regolamento recante la determinazione delle modalità di destinazione alla Corte penale internazionale di somme, beni e utilità confiscati”.

LA SEZIONE
Vista la relazione con la quale il Ministero della giustizia ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Giancarlo Luttazi.


Premesso:

1.- Il Ministero della giustizia, con nota pervenuta il 22 settembre 2017, ha richiesto il parere di questo Consiglio di Stato, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sullo Schema di decreto ministeriale concernente: "Regolamento recante la determinazione delle modalità di destinazione alla Corte penale internazionale di somme, beni e utilità confiscati”.

Lo schema è corredato da analisi di impatto della regolamentazione (A.I.R.), analisi tecnico-normativa (A.T.N.), Relazione tecnica.

Su di esso è stato reso il formale concerto del Ministero dell’economia e delle finanze con nota dell’11 settembre 2017 a firma, d’ordine del Ministro, del Capo dell’Ufficio del coordinamento legislativo.

Il decreto consta di due articoli.

L’articolo 1, contenente sette commi, concerne la determinazione delle modalità di messa a disposizione alla Corte dei citati beni (“somme, beni e utilità”).

L’articolo 2 prevede l’entrata in vigore del decreto il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana.

Considerato:

1.- La Corte penale internazionale - il cui Statuto è stato adottato dalla Conferenza diplomatica delle Nazioni unite a Roma il 17 luglio 1998 e la cui ratifica ed esecuzione è stata disposta nello Stato italiano con la legge 12 luglio 1999, n. 232 - è una istituzione permanente che può esercitare il suo potere giurisdizionale sulle persone fisiche per i più gravi crimini di portata internazionale; ed è complementare alle giurisdizioni penali nazionali (articolo 1 dello Statuto citato).

Lo schema di regolamento in esame dà attuazione alla previsione contenuta nell'articolo 21 (“Esecuzione di pene pecuniarie e degli ordini di riparazione”), comma 5, della legge 20 dicembre 2012, n. 237, recante "Norme per l'adeguamento alle disposizioni dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale", il quale – nel contesto della disciplina, contenuta nel Capo III della legge, della esecuzione dei provvedimenti della Corte - rinvia a un decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, la individuazione delle modalità di messa a disposizione della Corte penale internazionale delle somme, beni e utilità confiscati.

In particolare:

- il comma 2 del citato articolo 21 della legge n. 237/2012 prevede che la Corte d'appello di Roma, su richiesta del Procuratore generale presso la medesima Corte, provvede all'esecuzione della confisca dei profitti, beni o averi disposta dalla Corte penale internazionale;

- il successivo citato comma 5, che il decreto in itinere intende attuare, prevede: “Le somme, i beni e le utilità confiscati sono messi a disposizione della Corte penale internazionale dal Ministro della giustizia, secondo modalità individuate con decreto dello stesso Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400”.

La “confisca di profitti, beni ed averi ricavati direttamente o indirettamente dal crimine fatti salvi i diritti di terzi in buona fede” è, ai sensi dell’articolo 77, comma 2, lettera b), del citato Statuto della Corte penale internazionale, una pena che, come l’ammenda [prevista nella precedente lettera a) dello stesso comma 2], la Corte può aggiungere alla pena della reclusione.

Il Ministero richiedente precisa che l’emanando decreto si colloca nel più ampio contesto della normativa sulla cooperazione giudiziaria internazionale assumendo quale modello, ai fini della adozione di criteri orientativi, il decreto legislativo 7 agosto 2015, n. 137, di attuazione della decisione quadro del Consiglio dell'Unione europea 20061783/GAI, relativa all'applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca; e che quella fonte europea valorizza, nel contesto della lotta alla criminalità organizzata, non solo il reciproco riconoscimento nell'Unione europea di provvedimenti provvisori quali il congelamento e il sequestro, ma anche, per una lotta efficace alla criminalità economica, il reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca dei proventi di reato.

Il presente decreto si prefigge di risolvere, relativamente agli adempimenti di competenza dello Stato italiano, criticità nel recupero dei beni confiscati; criticità che invero – osserva la Sezione - il Ministero richiedente riferisce verificarsi, con frequenza, relativamente ad adempimenti che sono di competenza non dello Stato italiano ma dello Stato straniero ove i beni confiscati sono rinvenuti. In particolare la Relazione ministeriale e l’A.I.R. riferiscono che di frequente accade che lo Stato richiesto della consegna del bene confiscato dall'autorità giudiziaria italiana, dopo un primo momento di collaborazione e assistenza, apra un proprio procedimento penale con autonomo capo di imputazione rivendicando il diritto di trattenere una parte del valore dei beni rinvenuti; così da comportare che il procedimento di recupero dei beni confiscati sia molto lungo, complesso e talvolta poco efficace.

2. -Relativamente all’articolato si osserva quanto segue.

Sull’articolo 1, comma 1 (“Salvo diverso accordo con la Corte penale internazionale, le somme conseguite dalla Corte di appello di Roma in esecuzione dei provvedimenti di confisca emessi dalla Corte penale internazionale, secondo quanto previsto dall'articolo 21, comma 5, della legge 20 dicembre 2012, n. 237, sono versate all'entrata del bilancio dello Stato, al capo XI - capitolo n. 3530 - articolo 5, per essere riassegnate, con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, ad appositi capitoli dello stato di previsione del Ministero della giustizia”) non si hanno rilievi da formulare.

Sull’articolo 1, comma 2 (“Il Ministero della giustizia assegna alla Corte penale internazionale le risorse oggetto di riassegnazione di cui al comma l, al netto degli oneri relativi al procedimento di confisca”) si osserva che – diversamente da quanto indicato nel successivo comma 3 (con rinvio dell'articolo 156 del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115) relativamente alle spese della eventuale procedura di vendita di beni confiscati diversi dal denaro - i soggetti e le modalità per la quantificazione degli oneri relativi al procedimento di confisca non sono indicati, come invece parrebbe necessario. Valuti pertanto l’Autorità redigente l’opportunità di integrare la generica previsione.

Sull’articolo 1, comma 3 (“Nei casi in cui l'esecuzione ha avuto a oggetto un bene diverso dal denaro e il bene può essere venduto, la Corte di appello di Roma procede alla vendita dello stesso bene secondo le modalità previste dall'articolo 152 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, anticipando le spese della procedura ai sensi dell'articolo 156 del citato decreto”) non si hanno rilievi da formulare.

Sull’articolo 1, comma 4 (“Alle somme ricavate dalla vendita dei beni di cui al comma 3 si applicano le disposizioni di cui al comma l del presente decreto”) si osserva che la precisazione “del presente decreto”, invero non esatta dal punto di vista lessicale-giuridico (sotto questo profilo la corretta locuzione dovrebbe essere “del presente articolo”) appare superflua, e lo sarebbe anche la più corretta formulazione lessicale “del presente articolo”. Si propone pertanto il testo “Alle somme ricavate dalla vendita dei beni di cui al comma 3 si applicano le disposizioni di cui al comma l”.

Sull’articolo 1, comma 5 (“Il Ministero della giustizia assegna alla Corte penale internazionale le risorse di cui al comma 3, detratto quanto impiegato per tutte le spese relative al procedimento di confisca e di vendita”) non si hanno rilievi da formulare, salvo ribadire, analogamente a quanto fatto con riferimento al precedente comma 2, l’opportunità di una valutazione su indicazioni integrative circa i soggetti e le modalità per la quantificazione degli oneri relativi al procedimento di confisca e di vendita.

Sull’articolo 1, comma 6 (“Ai beni confiscati che non possono essere venduti né trasferiti alla Corte penale internazionale si applica la disciplina sulla destinazione dei beni oggetto di confisca di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159”) si osserva – a prescindere da approfondimenti sull’incidenza della disposizione regolamentare in esame sulla gerarchia delle fonti normative, approfondimenti che la Sezione lascia alle valutazioni dell’Autorità redigente – che il riferimento ai “beni confiscati che non possono essere venduti né trasferiti alla Corte penale internazionale” risulta generico, non consentendo di percepire quali siano questi beni non alienabili, che potrebbero tra l’altro confondersi con quelli di cui al successivo comma 7.

Nella Relazione tecnica si legge: “Per quanto concerne, infine, i beni non alienabili - da individuarsi nei beni immobili confiscati alle associazioni o organizzazioni di stampo mafioso, gestiti dall' Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata - si rappresenta che tali beni, non possono neanche [sic: n.d.r.] essere trasferiti alla Corte penale internazionale e seguono la disciplina in ordine alla gestione (effettuata dalla nominata Agenzia, sulla base delle proprie risorse), destinazione e devoluzione dei medesimi allo Stato, come dettata dagli articoli 45 e ss. del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (c.d. Codice antimafia)”.

Secondo la Relazione tecnica, dunque, il presente comma 6 riguarderebbe i soli beni immobili confiscati alle associazioni o organizzazioni di stampo mafioso, che nell’ordinamento italiano vengono gestiti dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ai sensi degli articoli 110 e seguenti del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159. Ma il presente comma 6 reca una previsione più generica, che andrebbe meglio formulata, quanto meno con un generale richiamo alla normativa vigente.

Si segnala altresì che il 27 settembre 2017 è stato definitivamente approvato dalla Camera dei Deputati, ma non ancora pubblicato alla data di redazione del presente parere, il progetto di legge recante “Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate”.

La nuova legge, agli articoli 5 e seguenti, recherà modifiche anche alle disposizioni del decreto legislativo n. 159/2001 (articoli 24 e seguenti) in materia di confisca, e dovrà dunque essere considerata nel presente regolamento.

Giova poi ricordare, per una migliore valutazione del tema, che nel sistema del decreto legislativo n. 159/2001 (v. i citati articoli 24 e seguenti, anche come tra breve novellati) la confisca è collocata tra le misure di prevenzione patrimoniali, mentre nel sistema dello Statuto della Corte penale internazionale la confisca è collocata tra le pene (v. l’articolo 77, comma 2, lettera b, del citato Statuto).

Sull’articolo 1, comma 7 (“In ogni caso non si provvede alla vendita o alla destinazione alla Corte penale internazionale del bene specifico oggetto della decisione di confisca quando esso costituisce bene culturale appartenente al patrimonio culturale nazionale. Rispetto a tali beni restano applicabili, in particolare, le norme di settore vigenti”) si rileva che la inalienabilità dei beni del demanio culturale è già disciplinata da specifiche norme di rango legislativo: gli articoli 54 e seguenti del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) e l’articolo 14 (“Destinazione delle somme e dei beni confiscati”) del citato decreto legislativo n. 137/2015 di attuazione della decisione quadro del Consiglio dell'Unione europea 20061783/GAI; sicché questa inalienabilità non necessiterebbe di ulteriori divieti regolamentari. L’articolo va comunque meglio riformulato in relazione, quanto meno, al secondo periodo (ad esempio: “Rispetto a tali beni si applicano le norme di settore vigenti”).

Sull’articolo 2, che prevede l’entrata in vigore del decreto il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, valuti il Ministero se la regolazione in esame rivesta un’urgenza tale da richiedere una deroga alla ordinaria vacatio di cui all’articolo 10 delle Preleggi.

P.Q.M.

Nei sensi indicati è il parere favorevole, con osservazioni, della Sezione.



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giancarlo Luttazi Gerardo Mastrandrea




IL SEGRETARIO
Giuseppe Carmine Rainone



Rispondi