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“costituzione posizione assicurativa” e “ricongiunzione”

“costituzione posizione assicurativa” e “ricongiunzione”

Messaggioda panorama » dom lug 16, 2017 1:28 pm

“costituzione della posizione assicurativa” e “ricongiunzione”.
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PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 156 04/05/2017
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SEZIONE ESITO NUMERO ANNO MATERIA PUBBLICAZIONE
PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 156 2017 PENSIONI 04/05/2017



REPUBBLICA ITALIANA 156/2017

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE DEI CONTI
PRIMA SEZIONE GIURISDIZIONALE CENTRALE D'APPELLO

Enzo Rotolo Presidente
Emma Rosati Consigliere
Antonio Ciaramella Consigliere
Pina Maria Adriana La Cava Consigliere
Elena Tomassini Consigliere, rel.

ha pronunciato la seguente
SENTENZA

sull'appello iscritto al n. 50753 proposto dal Ministero dell'Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, rappresentato e difeso dal Direttore Centrale pro tempore dott. Massimo Maria Mazza, avverso la sentenza n. 70/2016, depositata il 3 febbraio 2016 della Corte dei conti, Sezione giurisdizionale regionale per la Campania, contro Di Gaetano Michele, non costituito in giudizio.

Visti l'appello e tutti gli atti e i documenti di causa;

Uditi, alla pubblica udienza dell'11 aprile 2017, con l'assistenza della Segretaria dottoressa Rita Maria Dina Cerroni, il relatore, consigliere Elena Tomassini, il dott. Angelo Mammone e la dottoressa Patrizia Mannelli, per delega del Direttore centrale dott. Fiorilli, in rappresentanza del Ministero dell'Interno.

FATTO

Con atto di appello ritualmente notificato il Ministero dell’Interno impugnava la decisione della Sezione giurisdizionale per la Campania di questa Corte, in epigrafe, che, in accoglimento del ricorso del sig. Di Gaetano Michele, aveva riconosciuto, in suo favore, il diritto alla ricongiunzione, ai fini contributivo-previdenziali, degli anni di servizio prestati in qualità di agente di polizia con quelli alle dipendenze di una società privata.

Il Ministero lamentava, in primo luogo, la violazione dell'art. 2909 del codice civile, atteso che, con precedente sentenza n. 146 del 2014, passata in giudicato, la Sezione territoriale aveva respinto la domanda del Di Gaetano di costituzione di una posizione assicurativa INPS, di cui alle leggi n. 322 del 1958 e n. 153 del 1969.

La decisione impugnata era, altresì, affetta da error in iudicando perché, a mente dell'art. 1 della legge n. 29 del 1979, la “costituzione della posizione assicurativa” e la “ricongiunzione” sono due istituti strettamente collegati, e quindi l'intervenuto giudicato copriva il dedotto e il deducibile.

Ricordava, infine, l'appellante che, con l'art. 1, comma 239, della legge n. 228 del 2012, era stato introdotto un nuovo istituto per riunire i periodi di contribuzione accreditati in più gestioni pensionistiche, ma a condizione che il richiedente fosse in possesso di periodi contributivi non coincidenti e che non avesse maturato il diritto al trattamento pensionistico in una singola gestione.

Il divieto della doppia valutazione del medesimo periodo di attività, del resto, si fondava sul combinato disposto degli artt. 6, 39 e 41 del d.P.R. n. 1092 del 1973, come ritenuto dalle Sezioni Riunite di questa Corte nella sentenza n. 2/2005/QM.

L'appellante, nel sottolineare che l’orientamento di tutte le Sezioni centrali di appello di questa Corte era consolidato in senso favorevole all’Amministrazione, evidenziava la difficoltà di recupero degli emolumenti medio tempore corrisposti all'appellato, chiedendo la sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza impugnata.

L'appellato non si costituiva e, a seguito dell’udienza camerale del 18 ottobre 2016, il Collegio accoglieva l'istanza cautelare con ordinanza n. 98 del 2016.

All'udienza pubblica dell'11 aprile 2017 il Ministero appellante, rappresentato dai dott. Angelo Mammone e Patrizia Mannelli, insisteva per l'accoglimento dell'impugnazione e la causa era posta in decisione.

DIRITTO

1. L'appello è fondato.

Come sostenuto dall'appellante, la questione regolata dalla sentenza impugnata era già stata oggetto di una precedente pronuncia da parte della Corte territoriale n. 146 del 2016, non oggetto di impugnazione e pertanto passata in giudicato.

Poiché in detto giudizio (n. 47447) erano rappresentante entrambe le parti del successivo giudizio n. 64336, che ha originato la gravata decisione, opera la preclusione di cui all'art. 2909 del codice civile e dell'art 324 del codice di rito, per la quale il giudicato copre il dedotto e il deducibile, come eccepito, quale motivo di appello, dal Ministero.

Dall'esame della richiamata decisione n. 146 del 2014 emerge che il Di Gaetano, come nel ricorso di primo grado, aveva richiesto “il ricongiungimento degli anni relativi al servizio presso l'amministrazione, mediante costituzione della posizione assicurativa”, il tutto al fine del computo del periodo di servizio svolto in qualità di guardia di P.S., per il periodo di nove anni, unitamente a quello successivamente prestato presso una società privata.

L'eccezione era già stata sollevata in primo grado e superata con la motivazione che il petitum era differente, ma ciò non è; infatti l'oggetto del giudizio, oggi all'esame in sede di appello, era esattamente quello esaminato dal Giudice campano nella decisione n. 146 del 2014, ossia una nuova valutazione del periodo di servizio, già computato in sede di corresponsione di pensione privilegiata, al fine di conseguire una nuova pensione, che tenesse conto degli ulteriori contributi versati a seguito del servizio presso l'impiego privato.

2. Ferma rimanendo, quindi, la violazione di legge, in cui è incorsa la gravata sentenza, che non ha tenuto conto del precedente giudicato, ad abundantiam rileva il Collegio che essa va riformata anche sotto l'ulteriore profilo del doppio computo dell'anzianità utile per il conseguimento della pensione privilegiata, ai fini della liquidazione del successivo trattamento pensionistico. Infatti la pensione privilegiata militare, di cui all'art. 67 del d.P.R. n. 1092 del 1973, non ha una finalità esclusivamente risarcitoria o indennitaria, ma anche una funzione previdenziale, poiché il suo calcolo dipende dagli anni di servizio, a differenza delle pensioni tabellari (cfr. C.d.C., Sezione II centrale di appello, n. 814 del 2016, e giurisprudenza in essa richiamata). Per di più, ai sensi dell’art. 132 del richiamato T.U. pensionistico, il periodo di servizio che ha dato diritto alla pensione o all'assegno in godimento non può essere computato, ulteriormente, ai fini del conseguimento di un altro trattamento di quiescenza.

Chiude il cerchio l'art. 117 del T.U., per il quale qualora il titolare della pensione privilegiata scelga di riunire al nuovo servizio quello reso in precedenza e per il quale sia titolare di pensione di privilegio, ne perde il godimento “ed è tenuto a rifondere le rate percepite durante la nuova prestazione del servizio”.

Da tali argomentazioni consegue l'accoglimento dell'appello e, per l'effetto, la riforma della sentenza impugnata, con la reiezione della domanda dell'appellato alla ricongiunzione del trattamento pensionistico.

Le spese seguono la soccombenza e pertanto l'appellato dovrà rifondere al Ministero appellante le relative spese di costituzione e difesa, quantificate in € 500,00 (cinquecento/00).

PER QUESTI MOTIVI

Definitivamente pronunciando, disattesa ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione, accoglie l'appello e, in riforma della sentenza impugnata, dichiara che non spetta la ricongiunzione del servizio utile ai fini della liquidazione del trattamento pensionistico privilegiato con quello prestato successivamente.

Condanna l'appellato alla rifusione, in favore dell'appellante, delle spese di costituzione e difesa,
quantificate in € 500,00 (cinquecento/00).

Manda alla Segreteria per gli adempimenti di competenza.
Così deciso in Roma, all'esito della camera di consiglio dell'11 aprile 2017.

Il CONSIGLIERE ESTENSORE
(f.to Elena Tomassini) IL PRESIDENTE
(f.to Enzo Rotolo)


DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 4 MAG.2017


Il Dirigente
f.to Daniela D’Amaro
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