Centro Olio di Viggiano

Sezione dedicata alla libera circolazione di idee ed esperienze tra i diversi Corpi armati (e non) dello Stato.
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Centro Olio di Viggiano

Messaggio da panorama » sab apr 02, 2016 9:54 am

notizia di venerdì 01/04/2016
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Si è dimessa il ministro Federica Guidi


Si è dimessa il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.

Travolta da un’intercettazione nella quale assicurava al suo compagno il passaggio di un emendamento alla legge di Stabilità che poteva favorire le attività imprenditoriali del partner, ieri sera il Ministro ha rassegnato le dimissioni.
Tutto è partito dall’inchiesta della procura di Potenza sulla gestione dei rifiuti del Centro Oli dell’Eni di Viggiano (Potenza) in Basilicata, da cui a sua volta è partito un filone di inchiesta sull’impianto Tempa Rossa della Total.

L’indagine si sta svolgendo infatti su due filoni, che riguardano da un lato le emissioni in atmosfera e lo smaltimento dei rifiuti del Centro Olio di Viggiano e dall’altro le opere per la realizzazione del Centro Olio “Tempa Rossa” della Total, nell’area di Corleto Perticara (Potenza).
In questo secondo filone rientra l’intercettazione del 2014 che ha portato alle dimissioni del Ministro, accusata di conflitto di interessi per aver annunciato al suo compagno l’imminente approvazione di un emendamento che il Governo stava per inserire nella Legge di Stabilità sui lavori per il centro oli Total a Tempa Rossa.
Intervento che avrebbe proprio avvantaggiato l’attività del compagno.
Le dimissioni, come detto, sono arrivate ieri sera.
Annunciate anche da una lettera in cui il ministro Guidi ha scritto al premier Matteo Renzi: “Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”. “Procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato”, ha assicurato il presidente del Consiglio, che per ora ha assunto l’interim del Ministero.



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Re: Centro Olio di Viggiano

Messaggio da panorama » sab apr 02, 2016 9:58 am

http://xxxxxxxxxxx.it/indagato-il-capo-d ... -giorgi-2/" onclick="window.open(this.href);return false;

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Re: Centro Olio di Viggiano

Messaggio da panorama » sab apr 02, 2016 10:07 am

dalla pagina di:

Piernicola Pedicini - Portavoce M5S al Parlamento Europeo

leggiamo
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Il gravissimo coinvolgimento del ministro Guidi e, probabilmente del ministro Boschi e del sottosegretario lucano De Filippo e di altri membri del governo #Renzi, gli arresti, i decreti di sequestro di un pozzo petrolifero in Val d'Agri (Potenza) e dell'impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti petroliferi di Tecnoparco Valbasento Spa di Pisticci (Matera), disposti dalla Direzione antimafia di Potenza, confermano che le battaglie che il M5s Europa sta facendo a Bruxelles e la procedura d'indagine avviata dalla Commissione Ue, dopo le nostre denunce, sono giuste, necessarie e urgenti.

Sono tanti i dubbi e le ombre che vanno chiariti per verificare la situazione ambientale, sanitaria e affaristica provocata dalle estrazioni petrolifere in ‪#‎Basilicata‬.

Sono lucano e seguo da anni e da vicino le vicende delle trivellazioni lucane. Lo scandalo è più grande di quello che potevamo immaginare e investe in pieno il governo Renzi.

L'inchiesta della Dda vede indagati, a vario titolo, 37 persone, tra dirigenti Eni, funzionari della Regione Basilicata e altre persone per le vicende del Centro Oli di Viggiano e altre 23 persone, tra cui l'ex sindaco ‪#‎Pd‬ di ‪#‎CorletoPerticara‬ Rosaria Vicino, finita ai domiciliari, per il filone che riguarda la costruzione del Centro Oli ‪#‎Total‬ di Tempa Rossa.

Non è accettabile il silenzio e le sottovalutazioni delle forze politiche che governano la Basilicata, a partire dal governatore Pittella, per arrivare al sottosegretario alla Sanità Vito ‪#‎DeFilippo‬ e al vice ministro Filippo ‪#‎Bubbico‬, ex governatori lucani che hanno firmato gli accordi con ‪#‎Eni‬ e Total e che ora, guarda caso, siedono su due poltrone del governo #Renzi. Bene hanno fatto i portavoce del M5s al Senato e alla Regione Basilicata a chiedere che venga istituita una commissione speciale d'inchiesta che faccia piena luce su tutto quello che sta avvenendo in Basilicata intorno al business delle trivelle.

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Re: Centro Olio di Viggiano

Messaggio da panorama » sab apr 02, 2016 10:23 am

http://www.rainews.it/dl/rainews/artico ... 9bcb8.html" onclick="window.open(this.href);return false;

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Re: Centro Olio di Viggiano

Messaggio da panorama » dom lug 29, 2018 8:54 pm

Per notizia per quelle zone della Basilicata
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ORDINANZA COLLEGIALE ,sede di MILANO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201801300,
- Public 2018-05-17 -


Pubblicato il 17/05/2018


N. 01300/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01171/2016 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
ORDINANZA

sul ricorso numero di registro generale 1171 del 2016, proposto da


- Shell Italia E&P S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Fabio Todarello e Federico Novelli ed elettivamente domiciliata presso lo studio del primo in Milano, Piazza Velasca n. 4;


contro
- il Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro pro-tempore,
- il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in persona del Ministro pro-tempore,
- l’Autorità per l’Energia elettrica, il Gas e il Sistema idrico, ora Autorità di Regolazione per l’Energia, Reti e Ambiente, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato e domiciliati presso la sede della stessa in Milano, Via Freguglia n. 1;

nei confronti
- Regione Basilicata, in persona del Presidente pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Maurizio Roberto Brancati ed elettivamente domiciliata in Milano, Via Corridoni n. 39, presso la Segreteria del T.A.R. Lombardia;

- Comune di Viggiano, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Giuseppe Molinari ed elettivamente domiciliato in Milano, Viale Certosa n. 1, presso lo studio dell’Avv. Francesca Pizzagalli;

- Comune di Montemurro, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituito in giudizio;

- Comune di Grumento Nova, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituito in giudizio

- Comune di Marsico Nuovo, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituito in giudizio;

- Comune di Marsicovetere, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituito in giudizio;

- Comune di Calvello, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituito in giudizio;

e con l'intervento di
ad adiuvandum:

- Assomineraria, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Alessandra Canuti ed Eugenio Bruti Liberati ed elettivamente domiciliata presso lo studio degli stessi in Milano, Via Serbelloni n. 7;

per l’annullamento
- dell’atto del Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche, in data 24 marzo 2016, a firma del Direttore Generale, avente ad oggetto: “decreto legislativo n. 625/1996 - articolo 19, comma 5-bis. Indice QE 2015 - quota energetica costo materia prima del gas naturale per l’anno 2015”;

- nonché in parte qua: del decreto del M.S.E. 12 luglio 2007 “modalità di cessione presso il mercato regolamentato di aliquote del prodotto di giacimenti di gas naturale dovute allo Stato”;

- del decreto del M.E.F. di concerto con il M.S.E. 15 ottobre 2008 “modalità di versamento dei proventi derivanti dalla vendita presso il mercato regolamentato di aliquote di prodotto di giacimenti di gas naturale dovute allo Stato”;

- del decreto del M.S.E. 6 agosto 2010 “vendita delle aliquote di prodotto della produzione di gas nel territorio nazionale, royalties, destinate allo Stato”, come modificato dal decreto del M.S.E. 22 luglio 2011;

- nonché degli atti dell’A.E.E.G.S.I. prott. nn. 12151 del 15 aprile 2015, 30703 del 20 ottobre 2015, 20360 dell’8 luglio 2015, acquisiti a seguito di accesso agli atti in data 13 aprile 2016, con i quali l’Autorità per l’Energia Elettrica il Gas e il Sistema Idrico ha fornito al Ministero i valori dell’indice QE, espressi in euro/GJ, calcolati per ciascun trimestre dell’anno 2015;

- in parte qua, della delibera dell’A.E.E.G.S.I. n. 95/2011/Arg/Gas;

- nonché di ogni ulteriore atto presupposto, connesso o consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Autorità per l’Energia elettrica, il Gas ed il Sistema idrico, della Regione Basilicata e del Comune di Viggiano;

Visto il decreto n. 756/2016 con cui è stata accolta parzialmente l’istanza cautelare monocratica e fissata la camera di consiglio per la trattazione collegiale dell’istanza di sospensione;

Visto l’intervento ad adiuvandum di Assomineraria;

Vista l’ordinanza n. 893/2016 con cui è stata accolta l’istanza cautelare e fissata l’udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso;

Vista l’ordinanza n. 5302/2016 con cui la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha riformato la pronuncia cautelare di primo grado;

Vista l’ordinanza n. 852/2017 con cui è stato ordinato alla ricorrente di integrare il contraddittorio nei confronti dei Comuni di Montemurro, Grumento Nova, Marsico Nuovo e Marsicovetere;

Visto l’articolo 267 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE);

Visto il Regolamento di procedura della Corte di giustizia, e in particolare le disposizioni contenute nel Titolo III, dedicato al “Rinvio pregiudiziale”;

Viste le Raccomandazioni all’attenzione dei giudici nazionali, relative alla presentazione di domande di pronuncia pregiudiziale, pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 25 novembre 2016;

Visto l’art. 79 cod. proc. amm.;

Relatore, all’udienza pubblica del 14 febbraio 2018, il consigliere Antonio De Vita e uditi per le parti i difensori, come specificato nel verbale;


A - ESPOSIZIONE DELL’OGGETTO DELLA CONTROVERSIA.

1. La ricorrente Shell Italia E&P S.p.A. è titolare delle concessioni di coltivazione del gas naturale denominate “Gorgoglione” e “Val d’Agri”, nella Regione Basilicata e, in relazione all’attività svolta, è tenuta alla corresponsione delle royalties dovute per lo sfruttamento del sottosuolo minerario, consistenti nel valore di un’aliquota del gas estratto stabilita dalla legge.

2. Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, la Società ha impugnato gli atti di diverse Amministrazioni statali, meglio specificati in epigrafe, mediante i quali è stato confermato che l’indice QE debba continuare a costituire il parametro di riferimento per le royalties da corrispondere allo Stato.

Il criterio di determinazione del valore delle aliquote dovute allo Stato e agli altri Enti pubblici in relazione alle produzioni di idrocarburi gassosi, secondo la parte ricorrente, dovrebbe essere stabilito in base all’indice Pfor, ancorato al prezzo del gas sul mercato di breve periodo, e non invece facendo applicazione del parametro QE, basato sulle quotazioni del petrolio e di altri combustibili, come ritiene il Ministero dello Sviluppo economico; difatti, l’indice QE è stato definitivamente abbandonato ai fini della regolazione tariffaria del mercato tutelato, e quindi non dovrebbe più trovare applicazione neppure per la determinazione del valore delle royalties, dovendo farsi riferimento, anche a questo fine, al nuovo indice Pfor, che è stabilito dall’Autorità in modo da rispecchiare proprio il valore di mercato del gas.

B - CONTENUTO DELLE DISPOSIZIONI NAZIONALI CHE TROVANO APPLICAZIONE NEL CASO DI SPECIE.

3. Le c.d. royalties costituiscono la prestazione oggetto di una delle obbligazioni che fanno capo al titolare di una concessione di coltivazione di idrocarburi.

In origine, l’articolo 22 della legge 11 gennaio 1957, n. 6 – come sostituito dall’articolo 66 della legge 21 luglio 1967, n. 613 – le determinava in “un’aliquota del prodotto della coltivazione”, rapportata alla “quantità di idrocarburi liquidi e gassosi estratti”.

Con riferimento alla ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi nel mare territoriale e nella piattaforma continentale, l’articolo 33 della legge n. 613 del 1967 stabiliva, poi, che “il titolare di ciascuna concessione è tenuto a corrispondere allo Stato una aliquota del prodotto della coltivazione da consegnarsi in località di terraferma da determinarsi con decreto del Ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato, con rimborso al concessionario da parte dello Stato di tutte le spese dirette e indirette di trasporto, da bocca di pozzo al punto di consegna, e di conservazione di tale aliquota a decorrere dalla data stabilita per la consegna” (primo comma). In questo caso, era peraltro prevista la possibilità che con decreto del Ministro per l’industria, il commercio e l’artigianato, di concerto con quello per le finanze, potesse essere stabilito “che il concessionario corrisponda, per periodi determinati, invece del prodotto in natura, il valore di esso calcolato a bocca di pozzo e determinato con le modalità di cui al disciplinare tipo, previsto dall’art. 40 della presente legge” (ultimo comma del medesimo articolo 33).

Le disposizioni degli articoli 33 e 66 della legge n. 613 del 1967 – pur mantenute in vigore dall’articolo 1 del decreto legislativo 1 dicembre 2009, n. 179 – sono state in buona parte superate dalla disciplina successiva, e in particolare dalle previsioni introdotte dal decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625 (“Attuazione della direttiva 94/22/CEE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi”).

In particolare, l’articolo 19 del decreto legislativo reca previsioni volte alla “armonizzazione della disciplina sulle aliquote di prodotto della coltivazione”. La disposizione stabilisce, al comma 1, che “per le produzioni ottenute a decorrere dal 1° gennaio 1997, il titolare di ciascuna concessione di coltivazione è tenuto a corrispondere annualmente allo Stato il valore di un’aliquota del prodotto della coltivazione pari al 7% della quantità di idrocarburi liquidi e gassosi estratti in terraferma, e al 7% della quantità di idrocarburi gassosi e al 4% della quantità di idrocarburi liquidi estratti in mare” (aliquota poi elevata al 10% dall’articolo 45, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99).

Le royalties non sono più costituite dunque da una aliquota in natura della produzione, bensì dal valore di tale quota di prodotto.

In questa prospettiva, lo stesso articolo 19 reca, al comma 5, la previsione per cui “i valori unitari dell’aliquota per ogni concessione di coltivazione sono determinati, per ciascun titolare in essa presente, come media ponderale dei prezzi di vendita da esso fatturati nell’anno di riferimento”.

Tale modalità di determinazione del valore dell’aliquota è stata poi sostituita, per le produzioni a decorrere dal 1° gennaio 2002, con il diverso meccanismo stabilito al comma 5-bis; comma introdotto dall’articolo 1, comma 93, della legge 23 agosto 2004, n. 239. In base a questa previsione, “(...) i valori unitari dell’aliquota di coltivazione sono determinati: (...) b) per il gas, per tutte le concessioni e per tutti i titolari, in base alla media aritmetica relativa all’anno di riferimento dell’indice QE, quota energetica del costo della materia prima gas, espresso in euro per MJ, determinato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas ai sensi della Del.Aut.en.el. e gas 22 aprile 1999, n. 52/99, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 100 del 30 aprile 1999, e successive modificazioni, assumendo fissa l’equivalenza 1 Smc = 38,52 MJ. A decorrere dal 1° gennaio 2003, l’aggiornamento di tale indice, ai soli fini del presente articolo, è effettuato dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas sulla base dei parametri di cui alla stessa deliberazione”.

La disciplina normativa ha quindi stabilito che, per la determinazione del valore delle aliquote di produzione, dovesse farsi riferimento alla media annua dei valori attributi all’indice QE dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Quest’ultimo – secondo quanto sopra detto – costituisce il parametro individuato dalla stessa Autorità, con la delibera n. 52/99, come rappresentativo della quota energetica del costo della materia prima, ai fini della determinazione delle condizioni di fornitura del gas naturale nei confronti del c.d. “mercato tutelato”. In particolare, in base alla delibera n. 52/99, l’indice QE era calcolato facendo riferimento a un paniere di prodotti energetici, e più in dettaglio alle quotazioni medie del petrolio e di altri combustibili.

Il quadro della disciplina primaria di riferimento si è poi arricchito con l’emanazione del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, il quale ha previsto – all’articolo 11, comma 1 – la cessione, da parte dei titolari delle concessioni di coltivazione, delle aliquote del prodotto dovute allo Stato presso il mercato regolamentato delle capacità, secondo le modalità determinate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentita l’Autorità. Previsione, questa, che ha trovato attuazione mediante i decreti ministeriali 12 luglio 2007, 15 ottobre 2008 e 6 agosto 2010.

Il sistema risultante dai decreti ministeriali prevede – per quanto qui rileva – che “le procedure di contrattazione delle aliquote avvengono mediante negoziazione ad asta” (articolo 4, comma 1, del decreto ministeriale 6 agosto 2010); “non sono accettate offerte in acquisto inferiori all’indice QE (...)” (comma 3 dell’articolo 4 ora richiamato); “in caso di mancata vendita, il lotto di gas offerto rimane nella disponibilità del titolare, il quale è tenuto a corrispondere allo Stato l’equivalente valorizzato in misura pari all’indice QE di cui al comma 3” (comma 4 dello stesso articolo 4).

Coerentemente, la delibera dell’Autorità ARG/gas 95/2011 (“Disposizioni in materia di modalità economiche di offerta presso il mercato regolamentato delle capacità e del gas di aliquote del prodotto di giacimenti di gas naturale dovute allo Stato, ai sensi dei decreti del Ministro dello Sviluppo Economico 12 luglio 2007 e 6 agosto 2010”) stabilisce che le aliquote di gas vengano offerte a un prezzo di vendita pari all’indice QE (v. articolo 4, comma 4.2 della delibera, in base al quale “Ciascun titolare, ai fini dell’offerta delle aliquote, prevede un prezzo di vendita pari all’indice di cui all’articolo 4, comma 3, del decreto royalties”, ossia il decreto ministeriale 6 agosto 2010).

In tale quadro è intervenuta l’emanazione del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 (“Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”), il quale reca, all’articolo 13, “misure per la riduzione del prezzo del gas naturale per i clienti vulnerabili”.

Il predetto articolo 13 ha disposto che “a decorrere dal primo trimestre successivo all’entrata in vigore del presente decreto, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, al fine di adeguare i prezzi di riferimento del gas naturale per i clienti vulnerabili di cui all’articolo 22 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, e successive modificazioni, ai valori europei, nella determinazione dei corrispettivi variabili a copertura dei costi di approvvigionamento di gas naturale, introduce progressivamente tra i parametri in base ai quali è disposto l’aggiornamento anche il riferimento per una quota gradualmente crescente ai prezzi del gas rilevati sul mercato. In attesa dell’avvio del mercato del gas naturale di cui all’articolo 30, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, i mercati di riferimento da considerare sono i mercati europei individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 130”.

La disciplina primaria ha quindi stabilito che l’Autorità dovesse progressivamente parametrare i corrispettivi a copertura dei costi di approvvigionamento del gas, stabiliti ai fini della determinazione dei prezzi di riferimento del gas per i clienti vulnerabili, “ai prezzi del gas rilevati sul mercato”, e non più quindi alle quotazioni medie di altri combustibili, tra cui il petrolio.

In attuazione di tale previsione, l’Autorità ha emanato dapprima la delibera 263/2012/R/gas, mediante la quale ha modificato il criterio di calcolo dell’indice QE, limitando il “peso” delle quotazioni dei prodotti petroliferi al 95% del valore del parametro e ancorando quest’ultimo, per il restante 5%, alle quotazioni spot del gas, ossia alle quotazioni del gas sul mercato all’ingrosso di breve termine (v. l’articolo 6, comma 6.1, lett. b) del TIVG – “Testo integrato delle attività di vendita al dettaglio di gas naturale e gas diversi da gas naturale distribuiti a mezzo di reti urbane”, allegato alla delibera ARG/gas 64/09, come sostituito dal punto 1 del dispositivo della delibera 263/2012/R/gas). La stessa Autorità ha poi incrementato il “peso” delle quotazioni spot del gas al 20%, mediante la delibera 124/2013/R/gas, in vigore fino al 30 settembre 2013 (v. il punto 1 del dispositivo, che ha ulteriormente modificato l’articolo 6, comma 6.1, lett. b) del TIVG).

Da ultimo, con la delibera 196/2013/R/gas, l’Autorità ha abbandonato definitivamente – con effetto dal 1° ottobre 2013 – l’indice QE quale parametro di determinazione del costo del gas ai fini della determinazione delle condizioni di fornitura in favore del mercato tutelato. La componente a copertura dei costi di approvvigionamento del gas naturale nei mercati all’ingrosso è ora costituita dall’indice Cmem, definito unicamente con riguardo al mercato di breve periodo del gas naturale (v. il punto 1, lett. c), del dispositivo della delibera, che ha sostituito l’articolo 6 del TIVG).

In particolare – per quanto qui rileva – la Cmem è data dalla somma di diversi elementi, fra i quali figura l’indice Pfor “espresso in euro/Gj, a copertura dei costi di approvvigionamento del gas naturale”, che è determinato esclusivamente in base alle quotazioni forward trimestrali del gas nel mercato OTC (Over The Counter) presso l’hub TTF, ossia la borsa del gas olandese (in base all’articolo 6.2, lett. d), del TIVG, come sostituito dalla delibera 196/2013/R/gas, il valore Pfor relativo al trimestre t-esimo è “pari alla media aritmetica delle quotazioni forward trimestrali OTC relative al trimestre t-esimo del gas, presso l’hub TTF, rilevate da Platts con riferimento al secondo mese solare antecedente il trimestre t-esimo”).

4. Entro il contesto normativo così delineato si inserisce la presente controversia, avente ad oggetto – come già evidenziato – il criterio di determinazione del valore delle aliquote di prodotto dovute allo Stato e agli altri Enti pubblici. Tale valore, secondo l’avviso della ricorrente, dovrebbe essere stabilito in base all’indice Pfor, ancorato al prezzo del gas sul mercato di breve periodo, e non invece facendo applicazione del parametro QE, basato sulle quotazioni del petrolio e di altri combustibili.

C - LA NORMATIVA DELL’UNIONE EUROPEA.

5. La direttiva 94/22/CE – attuata in Italia tramite il D. Lgs. n. 625 del 1996 – all’art. 6, par. 1, stabilisce che “gli Stati membri provvedono affinché le condizioni e i requisiti di cui all’articolo 5, punto 2), nonché gli obblighi particolareggiati relativi all’esercizio di un’autorizzazione specifica siano giustificati esclusivamente dalla necessità di assicurare il corretto esercizio delle attività nell’area geografica per la quale è richiesta l’autorizzazione, mediante applicazione del paragrafo 2 oppure versamento di un corrispettivo pecuniario o in idrocarburi”. Il sesto considerando, a sua volta, evidenzia “che occorre garantire l’accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi e al loro esercizio, secondo modalità che favoriscono una maggiore concorrenza nel settore, onde contribuire ad una prospezione, ricerca e coltivazione ottimali delle risorse negli Stati membri e rafforzare l’integrazione del mercato interno dell’energia”.

In sostanza, ferma restando la facoltà degli Stati membri di richiedere ai titolari di concessioni di coltivazione di idrocarburi un corrispettivo pecuniario o in natura, a titolo di quota di compartecipazione della collettività allo sfruttamento dei giacimenti, va altresì evidenziato che il corrispettivo deve essere fissato in maniera non discriminatoria, ossia impedendo che si realizzino o consolidino posizioni di vantaggio di alcuni operatori di mercato rispetto ad altri concorrenti.

D - LE CONSEGUENZE DERIVANTI DALL’APPLICAZIONE DEGLI ATTI IMPUGNATI.

6. Attraverso l’attuale meccanismo di valorizzazione delle royalties si procede, in prima battuta, ad offrire sul mercato regolamentato delle capacità e del gas (PSV) le aliquote di prodotto spettanti allo Stato in misura pari al prezzo corrispondente all’indice QE e, laddove, come accade nella gran parte dei casi, le predette aliquote dovessero risultare invendute, il prodotto “rimane nella disponibilità del titolare, il quale è tenuto a corrispondere allo Stato l’equivalente valorizzato in misura pari all’indice QE”, che risulta essere un prezzo superiore a quello di mercato. Da ciò discende che i concessionari sono tenuti ad acquistare le aliquote di prodotto ad un prezzo sensibilmente più elevato rispetto a quello di mercato, subendo un evidente pregiudizio nei confronti degli altri operatori del settore, loro concorrenti, non destinatari di un tale obbligo.

E – I QUESITI CHE SI INTENDONO SOTTOPORRE ALLA CORTE DI GIUSTIZIA

7. Così riassunto il quadro di riferimento alla base del ricorso sopra indicato, questo Tribunale Amministrativo Regionale ritiene di non poter decidere la controversia de qua senza la previa sottoposizione alla Corte di giustizia, ai sensi dell’art. 267 TFUE, delle questioni che si espongono di seguito.

8. Come evidenziato in precedenza, dal complesso degli atti impugnati emerge che l’indice QE debba continuare a costituire il parametro di riferimento per le royalties da corrispondere allo Stato e agli altri Enti pubblici, pur dandosi vita in tal modo ad una misura discriminatoria nei confronti degli operatori titolari delle concessioni di coltivazione del gas naturale; tale interpretazione della normativa interna, in ipotesi contrastante con i principi contenuti nella direttiva 94/22/CE, è stata fatta propria anche dal Consiglio di Stato, con la sentenza del 18 gennaio 2018, n. 290.

In particolare, il Giudice d’appello – riformando plurime decisioni assunte da questo Tribunale nel mese di giugno 2016 – ha affermato che quanto meno dal 2004, “con l’entrata in vigore dell’art. 19, co. 5-bis, del d.lgs. n. 625/1996, l’ottica e la finalità del meccanismo determinativo del tantundem dovuto per una concessione estrattiva è mutato sensibilmente.

E questo (da non dimenticare), come ‘spiegato’ dall’art. 1, co. 93, alinea, della l.n. 239/2004, che quel co. 5-bis dell’art. 19 citato ha introdotto, proprio “Ai fini di una migliore attuazione della normativa in materia di aliquote di prodotto della coltivazione (…)”, ossia per una più semplice, pratica ed efficiente attuazione di quella normativa.

Nel nuovo quadro normativo è in primo luogo scomparsa la possibilità che i concessionari potessero ‘pagare’ (a fronte della concessione) lo Stato in natura, cedendogli una quota predeterminata di prodotto gas da loro estratto.

Rispetto all’alternativa offerta dall’ottavo considerando e dall’art. 6, paragrafo 1, della direttiva 94/22/CE, evidentemente il Legislatore ha optato direttamente per la predilezione del ‘corrispettivo pecuniario’ (in luogo di quello ‘in idrocarburi’).

Nel nuovo quadro normativo, poi, non si rinviene un qualunque riferimento che, sul piano interpretativo, possa far intendere che debba ricorrere una ‘equivalenza’ tra ‘corrispettivo pecuniario’ e valore della quota predeterminata del prodotto gas estratto.

Ciò del resto è logico:

- per un verso, alla luce dei riferimenti normativi citati della direttiva 94/22/CE i quali, come già detto, non mostrano di imporre agli Stati membri una ‘equivalenza’ tra le due forme di corrispettivo e questo per il semplice fatto che, nella struttura della direttiva, figura esistere (a favore degli Stati membri) un’opzione alternativa assoluta (o ‘corrispettivo pecuniario’ o ‘corrispettivo in idrocarburi’, senza tuttavia una qualche liaison fra gli stessi) e non piuttosto – come era in passato nel nostro ordinamento – una forma esclusiva di pagamento in natura (quote di prodotto estratto dovute dal concessionario allo Stato), con facoltà del concessionario (subordinata peraltro alla previa scelta governativa e, dunque, ad un licet statale) di liberarsi attraverso la corresponsione di un equivalente economico (del valore di dette quote);

- per altro verso, alla luce dell’evidente scelta del Legislatore di rendere sufficientemente stabile, e perciò prevedibile nel tempo, l’entrata finanziaria derivante dalle concessioni di estrazione attraverso l’ancoraggio del meccanismo di calcolo del ‘corrispettivo pecuniario’ (delle concessioni) ad un indice di riferimento (quello ‘QE’) a propria volta legato a valori di mercato altrettanto sufficientemente stabili o, quanto meno, poco riflettenti le eventuali variazioni congiunturali dei prezzi del prodotto gas sui mercati di approvvigionamento;

- per altro verso ancora, alla luce dell’altrettanto evidente scelta del Legislatore (resa possibile, come detto, dalla struttura normativa della direttiva 94/22/CE) di utilizzare le quote predeterminate di prodotto estratto come un semplice moltiplicatore applicativo dell’indice (quello ‘QE’) prescelto in via legislativa.

65.3. A fronte di queste considerazioni, allora, non è (ulteriormente) plausibile la lettura interpretativa prospettata dai concessionari dell’art. 19, co. 5-bis, lett. b), primo periodo, del d.lgs. n. 625/1996 (anche a prescindere dalla portata ostativa, a detta interpretazione, conseguente già alla formulazione del secondo periodo della stessa lett. b) del citato co. 5-bis).

Secondo questa lettura interpretativa, in estrema sintesi, non dovrebbe escludersi che per effetto di una scelta dell’Autorità – che, si badi bene, per quanto autorevole è pur sempre una scelta di natura amministrativa e perciò di rango sub legislativo – si possa determinare una riduzione del gettito finanziario derivante dall’operatività della norma (il citato art. 19, co. 5-bis, lett. b), abbandonandosi l’utilizzazione dell’indice ‘QE’, formalmente previsto dalla norma primaria, in favore di un più conveniente (ma solo per i concessionari) indice ‘Pfor’, la cui introduzione, peraltro, era del tutto sconosciuta ed imprevedibile all’epoca (2004) dell’entrata in vigore della citata norma primaria.

Questa prospettazione, tuttavia, urterebbe con l’art. 81 Cost., specie alla luce della sua più recente riformulazione (per effetto della l. cost. n. 1/2912).

Si legittimerebbe invero, ove mai fosse vera la prospettazione dei concessionari, per scelta di un’Autorità amministrativa, un deficit finanziario per lo Stato senza che vi fosse una legge che provvedesse ai mezzi per fare fronte ai maggiori oneri derivanti dalla minore entrata.

In altri termini, la prospettazione dei concessionari, per potersi materializzare, necessiterebbe di un previo intervento legislativo che, modificando nel senso auspicato la formula di cui all’art. 19, co. 5-bis, lett. b), del d.lgs. n. 625/1996, si facesse pure carico degli effetti finanziari negativi per il bilancio pubblico che ne deriverebbero”.

9. Ciò posto, questo Giudice remittente ritiene necessario rivolgersi alla Corte di giustizia al fine di chiarire:

- se le previsioni contenute nella direttiva 94/22/CEE, all’art. 6, par. 1 e al sesto considerando, ostano ad una normativa interna, in particolare l’art. 19, comma 5-bis, del D. Lgs. n. 625 del 1996, che, in ragione dell’interpretazione fornita dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 290/2018, consente di imporre, in sede di corresponsione delle royalties, il parametro QE, basato sulle quotazioni del petrolio e di altri combustibili, piuttosto che in base all’indice Pfor, ancorato al prezzo del gas sul mercato di breve periodo.

10. Per le ragioni sin qui esaminate, si ritiene di sospendere il giudizio e di rimettere alla Corte di giustizia il quesito interpretativo indicato al paragrafo precedente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), non definitivamente pronunciando sul ricorso specificato in epigrafe:

- dispone la rimessione alla Corte di giustizia della questione pregiudiziale indicata in motivazione;

- dispone, nelle more, la sospensione del giudizio;

- riserva la liquidazione delle spese di lite al definitivo;

- manda alla Segreteria della Sezione tutti gli adempimenti di competenza, e in particolare la comunicazione della presente ordinanza alla Corte di giustizia e l’invio, in plico raccomandato, alla Cancelleria della Corte di giustizia (all’indirizzo: Rue du Fort Niedergrünewald, L-2925 Lussemburgo) della presente ordinanza, insieme a copia di tutti gli atti contenuti nel fascicolo di causa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del 14 febbraio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Mario Mosconi, Presidente
Antonio De Vita, Consigliere, Estensore
Floriana Venera Di Mauro, Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Antonio De Vita Mario Mosconi



IL SEGRETARIO

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