Corte dei Conti, varie loc., per problemi pensionistici

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Re: Corte dei Conti, varie loc., per problemi pensionistici

Messaggio da panorama » mar giu 18, 2019 6:42 pm

La qui sotto sentenza della CdC Sez. 3^ n. 2/2019, spiega tutto sulla prescrizione 5 o 10 anni dei ratei pensione ed Altro.

Interessante per come spiegata.

Da leggere tutta.
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Sezione TERZA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO Esito SENTENZA Materia PENSIONISTICA
Anno 2019 Numero 2 Pubblicazione 07/01/2019

Sent. 2/2019

Repubblica Italiana
In Nome del Popolo Italiano
La Corte dei conti
Sezione Terza Giurisdizionale Centrale di appello

Composta dai Sigg.ri magistrati:
Dott. Antonio Galeota Presidente f.f. rel.
Dott. ssa Giuseppa Maneggio Consigliere
Dott. Marco Smiroldo Consigliere
Dott.ssa Patrizia Ferrari Consigliere
Dott. Giovanni Comite Consigliere
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sul ricorso in appello in materia pensionistica N. 50588 proposto dal MEF, Direzione Generale servizi del Tesoro rappresentato e difeso dal funzionario delegato dott.ssa Antonella Giammichele, elettivamente domiciliato in Roma, via Casilina n. 3 contro xxx, rappresentato e difeso dagli avv.ti Andrea Lippi e Simonetta Marchetti, elettivamente domiciliato in primo grado nello studio di quest’ultima in Roma, via Paolo Emilio n. 71

avverso

la sentenza della Sezione giurisdizionale Lazio n. 59/2016 del 12.2.2016;

uditi, nella camera di Consiglio del giorno 7 novembre 2018 con l’assistenza del Segretario Sig.ra Maria Elisabetta Sfrecola il relatore, dott. Antonio Galeota e la dott.ssa Giammichele per il MEF.

FATTO

Con la impugnata sentenza la Sezione Lazio di questa Corte ha accolto il ricorso del sig. xxxx, con il quale l’interessato chiedeva di sentire dichiarare il suo diritto alla corresponsione dell’indennità integrativa speciale (d’ora in poi IIS) e della tredicesima mensilità in misura intera, ex tunc, dalla data di decorrenza del trattamento pensionistico sul trattamento economico tabellare (iscrizione n.4083965), oltre interessi e rivalutazione dal giorno del dovuto e fino al soddisfo.

La Sezione territoriale riteneva fondata la richiesta di corresponsione di IIS sulla pensione tabellare anche nel caso di percezione di una pensione all’estero - di cui peraltro non è stata fornito alcun riscontro – attesa la sentenza della Corte costituzionale n. 96 del 1991 che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 99 del DPR n. 1092 del 1973 (peraltro già abrogato dall’art. 2 della legge n. 82 del 1985 però solo a partire dalla entrata in vigore della stessa legge) nella parte ove non consentiva la liquidazione della IIS a quanti riscuotessero pensioni all’estero.

Quanto all’eccepita prescrizione quinquennale, rilevava la Sezione Lazio che con la citata sentenza della Corte costituzionale è intervenuto un atto interruttivo della prescrizione stessa, in relazione al quale, attesa l’inottemperanza dell’Amministrazione, va applicato il normale termine della prescrizione decennale, concludendo, quindi, nel senso dell’accoglimento del ricorso con interessi legali e rivalutazione monetaria come per legge, da ogni singola scadenza fino al soddisfo.

Ha impugnato la sentenza il MEF, per non avere il GUP riconosciuto la sussistenza della prescrizione quinquennale, ritualmente eccepita dall’amministrazione; in subordine, anche a voler ritenere efficace, ai fini interruttivi del termine prescrizionale, la sentenza della Corte costituzionale, parimenti andava considerata la prescrizione quinquennale e non già quella decennale. In ulteriore subordine, anche in presenza di un atto interruttivo, esso non può avere altro effetto che quello di interrompere la prescrizione e fungere da dies a quo di un ulteriore termine prescrizionale il quale, peraltro, non può essere diverso da quello previsto dall’art. 2948 c.c.. Da quanto detto deriva, per il MEF, che il GUP non ha correttamente applicato il termine prescrizionale che, quindi, va fatto decorrere dalla sola data dell’istanza amministrativa del 12.11.2013, risultando, quindi, prescritte tutte le rate relative al periodo precedente al 12.11.2008, come correttamente fatto dalla amministrazione, che ha corrisposto con rata 4/2016, un importo pari a 32.605,07 €, con rata continuativa di € 861,96, coma da nota 25739 del 18.2.2016, comunicando che la stessa amministrazione stava provvedendo alla liquidazione degli interessi.

In secondo luogo, il MEF impugna la sentenza in epigrafe anche nella parte in cui, in forma asseritamente generica, statuisce su interessi e rivalutazione. L’amministrazione chiede che venga specificata la non spettanza della rivalutazione sulla suddetta pensione in quanto non compatibile con la natura risarcitoria della stessa, di tal che, a giudizio del MEF, sulla pensione competono solo gli interessi legali. Comunque, anche a voler ritenere applicabile alle pensioni tabellari l’art. 429, c. 3 cpc, esso va fatto decorrere dall’entrata in vigore della l. 205/2000 (SS.RR. 6/2008/QM).

Con ordinanza 30/2016 questa Sezione rigettava l’istanza di sospensiva interposta dalla amministrazione.

Nella odierna pubblica udienza la dott.ssa Giammichele si è riportata a quanto espresso in appello.

DIRITTO

L’appello del MEF è da accogliere con le puntualizzazioni che seguono.

L’appellante, con la prima doglianza, si grava, con articolati motivi, della illegittimità della sentenza impugnata per la violazione dell’articolo 2948 cod. civ., avendo in fattispecie il giudice di prime cure ritenuta applicabile la prescrizione decennale in luogo di quella quinquennale.

Osserva il Collegio che in materia di prescrizione dei ratei pensionistici opera l’articolo 2 del regio decreto legge 19 gennaio 1939, n.295, come modificato dall’articolo 2 della legge 7 agosto 1985, n. 428 secondo cui: “...Le rate di stipendio e di assegni equivalenti, le rate di pensione e gli assegni indicati nel D.L.Lgt. 2 agosto 1917, n. 1278, dovuti dallo Stato, si prescrivono con il decorso di cinque anni. Il termine di prescrizione quinquennale si applica anche alle rate e differenze arretrate degli emolumenti indicati nel comma precedente spettanti ai destinatari o loro aventi causa e decorre dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere."

A seguito dell’intervento del Giudice delle leggi (sentenza n. 50/1981), il legislatore ha previsto anche per i beneficiari di trattamenti di quiescenza erogati dallo Stato la disciplina della prescrizione quinquennale, estendendola, altresì, alle “... rate e differenze arretrate di rate di stipendio o assegni equivalenti e di pensione...” (comma 2°), mentre il termine decennale di prescrizione è stato riservato soltanto “... alle indennità una volta tanto che tengono luogo di pensione…” e alle “... indennità di licenziamento...” (comma 3°).

Il termine quinquennale di prescrizione si riferisce indistintamente a tutte le pensioni a prescindere dalla loro natura, sia essa retributiva (pensioni ordinarie dirette, di privilegio e di riversibilità) o risarcitoria/indennitaria (pensioni dirette e di riversibilità di guerra e privilegiate tabellari) nonché ai ratei di indennità integrativa speciale, trattandosi di componente accessoria al trattamento di quiescenza che segue la disciplina di quest’ultimo.

L’assoggettamento alla prescrizione quinquennale, previsto dal citato articolo 2, opera inoltre, non solo per i ratei di pensione liquidi ed esigibili, ma anche per quelli non ancora tali e, quindi, non ancora ammessi a pagamento (né a disposizione del creditore), come da giurisprudenza consolidata di questa Corte (ex multis, v. SSRR 16/QM/2003; 2^ Sez. App. sentt. n. 541/2012, n. 684/2012, n.303/2014, n.765/2014; Sez. 3^ App. n. 283/2012, nn. 852, 845 e 822/2011, 328/2016), avallato altresì dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 234 del 27 giugno 2008.

Pertanto, atteso che la suddetta norma speciale sulla prescrizione quinquennale dei ratei (articolo 2 r.d.l. 295 del 1939) non subordina il decorso della prescrizione all’avvenuta liquidazione delle somme da parte dell’ufficio, la sentenza impugnata va riformata in parte qua e l’appello interposto dal MEF va accolto sul punto, anche in relazione alla decorrenza del termine quinquennale di prescrizione, che va ancorato alla data del 12.11.2013, risultando, quindi, prescritte tutte le rate relative al periodo precedente al 12.11.2008, come correttamente fatto dalla amministrazione, che ha corrisposto con rata 4/2016, un importo pari a 32.605,07 €, con rata continuativa di € 861,96, coma da nota 25739 del 18.2.2016, comunicando che la stessa amministrazione stava provvedendo alla liquidazione degli interessi.

Quanto al motivo di appello che espone una asserita carenza motivazionale della sentenza di primo grado in ordine al cumulo tra interessi e rivalutazione (denegato, in via principale, dalla amministrazione, o, in subordine, eventualmente disciplinato ai sensi della sentenza nomofilattica delle SS.RR. di questa Corte n. 6/2008/QM), il Collegio non ha motivo di discostarsi da un consolidato indirizzo giurisprudenziale che, sulla scorta della sentenza or ora menzionata, ha, sì, consolidato l’applicabilità dell’art. 429, comma 3, c.p.c. in materia di trattamento pensionistico di guerra e tabellare, ma con esclusivo riferimento, anche per i giudizi in corso, ai ratei scaduti dopo la data di entrata in vigore dell’art. 5, l. n. 205/2000, di cui è stata riconosciuta la portata innovativa per tali tipologie di pensioni. Per il periodo precedente, la rivalutazione può essere, invece, riconosciuta solo nei limiti dell’art. 1224, comma 2, c.c., spettando al pensionato fornire la prova del maggior danno da ritardato pagamento, che, da una osservazione mera (ed estrinseca, quanto alle funzioni di questa Sezione di appello) degli atti di causa, non appare essere stata fornita.

In sostanza, in applicazione della richiamata sentenza dell’Organo nomofilattico n. 6/QM/2008, si appalesa la fondatezza della richiesta dell’appellante, seppure avanzata in via dubitativa e subordinata alla pagina 7 dell’atto di appello, volta a far dichiarare la (riconosciuta) rivalutazione monetaria dei ratei pensionistici, nella parte eccedente gli interessi, dal 10 agosto 2000 all’effettivo soddisfo.

In tal senso l’appello del Ministero della Difesa va accolto anche con riferimento al secondo motivo di gravame.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono determinate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Sezione Terza centrale di appello, definitivamente pronunciando, ogni altra istanza o eccezione reiette, accoglie l’appello del MEF n. 50588 avverso la sentenza della Sezione giurisdizionale Lazio n. 59/2016 del 12.2.2016 contro il sig. xxx e la riforma nel senso e nei limiti di cui in motivazione.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono determinate in euro 800,00.
Manda alla segreteria per gli adempimenti di competenza.
Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 7 novembre 2018.
IL PRESIDENTE F.F.
(F.to Antonio Galeota)


Depositata in Segreteria il 7 Gennaio 2019


Il Dirigente
F.to Dott. Salvatore Antonio Sardella



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Re: Corte dei Conti, varie loc., per problemi pensionistici

Messaggio da panorama » mer giu 26, 2019 6:17 pm

Anche questa sentenza della CdC Sez. 1^ d'Appello n. 65/2019 tratta l'argomento della prescrizione Accogliendo l'appello del Ministero dell'Interno e relativo alla pensione privilegiata di un collega della PolStato.

prescrizione in 5 anni, come ratei e atti interruttivi.
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Re: Corte dei Conti, varie loc., per problemi pensionistici

Messaggio da panorama » gio ago 01, 2019 4:27 pm

Allego 2 sentenze della CdC Sez. 3^ d'Appello proveniente da sentenze della CdC Veneto, la n. 149 e 150 per i motivi di cui al post.

In entrambe le sentenze si legge:

1) - Il terzo motivo d’appello, concernente la prescrizione del diritto alla ripetizione dei ratei deve essere accolto nei sensi di cui in motivazione.

2) - In giurisprudenza è pacifico che per il recupero degli indebiti oggettivi, ex art. 2033 c.c., da parte della P.A., la prescrizione è quella ordinaria decennale, ex art.2946 c.c. (cfr. ex pluribus, Corte dei conti, Sezione III, sent. n.62696, del 12 gennaio 1989, Sezione II, sent. n. 228, del 10 luglio 2002, Sezione Veneto, sent. n.508, del 22 maggio 2006, Sezione I d’App., sent. n.302/2008/A, del 09 luglio 2008, Cass. Sezione Lavoro, sent. n.2111, del 10 marzo 1997, Sez. Trib., sent. n.10665, del 07 luglio 2003, Tar Liguria, sent. n.146, del 12 febbraio 2004).

3) - Quest’ultima decorre, in via di principio, dal giorno del pagamento delle maggiori rate o assegni non dovuti, integrante il requisito della liquidità ed esigibilità del credito (Sez. II n. 1022 del 2015 e 702 del 2017; Sez. III n. 10 del 2017) purché coincidente con il momento in cui <<…il diritto (al recupero) può essere fatto valere>>, così come statuito dall’art. 2935 c.c.

4) - Ciò significa che <<l’exordium praescriptionis>>, ossia il dies a quo della sua decorrenza, può essere impedito dal ricorrere di un’impossibilità legale che si frapponga all’esercizio del diritto da parte del suo titolare, ossia da parte dell’INPS.
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Re: Corte dei Conti, varie loc., per problemi pensionistici

Messaggio da panorama » mer dic 04, 2019 5:09 pm

ricorso per revocazione inammissibile.

- appartenente al Corpo di polizia penitenziaria

- richiama l’art. art. 202, comma 1, lett. f del decreto legislativo n. 174/2016, l’art. 395 n. 4 cpc, l’art. 112 cpc.;

La CdC d'appello precisa:

1) - Si osserva preliminarmente che, ai sensi dell’art. 202 cgc le decisioni della Corte dei conti possono essere impugnate per revocazione – tra l’altro – quando vi sia stato errore di fatto.
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Sezione PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO Esito SENTENZA Materia PENSIONISTICA
Anno 2019 Numero 223 Pubblicazione 09/10/2019

223/19

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE PRIMA GIURISDIZIONALE CENTRALE D’APPELLO
composta dai magistrati:
Agostino CHIAPPINIELLO Presidente
Enrico TORRI Consigliere relatore
Elena TOMASSINI Consigliere
Rossella CASSANETI Consigliere
Giuseppina MIGNEMI Consigliere

ha pronunciato la seguente
SENTENZA

sul ricorso per revocazione iscritto al n. 54237 del registro di segreteria proposto da C. A. , rappresentato e difeso dagli avv.ti Paolo Bonaiuti e Susanna Chiabotto, elettivamente domiciliato presso il loro studio in Roma, via Riccardo Grazioli Lante n. 16.

Contro
Ministero della Giustizia, non costituito

Avverso
la sentenza della Corte dei conti - Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d' Appello n. XX/XXXX, depositata il XX XXXX XXXX, non notificata.

Uditi nella pubblica udienza del 30 settembre 2019, il relatore Cons. Enrico Torri e, su delega scritta degli avv.ti Paolo Bonaiuti e Susanna Chiabotto, l’avv. Andrea Musacchio, che ha concluso come in atti.
Visti gli atti e i documenti di causa.

FATTO

Con la sentenza indicata in epigrafe questa Sezione Centrale d’Appello ha dichiarato inammissibile l’appello promosso dal sig. C. A. avverso la sentenza n. XX/XXXX depositata il XX XXXXX XXXX della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Veneto con cui il giudice di primo grado ha respinto - su conforme parere negativo della CMO di Padova e di due pareri dell’ULM presso il Ministero della Salute - il ricorso dell’interessato, quale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, già titolare di assegno rinnovabile per quattro anni, volto al riconoscimento della pensione privilegiata per l’infermità duodenite bulbare.

In particolare, in sede di appello il sig. C. lamentava il difetto di istruttoria, la mancata acquisizione dell’intero fascicolo amministrativo da parte del giudice di prime cure, che inoltre si sarebbe limitato ad uniformarsi al parere del CTU, non facendo comprendere quale sia stato l’iter motivazionale che lo abbia condotto ad aderire alle tesi di quest’ultimo.

Con la sentenza di cui si chiede la revocazione il Collegio - dopo aver premesso che il vizio motivazionale che può dare ingresso all’esame del giudice di appello deve sostanziarsi nella radicale carenza di motivazione, ossia in argomentazioni non idonee a rivelare la ratio decidendi, fra di loro inconciliabili o comunque incomprensibili, sempre che i vizi emergano dalla sentenza in sé, esclusa una verifica da parte del giudice sulla adeguatezza della motivazione in raffronto con le risultanze probatorie – ha ritenuto che nel caso di specie non sussistesse tale vizio; ciò in quanto dalla lettura della sentenza gravata emerge che il primo giudice ha esposto esaustivamente le ragioni della propria adesione ai giudizi negativi espressi sulla dipendenza dalla causa di servizio delle infermità lamentate dall’appellante dall’ULM presso il Ministero della Salute; mentre, con riferimento al presunto difetto di istruttoria da parte del giudice di primo grado, lo stesso Collegio di appello ha osservato che il medesimo ha invece esperito approfondita istruttoria acquisendo due pareri da parte dell’organo tecnico ed ha deciso sulla base della completa valutazione degli atti del fascicolo di causa, né l’appellante indica, in modo specifico, quali atti di quest’ultimo il giudice avrebbe omesso di prendere in considerazione ovvero quali ulteriore documentazione avrebbe dovuto richiedere all’amministrazione; infine, a fronte di critiche solo generiche mosse alla CTU dall’appellante, il primo giudice non era tenuto a prenderle in considerazione, in modo analitico. Sulla base di quanto precede, la sentenza di appello ha concluso per l’insussistenza del lamentato vizio motivazionale della sentenza impugnata, ritenendo che il gravame, mirando ad un sostanziale riesame nel merito della controversia, vada dichiarato inammissibile, visto che l’appello in materia pensionistica è consentito per soli motivi di diritto.

Con il ricorso all’esame, il sig. C. lamenta l’errore di fatto revocatorio della sentenza in epigrafe; richiama l’art. art. 202, comma 1, lett. f del decreto legislativo n. 174/2016, l’art. 395 n. 4 cpc, l’art. 112 cpc.; in sostanza si contesta la mancata doverosa acquisizione del fascicolo amministrativo (art. 74 del rd n. 1038/1933), con conseguente alterazione delle garanzie del contraddittorio; la mancata indicazione del collegio medico adito per verificare ipotesi di incompatibilità; il mancato esame di atti puntualmente indicati; erronea valutazione di non cronicizzazione dell’affezione, argomentata anche sotto il profilo di una persistente gastrite che avrebbe dovuto condurre all’ascrizione a 8^ cat. tab. A.

Il Ministero della Giustizia non si è costituito.

DIRITTO

L’appello è inammissibile.

Si osserva preliminarmente che, ai sensi dell’art. 202 cgc le decisioni della Corte dei conti possono essere impugnate per revocazione – tra l’altro – quando vi sia stato errore di fatto.

Tale mezzo di impugnazione richiede, per la sua ammissibilità, la deduzione e la sussistenza di specifici vizi della sentenza e non può essere fondato su profili di censura diversi da quelli tassativamente indicati dalla norma.

Al riguardo si osserva, sul piano generale, che l’errore di fatto sussiste solo quando la decisione sia fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità è incontestabilmente esclusa, oppure quando è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, e tanto nell’uno quanto nell’altro caso se il fatto non ha costituito un punto controverso su cui la sentenza ha pronunciato.

Siffatto genere di errore deve avere il carattere di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, senza necessità di argomentazioni induttive e, tantomeno, di particolari indagini ermeneutiche, e non è comunque ravvisabile nelle ipotesi di errore costituente il frutto di un qualsiasi apprezzamento delle risultanze processuali vertendosi, in tal caso, nella ipotesi dell'errore di giudizio (Cass. civ., sez. I, 30 marzo 1998, n. 3317; Cass. civ., sez. II, 23 giugno 1999, n. 6388 ).

In sostanza, l’errore di fatto consiste in una falsa percezione della realtà, in una svista obiettivamente rilevabile che abbia indotto il Giudice ad assumere la decisione per effetto della rappresentazione di un determinato fatto o di una certa situazione in maniera divergente da quella che risulta incontestabilmente dagli atti e dai documenti processuali; sempre che tale rappresentazione sia la conseguenza di una mera supposizione e non di un giudizio, quale sarebbe certamente l’apprezzamento o il vizio di ragionamento in ordine ad un fatto.

Nel caso di specie, la parte ricorrente ha dedotto quale motivo di revocazione elementi non riconducibili ad errore di fatto (nei termini suesposti), ma ha invece contestano un presunto vizio motivazionale (carenza di motivazione) della sentenza di primo grado che il giudice di appello non avrebbe colto.

In realtà la sentenza di appello, come risultato di attività valutativa del Collegio, ha correttamente dato atto che il giudice di primo grado ha svolto adeguata istruttoria acquisendo due pareri da parte dell’organo tecnico; le cui valutazioni – peraltro rese previo contraddittorio con il ricorrente e “secondo scienza medica” – l’odierno ricorrente intende contestare sulla base di considerazioni che non possono essere introdotte in sede di impugnazione revocatoria, ove in via generale non vi è spazio né per profili di mero merito amministrativo (censure sui componenti del Collegio medico legale e sull’esperto), né per censure che attengono a quell’operazione logico-giuridica in cui sostanzia il giudizio; a fortiori allorché si tratti di questioni di fatto ex art. 170 cgc., inammissibili in sede di appello pensionistico, ampiamente delibate in sede di merito.

Per quanto suesposto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese di difesa non essendosi costituito il Ministero della Giustizia e per le spese di giudizio.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso in epigrafe.

Nulla per le spese di difesa e di giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 30 settembre 2019.
IL GIUDICE ESTENSORE IL PRESIDENTE
(F.to Cons. Enrico Torri) (F.to Pres. Agostino Chiappiniello)


Depositata il 9 ottobre 2019


La Dirigente
F.to Sebastiano Alvise Rota

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