applicazione del 44% sulla base pensionabile per 15 al 1995

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danieled
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Re: applicazione del 44% sulla base pensionabile per 15 al 1

Messaggio da danieled » ven gen 19, 2018 2:30 am

Gentili colleghi e in via principale a GINO59 che della materia sembra molto esperto pongo un quesito riguardo all'art.54:
Assodato che chi al 31.12.1995 aveva tra i 15 e non più di venti anni utili a pensione col sistema misto secondo la recente sentenza della Corte dei Conti della Sardegna spetterebbe a tale data il 44% della pensione e questo periodo verrebbe conteggiato con sistema retributivo anche per chi non aveva 18 anni a tale data.
Allora mi sorge un dubbio, perché si verrebbe a creare una disparità di trattamenti tra i misti e retributivi come me, in quanto a Dicembre 1995 io avevo maturato 19 anni utili pensione, quindi retributivo puro, ma il 44% mi è stato dato con 20 anni come previsto dalla norma per gli appartenenti al disciolto Corpo Guardie di P.S.,come te Gino59.
Secondo una mia modesta interpretazione allora si dovrebbe riconoscere il 44% anche a quelli come me, alla data del 31.12.1995, così facendo otterrei un 2% di valorizzazione della mia pensione, precisando che non ho raggiunto il max dell'80% ma bensì il 69% per riforma........
Ringrazio chiunque esperto possa darmi una logica risposta



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Re: applicazione del 44% sulla base pensionabile per 15 al 1

Messaggio da naturopata » ven gen 26, 2018 4:43 pm

SENT. N. 3/18

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

la Corte dei Conti

Sezione giurisdizionale

per la regione Piemonte

in composizione monocratica nella persona del Cons. Walter BERRUTI, quale Giudice unico ai sensi dell’art. 151 c.g.c., ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 20169 del registro di Segreteria, proposto da PAONE Pietro, nato a Scandale (CZ) il 4 ottobre 1964, residente in Leinì (TO), c.f. PNAPTR64R04I494E, rappresentato e difeso dall’Avv. Massimo Vitelli del Foro di Teramo come da procura speciale in calce al ricorso;

contro

INPS, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – Gestione Dipendenti pubblici, in persona del Presidente e legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso anche disgiuntamente, dagli Avv.ti Giorgio RUTA (RTU GRG 55C09 H501X) e Patrizia SANGUINETI (SNG PRZ 69A66 D969D) dell’Ufficio legale dell’Istituto, come da procura generale ad lites conferita con atto del notaio Paolo Castellini rep. 80974/21569 del 21 luglio 2015, con loro elettivamente domiciliato in Torino, Via dell’Arcivescovado n. 9;

avverso

la determinazione INPS n. TO012015826268 di conferimento al ricorrente della pensione ordinaria di inabilità n. 17592700 nella parte in cui non attribuisce l’incremento figurativo di cui all’art. 3, comma 7 del D.lgs. n. 165/1997 e non riconosce l’aliquota di rendimento del 44% in ordine alla quota fino alla data del 31 dicembre 1995, regolata dal sistema retributivo;

e per l’accertamento

del diritto al beneficio di cui all’art. 3, comma 7 del D.lgs. n. 165/1997, nonché all’attribuzione del coefficiente complessivo di rendimento del 44% ex art. 56 D.P.R. n. 1092/1973, con ripartizione nella misura del 34,75% per la quota A) e del 9,25 per la quota B);

e la conseguente condanna

dell’Amministrazione a rideterminare il trattamento pensionistico e a corrispondere le somme spettanti e gli arretrati oltre rivalutazione, interessi legali e interessi anatocistici ex art. 1283 cod. civ. dalla domanda giudiziale.

Visto il decreto con il quale è stata fissata l’odierna udienza di discussione.

Udito, alla pubblica udienza del 19 dicembre 2017, l’avv. Giorgio Ruta per l’INPS, nessun difensore comparendo per parte ricorrente.

Ritenuto in

FATTO

Il ricorrente, già appuntato scelto della Guardia di finanza, espone di essere stato collocato in congedo assoluto dal 18 giugno 2015 per infermità e di godere da tale data di pensione ordinaria di inabilità calcolata con il c.d. sistema misto retributivo-contributivo.

Egli con almeno tre richieste-diffide inviate all’INPS tra il 2015 e il 2016 ha lamentato la mancata concessione dell’incremento figurativo previsto dall’art. 3, comma 7 del D.lgs. n. 165/1997, nonché il fatto che l’aliquota di rendimento relativa alla quota retributiva della pensione (sino al 31 dicembre 1995) era stata applicata nella misura del 40,10 % e non del 44%, come stabilito dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973 per chi, come il ricorrente, possieda almeno 15 anni di servizio.

In mancanza di risposta da parte dell’INPS ha depositato il ricorso in esame in data 29 marzo 2017 con le conclusioni in epigrafe.

L’INPS si è costituito in data 9 giugno 2017 chiedendo il rigetto del ricorso.

Il ricorrente ha depositato fuori udienza, senza chiedere, né ottenere l’autorizzazione della Corte, né comunicare a controparte, alcune memorie con allegati (in data 12 giugno, 29 settembre, 11 dicembre 2017), al fine di illustrare ulteriormente le proprie tesi.

Con ordinanza pronunciata all’esito dell’udienza del 20 giugno 2017 questo Giudice ha chiesto chiarimenti alla Guardia di finanza, che venivano resi con nota depositata il 6 settembre 2017.

Con successiva ordinanza pronunciata all’esito dell’udienza del 17 ottobre 2017 sono stati chiesti ulteriori chiarimenti all’INPS, che quest’ultimo tuttavia non è stato in grado di fornire.

All’udienza del 19 dicembre 2017 il difensore del ricorrente non è comparso senza addure alcun impedimento; è comparso invece il ricorrente personalmente e ha chiesto di poter produrre un precedente giurisprudenziale che, in quanto tale, è stato acquisito. Il legale dell’INPS ha richiamato le conclusioni in atti e la causa è stata decisa come da dispositivo.

Considerato in

DIRITTO

Preliminarmente va precisato che nel presente giudizio non potranno essere prese in considerazione le produzioni di parte ricorrente effettuate irritualmente fuori udienza.

1. Il ricorso invoca innanzitutto l’applicazione dell’art. 3, comma 7 del D.lgs. 30 aprile 1997 n. 165 (recante “Attuazione delle deleghe conferite dall'articolo 2, comma 23, della L. 8 agosto 1995, n. 335, e dall'articolo 1, commi 97, lettera g), e 99, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego”), che dispone: “Per il personale di cui all'articolo 1 escluso dall'applicazione dell'istituto dell'ausiliaria che cessa dal servizio per raggiungimento dei limiti di età previsto dall'ordinamento di appartenenza e per il personale militare e per il personale delle Forze armate che non sia in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, il cui trattamento di pensione è liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, il montante individuale dei contributi è determinato con l'incremento di un importo pari a 5 volte la base imponibile dell'ultimo anno di servizio moltiplicata per l'aliquota di computo della pensione. Per il personale delle Forze di polizia ad ordinamento militare e per il personale delle Forze armate il predetto incremento opera in alternativa al collocamento in ausiliaria, previa opzione dell'interessato.”

Tale beneficio non risulta in effetti riconosciuto nel provvedimento di liquidazione, che infatti menziona a tal fine solo l’art. 4 del D.lgs. n. 165/1997.

Nella specie l’interessato è cessato dal servizio senza poter transitare nella posizione di ausiliaria essendo stato posto in congedo assoluto per infermità e pertanto si trova nella condizione di usufruire del beneficio accordato dalla norma citata. Tale assunto, che trova supporto anche nei precedenti della Corte richiamati dal ricorrente (cfr. per tutti Sez. Sardegna n. 156/2017) non è contestato dall’INPS, il quale obietta invece che il ricorrente, in quanto appuntato scelto avrebbe qualifica di “graduato” cui sarebbe inibito dall’ordinamento l’accesso all’ausiliaria, riservato invece agli ufficiali e ai sottoufficiali.

Tali obiezioni sono prive di fondamento.

La L. 1 febbraio 1989 n. 53 (recante” Modifiche alle norme sullo stato giuridico degli appartenenti ai ruoli ispettori e appuntati e finanzieri del Corpo della Guardia di finanza nonché disposizioni relative alla Polizia di Stato, alla Polizia penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato”) all’art. 2 (abrogato dal D.lgs. n. 95/2017 solo a decorrere dal 1° gennaio 2017), comma 1 dispone che: “I graduati e i finanzieri si distinguono in: a) appuntati scelti, appuntati, finanzieri scelti e finanzieri in servizio permanente; b) appuntati e finanzieri in ferma volontaria; c) appuntati scelti, appuntati, finanzieri scelti e finanzieri in congedo illimitato, nell'ausiliaria, nella riserva e in congedo assoluto”. E il successivo art. 10, comma 1: “I militari indicati negli articoli 1 e 2 della presente legge cessano dal servizio permanente al compimento del cinquantaseiesimo anno di età e, purché in possesso dell'idoneità al servizio militare incondizionato, sono collocati nella categoria dell'ausiliaria. A decorrere dal 30 dicembre 1989 essi permangono in tale posizione per otto anni; successivamente sono collocati nella riserva o in congedo assoluto a seconda dell'idoneità fisica”.

Alla luce del sopra richiamato quadro normativo, vigente all’epoca dei fatti di causa, e dei puntuali chiarimenti forniti dalla Guardia di finanza con la nota versata in giudizio il 6 settembre 2017, non appare invero dubbio che il ricorrente, quale appuntato scelto della Guardia di finanza, avesse la giuridica possibilità, alla cessazione del servizio permanente e purché in possesso della relativa idoneità fisica, di essere collocato nella categoria dell’ausiliaria.

La domanda di applicazione del beneficio di cui al citato art. 3, comma 7 del D.lgs. n. 165/1997, concernente appunto il personale militare e delle ff.aa. che, pur avendone la giuridica possibilità, non è in possesso dei requisiti psico-fisici per accedere o permanere nella posizione di ausiliaria, risulta dunque fondata e va accolta.

2. Il ricorso invoca poi l’applicazione, in ordine alla quota di pensione al 31 dicembre 1995 da determinarsi con il sistema retributivo, dell’art. 54, comma primo del D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092 (recante “Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato”), rubricato “Misura del trattamento normale”, che dispone: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto dal penultimo comma del presente articolo”. Il ricorrente ritiene di aver diritto all’applicazione di tale disposizione avendo maturato al 31 dicembre 1995 (data alla quale cessa la liquidazione della pensione con il sistema retributivo) anni 17 e mesi 10 di servizio utile, ma che nel calcolo della propria pensione sarebbe stato applicato un coefficiente inferiore, pari al 40,10 per cento. Egli sostiene che l’Ente di previdenza, invece di utilizzare il coefficiente previsto dall’art. 54 cit., avrebbe utilizzato quello previsto dall’art. 40 dello stesso D.P.R. n. 1092 per i dipendenti statali civili nella misura del 35 per cento della base pensionabile. A suo dire non rileverebbe in contrario il fatto che ai fini del calcolo della pensione il servizio svolto sino al 31 dicembre 1995 debba essere suddiviso, ai sensi del sopravvenuto D.lgs. n. 503/1992 (art. 13), in due periodi rispetto all’entrata in vigore di tale novella, fissata al 1° gennaio 1993. Tale suddivisione avrebbe effetto solo sulla determinazione delle basi pensionabili (cioè ultima retribuzione per il primo periodo e media retributiva per il secondo), ma non sul coefficiente di calcolo applicabile, che resterebbe quello previsto per i militari con anzianità di almeno quindici anni di servizio dal ridetto art. 54, la cui perdurante vigenza sarebbe dimostrata anche dall’espresso richiamo contenuto nel nuovo Codice dell’ordinamento militare (D.lgs. n. 66/2010, art. 1867).

L’INPS respinge tali conclusioni, affermando che il ricorrente non possedeva l’anzianità prevista per l’applicazione dell’aliquota del 44 per cento, ne ’possedeva, alla data del 31 dicembre 1995, 18 anni di servizio utile e che ai graduati della Guardia di finanza non si applicherebbe integralmente il comma 1 dell’art. 54 D.P.R. n. 1092 cit. operando la deroga di cui al penultimo comma della stessa norma, che dispone che “Nei confronti dei graduati e dei militari di truppa non appartenenti al servizio continuativo la misura della pensione normale è determinata nell’annessa tabella n. 2”.

Va innanzitutto precisato che secondo le regole dell’onere probatorio del processo civile spetta a parte attrice dimostrare quale sia stato il procedimento di calcolo della pensione seguito dall’INPS e dove questo presenti l’errore denunciato deviando dal modello normativo di riferimento.

Questo Giudice, peraltro, considerate natura e finalità del processo pensionistico avanti la giurisdizione contabile, ha ritenuto di interpellare comunque l’Ente previdenziale, ad integrazione delle scarse e non sempre chiare indicazioni riportate nel provvedimento di liquidazione agli atti, sui coefficienti applicati per il calcolo della misura della pensione de qua e sui connessi riferimenti normativi.

L’INPS, tuttavia, ancorché rappresentato in giudizio da un avvocato proprio dipendente, non ha saputo fornire alcuna risposta nel merito, né il difensore del ricorrente ha chiesto di insistere nell’approfondimento o di disporne altri, nemmeno presenziando all’udienza successiva all’ordinanza.

Ciò posto, sull’ambito di applicazione dell’art. 54 primo comma del D.P.R. si fronteggiano due tesi. La prima, più restrittiva, e aderente al testo letterale, limita l’applicazione del più favorevole (rispetto agli altri dipendenti pubblici) coefficiente di rendimento ivi previsto (44 per cento) ai militari che abbiano maturato, nel contempo, almeno quindici ma non più di venti anni di servizio, trovando la disposizione la sua ratio in quelle situazioni in cui il militare, per motivi indipendenti dalla sua volontà (limiti di età, inabilità, ecc.), non abbia potuto maturare un’anzianità superiore. L’altra, più estensiva e sostenuta con il ricorso, ritiene la suddetta regola di calcolo di portata generale per i militari che abbiano maturato più di quindici anni, fermo restando che, superati i venti, essi cumulano tale beneficio con gli ulteriori aumenti annuali previsti dai commi seguenti (dell’1,80 o dell’3,60 per cento per cento, a seconda della qualifica, per ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo).

Questo Giudice ritiene di prestare adesione al primo orientamento interpretativo (seguito da Sez. Sardegna n. 87/2017), maggiormente aderente al dato letterale e, in quanto più restrittivo, consono alla natura speciale della norma de qua.

Nella specie il ricorrente, come si legge nel provvedimento di pensione, è stato collocato in congedo con una anzianità complessiva maturata al congedo superiore a 20 anni.

Pertanto, la sua situazione non rientra nella fattispecie normativa contemplata dal ridetto primo comma dell’art. 54 cit., il cui ambito di applicazione riguarda i militari che abbiano maturato, nel contempo, almeno quindici ma non più di venti anni di servizio.

Le domande contenute sul punto nel ricorso, laddove basate su diversa interpretazione della norma sopra richiamata, non possono quindi essere accolte.

3. L’accoglimento della prima domanda comporta il diritto del ricorrente alla rideterminazione con applicazione del beneficio di cui all'art. 3, comma 7 del D. lgs. n. 165/1997.

4. Consegue il diritto ai conseguenti arretrati.

5. Su tali arretrati vanno applicati gli interessi corrispettivi al saggio legale, calcolati dalla decorrenza di ciascun rateo di pensione sino al pagamento effettivo.

6. Vanno altresì applicati, sempre al saggio legale, dalla domanda giudiziale, gli interessi anatocistici ai sensi dell’art. 1283 cod. civ. (cfr. Sez. II Appello, n. 888/2017).

7. Compete infine la rivalutazione monetaria ai sensi dell’art. 167, comma 3 c.g.c., da calcolarsi, secondo quanto specificato dalle SS.RR. (n. 10/2002/QM), quale parziale possibile integrazione degli interessi al saggio legale, ove l’indice di svalutazione dovesse eccedere la misura dei primi.

8. Ogni altra domanda va respinta.

9. Le spese possono essere compensate in ragione dell’accoglimento solo parziale del ricorso.

P.Q.M.

la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la regione Piemonte, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando,

dichiara il diritto del ricorrente alla rideterminazione del trattamento previdenziale con applicazione del beneficio di cui all'art. 3, comma 7 del D. lgs. n. 165/1997;

dichiara il diritto del ricorrente alla corresponsione dei conseguenti arretrati oltre interessi e rivalutazione e, dalla domanda giudiziale, interessi anatocistici secondo quanto precisato in motivazione;

respinge ogni altra domanda;

compensa le spese.

Così deciso in Torino, il 19 dicembre 2017.

IL GIUDICE

(F.to Dott. Walter BERRUTI)



Depositata in Segreteria il 17 Gennaio 2018

Il Direttore della Segreteria

(F.to Antonio CINQUE)

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