ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

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istillnotaffound
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da istillnotaffound » mar dic 10, 2019 2:23 pm

Sei grande Watson!
Spero che presto il mondo ti omaggi per il tuo operato disinteressato per il bene di noi tutti!



lucky341
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da lucky341 » mer dic 11, 2019 10:20 am

sentenza N. 186/2019 CDC Veneto
il giudice afferma tra le altre cose
Valga, infine, un’ulteriore considerazione: “(…) il beneficio di cui all’art. 54, comma 1, non può valere ai fini della ripartizione tra quota retributiva e contributiva di pensione, essendo previsto ai soli fini della più favorevole liquidazione della pensione per il caso particolare di cessazione del dipendente con anzianità complessiva compresa tra 15 e 20 anni (e non è questo il caso, come incontestato).
Diversamente ragionando, il militare verrebbe a lucrare due volte di una parte della stessa anzianità di servizio, vale a dire della differenza tra venti anni e l’anzianità maturata al 31.12.1995, in quanto questa parte di anzianità stessa gli varrebbe - non essendo egli cessato - tanto ai fini della quota retributiva quanto anche ai fini della quota contributiva di pensione. Così, ad esempio, tra due militari che avessero al congedo la stessa anzianità complessiva di 40 anni, quello più giovane, che avesse maturato solo 15 anni al 31.12.1995 riceverebbe una pensione superiore rispetto a quello che avesse maturato 20 anni alla stessa data, in quanto solo il primo, con minor anzianità a quella data, beneficerebbe del bonus di 5 anni, che invece il secondo non avrebbe, senza dire che il primo avrebbe la quota contributiva di 25 anni contro i 20 del secondo. Ma è evidente che questo sarebbe un paradosso, perché si applicherebbe appunto un beneficio previsto per i militari che cessano dal servizio con poca anzianità a quelli che, invece, non cessano affatto dal servizio, ma semplicemente passano dal regime retributivo a quello contributivo.

ma è vero quello che afferma questo giudice ? secondo me non è affatto vero secondo lui chi al 31/12/95 aveva quindici anni e si è poi congedato al nel 2015 con 40 anni(5 anni di reparti operativi) prenderebbe piu del collega più anziano che aveva avendo 20 anni di servizio utile nel 1995 e se poi congedato nel 2010(40 anni utili)mantenendo sempre il sistema contributivo, ma quando mai ...demolita questa affermazione decade tutta la capziosa l'argomentazione di questi pochi giudici contrari all'art 54 che meritano una sonora bocciatura in appello e poi che dire dell'altra argomentazione senza dire che il primo avrebbe la quota contributiva di 25 anni contro i 20 del secondo??

istillnotaffound
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da istillnotaffound » mer dic 11, 2019 11:25 am

Vaneggiano. Semplicemente vaneggiano.
Gli anni oltre i 15 raggiunti al 31.12.1995 sono chiaramente neutri ai fini dell’aliquota previstvdall’arr.54. Quindi solo vaneggiando si può immaginare un “lucreare” due volte.
Lasciamo stare poi l’esempio (mutuato dal Giudice De Marco, Abruzzo) che se si è lucidi credo sia impossibile da formulare.
Vaneggiano.

Mamete
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da Mamete » mer dic 11, 2019 11:50 am

lucky341 ha scritto:
mer dic 11, 2019 10:20 am
sentenza N. 186/2019 CDC Veneto
il giudice afferma tra le altre cose
Valga, infine, un’ulteriore considerazione: “(…) il beneficio di cui all’art. 54, comma 1, non può valere ai fini della ripartizione tra quota retributiva e contributiva di pensione, essendo previsto ai soli fini della più favorevole liquidazione della pensione per il caso particolare di cessazione del dipendente con anzianità complessiva compresa tra 15 e 20 anni (e non è questo il caso, come incontestato).
Diversamente ragionando, il militare verrebbe a lucrare due volte di una parte della stessa anzianità di servizio, vale a dire della differenza tra venti anni e l’anzianità maturata al 31.12.1995, in quanto questa parte di anzianità stessa gli varrebbe - non essendo egli cessato - tanto ai fini della quota retributiva quanto anche ai fini della quota contributiva di pensione. Così, ad esempio, tra due militari che avessero al congedo la stessa anzianità complessiva di 40 anni, quello più giovane, che avesse maturato solo 15 anni al 31.12.1995 riceverebbe una pensione superiore rispetto a quello che avesse maturato 20 anni alla stessa data, in quanto solo il primo, con minor anzianità a quella data, beneficerebbe del bonus di 5 anni, che invece il secondo non avrebbe, senza dire che il primo avrebbe la quota contributiva di 25 anni contro i 20 del secondo. Ma è evidente che questo sarebbe un paradosso, perché si applicherebbe appunto un beneficio previsto per i militari che cessano dal servizio con poca anzianità a quelli che, invece, non cessano affatto dal servizio, ma semplicemente passano dal regime retributivo a quello contributivo.

ma è vero quello che afferma questo giudice ? secondo me non è affatto vero secondo lui chi al 31/12/95 aveva quindici anni e si è poi congedato al nel 2015 con 40 anni(5 anni di reparti operativi) prenderebbe piu del collega più anziano che aveva avendo 20 anni di servizio utile nel 1995 e se poi congedato nel 2010(40 anni utili)mantenendo sempre il sistema contributivo, ma quando mai ...demolita questa affermazione decade tutta la capziosa l'argomentazione di questi pochi giudici contrari all'art 54 che meritano una sonora bocciatura in appello e poi che dire dell'altra argomentazione senza dire che il primo avrebbe la quota contributiva di 25 anni contro i 20 del secondo??
... quindi noi "misti", stando a quanto formulato da questa versione , oltre ad essere "cornuti" per essere stati deprezzati di circa 400 euro dalla riforma, non possiamo neanche beneficiare per la quota retributiva spettante solo perché per una ipotetica formulazione di quote percentuali da attribuire a chi al 31.12.1995 abbia più o meno anni di servizio ed i rispettivi vantaggi si trovano in paradosso dal momento che chi a meno anni prende di più?
A parte la confusione sul fatto che che chi ha 20 anni al 31.12.1995 si trova nel sistema retributivo puro e prende un sacco di soldi in più per conto suo, ma ne basterebbero anche solo 18 anni , ma poi dico bisognerebbe solo rendere le quote percentuali spettanti in modo neutro per tutti ma non eliminare la legge ! mi sembra come quel vecchio detto "che siccome la volpe non arriva all'uva..." allora non è buona ??? contro ogni logica, ma tanto pur di arrampicarsi sugli specchi per non pagare dazio non possono fare, è una vergogna

panorama
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da panorama » mer dic 11, 2019 2:17 pm

Quanto qui sotto viene tratto dalla sentenza n. 59/2019 della CdC Basilicata ( Giudice Massimo Gagliardi ) discussa e pubblicata ieri 10/12/2019:

DIRITTO

La pretesa attrice può essere accolta in quanto giuridicamente fondata.

Preliminarmente questo G.U. nel respingere l’eccezione di decadenza ex art. 47 DPR 639/1970 secondo cui: “per le controversie in materia di trattamenti pensionistici l'azione giudiziaria può essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine di tre anni dalla data di comunicazione della decisione del ricorso pronunziata dai competenti organi dell'Istituto o dalla data di scadenza del termine stabilito per la pronunzia della predetta decisione, ovvero dalla data di scadenza dei termini prescritti per l'esaurimento del procedimento amministrativo, computati a decorrere dalla data di presentazione della richiesta di prestazione”, osserva quanto segue.

Secondo la Suprema Corte (cfr. Cassazione civile sez. un. 29 maggio 2009 n. 12720): “La decadenza di cui all'art. 47 d.P.R 30 aprile 1970 n. 639 - come interpretato dall'art. 6 d.l. 29 marzo 1991 n. 103, convertito, con modificazioni, nella l. 1° giugno 1991 n. 166 - non può trovare applicazione in tutti quei casi in cui la domanda giudiziale sia rivolta ad ottenere non già il riconoscimento del diritto alla prestazione previdenziale in sé considerata, ma solo l'adeguamento di detta prestazione già riconosciuta in un importo inferiore a quello dovuto, come avviene nei casi in cui l'Istituto previdenziale sia incorso in errori di calcolo o in errate interpretazioni della normativa legale o ne abbia disconosciuto una componente, nei quali casi la pretesa non soggiace ad altro limite che non sia quello della ordinaria prescrizione decennale”.

Il predetto orientamento non risulta allo stato contraddetto da una diversa interpretazione dell’organo di nomofilachia e appare altresì avvalorato dai prevalenti orientamenti dottrinari relativi alla materia pensionistica, nonché dalla stessa giurisprudenza contabile atteso che il giudizio pensionistico è giudizio sul rapporto e non sull’atto (cfr. Corte conti sez. Toscana sent. 612/97).

Ciò premesso, nel merito, questo G.U. non può non rilevare l’esistenza di oscillazioni giurisprudenziali delle sezioni di merito della Corte dei conti in primo grado sul punto controverso in ordine al richiesto ricalcolo del trattamento di pensione, in virtù del quale le quote di pensione acquisite ed attribuite al 31/12/1995 dovrebbero prevedere, come asserito da parte attrice, l‘applicazione di una percentuale di rendimento pari al 44%, così come previsto dall’articolo 54 del D.R.P. n. 1092/73.

Questo G.U., tenuto conto degli orientamenti favorevoli alla dedotta pretesa richiamati in narrativa, (Corte dei Conti della Sardegna, con la sentenza n. 2/2018 e la Corte dei Conti della Puglia, con la recentissima sentenza n. 468/2018) nonché dell’orientamento recentemente assunto da questa Sezione chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 d.P.R. n. 1092/1973, ritiene convintamente di statuire in senso favorevole all’accoglimento della tesi del ricorrente.

Alla luce degli elementi versati in giudizio, la pensione del ricorrente è stata liquidata con il “cd. sistema misto “ (retributivo/contributivo), poiché l’interessato, alla data del 31 dicembre 1995 (art. 1, comma 13 legge n. 335/1995), non possedeva un’anzianità contributiva di almeno diciotto anni.

Conseguentemente, il suo trattamento di quiescenza è stato liquidato secondo il sistema delle quote di cui al precedente comma 12 della disposizione citata, il quale prevede che: “per i lavoratori iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni, la pensione è determinata dalla somma:

a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data;

b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il sistema contributivo”.

La questione dell’aliquota di rendimento applicabile si pone, come è evidente, esclusivamente per la quota A, ovverossia quella calcolata con il sistema retributivo.

Giusta il disposto della norma, al suddetto fine va fatta applicazione della normativa vigente alla data del 31 dicembre 1995.

Nel caso, come quello che interessa, del personale militare, l’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973, vigente alla data del 31 dicembre 1995, prevede che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo (comma 1).

La percentuale di cui sopra è aumentata di 1.80 % ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo (comma 2)”.

Come detto, la difesa dell’INPS obietta che la norma non potrebbe trovare applicazione nel caso del ricorrente in quanto, si sostiene che l’aliquota del 44% si applicherebbe soltanto a coloro che siano cessati dal servizio con un’anzianità contributiva compresa tra i quindici e i venti anni di servizio.

Tuttavia, tale affermazione non trova riscontro nella normativa.

Infatti, la lettera del primo comma dell’art. 54, su cui sostanzialmente si basa l’interpretazione data dall’INPS, deve invece intendersi nel senso che l’aliquota ivi indicata vada applicata a coloro che possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni, mentre il successivo comma chiarisce che la disposizione del comma 1 non può intendersi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio (come opinato dall’INPS), atteso che esso prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1.80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo.

Il ricorso, siccome fondato, va pertanto accolto.

Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.

Considerata l’esistenza di precedenti giurisprudenziali non univoci, si ritiene sussistano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

panorama
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da panorama » mer dic 11, 2019 3:04 pm

domanda in via amministrativa
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Ecco come si perdono i ricorsi e non solo, il ricorrente deve pure pagare le spese e non finisce mica qui?

Perché ormai "sembra" che non potrà fare neanche più l'appello. Chi risarcirà il danno???

Si è costituito in giudizio l’INPS, preliminarmente eccependo l’inammissibilità ex art. 153 c.g.c. in difetto di previa istanza amministrativa ….

La CdC precisa:

L’eccezione di inammissibilità in via preliminare sollevata dalla difesa dell’I.N.P.S. è fondata.

L’odierno ricorso non risulta essere stato preceduto da alcuna istanza in via amministrativa.

L’inesistenza agli atti della domanda in via amministrativa integra la causa di inammissibilità di cui all’art. 153, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 174/2016 secondo cui “I ricorsi sono inammissibili (…) quando: (….) b) si propongono domande sulle quali non si sia provveduto in sede amministrativa, ovvero per le quali non sia trascorso il termine di legge dalla notificazione all’amministrazione di un formale atti di diffida a provvedere; ”.

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.
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Sezione SEZIONE GIURISDIZIONALE VENETO Esito SENTENZA Materia PENSIONISTICA
Anno 2019 Numero 188 Pubblicazione 10/12/2019

SENT. 188/2019

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE per il VENETO
In composizione monocratica in funzione di Giudice delle Pensioni ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio iscritto al n. 30966 del registro di segreteria, sul ricorso presentato da
S. C. nato il OMISSIS a OMISSIS e residente OMISSIS c.f. OMISSIS, rappresentato e difeso dall’ avv. Paolo Celli del Foro di Roma con domicilio eletto presso lo studio del difensore in Roma, Via L. Rizzo n. 72;

CONTRO
ISTITUTO NAZIONALE PER LA PREVIDENZA SOCIALE -I.N.P.S. rappresentato e difeso dall’Avv. Filippo Doni e domicilio eletto in Venezia, Dorsoduro 3500/d;

Per la rideterminazione della quota di pensione liquidata con il sistema retributivo con aliquota di rendimento del 44% in applicazione dell’art. 54, comma 1, del DPR n. 1092/73, per il conseguente ricalcolo del trattamento pensionistico complessivamente erogato e il rimborso degli arretrati maturati;

ESAMINATI il ricorso ed i documenti con esso depositati in causa nonché gli atti e i documenti di costituzione dell’I.N.P.S;
Sentito all’odierna udienza il difensore della parte ricorrente come da verbale.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in data 29 luglio 2019, iscritto al n. 30966 del registro di segreteria, ritualmente notificato, il ricorrente, ex militare dell’Esercito italiano, cessato dal servizio per anzianità il 31.12.2018, ha impugnato, in parte de qua, il decreto di attribuzione del trattamento di pensione, lamentando l’erroneità del relativo calcolo, non avendo trovato applicazione l’art. 54 del DPR 1092/73, che prevede l’applicazione dell’aliquota di rendimento del 44% per la parte di pensione da liquidarsi con il sistema retributivo, essendo stata invece applicata l’aliquota prevista dall’art. 44 del citato DPR per i dipendenti civili.

Richiamata la giurisprudenza di talune Sezioni regionali di questa Corte che si è pronunciata in modo conforme, il ricorrente ha chiesto in sede giudiziale la rideterminazione della quota di pensione retributiva con aliquota di rendimento del 44% in applicazione dell’art. 54, comma 1, del DPR n. 1092/73 con conseguente ricalcolo del trattamento pensionistico e rimborso degli arretrati maturati.

Sostiene infatti il ricorrente che l’art.54 citato deve essere interpretato nel senso di imporre all’amministrazione di applicare, a partire dal 15^ anno di servizio, l’aliquota del 44% e non quella del 35% -prevista dall’art. 44 del medesimo DPR per il personale civile- al personale militare.

A tale conclusione il ricorrente perviene facendo proprio l’orientamento di talune Sezioni regionali che hanno accolto analoghi ricorsi, secondo cui l’art. 54 citato trova applicazione nel caso di attribuzione della pensione con sistema misto in virtù del rinvio di cui all’art. 1, comma 12, della legge n. 335 del 31.12.1995: l’art. 54, primo comma, deve quindi essere interpretato come misura attuale dell’aliquota da applicarsi nel calcolo della pensione (con sistema misto) per coloro che, anche se cessati dal servizio in data successiva, al 31.12.1995 avevano maturato più di 15 anni e non più di 20 di servizio utile; a tale interpretazione non può ostare l’inesistenza di un criterio legislativo di riparto di detta aliquota ai fini del calcolo della quota di pensione retributiva con riferimento ai servizi maturati al 31.12.1992 (e, quindi, utilizzando come base pensionabile l’ultima retribuzione) e al 31.12.1995 (e, quindi, utilizzando come base pensionabile la media delle ultime retribuzioni) ed è comunque avvalorata dalla circostanza che il secondo comma del medesimo art. 54 prevede che al militare spetti la maggiorazione del 1,80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo fino ad un massimo dell’80%, disposizione che non avrebbe senso se la disciplina dell’articolo si riferisse solo a coloro che sono cessati dal servizio con un’anzianità massima di 20 anni.

Si è costituito in giudizio l’INPS, preliminarmente eccependo l’inammissibilità ex art. 153 c.g.c. in difetto di previa istanza amministrativa e, nel merito, contestando la fondatezza delle ragioni del ricorrente sulla scorta della considerazione che la necessaria, rigorosa, interpretazione della norma invocata (art. 54 del DPR 1092/73), anche alla luce della ratio legis a cui è ispirata (quella, cioè, di parificare la situazione di chi cessava dal servizio tra i 15 e 20 anni), non possa che condurre a ritenere applicabile la disposizione ai soli militari che, all’atto del congedo, avessero maturato una anzianità di servizio utile a pensione tra i 15 e i 20 anni.

L’applicazione della norma voluta dal ricorrente altro non farebbe che alterare, del tutto irragionevolmente -creando peraltro situazioni non giustificabili di disparità di trattamento tra gli stessi militari-, il rapporto tra quota retributiva e quota contributiva nei trattamenti di pensione soggetti al regime c.d. misto.

La norma, infatti, è volta a garantire un trattamento pensionistico minimo ai militari che cessino dal servizio con una anzianità ridotta, ma non vi è ragione alcuna per applicarla a chi, come il ricorrente, sia cessato dal servizio con una anzianità ben superiore.

Non può, secondo l’Istituto, avere rilievo l’anzianità di servizio al 31.12.1995, avendo rilievo detta data unicamente ai fini dell’applicazione dei diversi regimi pensionistici, ma non potendo artificiosamente essere utilizzata per alterare, in deroga quanto voluto dalla legge 335/95, il rapporto tra le quote di calcolo del sistema retributivo e contributivo.

All’odierna udienza, l’Avv Dei Rossi in sostituzione dell’avv. Celli, ha prodotto recente giurisprudenza conforme e ha chiesto l’accoglimento del ricorso riportandosi alle deduzioni ivi svolte.

All’esito della discussione la causa trattenuta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’eccezione di inammissibilità in via preliminare sollevata dalla difesa dell’I.N.P.S. è fondata.

L’odierno ricorso non risulta essere stato preceduto da alcuna istanza in via amministrativa.

Né, invero, tale circostanza -peraltro espressamente contestata dalla parte resistente- risulta anche solo meramente menzionata nelle deduzioni di cui al ricorso introduttivo del presente giudizio, né parte ricorrente si è premurata, pur a fronte dell’eccezione di inammissibilità sollevata da controparte nella memoria di costituzione, tempestivamente depositata e che parte ricorrente aveva, quindi, l’onere di conoscere, di offrire all’odierna udienza la relativa produzione.

L’inesistenza agli atti della domanda in via amministrativa integra la causa di inammissibilità di cui all’art. 153, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 174/2016 secondo cui “I ricorsi sono inammissibili (…) quando: (….) b) si propongono domande sulle quali non si sia provveduto in sede amministrativa, ovvero per le quali non sia trascorso il termine di legge dalla notificazione all’amministrazione di un formale atti di diffida a provvedere; ”.

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.

Deve, quindi, provvedersi in ordine alle spese processuali.

Anche nei giudizi innanzi alla Corte dei Conti il principio cardine che regola la materia relativa alle spese processuali è il criterio della soccombenza, sancito dall' art. 31, comma 1, c.g.c., che prevede che il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell'altra parte e ne liquida l'ammontare insieme con gli onorari di difesa.

L'individuazione del soccombente si compie in base al principio di causalità, con la conseguenza che parte obbligata a rimborsare alle altre le spese anticipate nel processo è quella che, col comportamento tenuto fuori del processo stesso, ovvero col darvi inizio o resistervi in forme e con argomenti non rispondenti al diritto, abbia dato causa al processo o al suo protrarsi: “Agli effetti del regolamento delle spese processuali, la soccombenza può essere determinata non soltanto da ragioni di merito, ma anche da ragioni di ordine processuale, non richiedendo l' art. 91 c.p.c. (con formulazione analoga a quella dell’art. 31 c.g.c.: ndr), per la statuizione sulle spese, una decisione che attenga al merito, bensì una pronuncia che chiuda il processo davanti al giudice adito” (Cassazione civile , sez. III , 13/09/2018 , n. 22257), quale è appunto la pronuncia di inammissibilità per difetto di un presupposto processuale.

La regolamentazione delle spese legali deve, quindi, essere fatta ai sensi dell’art. 31, comma 1, D.Lgs 174/2016, con conseguente condanna del ricorrente alla rifusione delle spese legali nei confronti dell’I.N.P.S., come liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando sul ricorso iscritto al n. 30966 del registro di Segreteria proposto da OMISSIS nei confronti di I.N.P.S., ogni diversa domanda od eccezione respinta,

- dichiara inammissibile il ricorso per difetto di previa istanza amministrativa;

- condanna il ricorrente alla rifusione delle spese legali in favore dell’I.N.P.S., che liquida in euro 500,00 (cinquecento/00) omnicomprensivi;

Così deciso in Venezia, all’esito della pubblica udienza del 9 dicembre 2019.

Il Giudice Monocratico delle Pensioni
F. to Dott.ssa Daniela Alberghini


Depositata in Segreteria il 10/12/2019


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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da hirundo » mer dic 11, 2019 5:30 pm

Domani 12 dicembre si discute un altra sentenza d appello presso la terza sezione.

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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da panorama » gio dic 12, 2019 6:32 pm

La CdC Veneto con la sentenza n. 190 pubblicata l'11/12/2019 di cui al ricorso discusso il 9 dicembre 2019, ha rigettato il ricorso di 5 colleghi CC., tutti rappresentati e difesi in via tra loro congiunta e disgiunta dagli avv. Chiara Chessa ed Eleonora Barbini del Foro di Arezzo ed elettivamente domiciliati presso lo studio dei difensori in Arezzo, Viale Michelangelo n. 26.

Il giudice era Daniela Alberghini che ri-cita:

1) - In primo luogo, come già evidenziato (e ricordato dalla resistente nelle proprie difese), tale interpretazione risponde ai criteri ermeneutici delle preleggi (recentemente, Sez. III App. n. 175/2019), risultando non solo maggiormente aderente al dato letterale, ma soprattutto tenendo conto del fatto che la norma è attributiva di un trattamento di favore (nei termini di cui di seguito) e, in quanto tale, da interpretarsi in senso restrittivo.

2) - Questo Giudicante è a conoscenza dell’orientamento giurisprudenziale delle Sezioni d’Appello, pur richiamato da parte ricorrente, che, partendo dalla considerazione che l’art. 54 citato non è norma speciale ma norma generale applicabile alla generalità dei militari, afferma che la percentuale del 44% ivi prevista sarebbe quella riconosciuta, a prescindere dal momento della cessazione dal servizio, al compimento del 15^ anno di servizio e, quindi, la successiva anzianità maturata fino al 20^ anno sarebbe neutra a fini del calcolo della pensione, ragion per cui tale aliquota andrebbe indifferentemente applicata a prescindere dal presupposto di fatto che ne giustifica(va) la previsione.

3) - Tuttavia, tale orientamento non sembra poter essere condiviso –non ricorrendo l’ipotesi di obbligo conformativo- proprio in ragione dell’affermata neutralità delle anzianità maturate successivamente al 15^ anno e fino al 20^.

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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da Mamete » gio dic 12, 2019 7:55 pm

1) - In primo luogo, come già evidenziato (e ricordato dalla resistente nelle proprie difese), tale interpretazione risponde ai criteri ermeneutici delle preleggi
Treccani, ermeneutica : "Arte, tecnica e attività di interpretare il senso di testi antichi, leggi, documenti storici e simili..." ma non stiamo mica parlando della bibbia, noi ancora oggi siamo oggetti a questa legge perchè i conteggi per il calcolo della pensione con il sistema misto viene diviso in 3 quote altrimenti saremo "contributivi" ma guarda caso nelle quote a e b si erano dimenticati di questo particolare.
(recentemente, Sez. III App. n. 175/2019), risultando non solo maggiormente aderente al dato letterale, ma soprattutto tenendo conto del fatto che la norma è attributiva di un trattamento di favore (nei termini di cui di seguito) e, in quanto tale, da interpretarsi in senso restrittivo.

...be certo restrittivo per le tasche dell'Inps
2) - Questo Giudicante è a conoscenza dell’orientamento giurisprudenziale delle Sezioni d’Appello, pur richiamato da parte ricorrente, che, partendo dalla considerazione che l’art. 54 citato non è norma speciale ma norma generale applicabile alla generalità dei militari, afferma che la percentuale del 44% ivi prevista sarebbe quella riconosciuta, a prescindere dal momento della cessazione dal servizio, al compimento del 15^ anno di servizio e, quindi, la successiva anzianità maturata fino al 20^ anno sarebbe neutra a fini del calcolo della pensione, ragion per cui tale aliquota andrebbe indifferentemente applicata a prescindere dal presupposto di fatto che ne giustifica(va) la previsione.
...forse ha capito
3) - Tuttavia, tale orientamento non sembra poter essere condiviso –non ricorrendo l’ipotesi di obbligo conformativo- proprio in ragione dell’affermata neutralità delle anzianità maturate successivamente al 15^ anno e fino al 20^.
:shock:
no, non ha capito, perché pur se a conoscenza che le Sez. di Appello dicono che devono pagare :), il Giudice Veneto dice che "tale orientamento non sembra poter essere condiviso non ricorrendo l'ipotesi di obbligo conformativo- proprio in ragione dell'affermata neutralità maturate successivamente al 15^ anno e fino al 20^ ... :shock: non ho capito neanche io cosa ha detto, sugli specchi si scivola :D

Mamete
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da Mamete » gio dic 12, 2019 8:44 pm

panorama ha scritto:
mer dic 11, 2019 3:04 pm
domanda in via amministrativa
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Ecco come si perdono i ricorsi e non solo, il ricorrente deve pure pagare le spese e non finisce mica qui?

Perché ormai "sembra" che non potrà fare neanche più l'appello. Chi risarcirà il danno???

Si è costituito in giudizio l’INPS, preliminarmente eccependo l’inammissibilità ex art. 153 c.g.c. in difetto di previa istanza amministrativa ….

La CdC precisa:

L’eccezione di inammissibilità in via preliminare sollevata dalla difesa dell’I.N.P.S. è fondata.

L’odierno ricorso non risulta essere stato preceduto da alcuna istanza in via amministrativa.

L’inesistenza agli atti della domanda in via amministrativa integra la causa di inammissibilità di cui all’art. 153, comma 1, lettera b) del D.Lgs. 174/2016 secondo cui “I ricorsi sono inammissibili (…) quando: (….) b) si propongono domande sulle quali non si sia provveduto in sede amministrativa, ovvero per le quali non sia trascorso il termine di legge dalla notificazione all’amministrazione di un formale atti di diffida a provvedere; ”.

Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.
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questa fa paura però, si deve fare ricorso con le dovute maniere

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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da panorama » gio dic 12, 2019 9:09 pm

Prima di fare ricorso alla CdC, bisogna chiedere all'INPS l'applicazione dell'art. 54 e solo dopo, ci si può rivolgere alla CdC documentando il ricorso con l'istanza propria del ricorrente.

naturopata
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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da naturopata » gio dic 12, 2019 9:18 pm

3) - Tuttavia, tale orientamento non sembra poter essere condiviso –non ricorrendo l’ipotesi di obbligo conformativo- proprio in ragione dell’affermata neutralità delle anzianità maturate successivamente al 15^ anno e fino al 20^.[/quote] :shock:
no, non ha capito, perché pur se a conoscenza che le Sez. di Appello dicono che devono pagare :), il Giudice Veneto dice che "tale orientamento non sembra poter essere condiviso non ricorrendo l'ipotesi di obbligo conformativo- proprio in ragione dell'affermata neutralità maturate successivamente al 15^ anno e fino al 20^ ... :shock: non ho capito neanche io cosa ha detto, sugli specchi si scivola :D
[/quote]

Invece è molto chiaro, afferma che le statuizioni dei giudici d'appello non vincolano alcun giudice (neanche gli stessi di appello che possono cambiare orientamento) e quindi non c'è obbligo di conformarsi, tra l'altro proprio in ragione della neutralità degli anni da 15 a 20 statuita dalle sezioni centrali. Difatti, visto che le sezioni d'appello motivano il tutto sulla supposta neutralità degli anni da 15 a 20, il GUP Veneto dimostra chiaramente che non solo non sono neutrali, ma mai possono esserlo e quindi non si conforma. In realtà qualcuno è certamente scivolato sugli specchi, sarà dura da ammettere da parte dei Giudici d'appello, una bella figuraccia.

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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da Mamete » ven dic 13, 2019 12:17 am

Certo, nessun Giudice deve conformarsi favorevolmente solo perché le 3 sez. delle Corti d'Appello 1^, 2^ e 3^, e circa il 90 per cento delle sentenze di 1^ grado siano favorevoli ci mancherebbe altro, soprattutto se poi queste vengano emesse senza senza aver dato valore alla "supposta neutralità degli anni da 15 a 20".
l GUP Veneto dimostra chiaramente che non solo non sono neutrali, ma mai possono esserlo e quindi non si conforma
forse mi sono perso qualcosa, dove dimostrerebbe questa mancata neutralità e quale verità si cela dietro questa divinatoria e arcaica rivelazione ? ... forse questa supposta neutralità smonta tutto l'alibi su cui si era costruito il nostro castello ? la mancata neutralità degli anni dai 15 ai 20 porta a distruggere l'articolo 54 e tutti i sui commi perché si è scoperto che non esiste ? un illuminato ?
Speriamo finisca presto questo teatro perché altrimenti si comincerà a chiamare gli scribi per tradurre questo articolo per punteggiatura e contesto storico …..

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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da panorama » ven dic 13, 2019 11:24 am

Nella sottostante sentenza,

Sezione SEZIONE GIURISDIZIONALE BASILICATA Esito SENTENZA Materia PENSIONISTICA
Anno 2019 Numero 59 Pubblicazione 10/12/2019

Che ha accolto il ricorso dei ricorrenti, si legge:

1) - Ciò premesso nel merito parte attrice evidenzia che nel caso di pensione liquidata - come nella fattispecie in esame - con il cd. sistema misto, la medesima, ai sensi dell'art. 1, comma 12 della legge n. 335/1995, è composta "a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data; b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il sistema contributivo". Detta norma, quindi, prevede in via transitoria, con riferimento alla quota di cui alla lettera a), la sopravvivenza della normativa vigente precedentemente all'entrata in vigore della legge di riforma del sistema pensionistico del 1995. Nel caso del personale militare tale normativa va individuata nell'art. 54 del T.U. n. 1092 del 1973, il quale prevede l'applicazione sulla base pensionabile, nell'ambito del sistema di calcolo cd. retributivo, di un'aliquota più favorevole rispetto a quella del personale civile dello Stato; in particolare, il comma 1 della disposizione de qua stabilisce che "la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo". Detta norma, pertanto, deve ritenersi tutt'oggi vigente con riferimento alla quota di cui alla lettera a), non essendo stata modificata né dalla L. 335/95, né dai successivi interventi legislativi sul sistema pensionistico.

2) - Innanzitutto si richiama la circolare INPDAP n. 22/2009 che con riferimento al personale appartenente all'Arma dei Carabinieri, ha chiarito che : "il computo dell'aliquota di pensione spettante al personale militare è disciplinato dall'art. 54 del Testo Unico secondo cui la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno 15 anni e non più di 20 anni di servizio utile è pari al 44% della base pensionabile, aumentata di 1,80 per cento per ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo..." e non dall'art. 6 della I. n. 1543/1963.

------------------------

LEGGE 3 novembre 1963, n. 1543
Norme sugli organici e sul trattamento economico dei sottufficiali e militari di truppa dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, del Corpo degli agenti di custodia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del Corpo forestale dello Stato.


Art. 6.

I sottufficiali e gli appuntati dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, nonché i sottufficiali ed i militari di truppa del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, del Corpo degli agenti di custodia ed il personale delle corrispondenti categorie del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e del Corpo forestale dello Stato conseguono il massimo della pensione con trenta anni di servizio utile.

La pensione é liquidata sulla base dell'importo complessivo dell'ultimo stipendio o paga e delle indennità pensionabili godute.

Essa é ragguagliata, al compimento del ventesimo anno di servizio, al 44 per cento della base pensionabile come sopra determinata.

Per ciascun anno di servizio oltre il ventesimo e per non più di dieci anni successivamente compiuti, la pensione sarà aumentata del 3,60 per cento.

Nei riguardi dei carabinieri e finanzieri si applicano le disposizioni di cui agli articoli 5 e 6 del decreto del Presidente della Repubblica 11 gennaio 1956, n. 20, modificati dall'articolo 3 della legge 11 luglio 1956, numero 734.

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Re: ATTENZIONE, L'INPS DEVE RIFARE I CALCOLI ARRUOLATI 81/83

Messaggio da Mareemare » ven dic 13, 2019 1:23 pm

Panorama, più chiaro di così non si può. Inoltre se qualcuno in questo forum è avvezzo a incerti voli pindarici, volto anche a negare che le ali degli uccelli servono per volare, sappia che non sono le ali che si sciolgono, ma le nebbie del proprio cervello come certi pseudo giuduci che hanno le idee ancor più addensate e annebbiate. Buongiorno a tutti.

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