Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

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Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:26 pm

Il CdS da ragione al Ministero.
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- Convenzione secondo la quale le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed i patronati

- Legge 30 marzo 2001, n. 152

- D.M. Lavoro n.193/2008

- convenzione tipo predisposta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”, allegata alla circolare 30 marzo 2010, n.10

- "Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale".

ALTRO.

CdS su problemi di Patronato su disbrigo pratiche e servizi.

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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201802009
- Public 2018-03-29 -


Pubblicato il 29/03/2018


N. 02009/2018 REG. PROV. COLL.
N. 03193/2016 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 3193 del 2016, proposto da:

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
Patronato Istituto di Tutela ed Assistenza dei Lavoratori (ITAL UIL), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati B. Daniela Mammarella, Giorgio Antonini, con domicilio eletto presso lo studio Giorgio Antonini in Roma, via degli Scipioni, 268/A;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. FRIULI VENEZIA GIULIA - TRIESTE: SEZIONE I n. 00523/2015, resa tra le parti, concernente violazione dei limiti imposti dalle convenzioni tra patronato e collaboratori volontari in materia di accesso ai dati degli enti previdenziali da parte detti collaboratori volontari, di cui al verbale ispettivo della Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste del 9 dicembre 2014 ed alla nota di rigetto dell’istanza di rettifica del 10 marzo 2015 .


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Patronato Istituto di Tutela ed Assistenza dei Lavoratori (ITAL UIL);
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 luglio 2017 il Cons. Lydia Ada Orsola Spiezia e uditi per le parti gli avvocati Giorgio Antonini e B. Daniela Mammarella;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. 1. Con verbale 9 dicembre 2014 la Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste, all’esito della verifica ispettiva relativa alla attività svolta nel corso del 2013 dal patronato ITAL-UIL, ufficio provinciale di Trieste, nel valutarne le caratteristiche organizzative (in applicazione del D.M. Lavoro n.193/2008), gli riconosceva punti 2.828,30, quale punteggio di attività, ma rilevava che la struttura, per definire alcune pratiche, aveva consentito ad alcuni collaboratori volontari di utilizzare password di accesso ai sistemi informatici dell’INPS e dell’INPDAP e, in numero inferiore di casi, anche del Ministero dell’Interno, in tal modo disattendendo le prescrizioni contenute nella convenzione tipo predisposta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”, allegata alla circolare 30 marzo 2010, n.10, che non contempla tale possibilità.

In conseguenza l’ispettore, verificata la mancata conformità di alcuni accordi di collaborazione volontaria e gratuita alle indicazioni fornite dalla circolare, ha disposto il disconoscimento delle convenzioni stipulate dal suddetto istituto di patronato con i collaboratori volontari e, quindi, non ha conteggiato ai fini economici le pratiche trasmesse in via telematica dai volontari.

Di poi, con successiva nota 10 marzo 2015, n.3909, Il Ministero del Lavoro, Dir. Gen. Politiche Previdenziali, ha respinto la “istanza di rettifica della contestazione”, presentata dal patronato ITAL-UIL di Trieste in data 8 gennaio 2015, rilevando che i collaboratori volontari in servizio presso la struttura in questione, essendo in possesso della password di accesso ai sistemi informatici di INPS, INPDAP e Min. Interno, avevano la possibilità, non solo di inviare telematicamente le pratiche predisposte ai vari Enti destinatari, ma anche di visionare potenzialmente tutte quelle trasmesse dal patronato; in conseguenza il volontario non si limiterebbe, sotto il profilo oggettivo, a svolgere attività di supporto, ma, sotto il profilo soggettivo, eserciterebbe funzioni attribuite all’operatore del patronato, in palese inosservanza della convenzione base (ministeriale), pur senza averne la qualifica e la preparazione professionale.

1.1. Avverso i suddetti provvedimenti il patronato ITAL UIL di Trieste ha proposto ricorso al TAR Friuli Venezia Giulia, chiedendone l’annullamento, previa sospensione, con due articolati motivi.

Il TAR accoglieva l’istanza di sospensione dei provvedimenti impugnati

Fissata l’udienza di trattazione nel merito, il giudice di primo grado, preliminarmente respinte le eccezioni di inammissibilità del ricorso (sollevate da Avvocatura dello Stato con riferimento alla notifica via pec ed alla natura meramente confermativa dell’istanza di rettifica), con sentenza n. 523/2015 accoglieva il ricorso nel merito, affermando che, ai sensi della disciplina dettata sugli istituti di patronato dalla legge n.152/2001, l’attività informatica svolta dai collaboratori volontari mediante l’accesso alle banche dati degli istituti erogatori delle prestazioni e del Ministero dell’Interno risulta, non solo facoltativa, ma necessaria, onde consentire la loro limitata, ma fattuale collaborazione con gli operatori del patronato nell’ambito dell’istruzione della pratica (spese compensate).

1.2. Avverso tale sentenza il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha proposto l’appello in epigrafe, chiedendone la riforma, previa sospensione, con unico articolato motivo per violazione della legge n.152/2001, art.6.

Con motivata ordinanza cautelare n. 2549/2016 questa Sezione ha accolto l’istanza di sospensione della sentenza impugnata.

1.3. Nel dicembre 2016 il patronato ITAL UIL di Trieste si è costituito in giudizio, chiedendo il rigetto dell’appello e poi, con memoria del 6 luglio 2017, ha insistito nelle dette conclusioni, deducendo che, a seguito dell’avvenuto processo di digitalizzazione, l’Amministrazione, ove non consentisse al volontario di essere munito di password, necessaria per svolgere compiti di raccolta dati personali, precluderebbe al volontario gran parte dei compiti assegnatigli dalla legge n.152/2001, art. 6, in un contesto lavorativo caratterizzato da documentazione cartacea-

L’appellato patronato rappresenta, altresì, che lo stesso Consiglio di Stato, Sezione Sesta, avrebbe aderito a questo orientamento, atteso che con sentenza n. 2798/2016 ha confermato la sentenza n.13764/2015, con cui il TAR Lazio ha annullato le linee di indirizzo del Ministero del Lavoro 7 agosto 2015, nella parte in cui, dettando istruzioni per la vigilanza sugli istituti di patronato, non consentivano al collaboratore volontario del patronato di accedere alle banche dati degli Enti previdenziali ed Assistenziali e del Ministero dell’Interno.

Alla pubblica udienza del 27 luglio 2017, uditi i difensori presenti per le parti, la causa è passata in decisione.

2. Quanto sopra premesso in fatto, in diritto la controversia concerne l’interpretazione dell’art.6 della legge n. 252/2001, che, disciplinando i compiti svolti dagli istituti di patronato, definisce le mansioni del personale in servizio presso il patronato ed, in particolare, dispone che gli Istituti di patronato possano, innanzitutto, “avvalersi esclusivamente di lavoratori subordinati dipendenti degli istituti stessi o dipendenti delle organizzazioni promotrici, se comandati presso gli istituti stessi”(comma 1), salva la “possibilità di avvalersi, occasionalmente, di collaboratori che operino in modo volontario e gratuito esclusivamente per lo svolgimento dei compiti di informazione, di istruzione delle pratiche” …. “In ogni caso ai collaboratori di cui al presente comma non possono essere attribuiti poteri di rappresentanza degli assistiti” (comma 2).

2.1. Nella sentenza appellata il TAR argomenta che, siccome a seguito della digitalizzazione delle procedure amministrative le attività, prima svolte mediante acquisizione e consultazione di documenti cartacei, attualmente sono svolte mediante acquisizione, consultazione e trasmissione di documenti informatici, al collaboratore volontario va consentito l’accesso ai sistemi informatici anche quando sia richiesta una password, non potendo, altrimenti, svolgere le proprie mansioni.

Deduce, invece, l’appellante Ministero che il collaboratore volontario, nell’adempiere i compiti propri delle sue mansioni, non necessiterebbe del possesso di una password di accesso alle banche dati degli enti eroganti le prestazioni.

2.2. L’appello appare fondato.

Vanno premessi alcuni elementi essenziali del quadro normativo di riferimento.

Gli Istituti di patronato e di assistenza sociale sono persone giuridiche di diritto privato, che senza fini di lucro svolgono un servizio di pubblica utilità ai sensi della legge n.152/2001 (modif. da legge di stabilità 2015, legge n.190/2014) e del D.M. Lavoro 10 ottobre 2008, n.193.

In particolare, a norma dell’art.6 della legge n.152/2001, i compiti dei lavoratori subordinati degli istituti di patronato (dipendenti o comandati) corrispondono alle funzioni assegnate ai Patronati cioè attività di consulenza, assistenza e tutela con poteri di rappresentanza degli assistiti (cioè lavoratori, pensionati, cittadini e stranieri) al fine di conseguire prestazioni in materia prevalentemente previdenziale, mentre ai collaboratori volontari non possono essere assegnati poteri di rappresentanza degli assistiti .

Inoltre l’art. 17 della detta legge n. 152/2001, nel ribadire che i patronati non possono avvalersi, per lo svolgimento delle proprie attività, di soggetti diversi dagli operatori di cui all’art. 6, commina, in caso di violazione delle prescrizioni, la decadenza dal diritto ai contributi finanziari, spettanti per l’attività svolta, a carico della struttura in cui si sia verificata l’infrazione.

2.2.1. Il Ministero del Lavoro con circolare 30 marzo 2010, n10, ha approvato il modello base/standard di convenzione obbligatorio per i patronati, che intendano avvalersi, occasionalmente, di collaboratori volontari ed in tale convenzione sono espressamente indicati i compiti espletabili dai detti volontari, che consistono (per quanto di interesse in controversia) nella “fornitura di informazioni ed istruzione delle pratiche e, previa indicazione del responsabile provinciale, nella consegna delle pratiche agli istituti erogatori delle prestazioni”.

Pertanto tra i compiti dei volontari non rientra anche l’inserimento dei dati nei sistemi informatici degli enti previdenziali e del Ministero dell’Interno e, quindi, il previo possesso della relativa password nominativa.

2.3. Invece, nel caso in controversia, poiché il patronato provinciale appellato ha consentito ai volontari in servizio presso la propria sede la consegna telematica delle pratiche, previo possesso di corrispondente password, accade che i collaboratori volontari, con evidente inosservanza delle norme di riferimento, art. 6, comma 2, legge n.152/2001. sono addetti anche alla “consegna telematica” delle pratiche in via autonoma, e non più su indicazione di un operatore del patronato.

2.3.1. Né vale per l’appellato dedurre che in realtà la procedura di inoltro telematico “sostituisce” quella di consegna del cartaceo e, quindi, sarebbe il frutto di una applicazione aggiornata, ma pur sempre conforme, delle disposizioni vigenti: infatti in tal modo il patronato annulla sine titulo la differenza tra “operatore di patronato” e “collaboratore volontario”, atteso che non distingue tra gli addetti attraverso i quali il patronato svolge le sue attività istituzionali ed i volontari che gratuitamente svolgono compiti di informazione e di istruzione; ciò con la ulteriore conseguenza che non viene adeguatamente tutelata la riservatezza dei dati personali e che non risulta più distinguibile la responsabilità dell’operatore del patronato da quella diversa del semplice “collaboratore volontario”.

2.4. Inoltre, in tema di titolarità della password da parte dei volontari del patronato, va aggiunto che, ai sensi della legge n 152/2001, art 12, gli istituti di patronato sono autorizzati ad accedere alla banche dati degli enti eroganti le prestazioni “per lo svolgimento delle proprie attività….nell’ambito del mandato conferito dal soggetto interessato”.

Pertanto le password di accesso in questione sono a disposizione dei patronati, recte delle figure che svolgono determinate mansioni, non per svolgere attività istruttoria di acquisizione dati (che vengono raccolti consultando l’assistito), ma allo specifico fine di accedere ai sistemi informatici degli enti previdenziali, dapprima, per inoltrare la pratica e, poi, per verificarne lo stato ed, eventualmente, modificare i dati inseriti.

A sostegno della ontologica differenza tra gli ambiti di mansioni delle due figure l’appellante (correttamente) ricorda che, secondo le disposizioni della citata circolare del Min. Lavoro n. 10/2010 (che ha anche definito il contenuto della convenzione base patronato - collaboratore volontario), quando la pratica venga acquisita da un volontario (e non da un operatore stabilmente in servizio al patronato) il mandato di assistenza si perfeziona solo con l’apposizione di “data, timbro e firma dell’operatore di Patronato”.

Da quanto sopra deriva che, poiché il volontario non ha poteri di rappresentanza, il Patronato è tenuto a prestare assistenza al richiedente solo quando la pratica venga acquisita attraverso il suo organo, dotato dei corrispondenti poteri ed abilitato ad assumere la rappresentanza dell’assistito.

Quindi, ove si consideri che l’assistito conferisce mandato al Patronato, “firmato dal mandante e dall’operatore autorizzato dall’istituto di Patronato a riceverlo” (art.4, D.M. n.193/2008), e che ai volontari non è consentito esercitare poteri di rappresentanza degli assistiti, ne consegue che la disciplina normativa di riferimento preclude ai volontari la facoltà di inoltrare telematicamente la pratica dell’assistito all’ente previdenziale mediante l’accesso autonomo al relativo sistema informatico dell’Ente destinatario.

2.5. Inoltre, poiché per prevalenti ragioni di tutela della riservatezza si tratta di password nominativa, ne consegue che le operazioni devono di necessità essere ricondotte alla responsabilità del titolare della medesima, ragione per cui (a differenza di quanto prefigura il TAR) l’inoltro della pratica risulta riconducibile materialmente, oltre che giuridicamente, all’operatore del patronato, e non al collaboratore volontario, verificandosi, altrimenti, una vera e propria sostituzione in via di fatto del titolare della password, in assenza, tra l’altro, del previo assenso dello stesso ente previdenziale, che ha messo a disposizione del patronato la password di accesso ai propri sistemi informatici.

La caratteristica nominativa della password, d’altra parte, è accentuata dalla circostanza che anche per l’accesso ai servizi ed ai dati di archivio è richiesta la titolarità e l’uso del Personal identification number- PIN, previsto dal Codice sulla protezione dati personali, cioè D.LGS. n.196/2003, artt.116 e 183, con la connessa imputazione a tutti gli effetti delle operazioni riconducibili al titolare del PIN e la previsione di linee guida dettate dal Ministero del Lavoro per un uniforme contenuto delle convenzioni da stipulare tra gli istituti di patronato e gli enti eroganti le prestazioni .

2.6. D’altra parte la tipologia scelta per la password, cioè quella nominativa, è stata considerata quella che meglio coniuga la speditezza del sistema informatico di consegna delle pratiche con la esigenza della riservatezza dei dati sensibili, che deve trovare adeguata tutela, atteso che l’accesso alla banca dati dell’ente previdenziale, consente, in teoria, la conoscenza di tutte le pratiche trasmesse dal patronato all’istituto previdenziale.

Pertanto le caratteristiche nominative della password e del PIN assegnati agli operatori in stabile rapporto organico con il patronato escludono la legittimità sia di eventuali deleghe da parte dell’operatore in favore del collaboratore sia di eventuali attività di supervisione, che consentirebbe di ricondurre ai singoli operatori, unici titolari della password e del PIN, i compiti svolti in via di fatto dai collaboratori (occasionali).

2.7. Nel caso di specie, poi, ai fini dell’accoglimento del ricorso di primo grado, non risulta determinante la circostanza che il TAR Lazio, con sentenza breve n.13764/2015 (confermata dal Consiglio di Stato, Sez.VI, n. 2798/2016), abbia annullato il vademecum diramato il 7 agosto 2015 a tutti gli Istituti di patronato dal Ministero del Lavoro, per impartire direttive e linee guida ad uso degli ispettori del lavoro nell’esercizio della vigilanza sui detti Patronati.

Infatti, in primo luogo, il documento annullato (7 agosto 2015) è successivo all’epoca, in cui è stato eseguito l’accertamento ispettivo nella sede del patronato ITALUIL di Trieste, e, quindi, non poteva trovare applicazione nel corso della verifica in controversia; inoltre il vademecum annullato è successivo al 10 marzo 2015, data in cui il Ministero del Lavoro ha respinto l’istanza di rettifica del verbale di accertamento ispettivo, che il patronato appellato ha impugnato nella parte in cui non gli ha assegnato il punteggio connesso alla definizione di alcune pratiche, che risultavano inoltrate all’istituto erogatore da personale volontario mediante autonomo utilizzo (non consentito) della password degli istituti previdenziali ; in secondo luogo, poi, tenuto conto della gerarchia delle fonti, l’intervenuto annullamento del vademecum ministeriale non risulta idoneo ad incidere sulle disposizioni regolamentari, di cui al D.M. n.193/2008 (concernente il finanziamento degli istituti di patronato), e della connessa circolare applicativa ministeriale n. 10/2010, che detta chiarimenti proprio in ordine all’attività di raccolta delle domande ed al contenuto dell’accordo di “collaborazione volontaria e gratuita”.

2.8. Alla luce dell’esposto quadro normativo appare evidente che l’annullamento giurisdizionale delle specifiche direttive ministeriali impartite nell’agosto 2015 (nella parte in cui non consente al volontario del patronato di accedere alle banche dati degli enti previdenziali), non abbia la caratteristiche per risultare risolutivo nel senso auspicato dall’appellato patronato ITAL UIL di Trieste : infatti, ove si consideri che la legge n.152/2001, art.6, comma 2, vieta di attribuire ai volontari poteri di rappresentanza degli assistiti ed impone che le modalità di svolgimento di tali collaborazioni volontarie devono risultare da un accordo scritto approvato dalla competente Direzione Territoriale del Lavoro, ne deriva che l’eliminazione delle suddette direttive dell’agosto 2015 non risulta idonea a neutralizzare i vincoli ed i limiti, che la citata normativa di rango primario (e regolamentare) ha posto sia alla titolarità della password nominativa di accesso ai sistemi informatici di INPS, INAIL e Ministero Interno (per i permessi di soggiorno) sia al conferimento del mandato di assistenza ed, in definitiva, all’insieme dei ben circoscritti compiti consentiti alla figura del volontario dalla legge citata n.152/2001.

2.9. Nel caso all’esame, poi, a prescindere da ogni valutazione in via teorica sulla assegnazione delle password in questione ai volontari, è opportuno rilevare che, in concreto, non risulta che l’appellato patronato abbia, almeno, sottoposto tale innovativa modalità di servizio dei collaboratori volontari alla previa approvazione della competente Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste oppure degli istituti erogatori delle prestazioni previdenziali.

Infine, da quanto rappresenta l’appellato patronato nella memoria di replica del 6 luglio 2017, emerge che solo all’esito della sentenza CdS, Sez.VI, n. 2798/2016 (depositata il 23 giugno 2016) l’INPS, quale ente erogatore dei servizi previdenziali ed assistenziali, ha stabilito di dotare i volontari dei patronati di una specifica password in corrispondenza ad un’area di accesso consentita ai medesimi.

Pertanto la circostanza che l’INPS, recentemente, abbia deciso di dotare i volontari dei patronati di una “specifica password”, ad avviso del Collegio, più che valenza di conferma che l’utilizzazione della password da parte dei volontari fosse conforme alle norme vigenti, assume piuttosto il chiaro significato che l’INPS ha ribadito la esigenza di non omogeneizzare la posizione e le prerogative degli operatori e quelle dei volontari, persistendo nel mantenerle distinte.

Quindi, ad avviso del Collegio, l’INPS (a differenza di quanto prospetta l’appellato patronato) anche con questo recente intervento innovativo, di fatto, ha confermato che il quadro normativo vigente non consente di disattendere i vincoli posti dalla legge n.152/2001, art. 6, che vieta di attribuire, per esigenze pragmatiche, la titolarità della password nominativa (di accesso ai sistemi informatici degli enti previdenziali e del Ministero dell’Interno) anche in capo ai volontari al fine di conservarne, in tal modo, l’ambito di attività riconosciuto all’epoca delle procedura cartacea.

3. In conclusione, quanto alla censurata mancata attribuzione del punteggio (ai fini economici) per pratiche non conteggiate dagli ispettori, in quanto inviate telematicamente da volontari di ITAL UIL di Trieste, il Collegio ritiene che il verbale di accertamento della Direzione Territoriale del Lavoro di Trieste del 9 dicembre 2014 e la connessa nota del Min. Lavoro del 10 marzo 2015, che ha rigettato l’istanza di rettifica proposta da ITAL UIL di Trieste, siano immuni dai vizi dedotti in primo grado.

4. Pertanto, alla luce dell’esposto contesto normativo ed amministrativo, l’appello va accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, il ricorso di primo grado va respinto.

La compensazione tra le parti delle spese di entrambi i gradi di giudizio si giustifica in ragione della circostanza che la controversia nasce da una problematica di non agevole soluzione in tema di modalità di accesso a sistemi informatici contenenti dati sensibili.


P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) accoglie l 'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza di primo grado impugnata, respinge il ricorso di primo grado.

Spese di entrambi i gradi di giudizio compensate tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Lanfranco Balucani, Presidente
Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere, Estensore
Massimiliano Noccelli, Consigliere
Pierfrancesco Ungari, Consigliere
Sergio Fina, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Lydia Ada Orsola Spiezia Lanfranco Balucani





IL SEGRETARIO



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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:28 pm

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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:40 pm

Prassi - MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI - Circolare 09 maggio 2016, n. 18
Modalità di statisticazione degli interventi di patrocinio nei confronti dei cittadini emigrati, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del D.M. 10 ottobre 2008, n. 193.

Recenti disposizioni normativa hanno apportato significative modifiche alla disciplina relativa agli Istituti di patronato e di assistenza sociale di cui alla legge 30 marzo 2001 n. 152, attraverso una serie articolata di interventi che hanno previsto, tra l’altro, l’estensione oltre il confine nazionale delle funzioni proprie degli Istituti in parola.

Pertanto la rilevanza assunta dalle attività di patrocinio svolte all’estero dai Patronati, pone l’esigenza di provvedere ad una "valorizzazione" dei relativi interventi garantendone una maggiore efficienza. Si rende quindi necessario, acquisito il parere dell’Ufficio legislativo di cui alla nota prot. n. 29/0002938 del 6 maggio 2016, rivedere le modalità di statisticazione delle prestazioni svolte in favore dei cittadini emigrati, di cui alla circolare n. 5 del 18 marzo 2010 e circolare n. 1 del 25 gennaio 2012, tenendo conto dei criteri individuati dall’articolo 3, comma 3, del Decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 10 ottobre 2008, n. 193, recante il regolamento per il finanziamento degli Istituti in questione, che così recita:
"E’ riconosciuta l’attività svolta in nome e per conto dei cittadini emigrati secondo i seguenti criteri:

a) gli interventi per l’ottenimento di prestazioni autonome a carico degli istituti assicuratori esteri sono riconosciuti all’ufficio dell’istituto di patronato all’estero incaricato della trattazione da parte di una sede italiana, anche se inoltrate dalla stessa attraverso un istituto assicuratore italiano;

b) gli interventi in convenzione internazionale per i quali sia richiesto l’interessamento di una sede di un paese estero, sono riconosciuti alla sede italiana per la parte italiana ed alla sede estera per la parte estera;

c) gli interventi di sedi estere che coinvolgono altre sedi estere sono riconosciute ad entrambe le sedi se le stesse hanno contribuito, ciascuna per la parte di propria competenza, alla definizione dell’intervento.".

In ordine al richiamato comma 3, dell’articolo 3, lettera a) del citato decreto n. 193/2008, è stata a suo tempo riconosciuta ai Patronati, con circolare ministeriale n. 5 del 18 marzo 2010, la facoltà, peraltro confermata in quella successiva n. 1 del 25 gennaio 2012, di utilizzare il c.d. modello di comportamento e, dunque, "di incaricare o meno della trattazione di una pratica la propria sede, ove attiva, nello stato estero di residenza dell’ente erogatore della prestazione", scegliendo a quale struttura territoriale - italiana o straniera - attribuire il punteggio connesso ai relativi interventi.

Alla luce delle modifiche del sistema regolatorio degli Istituti di patronato, al fine di garantire una maggiore trasparenza ed omogeneità delle rilevazioni, i predetti Istituti non possono più optare in base al modello di comportamento precedentemente adottato, dovendosi, per contro, attenere a quanto di seguito riportato.

Per l’ottenimento di prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori esteri, anche qualora la relativa pratica sia stata acquisita da una sede di Patronato italiana, questa dovrà attivarsi affinché la pratica in argomento sia trattata dall’ufficio dell’Istituto di patronato ubicato nello Stato estero interessato. Soltanto nel caso di assenza della sede estera, compete alla sede italiana la trattazione della pratica.

Invece, le pratiche concernenti l’ottenimento di prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori italiani, acquisite da sede estera, devono essere trattate in Italia, con la conseguenza che, in questa seconda ipotesi, sarà la sede di patronato straniera ad assicurare la corretta trattazione dell’intervento in Italia.

Per quanto concerne, invece, gli interventi in convenzione internazionale - previsti dalla lettera b) del menzionato comma 3, dell’articolo 3, del D.M. n. 193/2008 - sono riconosciuti alla sede italiana per la parte italiana ed alla sede estera per la parte estera, indipendentemente dall’ufficio dell’Istituto di patronato (italiano o straniero) che ha acquisito il mandato di patrocinio.

Infine, in merito agli interventi di cui alla lettera c), riferiti al conseguimento di prestazioni che interessano più sedi estere, ciascuna sede estera presente nei diversi Stati coinvolti statistica la parte di intervento calcolato in pro-rata secondo la normativa del paese in cui è ubicata; qualora non siano presenti sedi del Patronato in uno o più degli Stati coinvolti, i pro-rata relativi vengono attribuiti alla sede estera che ha acquisito il mandato di assistenza.

Le richiamate attività sono rilevate sulla base dello schema sotto indicato:
Attività estera Chi statistica

Sede italiana Sede estera

Interventi per prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori esteri: X
sono trattati da sede estera, anche se acquisiti da sede di Patronato italiana (1)

Interventi per prestazioni autonome a carico di Enti assicuratori italiani: X
sono trattati da sede italiana, anche se acquisiti da sede di Patronato estera.

Interventi in convenzione internazionale X X

Interventi di sedi estere che coinvolgono altre sedi estere (2) X

(1) Se non presente la sede estera, la sede italiana statistica la pratica.
(2) Per ogni sede estera presente nei diversi Stati; se non presenti sedi di patronato in uno o più degli Stati coinvolti, i pro-rata relativi vengono attribuiti alla sede estera che ha acquisito il mandato di assistenza.

La presente circolare trova applicazione per le attività innanzi elencate il cui mandato di patrocinio decorre dal giorno successivo alla data odierna.

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N.B.: Vedi anche l'allegato qui sotto.
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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:52 pm

Vigilanza sugli istituti di patronato


La costituzione degli istituti di patronato e di assistenza sociale - Enti di diritto privato gestiti da Confederazioni e Associazioni nazionali di lavoratori che annoverino nei propri statuti finalità assistenziali - va inquadrata nella tradizionale funzione di assistenza ai lavoratori svolta dalle organizzazioni sindacali.

La Legge 30 marzo 2001, n. 152 e le successive modifiche e integrazioni recante "Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale" fissa nuove modalità di espletamento del servizio svolto dai patronati, allargandolo a nuove sfere di attività, precedentemente non previste, che rispecchiano la dinamica di sviluppo dei servizi e tiene conto del cambiamento intervenuto nel tessuto socio-economico del paese.

I patronati esercitano attività di informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato e dei loro superstiti e aventi causa, per il conseguimento in Italia e all'estero delle prestazioni (di qualsiasi genere in materia di sicurezza sociale, di immigrazione e emigrazione) erogate da amministrazioni e enti pubblici, da enti gestori di forme di previdenza complementare o da Stati esteri nei confronti di cittadini italiani. Inoltre, possono svolgere, senza scopo di lucro, attività di sostegno, informative, di servizio e di assistenza tecnica finalizzate alla diffusione della conoscenza della legislazione in materia di sicurezza sociale.

In base all'art. 13 della Legge 152 del 2001, il D.M. n. 193 del 10 ottobre 2008 ​dispone che il finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale è corrisposto sulla base della valutazione della loro attività e della loro organizzazione in relazione all'estensione e all'efficienza dei servizi offerti degli Istituti medesimi.

Gli istituti di patronato e di assistenza sociale sono sottoposti alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Attualmente sono costituiti 24 patronati, 19 tra essi aderiscono ai raggruppamenti:

CE.PA. - Centro Patronati
C.I.P.L.A. - Comitato di Intesa tra i Patronati dei Lavoratori Autonomi
C.I.P.A.S. - Coordinamento Istituti di Patronato e di Assistenza Sociale
CO.P.A.S. - Coordinamento dei Patronati di Assistenza Sociale
ALTRI PATRONATI

Altri Patronati

​INAPI - ISTITUTO NAZIONALE ASSISTENZA PICCOLI IMPRENDITORI
Associazione promotrice: FENAPI - FEDERAZIONE NAZIONALE AUTONOMA PICCOLI IMPRENDITORI
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INPAS - ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA E DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE SINDACATI AUTONOMI LAVORATORI (CONFSAL)
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Se.N.A.S. - SERVIZIO NAZIONALE PER L'ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: FEDERAZIONE NAZIONALE USPPI AGRICOLTURA
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Patronato ANMIL - ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LAVORATORI MUTILATI E INVALIDI DEL LAVORO
Associazione promotrice: ANMIL - ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LAVORATORI MUTILATI E INVALIDI DEL LAVORO ONLUS
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E.N.A.S.C. - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE AI CITTADINI
Associazione promotrice: U.N.S.I.C. - UNIONE NAZIONALE SINDACALE IMPRENDITORI E COLTIVATORI
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COMUNICAZIONI

- Pubblicato il Decreto direttoriale del 30 ottobre 2017 concernente il pagamento delle somme liquidate agli Istituti di patronato e di assistenza sociale a titolo di II anticipazione 2016, ai sensi dell’art. 13, legge 30 marzo 2001, n. 152

- Pubblicato il Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’11 luglio 2017 relativo alla ricostituzione della Commissione di cui all’art. 14 del D.M. 193/2008

- La Direzione Generale per le Politiche Previdenziali e Assicurative rende note le somme liquidate agli Istituti di patronato e di assistenza sociale, ai sensi dell'art. 13, Legge 30 marzo 2001, n. 152, a titolo di anticipazioni e saldo nell'anno 2012. Comunica, altresì, che ai sensi del medesimo articolo 13 della legge 30 marzo 2001, n 152 con Decreto direttoriale del 29/11/2016 è stato disposto il pagamento della IV anticipazione relativa al contributo 2013 e con Decreto direttoriale del 2/12/2016 è stato disposto il pagamento della II anticipazione relativa al contributo 2015

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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 4:54 pm

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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 5:05 pm

Istituti di patronato


CE.PA. - Centro Patronati

​ACLI - PATRONATO ACLI PER I SERVIZI SOCIALI DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI
Associazione promotrice: ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI PER I SERVIZI SOCIALI
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INCA - ISTITUTO NAZIONALE CONFEDERALE DI ASSISTENZA
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO (C.G.I.L.)
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INAS - ISTITUTO NAZIONALE ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI LAVORATORI (C.I.S.L.)
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ITAL - ISTITUTO DI TUTELA E ASSISTENZA LAVORATORI
Associazione promotrice: UNIONE ITALIANA DEL LAVORO (U.I.L.)
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C.I.P.L.A. - Comitato di Intesa tra i Patronati dei Lavoratori Autonomi

ENAPA - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA E PATROCINIO AGRICOLTORI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE DELL'AGRICOLTURA ITALIANA (CONFAGRICOLTURA)
Sito web: http://www.enapa.it" onclick="window.open(this.href);return false;

50&PIÚ ENASCO - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE PER GLI ESERCENTI ATTIVITÀ COMMERCIALI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL COMMERCIO, DEL TURISMO E DEI SERVIZI (CONFCOMMERCIO)
Sito web: http://www.50epiu.it/Patronato.aspx" onclick="window.open(this.href);return false;

EPACA - ENTE DI PATRONATO E DI ASSISTENZA PER I CITTADINI ED AGRICOLTURA COLTIVATORI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE NAZIONALE COLDIRETTI
Sito web: http://www.epaca.it" onclick="window.open(this.href);return false;

EPASA- ITACO CITTADINI E IMPRESE
Associazioni promotrici: CONFEDERAZIONE NAZIONALE DELL'ARTIGIANATO (C.N.A.) CONFEDERAZIONE ITALIANA ATTIVITA' COMMERCIALI, TURISTICHE E DEI SERVIZI (CONFESERCENTI)
Sito web: http://www.epasa-itaco.it" onclick="window.open(this.href);return false;

INAC - ISTITUTO NAZIONALE DI ASSISTENZA PER I CITTADINI
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI (C.I.A.)
Sito web: http://www.inac-cia.it" onclick="window.open(this.href);return false;

INAPA - ISTITUTO NAZIONALE DI ASSISTENZA E PATRONATO PER L'ARTIGIANATO
Associazione promotrice: CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DELL'ARTIGIANATO (CONFARTIGIANATO)
Sito web: http://www.inapa.it" onclick="window.open(this.href);return false;


C.I.P.A.S. - Coordinamento Istituti di Patronato e di Assistenza Sociale

ENAS - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: UNIONE GENERALE DEL LAVORO (U.G.L.)
Sito web: http://www.enas.it" onclick="window.open(this.href);return false;

ENCAL- INPAL - ENTE NAZIONALE CONFEDERALE ASSISTENZA LAVORATORI – ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSISTENZA DEI LAVORATORI
Associazioni promotrici: CONFEDERAZIONE ITALIANA SINDACATI AUTONOMI LAVORATORI (C.I.S.A.L.)-ASSOCIAZIONE ITALIANA COLTIVATORI (A.I.C.)
Sito web: encal-inpal.org/encal-inpal

EPAS - ENTE DI PATRONATO E DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: FEDERAZIONE NAZIONALE AGRICOLTURA (F.N.A.)
Sito web: http://www.epas.it" onclick="window.open(this.href);return false;

SIAS - SERVIZIO ITALIANO DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: MOVIMENTO CRISTIANO LAVORATORI
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CO.P.A.S. - Coordinamento dei Patronati di Assistenza Sociale

ACAI - PATRONATO ASSOCIAZIONE CRISTIANA DEGLI ARTIGIANI ITALIANI
Associazione promotrice: ASSOCIAZIONE CRISTIANA ARTIGIANI ITALIANI
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ENAC – ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA AL CITTADINO
Associazione promotrice: UCI – UNIONE COLTIVATORI ITALIANI
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LABOR
Associazione promotrice: CONFEURO - CONFEDERAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI E SINDACATI LIBERI DEI LAVORATORI EUROPEI
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SBR - SOZIALER BERATUNGSRING
Associazione promotrice: AUTONOMER SUDTIROLER GEWERKSCHAFTSBUND (A.S.G.B.)
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ALTRI PATRONATI

​INAPI - ISTITUTO NAZIONALE ASSISTENZA PICCOLI IMPRENDITORI
Associazione promotrice: FENAPI - FEDERAZIONE NAZIONALE AUTONOMA PICCOLI IMPRENDITORI
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INPAS - ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA E DI ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice:CONFEDERAZIONE GENERALE SINDACATI AUTONOMI LAVORATORI (CONFSAL)
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Se.N.A.S. - SERVIZIO NAZIONALE PER L' ASSISTENZA SOCIALE
Associazione promotrice: FEDERAZIONE NAZIONALE USPPI AGRICOLTURA
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Patronato ANMIL - ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LAVORATORI MUTILATI E INVALIDI DEL LAVORO
Associazione promotrice: ANMIL - ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LAVORATORI MUTILATI E INVALIDI DEL LAVORO ONLUS
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E.N.A.S.C. - ENTE NAZIONALE DI ASSISTENZA SOCIALE AI CITTADINI
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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » lun apr 02, 2018 5:10 pm

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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » dom nov 17, 2019 1:26 pm

PARERE DEFINITIVO sede di CONSIGLIO DI STATO, sezione SEZIONE 1, numero provv.: 201902855

Numero 02855/2019 e data 12/11/2019 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 9 ottobre 2019


NUMERO AFFARE 01460/2018

OGGETTO:
Ministero del lavoro e delle politiche sociali.


Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal Patronato ACLI - Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani – in persona del legale rappresentante pro-tempore, per l’annullamento del provvedimento prot. n. 12880 del 7 novembre 2017 di mancato accoglimento di istanza di rettifica del verbale conclusivo di accertamento sull'attività svolta dalla sede zonale del patronato ACLI di Castelsardo.

LA SEZIONE
Vista la relazione trasmessa con nota prot. n. 9129 del 24/07/2018 con la quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;

visto il ricorso del 3 marzo 2018;

esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Saverio Capolupo.


Premesso

In data 11 luglio 2017 l’Ispettorato territoriale del lavoro di Sassari ha emesso il verbale conclusivo di accertamento n. 2 – 11/45/58/62 avente per oggetto il riepilogo dell’attività provinciale 2015 della sede del Patronato ACLI di Sassari, sulla base delle risultanze delle verifiche compiute presso le sedi zonali ubicate nella Provincia tra le quali la sede zonale di Castelsardo oggetto del verbale conclusivo di accertamento n. 1-/45/58 del 22 giugno 2015.

L’ACLI in data 20 luglio 2017, ai sensi dell’art. 10, comma 4, del D.M. n. 193/2008 inoltrava istanza di rettifica dei due citati provvedimenti relativamente all’annullamento del punteggio, pari a complessivi 45 punti, riguardanti n. 9 pratiche della Tabella A annessa al citato decreto ministeriale.

Invero, nel verbale conclusivo di accertamento relativo alla sede di Castelsardo veniva evidenziato che:

- per n. 2 pratiche di cui alla voce A08 (ricostituzione pensioni per supplemento o per motivi contribuitivi) non era stato esibito il modello “TEO08” e non era stato riconosciuto il relativo punteggio dal momento che “dal modello Domus Web non si evince la definitività della concessione della prestazione …”.

L’obbligatorietà del Modello “TEO08” è prevista dagli artt. 11, comma 3, e 16 del D.M. n. 193/2008. In sostanza, in mancanza di documentazione non si è provveduto ad attribuire alcun punteggio in quanto:

- per n. 7 pratiche non si era verificato il c.d. “Allineamento”, ovvero la mancata corrispondenza delle informazioni contenute nei modelli “TEO08 e Domus”. In particolare, per gli interventi effettuati per alcune persone il modello “TEO08” qualifica la prestazione come “provvisoria” e il Domus relativo indicava come esito dell’istruttoria la dicitura “Archiviazione” con l’ulteriore specificazione che la domanda è stata “definita per rinuncia”.

Per un soggetto assistito (Elias Valentino) l’istruttoria riporta la dicitura “archiviazione”.

Per altro soggetto (Idris Elio) il modello Domus qualifica la prestazione come “definita per rinuncia” e non con l’espressione “qualificazione definitiva” come richiesto dall’INPS.

In conclusione, dalla responsabile relazioni ministeriale si rileva che il finanziamento per le menzionate 9 pratiche è stato escluso in quanto non sussistono entrambi i requisiti richiesti ai fini dell’applicazione delle comunicazioni INPS non avendo parte ricorrente prodotto chiarimenti e in mancanza di ulteriore documentazione che il Patronato avrebbe dovuto richiedere all’Istituto previdenziale.

Con l’odierno gravame l’ACLI impugna i provvedimenti, deducendone la illegittimità, per violazione di legge, eccesso di potere per travisamento dei fatti, per disparità di trattamento e ingiustizia manifesta.

Il Ministero riferente ritiene il ricorso infondato.

Considerato

L’art. 13 della legge L. 30-3-2001 n. 152 (Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale) prevede che”1. Per il finanziamento delle attività e dell'organizzazione degli istituti di patronato e di assistenza sociale relative al conseguimento in Italia e all'estero delle prestazioni in materia di previdenza e quiescenza obbligatorie e delle forme sostitutive ed integrative delle stesse, delle attività di patronato relative al conseguimento delle prestazioni di carattere socio-assistenziale, comprese quelle in materia di emigrazione e immigrazione, si provvede, secondo i criteri di ripartizione stabiliti con il regolamento di cui al comma 7, mediante il prelevamento dell'aliquota pari allo 0,226 per cento a decorrere dal 2001 sul gettito dei contributi previdenziali obbligatori incassati da tutte le gestioni amministrate dall'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), dall'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP), dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dall'Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA). Salvo quanto disposto dal comma 2, le somme stesse non possono avere destinazione diversa da quella indicata dal presente articolo.

2. Il prelevamento di cui al comma 1 è destinato al finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale nelle seguenti percentuali:

a) 89,90 per cento all'attività;

b) 10 per cento all'organizzazione, di cui il 2 per cento per l'estero;

c) 0,10 per cento per il controllo delle sedi all'estero, finalizzato alla verifica dell'organizzazione e dell'attività, nonché a verifiche ispettive straordinarie in Italia sull'organizzazione e sull'attività e per la specifica formazione del personale ispettivo addetto”.

L’art. 13 del D.M 10-10-2008 n. 193 (Regolamento per il finanziamento degli istituti di patronato, ai sensi dell'articolo 13, comma 7, della legge 30 marzo 2001, n. 152) a sua volta dispone che “Alla erogazione del finanziamento, con riferimento a ciascun anno successivo a quello preso in considerazione per l'attività svolta, si provvede con le seguenti modalità:

a) entro il 31 marzo il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali corrisponde agli istituti di patronato anticipazioni sulle competenze dovute, nei limiti di cui all'articolo 13, commi 3, 4 e 5, della legge;

b) entro il 30 aprile gli istituti di patronato producono al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali le tabelle di cui all'articolo 11, comma 1, lettera c), ed ai servizi ispettivi delle Direzioni provinciali del lavoro, competenti per territorio, le tabelle di cui alla lettera b) del predetto comma;

c) entro il 31 dicembre i servizi ispettivi delle Direzioni provinciali competenti per territorio svolgono le verifiche di controllo a livello periferico e trasmettono al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, entro il mese successivo, gli atti di cui all'articolo 11, comma 1, lettera b).

2. Entro il 31 maggio del secondo anno successivo a quello preso in considerazione per l'attività svolta, il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali emana il decreto per la ripartizione definitiva dei fondi affluiti sull'apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero stesso”.

L'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, nel confermare il tradizionale e consolidato indirizzo giurisprudenziale, condiviso sia dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass. Sez. Un., ordinanza 25 gennaio 2013, n. 1776; Cass. Sez. Un. 24 gennaio 2013, n. 1710; Cass. Sez. Un. 7 gennaio 2013, n. 150; Cass. Sez. Un. 20 luglio 2011, n. 15867; Cass. Sez. Un. 18 luglio 2008, n. 19806; Cass. Sez. Un. 26 luglio 2006, n. 16896; Cass. Sez. Un. 10 aprile 2003, n. 5617), sia dal Consiglio di Stato (Ad. Plen. 29 luglio 2013, n. 13), ha chiarito definitivamente che il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in materia di controversie riguardanti la concessione e la revoca di contributi e sovvenzioni pubbliche deve essere attuato sulla base del generale criterio di riparto fondato sulla natura della situazione soggettiva azionata, con la conseguenza che:

- sussiste sempre la giurisdizione del giudice ordinario quando il finanziamento è riconosciuto direttamente dalla legge, mentre alla Pubblica Amministrazione è demandato soltanto il compito di verificare l'effettiva esistenza dei relativi presupposti senza procedere ad alcun apprezzamento discrezionale circa l'an, il quid, il quomodo dell'erogazione (Cass. Sez. Un. 7 gennaio 2013, n. 150);

- qualora la controversia attenga alla fase di erogazione o di ripetizione del contributo sul presupposto di un addotto inadempimento del beneficiario alle condizioni statuite in sede di erogazione o dall'acclarato sviamento dei fondi acquisiti rispetto al programma finanziato, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, anche se si faccia questione di atti formalmente intitolati come revoca, decadenza o risoluzione, purché essi si fondino sull'inadempimento alle obbligazioni assunte di fronte alla concessione del contributo. In tal caso, infatti, il privato è titolare di un diritto soggettivo perfetto, come tale tutelabile dinanzi al giudice ordinario, attenendo la controversia alla fase esecutiva del rapporto di sovvenzione e all'inadempimento degli obblighi cui è subordinato il concreto provvedimento di attribuzione (Cass. Sez. Un., ord. 25 gennaio 2013, n. 1776);

- viceversa, è configurabile una situazione soggettiva d'interesse legittimo, con conseguente giurisdizione del giudice amministrativo, solo ove la controversia riguardi una fase procedimentale precedente al provvedimento discrezionale attributivo del beneficio, oppure quando, a seguito della concessione del beneficio, il provvedimento sia stato annullato o revocato per vizi di legittimità o per contrasto iniziale con il pubblico interesse, ma non per inadempienze del beneficiario (Cass. Sez. Un. 24 gennaio 2013, n. 1710; Cons. Stato, Ad. Plen. 29 luglio 2013, n. 17).

Le finalità pubbliche e le ragioni di non agevole distinguibilità tra posizioni di diritto soggettivo e d'interesse legittimo, che sottostanno alla scelta legislativa di attribuire alla cognizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie in tema di concessione di beni o servizi pubblici, non necessariamente ricorrono nei rapporti di finanziamento.

Con riferimento al caso in esame, come si evince dalla richiamata normativa, in forza della quale il finanziato acquisisce la piena proprietà del denaro erogatogli, il finanziamento vantato dall’ACLI configura un vero e proprio diritto soggettivo in capo ad un soggetto privato in quanto trattasi di attività vincolata da parte della pubblica amministrazione che, nella fattispecie, è priva di qualsiasi facoltà discrezionale, amministrativa e tecnica.

Invero, i criteri di ripartizione del finanziamento sono indicati, in modo tassativo e vincolante, dall’indicato decreto Ministeriale.

Per le motivazioni che precedono il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione.

Tuttavia, la Sezione ritiene che, adeguandosi al consolidato orientamento di questo Consiglio, preso atto del fatto che il ricorso straordinario “è tendenzialmente giurisdizionale nella sostanza, anche se formalmente amministrativo” (Consiglio di Stato, sez. riun. I e II, parere 7 maggio 2012 n. 2131; per l’assimilazione ai rimedi di tipo giurisdizionale si vedano anche Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, 6 maggio 2013 n. 9), nella fattispecie oggetto della presente decisione debba trovare applicazione quanto stabilito dall’articolo 11 del codice del processo amministrativo approvato con D. lgs 2 luglio 2010, n. 104.

Conseguentemente, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda proposta con il presente ricorso straordinario se la parte riproporrà la domanda innanzi al giudice competente entro il termine perentorio di tre mesi dalla notificazione della decisione adottata dal Presidente della Repubblica.

P.Q.M.

esprime il parere che il ricorso sia inammissibile, fatta salva la facoltà della parte ricorrente di riproporre la domanda, nel termine assegnato, innanzi al giudice ordinario competente.




L'ESTENSORE IL PRESIDENTE F/F
Saverio Capolupo Vincenzo Neri




IL SEGRETARIO
Maria Cristina Manuppelli

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Re: Convenzione tra le organizzazioni sindacali e pat

Messaggio da panorama » mer nov 27, 2019 11:38 pm

Patronato
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PARERE DEFINITIVO sede di CONSIGLIO DI STATO, sezione SEZIONE 1, numero provv.: 201902942

Numero 02942/2019 e data 25/11/2019 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 9 ottobre 2019


NUMERO AFFARE 01407/2018

OGGETTO:
Ministero del lavoro e delle politiche sociali.


Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal Patronato ACLI - Associazioni cristiane lavoratori italiani, per l’annullamento del provvedimento in data 7 novembre 2017 n. 12912, con il quale è stata respinta l’istanza di rettifica presentata avverso il verbale conclusivo di accertamento n. 2 dell’11 luglio 2017, relativo all’attività svolta dalla sede provinciale di Sassari del Patronato ACLI, ed avverso il verbale conclusivo di accertamento n. 2 in data 21 giugno 2017, relativo all’attività svolta dalla sede zonale di Bono (SS) del Patronato.

LA SEZIONE
Vista la relazione trasmessa con nota n. 8645 del 13 luglio 2018, con la quale il Ministero del lavoro le politiche sociali, Direzione generale delle politiche previdenziali e assicurative, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso in oggetto;

Visto il ricorso straordinario, datato 5 marzo 2018 e notificato a mezzo p.e.c. in data 7 marzo 2018;

esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Antimo Prosperi.


Premesso.

In data 11 luglio 2017, l’Ispettorato territoriale del lavoro di Sassari emetteva il verbale conclusivo di accertamento n. 2-11/45/58/62 concernente il riepilogo provinciale dell’attività 2015, relativo alla sede del Patronato di Sassari.

Il Patronato ricorrente, ritenendo ingiuste alcune esclusioni operate dall’Ispettorato territoriale del lavoro, in data 20 luglio 2017 inoltrava al Ministero del lavoro istanza di rettifica, ai sensi dell’articolo 10, comma 4, del D. M. n. 193/2008, a motivo dell’annullamento del punteggio, per un totale di n. 10 punti, riguardante due pratiche della tabella A (allegate al decreto ministeriale), di cui al suddetto verbale conclusivo di accertamento n. 2-11/45/58/62 del 21 giugno 2017, relativo alla sede zonale di Bono.

La predetta istanza di rettifica è stata respinta con il provvedimento impugnato del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 7 novembre 2017.

Il Patronato ha impugnato il predetto provvedimento per violazione di legge, difetto ed erroneità della motivazione, eccesso di potere per travisamento dei fatti e per disparità di trattamento.

Il Ministero riferente, in via preliminare, eccepisce l’irricevibilità del ricorso per tardività. L’Amministrazione ritiene comunque il gravame infondato nel merito.

Considerato.

Al riguardo, giova richiamare preliminarmente la normativa in materia.

La legge 30 marzo 2001, n. 15 (Nuova disciplina degli istituti di patronato e di assistenza sociale), all’articolo 1, definisce gli istituti di patronato e di assistenza sociale “quali persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità”. L’articolo 7 della stessa legge prevede che i patronati esercitano attività di informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato. L’articolo 13 della medesima legge stabilisce che i Patronati, per il finanziamento delle proprie attività, ricevono annualmente un contributo, proporzionato alle effettive pratiche svolte, verificate attraverso controlli eseguiti dagli ispettori del Ministero del lavoro.

Con decreto del 10 ottobre 2008, n. 193 (Regolamento per il finanziamento degli istituti di patronato, ai sensi dell’articolo 13, comma 6, della legge 30 marzo 2001, n. 152), all’articolo 6, sono state fissate le modalità di ripartizione del predetto finanziamento sulla base dei criteri previsti dall’articolo 13 della predetta legge.

Discende da quanto sopra l’inammissibilità del ricorso ai sensi dell’articolo 7, comma 8, del codice del processo amministrativo, il quale stabilisce che “Il ricorso straordinario è ammesso unicamente per le controversie devolute alla giurisdizione amministrativa”.

Secondo il tradizionale e consolidato indirizzo giurisprudenziale, condiviso sia dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sia dal Consiglio di Stato, secondo cui il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in materia di controversie riguardanti la concessione e la revoca di contributi e sovvenzioni pubbliche deve essere attuato sulla base del generale criterio di riparto fondato sulla natura della situazione soggettiva azionata, con la conseguenza che:

sussiste sempre la giurisdizione del giudice ordinario quando il finanziamento è riconosciuto direttamente dalla legge, mentre alla Pubblica Amministrazione è demandato soltanto il compito di verificare l’effettiva esistenza dei relativi presupposti senza procedere ad alcun apprezzamento discrezionale circa l’an, il quid e il quomodo dell’erogazione;

qualora la controversia attenga alla fase di erogazione o di ripetizione del contributo sul presupposto di un addotto inadempimento del beneficiario alle condizioni stabilite in sede di erogazione o dall’acclarato sviamento dei fondi acquisiti rispetto al programma finanziato, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, anche se si faccia questione di atti formalmente intitolati come revoca, decadenza o risoluzione, purché si fondino sull’inadempimento alle obbligazioni assunte di fronte alla concessione del contributo. In tal caso, infatti, il privato è titolare di un diritto soggettivo perfetto, come tale tutelabile dinanzi al giudice ordinario, attenendo la controversia alla fase esecutiva del rapporto di sovvenzione e all’inadempimento degli obblighi cui è subordinato il concreto provvedimento di attribuzione (cfr., nei predetti termini, Cons. Stato, ad. plen., 29 gennaio 2014, n. 6, e la giurisprudenza ivi richiamata).

Nel caso di specie non si tratta, dunque, di controversia devoluta alla giurisdizione amministrativa, posto che la situazione soggettiva di cui si chiede tutela ha la consistenza del diritto soggettivo, in quanto è attinta da un potere del tutto vincolato, privo di discrezionalità.

Infatti, il finanziamento è riconosciuto direttamente dalla normativa primaria e secondaria sopra richiamata, mentre alla Pubblica amministrazione è demandato soltanto il compito di verificare l’effettiva esistenza dei relativi presupposti senza procedere ad alcun apprezzamento discrezionale.

Pertanto, alla stregua delle predette considerazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile ai sensi dell’articolo 7, comma 8, del codice del processo amministrativo, fatti salvi gli effetti dell’eventuale traslatio iudici in caso di riproposizione davanti al giudice ordinario.

P.Q.M.

esprime l’avviso che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile.




L'ESTENSORE IL PRESIDENTE F/F
Antimo Prosperi Vincenzo Neri




IL SEGRETARIO
Maria Cristina Manuppelli

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