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Monetizzazione congedo

Re: Monetizzazione congedo

Messaggioda luiscypher » mar lug 04, 2017 10:00 pm

Certo che ti spetta la monetizzazione! Se su tua richiesta di ferie l'ufficio te le ha negate per esigenze di servizio, devono essere monetizzate. Sempre che il rapporto di lavoro sia cessato a domanda o per inabilità...
luiscypher
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Re: Monetizzazione congedo

Messaggioda panorama » dom nov 19, 2017 9:20 pm

Ricorso al Tar perso,
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Il Tar scrive:

1) - Dalla documentazione fornita, infatti, non si evince una richiesta di fruizione di ferie residue del 2013 rigettata per improcrastinabili esigenze di servizio.

2) - Di contro l’Amministrazione ha prodotto la richiesta di fruizione di 15 giorni di congedo straordinario 2013, autorizzato dal 15 al 31 gennaio 2014, la fruizione di 5 giorni di recupero e di 4 giorni ex legge 937/77 nel 2013, oltre ai 15 giorni di congedo straordinario per cure termali a decorrere dal 17/10/2013.

3) - A ciò si aggiunga il divieto di monetizzazione delle ferie di cui all’art. 5 comma 8 d.l. 6 luglio 2012 n. 95 convertito, con modificazioni, dall’art. 1 comma 1 L. 7 agosto 2012 n. 135, in relazione al quale la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 95 del 6 maggio 2016, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale, con riferimento agli artt. 3, 36 commi 1 e 3 e 117 comma 1 Cost, ed all’art. 7 della direttiva C.E. 4 novembre 2003 n. 88.

4) - Per quanto riguarda la maturazione delle ferie durante il collocamento in aspettativa in attesa di pronuncia sulla istanza di riconoscimento della infermità denunciata da causa di servizio, l’art. 12, comma 3, del dpr 170/2007, disciplina questa particolare aspettativa prevedendo che: (N.B.: leggere direttamente in sentenza qui sotto)
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SENTENZA ,sede di PARMA ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201700014, - Public 2017-01-17 -
Pubblicato il 17/01/2017


N. 00014/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00068/2015 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna
sezione staccata di Parma (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 68 del 2015, proposto dal sig. Ippazio P.., rappresentato e difeso dall'avvocato Aldo Manco, con domicilio eletto presso il suo studio in Parma, borgo Basini, 1;

contro
Ministero dell'Interno e Questura di Parma, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale di Bologna, domiciliati in Bologna, via Guido Reni 4;

per l'annullamento
del provvedimento emesso dal Ministero dell’Interno prot. n. 333-G/I/Sett.2/mco, datato 18/11/2014, con il quale si rigetta la richiesta di monetizzazione delle ferie relative all’anno 2014 in quanto, durante il collocamento in aspettativa, ai sensi dell’art. 12, comma 3, DPR 170/2007 non maturerebbe il congedo ordinario mentre per le ferie relative all’anno 2013, negate per esigenze di servizio, si richiama quanto previsto dal D.L. 6 luglio 2012 n. 95;

per il riconoscimento del diritto alla monetizzazione.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 gennaio 2017 il cons. Anna Maria Verlengia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO

Con ricorso, notificato il 6 febbraio 2015 e depositato il successivo 4 marzo 2015, il sovrintendente capo di P.S. P.. Ippazio impugna il provvedimento con il quale veniva respinta la richiesta di monetizzazione delle ferie non fruite del 2013 e del 2014.

Espone il ricorrente che:

- dal 1° agosto 2014 è in quiescenza per limiti d’età e che dall’11 febbraio 2014 al 27 luglio 2014 veniva collocato in aspettativa ai sensi dell’art. 12 comma 3 del D.P.R. 11 settembre 2007 n. 170, con la corresponsione degli emolumenti nella misura intera fino alla pronuncia sul riconoscimento della infermità per causa di servizio, intervenuta il 9 luglio 2014;

- il 26 luglio 2014 gli veniva notificato un provvedimento, in applicazione del D.P.R. 738/81, per l’utilizzo in servizi compatibili con la ridotta capacità lavorativa per il restante periodo 28/7/2014- 31 luglio 2014 (quattro giorni);

- nel 2013 non ha potuto usufruire delle ferie residue per improrogabili ragioni di servizio.

Ciò premesso, il sovrintendente impugna il diniego di monetizzazione delle ferie residue, deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 36 Cost. e dell’art. 2109 del Codice Civile ed invoca l’applicazione dell’art. 14 del d.p.r. 395/1995 ove prevede la monetizzazione delle ferie maturate e non godute quando, all’atto della cessazione dal servizio, il congedo non sia stato fruito per documentate esigenze di servizio, e dell’art. 18 del d.p.r. 254/1999 ove prevede la possibilità della monetizzazione del congedo ordinario non fruito in caso di decesso, cessazione dal servizio per infermità o dispensa disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità. Nel caso di specie non troverebbe, secondo il ricorrente, applicazione l’art. 5, comma 8, del d.l. 95/2012, che ha vietato la corresponsione di trattamenti economici sostitutivi delle ferie e permessi non goduti, in quanto, secondo l’interpretazione offerta dalla Circolare prot. 333-G/Div. 1 – Sett. 2/aagg50 del 14/1/2013, disposizione finalizzata a contrastare abusi che ricorrono ove il lavoratore possa concorrere attivamente alla conclusione del rapporto di lavoro e non nel caso di eventi estintivi del rapporto di lavoro non imputabili né alla volontà del lavoratore né alla capacità organizzativa del datore di lavoro.

Il Ministero dell’Interno si è costituito con memoria di rito il 13 marzo 2015, depositando una relazione dell’Amministrazione intimata e i relativi allegati, tra i quali l’autorizzazione alla fruizione delle ferie residue del 2013 a firma del Dirigente, a far data dal 15 gennaio 2014 al 31 gennaio, come da richiesta del ricorrente.

Alla pubblica udienza dell’11 gennaio 2017 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è infondato.

Il ricorrente impugna il diniego di monetizzazione delle ferie residue del 2013 e del 2014, motivato sulla scorta del divieto di cui all’art. 5 comma 8 del decreto legge 95/2012 per le ferie residue 2013 e dalla previsione di cui all’art. 12 comma 3 del d.p.r. 170/2007 in forza della quale durante il periodo di aspettativa ivi prevista non si maturano ferie.

Per quanto riguarda le ferie del 2013 il ricorrente sostiene che esse non sono state fruite per inderogabili esigenze di servizio.

La circostanza, tuttavia, non è provata, soprattutto tenuto conto della richiesta di congedo 2013 autorizzata nel 2014 per tutti e 15 i giorni richiesti. Non vi è pertanto prova che il ricorrente non abbia fruito del residuo ferie 2013 nel 2014 per motivi a lui non imputabili.

Dalla documentazione fornita, infatti, non si evince una richiesta di fruizione di ferie residue del 2013 rigettata per improcrastinabili esigenze di servizio.

Di contro l’Amministrazione ha prodotto la richiesta di fruizione di 15 giorni di congedo straordinario 2013, autorizzato dal 15 al 31 gennaio 2014, la fruizione di 5 giorni di recupero e di 4 giorni ex legge 937/77 nel 2013, oltre ai 15 giorni di congedo straordinario per cure termali a decorrere dal 17/10/2013.

A ciò si aggiunga il divieto di monetizzazione delle ferie di cui all’art. 5 comma 8 d.l. 6 luglio 2012 n. 95 convertito, con modificazioni, dall’art. 1 comma 1 L. 7 agosto 2012 n. 135, in relazione al quale la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 95 del 6 maggio 2016, ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale, con riferimento agli artt. 3, 36 commi 1 e 3 e 117 comma 1 Cost, ed all’art. 7 della direttiva C.E. 4 novembre 2003 n. 88.

Il giudice delle leggi ha ritenuto che tale disciplina non pregiudichi il diritto alle ferie, ove prevede che non si possano corrispondere «in nessun caso» trattamenti economici sostitutivi, statuendo che “il legislatore correla il contestato divieto a fattispecie in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a una scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentono di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito ai periodi di riposo”.

Afferma la Corte che “la norma si prefigge di reprimere il ricorso incontrollato alla “monetizzazione” delle ferie non godute, contrastandone gli abusi, e di riaffermare la preminenza del godimento effettivo delle ferie, per incentivare una razionale programmazione del periodo feriale e favorire comportamenti virtuosi delle parti nel rapporto di lavoro, senza arrecare pregiudizio al lavoratore incolpevole. Del resto, la prassi amministrativa e la magistratura contabile convergono nell'escludere dall'ambito applicativo del divieto le vicende estintive del rapporto di lavoro che non chiamino in causa la volontà del lavoratore e la capacità organizzativa del datore di lavoro; e la giurisprudenza di legittimità, ordinaria e amministrativa, riconosce al lavoratore il diritto ad un'indennità per le ferie non godute per causa a lui non imputabile, anche quando difetti un'esplicita previsione negoziale in tal senso, ovvero quando la normativa settoriale formuli il divieto di “monetizzazione”. Così correttamente interpretata, la disciplina de qua non pregiudica l'inderogabile diritto alle ferie, garantito da radicati principi espressi dalla Carta fondamentale nonché da fonti internazionali ed europee”.

Né le ferie residue del 2013 rientrano nell’ipotesi di deroga di cui alla Circolare richiamata dal ricorrente, in quanto esse si riferiscono ai soli casi in cui la fruizione sia impedita dalla anomala e non prevedibile conclusione del rapporto.

Tale circostanza non ricorre nel caso di specie, nel quale il ricorrente è stato collocato prima in aspettativa ex art. 12 comma 3 del d.p.r. 170/2007, poi riammesso in servizio ed, infine collocato in quiescenza, senza che risulti una denegata richiesta di ferie nel 2013 o nel 2014 (nei mesi esclusi dal collocamento in aspettativa, in attesa di pronuncia sulla richiesta di dipendenza da causa di servizio della propria infermità - gennaio e febbraio 2014).

Diverso è infatti il caso di impossibilità di fruizione per causa non imputabile al lavoratore, per il quale l'art. 7 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 4 novembre 2003 n. 88, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che osta a legislazioni o prassi nazionali le quali prevedono che, in caso di decesso del lavoratore, il diritto alle ferie annuali retribuite si estingue senza dare diritto ad un'indennità finanziaria a titolo delle ferie non godute (la quale quindi si trasmette per via successoria) (così Corte C.E. 118 - 12 giugno 2014).

Per quanto riguarda la maturazione delle ferie durante il collocamento in aspettativa in attesa di pronuncia sulla istanza di riconoscimento della infermità denunciata da causa di servizio, l’art. 12, comma 3, del dpr 170/2007, disciplina questa particolare aspettativa prevedendo che:

“Il personale giudicato permanentemente non idoneo al servizio in modo parziale permane ovvero è collocato in aspettativa fino alla pronuncia sul riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della lesione o infermità che ha causato la predetta non idoneità anche oltre i limiti massimi previsti dalla normativa in vigore. Fatte salve le disposizioni che prevedono un trattamento più favorevole, durante l'aspettativa per infermità, sino alla pronuncia sul riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della lesione subita o della infermità contratta, competono gli emolumenti di carattere fisso e continuativo in misura intera. Nel caso in cui non venga riconosciuta la dipendenza da causa di servizio e non vengano attivate le procedure di transito in altri ruoli della stessa amministrazione o in altre amministrazioni, previste dal decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 339 e dal decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, sono ripetibili la metà delle somme corrisposte dal tredicesimo al diciottesimo mese continuativo di aspettativa e tutte le somme corrisposte oltre il diciottesimo mese continuativo di aspettativa. Non si dà luogo alla ripetizione qualora la pronuncia sul riconoscimento della causa di servizio intervenga oltre il ventiquattresimo mese dalla data del collocamento in aspettativa. Tale periodo di aspettativa non si cumula con gli altri periodi di aspettativa fruiti ad altro titolo ai fini del raggiungimento del predetto limite massimo”.

L’aspettativa in discorso, per quanto contenuto nella disposizione sopra riportata, ha un particolare regime che non è assimilabile a quella per infermità, come ritiene la difesa del ricorrente, e ciò è confermato, tra l’altro, anche dalla non cumulatività di detta aspettativa con altri periodi di aspettativa fruiti ad altro titolo, oltre che dal regime di ripetibilità delle somme corrisposte.

Essa, inoltre, non rientra nelle tassative ipotesi contemplate dall’art. 18, comma 1 e dall’art. 14, comma 14, del d.p.r. 254/99 per le quali, in base al rinvio contenuto nell’art. 11, comma 4, del d.P.R. n. 170/2007, si può procedere “al pagamento sostitutivo del congedo ordinario”.

Per quanto detto non attiene alla vicenda in discorso la pronuncia della Corte di Giustizia UE del 20 luglio 2016 C-341/15, prodotta in udienza dalla difesa di parte ricorrente, ove si riferisce ad impossibilità di fruire delle ferie per malattia.

Il ricorrente, peraltro, a differenza del collega menzionato nella nota del 18/11/2014, non è stato dispensato dal servizio per inabilità fisica, bensì riammesso in servizio per essere utilizzato in servizi interni con le prescrizioni previste dalla C.M.O. in quanto riconosciuto solo parzialmente non idoneo al servizio.

Per quanto sopra osservato il ricorso va respinto, poiché infondato.

La novità e particolarità della questione, oltre all’apporto difensivo delle parti costituite, consentono di compensare le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Emilia Romagna sezione staccata di Parma (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Parma nella camera di consiglio del giorno 11 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Conti, Presidente
Anna Maria Verlengia, Consigliere, Estensore
Marco Poppi, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Anna Maria Verlengia Sergio Conti





IL SEGRETARIO


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N.B.:
- E' stato proposto appello con il num. 2017/03369.

ad oggi:

- Non è stato ancora pubblicato nessun provvedimento.
panorama
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