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Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo

Re: Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo

Messaggioda panorama » mar gen 23, 2018 10:17 am

Leggete la sentenza del CdS datata 2012, qui sotto indicata, ove il Ministero della Difesa ha perso l’Appello.

09/10/2012 201205250 Sentenza 4


N. 05250/2012REG.PROV.COLL.
N. 03736/2005 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3736 del 2005, proposto da:
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Gen.Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. PUGLIA - SEZ. STACCATA DI LECCE: SEZIONE I n. 01581/2004, resa tra le parti, concernente della sentenza del t.a.r. Puglia - sez. staccata di Lecce: sezione I n. 01581/2004, resa tra le parti, concernente iscrizione fondo di previdenza e credito presso Inpdap ex Enpas
……………………………

OMISSIS

1) Al riguardo la giurisprudenza amministrativa ha infatti da tempo accolto la tesi della riconoscibilità dei servizi in questione, prestati in posizione di ferma volontaria o rafferma, avendo essi i connotati del servizio continuativo ai sensi dell’art. 1, d.P.R. n. 1032/1973 (Cons. di Stato, sez. VI, 15 novembre 2005 n. 6363 e 31 marzo 2006 n. 1643). Vero è che l’orientamento complessivo non è risultato univoco nel tempo, registrandosi anche interpretazioni che non hanno ritenuto detti servizi automaticamente computabili ai fini dell’indennità di buonuscita e sulla base del solo dato testuale dell’art. 1, d.P.R. n. 1032/1973, pervenendo comunque al riconoscimento ove il dipendente risultasse aver versato i corrispondenti e necessari contributi, perfezionando (come nel caso in esame ) il procedimento di “riscatto” dei servizi stessi. Certo è però che l’interpretazione favorevole ha successivamente trovato piena conferma nell’art. 5, d.lgs. n. 165/1997, i cui commi 4, 5 e 6, così dispongono:

<<4. Il servizio militare comunque prestato, anche anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, è ricongiungibile ai fini del trattamento previdenziale.


La suindicata sentenza si trova postata nel testo “ Indennità di buonuscita e riscatto periodi pre-ruolo, nel Forum Carabinieri
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Re: Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo

Messaggioda panorama » mer mag 09, 2018 10:19 am

Ricorso Accolto.
--------------------------

1) - il Col. Carlo Trinchera, posto in congedo dall’Esercito Italiano con decorrenza dal 30 dicembre 2001, lamentava che l’Ente previdenziale aveva omesso di corrispondere in maniera corretta le somme a lui spettanti a titolo di liquidazione dell’indennità di “buonoscita”, calcolata per 21 anni, 2 mesi e 22 giorni di servizio.

2) - Ciò perché era valutabile, in realtà, oltre a un periodo pari a 27 anni, 2 mesi e 27 giorni, come calcolato nel relativo “progetto di liquidazione” da parte dell’Ufficio Tecnico Territoriale “Armi e Missilistica” di Nettuno, anche l’ammissione “a riscatto” a tal fine di 6 anni e 4 mesi di ulteriori periodi di servizio che erano indicati, per un totale di 33 anni e 6 mesi circa.

Il TAR precisa:

3) - E’ stato infatti precisato dalla giurisprudenza che, in materia indennità di buonuscita dei dipendenti statali, disciplinata dal d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032, .............., la liquidazione di tale indennità, analogamente al trattamento di quiescenza richiamato dalla disciplina normativa citata, va determinata in base alla durata del servizio, ivi dovendosi computare i periodi di servizio effettivo e, in mancanza, quelli “utili”, vale a dire “riscattati”, o comunque ammessi al riscatto;
- ) - questi ultimi, tuttavia, non possono essere sovrapposti a quelli di servizio effettivo, di modo che, se un determinato periodo è fornito di contribuzione connessa alla prestazione effettiva di servizio, non può essere considerato “utile”, ai fini della liquidazione della buonuscita, un contemporaneo periodo di servizio non effettivo, ma riscattato mediante versamento dei contributi, o comunque ammesso al riscatto, a nulla valendo che, per tale periodo, l'interessato abbia ottenuto uno specifico provvedimento di riscatto ed abbia versato la relativa contribuzione (Cass. Civ. SSUU, 30.10.08, n. 26019).

4) - Così pure, è stato evidenziato che in forza del principio del collegamento strutturale tra la retribuzione contributiva e l'indennità di buonuscita sancito dall'art. 38 d.P.R. n. 1032 del 1973, l'Inpdap deve provvedere a liquidare detta indennità sulla base della documentazione prodotta dall'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico cessato dal servizio, da cui risultino gli anni di servizio prestati e per i quali erano stati versati i contributi o da parte dell'amministrazione o da parte dello stesso dipendente a seguito di provvedimenti di “riscatto” (TAR Lazio, Sez. III, 1.4.03, n. 2876).
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SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201805033,- Public 2018-05-05 -
Pubblicato il 05/05/2018

N. 05033/2018 REG. PROV. COLL.
N. 03628/2007 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3628 del 2007, proposto da
Carlo Trinchera, rappresentato e difeso dall'avvocato Mario Bacci, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via L. Capuana, 207;

contro
- Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso cui domicilia ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

- Inpdap - Istituto Nazionale Previdenza Dipendenti Amministrazione Pubblica, non costituito in giudizio;

per l'accertamento del diritto
spettante al ricorrente alla riliquidazione del trattamento dell’indennità di buonuscita INPDAP.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza “smaltimento” del 13 aprile 2018 il dott. Ivo Correale e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con rituale ricorso a questo Tribunale, il Col. Carlo Trinchera, posto in congedo dall’Esercito Italiano con decorrenza dal 30 dicembre 2001, lamentava che l’Ente previdenziale aveva omesso di corrispondere in maniera corretta le somme a lui spettanti a titolo di liquidazione dell’indennità di “buonoscita”, calcolata per 21 anni, 2 mesi e 22 giorni di servizio.

Ciò perché era valutabile, in realtà, oltre a un periodo pari a 27 anni, 2 mesi e 27 giorni, come calcolato nel relativo “progetto di liquidazione” da parte dell’Ufficio Tecnico Territoriale “Armi e Missilistica” di Nettuno, anche l’ammissione “a riscatto” a tal fine di 6 anni e 4 mesi di ulteriori periodi di servizio che erano indicati, per un totale di 33 anni e 6 mesi circa.

Il ricorrente, quindi, lamentava: “Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del D.P.R. 1032/1973. Eccesso di potere nelle forme sintomatiche dell’errore nell’accertamento dei presupposti, illogicità e contraddittorietà manifesta, difetto di istruttoria”.

Il progetto di liquidazione INPDAP non menzionava il servizio effettivo prestato dal ricorrente né elencava tutti i periodi sottoposti a “riscatto”, secondo quando sopra evidenziato, nel rispetto del dettato dell’art. 3, commi 2 e 3, d.p.r. n. 1032/1973, che indica la base contributiva dell’indennità in questione.

Si costituiva in giudizio in Ministero della Difesa con atto di mera forma.

Alla pubblica udienza “straordinaria” del 13 aprile 2018, la causa era trattenuta in decisione.

DIRITTO

Il Collegio, ribadita la sua giurisdizione (Cons. Stato, Sez. III, 6.12.17, n. 5850; TAR Lazio, Sez. I bis, 4.1.16, n. 18 e Sez. III ter, 13.2.18, n. 1721), ritiene la fondatezza del ricorso, nei termini che si vanno a precisare.

E’ stato infatti precisato dalla giurisprudenza che, in materia indennità di buonuscita dei dipendenti statali, disciplinata dal d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1032, poiché il connesso trattamento economico realizza una funzione propriamente previdenziale, sia pure mediante la corresponsione di un'indennità commisurata alla base contributiva dell'ultima retribuzione percepita, la liquidazione di tale indennità, analogamente al trattamento di quiescenza richiamato dalla disciplina normativa citata, va determinata in base alla durata del servizio, ivi dovendosi computare i periodi di servizio effettivo e, in mancanza, quelli “utili”, vale a dire “riscattati”, o comunque ammessi al riscatto; questi ultimi, tuttavia, non possono essere sovrapposti a quelli di servizio effettivo, di modo che, se un determinato periodo è fornito di contribuzione connessa alla prestazione effettiva di servizio, non può essere considerato “utile”, ai fini della liquidazione della buonuscita, un contemporaneo periodo di servizio non effettivo, ma riscattato mediante versamento dei contributi, o comunque ammesso al riscatto, a nulla valendo che, per tale periodo, l'interessato abbia ottenuto uno specifico provvedimento di riscatto ed abbia versato la relativa contribuzione (Cass. Civ. SSUU, 30.10.08, n. 26019).

Così pure, è stato evidenziato che in forza del principio del collegamento strutturale tra la retribuzione contributiva e l'indennità di buonuscita sancito dall'art. 38 d.P.R. n. 1032 del 1973, l'Inpdap deve provvedere a liquidare detta indennità sulla base della documentazione prodotta dall'amministrazione di appartenenza del dipendente pubblico cessato dal servizio, da cui risultino gli anni di servizio prestati e per i quali erano stati versati i contributi o da parte dell'amministrazione o da parte dello stesso dipendente a seguito di provvedimenti di “riscatto” (TAR Lazio, Sez. III, 1.4.03, n. 2876).

Ala luce di quanto dedotto, quindi, e anche in assenza di difese dell’Amministrazione, il ricorso deve essere accolto nel senso che sussiste l’obbligo dell’Amministrazione di rivedere il progetto di liquidazione dell’indennità per cui è causa al fine di valutare anche i periodi di servizio effettivi “riscattati” dal ricorrente. A ciò le amministrazioni intimate dovranno provvedere senza indugio, ciascuna per la sua competenza.

La peculiarità della fattispecie consente di compensare eccezionalmente le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione. Salvi ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.

Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 13 aprile 2018 con l'intervento dei magistrati:
Anna Bottiglieri, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere
Ivo Correale, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Ivo Correale Anna Bottiglieri





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Re: Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo

Messaggioda panorama » dom mag 20, 2018 10:31 am

Ricorso Accolto
-------------------------

1) - ha chiesto il riconoscimento del diritto alla rideterminazione della propria posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., tenendo conto anche del c.d. servizio figurativo ( aumento di un quinto riconosciuto in sede di liquidazione dell’indennità una tantum ) previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.

2) - Risulta dagli atti ..... che il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo della Guardia di Finanza, con decreto n. …. dell’11 luglio 2002, ha disposto che l’I.N.P.D.A.P. versasse all’I.N.P.S. la somma di € 46.173,31 per la costituzione della posizione assicurativa dell’interessato e, quindi, tenendo conto del solo servizio effettivamente prestato, ma non anche di quello c.d. figurativo.

3) - Di qui, la domanda di riconoscimento dell’aumento di servizio utile a pensione e l’obbligo corrispondente della P.A. alla ricostituzione della posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., previa valorizzazione degli aumenti di periodi di servizio, per un totale di anni 17, mesi 4 e giorni 9.

4) - Espone, …., il dott. C.. che ha prestato servizio nella Guardia di Finanza
dal 18 maggio 1983 sino al 7 maggio 1984 e
dal 29 novembre 1984 sino al 30 luglio 1998, data di collocamento in congedo a domanda con il grado di “ Capitano “.

5) - Il Comando generale della Guardia di Finanza si è costituito in giudizio …..., eccependo sostanzialmente che le maggiorazioni di servizio figurative rilevano solo ai fini della misura della pensione o dell’indennità una tantum,
- ) - ma non ai fini della costituzione della posizione assicurativa presso l’A.G.O., in quanto, diversamente opinando, vi sarebbe una doppia valutazione della medesima situazione.

LA CORTE DEI CONTI scrive:

6) - Il ricorrente si duole che la suddetta posizione assicurativa è stata costituita tenendo conto solo del servizio effettivamente prestato e non anche del c.d. servizio figurativo, costituito dall’aumento del quinto previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.

7) - Occorre innanzi tutto puntualizzare che, seppure l’art. 124 del d.p.r. n. 1092/1973 è stato abrogato per effetto del comma 12-undecies dell’art. 12, D.L. 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, nella L. n. 122/2010, trova applicazione nel presente giudizio la previgente disciplina, in forza del principio del tempus regit actum, in considerazione della circostanza che il ricorrente è cessato dal servizio presso la Guardia di Finanza nel 1998, allorquando avrebbe dovuto essere costituita la propria posizione assicurativa, e, dunque, in epoca anteriore all’entrata in vigore della suddetta norma abrogativa.

8) - Dal tenore letterale delle norme di cui agli artt. 124 del d.p.r. n.1092/1973 e 3, ultimo comma, della L. n. 284/1977, si evince che l’unica condizione posta dal legislatore perchè l’ex militare possa beneficiare dell’aumento del quinto del periodo utile è l’avere svolto il servizio in condizioni di impiego operativo ( in tal senso, C. conti, Sez. giur. Lombardia, n. 464 del 2007 e la giurisprudenza richiamata: Id., n. 62/2004; id., n. 153/2005; Id., n. 31472005; Sez. giur. Veneto, n. 548/2006 ).

9) - Quanto esposto ha trovato, altresì, autorevole conferma nella giurisprudenza di questa Corte – sia di primo ( ex multis, Sez. giur. Lazio, n. 1729/2009 ) che di secondo grado ( cfr. Sez. III app. n. 465/2009 e n. 193/2010) – alla cui stregua è stato chiarito come “ servizio prestato “ debba intendersi “ servizio utile “ e non già “ servizio effettivo “.

10) - Deve osservarsi, infatti, che il beneficio dell’aumento di un quinto è attribuito per il solo fatto di avere prestato servizio
- ) e, in questo senso,
- ) a nulla rileva la casistica indicata nella sentenza delle Sezioni riunite
- ) allorchè si fa menzione dei diversi contenuti da attribuirsi a “ servizio utile” e “servizio effettivo”
- ) poiché lo stesso art. 40 del d.p.r. n.1092/1973 assume che il “servizio effettivo” scaturisce dalla “somma dei servizi e periodi computabili in quiescenza,
- ) considerati senza tenere conto degli aumenti ci cui al precedente Capo III”.
- ) A parte il fatto che gli aumenti di servizio di cui al Capo III sono tassativi ( e non può esservi menzione di quello in oggetto perché successivo )
- ) è la stessa norma che, successiva,
- ) prevede che il servizio prestato in quelle condizioni è “computato con l’aumento di un quinto”,
utilizzando lo stesso verbo “computare” usato nell’art. 40 per indicare i periodi di servizio effettivo.

11) - La interpretazione qui seguita è confermata dall’art. 5 del D.Lgs. n. 165 del 1997 ed è stata avvalorata dalla Sezione giurisdizionale Sardegna ( n. 814/2012 ) nonché da questa stessa Sezione giurisdizionale ( n. 627/2010 )

N.B.: lettere tutto il contesto qui sotto.
------------------------------------------------------------------

Sezione PUGLIA Esito SENTENZA Materia PENSIONI
Anno 2018 Numero 406 Pubblicazione 17/05/2018
------------------------------------------------------------------


Sent 406/2018

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE PUGLIA
IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA
( ART. 5 L. 205/2000 )
*********
IL GIUDICE

ha pronunciato la seguente
SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 32869 del registro di segreteria, proposto dal Sig.re C.. Giuseppe ( n. a ……. il ……. 1963 ) – rapp.to e difeso dall’avv. Antonio Savino, giusta mandato a margine del ricorso;
Visto il ricorso in epigrafe, con i relativi allegati;

contro
- Comando generale della Guardia di Finanza, in persona del legale rappresentante p.t.

- I.N.P.S.- Gestione Dipendenti Pubblici;

Udito alla pubblica udienza del 6 aprile 2018 l’avv. Antonio Savino, per il ricorrente, il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

Udito il Mar. Lgt. Donato Pascazio, in rappresentanza del Comando Generale della Guardia di Finanza, il quale si è riportato alla memoria depositata.

Visto il ricorso, in epigrafe indicato, depositato in data 7 ottobre 2016;

Esaminati gli atti ed i documenti tutti della causa;

Considerato in
FATTO E DIRITTO

Con ricorso in data 28 settembre 2016, il dott. C.. Giuseppe, come sopra generalizzato, ha chiesto il riconoscimento del diritto alla rideterminazione della propria posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., tenendo conto anche del c.d. servizio figurativo ( aumento di un quinto riconosciuto in sede di liquidazione dell’indennità una tantum ) previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.

Risulta dagli atti depositati che il Reparto Tecnico Logistico Amministrativo della Guardia di Finanza, con decreto n. 3323 dell’11 luglio 2002, ha disposto che l’I.N.P.D.A.P. versasse all’I.N.P.S. la somma di € 46.173,31 per la costituzione della posizione assicurativa dell’interessato e, quindi, tenendo conto del solo servizio effettivamente prestato, ma non anche di quello c.d. figurativo.

Di qui, la domanda di riconoscimento dell’aumento di servizio utile a pensione e l’obbligo corrispondente della P.A. alla ricostituzione della posizione assicurativa presso l’I.N.P.S., previa valorizzazione degli aumenti di periodi di servizio, per un totale di anni 17, mesi 4 e giorni 9.

Espone, infatti, il dott. C.. che ha prestato servizio nella Guardia di Finanza dal 18 maggio 1983 sino al 7 maggio 1984 e dal 29 novembre 1984 sino al 30 luglio 1998, data di collocamento in congedo a domanda con il grado di “ Capitano “.

Il Comando generale della Guardia di Finanza si è costituito in giudizio con una memoria difensiva, in data 7 novembre 2016, eccependo sostanzialmente che le maggiorazioni di servizio figurative rilevano solo ai fini della misura della pensione o dell’indennità una tantum, ma non ai fini della costituzione della posizione assicurativa presso l’A.G.O., in quanto, diversamente opinando, vi sarebbe una doppia valutazione della medesima situazione. In subordine, la prescrizione quinquennale.

Alla odierna udienza le parti si sono riportate a quanto già dedotto.

Il ricorso è fondato.

Il ricorrente si duole che la suddetta posizione assicurativa è stata costituita tenendo conto solo del servizio effettivamente prestato e non anche del c.d. servizio figurativo, costituito dall’aumento del quinto previsto dall’art. 3 della legge n. 284/1977.

Occorre innanzi tutto puntualizzare che, seppure l’art. 124 del d.p.r. n. 1092/1973 è stato abrogato per effetto del comma 12-undecies dell’art. 12, D.L. 31 maggio 2010, n.78, convertito, con modificazioni, nella L. n. 122/2010, trova applicazione nel presente giudizio la previgente disciplina, in forza del principio del tempus regit actum, in considerazione della circostanza che il ricorrente è cessato dal servizio presso la Guardia di Finanza nel 1998, allorquando avrebbe dovuto essere costituita la propria posizione assicurativa, e, dunque, in epoca anteriore all’entrata in vigore della suddetta norma abrogativa.

Dal tenore letterale delle norme di cui agli artt. 124 del d.p.r. n.1092/1973 e 3, ultimo comma, della L. n. 284/1977, si evince che l’unica condizione posta dal legislatore perchè l’ex militare possa beneficiare dell’aumento del quinto del periodo utile è l’avere svolto il servizio in condizioni di impiego operativo ( in tal senso, C. conti, Sez. giur. Lombardia, n. 464 del 2007 e la giurisprudenza richiamata: Id., n. 62/2004; id., n. 153/2005; Id., n. 31472005; Sez. giur. Veneto, n. 548/2006 ).

Quanto esposto ha trovato, altresì, autorevole conferma nella giurisprudenza di questa Corte – sia di primo ( ex multis, Sez. giur. Lazio, n. 1729/2009 ) che di secondo grado ( cfr. Sez. III app. n. 465/2009 e n. 193/2010) – alla cui stregua è stato chiarito come “ servizio prestato “ debba intendersi “ servizio utile “ e non già “ servizio effettivo “.

Né a diverso convincimento conduce la lettura della sentenza delle Sezioni riunite n. 8/QM/2011, la quale appare ancorata ad una interpretazione letterale delle norme richiamate.

Deve osservarsi, infatti, che il beneficio dell’aumento di un quinto è attribuito per il solo fatto di avere prestato servizio e, in questo senso, a nulla rileva la casistica indicata nella sentenza delle Sezioni riunite allorchè si fa menzione dei diversi contenuti da attribuirsi a “ servizio utile” e “servizio effettivo” poiché lo stesso art. 40 del d.p.r. n.109271973 assume che il “servizio effettivo” scaturisce dalla “somma dei servizi e periodi computabili in quiescenza, considerati senza tenere conto degli aumenti ci cui al precedente Capo III”. A parte il fatto che gli aumenti di servizio di cui al Capo III sono tassativi ( e non può esservi menzione di quello in oggetto perché successivo ) è la stessa norma che, successiva, prevede che il servizio prestato in quelle condizioni è “computato con l’aumento di un quinto”, utilizzando lo stesso verbo “computare” usato nell’art. 40 per indicare i periodi di servizio effettivo.

La interpretazione qui seguita è confermata dall’art. 5 del D.Lgs. n. 165 del 1997 ed è stata avvalorata dalla Sezione giurisdizionale Sardegna ( n. 814/2012 ) nonché da questa stessa Sezione giurisdizionale ( n. 627/2010 )

Poiché non vi è ragione per discostarsi da siffatto orientamento giurisprudenziale, che poggia le sue solide basi sul tenore letterale dell’art. 3 della legge n. 28471977, il ricorso merita di essere accolto, con la conseguente rideterminazione della pozione assicurativa presso l’I.N.P.S. anche relativamente al periodo di c.d. servizio figurativo, per la durata complessiva di anni 17, mesi 9 e giorni 4.

Deve riconoscersi, dunque, il diritto del dott. C.. Giuseppe alla rideterminazione della posizione assicurativa sulla base dell’aumento del quinto previsto dalla legge.

Sulle somme scaturenti dal ricalcolo, devono corrispondersi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, alle condizioni di legge, nei limiti della prescrizione quinquennale.

La complessità della causa giustifica la compensazione delle spese di giudizio, che rimangono a carico delle parti.

P.Q.M.

la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Puglia, definitivamente pronunciando

ACCOGLIE

il ricorso n° 32869, nei sensi in motivazione.

Spese di giudizio compensate. .
Così deciso in Bari, nella Camera di Consiglio del sei aprile duemiladiciotto.
F.to ( V. Raeli )


Depositata in Segreteria il 17/05/2018


Il Funzionario di Cancelleria
F.to (dott. Pasquale ARBORE)
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Re: Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo

Messaggioda panorama » sab giu 09, 2018 1:09 pm

Ricorso Accolto.
----------------------

1) - La parte ricorrente, ufficiale dell’esercito italiano in servizio, censura il diniego espresso dalla resistente alla istanza di riscatto, ai fini del trattamento di quiescenza, del periodo intercorrente tra la nomina giuridica e quella economica.

IL TAR LAZIO precisa:

2) - la p.a. ha respinto l’indicata istanza sulla base del tenore letterale dell’art. 1847 del D.lgs n. 66/2010.

3) - Tanto premesso, recita il primo comma dell’art. 1847 del Dlgs n. 66/2010: “ Il computo del servizio effettivo si effettua dalla data di assunzione del servizio sino a quella di cessazione dallo stesso”.

4) - L’interpretazione della norma riportata non può disattendere le previsioni generali del sistema.

5) - In altre parole, la scelta della p.a. di distinguere il momento giuridico da quello della effettiva prestazione del servizio, per esclusive esigenze della stessa,
- ) - non può essere ignorata e non può costituire un momento pregiudiziale del cittadino,
- ) - dovendo ricondursi al momento della nomina lo stabile inserimento in una carriera dello Stato con il conseguente consolidamento dello status, giuridico ed economico, dallo stesso derivante.

6) - Conseguentemente, il rigetto della istanza di riscatto, a fini previdenziali, presentata dall’attuale ricorrente a mente dell’art. 142, comma 2 del DPR 1092/1973, con onere a carico dello stesso richiedente, per il periodo 1° marzo 1984/ 24 luglio 1984 è viziata, nei termini indicati in motivazione e deve essere annullata.

N.B.: Cmq. leggete il tutto qui sotto.
----------------------------------------------------------


SENTENZA BREVE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201806366, - Public 2018-06-07 -

Pubblicato il 07/06/2018


N. 06366/2018 REG. PROV. COLL.
N. 00911/2018 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 911 del 2018, proposto da
Maurizio De Giorgi, rappresentato e difeso dagli avvocati Giancarlo Viglione, Noemi Tsuno, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Giancarlo Viglione in Roma, Lungotevere dei Mellini 17;

contro
Ministero della Difesa non costituito in giudizio;

per l'annullamento, previa sospensiva

1. del provvedimento del Ministero della Difesa – Centro Unico Stipendiale Esercito – Ufficio Trattamento Economico di Quiescenza e Relazioni con il Pubblico prot. n. M_D E25720 REG2017 0045978 datato 16.11.2017 ed avente ad oggetto “Col. Maurizio DE GIORGI (…) Domanda di riscatto del periodo intercorrente tra la nomina giuridica ad ufficiale in s.p.e. e quella economica di assunzione in servizio”;

2. della nota della Direzione Generale della Previdenza e della Leva prot. n. M_DG PREV 0056344 del 7 aprile 2014 richiamata nel provvedimento sub 1 e della quale il ricorrente veniva a conoscenza unitamente al provvedimento oggi impugnato;

3. nonché di ogni altro atto e provvedimento presupposto, connesso e conseguente.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 30 maggio 2018 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


La questione oggetto del presente scrutinio può essere decisa in forma semplificata, sussistendo, all’evidenza, i presupposti indicati dall’art. 74 cpa.

La parte ricorrente, ufficiale dell’esercito italiano in servizio, censura il diniego espresso dalla resistente alla istanza di riscatto, ai fini del trattamento di quiescenza, del periodo intercorrente tra la nomina giuridica e quella economica.

La giurisdizione pertiene al giudice adito: “la giurisdizione esclusiva della Corte dei conti in materia di pensioni è limitata solo a quanto concerne con immediatezza, anche nella misura, il sorgere, il modificarsi e l'estinguersi totale o parziale del diritto a pensione in senso stretto, restando esclusa da tale competenza ogni questione connessa con il rapporto di pubblico impiego, quale la determinazione della base pensionabile e dei relativi contributi da versare, sulla quale, invece, la giurisdizione è del giudice amministrativo.” (Cons. Stato Sez. VI, 30 aprile 2002, n. 2323; Sez. IV, 15 febbraio 2003, n. 923).

Ciò detto la p.a. ha respinto l’indicata istanza sulla base del tenore letterale dell’art. 1847 del D.lgs n. 66/2010.

Osserva il Collegio.

Preliminarmente è necessario precisare i limiti e la natura afferente alla nomina giuridica e quella economica dei dipendenti pubblici.

E’ noto e non merita peculiare approfondimento che è l’atto di nomina all’impiego, con conseguente inquadramento in ruolo, costituisce, con la medesima decorrenza giuridica, lo status del dipendente ed il rapporto di lavoro.

E’, infatti, da tale data che si fissano il complesso delle condizioni che disciplinano, sotto il profilo giuridico ed economico, il rapporto di impiego, così come dettate dalla normativa vigente all’atto di nomina.

E’ a tale momento che deve aversi riguardo per la definizione del regime giuridico ed economico applicabile, in quanto connessi all’acquisizione del relativo status.

L’effettiva presa di servizio, invero, ha valenza ai soli fini economici, individuando il momento cui pretendere la controprestazione economica a carico della p.a..

Quindi, la decorrenza economica determina e comporta solo il diritto alla percezione della retribuzione, proprio perchè essa costituisce il momento sinallagmatico dell’intervenuto rapporto negoziale che non può prescindere dal momento in cui inizia, effettivamente, la prestazione lavorativa.

Ciò è confermato dal fatto che la eventuale mancata presa di servizio, successivamente alla nomina ( ed alla conseguente decorrenza giuridica), non determina la mancata costituzione del rapporto, ma unicamente la decadenza dal rapporto, perché lo stesso è già sorto dalla nomina.

Tanto premesso, recita il primo comma dell’art. 1847 del Dlgs n. 66/2010: “ Il computo del servizio effettivo si effettua dalla data di assunzione del servizio sino a quella di cessazione dallo stesso”.

L’interpretazione della norma riportata non può disattendere le previsioni generali del sistema.

In altre parole, la scelta della p.a. di distinguere il momento giuridico da quello della effettiva prestazione del servizio, per esclusive esigenze della stessa, non può essere ignorata e non può costituire un momento pregiudiziale del cittadino, dovendo ricondursi al momento della nomina lo stabile inserimento in una carriera dello Stato con il conseguente consolidamento dello status, giuridico ed economico, dallo stesso derivante.

Conseguentemente, il rigetto della istanza di riscatto, a fini previdenziali, presentata dall’attuale ricorrente a mente dell’art. 142, comma 2 del DPR 1092/1973, con onere a carico dello stesso richiedente, per il periodo 1° marzo 1984/ 24 luglio 1984 è viziata, nei termini indicati in motivazione e deve essere annullata.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento censurato.

Condanna la parte resistente al pagamento delle spese di lite che, a mente del D.M. n. 55/2014, complessivamente quantifica in euro 1.500,00 ( millecinquecento), oltre IVA, CPA e spese generali.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:
Concetta Anastasi, Presidente
Antonella Mangia, Consigliere
Roberto Vitanza, Primo Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Roberto Vitanza Concetta Anastasi





IL SEGRETARIO


--------------------------------------------------------

N.B.: - Anche questo ricorso è stato accolto con l'identico testo di sentenza.


SENTENZA BREVE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201806367, - Public 2018-06-07 -

pubblicato il 07/06/2018


N. 06367/2018 REG. PROV. COLL.
N. 01354/2018 REG. RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1354 del 2018, proposto da
Antonio Saraceni, rappresentato e difeso dagli avvocati Giancarlo Viglione e Noemi Tsuno, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Giancarlo Viglione in Roma, Lungotevere dei Mellini 17;
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Re: Riscatto periodi di servizio e pre-ruolo

Messaggioda panorama » ven lug 13, 2018 11:10 pm

si ritorna sull'argomento.

Il Tar Lazio precisa:

1) - la Sezione ha già avuto modo di pronunciarsi in ordine a controversie del tutto similari con le sentenze n. 6366 e n. 6367 del 2018;
-------------------------------

SENTENZA BREVE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201807846, - Public 2018-07-13 -
Pubblicato il 13/07/2018


N. 07846/2018 REG. PROV. COLL.
N. 07220/2018 REG. RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 7220 del 2018, proposto da
Mario Negretti, rappresentato e difeso dagli avv.ti Giancarlo Viglione e Noemi Tsuno, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Giancarlo Viglione in Roma, Lungotevere dei Mellini n. 17;

contro
Ministero della Difesa, in persona del Ministro p.t., n.c.;

per l’annullamento,
previa sospensiva,

- del provvedimento del Ministero della Difesa – Centro Unico Stipendiale Esercito – Ufficio Trattamento Economico di Quiescenza e Relazioni con il Pubblico prot. n. M_D E25720 REG2018 0004703 datato 19.01.2018 e notificato in data 20.04.2018, avente ad oggetto “Ten. Col. Mario NEGRETTI (…) Domanda di riscatto ai fini pensionistici D.P.R. 1092/73”;

- nonché di ogni altro atto e provvedimento presupposto, connesso e conseguente;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 luglio 2018 la dott.ssa Antonella Mangia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


Rilevato che – come posto, tra l’altro, in evidenza dal ricorrente – la Sezione ha già avuto modo di pronunciarsi in ordine a controversie del tutto similari con le sentenze n. 6366 e n. 6367 del 2018;

Ritenuto che non sussistano motivi per discostarsi dall’orientamento assunto e, conseguentemente, sia possibile ribadire che:

- “è noto e non merita peculiare approfondimento che l’atto di nomina all’impiego, con conseguente inquadramento in ruolo, costituisce, con la medesima decorrenza giuridica, lo status del dipendente ed il rapporto di lavoro”;

- è, infatti, da tale data che si fissa il “complesso delle condizioni che disciplinano, sotto il profilo giuridico ed economico, il rapporto di impiego, così come dettate dalla normativa vigente all’atto di nomina”;

- dato così conto che “è a tale momento che deve aversi riguardo per la definizione del regime giuridico ed economico applicabile, in quanto connessi all’acquisizione del relativo status”, l’effettiva presa di servizio riveste, invero, valenza ai soli fini economici, “individuando il momento in cui pretendere la controprestazione economica a carico della p.a.” in virtù dell’insorgenza – in concreto - del rapporto sinallagmatico “che non può prescindere dal momento in cui inizia, effettivamente, la prestazione lavorativa”, come – del resto – confermato “dal fatto che la eventuale mancata presa di servizio, successivamente alla nomina (ed alla conseguente decorrenza giuridica), non determina la mancata costituzione del rapporto, ma unicamente la decadenza dal rapporto, perché lo stesso è già sorto dalla nomina”;

- tutto ciò premesso e ricordato, ancora, che, secondo il disposto del primo comma dell’art. 1847 del D.lgs. n. 66/2010, “il computo del servizio effettivo si effettua dalla data di assunzione del servizio sino a quella di cessazione dallo stesso”, il provvedimento di rigetto impugnato, opposto all’istanza presentata dal ricorrente per chiedere e ottenere il riscatto, a fini previdenziali, per il periodo intercorrente tra “la decorrenza giuridica del ….. rapporto di lavoro e la decorrenza amministrativa/economica ai sensi del D.P.R. 1092/73”, non può che essere considerata viziata, specie sotto l’aspetto motivazionale in ragione, tra l’altro, dei termini in cui il su indicato ricorrente afferma di avere formulato l’istanza in esame, in nessun modo confutati dall’Amministrazione;

Ritenuto che le spese seguano la soccombenza e debbano essere liquidate a favore del ricorrente
in € 1.500,00, oltre agli accessori di legge;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso n. 7220/20018, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Ministero della Difesa al pagamento delle spese di giudizio, così come liquidate in motivazione.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 luglio 2018 con l’intervento dei Magistrati:
Concetta Anastasi, Presidente
Antonella Mangia, Consigliere, Estensore
Fabrizio D'Alessandri, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Antonella Mangia Concetta Anastasi





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