Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » dom feb 04, 2018 10:43 pm

antoniope ha scritto:Nella senteza 12/2018 C.d.C. Calabria, il GUP ha evidenziato che per il comparto militare l'aliquota di percentuale da prendere in considerazione è il 2,93% e non 2,33, a prescindere se uno ha maturato o meno i 15 anni al 31/12/95?
""""""""
La sentenza invero non autorizza e non precisa tale specifico principio, ma a mio avviso il tema si dovrá affrontare eccome!
Infatti, qualora in futuro dovesse definitivamente acclararsi che ai militari con almeno 15 anni si deve applicare l'art.54 e non l'art.44, sarà inevitabile porre anche la consequenziale questione se il 2,93% annuo (44 : 15 = 2,93) vada riconosciuto anche ai militari che possono vantare meno di 15 anni di servizio UTILE/anzianitá contributiva al 31/12/1995.


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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da antoniope » lun feb 05, 2018 8:02 pm

Buonasera avvocato, ero dubbioso se scrivere nuovamente, al limite mi manderà........
Nel mio precedente quesito del 27 gennaio circa l’applicazione dell’art.54 del DPR 1092/73, le chiedevo se erano ricomprese nel calcolo anche il lavoro effettuato prima dell’arruolamento. Lei ha risposto: Ovviamente nel servizio utile vanno ricompresi eventuali periodi di lavoro precedenti a quelli di servizio nel comparto, debitamente ricongiunti.
Leggendo l’art.1 del DPR sopra menzionato, riporta: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile; l’articolo cita “servizio utile”. Da un mio punto di vista, per “servizio utile” si intende quello esclusivamente prestato nel comparto difesa/sicurezza, con le relative maggiorazioni. Se nel calcolo della maturazione da 15 e non più di 20 anni al 31/12/95, vanno ricompresi gli anni da lavoro maturati prima dell’arruolamento, il legislatore doveva e poteva scrivere “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di contribuzione utile è pari al 44 per cento della base pensionabile. Leggendo le varie sentenze, il giudice in nessuna di esse fa richiamo se nel computo totale siano ricomprese le ricongiunzioni effettuate prima dell’arruolamento. Lei è a conoscenza di ricorsi nel quale computo di calcolo siano inserite le ricongiunzioni da civile per raggiungere i famosi 15 anni al 31/12/95?
Se ancora non ci sono, anche in questo caso ci sarà da combattere……
Buona serata.

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » mar feb 06, 2018 11:52 am

antoniope ha scritto:Buonasera avvocato, ero dubbioso se scrivere nuovamente, al limite mi manderà........
Nel mio precedente quesito del 27 gennaio circa l’applicazione dell’art.54 del DPR 1092/73, le chiedevo se erano ricomprese nel calcolo anche il lavoro effettuato prima dell’arruolamento. Lei ha risposto: Ovviamente nel servizio utile vanno ricompresi eventuali periodi di lavoro precedenti a quelli di servizio nel comparto, debitamente ricongiunti.
Leggendo l’art.1 del DPR sopra menzionato, riporta: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile; l’articolo cita “servizio utile”. Da un mio punto di vista, per “servizio utile” si intende quello esclusivamente prestato nel comparto difesa/sicurezza, con le relative maggiorazioni. Se nel calcolo della maturazione da 15 e non più di 20 anni al 31/12/95, vanno ricompresi gli anni da lavoro maturati prima dell’arruolamento, il legislatore doveva e poteva scrivere “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di contribuzione utile è pari al 44 per cento della base pensionabile. Leggendo le varie sentenze, il giudice in nessuna di esse fa richiamo se nel computo totale siano ricomprese le ricongiunzioni effettuate prima dell’arruolamento. Lei è a conoscenza di ricorsi nel quale computo di calcolo siano inserite le ricongiunzioni da civile per raggiungere i famosi 15 anni al 31/12/95?
Se ancora non ci sono, anche in questo caso ci sarà da combattere……
Buona serata.
§§§§§§§§§§§§
Buonasera.
E' mia ferma convinzione che anche i pregressi periodi ricongiunti entrino a far parte del servizio UTILE, convalidata dal fatto che tutti i decreti del comparto da me esaminati considerano pacificamente anche detti periodi.
Mi risultano ricorsi pendenti in tal senso, anche da me patrocinati e conclusi senza che la specifica questione sia mai stata minimamente sollevata.
Cordialità
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da JESSICA1995 » mer feb 07, 2018 6:51 pm

Volevo porre una domanda di natura procedurale. Anche se un militare è in pensione da più anni può proporre istanza di diffida all'Inps per l'erogazione del dovuto ovvero se rientra nell'art. 54 del famoso dpr e dopo circa 4 mesi senza risposta o con esito negativo si procede con la Corte dei Conti ? È legittima la procedura ? Grazie a chi mi delucida.

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » mer feb 07, 2018 11:12 pm

JESSICA1995 ha scritto:Volevo porre una domanda di natura procedurale. Anche se un militare è in pensione da più anni può proporre istanza di diffida all'Inps per l'erogazione del dovuto ovvero se rientra nell'art. 54 del famoso dpr e dopo circa 4 mesi senza risposta o con esito negativo si procede con la Corte dei Conti ? È legittima la procedura ? Grazie a chi mi delucida.
""""""

Certo che è legittima!
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » mer feb 21, 2018 5:44 pm

Qualche anima pia, come al solito, potrebbe per favore inserire la sentenza n.14/2018 della Sez. SARDEGNA?
Grazie.
Prosegue il trend favorevole in Sardegna per l'applicazione ai MILITARI dell'art.54, T.U. 1092/1973.
Peccato che altrove, pur utilizzando ovviamente anche le argomentazioni della Curia sarda, emergano purtroppo per il momento alcune notizie di segno opposto.
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » gio feb 22, 2018 12:42 pm

Nessuna anima pia.........che inserisce cortesemente la sentenza Sez. SARDEGNA n.14/2018 sull'art.54 !!!???
Grazie
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da naturopata » gio feb 22, 2018 3:56 pm

Sent. n. 14/2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SARDEGNA,

in composizione monocratica, in persona del consigliere Lucia D’AMBROSIO, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 24051 del registro di Segreteria, proposto dal signor F. P. (C.F. n. Omissis) nato il Omissis a Omissis e residente in Omissis in Omissis, rappresentato e difeso dall’avv. Alessandro Mariani (PEC: alessandromariani@legalmail.it - C.F. n. MRNLSN61L07B354U - Fax 070.301173) presso il cui studio in Cagliari, via Sebastiano Satta n. 12, è elettivamente domiciliato,

contro I.N.P.S. - ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (C.F. 80078750587) – Sede territoriale di Cagliari - in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandro DOA (C.F. DOALSN69T12F979A), Mariantonietta PIRAS (C.F. PRSMNT69M67D947L) e Laura FURCAS (C.F. FRCLRA67H43B354W),

Uditi, nella pubblica udienza del 25 gennaio 2018, per il ricorrente l’avv. Alessandro Mariani, che ha confermato le richieste formulate nel ricorso introduttivo e ha richiamato la giurisprudenza della Sezione Sardegna (Sentenza n. 2 del 2018) e l’avv. Mariantonietta PIRAS per l’INPS, che ha richiamato le conclusioni della memoria di costituzione;

Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa;

Ritenuto in

FATTO

Con ricorso depositato in data 29 settembre 2017 il signor F. P. ha chiesto il riconoscimento del diritto, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44% ai fini del calcolo della base pensionabile, con decorrenza dalla data di collocamento in congedo.

Il ricorrente premette che è sottufficiale dell’Aeronautica Militare, arruolato in data 11 ottobre 1982 e cessato dal servizio a domanda con decorrenza giuridica ed amministrativa dal 15 giugno 2016; in quanto tale è titolare di trattamento pensionistico erogato dall'INPS; non potendo far valere alla data del 31.12.1995 un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni è destinatario del sistema di calcolo pensionistico c.d. “misto”.

Afferma che, avendo maturato alla data del 31 dicembre 1995 un’anzianità in attività di servizio di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile (nello specifico 15 anni, 7 mesi e 26 giorni), è destinatario del trattamento previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, ai sensi del quale “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”.

Dichiara che - nonostante quanto previsto dal suddetto art. 54 del D.P.R. n. 1092/73 - il trattamento pensionistico in godimento gli è stato calcolato con l’attribuzione della minore e più sfavorevole aliquota di cui all’art. 44 del medesimo D.P.R. ai sensi del quale “la pensione spettante al personale civile con l'anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile ... aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”.

Rappresenta che con nota in data 2 maggio 2017 ha invitato l’Istituto a voler provvedere al riconoscimento integrale di tutto quanto lui spettante ai sensi del citato art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, con decorrenza dalla relativa data di collocamento in pensione, e a procedere al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del relativo trattamento pensionistico, ma che, con nota in data 1° giugno 2017, l’Istituto ha respinto la richiesta avanzata adducendo che “il riconoscimento dell’aliquota del 44% da applicare per il calcolo della pensione” è “attribuito esclusivamente al personale militare che, all’atto di cessazione, può vantare un servizio utile complessivo tra i 15 ed i 20 anni (da intendersi come non meno di 15 e non più di 20 anni) e con il sistema di calcolo esclusivamente retributivo”.

Rappresenta che l’Istituto, nel calcolare il trattamento pensionistico de quo, avrebbe disatteso quanto previsto dall'art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, riconoscendo ed applicando, per il calcolo del relativo trattamento pensionistico, non la prevista aliquota minima del 44%, bensì applicando, ai fini del calcolo della c.d. quota “retributiva” le minori aliquote previste per il personale civile (ex art. 44 del D.P.R. n. 1092/73 che prevedono l'adozione, per i primi 15 anni di contribuzione, di un’aliquota annua pari del 2,33% da successivamente ridursi, dal 16° anno in poi, dell’1,80%). L’interpretazione favorevole alle richieste del ricorrente troverebbe conferma in quanto previsto dalla circolare n. 7/53-35-1-1995 della Direzione di Amministrazione del Comando Generale Arma CC, dalla circolare n. 57 del 24.06.1998 del Ministero del Tesoro, dalla circolare n. 22 del 18.09.2009 dell’INPDAP, che ribadisce come il computo dell’aliquota spettante al personale militare debba essere effettuato come stabilito dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, nonché dalla stessa lettera dell’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73 che, in alcun modo circoscrive la sua operatività ai soli soggetti con l’anzianità indicata escludendo quelli con maggiore anzianità, come emerge, peraltro, dall’inciso finale per il quale la base pensionabile è “aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”, che ha senso proprio in quanto riferibile anche a soggetti con anzianità maggiore di 20 anni.

Conclude, pertanto, con la richiesta di accogliere il ricorso e dichiarare il diritto di parte ricorrente, ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall'art. 54 del D.P.R. n. 1092/73, al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44% ai fini del calcolo della base pensionabile, con decorrenza dalla data di collocamento in congedo, con condanna di parte convenuta alla corresponsione di tutto quanto per l'effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo) ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale che sia di ostacolo al riconoscimento del diritto medesimo.

Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.

L’INPS si è costituito in giudizio in data 9 gennaio 2018, a ministero degli avvocati Alessandro DOA, Mariantonietta PIRAS e Laura FURCAS.

La difesa dell’Istituto contesta che, nel caso de quo, ricorrano i requisiti utili all’applicazione della normativa di cui all’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973, in quanto il ricorrente non è cessato dal servizio con una anzianità di servizio utile ricompresa tra i 15 e i 20 anni.

Ad avviso dell’INPS la disposizione predetta è stata emanata per salvaguardare coloro che siano cessati con una anzianità inferiore a 20 anni di servizio e non può essere, pertanto, applicata al ricorrente che è stato collocato a riposo quando era in possesso di molto più di 20 anni di servizio utile.

Inoltre, la difesa dell’INPS richiama la “Relazione di reparto” relativa al ricorso presentato dal signor F. P., ai sensi della quale l’aliquota del 44% si applicherebbe esclusivamente alle pensioni liquidate interamente su base retributiva, mentre, nel caso di specie, si tratta di pensione erogata in regime misto.

Formula, pertanto, la conclusione di rigettare il ricorso; con vittoria di spese e competenze come per legge.

Considerato in

DIRITTO

La Sezione è chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 D.P.R. n. 1092/1973 nell’ipotesi in cui il ricorrente abbia maturato, alla data del 31 dicembre 1995, un’anzianità in attività di servizio di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile (nello specifico 15 anni, 7 mesi e 26 giorni), sia destinatario del sistema di calcolo pensionistico c.d. “misto” e sia stato collocato a riposo quando era in possesso di molto più di 20 anni di servizio utile.

Questa Sezione, chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 D.P.R. n. 1092/1973 in casi similari, ha recentemente adottato due decisioni divergenti (v. sentenza n. 87 del 20 giugno 2017, di rigetto del ricorso, e sentenza n. 2 del 4 gennaio 2018, di accoglimento del ricorso).

La pensione dell’odierno ricorrente è stata liquidata con il cd. sistema misto (retributivo/contributivo), poiché l’interessato, alla data del 31 dicembre 1995, non possedeva un’anzianità contributiva di almeno diciotto anni (art. 1, comma 13 legge n. 335/1995).

Il trattamento di quiescenza del ricorrente è stato, pertanto, liquidato secondo il sistema delle quote di cui al comma 12 dell’art. 1 citato, il quale prevede che “per i lavoratori iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni, la pensione è determinata dalla somma:

a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data;

b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il sistema contributivo”.

Il problema di quale sia l’aliquota di rendimento applicabile si pone naturalmente esclusivamente per la quota di cui alla lettera a) della disposizione citata, ovvero quella calcolata con il sistema retributivo.

Considerato il disposto della norma, al fine di determinare l’aliquota di rendimento applicabile va fatto riferimento alla normativa vigente alla data del 31 dicembre 1995.

Nel caso di personale militare l’art. 54 del D.P.R. n. 1092/1973, vigente alla data del 31 dicembre 1995, prevede che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo. La percentuale di cui sopra è aumentata di 1,80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo”.

Secondo la difesa dell’INPS la norma non potrebbe trovare applicazione nel caso del ricorrente perché l’aliquota del 44% si applicherebbe soltanto a coloro che siano cessati dal servizio con un’anzianità contributiva compresa tra i quindici e i venti anni di servizio e perché detta aliquota troverebbe applicazione soltanto per coloro la cui pensione sia calcolata unicamente con il sistema retributivo.

In realtà la lettera del primo comma dell’art. 54 citato non può che intendersi nel senso che l’aliquota del 44% vada applicata a coloro che, alla data del 31 dicembre 1995, possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni; il successivo comma, che prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1,80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo (e disciplina, pertanto, l’ipotesi in cui il soggetto cessi dal servizio con anzianità maggiore di 20 anni), chiarisce che la disposizione del comma 1 non può considerarsi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio.

Inoltre, come correttamente evidenziato dalla difesa del ricorrente, qualora si accedesse alla tesi dell’INPS, la disposizione di cui al comma 2 non avrebbe alcun senso.

Anche l’affermazione secondo cui l’aliquota del 44% troverebbe applicazione soltanto per coloro la cui pensione sia calcolata unicamente con il sistema retributivo non trova alcun supporto normativo e non può trovare accoglimento.

Peraltro, come si è detto, l’aliquota di rendimento del 44% è applicabile esclusivamente per la quota calcolata con il sistema retributivo.

L’interpretazione accolta trova conferma anche nei chiarimenti formulati nella circolare n. 22/2009 dell’INPDAP.

Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.

Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.

Considerata l’esistenza di recenti precedenti giurisprudenziali di segno contrario, si ritiene sussistano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio.

PER QUESTI MOTIVI

la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Sardegna, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso del signor F. P. e, per l’effetto, dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973.

Sui maggiori ratei di pensione conseguentemente dovuti spettano al ricorrente gli interessi nella misura legale e la rivalutazione monetaria (quest’ultima limitatamente all’importo eventualmente eccedente quello dovuto per interessi), con decorrenza dalla data di scadenza di ciascun rateo e sino al pagamento.

Spese compensate.

Così deciso in Cagliari, il 25 gennaio 2018.

IL GIUDICE UNICO

f.to Lucia d’Ambrosio





Depositata in Segreteria il 30/01/2018

IL DIRIGENTE

f.to Giuseppe Mullano




DECRETO

Il Giudice, ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’art. 52 del D. L.vo 30 giugno 2003, n. 196,

DISPONE

che a cura della Segreteria venga apposta l’annotazione di cui al comma 3 di detto art. 52 nei riguardi del ricorrente.

IL GIUDICE UNICO

f.to Lucia d’Ambrosio





In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi del ricorrente.

IL DIRIGENTE

f.to Giuseppe Mullano

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da ariete17 » gio feb 22, 2018 7:17 pm

con questa sentenza la cdc lo afferma categoricamente:
In realtà la lettera del primo comma dell’art. 54 citato non può che intendersi nel senso che l’aliquota del 44% vada applicata a coloro che, alla data del 31 dicembre 1995, possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni; il successivo comma, che prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1,80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo (e disciplina, pertanto, l’ipotesi in cui il soggetto cessi dal servizio con anzianità maggiore di 20 anni), chiarisce che la disposizione del comma 1 non può considerarsi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio.

adesso speriamo che l'inps non si appelli.
"ogni diamante ha molte sfaccettature, ognuna diversa dall'altra.......(cit.mia)"
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » gio feb 22, 2018 7:38 pm

ariete17 ha scritto:con questa sentenza la cdc lo afferma categoricamente:
In realtà la lettera del primo comma dell’art. 54 citato non può che intendersi nel senso che l’aliquota del 44% vada applicata a coloro che, alla data del 31 dicembre 1995, possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni; il successivo comma, che prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1,80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo (e disciplina, pertanto, l’ipotesi in cui il soggetto cessi dal servizio con anzianità maggiore di 20 anni), chiarisce che la disposizione del comma 1 non può considerarsi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio.

adesso speriamo che l'inps non si appelli.
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Purtroppo, prima o poi un appello, anzi, gli appelli......... saranno inevitabili ....!!!!
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da naturopata » mar feb 27, 2018 3:58 pm

Ricorso CdC Umbria respinto.

Sent. n. 6/M/18

REPUBBLICA ITALIANA

In Nome del Popolo Italiano

LA CORTE DEI CONTI

Sezione Giurisdizionale Regionale dell’Umbria

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso di A. F. contro l’INPS, iscritto al n. 12297/M

del registro di segreteria e depositato il 3 gennaio 2017;

Visto l’atto introduttivo del giudizio.

Visti gli atti e documenti tutti del fascicolo processuale.

Uditi, nell’udienza del 20 dicembre 2017, gli Avv.ti Dario Pellegrini e Andrea Serafini, nonché, per l’INPS, l’Avv. Cecilia de Vecchi.

FATTO

Il ricorrente ha personalmente impugnato il provvedimento dell’INPS di calcolo della pensione del 15 gennaio 2016 censurandolo per applicazione dell’art. 44 d.P.R. 1092/1973 in luogo dell’art. 54 (che governa il trattamento pensionistico dei militari), con conseguente omessa attribuzione dell’aliquota pensionabile del 44% del totale. A sostegno della propria pretesa ha richiamato due circolari ministeriali (MEF dell’11 maggio 1996 e 24 giugno 1996) e una dell’INPDAP (del 18 settembre 2009).

Con successiva memoria depositata il 20 novembre 2017 il F., facendosi rappresentare e difendere dagli Avv.ti Dario Pellegrini e Andrea Serafini, ha insistito per l’accoglimento della domanda.

L’INPS, costituitosi con memoria depositata il 16 novembre 2017, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso (per mancata presentazione dell’istanza amministrativa) e l’infondatezza della pretesa (avendo il ricorrente 40 anni di servizio), nonché, in via subordinata, che “l’importo dovuto a titolo di interessi deve essere portato in detrazione delle somme spettanti a ristoro del maggior danno da svalutazione”.

All’udienza del 29 novembre 2017 il Giudice, rilevando il mancato deposito di ogni documentazione asseverativa della spedizione e ricezione dell’istanza amministrativa all’Istituto di previdenza (documentazione assente nel fascicolo di parte che conteneva soltanto l’istanza amministrativa senza timbro di depositato; sul foliario era vuoto lo spazio relativo al numero di raccomandata che non veniva indicato), su accordo delle parti, rinviava il giudizio all’udienza del 20 dicembre 2017, per consentire ai procuratori costituiti l’eventuale produzione dei predetti documenti.

All’udienza del 20 dicembre 2017 gli avvocati del ricorrente hanno depositato l’istanza amministrativa recante ricevuta di ricorso n. 1094426 del 4 novembre 2016 ed hanno insistito per l’accoglimento del ricorso. Il difensore dell’INPS si è riportato agli atti defensionali depositati.

DIRITTO

1. Deve essere preliminarmente rigettata l’eccezione di inammissibilità essendo stata data prova della presentazione dell’istanza amministrativa all’Istituto previdenziale (art. 62 R.D. 1214/1934 e 71, lett. b), R.D. 1038/1933; art. 153, comma 1, lett. b), c.g.c.).

2. Il ricorso è nel merito infondato.

L’art. 44. (Misura del trattamento normale) prevede che: “La pensione spettante al personale civile con l'anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile; detta percentuale è aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell'ottanta per cento. Nei casi previsti dai successivi articoli, in cui la pensione spetta con anzianità inferiore a quindici anni di servizio effettivo, la percentuale di cui al comma precedente è ridotta di 1,80 per ogni anno mancante al raggiungimento del quindicesimo anno di servizio utile. L'indennità per una volta tanto è pari ad un dodicesimo della base pensionabile per ogni anno di servizio utile”.

L’art. 54 (misura del trattamento normale) invece stabilisce che: “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo. La percentuale di cui sopra è aumentata di 1.80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo. Per gli ufficiali del servizio permanente che rivestono un grado per il quale sia stabilito, ai fini della cessazione dal servizio, uno dei limiti di età indicati nella tabella n. 1 annessa al presente testo unico si applicano le percentuali di aumento previste nella tabella stessa. Le percentuali di aumento indicate nella lettera B) della tabella di cui al precedente comma si applicano anche per la liquidazione della pensione dei sottufficiali, siano o non provenienti dal servizio permanente o continuativo, nonché dei carabinieri e dei finanzieri. Per i sottufficiali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica del ruolo speciale per mansioni d'ufficio collocati in congedo prima del compimento del limite di età previsto per la cessazione dal servizio si applica, relativamente al servizio prestato fino alla data di trasferimento in detto ruolo, la percentuale di aumento inerente al
grado rivestito a tale data e, relativamente al servizio reso nel ruolo speciale, la percentuale di aumento dell'1,80. Per i sottufficiali e gli appuntati dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza e per i sottufficiali e i militari di truppa del Corpo delle guardie di
pubblica sicurezza e del Corpo degli agenti di custodia si considera la percentuale di aumento del 3,60. La pensione determinata con l'applicazione delle percentuali di cui ai precedenti commi non può superare l'80 per cento della base pensionabile. In ogni caso la pensione spettante non può essere minore di quella che il militare avrebbe conseguito nel grado inferiore, in base agli anni di servizio utile maturati alla data di cessazione dal servizio. Per il militare che cessa dal servizio permanente o continuativo per raggiungimento del limite di età, senza aver maturato l'anzianità prevista nel primo comma dell'art. 52, la pensione è pari al 2,20 per cento della base pensionabile per ogni anno di servizio utile. Nei confronti dei graduati e dei militari di truppa non appartenenti al servizio continuativo la misura della pensione normale è determinata nell'annessa tabella n. 2. L'indennità per una volta tanto è pari a un ottavo della base pensionabile per ogni anno di servizio utile”.

Come correttamente rilevato dall’INPS, avendo il ricorrente maturato quarant’anni di servizio (periodo superiore al ventennio, limite massimo previsto dalla legge per accedere al beneficio anelato dal F.), non spetta l’aumento della pensione richiesto non trovandosi il ricorrente nella situazione descritta dall’art. 54, comma 1, d.P.R. 1092/1973.

3. Attesa la definizione del giudizio attraverso l’accoglimento dell’eccezione preliminare sollevata dall’INPS si dispone la compensazione delle spese (art. 31, comma 3, c.g.c.).

P.Q.M.

La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per l’Umbria, rigetta il ricorso in epigrafe e compensa le spese.

Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del 20 dicembre 2017.

Il Giudice

F.to Pasquale Fava

Depositata in segreteria il 21 febbraio 2018.

Il Direttore di segreteria

F.to Elvira Fucci

Il Giudice Unico delle Pensioni, ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’art. 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

DISPONE

che, a cura della Segreteria, venga apposta l’annotazione di cui al comma 3

del suddetto art. 52 nei confronti del ricorrente.

IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI

F.to Cons. Pasquale Fava

In esecuzione di quanto disposto dal Giudice Unico delle Pensioni, ai sensi dell’art. 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di diffusione dovranno essere omesse le generalità e tutti gli ulteriori elementi identificativi della parte ricorrente.

IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA

F.to Elvira Fucci

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » mar feb 27, 2018 4:23 pm

Sentenza NEGATIVA Sez.UMBRIA n.6/2018.
Lo stucchevole e laconico ritornello della motivazione (sic!) si rivela sempre più sconfortante.
Eppure, non credo sia ancora sopravvenuto il momento di mollare.....
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da naturopata » ven mar 09, 2018 6:08 pm

La Sardegna sembra ormai indirizzata definitivamente in positivo con le ulteriori due sentenze:

REPUBBLICA ITALIANA Sent. N. 43/2018
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SARDEGNA
in composizione monocratica, nella persona del Consigliere Maria Elisabetta LOCCI, quale giudice unico, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 24.050 del registro di Segreteria, proposto dal sig. E. C., nato a Omissis il Omissis (C.F. Omissis), rappresentato e difeso dall’Avvocato Alessandro MARIANI (C.F. MRNLSN61L07B354U; PEC: alessandromariani@legalmail.it), presso il cui studio, sito in Cagliari, via Sebastiano Satta n. 12, ha eletto domicilio, contro l’INPS, Gestione Dipendenti Pubblici (CF: 80078750587).
Uditi, nella pubblica udienza del 21 febbraio 2018, il difensore del ricorrente, Avvocato Alessandro MARIANI, e l’Avvocato Roberto AIME per l’INPS.
Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa;
Ritenuto in
FATTO
Con atto depositato in data 29 settembre 2017, il signor C., ex sottufficiale dell'Esercito Italiano, dal 14 settembre 2015 titolare di trattamento pensionistico (iscrizione n. 17141098) ha proposto ricorso contro l’INPS di Cagliari, chiedendo l’accertamento del proprio diritto - ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73 - al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato, con attribuzione della percentuale del 44 per cento ai fini del calcolo della base pensionabile, il tutto con decorrenza dalla data di collocamento in congedo, con condanna di parte convenuta alla corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo), ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale che sia di ostacolo al riconoscimento del diritto medesimo. Con vittoria di spese, diritti e onorari di causa.
In fatto, il ricorrente ha esposto di essere cessato dal servizio a domanda, con decorrenza giuridica ed amministrativa dal 14 settembre 2015, e di essere titolare di trattamento pensionistico, calcolato secondo il sistema c.d. “misto”, in quanto alla data del 31 dicembre 1995 non poteva far valere un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni (nello specifico, aveva un’anzianità pari a 16 anni e 9 mesi).
Avendo maturato alla data del 31 dicembre 1995 un’anzianità - in attività di servizio - di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile, ha sostenuto di essere destinatario del trattamento previsto dall’art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, per il quale “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”.
Invece, il trattamento pensionistico in godimento gli è stato calcolato con l’attribuzione della minore e più sfavorevole aliquota di cui all’art. 44 del medesimo d.P.R. per il quale “la pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile ... aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”.
Con nota del 2 maggio 2017, indirizzata all’INPS, il ricorrente ha lamentato quanto sopra rilevato e, in tal senso, ha invitato l’Istituto a voler provvedere al riconoscimento integrale di tutto quanto lui spettante ai sensi del citato art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, con decorrenza dalla relativa data di collocamento in pensione, ed a procedere pertanto al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del relativo trattamento pensionistico.
In risposta, con nota in data 28.06.2017, l’Istituto ha respinto la richiesta avanzata adducendo che “il riconoscimento dell’aliquota del 44% da applicare per il calcolo della pensione” fosse “attribuito esclusivamente al personale militare che, all’atto di cessazione, può vantare un servizio utile complessivo tra i 15 ed i 20 anni (da intendersi come non meno di 15 e non più di 20 anni) e con il sistema di calcolo esclusivamente retributivo”, confermando in tal modo la correttezza del calcolo del trattamento pensionistico in pagamento.
A sostegno della tesi di parte, la difesa del ricorrente, dopo aver richiamato le norme che attengono alla liquidazione della pensione con il sistema cd. misto, nell’ambito delle quali troverebbe applicazione l’invocato art. 54 (per la parte liquidata con il sistema retributivo), ha citato il contenuto di alcune circolari (emesse dalla Direzione di Amministrazione del Comando Generale Arma Carabinieri, dal Ministero del Tesoro e dallo stesso INPDAP), tutte concordi nel confermare che il calcolo della quota retributiva della pensione del personale militare debba essere effettuato con l’applicazione dell’aliquota prevista dalla norma suddetta.
Dallo stesso tenore letterale della norma, si evincerebbe, conclusivamente, che essa non circoscriva la sua operatività ai soli soggetti con l’anzianità ivi indicata, escludendo quelli con maggiore anzianità, come si ricaverebbe peraltro dall’inciso finale per il quale la base pensionabile è “aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”, che avrebbe senso proprio in quanto riferibile anche a soggetti con anzianità maggiore di 20 anni.
L’INPS si è costituito in giudizio a ministero degli avvocati Alessandro DOA, Mariantonietta PIRAS e Laura FURCAS, con memoria difensiva depositata in Segreteria tramite PEC l’8 febbraio 2018, con la quale sono state formulate conclusioni di rigetto del ricorso. Con vittoria di spese e competenze come per legge.
Nell’atto defensionale è stato sostenuto che la norma invocata dal ricorrente non sarebbe applicabile, giacché limitata alle sole ipotesi di trattamento pensionistico liquidato interamente con il sistema retributivo. Nel caso di specie, invece, il ricorrente vantava all’atto della cessazione, 38 anni e 10 mesi di servizio, anzianità superiore a quella prevista dall’art. 54 del DPR n. 1092/1973, dettata per sopperire ai casi in cui l’applicazione del calcolo retributivo avrebbe dato luogo ad un trattamento di importo troppo basso.
Nell’udienza del 21 febbraio 2018, fissata per la discussione della causa, l’Avvocato MARIANI ha ribadito come la stessa dizione letterale della norma individuerebbe tra i destinatari anche i soggetti con un’anzianità maggiore rispetto ai venti anni (in caso contrario non avrebbe senso l’indicazione della percentuale dell’1,80% per gli anni successivi al ventesimo). Ma, oltre le ragioni di natura giuridica, soccorrerebbe, ad avvallare l’impianto difensivo, anche una funzione perequativa della norma che, interpretata nei sensi indicati in ricorso, ridurrebbe il divario venutosi a creare, per effetto delle riforme pensionistiche, tra coloro che possono vantare l’anzianità utile per poter usufruire del calcolo della pensione secondo il sistema retributivo e i destinatari del sistema “misto”, anche se provvisti di anzianità di servizio di poco differente.
L’Avvocato AIME, nell’interesse dell’INPS, nel precisare che un’interpretazione “perequativa” non potrebbe trovare ingresso, ha richiamato integralmente le conclusioni di cui alla memoria in atti.
Considerato in
DIRITTO
Come traspare dalla narrativa del fatto, il ricorrente ha chiesto la riliquidazione del proprio trattamento pensionistico, con l’applicazione dell’aliquota di rendimento prevista dall’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973.
La norma invocata dal ricorrente ha disposto, testualmente, che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo. La percentuale di cui sopra è aumentata di 1,80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo”.
Peraltro, non può essere dimenticato che l’ordinamento italiano è stato interessato, nei primi anni novanta, da un’integrale riforma del sistema pensionistico, che ha preso avvio con il D.lgs. n. 503 del 30.12.1992, il quale ha recepito i principi e criteri direttivi della legge delega, n° 421 del 23 ottobre 1992, ed è proseguita, per l’aspetto che qui interessa, con la legge 8 agosto 1995 n° 335, la quale ha introdotto un nuovo sistema di calcolo delle pensioni, dal sistema retributivo (imperniato sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni lavorativi), al sistema contributivo (basato sull’ammontare dei contributi versati nell’intera vita lavorativa).
La stessa legge n° 335 (art. 1 comma 13), ha fatto salva, in regime transitorio, a favore dei dipendenti che avevano maturato, alla data del 31 dicembre 1995, un’anzianità contributiva di oltre diciotto anni, la liquidazione della pensione “secondo la normativa vigente in base al sistema retributivo” (calcolata, dunque, tenuto conto della retribuzione pensionabile, dell’anzianità contributiva e dell’aliquota di rendimento).
Per i dipendenti che, alla medesima data, avevano un’anzianità inferiore, il trattamento pensionistico è attribuito con il cd. sistema misto (retributivo/contributivo), in cui le anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 vengono calcolate secondo il sistema retributivo (quota A), mentre le anzianità successivamente maturate sono computate secondo il sistema contributivo (cfr. art. 1 comma 12, legge n. 335/1995).
Ne consegue che le modalità di calcolo della pensione e le relative aliquote, previste dall’art. 54 DPR 1092/1973, potranno trovare applicazione, in maniera integrale, laddove la pensione sia liquidata interamente secondo il sistema retributivo, o in maniera parziale, qualora la pensione medesima sia attribuita con il sistema misto (quindi sulla parte del trattamento che “rimane” in retributivo).
Al riguardo, non appare condivisibile l’interpretazione offerta dall’Istituto previdenziale, secondo cui la norma potrebbe trovare applicazione solo nell’ipotesi in cui la pensione sia calcolata unicamente con il sistema retributivo.
Detta affermazione, infatti, non trova riscontro nel dato testuale della disposizione, la quale, per come formulata, attribuisce l’aliquota del 44% a coloro che possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni, mentre il successivo comma chiarisce che la disposizione del comma 1 non può intendersi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio, atteso che esso prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1.80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo. Come correttamente evidenziato dalla difesa del ricorrente, la disposizione non avrebbe senso qualora si accedesse alla tesi dell’amministrazione (cfr., negli stessi sensi, Sezione Sardegna, sentenza n. 2/2018).
Né è dato rinvenire alcuna norma che abbia limitato, nei sensi voluti dall’INPS, l’applicazione dell’aliquota pensionistica di cui all’art. 54 al solo sistema retributivo, desumendosi per contro, chiaramente, dalle leggi più sopra succintamente riportate, che hanno ridisegnato il sistema pensionistico, il mantenimento, per le quote di pensione maturate anteriormente al 31 dicembre 1995, dei precedenti criteri di calcolo (limitati alla quota A).
Va, infine, rammentato che lo stesso INPDAP, nella circolare n. 22/2009 (allegato n. 7 al ricorso), aveva chiarito che le norme citate andavano applicate nel senso ora detto.
Il ricorso, siccome fondato, va pertanto accolto.
Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.
In ordine alle spese, in ragione della novità della questione e dell’esistenza di un precedente giurisprudenziale di segno contrario, si ritiene sussistano i motivi per disporne la compensazione, ex art. 31 comma 3, D.lgs. n. 174/2016.
PER QUESTI MOTIVI
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso proposto dal sig. E. C. e, per l’effetto, dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973.
Sui maggiori ratei di pensione conseguentemente dovuti spettano al ricorrente gli interessi nella misura legale e la rivalutazione monetaria (quest’ultima limitatamente all’importo eventualmente eccedente quello dovuto per interessi), con decorrenza dalla data di scadenza di ciascun rateo e sino al pagamento.
Spese compensate.
Fissa in venti giorni il termine per il deposito della sentenza.
Così deciso in Cagliari, nell'udienza del 21 febbraio 2018.
Il Giudice unico
f.to Maria Elisabetta LOCCI

Depositata in Segreteria il 27/02/2018
Il Dirigente
f.to Giuseppe Mullano








REPUBBLICA ITALIANA Sent. N. 42/2018
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SARDEGNA
in composizione monocratica, nella persona del Consigliere Maria Elisabetta LOCCI, quale giudice unico, ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso iscritto al n. 24.054 del registro di Segreteria, proposto dal sig. A. S., nato a il Omissis il Omissis (C.F. Omissis), rappresentato e difeso dall’Avvocato Alessandro MARIANI (C.F. MRNLSN61L07B354U; PEC: alessandromariani@legalmail.it), presso il cui studio, sito in Cagliari, via Sebastiano Satta n. 12, ha eletto domicilio, contro l’INPS, Gestione Dipendenti Pubblici (CF: 80078750587).
Uditi, nella pubblica udienza del 21 febbraio 2018, il difensore del ricorrente, Avvocato Alessandro MARIANI, e l’Avvocato Roberto AIME per l’INPS.
Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa;
Ritenuto in
FATTO
Con atto depositato in data 29 settembre 2017, il signor A. S., ex sottufficiale dell'Aeronautica Militare, dal 19 febbraio 2015 titolare di trattamento pensionistico (iscrizione n. 17453180), ha proposto ricorso contro l’INPS di Cagliari, chiedendo l’accertamento del proprio diritto - ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73 - al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44 per cento ai fini del calcolo della base pensionabile, il tutto con decorrenza dalla data di collocamento in congedo, con condanna di parte convenuta alla corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo), ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale, che sia di ostacolo al riconoscimento del diritto medesimo. Con vittoria di spese, diritti e onorari di causa.
In fatto, il ricorrente ha esposto di essere cessato dal servizio a domanda con decorrenza giuridica ed amministrativa dal 19 febbraio 2015, e di essere titolare di trattamento pensionistico, calcolato secondo il sistema c.d. “misto”, in quanto alla data del 31 dicembre 1995 non poteva far valere un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni (nello specifico, aveva un’anzianità pari a 17 anni, 11 mesi e 18 giorni).
Avendo maturato alla data del 31 dicembre 1995 un’anzianità - in attività di servizio - di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile, ha sostenuto di essere destinatario del trattamento previsto dall’art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, per il quale “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”.
Invece, il trattamento pensionistico in godimento gli è stato calcolato con l’attribuzione della minore e più sfavorevole aliquota di cui all’art. 44 del medesimo d.P.R. per il quale “la pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile ... aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”.
Con nota del 2 maggio 2017, indirizzata all’INPS, il ricorrente ha lamentato quanto sopra rilevato e, in tal senso, ha invitato l’Istituto a voler provvedere al riconoscimento integrale di tutto quanto lui spettante ai sensi del citato art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, con decorrenza dalla relativa data di collocamento in pensione, ed a procedere pertanto al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del relativo trattamento pensionistico.
In risposta, con nota in data 1°.06.2017, l’Istituto ha respinto la richiesta avanzata adducendo che “il riconoscimento dell’aliquota del 44% da applicare per il calcolo della pensione” fosse “attribuito esclusivamente al personale militare che, all’atto di cessazione, può vantare un servizio utile complessivo tra i 15 ed i 20 anni (da intendersi come non meno di 15 e non più di 20 anni) e con il sistema di calcolo esclusivamente retributivo”, confermando in tal modo la correttezza del calcolo del trattamento pensionistico in pagamento.
A sostegno della tesi di parte, la difesa del ricorrente, dopo aver richiamato le norme che attengono alla liquidazione della pensione con il sistema cd. misto, nell’ambito delle quali troverebbe applicazione l’invocato art. 54 (per la parte liquidata con il sistema retributivo), ha citato il contenuto di alcune circolari (emesse dalla Direzione di Amministrazione del Comando Generale Arma Carabinieri, dal Ministero del Tesoro e dallo stesso INPDAP), tutte concordi nel confermare che il calcolo della quota retributiva della pensione del personale militare debba essere effettuato con l’applicazione dell’aliquota prevista dalla norma suddetta.
Dallo stesso tenore letterale della norma, si evincerebbe, conclusivamente, che essa non circoscriva la sua operatività ai soli soggetti con l’anzianità ivi indicata, escludendo quelli con maggiore anzianità, come si ricaverebbe peraltro dall’inciso finale per il quale la base pensionabile è “aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”, che avrebbe senso proprio in quanto riferibile anche a soggetti con anzianità maggiore di 20 anni.
L’INPS si è costituito in giudizio a ministero degli avvocati Maurizio FALQUI CAO, Stefania SOTGIA, Mariantonietta PIRAS e Alessandro DOA, con memoria difensiva depositata in Segreteria tramite PEC il 7 febbraio 2018, con la quale sono state formulate conclusioni di rigetto del ricorso. Spese di lite rifuse.
Nell’atto defensionale è stato sostenuto che la norma invocata dal ricorrente non sarebbe applicabile, giacché limitata alle sole ipotesi di trattamento pensionistico liquidato con il sistema retributivo. Una contraria interpretazione e applicazione della stessa avverrebbe a discrezione dell’interprete, in violazione del principio di legalità e dei vincoli di bilancio.
Nell’udienza del 21 febbraio 2018, fissata per la discussione della causa, l’Avvocato MARIANI ha ribadito come la stessa dizione letterale della norma individuerebbe tra i destinatari anche i soggetti con un’anzianità maggiore rispetto ai venti anni (in caso contrario non avrebbe senso l’indicazione della percentuale dell’1,80% per gli anni successivi al ventesimo). Ma, oltre le ragioni di natura giuridica, soccorrerebbe, ad avvallare l’impianto difensivo, anche una funzione perequativa della norma che, interpretata nei sensi indicati in ricorso, ridurrebbe il divario venutosi a creare, per effetto delle riforme pensionistiche, tra coloro che possono vantare l’anzianità utile per poter usufruire del calcolo della pensione secondo il sistema retributivo e i destinatari del sistema “misto”, anche se provvisti di anzianità di servizio di poco differente.
L’Avvocato AIME, nell’interesse dell’INPS, nel precisare che un’interpretazione “perequativa” non potrebbe trovare ingresso, ha richiamato integralmente le conclusioni di cui alla memoria in atti.
Considerato in
DIRITTO
Come traspare dalla narrativa del fatto, il ricorrente ha chiesto la riliquidazione del proprio trattamento pensionistico, con l’applicazione dell’aliquota di rendimento prevista dall’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973.
La norma invocata dal ricorrente ha disposto, testualmente, che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo. La percentuale di cui sopra è aumentata di 1,80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo”.
Peraltro, non può essere dimenticato che l’ordinamento italiano è stato interessato, nei primi anni novanta, da un’integrale riforma del sistema pensionistico, che ha preso avvio con il D.lgs. n. 503 del 30.12.1992, il quale ha recepito i principi e criteri direttivi della legge delega, n° 421 del 23 ottobre 1992, ed è proseguita, per l’aspetto che qui interessa, con la legge 8 agosto 1995 n° 335, la quale ha introdotto un nuovo sistema di calcolo delle pensioni, dal sistema retributivo (imperniato sulla media delle retribuzioni degli ultimi anni lavorativi), al sistema contributivo (basato sull’ammontare dei contributi versati nell’intera vita lavorativa).
La stessa legge n° 335 (art. 1 comma 13), ha fatto salva, in regime transitorio, a favore dei dipendenti che avevano maturato, alla data del 31 dicembre 1995, un’anzianità contributiva di oltre diciotto anni, la liquidazione della pensione “secondo la normativa vigente in base al sistema retributivo” (calcolata, dunque, tenuto conto della retribuzione pensionabile, dell’anzianità contributiva e dell’aliquota di rendimento).
Per i dipendenti che, alla medesima data, avevano un’anzianità inferiore, il trattamento pensionistico è attribuito con il cd. sistema misto (retributivo/contributivo), in cui le anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 vengono calcolate secondo il sistema retributivo (quota A), mentre le anzianità successivamente maturate sono computate secondo il sistema contributivo (cfr. art. 1 comma 12, legge n. 335/1995).
Ne consegue che le modalità di calcolo della pensione e le relative aliquote, previste dall’art. 54 DPR 1092/1973, potranno trovare applicazione, in maniera integrale, laddove la pensione sia liquidata interamente secondo il sistema retributivo, o in maniera parziale, qualora la pensione medesima sia attribuita con il sistema misto (quindi sulla parte del trattamento che “rimane” in retributivo).
Al riguardo, non appare condivisibile l’interpretazione offerta dall’Istituto previdenziale, secondo cui la norma potrebbe trovare applicazione solo nell’ipotesi in cui la pensione sia calcolata unicamente con il sistema retributivo.
Detta affermazione, infatti, non trova riscontro nel dato testuale della disposizione, la quale, per come formulata, attribuisce l’aliquota del 44% a coloro che possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni, mentre il successivo comma chiarisce che la disposizione del comma 1 non può intendersi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio, atteso che esso prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1.80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo. Come correttamente evidenziato dalla difesa del ricorrente, la disposizione non avrebbe senso qualora si accedesse alla tesi dell’amministrazione (cfr., negli stessi sensi, Sezione Sardegna, sentenza n. 2/2018).
Né è dato rinvenire alcuna norma che abbia limitato, nei sensi voluti dall’INPS, l’applicazione dell’aliquota pensionistica di cui all’art. 54 al solo sistema retributivo, desumendosi per contro, chiaramente, dalle leggi più sopra succintamente riportate, che hanno ridisegnato il sistema pensionistico, il mantenimento, per le quote di pensione maturate anteriormente al 31 dicembre 1995, dei precedenti criteri di calcolo (limitati alla quota A).
Va, infine, rammentato che lo stesso INPDAP, nella circolare n. 22/2009 (allegato n. 7 al ricorso), aveva chiarito che le norme citate andavano applicate nel senso ora detto.
Il ricorso, siccome fondato, va pertanto accolto.
Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.
In ordine alle spese, in ragione della novità della questione e dell’esistenza di un precedente giurisprudenziale di segno contrario, si ritiene sussistano i motivi per disporne la compensazione, ex art. 31 comma 3, D.lgs. n. 174/2016.
PER QUESTI MOTIVI
la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Sardegna, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso proposto dal sig. A. S. e, per l’effetto, dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973.
Sui maggiori ratei di pensione conseguentemente dovuti spettano al ricorrente gli interessi nella misura legale e la rivalutazione monetaria (quest’ultima limitatamente all’importo eventualmente eccedente quello dovuto per interessi), con decorrenza dalla data di scadenza di ciascun rateo e sino al pagamento.
Spese compensate.
Fissa in venti giorni il termine per il deposito della sentenza.
Così deciso in Cagliari, nell'udienza del 21 febbraio 2018.
Il Giudice unico
f.to Maria Elisabetta LOCCI

Depositata in Segreteria il 27/02/2018
Il Dirigente
f.to Giuseppe Mullano

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » ven mar 09, 2018 8:32 pm

Ok, sembra evidente che sull'art.54 (e sul moltiplicatore) la SARDEGNA va considerata...una Sezione ...AMICA...!!!
Purtroppo, in Piemonte ancora niente da fare ed a brevissimo vedremo Bologna, dove sta per verificarsi un pronunciamento multiplo....molto incerto!
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggio da Avv. Massimo Vitelli » gio apr 19, 2018 4:47 pm

Anche La Calabria sembra ormai orientata favorevolmente sia sull'art.54 che sul moltiplicatore.
Infatti, in tal senso risultano pubblicate le due sentenze n.45 e 46/2018.
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