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Orario lavoro settimanale, e straord. per inderogabili

Orario lavoro settimanale, e straord. per inderogabili

Messaggioda panorama » mer set 21, 2011 8:50 am

ORARIO DI LAVORO SETTIMANALE, e STRAORDINARIO PER INDEROGABILI RAGIONI DI SERVIZIO.

Ottima riflessione del TAR di PARMA e dei colleghi, compresa anche quella della difesa degli stessi.
Complmenti ed auguroni a tutti, però offritemi ogni tanto un caffe' se ci incontriamo.


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14/09/2011 201100307 Sentenza 1

N. 00307/2011 REG.PROV.COLL.
N. 00301/2009 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
sezione staccata di Parma (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 301 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da (congruo numero di ricorrenti) rappresentati e difesi dall'avv. Giovanni Carnevali, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo avvocato, in Parma, Piazzale della Macina 3;
contro
Il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Bologna, domiciliata per legge in Bologna, via Guido Reni 4;
il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per l’Emilia-Romagna;
gli Istituti Penitenziari di Parma;
per l'accertamento e la declaratoria
del diritto dei ricorrenti alla corresponsione del compenso spettante a ciascuno per ogni periodo di servizio svolto durante il quinquennio ottobre 2004/ottobre 2009, o, in alternativa, nel maggior periodo ritenuto di giustizia, per ore di straordinario effettuate e non pagate, svolte in giornate destinate al riposo, oltre le 36 ore settimanali, secondo gli importi maturati in base alla legge e ai contratti collettivi succedutisi nel tempo, nonché dell’indennità per lavoro nel giorno di riposo prevista dall’art. 10 comma 3 del C.C.N.L. di categoria, recepito con d.P.R. 11/09/2007 n. 170, con rivalutazione monetaria secondo l’indice ISTAT e interessi legali sulle somma rivalutate dalla data di maturazione del diritto fino al soddisfo;
nonché, quanto ai motivi aggiunti, per l’annullamento
della nota del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a firma del capo del Dipartimento, prot. n. GDAP-0481307-2009 del 30.12.2009.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia -Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria;
Viste tutte le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatrice nell'udienza pubblica del giorno 25 maggio 2011 la dott.ssa Emanuela Loria e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
I ricorrenti sono tutti dipendenti del Ministero della Giustizia e, rivestendo la qualifica di agenti di Polizia Penitenziaria (iscritti alle organizzazioni sindacali di categoria), svolgono il loro servizio presso gli Istituti Penitenziari di Parma.
Essi espongono nel ricorso che:
- il loro orario di lavoro è di 36 ore settimanali, con diritto a un giorno di riposo settimanale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 11 e 19 della L. 15.12.1990 n. 395 e dell’art. 10 del d.P.R. 11.09.2007 con il quale è stato recepito il contratto collettivo nazionale delle forze di polizia;
- qualora esigenze di servizio lo richiedano gli agenti sono tenuti a svolgere lavoro straordinario oltre le 36 ore settimanali, con diritto al compenso maggiorato (art. 11 comma II, legge 395/1990);
- l’agente può essere chiamato in servizio anche nel giorno destinato al riposo con diritto al recupero del riposo non fruito e alla corresponsione di un’indennità di euro 8,00 per il disagio ai sensi dell’art. 11 comma V, l. 395/1990 e art. 10 comma III, del d.P.R. 170/2007;
- a far tempo dall’anno 2004, i ricorrenti prestano attività di lavoro straordinario essendo abitualmente assegnati al servizio anche nelle giornate destinate al riposo settimanale (non coincidente obbligatoriamente con la festività), in tal modo eccedendo le trentasei ore settimanali;
- gli Istituti Penitenziari di Parma fissano solo un giorno (o al massimo due) di riposo ogni due o addirittura tre settimane di lavoro ininterrotto, per cui, così facendo, alcuni agenti lavorano per 20 giorni consecutivi senza alcuna giornata di riposo;
- agli agenti non viene corrisposta né l’indennità per il disagio subito previsto dall’art. 10 comma 3 del C.C.N.L. (euro 8,00) né tanto meno la retribuzione maggiorata per lavoro straordinario, neppure quando le ore di straordinario prestate rientrano nel monte ore riconosciuto dall’amministrazione centrale e previsto dall’art. 10 dell’accordo nazionale quadro per il personale di polizia penitenziaria del 24.03.2004 e dai successivi atti integrativi e fissato in 450 ore elevabili fino a 660.
Secondo la tesi dei ricorrenti, i due istituti del riposo compensativo e dello straordinario si sommano, nel senso che, se l’agente viene richiamato in servizio nel girono di riposo programmato e l’amministrazione non provvede immediatamente a far recuperare al dipendente il giorno di riposo non fruito, nella stessa settimana lavorativa, ogni ora di attività eccedente (su base settimanale) deve essere qualificata come straordinario e, come tale, deve essere retribuita.
Inoltre, il fatto che il dipendente non abbia fruito del giorno di riposo programmato, dà comunque luogo al recupero del giorno di riposo e all’indennità di disagio, senza che la quantificazione economica del lavoro svolto (come straordinario) possa in alcun modo incidere sulla necessità di salvaguardare l’integrità psico-fisica del lavoratore garantita dal giorno di recupero compensativo.
Secondo la tesi dei ricorrenti i due istituti vanno applicati contemporaneamente e la fruizione del recupero compensativo e dell’indennità di disagio non possono precludere la corresponsione delle somme spettanti per lo straordinario reso.
Questa impostazione sarebbe anche quella seguita dall’amministrazione penitenziaria attraverso la direttiva n. 439802/2008 del 23.12.2008.
Con i motivi aggiunti depositati in data 05.03.2010, i ricorrenti hanno impugnato la nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria prot. n. GDAP-0481307-2009 del 30.12.2009, con la quale l’amministrazione, modificando la propria precedente nota del 22.06.2007 ha affermato che “in caso di prestazione lavorativa in una giornata di otto ore programmata con riposo settimanale spetta al dipendente l’indennità di euro 8,00 come previsto dall’art. 10 terzo comma dell’Accordo Quadro ed il diritto alla giornata di recupero. Verrà considerato straordinario e come tale retribuito l’eccedenza di orario oltre quello di servizio”.
I ricorrenti ritengono tale atto illegittimo per violazione e falsa applicazione degli artt. 11 e 19 della l. 395/1990 e dell’art. 10 del d.P.R. n. 170/2007.
L’amministrazione si è costituita chiedendo il respingimento del ricorso in quanto il lavoro straordinario degli agenti di polizia penitenziaria andrebbe computato solo con riferimento al turno giornaliero e quindi la giornata lavorativa svolta nel giorno destinato al riposo in eccedenza all’orario settimanale di 36 ore darebbe diritto al risposo compensativo e all’indennità giornaliera di euro 5,00 (ora rivalutati in euro 8,00).
Alla pubblica udienza de 25 maggio 2011 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Preliminarmente il Collegio rileva l’unicità delle posizioni giuridiche soggettive di cui sono titolari i ricorrenti e l’unicità delle domande giudiziali da essi poste con il ricorso e con i motivi aggiunti, essendo tutti agenti di polizia penitenziaria in servizio presso gli Istituti Penitenziari di Parma, richiedenti tutti l’applicazione – secondo l’interpretazione enunciata nel ricorso - delle medesime norme della legge 395/1990 del d.P.R. 170/2007, di recepimento del Contratto Collettivo Nazionale delle forze di polizia.
Il ricorso collettivamente proposto è, dunque, da ritenersi ammissibile.
1. Il ricorso è fondato e deve essere accolto unitamente ai motivi aggiunti.
Occorre, in primo luogo, premettere che la difesa dell’amministrazione non ha, in alcun modo, contestato i fatti posti a fondamento del ricorso, per cui deve ritenersi, ai sensi dell’art. 36 del d.lgs. 104/2010, che i fatti allegati dalle parti (prestazione di lavoro straordinario nelle giornate destinate al riposo settimanale, fissazione della giornata di recupero compensativo in modo non conforme a quanto disposto nel Contratto Collettivo e nell’Accordo Quadro, mancata corresponsione dell’indennità giornaliera per il disagio subito prevista dall’art. 10 del Contratto Collettivo Nazionale della categoria e mancata corresponsione della retribuzione spettante per il lavoro straordinario) siano pacificamente acclarati e si siano verificati così come esposti nel ricorso introduttivo.
Partendo da questi, non contestati, dati di fatto, il ricorso è fondato.
Non può, infatti, essere accolta la tesi dell’amministrazione per cui la giornata lavorativa prestata in eccedenza rispetto all’orario settimanale di 36 ore stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di lavoro darebbe diritto al solo risposo compensativo (peraltro da fruirsi non necessariamente con cadenza settimanale, ma a discrezione dell’amministrazione) e all’indennità giornaliera di euro 5,00.
Occorre, in primo luogo, muovere dalla disciplina dell’orario di lavoro che è dettata, in linea generale, dal d.lgs. 08.04.2003 n. 66, e, in particolare, per le Forze di Polizia dalla legge 395/1990 e dal d.P.R. 170/2007 che ha recepito gli accordi tra l’amministrazione e le organizzazioni sindacali dei lavoratori.
L’art. 11, commi 1 e 2, della cita legge del 1990 stabilisce che “l’orario di servizio per il personale del corpo di polizia penitenziaria è stabilito ai sensi dell’art. 19, comma 14, ed il numero complessivo delle ore settimanali è ripartito in turni giornalieri secondo le esigenze di servizio. Gli appartenenti al Corpo, quando le esigenze lo richiedono, sono tenuti a prestare servizio anche in eccedenza all’orario, con diritto a compenso per lavoro straordinario nelle misure orarie stabilite per il personale della Polizia di Stato”.
L’art. 120, comma 1, del d.P.R. 170/2007 prevede che per gli agenti di polizia penitenziaria “la durata dell’orario di lavoro è di 36 ore settimanali”.
E’ evidente che quest’ultima disposizione afferma che è l’orario settimanale ad essere articolato in 36 ore, quindi scatta il diritto alla retribuzione per il lavoro straordinario prestato quando il servizio prestato eccede la base settimanale di 36 ore e non il turno giornaliero.
In altre parole, il criterio per valutare se via stata prestazione lavorativa “straordinaria” è l’eccedenza rispetto alle 36 ore settimanali: lo “straordinario” deve pertanto essere remunerato in eccedenza quando la prestazione lavorativa eccede le 36 ore settimanali.
La questione posta dal ricorso è cosa accade se il lavoro straordinario viene prestato dall’agente nella giornata in cui gli spetterebbe fruire del riposo compensativo.
Le disposizioni contrattuali prevedono che la chiamata in servizio nel giorno destinato al riposo compensativo o nel giorno festivo sia retribuita con un “indennizzo da disagio”, pari ad 8,00 euro oltre al recupero del giorno di riposo.
La difesa erariale sostiene che al dipendente che, per sopravvenute esigenze inderogabili, sia chiamato a prestare servizio nel giorno destinato al riposo settimanale o festivo settimanale, spetterebbe soltanto la corresponsione di un’indennità di euro 8,00 a compensazione della sola ordinaria prestazione di lavoro giornaliero.
La tesi non ha pregio e deve essere disattesa in toto.
Non può infatti essere considerata attività lavorativa “ordinaria” quella svolta nel giorno in cui il dipendente viene chiamato a svolgere la propria attività lavorativa “per inderogabili ragioni di servizio” in eccedenza rispetto alle 36 ore settimanali e nel giorno festivo o in cui avrebbe diritto al riposo compensativo.
Il terzo comma dell’art. 10 del d.P.R. 11.09.2007 n. 170 (di recepimento dell’accordo sindacale per la categoria in questione), non è dirimente in proposito, poiché non esclude (in quanto non contempla affatto) l’ipotesi in cui sono venuti a trovarsi i ricorrenti, ossia l’eccedenza, oltre le 36 ore settimanali, della prestazione lavorativa nella giornata in cui si è richiamati in servizio “per inderogabili esigenze di servizio”, ove la giornata corrisponda al giorno destinato al riposo settimanale o al festivo infrasettimanale.
Se si accedesse alla tesi della difesa erariale si arriverebbe all’effetto paradossale per cui la prestazione del lavoro straordinario in una giornata non destinata al riposo settimanale o al riposo festivo infrasettimanale sarebbe maggiormente remunerata rispetto alla, molto più gravosa, chiamata in servizio nella giornata destinata al risposo (remunerata soltanto con 8,00 euro complessivi), per giunta “per inderogabili esigenze di servizio”.
Del resto, la fondatezza della tesi dei ricorrenti appare evidente sol che si pensi al fatto che la funzione della retribuzione per lavoro straordinario è quella di ricompensare l’attività lavorativa prestata oltre il normale orario di lavoro, mentre le norme che riguardano il riposo compensativo per la prestazione non dovuta nel giorno destinato al riposo costituiscono una modalità per consentire al lavoratore, in primo luogo, di ripristinare il proprio equilibrio attraverso il risposo (che deve avvenire entro le due settimane successive) e di risarcire il lavoratore stesso con una sorta di indennizzo, il cui ammontare appare, peraltro, pressoché simbolico (euro 5,00, innalzato successivamente a euro 8,00).
Conseguentemente spetta ai ricorrenti quanto richiesto con il ricorso introduttivo, sia sotto il profilo del pagamento dello straordinario sia dell’indennizzo di euro 8,00 quando essi prestano la propria attività lavorativa nel giorno in cui gli spetterebbe il riposo ovvero nel giorno festivo, sia della fruizione del riposo compensativo con le cadenze contrattualmente previste.
2. Quanto ai motivi aggiunti con il quali è stata impugnata la nota GDAP- 0481307-2009 del Ministero della Giustizia Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a firma del Capo Dipartimento, il Collegio li ritiene fondati in quanto la citata nota, nel modificare le precedenti circolari esplicative n. 2000901 del 22.06.2007, n. 222617 del 27.06.2008 e n. 439802 del 23.12.2009 (con le quali l’interpretazione data dalla stessa amministrazione delle norme regolative del rapporto di lavoro era in senso favorevole ai ricorrenti), ha sostanzialmente violato e falsamente applicato gli articoli 11 e 19 della l. 395/1990 e 10 del d.P.R. n. 170/2007, la cui legittima e piana interpretazione consiste nell’affermare che, quando gli agenti di polizia penitenziaria vengono richiamati in servizio nel giorno programmato per il riposo settimanale (in eccedenza rispetto alle 36 ore settimanali come da Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), il turno in aggiunta deve essere qualificato come straordinario e retribuito a tale titolo. In aggiunta a ciò, l’amministrazione, comunque, deve sia corrispondere l’indennizzo di euro 8,00 (indennità di disagio per avere lavorato nel giorno in cui sarebbe spettato il risposo) sia far fruire il recupero del giorno di riposo secondo le modalità contrattualmente stabilite.
La nota impugnata con i motivi aggiunti deve conseguentemente essere annullata in quanto emanata in violazione delle disposizioni rubricate.
3. In relazione alla domanda di condanna dell’amministrazione, i ricorrenti non hanno indicato il quantum del compenso spettante a ciascuno di essi, per cui deve disporsi, ai sensi dell’art. 34 comma 4 del d.lgs. 104/2010, che sia l’amministrazione, in quanto debitrice, a effettuare i conteggi e a liquidare ai singoli ricorrenti il pagamento delle retribuzioni spettanti ai medesimi in relazione alle ore di lavoro straordinario da essi prestate nelle giornate in cui avrebbero dovuto godere del riposo compensativo sulla base delle disposizioni legislative, regolamentari e contrattuali più volte citate, oltre all’indennizzo di euro 8,00.
A tali somme dovranno essere aggiunti la rivalutazione monetaria secondo l’indice ISTAT e gli interessi legali secondo le modalità e i criteri di calcolo di cui al D.M. 01.09.1998 n. 352.
4. La complessità delle questioni esaminate giustifica la compensazione delle spese di giudizio.
P.Q.M.
definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, lo accoglie e, per l’effetto:
- accerta il diritto dei ricorrenti alla corresponsione del compenso spettante a ciascuno per ogni periodo di servizio svolto durante il quinquennio ottobre 2004/ottobre 2009 per ore di straordinario effettuate e non pagate, svolte in giornate destinate al riposo, oltre le 36 ore settimanali, secondo gli importi maturati in base alla legge e ai contratti collettivi succedutisi nel tempo, nonché dell’indennità per lavoro nel giorno di riposo prevista dall’art. 10 comma 3 del C.C.N.L. di categoria, recepito con d.P.R. 11/09/2007 n. 170, con rivalutazione monetaria secondo l’indice ISTAT e interessi legali sulle somma rivalutate dalla data di maturazione del diritto fino al soddisfo.
- annulla la nota del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a firma del Capo del Dipartimento prot. n. GDAP-0481307-2009 del 30.12.2009, impugnata con i motivi aggiunti.
Dispone che l’amministrazione liquidi le spettanze dovute a ciascun ricorrente, secondo quanto indicato in motivazione, nel termine di sessanta giorni dalla notifica della presente sentenza.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso, in Parma, nella camera di consiglio del giorno 25 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati:
Mario Arosio, Presidente
Italo Caso, Consigliere
Emanuela Loria, Primo Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 14/09/2011


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Re: Orario lavoro settimanale, e straord. per inderogabili

Messaggioda panorama » sab mar 10, 2012 10:05 am

Il Consiglio di Stato conferma la sentenza di cui sopra.

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N. 01342/2012REG.PROV.COLL.
N. 10376/2011 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 10376 del 2011, proposto da:
Ministero della Giustizia, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
OMISSIS (congruo numero di ricorrenti), rappresentati e difesi dagli avv. Giovanni Carnevali e Marco Selvaggi, con domicilio eletto presso Marco Selvaggi in Roma, via Nomentana, 76;
e con l'intervento di

ad opponendum:
Codacons, Associazione Utenti dei Servizi Pubblici, rappresentati e difesi dagli avv. Carlo Rienzi e Luciana Selmi, con domicilio eletto presso Ufficio Legale Nazionale Codacons in Roma, viale Giuseppe Mazzini, 73;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA - SEZ. STACCATA DI PARMA: SEZIONE I n. 00307/2011, resa tra le parti, concernente MANCATA CORRESPONSIONE COMPENSO ORE DI STRAORDINARIO

Visti il ricorso e i relativi allegati;
OMISSIS;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso proposto al TAR Emilia Romagna (sezione di Parma), integrato da motivi aggiunti, i signori OMISSIS (congruo numero di ricorrenti), dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria per l’Emilia-Romagna (Istituti Penitenziari di Parma), domandavano l'accertamento e la declaratoria del proprio diritto alla corresponsione del compenso spettante a ciascuno per ogni periodo di servizio svolto durante il quinquennio ottobre 2004/ottobre 2009, o, in alternativa, nel maggior periodo ritenuto di giustizia, per ore di straordinario effettuate e non pagate, svolte in giornate destinate al riposo, oltre le 36 ore settimanali, secondo gli importi maturati in base alla legge e ai contratti collettivi succedutisi nel tempo, nonché dell’indennità per lavoro nel giorno di riposo prevista dall’art. 10 comma 3 del C.C.N.L. di categoria, recepito con d.P.R. 11/09/2007 n. 170, con rivalutazione monetaria secondo l’indice ISTAT e interessi legali sulle somme rivalutate dalla data di maturazione del diritto fino al soddisfo.
A sostegno del ricorso, gli interessati esponevano che:
- il loro orario di lavoro è di 36 ore settimanali, con diritto a un giorno di riposo settimanale, ai sensi del combinato disposto degli artt. 11 e 19 della L. 15.12.1990 n. 395 e dell’art. 10 del d.P.R. 11.09.2007 con il quale è stato recepito il contratto collettivo nazionale delle forze di polizia;
- qualora esigenze di servizio lo richiedano gli agenti sono tenuti a svolgere lavoro straordinario oltre le 36 ore settimanali, con diritto al compenso maggiorato (art. 11 comma II, legge 395/1990);
- l’agente può essere chiamato in servizio anche nel giorno destinato al riposo con diritto al recupero del riposo non fruito e alla corresponsione di un’indennità di euro 8,00 per il disagio ai sensi dell’art. 11 comma V, l. 395/1990 e art. 10 comma III, del d.P.R. 170/2007;
- a far tempo dall’anno 2004, i ricorrenti prestano attività di lavoro straordinario essendo abitualmente assegnati al servizio anche nelle giornate destinate al riposo settimanale (non coincidente obbligatoriamente con la festività), in tal modo eccedendo le trentasei ore settimanali;
- gli Istituti Penitenziari di Parma fissano solo un giorno (o al massimo due) di riposo ogni due o addirittura tre settimane di lavoro ininterrotto, per cui, così facendo, alcuni agenti lavorano per 20 giorni consecutivi senza alcuna giornata di riposo;
- agli agenti non viene corrisposta né l’indennità per il disagio subito previsto dall’art. 10 comma 3 del C.C.N.L. (euro 8,00) né tanto meno la retribuzione maggiorata per lavoro straordinario, neppure quando le ore di straordinario prestate rientrano nel monte ore riconosciuto dall’amministrazione centrale e previsto dall’art. 10 dell’accordo nazionale quadro per il personale di polizia penitenziaria del 24.03.2004 e dai successivi atti integrativi e fissato in 450 ore elevabili fino a 660.
Con la sentenza epigrafata il Tribunale amministrativo adito, rilevata l’ammissibilità del ricorso proposto in forma collettiva, ha accolto il ricorso, disponendo inoltre l’annullamento della nota del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (a firma del Capo del Dipartimento prot. n. GDAP-0481307-2009 del 30.12.2009) impugnata con i motivi aggiunti e in quanto contrastante con la pretesa azionata.
Di qui l’appello proposto dal Ministero della Giustizia ed affidato ai motivi trattati nel prosieguo dalla presente decisione.
Si sono costituiti nel giudizio gli appellati, ricorrenti in primo grado, esistendo al gravame ed hanno esplicato intervento “ad adiuvandum” il CODACONS e l’associazione utenti dei servizi pubblici.
Alla camera di consiglio (31.1.2012) fissata per la trattazione della istanza di sospensione della sentenza impugnata (avanzata dall’appellante Ministero), il Collegio, ravvisandone i presupposti ai sensi di legge e previo avviso alle parti, ha disposto la conversione del rito al fine di definire nel merito l’appello proposto.

DIRITTO
A sostegno della decisione gravata il TAR, muovendo dall’analisi delle fonti in materia (artt. 11, commi 1 e 2, della legge n.395 del 1990 e 10, comma 1, del d.P.R. 170/2007), ha respinto la tesi dell’amministrazione per cui la giornata lavorativa prestata in eccedenza rispetto all’orario settimanale di 36 ore stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di lavoro darebbe diritto al solo riposo compensativo e all’indennità giornaliera di euro 5,00, e non anche al compenso per lavoro straordinario: la questione si incentra dunque sulla spettanza di retribuzione (sostenuta dagli appellati) nel caso che il lavoro straordinario venga prestato dall’agente nella giornata festiva, in cui gli compete fruire dell’indennità e del riposo compensativo.
Il giudice di prime cure, nel dare soluzione positiva al problema, ha ritenuto evidente che, in base alle cennate disposizioni, essendo l’orario settimanale articolato in 36 ore, scatta il diritto alla retribuzione per lavoro straordinario quando il servizio prestato eccede la base settimanale di 36 ore e non il turno giornaliero. “In altre parole, - prosegue il TAR - il criterio per valutare se vi sia stata prestazione lavorativa “straordinaria” è l’eccedenza rispetto alle 36 ore settimanali: lo “straordinario” deve pertanto essere remunerato in eccedenza quando la prestazione lavorativa eccede le 36 ore settimanali “.
Queste argomentazioni sono contrastate dall’appellante Ministero, il quale sostiene l’errata applicazione delle leggi sopra richiamate, evidenziando in sintesi che il diritto all’indennità giornaliera ha la specifica funzione compensativa “della sola ordinaria prestazione di lavoro giornaliero” corrispondente all’ordinario turno di servizio di sei ore, mentre lo svolgimento della prestazione lavorativa per sette giorni consecutivi con turni di sei ore viene compensata con la turnazione di riposo prevista la settimana successiva. L’appello è infondato.

Al riguardo va ribadito il principio generale accolto dalla normativa (art.11 della l. 395/1990), per cui “gli appartenenti al Corpo, quando le esigenze lo richiedono, sono tenuti a prestare servizio anche in eccedenza all’orario, con diritto a compenso per lavoro straordinario nelle misure orarie stabilite……”.
Va quindi rilevato che la legge opera un riferimento del tutto inequivoco non solo alla spettanza dello straordinario in ragione del superamento dell’orario settimanale ordinario, ma la collega solo alla misura della sua retribuzione, non citando sotto questo profilo alcuna forma sostitutiva o surrogatoria della stessa. Da tale carenza si evince, in applicazione inversa del principio “ubi voluit dixit”, che la retribuzione del lavoro eccedente la misura ordinaria avviene al solo verificarsi di detta eccedenza, quindi anche in giorno festivo e si realizza esclusivamente con l’applicazione della misura stabilita per il lavoro straordinario.
Ciò premesso, alcune osservazioni il Collegio deve formulare a proposito dell’altra norma che nella controversia è venuta in rilievo, costituita dall’art. 10, terzo comma, DPR n.170/2007; essa, in realtà fornisce problemi interpretativi (sui quali fa leva l’appellante) solo ove non si consideri la sua disposizione finale, che a ben vedere conferma invece l’interpretazione qui accolta; ed invero stabilisce la norma citata che per la prestazione nel giorno di riposo l’indennità è corrisposta “a compensazione della sola ordinaria prestazione di lavoro giornaliero”.
L’indennità in parola, dunque, sostituisce unicamente la retribuzione ordinaria per il giorno festivo e, non riferendosi in alcun modo al problema del lavoro straordinario festivo, non può supportare la tesi negativa accolta dal Ministero.
A sua volta, la funzione del recupero mediante la turnazione di riposo non ha carattere retributivo, essendo invece quella di compensare il disagio arrecato (“ratio” emergente dal contratto) per aver prestato servizio ordinario in giorno festivo, se si considera nel contempo che la festività ha di norma carattere irrinunciabile e che il disagio stesso costituisce un fatto oggettivamente irrimediabile, se non con l’istituto in questione (in assenza del quale la retribuzione festiva riceverebbe un trattamento complessivo identico al normale giorno di lavoro).
Quindi, ad avviso del Collegio, nessuno dei benefici previsti dal cennato comma 3 costituisce fattore preclusivo del diritto al compenso per il lavoro straordinario festivo di cui si controverte.
Giova peraltro rilevare che lo stesso Ministero (con la circolare prot. n. GDAP-0481307-2009 del 30.12.2009, richiamata dalla stessa amministrazione come dai motivi aggiunti), dopo aver ribadito la spettanza dell’indennità dovuta per lavoro prestato in giorno di riposo, chiarisce che verrà considerata straordinario e come tale retribuita l’eccedenza di orario oltre quello di servizio. E’ quindi del tutto chiaro, che nel giorno festivo il dipendente chiamato al lavoro per esigenze di servizio sarà retribuito, sino al limite dell’orario ordinario, mediante l’indennità e, per le misure orarie eccedenti, come lavoro straordinario.
- Conclusivamente, a meritevole conferma della sentenza impugnata, l’appello deve essere respinto.
Sussistono giuste ragioni per disporre la compensazione delle spese del presente grado di giudizio tra le parti del giudizio, attesa sia la sufficiente complessità delle questioni sollevate e trattate, sia il differente orientamento anticipato dalla Sezione in sede di delibazione sommaria (ord. n. 1922/2010).

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione IV), definitivamente pronunziando in merito al ricorso in epigrafe, respinge l’appello.
Dichiara interamente compensate tra le parti le spese del grado.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 31 gennaio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Giorgio Giaccardi, Presidente
Sergio De Felice, Consigliere
Raffaele Potenza, Consigliere, Estensore
Andrea Migliozzi, Consigliere
Oberdan Forlenza, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 08/03/2012


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Re: Orario lavoro settimanale, e straord. per inderogabili

Messaggioda panorama » lun gen 20, 2014 10:16 pm

Per notizia ulteriore.
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17/01/2014 201400008 Sentenza 1


N. 00008/2014 REG.PROV.COLL.

N. 00277/2013 REG.RIC.



REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna

sezione staccata di Parma (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 277 del 2013, proposto da:
G. M., rappresentato e difeso dagli Avv.ti Simone Dall'Aglio e Giovanni Carnevali, con domicilio eletto presso il secondo, in Parma, piazzale della Macina n. 3;


contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato presso la quale è ex lege domiciliato, in Bologna, via Guido Reni 4;


per l'ottemperanza

della sentenza del T.A.R. Emilia Romagna Sez. staccata di Parma n. 37/2013 depositata in data 7 febbraio 2013;



Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 16 gennaio 2014 il dott. Marco Poppi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.



FATTO e DIRITTO

Rilevato:

che il ricorrente, Agente della Polizia Penitenziaria in forza presso gli Istituti penitenziari di Parma, con ricorso iscritto al n. 184/2010, ha lamentato che l’Amministrazione, nel quinquennio ottobre 2004 – ottobre 2009, relativamente ai periodi di impiego in servizio nelle giornate destinate al riposo settimanale, non gli aveva corrisposto il compenso spettante per il lavoro straordinario prestato in eccedenza alle 36 ore settimanali né aveva provveduto alla corresponsione dell’indennità di cui all’art. 10, comma 3 del DPR n. 170/2007;

che, in ragione del fatto che la medesima questione era stata già affrontata da questo Tribunale a seguito di ricorso proposto da altri appartenenti al Corpo d Polizia Penitenziaria in servizio presso gli Istituti di pena di Parma, iscritto al n. 301/2009 Reg. Ric. e definito con sentenza n. 307/2011, la Sezione, confermando la posizione già espressa in detta occasione, ha accolto il ricorso con sentenza n. 37 del 7 febbraio 2013;

che con la decisione da ultimo citata è stato riconosciuto al ricorrente il diritto alla corresponsione del compenso spettante per le ore di straordinario effettuate ed all’indennità di cui all’art. 10, comma 3, del DPR n. 170/2007 ed è stata, altresì, accolta la domanda di condanna dell’Amministrazione, ex art. 34, comma 4, c.p.a., disponendo che fosse quest’ultima ad effettuare i conteggi ed a liquidare le somme spettanti, rivalutate in base all’indice ISTAT e maggiorate degli interessi legali secondo le modalità e i criteri di calcolo di cui al D.M. 1 settembre 1998 n. 352, dalla data di maturazione del diritto sino all’effettivo soddisfo;

che nell’occasione l’Amministrazione veniva condannata al pagamento delle spese di giudizio liquidate nella misura di € 2.000,00 oltre ad oneri di legge (cui deve intendersi aggiunta la refusione del contributo unificato);

che detta sentenza non è stata impugnata ed è passata in giudicato;

che l’Amministrazione non ha ancora ottemperato a quanto disposto con detta decisione;

Preso atto che, con il presente ricorso, i ricorrenti chiedono l’ottemperanza alla sentenza n. 37/2013;

Ritenuto:

che il ricorso debba essere accolto ordinando all’Amministrazione di provvedere al pagamento delle somme dovute, comprensive delle spese di giudizio liquidate in sentenza;

che, come già deciso con ordinanza n. 140/2013, adottata nel giudizio iscritto al n. 319/2012 a seguito di ricorso proposto per l’ottemperanza alla sentenza n. 307/2011 (costituente precedente cui si è uniformata la Sezione con sentenza n. 36/2013), la liquidazione delle spettanze all’odierno ricorrente debba essere effettuata nel rispetto del c.d. “Metodo 1” specificato nella nota del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria n. 16812 del 16 ottobre 2012, con corresponsione delle maggiori somme per rivalutazione ed interessi, nel termine di giorni 30 dalla comunicazione della presente sentenza, o dalla notifica se precedente;

che debba sin da ora nominarsi il Commissario ad acta nella persona del Prefetto di Parma, con facoltà di delega a Dirigente dell’Ufficio, che, in caso di perdurante inerzia dell’Amministrazione, procederà allo scadere del termine assegnato;

che le spese del giudizio, trattandosi di questione nota e già oggetto di ricorsi seriali, possano essere compensate;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna, Sezione staccata di Parma, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie nei termini di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 18 dicembre 2013 con l'intervento dei magistrati:




Angela Radesi, Presidente

Laura Marzano, Primo Referendario

Marco Poppi, Primo Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE


DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 17/01/2014


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Re: Orario lavoro settimanale, e straord. per inderogabili

Messaggioda panorama » mar feb 25, 2014 7:39 pm

Ormai alcuni Tar sono indirizzati a seguire la nuova disciplina applicabile, secondo l’interpretazione imposta dall’articolo 1, comma 476, della legge 27 dicembre 2013, n.147, e quindi rigettano i ricorsi poiché la pretesa dei ricorrenti è infondata.

Pertanto, chi ha vinto, ha vinto in precedenza.

Ho trovato diversi ricorsi e tutti respinti.
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18/02/2014 201400090 Sentenza 1


N. 00090/2014 REG.PROV.COLL.
N. 00292/2013 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 292 del 2013, proposto da:
( congruo nr. di ricorrenti – OMISSIS ), rappresentati e difesi dall'avv. Lorenzo Di Gaetano, con domicilio eletto presso Tar Pescara Segreteria in Pescara, via Lo Feudo 1;

contro
Ministero della Giustizia Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L'Aquila, via Buccio di Ranallo C/ S.Domenico;

per ottenere
l'accertamento e la declaratoria del diritto dei ricorrenti alla corresponsione del compenso per ore di lavoro straordinario effettuato dagli stessi nel quinquennio 2007-2012

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia Dipartimento Amministrazione Penitenziaria;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 gennaio 2014 il dott. Massimiliano Balloriani e uditi per le parti l'avv. Giulio Cerceo, su delega dell'avv. Lorenzo Di Gaetano, per le parti ricorrenti e l'avv. distrettuale dello Stato Brunella Borgoni per il Ministero resistente.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Considerato che, con l’articolo 1, comma 476, della legge 27 dicembre 2013, n.147, si è stabilito che: “L'articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 11 settembre 2007, n. 170, e l'articolo 11, comma 8, del decreto del Presidente della Repubblica 13 giugno 2002, n. 163, si interpretano nel senso che la prestazione lavorativa resa nel giorno destinato al riposo settimanale o nel festivo infrasettimanale non dà diritto a retribuzione a titolo di lavoro straordinario se non per le ore eccedenti l'ordinario turno di servizio giornaliero. Sono fatti salvi gli effetti delle sentenze passate in giudicato alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Che, pertanto, secondo il legislatore, nei giorni festivi, compete il compenso per servizio cd. straordinario solo se viene superato l’orario “giornaliero” di servizio.

Rilevato che i ricorrenti chiedono al Giudice di sollevare questione di Costituzionalità di detta disposizione, evidenziando tra l’altro che la norma non risolverebbe un contrasto interpretativo, essendosi ormai consolidata la giurisprudenza in modo difforme (calcolo dello straordinario sul monte ore settimanale anche nei giorni festivi);

essa poi inciderebbe sul d.p.r. di recepimento di un accordo collettivo e quindi sull’atto negoziale sottostante, e in ultima analisi su materia riservata all’autonomia privata;

sarebbe poi in contrasto con la previsione del limite delle 36 ore settimanali.

Rilevato che la questione è manifestamente infondata, atteso che:

secondo la giurisprudenza costituzionale, la volontà del legislatore é sovrana, sia o meno in contrasto con la giurisprudenza concorde o quasi concorde, e incontra soltanto il limite dei principi costituzionali;

e a tal fine, per dire violato il principio di ragionevolezza, non é sufficiente il rilievo che la finalità avuta di mira dal legislatore é stata quella di intervenire per modificare d'imperio un'interpretazione giurisprudenziale sgradita;

si è perfino affermato che la legittimità di un intervento legislativo con forza retroattiva non é contestabile nemmeno quando esso sia determinato dall'intento di "rimediare a un'opzione interpretativa consolidata nella giurisprudenza in senso divergente dalla linea di politica del diritto giudicata (dal legislatore) più opportuna" (Corte Costituzionale, ordinanza n. 480 del 1992);

ciò, ovviamente, purchè il diverso modello di decisione imposto dalla legge sopravvenuta fosse ragionevolmente prospettabile, in relazione ai rapporti anteriormente costituiti, in alternativa a quello applicato dalla giurisprudenza (Corte Costituzionale, sentenza n. 402 del 1993);

nel caso di specie, a tal proposito, è appena il caso di osservare che, essendo previsto per i giorni festivi un compenso aggiunto per la mancata fruizione del riposo settimanale, non appare del tutto irragionevole l’opzione interpretativa che postula il calcolo aggiungendo ulteriori 6 ore di servizio al monte ore settimanale, proprio in ragione del fatto che esse sono compensate dalla mancata fruizione del riposo (in tale senso, quindi la norma di interpretazione autentica non appare illegittima in quanto il significato imposto all’interprete rientra tra quelli astrattamente contenuti nella disposizione, cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 271 del 2011; n.78 del 2012);

e di conseguenza non appare pertanto neanche leso l’invocato parametro di cui all’articolo 36 della Costituzione;

ciò premesso, ad avviso del Collegio, non si pone neanche un problema di conflitto tra la legge e l’accordo sottostante al regolamento, in quanto è qui postulato che l’interpretazione suggerita sia contenuta all’interno dell’ampiezza semantica della disposizione, e quindi in ultima analisi sia rispettosa di essa (allo stesso modo in cui non può dirsi che il Giudice, nel momento in cui si limita ad interpretare un contratto, si sostituisca all’autonomia privata delle parti; in realtà, se si resta nell’ambito delle possibilità semantiche di una disposizione, la legge interpretativa si rivolge, vincolandola, all’attività ermeneutica del Giudice, e ciò del tutto legittimamente in virtù della supremazia di cui all’articolo 101 comma 2 della Costituzione);

Ritenuto pertanto che, in virtù della disciplina applicabile, secondo l’interpretazione imposta dall’articolo 1, comma 476, della legge 27 dicembre 2013, n.147, la pretesa dei ricorrenti è infondata e deve quindi essere respinta.

Considerato che le ragioni della decisione e la particolarità della fattispecie giustificano l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,

Respinge il ricorso.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 23 gennaio 2014 con l'intervento dei magistrati:
Michele Eliantonio, Presidente
Dino Nazzaro, Consigliere
Massimiliano Balloriani, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Il 18/02/2014


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