Avvio del fondo pensionistico complementare

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da panorama » ven giu 05, 2020 11:17 pm

Si visto, Ok



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Folgore77
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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da Folgore77 » dom giu 07, 2020 7:53 am

Una considerazione sull'argomento previdenza complementare.
Chi rientra nel sistema contributivo "puro", quindi tutti gli arruolati dall'01/01/1996, farebbero bene ad interessarsi alla questione mancato avvio dei fondi.
E lo dice uno che, da neo riformato in contributivo "puro", sta toccando con mano cosa vuol dire "prendere in base a quello che si è effettivamente versato", senza alcuna forma di previdenza complementare a colmare almeno una parte del gap previdenziale.
Si potrebbe stare giorni a discutere se sia giusta o meno questa enorme disparità di trattamento tra retributivo e contributivo, ma, il punto fondamentale, è che ci troviamo di fronte alla mancata applicazione di una Legge ("Dini") nella parte in cui si parla di avvio del "secondo pilastro previdenziale" (ovvero l'avvio dei fondi).
E se adesso potete permettervi di restarne indifferenti o di fare esporre altri ricorrenti, vi posso assicurare che non sarà per niente piacevole scoprire il calcolo basato sull'effettivo montante contributivo!
Quindi, nei modi che ritenete più opportuni, vi invito ad interessarvi alla questione, perché le cose sono 2: o lo Stato ci riconosce il sistema retributivo per gli anni di mancato avvio dei fondi, dal momento che non ha dato seguito ai dettami di una SUA norma, oppure ci spetta un risarcimento danni (sempre per lo stesso motivo)!
Ed il fatto che abbiamo ragione, non al 100% ma al 200% (!), lo dimostra la modalità con cui stanno affrontando i vari ricorsi depositati negli anni, adesso giunti in Cassazione.
Della serie: "Avete pienamente ragione, ma la competenza non è mia" con rimbalzo continuo di competenze tra gli organi amministrativi chiamati in causa.

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da panorama » lun giu 15, 2020 3:44 pm

allego un articolo di giornale datato 21 MARZO 2018 a seguito del mancato accoglimento del ricorso da parte della CdC per la mancata attivazione della pensione complementare con risarcimento dei danno.

Giusto per rinfrescare la memoria.

leggete e guardate anche il VIDEO del discorso dell'avv. MANDOLESI

https://www.avvocatomandolesi.it/defaul ... &Type=View
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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da Folgore77 » mar giu 16, 2020 8:46 am

panorama ha scritto:
lun giu 15, 2020 3:44 pm
allego un articolo di giornale datato 21 MARZO 2018 a seguito del mancato accoglimento del ricorso da parte della CdC per la mancata attivazione della pensione complementare con risarcimento dei danno.

Giusto per rinfrescare la memoria.

leggete e guardate anche il VIDEO del discorso dell'avv. MANDOLESI

https://www.avvocatomandolesi.it/defaul ... &Type=View
Proprio alla luce di quanto detto dal citato legale, io eviterei di aderire ad altre iniziative, almeno fino a quando la Cassazione non "deciderà chi dovrà decidere" sul risarcimento!
Piuttosto, mi stavo ponendo un quesito sul filone relativo all'avvio dei fondi.
Nel 2014 il Commissario ad Acta nominato dal TAR Lazio, inviò una 'missiva sollecitatoria' con la quale sollecitava l'avvio dell'attività negoziale.
Questo il link alla notizia:
https://www.grnet.it/news/economia/37-p ... -pubblica/
Il sollecito, naturalmente, non è stato raccolto e non è stata avviata alcuna attività negoziale.
Quindi, mi chiedo: ai fini della Legge Pinto, il periodo che va da quella missiva (2014) ad oggi, può essere ricompreso in una eventuale richiesta ex L. Pinto?
Il procedimento relativo all'avvio dei fondi, stante il mancato recepimento del sollecito, è ancora tecnicamente in corso?

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da panorama » mar giu 16, 2020 10:50 am

Mettiamo il caso che l'avvocato deposita il ricorso alla CdC (quindi bisogna tirare fuori i primi soldi) e a Settembre 2020 la Corte di Cassazione dice che è competente il Tar che si fa? Poi bisognerà tirare fuori altri soldi per il TAR.

Identico problema potrebbe essere viceversa.

La sentenza della CdC di Bari che oggi viene tanta cantata, nell'ipotesi che la Corte di Cassazione afferma che la competenza invece è del TAR con un semplice Appello viene subito ribaltata e le persone hanno perso tempo e soldi dati.

Ma poi bisogna vedere da quando "eventualmente" il giudice farà decorrere la data del risarcimento che non potrà mai essere retrodatata al 1996, perché poi si inventeranno la "prescrizione" o che le casse dello Stato sono vuote.

Attenzione e attenzione.

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da Folgore77 » mar giu 16, 2020 11:58 am

panorama ha scritto:
mar giu 16, 2020 10:50 am
Mettiamo il caso che l'avvocato deposita il ricorso alla CdC (quindi bisogna tirare fuori i primi soldi) e a Settembre 2020 la Corte di Cassazione dice che è competente il Tar che si fa? Poi bisognerà tirare fuori altri soldi per il TAR.

Identico problema potrebbe essere viceversa.

La sentenza della CdC di Bari che oggi viene tanta cantata, nell'ipotesi che la Corte di Cassazione afferma che la competenza invece è del TAR con un semplice Appello viene subito ribaltata e le persone hanno perso tempo e soldi dati.

Ma poi bisogna vedere da quando "eventualmente" il giudice farà decorrere la data del risarcimento che non potrà mai essere retrodatata al 1996, perché poi si inventeranno la "prescrizione" o che le casse dello Stato sono vuote.

Attenzione e attenzione.
Considerazioni giustissime. Io attenderei la pronuncia della Cassazione, la quale dovrà decidere se è competente il TAR o la CdC.
In ogni caso, sarà una lunga battaglia perché, o in un caso (CdC) o nell'altro (TAR) poi inizierà il solito stucchevole film di appelli/ impugnazioni. E questo proprio perché "le Casse dello Stato sono vuote" (quando devono decidere su ricorsi nei quali abbiamo palesemente ragione).
Io prevedo che finiremo alla CEDU...

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da panorama » mar giu 16, 2020 12:20 pm

Andra ha finire sicuramente come i ricorsi sui blocchi contrattuali, che anche la CEDU, ha dato ragione allo Stato, perché era crisi.

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da Folgore77 » mar giu 16, 2020 8:01 pm

Gemgen61 ha scritto:
mar giu 16, 2020 12:41 pm
La vera questione importante e di reale convenienza è quella relativa ai tempi di cui avrà bisogno la giustizia per decidere.
Se si allungheranno, allora ci potrà essere un'altra puntata delle istanze sulla Legge PINTO, che hanno costituito l'unico vantaggio per alcuni ricorrenti, per non parlare dell'avvocato.
Proprio per questo motivo, mi sto chiedendo se il tempo intercorso dal sollecito del Commissario ad Acta (anno 2014) ad oggi, può essere computato ai fini della richiesta ex Legge Pinto. Si parlerebbe di ulteriori 6 anni di attesa, senza che le parti in causa abbiano ottemperato all'avvio (e conclusione) dell'attività negoziale.
Che poi questo sia l'unico vantaggio per noi ed i legali, a questo punto è anche giusto così!
Del resto, se le cose funzionassero correttamente, avrebbero avviato i fondi 24 anni fa, oppure, dopo 24 anni di mancato avvio, non ci dovrebbe essere alcuna titubanza nel risarcirci per il danno previdenziale cagionato.

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da naturopata » lun giu 29, 2020 3:35 pm

Risarcimento danni accolto, tuttavia i GUP Reali è solito fare sentenze irrimediabilmente ribaltate in appello. Detto ciò, aspetterei l'appello, visto che probabilmente questa sentenza ora verrà smerciata come oro colato.

Sezione: SEZIONE GIURISDIZIONALE PUGLIA
Esito: SENTENZA
Numero: 207
Anno: 2020
Materia: PENSIONISTICA
Data pubblicazione: 18/05/2020
Codice ecli: ECLI:IT:CONT:2020:207SGPUG
15
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI Sent 207/2020
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA PUGLIA
In composizione monocratica
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 30956 del registro di segreteria, proposto dal Sig.re XXX ( n. a
XXX il XXX ) – rapp.to e difeso dall’avv. Pierpaolo Petruzzelli e con lui elettivamente
domiciliato presso il suo studio sito in Bari alla via Dante n.33, giusta procura a margine.
contro
I.N.P.S.- Gestione Dipendenti Pubblici;
Ministero della Difesa;
Uditi alla pubblica udienza del 20 dicembre 2019 l’avv. Pierpaolo Petruzzelli, per il
ricorrente, e l’avv. Giuseppe Borrelli, per l’Istituto di Previdenza, i quali si sono riportati
agli scritti depositati.
Visto il ricorso in epigrafe, depositato in data 23 ottobre 2011;
Esaminati gli atti e la documentazione tutta della causa.
Considerato in
FATTO
1.Con ricorso ritualmente depositato e notifcato alle amministrazioni in epigrafe
Pagina 1 di 9
indicate, il Sig. XXX, premesso di prestare servizio nelle Forze Armate dal 21.5.1989, alle
dipendenze dell’Aeronautica Militare, chiede, previa eventuale declaratoria di
incostituzionalità della L. 335/1995 in parte qua, il riconoscimento del diritto al sistema
previdenziale retributivo e, in subordine, al sistema previdenziale retributivo fno all’avvio
della previdenza complementare per il personale militare; con la condanna del Ministero
della Difesa e dell’I.N.P.D.A.P. al risarcimento dei danni conseguenti al mancato
tempestivo avvio delle necessarie procedure negoziali. Il tutto con vittoria di spese, diritti
ed onorari.
L’avv. Petruzzelli espone che, a oltre 15 anni dall’entrata in vigore della c.d. Legge Dini ( L.
n.335 del 1995 ), il personale militare è ancora in attesa della istituzione della previdenza
complementare. In particolare, ad essere penalizzato è il personale che ha maturato alla
data del 31.12.1995 una anzianità contributiva non superiore a 18 anni, in quanto la
pensione viene calcolata con il sistema contributivo. Per effetto della mancata o
ritardata previsione di meccanismi di previdenza complementare si determina, dunque,
un danno rilevante per il personale militare.
2.Nella memoria di costituzione, depositata in data 23 febbraio 2016, l’Istituto di
Previdenza ha eccepito che l’art. 1, comma 23, della L. 8.8.1995, n.335 – come
interpretato autenticamente dall’art. 2 del D.L. 28.9.2001, n.355, convertito nella L.
27.11.2001, n.41 – ha previsto che possono optare per il regime contributivo tutti coloro
che possano far valere 15 anni di contribuzione, di cui almeno 5 maturati a partire
dall’1.1.1996. L’art. 2 ha, tuttavia, riconosciuto la validità delle domande presentate,
prima della entrata in vigore del D.L. n.355 cit. ( 1.10.2011), da dipendenti con anzianità
superiore a 18 anni, calcolata alla data del 31.12.1995. Il ricorrente ha presentato
domanda di opzione per il calcolo della pensione con il sistema contributivo che non è
accoglibile per le ragioni di mancato adeguamento normativo della previdenza
complementare. L’I.N.P.S. ha, altresì, eccepito il difetto di legittimazione passiva.
3.1.Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio con memoria pervenuta in
segreteria in data 22 febbraio 2016, eccependo la inammissibilità del ricorso in quanto
l’interessato è in costanza di servizio dal 21.5.1989 e, quindi, per mancanza di
legittimazione ad agire e carenza di interesse.
3.2.Con memoria integrativa pervenuta in segreteria in data 28 novembre 2016, il
Ministero della Difesa ha ribadito l’eccezione di difetto di legittimazione ad agire, in
quanto il ricorrente è privo della titolarità di un interesse concreto in seno al
procedimento, tale da implicare il suo diritto di partecipazione allo stesso, essendo
materia che ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. b), D.Lgs n.195/1995 è riservata alla
contrattazione tra le parti ministeriali e le rappresentanze sindacali. L’interessato è,
quindi, portatore solo di un interesse indiretto in relazione alla entrata in vigore del nuovo
regime pensionistico e contributivo.
Si osserva che la responsabilità di dare avvio alla procedura di concertazione
previdenziale compete al Dipartimento della Funzione Pubblica e in tale quadro il
Governo, a margine del provvedimento di concertazione relativo al biennio 2008-2009,
siglato nel settembre 2010, aveva sottoscritto un impegno fnalizzato ad attivare, in
tempi ragionevolmente contenuti, un tavolo tecnico presso il Dipartimento della
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Funzione Pubblica per dare impulso all’istituzione di forme di previdenza complementare
nell’ambito del Comparto Sicurezza. Il Ministro della Difesa aveva chiesto, con due
missive inviate a febbraio ed a novembre 2010 al Ministro per la Pubblica
Amministrazione e l’Innovazione di attivare all’uopo un tavolo tecnico presso il
Dipartimento della Funzione Pubblica. Pur avendo il Governo accolto, nel mese di
maggio 2012, una mozione, approvata dal Senato, con la quale si impegnava ad avviare
forme pensionistiche complementari per il personale del Comparto Difesa-Sicurezza, in
mancanza delle procedure di negoziazione e concertazione previste dalla legge sopra
richiamata quale strumento per addivenire all’attivazione della “previdenza
complementare”, l’Amministrazione della Difesa non ha alcuna possibilità di procedere in
tal senso.
4.1.Nella memoria autorizzata, depositata in data 11 luglio 2016, l’avv. Petruzzelli ha
replicato alle eccezioni di inammissibilità, sotto il proflo del difetto di interesse e di
legittimazione passiva, richiamando una recente sentenza della Sez. Giur. Lazio del 9
febbraio 2016 ( est. Pres. De Musso ). Nel merito, ha ribadito quanto dedotto nell’atto
introduttivo per quanto concerne la penalizzazione derivante dalla mancata istituzione
dei “ fondi di pensione integrativa” ed ha fatto riferimento alle sentenze 21 marzo 2013
n. 2907/2013 e n.2908/2013 del Tar Lazio – Sede di Roma, con cui il giudice
amministrativo ha dichiarato l’obbligo per le amministrazioni resistenti di concludere,
mediante l’emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo
volto alla istituzione della previdenza complementare, nominando un commissario ad
acta al quale è stato attribuito il compito “ di attivare i procedimenti negoziali
interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i
Consigli Centrali di rappresentanza, senza tralasciare di difdare il Ministro della Pubblica
Amministrazione e la Semplifcazione ad avviare le procedure di concertazione/
contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza”. A detta del difensore, in
esecuzione delle pronunce del T.A.R. Lazio-Sede di Roma, il Commissario ad acta ha
portato formalmente a conoscenza delle parti sociali e dei Consigli Centrali di
Rappresentanza delle Forze Armate e delle Forze di Polizia a ordinamento militare l’esito
dei ricorsi giurisdizionali afnchè detti organismi ne tenessero conto nel sollecitare
l’avvio delle procedure di concertazione di cui al D.Lgs. n.195/1995 e all’art. 26, comma
20, L. 448/1998.
4.2.Con memoria autorizzata e depositata in data 24 marzo 2017, il difensore ha meglio
articolato la questione di legittimità costituzionale con riferimento all’art. 1, commi da 6
a 13, della L. 335/1995, per violazione degli artt. 2, 3 e 38 Cost., nella parte in cui
prevede l’introduzione del sistema pensionistico contributivo, in luogo del più favorevole
sistema retributivo. Inoltre, si propone istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di
Giustizia dell’Unione Europea ex art. 267, 3^ comma, TFUE, rilevandosi il contrasto della
normativa italiana ( L.335 del 1995) con gli artt. 2 e 6 della direttiva 2000/78/CE del
27.11.2000, per richiedere se tali norme debbano essere interpretate nel senso che esse
ostano ad una disposizione nazionale ( L. n.335 del 1995), la quale ha creato una
irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini lavoratori, non consentendo una
proporzionalità tra pensione e retribuzione goduta nel corso dell’attività lavorativa. Tale
richiesta è stata reiterata nella memoria autorizzata, depositata in data 30 maggio 2019,
In vista della odierna udienza, infne, il difensore, nel ribadire quanto già dedotto, ha
Pagina 3 di 9
articolato il capo della domanda relativo al danno subìto dal ricorrente, che, in primo
luogo, deriva dal mancato maggiore sgravio in termini di Irpef e, in secondo luogo, da un
montante meno elevato.
Per quanto concerne la contribuzione del lavoratore optante, nel caso di specie, essendo
il ricorrente dipendente pubblico assunto prima dell’1.1.2001, si conferisce al fondo il 2%
della retribuzione utile al calcolo del TFR e, inoltre, si ha diritto ad un contributo
aggiuntivo pari all’1,5% della retribuzione utile ai fni del calcolo del TFS. Per ciò che
riguarda la contribuzione a carico del datore di lavoro, al ricorrente in ipotesi optante
sono riconosciuti due incentivi all’adesione: in primo luogo, per tutti i fondi negoziali
riservati al settore pubblico, è previsto un contributo obbligatorio pari all’1% della
retribuzione utile ai fni del TFR ed è anche previsto un eventuale bonus una tantum.
Tramite le sentenze 21 marzo 2013 n. 297/2013 e n. 2908/2013 del T.A.R. Lazio, Sede di
Roma, Sezione I bis, i ricorrenti hanno ottenuto il riconoscimento dell’obbligo per le
amministrazioni resistenti di concludere, mediante l’emanazione di un provvedimento
espresso, il procedimento amministrativo relativo alla introduzione della previdenza
complementare nell’ordinamento militare.
5.All’udienza del 30 marzo 2017, la dott.ssa Stella Minetola, in rappresentanza del
Ministero della Difesa, ha eccepito il difetto di legittimazione passiva
dell’amministrazione, rappresentando che, comunque, sulla questione dell’avvio della
previdenza complementare sono in corso incontri al fne di concertare la propria azione
con l’INPS.
All’esito della Camera di consiglio, ritenuto necessario un incontro con il Commissario
ad acta, nella persona del Gen. Roberto Sernicola, al fne acquisire elementi utili ai fni
della defnizione del giudizio in corso, giusta ordinanza n.80/2017 depositata in data 15
giugno 2017, questo Giudice ha acquisito, in data 28 giugno 2017, una nota redatta dallo
stesso, nel quale si fa il punto della attività posta in essere in esecuzione delle predette
sentenze.
Risulta, infatti, che il Commissario ad acta ha provveduto a:
- inviare apposita difda alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
Funzione Pubblica in persona del Ministro pro-tempore per la Semplifcazione e la
Funzione Pubblica, chiedendo formalmente l’avvio, come prescritto dagli artt. 7, d.lgs. n.
195/1995, e 26, co. 20, l. n. 448/1998, con ogni possibile urgenza determinata dai
giudicati formatisi in materia e, comunque, in occasione della convocazione del primo
tavolo di concertazione/contrattazione, delle procedure per l’introduzione delle forme
pensionistiche complementari nei confronti del personale del Comparto Difesa e
Sicurezza, ai sensi dell’art. 3, d.lgs. n. 124/1993 (norma reiterata dall’art. 3, co. 2, d.lgs. n.
252/2005);
- dare conoscenza dell’esito dei ricorsi giurisdizionali in argomento alle Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative, nonché ai Consigli Centrali di Rappresentanza
delle Forze Armate e delle Forze di Polizia a ordinamento militare (al riguardo, consta
una specifca azione di sollecitazione all’avvio della procedura, svolta nel maggio 2015
Pagina 4 di 9
dall’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria);
- dare notizia degli sviluppi in materia di pensione complementare ai Ministeri in cui sono
istituzionalmente inquadrate le Forze di Polizia a ordinamento civile/militare e le Forze
Armate, il cui personale potrà essere destinatario delle norme pattizie attuative delle
forme pensionistiche complementari, eventualmente emanate.
6.Con successiva memoria integrativa, pervenuta in segreteria il 5 settembre 2017, il
Ministero della Difesa ha insistito per la declaratoria di inammissibilità, richiamando
giurisprudenza della Corte dei conti in tal senso ( Sez. Giur. Lombardia, n.81/2017 e
n.99/2017; Sez. Giur. Marche, n.10/2017; Sez, Giur. Piemonte, n.4/2016; Sez. Giur.
Abruzzo, n.10/2016) che hanno dichiarato la carenza di interesse ad agire in riferimento
al capo di domanda concernente il diritto al calcolo del trattamento pensionistico
pubblico, sino alla effettiva attuazione della previdenza complementare, secondo il
criterio c.d. retributivo e rigettato i ricorsi con riferimento alla domanda di risarcimento
dei danni economici conseguenti al mancato tempestivo avvio delle necessarie
procedure per la negoziazione e concertazione del trattamento di fne servizio e/o fne
rapporto e della conseguente istituzione della previdenza complementare, atteso che i
ricorrenti, ancora in attività di servizio, non possono vantare un trattamento
pensionistico attuale, certo e determinato.
All’odierna udienza, la causa è stata trattenuta per la decisione.
Ritenuto in
DIRITTO
L’odierno ricorrente si è rivolto a questa Sezione Giurisdizionale Regionale per chiedere
l’accertamento del diritto a vedersi calcolare il trattamento pensionistico “ che sarà”-
essendo tuttora in servizio - secondo il sistema c.d. retributivo ovvero, in subordine, sino
alla effettiva attuazione della previdenza complementare, previa eventuale dichiarazione
di incostituzionalità delle norme a ciò ostative. Ha chiesto, inoltre, il risarcimento dei
danni derivanti dal mancato avvio delle procedure di negoziazione e concertazione del
trattamento di fne rapporto e della conseguente istituzione della previdenza
complementare.
Deve farsi carico questo Giudice, in via preliminare, della eccezione di inammissibilità
sollevata dal Ministero della Difesa, sotto il proflo della carenza di interesse e di
legittimazione ad agire.
Siffatte eccezioni sono – a loro volta – inammissibili, in quanto la memoria di
costituzione è stata depositata fuori del termine di legge ( dieci giorni) la memoria di
costituzione in giudizio( cfr. art. 15, comma 2 c.g.c.), essendo l’udienza di discussione
del ricorso fssata per il 25 febbraio 2016.
Deve altresì pronunciare come inammissibili le eccezioni sollevate dall’INPS per gli
stessi motivi.
Pagina 5 di 9
Valga, comunque, osservare che la Sezione giurisdizionale Abruzzo ( sent. n.40/2017) ha
ritenuto sussistere l’attualità e la concretezza dell’interesse dei ricorrenti.
Nel merito, la domanda è parzialmente fondata, secondo quanto in appresso detto.
Nel merito, è infondata la pretesa al sistema previdenziale retributivo. Del tutto pacifco,
infatti, che non esiste un “ diritto al regime previdenziale “ previgente, in quanto rientra
nella discrezionalità del legislatore modifcare anche in pejus il sistema previdenziale in
vigore. Ed è per tale ragione che deve respingersi l’eccezione di incostituzionalità del
passaggio normativo dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo, sancito
dalla L. n.335/1995.
Deve respingersi, altresì, la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia
dell’Unione Europea, siccome formulata dall’avv. Petruzzelli, in quanto la materia
pensionistica non rientra tra i settori del diritto dell’Unione Europea.
E,’ invece, fondata la domanda risarcitoria relativa alla mancata istituzione della
previdenza complementare.
L’avvio della previdenza complementare, come secondo pilastro del sistema di
previdenza pubblica, è da porre in relazione alla liquidazione delle prime pensioni
calcolate con il sistema contributivo. Evidentemente, la permanenza di tassi di
sostituzione piuttosto bassi per tali tipologie di pensioni - nonostante l’elevazione
dell’età pensionabile - è circostanza che dovrebbe far rifettere sulla necessità di dare
pratica attuazione alla riforma della previdenza complementare, avviata con la L. n.
335/1995 e proseguita con la legge delega n. 243/2004 e con il decreto attuativo n.
252/2005. In particolare, le citate norme si sono occupate dei dipendenti del settore
privato e del personale pubblico c.d. contrattualizzato e hanno istituito una correlazione
tra la contribuzione integrativa e la trasformazione dei trattamenti di fne servizio in TFR.
Gli sviluppi di tali riforme hanno portato all’istituzione di diversi fondi pensione per i
dipendenti del settore privato e del pubblico impiego privatizzato.
Un capitolo a sé è quello, non ancora attuato, della previdenza complementare per il
personale disciplinato dalla legge, tra cui il personale militare e quello delle Forze di
Polizia.
In particolare, l’art. 26, co. 20, L. n. 448/1998 ha riservato espressamente alle procedure
di negoziazione e di concertazione previste dal D.Lgs. n. 195/1995, sia la disciplina del
trattamento di fne rapporto di cui all’art. 2, co. 5-8, L. 335/1995, sia l’istituzione delle
forme pensionistiche complementari ai sensi dell’art. 3, d.lgs. n. 124/1993.
Gli artt. 40 e 67 del D.P.R. n. 254/1999 (recepimento dell’accordo sindacale per le Forze
di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione delle Forze di
polizia ad ordinamento militare) e l’art. 24 del D.P.R. n. 255/1999, con riferimento al
personale delle Forze Armate, hanno precisato, altresì, che le procedure di negoziazione
e di concertazione attivate ai sensi del citato art. 26, co. 20, l. n. 448/1998 sono abilitate
Pagina 6 di 9
a defnire la costituzione di uno o più fondi nazionali pensione complementare; la misura
percentuale della quota di contribuzione a carico delle amministrazioni e di quella
dovuta dal lavoratore nonché la retribuzione utile alla determinazione delle quote stesse;
le modalità di trasformazione della buonuscita in trattamento di fne rapporto, le voci
retributive utili per gli accantonamenti del trattamento di fne rapporto, nonché la quota
di trattamento di fne rapporto da destinare a previdenza complementare. Prevedono una
concertazione tra varie amministrazioni, i rappresentanti delle OO.SS. legittimate a
parteciparvi e i rappresentanti del Consiglio centrale di rappresentanza (COCER), mentre
l’iniziativa del procedimento per la concertazione spetta al Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplifcazione. Dette procedure si concludono con l’emanazione
di appositi decreti del Presidente della repubblica.
In tale quadro normativo, in giudizi proposti innanzi al giudice amministrativo, alcuni
militari hanno presentato ricorso per ottenere il riconoscimento dell’obbligo per le
Amministrazioni resistenti (Funzione Pubblica e Difesa) di concludere, mediante
l’emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo relativo
all’instaurazione della pensione complementare.
Con le sentenze n. 2122/2014 e n. 2123/2014, entrambe depositate il 21 febbraio 2014,
il TAR Lazio-Sede di Roma, Sezione Prima-Bis, ha fornito chiarimenti su richiesta del
Commissario ad acta, nel senso di riferire il proprio ordine al contenuto della sentenza
del Consiglio di Stato, Sez. IV, 22 ottobre 2011, n. 56981.
Tale pronuncia ha risolto la questione dibattuta sulla sussistenza di un interesse
concreto, attuale e direttamente tutelabile all’avvio e alla conclusione dei procedimenti
negoziali da parte dei dipendenti pubblici che ne sono destinatari, riconoscendo la
legittimazione in via esclusiva soltanto degli Organismi esponenziali di interessi collettivi
chiamati a partecipare ai predetti procedimenti negoziali.
Pertanto, il Giudice Amministrativo ha ritenuto di poter individuare a carico del
Commissario ad acta “soltanto un onere minimo indispensabile che è quello di attivare i
procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di difdare il
Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplifcazione ad avviare le procedure di
concertazione/contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza”.
L’attivazione della previdenza complementare è, dunque, materia riservata alla
concertazione/contrattazione, ai sensi delle richiamate disposizioni degli artt. 26, co. 20,
l. n. 448/1998 e 3, co. 2, d.lgs. n. 252/2005 e, pertanto, si pone il problema della tutela
delle aspettative di coloro che sono ancora in servizio.
Il problema in argomento, a distanza di oltre vent’anni, non è stato ancora risolto.
Lo strumento per compensare le negative ripercussioni economiche che il ricorrente
denuncia di subìre dall’inerzia nell’attuazione della previdenza complementare è
rappresentato dal risarcimento del danno, in quanto la legittima aspettativa della
estensione del regime di previdenza complementare per il comparto pubblico assurge a
situazione giuridica soggettiva meritevole di tutela anche innanzi al Giudice
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monocratico delle pensioni della Corte dei conti
Sotto il proflo della giurisdizione, innanzitutto, l’art. 3 del codice di giustizia contabile
prevede che il principio di effettività è realizzato, nell’ambito della giurisdizione contabile,
mediante la concentrazione di “ogni forma di tutela…dei diritti soggettivi coinvolti”. E’
chiara, quindi, la voluntas legis di attribuire al Giudice monocratico delle pensioni la
giurisdizione in ordine al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
Sotto il proflo sostanziale, poi, il danno derivante dalla mancata attivazione della
previdenza complementare si confgura, nella specie, come “ danno futuro”, le cui
conseguenze si manifestano non nell’immediato, essendo il ricorrente tuttora in servizio,
bensì all’atto del pensionamento, in quanto il tempestivo avvio dei fondi pensione
avrebbe generato un montante più elevato rispetto al mancato esercizio dell’opzione,
oltre che consentire un risparmio in termini di tassazione IRPEF in virtù di un maggiore
ammontare deducibile ( proflo di danno che, peraltro, esula dal presente giudizio).
Ai fni di quantifcare il danno patrimoniale riferibile al montante accumulato fno a
tutt’oggi, tenuto conto che la durata del giudizio non deve andare a detrimento della
tutela richiesta dal ricorrente, la metodologia più corretta è quella di mettere a confronto
il montante in regime di TFR, ossia in caso di avvio tempestivo del fondo pensione e
contestuale esercizio dell’opzione, con quello in regime di TFS, ossia in caso di mancato
avvio del fondo. Per determinare il montante degli optanti occorre quantifcare, da un
lato, l’ammontare della contribuzione che sarebbe stata apportata al fondo e, dall’altro
lato, i rendimenti che si sarebbero conseguentemente realizzati, avendo a riferimento i
rendimenti del fondo “Espero” in quanto unico fondo negoziale in essere per i dipendenti
pubblici con una serie storica sufcientemente lunga, dal 2007, e, nel periodo anteriore,
la media ponderata dei rendimenti del paniere dei tredici fondi negoziali individuato dal
D.M. Economia e Finanze del 23 dicembre 2005.
La mancata attivazione della previdenza complementare è senz’altro imputabile pro
parte - nella misura del 25% - al Ministero della Difesa, che sarà tenuto a calcolare il
danno patrimoniale subìto dal ricorrente, applicando i criteri sopra indicati, nella misura
percentuale innanzi indicata.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio, in ragione della
complessità della causa.
P.Q.M.
la Sezione giurisdizionale Puglia, in composizione monocratica, defnitivamente
pronunciando,
ACCOGLIE
il ricorso n° 30956, nei sensi in motivazione.
Spese di giudizio compensate.
Pagina 8 di 9
Fissa il termine di gg. 60 per il deposito della sentenza.
Così deciso in Bari, nella Camera di consiglio del venti dicembre duemiladiciannove.
IL GIUDICE
F.to digitalmente ( V.Raeli )
Depositata in Segreteria il 18/05/2020
Il Funzionario di Cancelleria
F.to (dott. Pasquale ARBORE)

Folgore77
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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da Folgore77 » sab lug 04, 2020 8:54 am

naturopata ha scritto:
lun giu 29, 2020 3:35 pm
Risarcimento danni accolto, tuttavia i GUP Reali è solito fare sentenze irrimediabilmente ribaltate in appello. Detto ciò, aspetterei l'appello, visto che probabilmente questa sentenza ora verrà smerciata come oro colato.

Sezione: SEZIONE GIURISDIZIONALE PUGLIA
Esito: SENTENZA
Numero: 207
Anno: 2020
Materia: PENSIONISTICA
Data pubblicazione: 18/05/2020
Codice ecli: ECLI:IT:CONT:2020:207SGPUG
15
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI Sent 207/2020
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA PUGLIA
Buongiorno!!!
Sono d'accordo con te, meglio attendere.
Sia per l'appello dall'esito scontato, sia per le decisioni della Cassazione (a settembre) su "chi" deve decidere!
Il TAR dice CdC. Le CdC dicono che è il Giudice del Lavoro. Il Giudice del Lavoro dice che non è competente!
Vediamo cosa dirà la Cassazione!!!

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Re: Avvio del fondo pensionistico complementare

Messaggio da Folgore77 » mar ago 04, 2020 4:10 pm

naturopata ha scritto:
lun giu 29, 2020 3:35 pm
Risarcimento danni accolto, tuttavia i GUP Reali è solito fare sentenze irrimediabilmente ribaltate in appello. Detto ciò, aspetterei l'appello, visto che probabilmente questa sentenza ora verrà smerciata come oro colato.

Sezione: SEZIONE GIURISDIZIONALE PUGLIA
Esito: SENTENZA
Numero: 207
Anno: 2020
Materia: PENSIONISTICA
Data pubblicazione: 18/05/2020
Codice ecli: ECLI:IT:CONT:2020:207SGPUG
15
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI Sent 207/2020
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA PUGLIA
In composizione monocratica
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 30956 del registro di segreteria, proposto dal Sig.re XXX ( n. a
XXX il XXX ) – rapp.to e difeso dall’avv. Pierpaolo Petruzzelli e con lui elettivamente
domiciliato presso il suo studio sito in Bari alla via Dante n.33, giusta procura a margine.
contro
I.N.P.S.- Gestione Dipendenti Pubblici;
Ministero della Difesa;
Uditi alla pubblica udienza del 20 dicembre 2019 l’avv. Pierpaolo Petruzzelli, per il
ricorrente, e l’avv. Giuseppe Borrelli, per l’Istituto di Previdenza, i quali si sono riportati
agli scritti depositati.
Visto il ricorso in epigrafe, depositato in data 23 ottobre 2011;
Esaminati gli atti e la documentazione tutta della causa.
Considerato in
FATTO
1.Con ricorso ritualmente depositato e notifcato alle amministrazioni in epigrafe
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indicate, il Sig. XXX, premesso di prestare servizio nelle Forze Armate dal 21.5.1989, alle
dipendenze dell’Aeronautica Militare, chiede, previa eventuale declaratoria di
incostituzionalità della L. 335/1995 in parte qua, il riconoscimento del diritto al sistema
previdenziale retributivo e, in subordine, al sistema previdenziale retributivo fno all’avvio
della previdenza complementare per il personale militare; con la condanna del Ministero
della Difesa e dell’I.N.P.D.A.P. al risarcimento dei danni conseguenti al mancato
tempestivo avvio delle necessarie procedure negoziali. Il tutto con vittoria di spese, diritti
ed onorari.
L’avv. Petruzzelli espone che, a oltre 15 anni dall’entrata in vigore della c.d. Legge Dini ( L.
n.335 del 1995 ), il personale militare è ancora in attesa della istituzione della previdenza
complementare. In particolare, ad essere penalizzato è il personale che ha maturato alla
data del 31.12.1995 una anzianità contributiva non superiore a 18 anni, in quanto la
pensione viene calcolata con il sistema contributivo. Per effetto della mancata o
ritardata previsione di meccanismi di previdenza complementare si determina, dunque,
un danno rilevante per il personale militare.
2.Nella memoria di costituzione, depositata in data 23 febbraio 2016, l’Istituto di
Previdenza ha eccepito che l’art. 1, comma 23, della L. 8.8.1995, n.335 – come
interpretato autenticamente dall’art. 2 del D.L. 28.9.2001, n.355, convertito nella L.
27.11.2001, n.41 – ha previsto che possono optare per il regime contributivo tutti coloro
che possano far valere 15 anni di contribuzione, di cui almeno 5 maturati a partire
dall’1.1.1996. L’art. 2 ha, tuttavia, riconosciuto la validità delle domande presentate,
prima della entrata in vigore del D.L. n.355 cit. ( 1.10.2011), da dipendenti con anzianità
superiore a 18 anni, calcolata alla data del 31.12.1995. Il ricorrente ha presentato
domanda di opzione per il calcolo della pensione con il sistema contributivo che non è
accoglibile per le ragioni di mancato adeguamento normativo della previdenza
complementare. L’I.N.P.S. ha, altresì, eccepito il difetto di legittimazione passiva.
3.1.Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio con memoria pervenuta in
segreteria in data 22 febbraio 2016, eccependo la inammissibilità del ricorso in quanto
l’interessato è in costanza di servizio dal 21.5.1989 e, quindi, per mancanza di
legittimazione ad agire e carenza di interesse.
3.2.Con memoria integrativa pervenuta in segreteria in data 28 novembre 2016, il
Ministero della Difesa ha ribadito l’eccezione di difetto di legittimazione ad agire, in
quanto il ricorrente è privo della titolarità di un interesse concreto in seno al
procedimento, tale da implicare il suo diritto di partecipazione allo stesso, essendo
materia che ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. b), D.Lgs n.195/1995 è riservata alla
contrattazione tra le parti ministeriali e le rappresentanze sindacali. L’interessato è,
quindi, portatore solo di un interesse indiretto in relazione alla entrata in vigore del nuovo
regime pensionistico e contributivo.
Si osserva che la responsabilità di dare avvio alla procedura di concertazione
previdenziale compete al Dipartimento della Funzione Pubblica e in tale quadro il
Governo, a margine del provvedimento di concertazione relativo al biennio 2008-2009,
siglato nel settembre 2010, aveva sottoscritto un impegno fnalizzato ad attivare, in
tempi ragionevolmente contenuti, un tavolo tecnico presso il Dipartimento della
Pagina 2 di 9
Funzione Pubblica per dare impulso all’istituzione di forme di previdenza complementare
nell’ambito del Comparto Sicurezza. Il Ministro della Difesa aveva chiesto, con due
missive inviate a febbraio ed a novembre 2010 al Ministro per la Pubblica
Amministrazione e l’Innovazione di attivare all’uopo un tavolo tecnico presso il
Dipartimento della Funzione Pubblica. Pur avendo il Governo accolto, nel mese di
maggio 2012, una mozione, approvata dal Senato, con la quale si impegnava ad avviare
forme pensionistiche complementari per il personale del Comparto Difesa-Sicurezza, in
mancanza delle procedure di negoziazione e concertazione previste dalla legge sopra
richiamata quale strumento per addivenire all’attivazione della “previdenza
complementare”, l’Amministrazione della Difesa non ha alcuna possibilità di procedere in
tal senso.
4.1.Nella memoria autorizzata, depositata in data 11 luglio 2016, l’avv. Petruzzelli ha
replicato alle eccezioni di inammissibilità, sotto il proflo del difetto di interesse e di
legittimazione passiva, richiamando una recente sentenza della Sez. Giur. Lazio del 9
febbraio 2016 ( est. Pres. De Musso ). Nel merito, ha ribadito quanto dedotto nell’atto
introduttivo per quanto concerne la penalizzazione derivante dalla mancata istituzione
dei “ fondi di pensione integrativa” ed ha fatto riferimento alle sentenze 21 marzo 2013
n. 2907/2013 e n.2908/2013 del Tar Lazio – Sede di Roma, con cui il giudice
amministrativo ha dichiarato l’obbligo per le amministrazioni resistenti di concludere,
mediante l’emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo
volto alla istituzione della previdenza complementare, nominando un commissario ad
acta al quale è stato attribuito il compito “ di attivare i procedimenti negoziali
interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ed i
Consigli Centrali di rappresentanza, senza tralasciare di difdare il Ministro della Pubblica
Amministrazione e la Semplifcazione ad avviare le procedure di concertazione/
contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza”. A detta del difensore, in
esecuzione delle pronunce del T.A.R. Lazio-Sede di Roma, il Commissario ad acta ha
portato formalmente a conoscenza delle parti sociali e dei Consigli Centrali di
Rappresentanza delle Forze Armate e delle Forze di Polizia a ordinamento militare l’esito
dei ricorsi giurisdizionali afnchè detti organismi ne tenessero conto nel sollecitare
l’avvio delle procedure di concertazione di cui al D.Lgs. n.195/1995 e all’art. 26, comma
20, L. 448/1998.
4.2.Con memoria autorizzata e depositata in data 24 marzo 2017, il difensore ha meglio
articolato la questione di legittimità costituzionale con riferimento all’art. 1, commi da 6
a 13, della L. 335/1995, per violazione degli artt. 2, 3 e 38 Cost., nella parte in cui
prevede l’introduzione del sistema pensionistico contributivo, in luogo del più favorevole
sistema retributivo. Inoltre, si propone istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di
Giustizia dell’Unione Europea ex art. 267, 3^ comma, TFUE, rilevandosi il contrasto della
normativa italiana ( L.335 del 1995) con gli artt. 2 e 6 della direttiva 2000/78/CE del
27.11.2000, per richiedere se tali norme debbano essere interpretate nel senso che esse
ostano ad una disposizione nazionale ( L. n.335 del 1995), la quale ha creato una
irragionevole disparità di trattamento tra i cittadini lavoratori, non consentendo una
proporzionalità tra pensione e retribuzione goduta nel corso dell’attività lavorativa. Tale
richiesta è stata reiterata nella memoria autorizzata, depositata in data 30 maggio 2019,
In vista della odierna udienza, infne, il difensore, nel ribadire quanto già dedotto, ha
Pagina 3 di 9
articolato il capo della domanda relativo al danno subìto dal ricorrente, che, in primo
luogo, deriva dal mancato maggiore sgravio in termini di Irpef e, in secondo luogo, da un
montante meno elevato.
Per quanto concerne la contribuzione del lavoratore optante, nel caso di specie, essendo
il ricorrente dipendente pubblico assunto prima dell’1.1.2001, si conferisce al fondo il 2%
della retribuzione utile al calcolo del TFR e, inoltre, si ha diritto ad un contributo
aggiuntivo pari all’1,5% della retribuzione utile ai fni del calcolo del TFS. Per ciò che
riguarda la contribuzione a carico del datore di lavoro, al ricorrente in ipotesi optante
sono riconosciuti due incentivi all’adesione: in primo luogo, per tutti i fondi negoziali
riservati al settore pubblico, è previsto un contributo obbligatorio pari all’1% della
retribuzione utile ai fni del TFR ed è anche previsto un eventuale bonus una tantum.
Tramite le sentenze 21 marzo 2013 n. 297/2013 e n. 2908/2013 del T.A.R. Lazio, Sede di
Roma, Sezione I bis, i ricorrenti hanno ottenuto il riconoscimento dell’obbligo per le
amministrazioni resistenti di concludere, mediante l’emanazione di un provvedimento
espresso, il procedimento amministrativo relativo alla introduzione della previdenza
complementare nell’ordinamento militare.
5.All’udienza del 30 marzo 2017, la dott.ssa Stella Minetola, in rappresentanza del
Ministero della Difesa, ha eccepito il difetto di legittimazione passiva
dell’amministrazione, rappresentando che, comunque, sulla questione dell’avvio della
previdenza complementare sono in corso incontri al fne di concertare la propria azione
con l’INPS.
All’esito della Camera di consiglio, ritenuto necessario un incontro con il Commissario
ad acta, nella persona del Gen. Roberto Sernicola, al fne acquisire elementi utili ai fni
della defnizione del giudizio in corso, giusta ordinanza n.80/2017 depositata in data 15
giugno 2017, questo Giudice ha acquisito, in data 28 giugno 2017, una nota redatta dallo
stesso, nel quale si fa il punto della attività posta in essere in esecuzione delle predette
sentenze.
Risulta, infatti, che il Commissario ad acta ha provveduto a:
- inviare apposita difda alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
Funzione Pubblica in persona del Ministro pro-tempore per la Semplifcazione e la
Funzione Pubblica, chiedendo formalmente l’avvio, come prescritto dagli artt. 7, d.lgs. n.
195/1995, e 26, co. 20, l. n. 448/1998, con ogni possibile urgenza determinata dai
giudicati formatisi in materia e, comunque, in occasione della convocazione del primo
tavolo di concertazione/contrattazione, delle procedure per l’introduzione delle forme
pensionistiche complementari nei confronti del personale del Comparto Difesa e
Sicurezza, ai sensi dell’art. 3, d.lgs. n. 124/1993 (norma reiterata dall’art. 3, co. 2, d.lgs. n.
252/2005);
- dare conoscenza dell’esito dei ricorsi giurisdizionali in argomento alle Organizzazioni
Sindacali maggiormente rappresentative, nonché ai Consigli Centrali di Rappresentanza
delle Forze Armate e delle Forze di Polizia a ordinamento militare (al riguardo, consta
una specifca azione di sollecitazione all’avvio della procedura, svolta nel maggio 2015
Pagina 4 di 9
dall’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria);
- dare notizia degli sviluppi in materia di pensione complementare ai Ministeri in cui sono
istituzionalmente inquadrate le Forze di Polizia a ordinamento civile/militare e le Forze
Armate, il cui personale potrà essere destinatario delle norme pattizie attuative delle
forme pensionistiche complementari, eventualmente emanate.
6.Con successiva memoria integrativa, pervenuta in segreteria il 5 settembre 2017, il
Ministero della Difesa ha insistito per la declaratoria di inammissibilità, richiamando
giurisprudenza della Corte dei conti in tal senso ( Sez. Giur. Lombardia, n.81/2017 e
n.99/2017; Sez. Giur. Marche, n.10/2017; Sez, Giur. Piemonte, n.4/2016; Sez. Giur.
Abruzzo, n.10/2016) che hanno dichiarato la carenza di interesse ad agire in riferimento
al capo di domanda concernente il diritto al calcolo del trattamento pensionistico
pubblico, sino alla effettiva attuazione della previdenza complementare, secondo il
criterio c.d. retributivo e rigettato i ricorsi con riferimento alla domanda di risarcimento
dei danni economici conseguenti al mancato tempestivo avvio delle necessarie
procedure per la negoziazione e concertazione del trattamento di fne servizio e/o fne
rapporto e della conseguente istituzione della previdenza complementare, atteso che i
ricorrenti, ancora in attività di servizio, non possono vantare un trattamento
pensionistico attuale, certo e determinato.
All’odierna udienza, la causa è stata trattenuta per la decisione.
Ritenuto in
DIRITTO
L’odierno ricorrente si è rivolto a questa Sezione Giurisdizionale Regionale per chiedere
l’accertamento del diritto a vedersi calcolare il trattamento pensionistico “ che sarà”-
essendo tuttora in servizio - secondo il sistema c.d. retributivo ovvero, in subordine, sino
alla effettiva attuazione della previdenza complementare, previa eventuale dichiarazione
di incostituzionalità delle norme a ciò ostative. Ha chiesto, inoltre, il risarcimento dei
danni derivanti dal mancato avvio delle procedure di negoziazione e concertazione del
trattamento di fne rapporto e della conseguente istituzione della previdenza
complementare.
Deve farsi carico questo Giudice, in via preliminare, della eccezione di inammissibilità
sollevata dal Ministero della Difesa, sotto il proflo della carenza di interesse e di
legittimazione ad agire.
Siffatte eccezioni sono – a loro volta – inammissibili, in quanto la memoria di
costituzione è stata depositata fuori del termine di legge ( dieci giorni) la memoria di
costituzione in giudizio( cfr. art. 15, comma 2 c.g.c.), essendo l’udienza di discussione
del ricorso fssata per il 25 febbraio 2016.
Deve altresì pronunciare come inammissibili le eccezioni sollevate dall’INPS per gli
stessi motivi.
Pagina 5 di 9
Valga, comunque, osservare che la Sezione giurisdizionale Abruzzo ( sent. n.40/2017) ha
ritenuto sussistere l’attualità e la concretezza dell’interesse dei ricorrenti.
Nel merito, la domanda è parzialmente fondata, secondo quanto in appresso detto.
Nel merito, è infondata la pretesa al sistema previdenziale retributivo. Del tutto pacifco,
infatti, che non esiste un “ diritto al regime previdenziale “ previgente, in quanto rientra
nella discrezionalità del legislatore modifcare anche in pejus il sistema previdenziale in
vigore. Ed è per tale ragione che deve respingersi l’eccezione di incostituzionalità del
passaggio normativo dal sistema previdenziale retributivo a quello contributivo, sancito
dalla L. n.335/1995.
Deve respingersi, altresì, la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia
dell’Unione Europea, siccome formulata dall’avv. Petruzzelli, in quanto la materia
pensionistica non rientra tra i settori del diritto dell’Unione Europea.
E,’ invece, fondata la domanda risarcitoria relativa alla mancata istituzione della
previdenza complementare.
L’avvio della previdenza complementare, come secondo pilastro del sistema di
previdenza pubblica, è da porre in relazione alla liquidazione delle prime pensioni
calcolate con il sistema contributivo. Evidentemente, la permanenza di tassi di
sostituzione piuttosto bassi per tali tipologie di pensioni - nonostante l’elevazione
dell’età pensionabile - è circostanza che dovrebbe far rifettere sulla necessità di dare
pratica attuazione alla riforma della previdenza complementare, avviata con la L. n.
335/1995 e proseguita con la legge delega n. 243/2004 e con il decreto attuativo n.
252/2005. In particolare, le citate norme si sono occupate dei dipendenti del settore
privato e del personale pubblico c.d. contrattualizzato e hanno istituito una correlazione
tra la contribuzione integrativa e la trasformazione dei trattamenti di fne servizio in TFR.
Gli sviluppi di tali riforme hanno portato all’istituzione di diversi fondi pensione per i
dipendenti del settore privato e del pubblico impiego privatizzato.
Un capitolo a sé è quello, non ancora attuato, della previdenza complementare per il
personale disciplinato dalla legge, tra cui il personale militare e quello delle Forze di
Polizia.
In particolare, l’art. 26, co. 20, L. n. 448/1998 ha riservato espressamente alle procedure
di negoziazione e di concertazione previste dal D.Lgs. n. 195/1995, sia la disciplina del
trattamento di fne rapporto di cui all’art. 2, co. 5-8, L. 335/1995, sia l’istituzione delle
forme pensionistiche complementari ai sensi dell’art. 3, d.lgs. n. 124/1993.
Gli artt. 40 e 67 del D.P.R. n. 254/1999 (recepimento dell’accordo sindacale per le Forze
di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione delle Forze di
polizia ad ordinamento militare) e l’art. 24 del D.P.R. n. 255/1999, con riferimento al
personale delle Forze Armate, hanno precisato, altresì, che le procedure di negoziazione
e di concertazione attivate ai sensi del citato art. 26, co. 20, l. n. 448/1998 sono abilitate
Pagina 6 di 9
a defnire la costituzione di uno o più fondi nazionali pensione complementare; la misura
percentuale della quota di contribuzione a carico delle amministrazioni e di quella
dovuta dal lavoratore nonché la retribuzione utile alla determinazione delle quote stesse;
le modalità di trasformazione della buonuscita in trattamento di fne rapporto, le voci
retributive utili per gli accantonamenti del trattamento di fne rapporto, nonché la quota
di trattamento di fne rapporto da destinare a previdenza complementare. Prevedono una
concertazione tra varie amministrazioni, i rappresentanti delle OO.SS. legittimate a
parteciparvi e i rappresentanti del Consiglio centrale di rappresentanza (COCER), mentre
l’iniziativa del procedimento per la concertazione spetta al Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplifcazione. Dette procedure si concludono con l’emanazione
di appositi decreti del Presidente della repubblica.
In tale quadro normativo, in giudizi proposti innanzi al giudice amministrativo, alcuni
militari hanno presentato ricorso per ottenere il riconoscimento dell’obbligo per le
Amministrazioni resistenti (Funzione Pubblica e Difesa) di concludere, mediante
l’emanazione di un provvedimento espresso, il procedimento amministrativo relativo
all’instaurazione della pensione complementare.
Con le sentenze n. 2122/2014 e n. 2123/2014, entrambe depositate il 21 febbraio 2014,
il TAR Lazio-Sede di Roma, Sezione Prima-Bis, ha fornito chiarimenti su richiesta del
Commissario ad acta, nel senso di riferire il proprio ordine al contenuto della sentenza
del Consiglio di Stato, Sez. IV, 22 ottobre 2011, n. 56981.
Tale pronuncia ha risolto la questione dibattuta sulla sussistenza di un interesse
concreto, attuale e direttamente tutelabile all’avvio e alla conclusione dei procedimenti
negoziali da parte dei dipendenti pubblici che ne sono destinatari, riconoscendo la
legittimazione in via esclusiva soltanto degli Organismi esponenziali di interessi collettivi
chiamati a partecipare ai predetti procedimenti negoziali.
Pertanto, il Giudice Amministrativo ha ritenuto di poter individuare a carico del
Commissario ad acta “soltanto un onere minimo indispensabile che è quello di attivare i
procedimenti negoziali interessando allo scopo le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative ed i Consigli Centrali di Rappresentanza, senza tralasciare di difdare il
Ministro della Pubblica Amministrazione e la Semplifcazione ad avviare le procedure di
concertazione/contrattazione per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza”.
L’attivazione della previdenza complementare è, dunque, materia riservata alla
concertazione/contrattazione, ai sensi delle richiamate disposizioni degli artt. 26, co. 20,
l. n. 448/1998 e 3, co. 2, d.lgs. n. 252/2005 e, pertanto, si pone il problema della tutela
delle aspettative di coloro che sono ancora in servizio.
Il problema in argomento, a distanza di oltre vent’anni, non è stato ancora risolto.
Lo strumento per compensare le negative ripercussioni economiche che il ricorrente
denuncia di subìre dall’inerzia nell’attuazione della previdenza complementare è
rappresentato dal risarcimento del danno, in quanto la legittima aspettativa della
estensione del regime di previdenza complementare per il comparto pubblico assurge a
situazione giuridica soggettiva meritevole di tutela anche innanzi al Giudice
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monocratico delle pensioni della Corte dei conti
Sotto il proflo della giurisdizione, innanzitutto, l’art. 3 del codice di giustizia contabile
prevede che il principio di effettività è realizzato, nell’ambito della giurisdizione contabile,
mediante la concentrazione di “ogni forma di tutela…dei diritti soggettivi coinvolti”. E’
chiara, quindi, la voluntas legis di attribuire al Giudice monocratico delle pensioni la
giurisdizione in ordine al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
Sotto il proflo sostanziale, poi, il danno derivante dalla mancata attivazione della
previdenza complementare si confgura, nella specie, come “ danno futuro”, le cui
conseguenze si manifestano non nell’immediato, essendo il ricorrente tuttora in servizio,
bensì all’atto del pensionamento, in quanto il tempestivo avvio dei fondi pensione
avrebbe generato un montante più elevato rispetto al mancato esercizio dell’opzione,
oltre che consentire un risparmio in termini di tassazione IRPEF in virtù di un maggiore
ammontare deducibile ( proflo di danno che, peraltro, esula dal presente giudizio).
Ai fni di quantifcare il danno patrimoniale riferibile al montante accumulato fno a
tutt’oggi, tenuto conto che la durata del giudizio non deve andare a detrimento della
tutela richiesta dal ricorrente, la metodologia più corretta è quella di mettere a confronto
il montante in regime di TFR, ossia in caso di avvio tempestivo del fondo pensione e
contestuale esercizio dell’opzione, con quello in regime di TFS, ossia in caso di mancato
avvio del fondo. Per determinare il montante degli optanti occorre quantifcare, da un
lato, l’ammontare della contribuzione che sarebbe stata apportata al fondo e, dall’altro
lato, i rendimenti che si sarebbero conseguentemente realizzati, avendo a riferimento i
rendimenti del fondo “Espero” in quanto unico fondo negoziale in essere per i dipendenti
pubblici con una serie storica sufcientemente lunga, dal 2007, e, nel periodo anteriore,
la media ponderata dei rendimenti del paniere dei tredici fondi negoziali individuato dal
D.M. Economia e Finanze del 23 dicembre 2005.
La mancata attivazione della previdenza complementare è senz’altro imputabile pro
parte - nella misura del 25% - al Ministero della Difesa, che sarà tenuto a calcolare il
danno patrimoniale subìto dal ricorrente, applicando i criteri sopra indicati, nella misura
percentuale innanzi indicata.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese di giudizio, in ragione della
complessità della causa.
P.Q.M.
la Sezione giurisdizionale Puglia, in composizione monocratica, defnitivamente
pronunciando,
ACCOGLIE
il ricorso n° 30956, nei sensi in motivazione.
Spese di giudizio compensate.
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Fissa il termine di gg. 60 per il deposito della sentenza.
Così deciso in Bari, nella Camera di consiglio del venti dicembre duemiladiciannove.
IL GIUDICE
F.to digitalmente ( V.Raeli )
Depositata in Segreteria il 18/05/2020
Il Funzionario di Cancelleria
F.to (dott. Pasquale ARBORE)
Strano ma vero, questa sentenza sembrerebbe essere passata in giudicato!!!
Che si fa adesso?? Ricorriamo o attendiamo la decisione della Cassazione per il ricorso Mandolesi?

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