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Art 3 comma 7 D.l.165

Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda panorama » sab lug 28, 2018 8:49 am

naturopata,

Ciao, a me è stato detto che è copiata di pari passo, copia e incolla come quella di Milano, Giudice Veccia.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda panorama » sab lug 28, 2018 8:56 am

Cmq. oramai non ci resta che leggere la sentenza non appena sarà possibile. Non possiamo più di tanto commentare senza sapere cosa è stato scritto integralmente.
Se l'interessato è così gentile da parteciparci qui la sua sentenza non appena ne sarà in possesso o chi per esso, farà cosa gradita.
Penso che se ci sono gli estremi sicuramente farà appello.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda naturopata » sab lug 28, 2018 10:06 am

panorama ha scritto:naturopata,

Ciao, a me è stato detto che è copiata di pari passo, copia e incolla come quella di Milano, Giudice Veccia.


Non ne ho alcun dubbio. Direi che sia quantomeno strano che in seno alla stessa Corte per l'assegnazione dei Ricorsi i primi tre vengano dati tutti alla Veccia, due li respinge, dopo decine di favorevoli in mezza italia, uno lo rinvia e nel frattempo finalmente un altro è stato dato ad altro giudice Tenore, che accoglie e quello rinviato a dopo dalla Veccia, guarda caso la sentenza di tenore che però non ha condiviso il suo no, dovrebbe essere stato irrimediabilmente respinto con il copia e incolla. Era curato dall'Avvocato Vitelli.
Quel collega ne aveva un altro lo stesso giorno e sempre con la Veccia, magari era anche sull'art.54 e, copiando da Zucchero……….vedo nero.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda yerri63 » sab lug 28, 2018 11:07 am

Caro naturopatia,il tuo pensiero e negativo per natura,ti sei espresso allo stesso modo quando era i ballo il ricorso per art 54,tutti sappiamo come è andata a finure,non volevi credete neanche alla sentenza favorevole ,sei un pessimista per natura ,ecco perche il nik.e naturopata.hai scelto un ottimo nik adatto al carattere.comunque chi vivra vedra.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda domenico69 » sab lug 28, 2018 12:45 pm

yerri63 ha scritto:Caro naturopatia,il tuo pensiero e negativo per natura,....
,sei un pessimista per natura ,ecco perche il nik.e naturopata...


Scusa yerri63, non per prendere le difese di naturopata, ma il forum penso sia un luogo di scambio di opinioni e informazioni.
Se le opinioni sono contrarie alle nostre, non vuol dire che debbano per forza essere condivise, pertanto non mi sembra corretto "disprezzare".
Differente è se si scambiano le informazioni.
Cioè, se uno mette in giro una notizia che si da per certa, la stessa dev'essere veritiera e non campata in aria, anche perché chi legge un'informazione (notizia), agisce in base a quella, ponendosi anche delle domande, contrariamente all'opinione.
Per fare un esempio, te hai scritto:
yerri63 ha scritto:Cari signori,l'impugnazione della sentenza del colonnello e stata fatta dal ministero difesa ,nel nome del c.n.a.,in particolar modo nella persona dell'ufficiale, essendo ci l'aggiornamento del colonnello di aggira intorno 800 euro mensili e ad arretrato di circa50.000 euro,fatevi i conti se la v.brigadiere vanno date.150 mensili ,questo è il motivo per impugnazione dela sentenza, altro collega vincitore no e stato appelato e già passata in giudicata a liquidata.fate voi i conti.

Questa è una notizia e non un'opinione, quindi si presume sia veritiera.
Conseguentemente, sia io, come penso anche molti altri che leggono ciò, ci porremmo diverse domande.
Del tipo:
quali saranno state le motivazioni dell'appello?
Le richieste fatte?
La motivazione del rinvio, ecc. ecc.?
Detto ciò e visto che qui, come detto si scambiano opinioni e informazioni, sarebbe giusto farlo come si deve e non a metà.
Quindi in tal caso sarebbe anche corretto si ricevessero le risposte, salvo che vi siano giustificati motivi per sottacerle.
Magari in tale contesto, non ricevendo risposta, si potrebbe anche essere giustificati a biasimare. O no?!?
Dalla serie non si lanciano le pietre e poi si nasconde la mano. ;-)
Capisci a me! :-)
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda domenico69 » sab lug 28, 2018 3:46 pm

avv. Massimo Vitelli ha scritto:...Il vero dilemma è il solito, da tempo individuato: il beneficio spetta INDIPENDENTEMENTE O MENO DAL RAGGIUNGIMENTO DEL LIMITE DI ETÀ oppure anche a chi viene riformato, così perdendo i requisiti per transitare in ausiliaria??? Tutto qui!


Buongiorno Avvocato.
Vuol dire il dilemma che hanno quei giudici che non accolgono i ricorsi?!?
Secondo me non ce l'hanno proprio questo dilemma.
I predetti, non accolgono, semplicemente per non concedere pensioni "milionarie" a questi già ricchi e "fortunati" appartenenti alle FF.AA e di Polizia.
La legge difatti è chiara, ovvero non richiede il raggiungimento del limite di età, ma devono pur procurarsi una "scusa" per non concedere il beneficio.
Difatti come ho già scritto tempo addietro , nell'articolo 3, comma 7 del D. L.vo 165/97 sono state previste due casistiche differenti, in una delle quali è stato richiesto esplicitamente il limite di età e nell’altra no, ovvero quella riguardante i "riformati".
Ad ogni modo ammesso e non concesso che fosse ugualmente richiesto tale limite, i militari "riformati" lo raggiungono ugualmente tramite deroga.
Basta leggere gli articoli:
924 comma 1. C.O.M. "I militari cessano dal servizio permanente al raggiungimento del 60° anno di età, salvo quanto disposto dagli articoli seguenti.
e 929, Il militare, che deve assicurare in costanza di servizio i requisiti di idoneità specifici previsti dal capo II del titolo II del libro IV del regolamento, e accertati secondo le apposite metodologie ivi previste, cessa dal servizio permanente ed è collocato, a seconda dell’idoneità, in congedo, nella riserva o in congedo assoluto, quando:
è divenuto permanentemente inidoneo al servizio incondizionato;
•…
Dai predetti due articoli si deduce tranquillamente che la condizione basilare è la cessazione dal servizio permanente, pertanto è implicito che sempre in entrambe le casistiche vi è il raggiungimento del limite di età, che nel limite ordinario (primo caso) è di 60 anni, mentre in quello straordinario (secondo caso), in deroga, l’età anagrafica al momento del congedo.
Ma i giudici contrari sono a conoscenza di questi due articoli o fanno gli gnorri?!? :-(
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda naturopata » dom lug 29, 2018 10:06 am

yerri63 ha scritto:Caro naturopatia,il tuo pensiero e negativo per natura,ti sei espresso allo stesso modo quando era i ballo il ricorso per art 54,tutti sappiamo come è andata a finure,non volevi credete neanche alla sentenza favorevole ,sei un pessimista per natura ,ecco perche il nik.e naturopata.hai scelto un ottimo nik adatto al carattere.comunque chi vivra vedra.


Giusto per chiarire, io non esprimo pensieri e non vado per ottimismo e/o pessimismo, ma do interpretazioni di diritto e non me ne frega niente neanche delle interpretazioni dei giudici e degli avvocati. Inoltre io ho sempre espresso l'opinione che l'art.54 spetti chiaramente, contrariamente a quello che dici, mentre, benché ci siano numerose sentenze favorevoli sul moltiplicatore, ho sempre detto che per me non spetta se non a chi ha la dipendenza da causa di servizio della patologia che ha portato alla riforma e non cambierò idea, neanche se le SS.RR. la vedessero in modo diverso.

Detto ciò, spero che tu e tutti i tuoi colleghi vinciate anche quello sul moltiplicatore, ci mancherebbe.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda naturopata » lun set 10, 2018 6:35 pm

Per i colleghi pugliesi, come questa ce ne sono altre di analoga fattura.

Sezione: PUGLIA
Esito: SENTENZA
Numero: 572
Anno: 2018
Materia: PENSIONI
Data pubblicazione: 17/07/2018
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI Sent. 572/2018
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA PUGLIA
in composizione monocratica, nella persona del Giudice Unico
Consigliere dott. Pasquale Daddabbo
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 34016 del registro di segreteria, proposto dal sig. L. V.,
nato a Omissis il Omissis, (Codice Fiscale Omissis) ivi residente alla Omissis,
rappresentato e difeso dall’avv. Lina Ratano ed elettivamente domiciliato
presso la Segreteria di questa Sezione Giurisdizionale
contro
I.N.P.S. Gestione Dipendenti Pubblici (ex I.N.P.D.A.P.) Gestione trattamenti
pensionistici, in persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,
rappresentato e difeso dall’avv. Marcella Mattia, giusta procura ad lites per
atto del dott. Paolo Castellini, notaio in Roma, del 21.7.2015, rep. n. 80974,
elettivamente domiciliata presso la sede INPS, in Bari alla via Putignani n.
108,
Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro tempore e
Direzione di Commissariato della Marina Militare,
per il riconoscimento del diritto ad ottenere sul trattamento di quiescenza
l’applicazione del montante contributivo previsto dall’art. 3, comma 7, del D.
Lgs. n. 165/1997.
VISTO il D. Lgs. 26.8.2016 n. 174;
Uditi, nella pubblica udienza del 10 luglio 2018, l’avv. Lina Ratano per il
ricorrente e l’avv. Giuseppe Borrelli per l’INPS; non comparso il Ministero
della Difesa né la Direzoine di Commissariato della Marina Militare.
FATTO
Con ricorso depositato in data 27.12.2017 e notificato il 5.3.2018 il sig. XXX,
sottufficiale della Marina Militare cessato dal servizio per infermità e collocato
in congedo assoluto categoria riserva a decorrere dal 22 maggio 2017, si
duole del fatto che l’INPS in sede di liquidazione della pensione ordinaria di
inabilità) non ha concesso il beneficio di cui all'art. 3, comma 7, D.Lgs.
30.04.1997, n. 165. Ha impugnato tale provvedimento unitamente alla nota
dell’INPS prot X e la nota di MARICOMMI prot. X del X con le quali è stata
respinta la richiesta di ricalcolo della pensione ed ove conclusivamente si
motiva che i predetti benefici riguardano “esclusivamente il personale militare
escluso per inidoneità psicofisica dall’applicazione dell’istituto dell’ausiliaria e
che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età…”.
A fondamento del ricorso deduce l’illegittimità dell’azione amministrativa per
violazione dell'art. 3, comma 7, del D. Lgs. n. 165/1997 e dell'art. 1865 del D.
Lgs. n. 66/2010 oltre che per difetto di istruttoria e per disparità di trattamento.
Ha richiamato le argomentazioni di alcune pronunce che hanno statuito in
fattispecie analoghe il diritto al beneficio ex art. 3, comma 7, Dlgs. n.165/97
(cfr.: Corte dei Conti Sezione giurisdizionale regionale per l'Abruzzo,
Sentenze n. 28 del 26.01.2012 e n. 27 del 7.03.2017 e Corte dei Conti
Sezione giurisdizionale regionale per il Molise, Sentenza n. 53 del 13
settembre 2017) ed ha concluso chiedendo di annullare i provvedimenti
impugnati e di accertare e dichiarare il diritto di ottenere sul proprio
trattamento pensionistico l'applicazione dell’incremento del montante
contributivo di cui all'art. 3, comma 7, D. Lgs. n. 165/1997, con
rideterminazione del trattamento stesso e corresponsione degli arretrati oltre
interessi e rivalutazione monetaria; con vittoria di spese e compensi di
giudizio da distrarre in favore del difensore antistatario.
Il Ministero della Difesa, con memoria depositata in data 20 giugno 2018,
deducendo che il legislatore con la norma di cui si invoca l’applicazione ha
inteso riconoscere un beneficio alternativo di natura compensativa al solo
personale che pur avendo maturato il diritto a accedere o permanere in
ausiliaria abbia perduto o non abbia potuto acquisire i benefici pensionistici
discendenti dal predetto istituto, ha sostenuto che la disposizione si applica
soltanto a coloro che possono accedere in ausiliaria in via ordinaria per
raggiungimento del limite di età o in via derogatoria a domanda in ipotesi
tassativamente indicate dalla legge (riduzione quadri, ufficiali in aspettativa
con 40 anni di servizio militare effettivo, non più di cinque anni dal limite di età
con maturazione dei requisiti per la pensione di anzianità, termine del
mandato triennale per le autorità di vertice) ed ha chiesto il rigetto del ricorso.
L’INPS, costituito in giudizio con memoria depositata in data 27.6.2018, dopo
aver eccepito la carenza di legittimazione passiva invocando la competenza
del Ministero di appartenenza, ha dedotto che l'incremento del montante
individuale dei contributi, di cui al comma 7, dell'art. 3 del decreto legislativo
n. 165 del 1997, previsto per le pensioni liquidate con il sistema misto o
contributivo, spetta solo al personale militare che non sia in possesso dei
requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria e
riguarda solo chi è cessato dal servizio per limiti di età. Rilevando, quindi, che
il ricorrente non ha raggiunto tali limiti, l’Istituto ha sostenuto l’infondatezza del
ricorso chiedendone il rigetto. In subordine ha chiesto in accoglimento della
domanda di garanzia e regresso spiegata nei confronti del Ministero della
Difesa, di condannare quest’ultimo a rifondere all’Istituto tutto quanto sia
eventualmente condannato a pagare in favore del ricorrente con vittoria di
spese ed onorari.
All’udienza del 10 luglio 2018 l’avv. Lina Ratano per il ricorrente e l’avv.
Giuseppe Borrelli per l’INPS hanno insistito per le argomentazioni e
conclusioni dei rispettivi atti scritti. Il giudizio, non comparso il Ministero della
Difesa, è stato definito, come da dispositivo, letto nella stessa udienza, di
seguito trascritto.
DIRITTO
La questione giuridica sottoposta al vaglio del presente giudizio riguarda
l’interpretazione dell’art. 3, co. 7, del D. Lgs. n. 165/1997. In ordine a tale
tematica si stanno delineando due orientamenti opposti in seno alla Sezioni
territoriali di questa Corte.
Per la coerenza con le finalità di tale disposizione normativa si ritiene di dover
condividere l’interpretazione restrittiva espressa da alcuni precedenti della
Sezione Lombardia (in particolare sent. n. 99 del 4.4.2018), la cui motivazione
per esaustività e completezza si ritiene di dover trascrivere di seguito.
«Ai fini di un corretto inquadramento normativo della questione posta qui
all’esame, giova premettere che la previsione di cui si invoca l’applicazione si
inserisce nel decreto legislativo intitolato “Attuazione delle deleghe conferite
dall’art. 2 comma 23 della legge 8° agosto 1995 n. 335 e dall’art. 1, commi 97
lett. g) e 99 della legge 23.12.1996 n. 662, in materia di armonizzazione al
regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale
militare, delle Forze di Polizia e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco,
nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego” il cui
articolo 1 prevede: “1.Le disposizioni di cui al presente titolo armonizzano ai
princìpi ispiratori della legge 8 agosto 1995, n. 335, il trattamento
pensionistico del personale militare delle Forze armate, compresa l'Arma dei
carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, nonché del personale delle
Forze di polizia ad ordinamento civile e del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco”.
All’articolo 3, comma 7, come modificato dall’art.10, comma 2, D.lgs.
n.94/2017, il medesimo testo normativo stabilisce che: “Per il personale di cui
all'articolo 1 escluso dall'applicazione dell'istituto dell'ausiliaria che cessa dal
servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall'ordinamento di
appartenenza e per il personale militare che non sia in possesso dei requisiti
psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui
trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema
contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei
contributi è determinato con l'incremento di un importo pari a 5 volte la base
imponibile dell'ultimo anno di servizio moltiplicata per l'aliquota di computo
della pensione. Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare
(e per il personale delle Forze armate) il predetto incremento opera in
alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell'interessato.”.
Ora, mentre non vi è alcun dubbio che con il primo periodo il legislatore abbia
inteso compensare il personale escluso dall’istituto dell’ausiliaria (Forze di
polizia ad ordinamento “civile”) accordando ad esso il beneficio in questione
al raggiungimento dei limiti di età previsti dai rispettivi ordinamenti, non
altrettanto piana è la lettura del secondo periodo con il quale, nella pretesa
del ricorrente, il legislatore avrebbe attribuito il beneficio del montante
contributivo altresì a tutto il personale militare che, indipendentemente dal
raggiungimento dei limiti di età, non sia in possesso dei requisiti psico-fisici
per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria ed il cui trattamento di
pensione sia liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla
L. n.335/95.
Siffatta interpretazione, pure sostenuta da alcune pronunce di questa Corte
richiamate da parte ricorrente, non è, tuttavia, condivisibile alla luce di una
lettura sistematica della norma in questione, all’interno della disciplina
dell’ausiliaria quale, ora, dettata dal Codice dell’ordinamento militare, d.lgs.
n.66/2010.
Prevede, infatti, l’art.992 (Collocamento in ausiliaria), al comma 1, che “Il
collocamento in ausiliaria del personale militare avviene esclusivamente a
seguito di cessazione dal servizio per raggiungimento del limite di età previsto
per il grado rivestito o a domanda, ai sensi dell'articolo 909, comma 4.”
L’art. 995 (Cessazione dell'ausiliaria) prevede che, al termine del periodo di
cinque anni, il militare è collocato nella riserva o in congedo assoluto, a
seconda dell'età e della idoneità. La cessazione, tuttavia, può essere anche
anticipata, per il personale che non accetta l'impiego o revoca l'accettazione
degli impieghi assegnati per due volte (comma 1) ovvero per motivi di salute,
come espressamente previsto dal comma 4 dello stesso art.995 che così
dispone: “4. Il militare in ausiliaria può essere collocato nella riserva, anche
prima dello scadere del periodo anzidetto, per motivi di salute, previ
accertamenti sanitari.”
Inoltre l’art. 996 (Transito in ausiliaria dalla riserva) prevede: ”1. Il militare che,
all'atto della cessazione dal servizio permanente per raggiunto limite di età, è
stato collocato nella riserva perché non idoneo ai servizi dell'ausiliaria, se
entro il periodo di tempo indicato dall'articolo 992 riacquista l'idoneità ai
servizi dell'ausiliaria, può, a domanda, essere iscritto in tale categoria.
2. Il periodo trascorso dall'ufficiale nella riserva è computato ai fini della
durata massima di permanenza nell'ausiliaria.”
Le norme appena citate, dunque, consentono di fornire una lettura logica e
coerente della concessione del beneficio in parola, all’interno dell’istituto
dell’ausiliaria, in armonia con la ratio dell’istituto e con i motivi di un
trattamento economico particolare.
Prevede, infatti l’art. 1864 (Trattamento di quiescenza del personale in
ausiliaria): ”1. Per il personale la cui pensione è liquidata in tutto o in parte
con il sistema contributivo, il trattamento pensionistico da attribuire all'atto del
collocamento in ausiliaria viene determinato applicando il coefficiente di
trasformazione indicato nella tabella A allegata alla legge 8 agosto 1995, n.
335, come periodicamente rideterminato ai sensi dell'articolo 1, comma 11
della stessa legge. Al termine del periodo di permanenza in tale posizione, il
trattamento pensionistico viene rideterminato applicando il coefficiente di
trasformazione corrispondente all'età di cessazione dall'ausiliaria.”
Ed il successivo art. 1865 (Trattamento di quiescenza del personale
alternativo all'istituto dell'ausiliaria) così dispone: ”1.Per il personale militare si
applica l'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165.”
In conclusione, il collocamento in ausiliaria consente a chi ha raggiunto i limiti
di età per il servizio attivo di essere iscritto negli appositi ruoli dell'ausiliaria,
da pubblicare annualmente nella Gazzetta Ufficiale, dando modo alle
pubbliche amministrazioni statali e territoriali, limitatamente alla copertura
delle forze in organico, di avanzare formale richiesta al competente Ministero
per l'utilizzo del suddetto personale, nell'ambito della provincia di residenza e
in incarichi adeguati al ruolo e al grado rivestito.
Ed a fronte di tale disponibilità manifestata con apposita dichiarazione scritta,
il personale collocato in ausiliaria ha diritto alla corresponsione dell'apposita
indennità.
Ove non è possibile corrispondere tale indennità o perché trattasi di
dipendenti per i quali l’ordinamento non prevede l’ausiliaria, o perché, pur
essendo prevista, il dipendente non abbia i requisiti psico-fisici per accedervi
o permanervi, il legislatore ha previsto, a compensazione, il beneficio del
montante contributivo di cui all’art.3, comma 7, del d.lgs. n.165/97.
Ma, come prima esposto, tale compensazione, per il personale militare, non
può riguardare dipendenti del tutto esclusi dall’istituto dell’ausiliaria, per non
avere raggiunto i limiti di età ma solo coloro che, pur avendovi - sotto tale
profilo - diritto, non hanno potuto accedervi, come nell’ipotesi disciplinata
all’art.996 (“Il militare che, all'atto della cessazione dal servizio permanente
per raggiunto limite di età, è stato collocato nella riserva perché non idoneo ai
servizi dell'ausiliaria….”) o permanervi, come nell’ipotesi di cui al citato
art.995, comma 4 (“Il militare in ausiliaria può essere collocato nella riserva,
anche prima dello scadere del periodo anzidetto, per motivi di salute, previ
accertamenti sanitari.”).
Esclusivamente a tali categorie, dunque, nell’ambito del personale ad
ordinamento militare, il legislatore ha inteso rivolgersi con l’attribuzione del
beneficio in parola.
Un’applicazione oltremodo estensiva come quella voluta dal ricorrente,
sarebbe oltre che sperequativa rispetto al personale delle forze dell’ordine ad
ordinamento civile che, invece può godere di tale beneficio solo al
raggiungimento dei limiti di età, altresì irrazionale, perché andrebbe a
cumulare detto beneficio con i particolari trattamenti pensionistici già previsti a
favore di coloro che cessano anticipatamente dal servizio per inidoneità
dipendente o meno da causa di servizio.
In una parola, il beneficio di cui all’art.3, comma 7, non è stato voluto dal
legislatore per indennizzare coloro che, nell’ambito del personale militare, non
hanno potuto fruire dell’ausiliaria perché cessati dal servizio prima del
raggiungimento dei limiti di età, bensì coloro che pur avendone diritto, non
hanno potuto, per motivi di salute, rientravi e percepire la corrispondente
indennità.
E che l’intento del legislatore fosse quello di armonizzare, almeno sotto
questo profilo, il regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici
delle forze di polizia ad ordinamento civile con quelle ad ordinamento militare
è espressamente chiarito dalla Corte costituzionale nell’ord. 23/07/2002, n.
387 ove, chiamata a pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale -
in riferimento agli artt. 3 e 97 Cost. , dell' art. 3 del decreto legislativo 30 aprile
1997, n. 165 e dall'articolo 1, commi 97, lettera g), e 99, della L. 23 dicembre
1996, n. 662, sollevata dal T.A.R. Sicilia in un giudizio promosso da un
ispettore superiore della Polizia di Stato per l'annullamento del provvedimento
col quale il Ministro dell'Interno aveva respinto la sua richiesta di
collocamento in ausiliaria, ha precisato “che l'incremento del montante
contributivo individuale, traducendosi in un aumento del trattamento
pensionistico effettivamente erogato, assume carattere compensativo, per il
personale che ne fruisce, della mancata applicazione dell'istituto
dell'ausiliaria; che, ad ulteriore conferma che il legislatore ha inteso in questo
modo procedere ad una sostanziale uniformità di trattamento tra le varie
Forze di polizia, sta il fatto che per il personale ad ordinamento militare il
menzionato incremento del montante contributivo «opera in alternativa al
collocamento in ausiliaria, previa opzione dell'interessato; che, pertanto, la
presunta violazione del principio di eguaglianza non sussiste, perché la legge
prevede un beneficio alternativo a quello del collocamento in ausiliaria per il
personale che da quest'ultima è escluso; che, una volta esclusa ogni lesione
dell'art. 3 Cost. vengono meno anche le censure prospettate in riferimento
all'art. 97 Cost., perché le regole del buon andamento nei pubblici uffici non
impongono al legislatore di continuare ad utilizzare per un certo tempo tutto il
personale in servizio, anche dopo il superamento dei limiti di età.”(Ord. Corte
Cost. n.387/02)».
Oltre alle sopra riportate motivazioni della citata sentenza della Sezione
Lombardia occorre anche evidenziare che la modifica apportata dall'art. 10,
comma 2, D. Lgs. 29 maggio 2017, n. 94 all’art. 3, co. 7 del D. Lgs. n.
165/1997, non comporta alcuna conseguenza in ordine alla interpretazione di
quest’ultima disposizione nei termini di cui si è detto.
Invero con la modifica del 2017 il legislatore si è limitato ad inserire all'articolo
3, comma 7, ultimo periodo, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165,
dopo le parole «Forze di polizia ad ordinamento militare», l’inciso «e per il
personale delle Forze armate».
Tale innovazione comporta che a partire dall’entrata in vigore della modifica
stessa anche il personale delle Forze armate può optare per il beneficio del
moltiplicatore di cui al periodo precedente anche se idoneo a transitare in
posizione di ausiliaria: ciò però a condizione, come si è detto, che tale
personale abbia raggiunto i limiti di età per la cessazione dal servizio. In
sostanza si estende anche personale militare la possibilità di opzione in
precedenza riservata soltanto agli appartenenti alle Forze di Polizia ad
ordinamento militare.
Per quanto fin qui esposto il beneficio dell'articolo 3, comma 7 del D.Lvo 30
aprile 1997, n° 165 non può trovare applicazione al caso di specie in quanto il
ricorrente è cessato dal servizio permanente per infermità senza aver
raggiunto i limiti di età previsti per il collocamento in ausiliaria.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo
nei soli confronti dell’INPS per aver esso emanato il provvedimento di
liquidazione della pensione impugnato in questa sede.
PER QUESTI MOTIVI
la Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Puglia, in
composizione monocratica, definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso n.
34016 proposto dal sig. L. V..
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite nei confronti dell’INPS
che si liquidano nell’importo di € 1.000,00.
Fissa il termine di 60 giorni per il deposito della sentenza.
Così deciso, in Bari, all'esito della pubblica udienza del 10 luglio 2018.
IL
GIUDICE
F.to (Pasquale Daddabbo)
Il Giudice, ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’art. 52 del D.Lgs.
30.6.2003, n.196
DISPONE
che a cura della Segreteria venga apposta l’annotazione di cui al comma 3 di
detto art. 52 nei riguardi del ricorrente e degli eventuali dante ed aventi causa.
IL
GIUDICE
F.to (Pasquale Daddabbo)
Depositata in Segreteria il 17/07/2018
Il Funzionario di Cancelleria
F.to (dott. Pasquale ARBORE)
In esecuzione del provvedimento del G.U.P., ai sensi dell’art.52, del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n.196, in caso di diffusione, omettere le generalità
e gli altri dati identificativi del ricorrente e degli eventuali dante ed aventi
causa.
Bari, 17/07/2018
Il Funzionario di Cancelleria
F.to (dott. Pasquale ARBORE)
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda panorama » mer set 19, 2018 1:01 pm

Ieri il giudice Daddabbo della CdC di Bari, ha anticipato a voce il rigettato di un ricorso discusso dall'Avv. RUTA.

Inoltre, lo stesso giudice in aula pare che, "abbia" fatto intendere che Lui fin quando non ci saranno sentenze d'Appello POSITIVE lui non cambierà indirizzo di pensamento e, poi, ha fatto presente che nel mese di Gennaio 2019 saranno discussi alcuni Appelli nelle opportune sedi d'Appello.

Quanto sopra, riferito da alcuni colleghi presenti in aula.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda naturopata » mer set 19, 2018 3:58 pm

panorama ha scritto:Ieri il giudice Daddabbo della CdC di Bari, ha anticipato a voce il rigettato di un ricorso discusso dall'Avv. RUTA.

Inoltre, lo stesso giudice in aula pare che, "abbia" fatto intendere che Lui fin quando non ci saranno sentenze d'Appello POSITIVE lui non cambierà indirizzo di pensamento e, poi, ha fatto presente che nel mese di Gennaio 2019 saranno discussi alcuni Appelli nelle opportune sedi d'Appello.

Quanto sopra, riferito da alcuni colleghi presenti in aula.


Bene tutti quelli che sono in puglia è meglio che attendano i primi appelli, ma magari anche lì ci sarà una fronda del si e del no, anzi è più che probabile visto che le sezioni riunite hanno "stranamente" rinviato l'udienza ad aprile 2019, proprio per far creare giurisprudenza d'appello.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

Messaggioda panorama » gio set 20, 2018 11:45 am

La CdC Marche con la sentenza n. 159 Pubblicazione 18/09/2018 rigetta l'art. 3.

Nella stessa viene precisato quanto segue:

Va rilevato che, nella specifica materia, è rinvenibile un contrasto giurisprudenziale tra le pronunce sinora rese dai giudici contabili territoriali, non ancora definito in sede di appello,
da cui emerge un orientamento che accoglie il beneficio in questione (Abruzzo 28/2012 e 27/2017; Basilicata 39/2018; Calabria 350/2017, 81/2018 e 171/2018; Emilia Romagna 29/2018, 115/2018 e 151/2018; Lazio 94/2018; Lombardia 97/2018; Molise 53/2017 e 49/2018; Piemonte 3/2018 e 55/2018; Sardegna 156/2017, 162/2017, 15/2018, 16/2018, 146/2018 e 221/18; Toscana 146/2018, 198/2018 e 200/2018),
mentre altro orientamento lo respinge (Emilia Romagna 88/2018; Friuli Venezia Giulia 36/2018, 54/2018, 55/2018, 56/2018, 57/2018 e 58/2018; Liguria 111/2018, 128/2018 e 209/2018; Lombardia 99/2018 e 187/2018; Puglia 572/2018 e 573/2018; Veneto 46/2018 e 62/2018).
In grado di appello risulta peraltro l’ordinanza n. 30/2018 della Seconda sezione centrale, che accoglie la richiesta di sospensione degli effetti proposta dalle amministrazioni soccombenti avverso la predetta sentenza della Sezione Calabria n. 350/2017.
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Re: Art 3 comma 7 D.l.165

 

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