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trasferimento o distacco per mandato politico

trasferimento o distacco per mandato politico

Messaggioda orteip74 » dom mar 24, 2013 10:44 am

Vorrei sapere, per usufruire dei diritti per mandato politico, quali sono le cariche comunali che si posso ricoprire (oltre agli assessori e i consiglieri)
Vorrei un riferimento legislativo.

Grazie

Muzio Pietro
Questura Imperia


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orteip74
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Re: trasferimento o distacco per mandato politico

Messaggioda Jonny storm » sab apr 20, 2013 4:06 pm

La fonte normativa non te la saprei dire,però il beneficio riguarda il sindaco,il consigliere comunale e l'assessore per tutto il mandato.Il trasferimento definitivo per mandato politico in teoria non esisterebbe,perchè si tratta di una assegnazione temporanea lung,a a fine della quale dovresti rientrare nella sede in cui sei in forza.E' capitato, comunque, che alcuni colleghi siano rimasti in modo definitivo nella sede richiesta per svolgere il loro mandato anche dopo il termine dello stesso.E' comunque una concessione dell'Amministrazione in seguito alla richiesta del dipendente.Tieni presente che Brunetta ha abrogato il giorno di permesso per partecipare ai Consigli Comunali,alle Commissioni Consiliari Permanenti e ai Preconsigli.L'unica cosa che è rimasta è il diritto ad assentarsi dal lavoro il giorno successivo al Consiglio Comunale SOLO, se la seduta termina in orario oltre la mezzanotte.Ciao.


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Re: trasferimento o distacco per mandato politico

Messaggioda panorama » dom mag 26, 2013 4:14 pm

recupero di somme erogate a seguito del trasferimento dal Commissariato di ………. alla Questura di …… ex art. 53 del DPR n. 335/1982, in quanto si era candidato alle elezioni politiche per la XXIV circoscrizione Sicilia 1.

1) - Tale trasferimento era stato qualificato d’autorità, cosicchè,, gli era stata corrisposta l’indennità di trasferimento prevista dall’art. 1 della l. 29 marzo 2001, n. 86

2) - la Questura gli aveva, però, chiesto la restituzione di tale somma, in quanto ritenuta non dovuta dalla circolare del ministero dell’Interno n. 333 – G/ 2.2.24.04 del 3 marzo 2008, la quale richiamava la decisione del Consiglio di Stato n. 2907/2005.

IL TAR precisa:

3) - Come chiarito nel parere della prima sezione del Consiglio di Stato n. 3156/2008 del 24 settembre 2008 relativo a fattispecie analoga, l’orientamento espresso dalla IV sezione del Consiglio di Stato nella decisione n. 2907/2005 richiamata dalla circolare del Ministero dell’Interno n. 333 – G/ 2.2.24.04 del 3 marzo 2008 era espressione di un orientamento assolutamente consolidato siccome manifestato sia dai giudici di primo grado (vedi TAR Puglia Lecce n. 873/05) sia dallo stesso Consiglio di Stato (vedi decisione della IV sezione n. 1019 del 4 settembre 1996).

4) - Per quanto riguarda il merito della questione, in tale parere, alla cui ampia motivazione per esigenze di sintesi si rinvia, si è, in particolare, condivisibilmente affermato che nel caso considerato dall’art. 53, comma 1, del D.P.R. n. 335/1982 non si è in presenza di un trasferimento in senso tecnico, cioè della assegnazione di autorità del pubblico dipendente ad altra sede di servizio, a prescindere dalla sua volontà per soddisfare esigenze dell’amministrazione di appartenenza, ma di un temporaneo allontanamento dalla sede di servizio in conseguenza del divieto posto dalla stessa norma di “prestare servizio per 3 anni nell’ambito della circoscrizione nella quale il dipendente si è presentato candidato”.

Ricorso PERSO.

Il resto dei motivi leggeteli qui sotto.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

22/05/2013 201301133 Sentenza 1


N. 01133/2013 REG.PROV.COLL.
N. 01114/2009 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1114 del 2009, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso, giusta procura a margine del ricorso, dall'avv. Alfonso Napoli, presso il cui studio in Palermo, corso Alberto Amedeo, n. 74, è elettivamente domiciliato;

contro
Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici, in via Alcide De Gasperi, n. 81, è domiciliato per legge;

per l'annullamento
- del provvedimento del 24 – 28 luglio 2008, con il quale l’ufficio personale della Questura di ….. ha comunicato l’avvio della procedura finalizzata al recupero di somme erogate a seguito del trasferimento dal Commissariato di ………. alla Questura di …… ex art. 53 del DPR n. 335/1982;
- della nota di pari data di comunicazione dell’importo della trattenuta mensile;
- di qualsiasi altro atto presupposto, conseguente o correlato.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti l’atto di costituzione in giudizio e la memoria dell’Avvocatura dello Stato per l’Amministrazione intimata;
Visti tutti gli atti della causa;
Designato relatore il consigliere Aurora Lento;
Uditi, alla pubblica udienza del 10 maggio 2013, i difensori delle parti come da verbale;
Ritenuto e considerato:

FATTO
Con ricorso, notificato il 20 maggio 2009 e depositato il 18 giugno successivo, il signor OMISSIS, poliziotto in servizio presso la Questura di …., esponeva di essere stato trasferito, ex art. 53, comma 1, del DPR n. 335/1982, nel corso del 2006, dal commissariato di ……….., in quanto si era candidato alle elezioni politiche per la XXIV circoscrizione Sicilia 1.

Tale trasferimento era stato qualificato d’autorità, cosicchè, nel periodo 27 ottobre 2006 – 31 luglio 2007, gli era stata corrisposta l’indennità di trasferimento prevista dall’art. 1 della l. 29 marzo 2001, n. 86 per un importo complessivo di € ……..

Con nota del 24 luglio 2008, la Questura di ….. gli aveva, però, chiesto la restituzione di tale somma, in quanto ritenuta non dovuta dalla circolare del ministero dell’Interno n. 333 – G/ 2.2.24.04 del 3 marzo 2008, la quale richiamava la decisione del Consiglio di Stato n. 2907/2005.

Malgrado la presentazione di osservazioni, il Ministero aveva operato le trattenute finalizzate al recupero della indennità di trasferimento con decorrenza dal mese di novembre del 2008.

Aveva, pertanto, proposto ricorso al giudice del lavoro di Trapani, il quale, con ordinanza del 9 febbraio 2009, aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione.

Ha, pertanto, riassunto, il giudizio innanzi a questo TAR, chiedendo l’annullamento del provvedimento del 24 – 28 luglio 2008, con il quale l’ufficio personale della Questura di …… gli aveva comunicato l’avvio della procedura finalizzata al recupero delle somme in questione.

Il ricorso è stato affidato al seguente motivo:

Violazione dell’art. 1 della l. 29 marzo 2001, n. 86. Eccesso di potere per erronea interpretazione ed applicazione di legge, nonché per disparità di trattamento.

Il trasferimento ex art. 53, comma 1, del DPR n. 335/1982 sarebbe qualificabile come d’ufficio e comporterebbe, pertanto, la erogazione della indennità di trasferimento.

Non potrebbe, comunque, procedersi al recupero in considerazione del fondamento dello stesso su un cambiamento di orientamento giurisprudenziale.

Per l’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato, che ha depositato vari documenti.

Alla pubblica udienza del 10 maggio 2013, su conforme richiesta dei difensori delle parti, il ricorso è stato posto in decisione.

DIRITTO
La controversia ha ad oggetto il recupero delle somme erogate al ricorrente, poliziotto in servizio presso la Questura di ….., a titolo di indennità di trasferimento, per il cambio di sede avvenuto nel 2006 ai sensi dell’art. 53, comma 1, del DPR n. 335/1982, in quanto lo stesso si era candidato alle elezioni politiche.

Tale recupero è stato disposto, in quanto le somme sono state ritenute non dovute alla luce della circolare del Ministero dell’Interno n. 333 – G/ 2.2.24.04 del 3 marzo 2008, la quale conteneva un richiamo alla decisione del Consiglio di Stato n. 2907/2005.

Con unico motivo si deduce: sotto un primo profilo, che il trasferimento in questione sarebbe qualificabile come d’ufficio e comporterebbe, pertanto, la erogazione della indennità di trasferimento; sotto un secondo profilo, che non potrebbe procedersi al recupero in considerazione del fondamento dello stesso su un cambiamento di orientamento giurisprudenziale.

Le doglianze sono infondate.

Come chiarito nel parere della prima sezione del Consiglio di Stato n. 3156/2008 del 24 settembre 2008 relativo a fattispecie analoga, l’orientamento espresso dalla IV sezione del Consiglio di Stato nella decisione n. 2907/2005 richiamata dalla circolare del Ministero dell’Interno n. 333 – G/ 2.2.24.04 del 3 marzo 2008 era espressione di un orientamento assolutamente consolidato siccome manifestato sia dai giudici di primo grado (vedi TAR Puglia Lecce n. 873/05) sia dallo stesso Consiglio di Stato (vedi decisione della IV sezione n. 1019 del 4 settembre 1996).

Per quanto riguarda il merito della questione, in tale parere, alla cui ampia motivazione per esigenze di sintesi si rinvia, si è, in particolare, condivisibilmente affermato che nel caso considerato dall’art. 53, comma 1, del D.P.R. n. 335/1982 non si è in presenza di un trasferimento in senso tecnico, cioè della assegnazione di autorità del pubblico dipendente ad altra sede di servizio, a prescindere dalla sua volontà per soddisfare esigenze dell’amministrazione di appartenenza, ma di un temporaneo allontanamento dalla sede di servizio in conseguenza del divieto posto dalla stessa norma di “prestare servizio per 3 anni nell’ambito della circoscrizione nella quale il dipendente si è presentato candidato”. Ne consegue che, a differenza di quanto previsto per i normali trasferimenti d’ufficio, per i quali la durata della permanenza nelle sede di destinazione è rimessa alla libera e responsabile valutazione dell’amministrazione, in tali ipotesi il dipendente – candidato non eletto – ha un vero e proprio diritto a rientrare, alla scadenza del triennio, nell’ufficio dal quale era stato temporaneamente allontanato.

Con riferimento alla fattispecie in esame deve, pertanto, ritenersi che la indennità di trasferimento era stata indebitamente corrisposta e che l’Amministrazione ne ha legittimamente disposto il recupero, senza che a diversa conclusione possa addivenirsi sulla base di eventuali prassi di segno diverso, poiché in contrasto con la normativa di riferimento.

Concludendo, in forza di quanto esposto, il ricorso è infondato e va rigettato.

Si ritiene di compensare le spese in considerazione del fatto che le somme sono state percepite in buona fede dal ricorrente.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Filoreto D'Agostino, Presidente
Aurora Lento, Consigliere, Estensore
Maria Cappellano, Primo Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/05/2013


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Re: trasferimento o distacco per mandato politico

Messaggioda panorama » sab ott 04, 2014 10:00 pm

Il Ministero dell'Interno perde l'Appello al Consiglio di Stato
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TRASFERIMENTO DI COMMISSARIO DI P.S: IN SEGUITO A CANDIDATURA AD ELEZIONI

1) - il commissario non era stato eletto consigliere comunale

IL CONSIGLIO DI STATO afferma:

2) - Al riguardo appare evidente che la ratio del comma 1 dell’art. 53 citato (il candidato alle elezioni non può prestare servizio per tre anni nell’ambito della circoscrizione nella quale si è presentato come candidato) è analoga a quella del comma 2 dello stesso articolo 53 ( l’eletto non può prestare servizio nella circoscrizione dove è stato eletto….almeno per tre anni) : cioè è necessario evitare interferenze tra le funzioni di appartenente alle forze di Polizia e l’esercizio dei diritti politici garantito a livello costituzionale al cittadino.

3) - Pertanto. ad avviso del Collegio, privilegiando una interpretazione conforme ai principi costituzionali, il trasferimento alla sede più vicina, quale limite alla discrezionalità organizzativa del Dipartimento di PS introdotto dall’art. 53, comma 2, del DPR n. 335/1982, va riferito anche all’ipotesi del candidato non eletto, rappresentando tale disposizione legislativa un equo contemperamento tra il diritto di esercizio delle funzioni elettive, garantito a tutti dall’art. 51 Cost., . e l’esigenza di preservare l’attività di servizio della Polizia di Stato da interferenze derivanti dal mandato amministrativo o politico.

N.B.: vedi punto n. 2 di cui sopra.

Per completezza leggete il tutto qui sotto.
---------------------------------------------------------------------------------

29/09/2014 201404861 Sentenza 3


N. 04861/2014REG.PROV.COLL.
N. 01794/2006 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1794 del 2006, proposto da:
Ministero Dell'Interno, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
F. M.;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. ABRUZZO - SEZ. STACCATA DI PESCARA n. 00713/2005, resa tra le parti, concernente TRASFERIMENTO DI COMMISSARIO DI P.S: IN SEGUITO A CANDIDATURA AD ELEZIONI, disposto con decreto del Capo della Polizia 21 giugno 2005.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 21 giugno 2013 il Cons. Lydia Ada Orsola Spiezia e udito per la parte appellante l’Avvocato dello Stato Ferrante Wally;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Con istanza del 8 marzo 2005 il Sostituto Commissario di PS F. M., in servizio in Polizia dal 1983 ed assegnato alla Questura di Chieti dal 1989, candidatosi alla carica di consigliere alle elezioni comunali, che si sarebbero svolte a Chieti il 3 e 4 aprile 2005, presentò al Dipartimento di PS domanda di trasferimento, ai sensi del DPR n. 335/1982, art. 53, a Pescara, indicando vari uffici della P.S. a cui, con successiva integrazione, aggiunse anche la Questura di Pescara; nella istanza il Commissario, residente a OMISSIS ( PE) con moglie e figli minori, richiamava anche altra recente domanda di trasferimento nelle stesse sedi di Pescara motivata con la necessità di essere più vicino alla madre, invalida al 100% e residente anch’essa a OMISSIS .

Visto che il commissario non era stato eletto consigliere comunale, il Dipartimento di PS con decreto 21 giugno 2005 notificato il 28 luglio 2005) ne disponeva il trasferimento, ai sensi dell’art. 53 DPR n. 335/1982, al Commissariato distaccato di Lanciano (CH) con decorrenza immediata.

1.1. Avverso tale trasferimento il Commissario ha proposto ricorso al TAR Abruzzo, Sezione di Pescara, che, trattata l’istanza cautelare nella camera di consiglio del 17 novembre 2005, ha deciso la causa nel merito ( ai sensi dell’art. 9 legge 205/2000) e, con sentenza semplificata 28 novembre 2005 n. 713/2005, ha accolto il ricorso, annullando il decreto impugnato, salvi gli ulteriori provvedimenti della PA, spese compensate.

Con appello ritualmente notificato il Ministero dell’Interno ha chiesto la riforma della suddetta sentenza, deducendone la erroneità con riguardo sia alla interpretazione dell’art. 53 del DPR n. 335/1982 sia al difetto di motivazione.

Il Commissario appellato non si è costituito in giudizio.

Alla pubblica udienza del 21 giugno 2013, udito l’Avvocato dello Stato presente, la causa è passata in decisione.

2. L’appello è infondato e la sentenza appellata merita conferma.

Viste le disposizioni dell’art. 53, commi 1 e 2, del DPR 335/1982 , ritiene il Collegio che il trasferimento del personale di Polizia alla sede di servizio più vicina è previsto, compatibilmente con la qualifica rivestita, con riguardo non solo agli eletti, ma anche ai candidati che, poi, risultino non eletti.

Al riguardo appare evidente che la ratio del comma 1 dell’art. 53 citato (il candidato alle elezioni non può prestare servizio per tre anni nell’ambito della circoscrizione nella quale si è presentato come candidato) è analoga a quella del comma 2 dello stesso articolo 53 ( l’eletto non può prestare servizio nella circoscrizione dove è stato eletto….almeno per tre anni) : cioè è necessario evitare interferenze tra le funzioni di appartenente alle forze di Polizia e l’esercizio dei diritti politici
garantito a livello costituzionale al cittadino.

Inoltre, come ha rilevato la sentenza appellata ( con motivazione analoga ad altra propria pronuncia n. 599/2005 di accoglimento del ricorso proposto da un ispettore in servizio anch’egli a Chieti e candidato non eletto alle elezioni comunali di Chieti), è chiaro che il diritto di esercitare le pubbliche funzioni elettive è speculare e collegato funzionalmente al diritto di elettorato passivo con l’ulteriore conseguenza che ogni compressione dell’esercizio dell’uno si riflette sull’esercizio dell’altro.

2.1. Pertanto. ad avviso del Collegio, privilegiando una interpretazione conforme ai principi costituzionali, il trasferimento alla sede più vicina, quale limite alla discrezionalità organizzativa del Dipartimento di PS introdotto dall’art. 53, comma 2, del DPR n. 335/1982, va riferito anche all’ipotesi del candidato non eletto, rappresentando tale disposizione legislativa un equo contemperamento tra il diritto di esercizio delle funzioni elettive, garantito a tutti dall’art. 51 Cost., . e l’esigenza di preservare l’attività di servizio della Polizia di Stato da interferenze derivanti dal mandato amministrativo o politico.

Tra l’altro, una volta escluso che la ratio del trasferimento alla sede più vicina sia individuata nella finalità di agevolare l’esercizio dell’attività connessa al mandato amministrativo o politico, l’applicazione dell’agevolazione del trasferimento alla sede più vicina alla sola ipotesi del personale di PS eletto, rappresenterebbe anche una irragionevole maggiore gravosità dell’esercizio del diritto a candidarsi in capo al personale di PS, che, per il solo fatto di candidarsi, si esporrebbe al rischio di essere assegnato ad una sede di servizio molto disagevole in quanto distante dalla dimora della sua famiglia, come è accaduto al Commissario appellato, che (in servizio a Chieti dal 1989) è stato trasferito al Commissariato di Lanciano, a distanza di oltre 50 chilometri dalla abitazione familiare situata nel comune di Spoltore ( a km. 5 da Pescare), dove vive con il coniuge e tre figli minori e dove risiede anche la madre invalida al 100% ( vedi domanda di trasferimento da Chieti a Pescara del 8 febbraio 2005).

2.2. D’altra parte, l’impugnato trasferimento al Commissariato di Lanciano, cioè nell’ambito della stessa provincia di Chieti, non rispondeva neanche alle direttive di servizio impartite dal Ministero dell’Interno con la circolare 6 aprile 1995, che, fornendo istruzioni sui casi più incerti, impartisce le seguenti istruzioni : “nel caso di un dipendente in servizio presso la Questura, candidatosi in una circoscrizione ( (collegio) elettorale compreso nella medesima provincia, viene disposto il trasferimento fuori provincia oppure, ove possibile, in uno dei Commissariati distaccati ubicati nella Provincia, la cui circoscrizione, tuttavia, non coincida in tutto o in parte con quella elettorale”.

Quindi, ove il Dipartimento di PS avesse trasferito il ricorrente, anziché al Commissariato di Lanciano, in uno degli uffici di Pescara, avrebbe osservato sia la direttiva che richiede il trasferimento del candidato “fuori provincia”, impartita dalla circolare ministeriale del 1995, sia il limite della “sede più vicina”, dettato dall’art 53 DPR 335/1982 .

Quanto all’ipotesi del trasferimento “fuori provincia”, la diversa lettura della circolare data dall’Avvocatura dello Stato nell’appello all’esame ( il Ministero non si riferirebbe alla provincia più vicina a quella della circoscrizione elettorale) appare, da un lato, immotivata sotto il profilo interpretativo teleologico, e, dall’altro, in contrasto con il principio di ragionevolezza e di proporzionalità in ragione del sotteso intento disincentivante all’esercizio del diritto di elettorato passivo da parte del personale di PS.

2.3. Né tanto meno il trasferimento del ricorrente al Commissariato di Lanciano è sostenuto dalla esposizione di prevalenti esigenze di servizio, non potendosi dare valenza di motivazione alla espressione “valutate altresì le esigenze dell’Amministrazione”, che per la sua genericità e formalismo, come rilevato dalla sentenza appellata, non supera lo scrutinio sul corretto esercizio della discrezionalità, mentre nel ricorso innanzi al TAR l’interessato ha rappresentato che, da un lato, il Commissariato di Lancino non appariva il più sguarnito ( su 45 addetti erano presenti 13 ispettori di cui 2 Sostituti Commissari) e che, dall’altro, il Dipartimento avrebbe potuto considerare le ben più vistose carenze della dotazione organica della Questura di Pescara ( 250 addetti e 6 Sostituti Commissari) e dei vari uffici collegati presenti nella circoscrizione medesima.

3. Per le esposte ragioni l’appello va respinto.

Non vi sono statuizioni in tema di spese di lite, visto che l’appellato non si è costituito.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) respinge l’appello in epigrafe.

Nulla per le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 giugno 2013 con l'intervento dei magistrati:
Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente
Bruno Rosario Polito, Consigliere
Dante D'Alessio, Consigliere
Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere, Estensore
Paola Alba Aurora Puliatti, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 29/09/2014


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Re: trasferimento o distacco per mandato politico

Messaggioda panorama » ven ott 17, 2014 11:27 pm

DESTITUZIONE DAL SERVIIO
-------------------------------------------------
1) - destituzione dal servizio per reiterate assenze ingiustificate: avendo fruito di numerosi giorni di permesso ex art. 79, comma 3, D.Lgs. 267/2000, quale consigliere comunale di OMISSIS, aveva infatti omesso, benché richiesto, di documentare correttamente la partecipazione a sedute (di Consiglio e Commissione) in relazione alle quali aveva goduto di permessi per complessivi 24 giorni.

2) - Il ricorrente precisa di avere sempre chiesto la previa autorizzazione all’assenza, che pertanto non era mai ingiustificata, ma soltanto carente di idoneo supporto documentale e, comunque, di avere in buona fede fatto affidamento sulla costante pratica dell’ufficio di continuare ad autorizzare, ciò nonostante, nuove assenze;

3) -Recita l’art. 79, comma 6, del D.Lgs. 267/2000: “l’attività e i tempi di espletamento del mandato per i quali i lavoratori chiedono e ottengono permessi, retribuiti e non retribuiti, devono essere prontamente e puntualmente documentati mediante attestazione dell’ente”.

IL TAR DI BOLGONA precisa:

4) - Ritiene il Collegio che la richiesta preventiva del permesso non costituisca affatto autorizzazione, ma abbia la sola funzione di comunicare l’assenza in via preventiva, mentre la valida costituzione del titolo giustificativo si perfeziona solo “ex post”, con l’attestazione dell’effettivo esercizio del mandato nei giorni richiesti.

5) - Ne consegue che l’assenza previamente comunicata, ma non seguita dalla documentazione di rito, è assenza ingiustificata a tutti gli effetti disciplinari e retributivi.

6) - E’ ovvio, infine, che la richiesta tardiva di congedo ordinario non può avere alcuna efficacia sanante ex post di una condotta illecita già perfezionatasi, ma riguarda soltanto la definizione degli aspetti retributivo-contabili del rapporto (lo stesso dicasi per la mancata attivazione allo stato del giudizio per danno erariale avanti la Corte dei Conti, peraltro sempre azionabile, in ipotesi, nei termini prescrizionali).

Il leggetelo qui sotto.
---------------------------------------------------------------------

13/10/2014 201400963 Sentenza 1


N. 00963/2014 REG.PROV.COLL.
N. 00209/2013 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 209 del 2013, proposto da:
P. A., rappresentato e difeso dall'avv. Emanuela Mazzola, con domicilio eletto presso la Segreteria Tar in Bologna, Strada Maggiore 53;

contro
Ministero dell'Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata in Bologna, via Guido Reni, 4;

per l'annullamento
- del decreto del Ministero dell'Interno, Dipartimento Pubblica Sicurezza prot. 333-D/26822 del 26.11.2012;
- di tutti gli atti del procedimento disciplinare, ivi compresa la deliberazione del Consiglio Provinciale di Disciplina;
- di ogni altro atto, connesso, presupposto e o consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 5 giugno 2014 il dott. Alberto Pasi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Il sig. A. P., già Agente scelto della Polizia di Stato, impugna il decreto 26.11.2012 del Capo della Polizia, recante destituzione dal servizio per reiterate assenze ingiustificate: avendo fruito di numerosi giorni di permesso ex art. 79, comma 3, D.Lgs. 267/2000, quale consigliere comunale di OMISSIS, aveva infatti omesso, benché richiesto, di documentare correttamente la partecipazione a sedute (di Consiglio e Commissione) in relazione alle quali aveva goduto di permessi per complessivi 24 giorni.

Il ricorrente precisa di avere sempre chiesto la previa autorizzazione all’assenza, che pertanto non era mai ingiustificata, ma soltanto carente di idoneo supporto documentale e, comunque, di avere in buona fede fatto affidamento sulla costante pratica dell’ufficio di continuare ad autorizzare, ciò nonostante, nuove assenze; lamenta inoltre difetto di motivazione e proporzionalità in ordine all’applicazione dell’art. 7 del regolamento disciplinare ex D.P.R. 737/81, anziché dell’art. 6 che prevede la sospensione dal servizio; infine, stante la previa autorizzazione, non vi sarebbero stati pregiudizi per l’ufficio e per il servizio.

Resiste l’amministrazione.

Recita l’art. 79, comma 6, del D.Lgs. 267/2000: “l’attività e i tempi di espletamento del mandato per i quali i lavoratori chiedono e ottengono permessi, retribuiti e non retribuiti, devono essere prontamente e puntualmente documentati mediante attestazione dell’ente”.

Ritiene il Collegio che la richiesta preventiva del permesso non costituisca affatto autorizzazione, ma abbia la sola funzione di comunicare l’assenza in via preventiva, mentre la valida costituzione del titolo giustificativo si perfeziona solo “ex post”, con l’attestazione dell’effettivo esercizio del mandato nei giorni richiesti.

Il relativo onere di produzione non può però che gravare sull’interessato, la cui eventuale negligenza, o addirittura malafede, l’amministrazione non è certo tenuta sopperire attivando accertamenti autonomi, ulteriori rispetto alla semplice richiesta, al fruitore del permesso, di produrre l’attestazione dell’ente (unica certificazione presa in considerazione dalla norma per consentire la deroga all’obbligo di prestazione del servizio nei giorni di espletamento del mandato elettivo, con la conseguenza che non sono idonei documenti succedanei quali le dichiarazioni sostitutive dell’interessato).

Ne consegue che l’assenza previamente comunicata, ma non seguita dalla documentazione di rito, è assenza ingiustificata a tutti gli effetti disciplinari e retributivi.

In particolare la insussistenza di reati, accertata nella sede giurisdizionale, non vale ad escludere la valutazione discrezionale del fatto da parte della p.a. nella diversa ottica del corretto svolgimento del sinallagma lavorativo e dei doveri istituzionali e deontologici.

Quanto sopra rilevato, in ordine alla incombenza dell’onere probatorio sul dipendente, dà conto anche della pretestuosità della censura di insufficiente istruttoria, dal momento che sarebbe stato sufficiente verificare l’inadempimento dell’interessato non colmato in sede disciplinare, e, peraltro, nemmeno in questa sede giurisdizionale, nonostante la asserita legittimità delle assenze e la pretesa di (continuare ancora a) non conoscere la necessità della loro successiva giustificazione.

La buona fede potrebbe in ipotesi essere utilmente invocata, in funzione esimente della omessa tempestiva produzione, soltanto ove fosse fornita, almeno in questa sede, la giustificazione prima non prodotta, poiché non può residuare alcun dubbio sul fatto che, almeno a partire dall’inizio del procedimento disciplinare, l’incolpato avesse piena contezza dei suoi oneri documentali.

Sulla ascrivibilità del comportamento alla fattispecie ex art. 7 D.P.R. 737/81 non possono sussistere dubbi, trattandosi di “atti…in contrasto con i doveri assunti con il giuramento” (punto 2), segnatamente lealtà e fedeltà ed essendo il ricorrente recidivo (punto 7) per assenze ingiustificate già sanzionate ripetutamente, come risulta dal foglio matricolare depositato dall’amministrazione con il n. 17.

Viceversa, il pregiudizio per l’amministrazione non compare affatto tra i presupposti applicativi del citato art. 7 D.P.R. 737/81, mentre l’apprezzamento della gravità è comunque valutazione discrezionale della P.A., censurabile solo per errori di fatto o illogicità che il Collegio, alla stregua di quanto sopra, non ravvisa affatto nella fattispecie.

Comunque l’invocata sospensione per omessa presentazione in servizio, di cui all’art. 6, c. 10, dello stesso D.P.R. 737/81, è prevista soltanto per assenze che non superino complessivamente i 5 giorni, e quindi non è conferente al caso di specie.

E’ ovvio, infine, che la richiesta tardiva di congedo ordinario non può avere alcuna efficacia sanante ex post di una condotta illecita già perfezionatasi, ma riguarda soltanto la definizione degli aspetti retributivo-contabili del rapporto (lo stesso dicasi per la mancata attivazione allo stato del giudizio per danno erariale avanti la Corte dei Conti, peraltro sempre azionabile, in ipotesi, nei termini prescrizionali).

Conclusivamente, il ricorso va respinto in tutti i motivi dedotti.

Spese secondo soccombenza.

P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente al rimborso delle spese di causa, che liquida in complessivi € 3.000 (euro tremila) in favore della amministrazione.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Bologna nella camera di consiglio del giorno 5 giugno 2014 con l'intervento dei magistrati:
Carlo d'Alessandro, Presidente
Alberto Pasi, Consigliere, Estensore
Ugo Di Benedetto, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 13/10/2014


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Re: trasferimento o distacco per mandato politico

Messaggioda panorama » gio mar 09, 2017 10:44 am

Personale della GdF.

Ricorso respinto.
-----------------------------------------------------------------------------------

Ecco alcuni passaggi.

1) - trasferimento d'autorità per esigenze di servizio e per il risarcimento dei danni.

2) - a seguito della propria candidatura alle elezioni amministrative ..... del 17 aprile 2016, ha ricevuto il provvedimento di trasferimento d'autorità ad altra sede di servizio – in particolare ...... – per un periodo di tre anni

3) - Lamenta che in tale provvedimento viene negato il diritto all' indennità ed al rimborso di cui alla legge n. 86 del 2001 (ex lege n.100/1987).

4) - la mancata elezione del ricorrente nella tornata elettorale avrebbe determinato come conseguenza la caducazione del provvedimento di trasferimento e pertanto ha chiesto l’annullamento dell’atto impugnato, previa sospensione dell’efficacia dello stesso, con condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni.

IL TAR LAZIO precisa:

5) - si rileva preliminarmente che alla luce dell’orientamento costante della giurisprudenza “…il trasferimento del personale di Polizia alla sede di servizio più vicina è previsto, compatibilmente con la qualifica rivestita, con riguardo non solo agli eletti, ma anche ai candidati che, poi, risultino non eletti.
- ) - Al riguardo, appare evidente che la ratio del comma 1 dell'art. 53 citato (il candidato alle elezioni non può prestare servizio per tre anni nell'ambito della circoscrizione nella quale si è presentato come candidato)
- ) - è analoga a quella del comma 2 dello stesso articolo 53 (l'eletto non può prestare servizio nella circoscrizione dove è stato eletto ... almeno per tre anni):
- cioè
- ) - è necessario evitare interferenze tra le funzioni di appartenente alle forze di Polizia e l'esercizio dei diritti politici garantito a livello costituzionale al cittadino. In sostanza, è chiaro che il diritto di esercitare le pubbliche funzioni elettive è speculare e collegato funzionalmente al diritto di elettorato passivo con l'ulteriore conseguenza che ogni compressione dell'esercizio dell'uno si riflette sull'esercizio dell'altro” (cfr. Cons.St., sez. III, 29 settembre 2014, n. 4861; C.G.A. Regione siciliana, 17 settembre 2015, n. 597).

6) - Pertanto, ad avviso del Collegio, privilegiando una interpretazione conforme ai principi costituzionali, il trasferimento alla sede più vicina, quale limite alla discrezionalità organizzativa del Comando introdotto dall' art. 53, comma 2, del d.P.R. n. 335 del 1982, va riferito anche all'ipotesi del candidato non eletto, ...

7) - in questo caso non si tratta di un trasferimento d' autorità in senso tecnico, ma di un temporaneo allontanamento dalla sede di servizio in conseguenza del divieto posto dall' art. 53, comma 1 del d.P.R. n. 335 del 1982 di prestare servizio per 3 anni nell' ambito della Circoscrizione nella quale il dipendente si è presentato candidato, non residuando per l’Amministrazione alcuno spazio per esercitare una valutazione discrezionale sull’eventualità di disporre il trasferimento (eccezione posta nell’ipotesi di militari in forza a reparti non operativi);

8) - Infine con riferimento alla doglianza circa il mancato riconoscimento della indennità di cui alla legge n.86/2001 (ex lege n.100/1987) si richiama la posizione della giurisprudenza secondo cui (leggere direttamente in sentenza)

9) - come risulta evidente da tali rilievi, si tratta di un trasferimento che l'Amministrazione si trova nella condizione di dover disporre - in applicazione di una disposizione legislativa - esclusivamente per effetto di una situazione oggettiva in cui il dipendente ha volontariamente scelto di porsi,
- ) - con la conseguenza che l’interessato non ha titolo al trattamento economico di missione, previsto dall'art. 1, l. 10 marzo 1987, n. 100, ciò in quanto il temporaneo allontanamento non è conseguente ad esigenze funzionali ed operative dell'Amministrazione, bensì costituisce atto dovuto al verificarsi dei presupposti di legge (cfr. Cons.Stato, sez. IV, 4 settembre 1996, n.1019; Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 22 maggio 2013, n. 1133; Tar Lazio, Roma, sez. I, 11 gennaio 2013, n. 254; Tar Sicilia, Catania, sez. III, 29 maggio 2014, n. 1561).

Per completezza leggete il tutto qui sotto e valutate per il futuro.

N.B.: rileggi i n. 6, 7, 8 e 9 di cui sopra.
--------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA BREVE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 2T ,numero provv.: 201703087, - Public 2017-03-03 -

Pubblicato il 03/03/2017


N. 03087/2017 REG.PROV.COLL.
N. 12834/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 12834 del 2016, proposto dal signor S. P., rappresentato e difeso dall'avvocato Luigi Mammola, domiciliato ex art. 25 cpa presso la Segreteria Tar Lazio in Roma, via Flaminia, 189;

contro
Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

Comando Generale della Guardia di Finanza, in persona del legale rappresentante p.t., non costituito in giudizio;

per l'annullamento, previa sospensiva,
della determinazione prot. n. …../2016 del 15.7.2016 notificata in data 19.7.2016 dal Comando regionale GDF sez. Roma recante il trasferimento d'autorità per esigenze di servizio e per il risarcimento dei danni.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Economia e delle Finanze;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2017 il Cons. Mariangela Caminiti e uditi per le parti i difensori presenti, come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


1.Riferisce il signor S. P., maresciallo capo nella Guardia di finanza, appartenente alla Compagnia di OMISSIS, che a seguito della propria candidatura alle elezioni amministrative del Comune di OMISSIS (stesso) del 17 aprile 2016, ha ricevuto il provvedimento di trasferimento d'autorità ad altra sede di servizio – in particolare alla Compagnia di OMISSIS – per un periodo di tre anni con decorrenza dal 16 luglio 2016, e riassegnazione per esigenze di servizio al reparto di origine allo spirare del triennio. Lamenta che in tale provvedimento viene negato il diritto all' indennità ed al rimborso di cui alla legge n. 86 del 2001 (ex lege n.100/1987).

1.1.Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso ed ha dedotto quali motivi di impugnazione la violazione e falsa applicazione dell' art. 53, comma 2, del d.P.R.n. 335 del 1982 e delle disposizioni in materia di indennità di trasferimento nonché della normativa sul procedimento amministrativo di cui alla legge n. 241 del 1990 e l’eccesso di potere sotto svariati profili, censurando la erroneità, travisamento e contraddittorietà della individuazione della sede di trasferimento perchè ai sensi della normativa rubricata la sede più vicina non appartenente alla circoscrizione della candidatura sarebbe OMISSIS (dove avrebbe potuto svolgere le mansioni di servizio, attese anche le indicazioni in tal senso delle rappresentanze di Comando apicale), distante 3 km da OMISSIS e non OMISSIS, distante oltre 35 Km. Inoltre l’Amministrazione avrebbe omesso la comunicazione di avvio del procedimento impedendo al ricorrente la corretta partecipazione e l’esercizio del diritto di difesa ed avrebbe fornito una motivazione generica sulle ragioni di servizio di cui alla determinazione assunta, negando altresì il diritto all’indennità di trasferimento e ai rimborsi riconosciuto dalla legge n. 86 del 2001 e succ. mod. ai militari in caso di trasferimento d’autorità.

Infine la mancata elezione del ricorrente nella tornata elettorale avrebbe determinato come conseguenza la caducazione del provvedimento di trasferimento e pertanto ha chiesto l’annullamento dell’atto impugnato, previa sospensione dell’efficacia dello stesso, con condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni.

1.2. L’Amministrazione intimata, costituitasi in giudizio, si è opposta al ricorso ed ha rappresentato le specifiche circostanze in fatto in relazione alla posizione del ricorrente e ai settori di servizio di riferimento ed ha argomentato, alla luce del quadro normativo applicabile in materia e giurisprudenziale riguardo il caso in questione, sulla infondatezza delle censure, concludendo per la reiezione del ricorso.

Alla Camera di consiglio del 21 febbraio 2017 la causa, chiamata per l’esame della domanda cautelare, è stata trattenuta in decisione per essere decisa nel merito con sentenza in forma semplificata, ai sensi dell’art. 60 del cpa, previe le ammonizioni di rito alle parti presenti in camera di consiglio circa la completezza e regolarità del contraddittorio e dell’istruttoria.

2. Il ricorso è infondato per le seguenti considerazioni.

2.1.Osserva il Collegio che appaiono prive di pregio le censure riguardo i vizi procedimentali per la dichiarata omessa comunicazione dell’avvio del procedimento atteso che, come documentato in atti, il Comando Regionale Lazio con nota prot. n. ……/2016 del 13.6.2016 ha comunicato l’avvio del procedimento per il trasferimento d’autorità alla Compagnia di OMISSIS ai fini di rendere edotto di ciò l’interessato, mediante apposita notifica (tra l’altro, obbligo di comunicazione e di motivazione non più previsto per la tipologia degli “ordini militari”, vedi art. 1349, comma 3 del d.lgs. n. 66 del 2010, Codice dell’ordinamento militare; cfr. Cons. Stato, sez. IV, 11 novembre 2010, n. 8018; Tar Lazio, Roma sez. I 8 settembre 2016, n. 9576 ). Tale nota è stata riscontrata dalla Compagnia di OMISSIS (con atto prot. n. ……/2016) con cui è stato comunicato che l’avvio del procedimento è stato notificato “all’interessato in data 14.06.2016. Il Maresciallo Capo P. S., con propria dichiarazione scritta che sarà custodita agli atti di questo Reparto, ha dichiarato che non intende avvalersi della facoltà di cui all’art.10 bis della legge n.241/90”.

L’Amministrazione resistente ha depositato altresì (allegato 10) la dichiarazione sottoscritta dal ricorrente che “in merito al contenuto della nota nr. ……/1241 datata 13.06.2016 del Comando Regionale Lazio-Roma, notificatomi in data 14/06/2016….non intende produrre osservazioni”: tale flusso di comunicazioni e atti prodotti riguardo la notifica degli atti prodromici del procedimento smentiscono quanto asserito dal ricorrente sui vizi procedimentali dell’atto impugnato e dimostrano la volontà espressa dell’interessato di non partecipare, rinunciando all’esercizio del diritto di difesa in tale fase.

2.2. Parimenti non condivisibili sono le altre censure sulla violazione e falsa applicazione dell' art. 53 del d.P.R.n.. 335 del 1982 ed erroneità, travisamento e contraddittorietà della individuazione della sede di trasferimento, riguardo le quali si rileva preliminarmente che alla luce dell’orientamento costante della giurisprudenza “…il trasferimento del personale di Polizia alla sede di servizio più vicina è previsto, compatibilmente con la qualifica rivestita, con riguardo non solo agli eletti, ma anche ai candidati che, poi, risultino non eletti. Al riguardo, appare evidente che la ratio del comma 1 dell'art. 53 citato (il candidato alle elezioni non può prestare servizio per tre anni nell'ambito della circoscrizione nella quale si è presentato come candidato) è analoga a quella del comma 2 dello stesso articolo 53 (l'eletto non può prestare servizio nella circoscrizione dove è stato eletto ... almeno per tre anni): cioè è necessario evitare interferenze tra le funzioni di appartenente alle forze di Polizia e l'esercizio dei diritti politici garantito a livello costituzionale al cittadino. In sostanza, è chiaro che il diritto di esercitare le pubbliche funzioni elettive è speculare e collegato funzionalmente al diritto di elettorato passivo con l'ulteriore conseguenza che ogni compressione dell'esercizio dell'uno si riflette sull'esercizio dell'altro” (cfr. Cons.St., sez. III, 29 settembre 2014, n. 4861; C.G.A. Regione siciliana, 17 settembre 2015, n. 597).

Pertanto, ad avviso del Collegio, privilegiando una interpretazione conforme ai principi costituzionali, il trasferimento alla sede più vicina, quale limite alla discrezionalità organizzativa del Comando introdotto dall' art. 53, comma 2, del d.P.R. n. 335 del 1982, va riferito anche all'ipotesi del candidato non eletto, rappresentando tale disposizione legislativa un equo contemperamento tra il diritto di esercizio delle funzioni elettive, garantito a tutti dall'art. 51 Cost., e l'esigenza di preservare l'attività di servizio della Guardia di finanza da interferenze derivanti da tale candidatura e dal mandato amministrativo o politico.

Nella specie si osserva che l’atto impugnato richiama il flusso di comunicazioni e gli atti presupposti riguardanti il procedimento, rendendolo esente da vizi di difetto di istruttoria e di motivazione, e riporta la giurisprudenza sul punto, nel senso che in questo caso non si tratta di un trasferimento d' autorità in senso tecnico, ma di un temporaneo allontanamento dalla sede di servizio in conseguenza del divieto posto dall' art. 53, comma 1 del d.P.R. n. 335 del 1982 di prestare servizio per 3 anni nell' ambito della Circoscrizione nella quale il dipendente si è presentato candidato, non residuando per l’Amministrazione alcuno spazio per esercitare una valutazione discrezionale sull’eventualità di disporre il trasferimento (eccezione posta nell’ipotesi di militari in forza a reparti non operativi); quanto alla valutazione sulla sede di trasferimento, va rilevato che trattasi di un trasferimento d’autorità adottato nell’interesse generale dell’Amministrazione e necessitato dalle specifiche prescrizioni di legge – comunque strettamente connesso alle esigenze organizzative dell’Amministrazione e alla disciplina connotante il rapporto di servizio del relativo personale - per il quale nella valutazione sulla destinazione le esigenze personali del dipendente recedono di fronte all’interesse pubblico prioritario al buon andamento dell’Amministrazione, inteso anche nel consentire nella ipotesi di trasferimento del personale la continuità nella tipologia degli impieghi, nel caso specifico di quelli operativi. Ed invero risulta che l’interessato prestava servizio “operativo” nella Sezione Volante del Reparto di OMISSIS e nella vicina sede di OMISSIS è stato dato riscontro della presenza soltanto del Reparto della componente OMISSIS della Guardia di Finanza, nel quale il ricorrente, Ispettore del contingente ordinario, non avrebbe potuto trovare impiego in relazione al ruolo (è stato dato atto che i trasferimenti di personale da OMISSIS ad OMISSIS, evocati dal ricorrente, sono stati disposti nel 2013 nei confronti di sovrintendenti e appuntati, ruoli diversi da quello di appartenenza del medesimo), mentre la Compagnia di OMISSIS sede di destinazione costituisce un Reparto limitrofo di analogo livello a quello di appartenenza. Del resto non può assumere rilievo la nota n. …… in data 11 maggio 2016 del Comandante della Compagnia di OMISSIS, il quale nella formulazione delle valutazioni sulla posizione di impiego ex art. 81 della legge n.121 del 1981, ha proposto di valutare quale possibile Reparto limitrofo la Sezione Operativa OMISSIS di OMISSIS, trattandosi di proposta di un organo gerarchico intermedio, atto meramente endoprocedimentale autonomo e non vincolante per l’Autorità competente della decisione finale (cfr. Cons. Stato, sez. III, 24 gennaio 2006, parere n. 2433/2005).

2.3. Infine con riferimento alla doglianza circa il mancato riconoscimento della indennità di cui alla legge n.86/2001 (ex lege n.100/1987) si richiama la posizione della giurisprudenza secondo cui
nell'ipotesi di cui all'art. 53, comma 1, d.P.R. 24 aprile 1982 n. 335 – come qualificato nella specie -non si è in presenza di un trasferimento in senso tecnico, cioè della assegnazione di autorità del pubblico dipendente ad altra sede di servizio, a prescindere dalla sua volontà per soddisfare esigenze della p.a. di appartenenza, ma di un temporaneo allontanamento dalla sede di servizio in conseguenza del divieto posto dalla stessa norma di "prestare servizio per tre anni nell'ambito della circoscrizione nella quale il dipendente si è presentato candidato"; come risulta evidente da tali rilievi, si tratta di un trasferimento che l'Amministrazione si trova nella condizione di dover disporre - in applicazione di una disposizione legislativa - esclusivamente per effetto di una situazione oggettiva in cui il dipendente ha volontariamente scelto di porsi, con la conseguenza che l’interessato non ha titolo al trattamento economico di missione, previsto dall'art. 1, l. 10 marzo 1987, n. 100, ciò in quanto il temporaneo allontanamento non è conseguente ad esigenze funzionali ed operative dell'Amministrazione, bensì costituisce atto dovuto al verificarsi dei presupposti di legge (cfr. Cons.Stato, sez. IV, 4 settembre 1996, n.1019; Tar Sicilia, Palermo, sez. I, 22 maggio 2013, n. 1133; Tar Lazio, Roma, sez. I, 11 gennaio 2013, n. 254; Tar Sicilia, Catania, sez. III, 29 maggio 2014, n. 1561).

3. In definitiva il ricorso in quanto infondato va respinto.

La particolarità della vicenda e della materia contenziosa giustifica la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter), definitivamente pronunciando, ai sensi dell’art.60 c.p.a, ,sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Pietro Morabito, Presidente
Giuseppe Rotondo, Consigliere
Mariangela Caminiti, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Mariangela Caminiti Pietro Morabito





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