Alleanza terapeutica

Sezione dedicata alla libera circolazione di idee ed esperienze tra i diversi Corpi armati (e non) dello Stato.
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Alleanza terapeutica

Messaggio da leledrum » lun dic 19, 2011 6:55 am

Convegno di psicologia e psichiatria militare

Leggi la lettura magistrale dell'Ordinario militare
"Respiriamo una cultura dell’incertezza. Rispetto alla dimensione temporale, oggi prevale il qui e ora. Il presente è l’unico orizzonte di riferimento e, si è tagliato ogni legame con il passato, si è incapaci di progettare il futuro. Ma il presente é per sua natura provvisorio e l’esperienza dell’uomo contemporaneo - non solo i consumi, ma anche scelte importanti che attengono alla vita affettiva, al lavoro, alla formazione - è spesso caratterizzata da provvisorietà". Con queste parole l'Ordinario militare ha tratteggiato la realtà con cui i militari sono chiamati a confrontarsi, nel corso della Lettura magistrale tenuta al III Corso di psicologia e psichiatria militare, tenuto questo pomeriggio nell'aula magna del Comando Logistico di proiezione alla Cecchignola.
"Il lavoro stressante del militare - ha detto mons. Pelvi - può pregiudicare la vita familiare e personale, così come, viceversa, un’attività lavorativa gratificante può aiutare l’equilibrio affettivo e familiare. E’ anche vero il contrario, cioè che la serenità e l’equilibrio della vita personale e degli affetti familiari può consentire di lavorare meglio, così come, viceversa, una crisi familiare può pregiudicare anche il percorso professionale".



Il ruolo del medico si presenta di mediazione tra l’Istituzione e il militare in sofferenza. In questo compito è animato da dovere etico, dalla sua personalità umana e dalla dignità della sua professione, coniugando, di volta in volta, competenza scientifica e coscienza personale, verità e rispetto dell’altro, prudenza e responsabilità, per una relazione avente come fine la salute dell’altro. Ma il ad essere aiutate devono essere anche le famiglie. "A prescindere dal modo di reagire alle difficoltà, - ha evidenziato l'Arcivescovo - tutte le famiglie vanno sostenute e aiutate, stimolate a rimanere in qualche modo aperte al mondo circostante e in corretta relazione con l’ambiente esterno. Ai familiari vanno dati spazi e tempi per lo sfogo, la condivisione libera e sincera del vissuto, la comunicazione di pene e speranze".



"Tra psichiatri, psicologi e cappellani bisogna realizzare un’alleanza terapeutica, - ha concluso il vescovo castrense - dove diverse competenze si incontrano e si confrontano senza che si assolutizzi la volontà né dell’una né dell’altra, nella ricerca di un fine comune che è il bene del sofferente, di cui prendersi cura, mettendo da parte interessi privati e particolari... Tutti sono chiamati a collaborare, ciascuno per la propria parte, in fase curativa come in quella preventiva. Si tratta di educare alla salute e a una cultura dell’accoglienza".



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