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Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

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Questo servizio è gratuito, quindi le domande che saranno rivolte all'Avv. Vitelli verranno evase compatibilmente con i suoi impegni professionali. Nel caso desideri approfondire il rapporto professionale, potrai metterti in contatto con l'avvocato ai recapiti che leggerai in calce ad ogni sua risposta.

Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda pivot64 » mer mag 17, 2017 4:37 pm

Buonasera, sono un pensionato ex sott.le MM e vorrei chiederLe perché l'INPS nel calcolo delle pensioni del personale militare, sia essa retributiva che mista, risulta applicare l'art. 44 del D.P.R. n. 1092/73, riguardante il personale civile dello Stato, il quale dispone che “La pensione spettante al personale civile con l'anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile” e non applicherebbe le aliquote di calcolo previste a favore del personale militare di cui all'art. 54, comma 1, del D.P.R. n. 1092/73 il quale dispone che “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”
Grazie
pivot64
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » mer mag 17, 2017 5:37 pm

pivot64 ha scritto:Buonasera, sono un pensionato ex sott.le MM e vorrei chiederLe perché l'INPS nel calcolo delle pensioni del personale militare, sia essa retributiva che mista, risulta applicare l'art. 44 del D.P.R. n. 1092/73, riguardante il personale civile dello Stato, il quale dispone che “La pensione spettante al personale civile con l'anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile” e non applicherebbe le aliquote di calcolo previste a favore del personale militare di cui all'art. 54, comma 1, del D.P.R. n. 1092/73 il quale dispone che “La pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”
Grazie


===========
Buonasera.
Se Lei avrà modo di "navigare" nel forum si accorgerà che l'argomento è stato ed è largamente dibattuto.
Sulla questione, rispetto alla quale l'INPS non intende affatto invertire il suo orientamento, sono stati inevitabilmente avviati numerosi ricorsi davanti alla Corte dei Conti di molte regioni italiane.
Allo stato attuale, non risultano ancora emesse sentenza sul tema: la battaglia, dunque, è solo all'inizio!
A mio personale avviso, sussistono varie argomentazioni giuridiche logiche e coerenti in favore dell'applicazione dell'art.54 IN CAPO AI MILITARI, che meritano di essere sottoposte allo scrutinio della Giustizia, qualunque possa essere alla fine l'esito del contenzioso.
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda pivot64 » mer mag 17, 2017 5:59 pm

Grazie per la tempestività, mi scusi per la sovrapposizione di argomenti, vado a cercare e seguirò le vicende.
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » mer mag 17, 2017 6:04 pm

E' necessaria una precisazione, dal momento che Lei accomuna pensioni RETRIBUTIVE e MISTE.
La questione dell'art.54 riguarda in particolare la situazione di coloro che in buona sostanza alla data del 31/12/1995 avevano compiuto almeno 15 anni di servizio UTILE, ma meno di 18 anni. Quindi, di chi versa nel sistema misto sin dal 1996!
Per i retributivi puri la questione, diciamo così, non si pone proprio, dal momento che (salvo casi eccezionali) tutti dovrebbero aver abbondantemente superato i 20 anni di sevizio UTILE. Per i MISTI dal 2011 l'eventuale beneficio appare di incerta convenienza, in quanto va assoggettato alle complesse regole del doppio calcolo di cui alla L. 190/2014.
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » gio lug 20, 2017 6:56 pm

Mi comunica il Collega che patrocina il m.llo BERTI che il relativo giudizio è stato ulteriormente rinviato, in quanto il GUP ha emesso ordinanza per disporre mezzi istruttori. I particolari, se del caso, in un futuro aggiornamento. La questione inizia a divenire anomala !!!
A questo punto, presumibilmente, è possibile che forse vengano pubblicate prima le sentenze sui ricorsi in argomento da me già depositati.
Salvo rinvii, come è ovvio !!!
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda Asmara1963 » gio ott 12, 2017 4:52 pm

Salve avvocato, con la seguente sentenza si afferma che, chi viene riformato con oltre 20 anni di servizio è giusto applicare l'art.54 e non il 44, giusto?
Sent.95/2017
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LOMBARDIA
IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI
Prof.Vito Tenore,
all’esito di pubblica udienza, nella camera di consiglio del 21.6.2017 ha pronunciato
SENTENZA
nel giudizio pensionistico iscritto al n. n.28789 del registro di segreteria, sul ricorso proposto da
P. P., nato a Omissis (Omissis) il Omissis e residente in Omissis, alla Omissis, c.f. Omissis, rappresentato e difeso, come da mandato in atti, dall’avv. Nicola Domenico Savignano (c.f. SVGNLD75L12F839S, nd.savignano@pec.it fax 02/92877456) e unitamente a lui elettivamente domiciliato presso il suo studio in Milano, alla via Melchiorre Gioia n. 55
contro
INPS, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Comando Generale della Guardia di Finanza
OGGETTO: ottemperanza sentenza 198/2015 sez.giur.Lombardia.
VISTI: il R.D. 13 agosto 1933, n. 1038; il D.L. 15 novembre 1993, n. 453, convertito dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19 e la legge 14 gennaio 1994, n. 20; la legge 21 luglio 2000, n. 205, ed in particolare gli artt. 5 e 9; visto il d.lgs. n.174 del 2016.
VISTO il ricorso e tutti gli altri documenti di causa;
LETTA la comparsa di costituzione dell’Inps e della GdF;
SENTITE le parti all’udienza del 21.6.2017; avv. Savignano, avv. Peco per l’INPS, Tenente Vannucci per la GdF;

FATTO
1.Con ricorso in ottemperanza di giudicato depositato il 20.4.2017, l’attore in epigrafe, ex maresciallo capo in congedo della Guardia di finanza, dopo una capillare ricostruzione della propria storia professionale e dei vari vincenti contenziosi attivati innanzi all’a.g.o. ed alla Corte dei conti, censurava i decreti n.1154 del 25.2.2016 e n.3564 del 14.9.2016 con cui la Guardia di Finanza aveva fatto erronea ed elusiva applicazione della sentenza n.198/2015 di questa Sezione (in giudicato) in punto di quantificazione della propria pensione privilegiata ordinaria, pari a 17.313,00 euro, in luogo dei pretesi 21.773,88, determinati in base ad una corretta applicazione dell’art.54 del dPR n.1092/1973, secondo i conteggi operati a pag.11 del ricorso e da intendersi qui trascritti.
Chiedeva dunque a questo Giudice, in corretta ottemperanza della sentenza n.198/2015 della Sezione, che venisse accertata l’elusione del giudicato e nominato un commissario ad acta per la corretta esecuzione.
2. Si costituiva l’Inps eccependo la corretta esecuzione della sentenza 198/2015 suddetta, stante la non applicabilità della normativa invocata dall’attore, e chiedendo il rigetto del ricorso.
3. Si costituiva la Guardia di Finanza confermando la corretta esecuzione della sentenza 198/2015 suddetta, stante la puntuale applicazione della normativa vigente (art.13, d.lgs. 503/1992, art.44, dPR n.1092/1973, art.67, co.4, dPR n.1092/1973), e invocando il rigetto del ricorso.
4. All’udienza del 21.4.2017 le parti sviluppavano i rispettivi argomenti. Quindi la causa veniva trattenuta in decisione ed il giudice dava lettura del dispositivo in udienza.
DIRITTO
Il presente giudizio è normato dal rito regolato dagli artt.217 e 218 del d.lgs.n.174 del 2016.
Come ben rimarcato dall’Inps sulla scorta della documentazione in atti e della pertinente normativa, con decreto n. 1154 del 25.2.2016 la Guardia di Finanza (che fa corretta applicazione dell’art.67, co.4, dPR n.1092 come esplicato anche dalla convenuta GdF), in ottemperanza alla sentenza n.198/2015 di questa Sezione, ha riliquidato il trattamento di quiescenza del sig. P. P., con il censurato decreto n. 3564 del 14.9.2016, elevandolo ad euro 17.313,10. Nel redigere tale decreto, la GdF ha fatto applicazione, vertendosi in materia di pensione di privilegio spettante al personale militare, degli artt. 67 e seguenti del DPR 1092/73 (ora indicati nel Dlgs 66/2010), che prevede la liquidazione nella misura prevista per la pensione normale aumentata di un decimo, in caso di servizio superiore a quello previsto dall’art. 52, come nel caso in esame (25 anni 3 mesi e 8 giorni di servizio del ricorrente).
Il trattamento di pensione di privilegio è stato quindi determinato aumentando di un decimo la misura della pensione calcolata sul servizio totale, per un importo pari ad euro 15.739,18. Tale importo è stato determinato applicando la normativa vigente in termini di calcolo del trattamento di pensione, quindi considerando il servizio prestato fino al 31.12.92 per la quota A di pensione, il servizio dal 1/1/93 al 31/12/95 per la quota B di pensione ed infine il servizio dal 1/1/1996 per la quota C di pensione (dlgs 503/92 e Legge 335/95). L’aliquota di rendimento utilizzata per la parte retributiva del trattamento di pensione ammonta a 30,72% per la prima quota e 7,58% per la seconda. Dal 1996 alla cessazione non ha subito incrementi in quanto la quota C di pensione è determinata sulla base del montante contributivo, riferito alle retribuzioni percepite fino alla cessazione. Invero, il calcolo richiesto dal ricorrente fa riferimento all’applicazione della percentuale di rendimento del 44%: infatti l’art. 54 del Dpr 1092/73 prevede “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno 15 anni e non più di venti di servizio utile è pari al 44% della base pensionabile..”.
Coglie dunque nel segno il rilievo della difesa dell’Inps, secondo cui appare del tutto evidente che tale disposizione, emanata per salvaguardare coloro che fossero cessati con un’anzianità inferiore a 20 anni di servizio, non può in alcun modo riguardare il ricorrente P. P., in quanto alla data di riforma era in possesso di ben più di 20 anni di servizio utile (oltre 25 anni), e la sua pensione quindi è stata determinata ricomprendendo tutti i servizi prestati con incremento dell’ammontare della stessa, secondo la normativa vigente.
La avvenuta corretta esecuzione della sentenza 198/2015 di questa Corte comporta pertanto il rigetto del ricorso, con condanna del convenuto al pagamento delle spese di lite sostenute dalle convenute amministrazioni, che si liquidano per ciascuna di esse come da dispositivo.
PQM
La Corte, definitivamente pronunciando, respinge la domanda e condanna il convenuto al pagamento delle spese di lite sostenute dai due enti convenuti che liquida in euro 700,00 per ciascuno di essi.
Milano, 21.6.2017
IL GIUDICE
(prof.Vito Tenore)
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IL 27/06/2017
Asmara1963
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » ven ott 13, 2017 6:08 pm

Asmara1963 ha scritto:Salve avvocato, con la seguente sentenza si afferma che, chi viene riformato con oltre 20 anni di servizio è giusto applicare l'art.54 e non il 44, giusto?
Sent.95/2017
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE LOMBARDIA
IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI
Prof.Vito Tenore,
all’esito di pubblica udienza, nella camera di consiglio del 21.6.2017 ha pronunciato
SENTENZA
nel giudizio pensionistico iscritto al n. n.28789 del registro di segreteria, sul ricorso proposto da
P. P., nato a Omissis (Omissis) il Omissis e residente in Omissis, alla Omissis, c.f. Omissis, rappresentato e difeso, come da mandato in atti, dall’avv. Nicola Domenico Savignano (c.f. SVGNLD75L12F839S, nd.savignano@pec.it fax 02/92877456) e unitamente a lui elettivamente domiciliato presso il suo studio in Milano, alla via Melchiorre Gioia n. 55
contro
INPS, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Comando Generale della Guardia di Finanza
OGGETTO: ottemperanza sentenza 198/2015 sez.giur.Lombardia.
VISTI: il R.D. 13 agosto 1933, n. 1038; il D.L. 15 novembre 1993, n. 453, convertito dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19 e la legge 14 gennaio 1994, n. 20; la legge 21 luglio 2000, n. 205, ed in particolare gli artt. 5 e 9; visto il d.lgs. n.174 del 2016.
VISTO il ricorso e tutti gli altri documenti di causa;
LETTA la comparsa di costituzione dell’Inps e della GdF;
SENTITE le parti all’udienza del 21.6.2017; avv. Savignano, avv. Peco per l’INPS, Tenente Vannucci per la GdF;

FATTO
1.Con ricorso in ottemperanza di giudicato depositato il 20.4.2017, l’attore in epigrafe, ex maresciallo capo in congedo della Guardia di finanza, dopo una capillare ricostruzione della propria storia professionale e dei vari vincenti contenziosi attivati innanzi all’a.g.o. ed alla Corte dei conti, censurava i decreti n.1154 del 25.2.2016 e n.3564 del 14.9.2016 con cui la Guardia di Finanza aveva fatto erronea ed elusiva applicazione della sentenza n.198/2015 di questa Sezione (in giudicato) in punto di quantificazione della propria pensione privilegiata ordinaria, pari a 17.313,00 euro, in luogo dei pretesi 21.773,88, determinati in base ad una corretta applicazione dell’art.54 del dPR n.1092/1973, secondo i conteggi operati a pag.11 del ricorso e da intendersi qui trascritti.
Chiedeva dunque a questo Giudice, in corretta ottemperanza della sentenza n.198/2015 della Sezione, che venisse accertata l’elusione del giudicato e nominato un commissario ad acta per la corretta esecuzione.
2. Si costituiva l’Inps eccependo la corretta esecuzione della sentenza 198/2015 suddetta, stante la non applicabilità della normativa invocata dall’attore, e chiedendo il rigetto del ricorso.
3. Si costituiva la Guardia di Finanza confermando la corretta esecuzione della sentenza 198/2015 suddetta, stante la puntuale applicazione della normativa vigente (art.13, d.lgs. 503/1992, art.44, dPR n.1092/1973, art.67, co.4, dPR n.1092/1973), e invocando il rigetto del ricorso.
4. All’udienza del 21.4.2017 le parti sviluppavano i rispettivi argomenti. Quindi la causa veniva trattenuta in decisione ed il giudice dava lettura del dispositivo in udienza.
DIRITTO
Il presente giudizio è normato dal rito regolato dagli artt.217 e 218 del d.lgs.n.174 del 2016.
Come ben rimarcato dall’Inps sulla scorta della documentazione in atti e della pertinente normativa, con decreto n. 1154 del 25.2.2016 la Guardia di Finanza (che fa corretta applicazione dell’art.67, co.4, dPR n.1092 come esplicato anche dalla convenuta GdF), in ottemperanza alla sentenza n.198/2015 di questa Sezione, ha riliquidato il trattamento di quiescenza del sig. P. P., con il censurato decreto n. 3564 del 14.9.2016, elevandolo ad euro 17.313,10. Nel redigere tale decreto, la GdF ha fatto applicazione, vertendosi in materia di pensione di privilegio spettante al personale militare, degli artt. 67 e seguenti del DPR 1092/73 (ora indicati nel Dlgs 66/2010), che prevede la liquidazione nella misura prevista per la pensione normale aumentata di un decimo, in caso di servizio superiore a quello previsto dall’art. 52, come nel caso in esame (25 anni 3 mesi e 8 giorni di servizio del ricorrente).
Il trattamento di pensione di privilegio è stato quindi determinato aumentando di un decimo la misura della pensione calcolata sul servizio totale, per un importo pari ad euro 15.739,18. Tale importo è stato determinato applicando la normativa vigente in termini di calcolo del trattamento di pensione, quindi considerando il servizio prestato fino al 31.12.92 per la quota A di pensione, il servizio dal 1/1/93 al 31/12/95 per la quota B di pensione ed infine il servizio dal 1/1/1996 per la quota C di pensione (dlgs 503/92 e Legge 335/95). L’aliquota di rendimento utilizzata per la parte retributiva del trattamento di pensione ammonta a 30,72% per la prima quota e 7,58% per la seconda. Dal 1996 alla cessazione non ha subito incrementi in quanto la quota C di pensione è determinata sulla base del montante contributivo, riferito alle retribuzioni percepite fino alla cessazione. Invero, il calcolo richiesto dal ricorrente fa riferimento all’applicazione della percentuale di rendimento del 44%: infatti l’art. 54 del Dpr 1092/73 prevede “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno 15 anni e non più di venti di servizio utile è pari al 44% della base pensionabile..”.
Coglie dunque nel segno il rilievo della difesa dell’Inps, secondo cui appare del tutto evidente che tale disposizione, emanata per salvaguardare coloro che fossero cessati con un’anzianità inferiore a 20 anni di servizio, non può in alcun modo riguardare il ricorrente P. P., in quanto alla data di riforma era in possesso di ben più di 20 anni di servizio utile (oltre 25 anni), e la sua pensione quindi è stata determinata ricomprendendo tutti i servizi prestati con incremento dell’ammontare della stessa, secondo la normativa vigente.
La avvenuta corretta esecuzione della sentenza 198/2015 di questa Corte comporta pertanto il rigetto del ricorso, con condanna del convenuto al pagamento delle spese di lite sostenute dalle convenute amministrazioni, che si liquidano per ciascuna di esse come da dispositivo.
PQM
La Corte, definitivamente pronunciando, respinge la domanda e condanna il convenuto al pagamento delle spese di lite sostenute dai due enti convenuti che liquida in euro 700,00 per ciascuno di essi.
Milano, 21.6.2017
IL GIUDICE
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IL 27/06/2017

***********************
Buonasera.
No, diversamente da quanto auspicato, sia da me che da molti ricorrenti reali o potenziali, la sentenza afferma il contrario, cioè che l'aliquota del 44% recata per i militari dall'art.54, comma 1, T.U. 1092/1973 spetta SOLO AI MILITARI CHE HANNO MATURATO DA 15 A 20 ANNI DI SERVIZIO UTILE (e non di più).
Le ribadisco immediatamente che tale decisione, del tutto laconica e priva di qualsiasi esaustiva motivazione, non mi trova affatto d'accordo, sotto numerosi profili che in questa sede non possono certo essere riepilogati. Tra l'altro, non si riesce a comprendere (e l'INPS non lo ha mai spiegato fino ad oggi) per quale ragione, anche nella denegatissima ipotesi di inapplicabilità dell'art.54, debba INVECE ESSERE APPLICATO L'ART.44, RISERVATO AI CIVILI!!!??? Mistero!!!
Vedremo le prossime pronunce. Per il momento resto ancora fiducioso.
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » gio gen 11, 2018 4:41 pm

Finalmente un Giudice a Berlino!
Dopo alcune sentenze negative, è stata appena depositata la sentenza della CORTE DEI CONTI, SEZ.SARDEGNA n.2/2018, con cui per la prima volta si condanna l'INPS ad applicare specificamente al personale MILITARE l'art.54, T.U. 1092/1973, con attribuzione dell'aliquota di rendimento del 44% ai militari in quiescenza, che alla data del 1995 potevano vantare più di 15 anni e meno di 18 anni di servizio UTILE.
Ciò conferma che la scelta dell'INPS di applicare invece nella fattispecie l'art.44 del T.U., meno favorevole, riservato ai dipendenti civili, si rivela quantomeno discutibile.
Per cortesia, qualcuno potrebbe inserire anche in questa sezione la citata decisione della CDC Sardegna n.2/2018? Grazie
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda naturopata » gio gen 11, 2018 5:59 pm

REPUBBLICA ITALIANA Sent. n.2/2018

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE PER LA REGIONE SARDEGNA

pronuncia la seguente

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 24053 del registro di Segreteria, proposto da

A. C., nato a Omissis il Omissis, rappresentato e difeso dall’avvocato Alessandro MARIANI, presso il cui studio in Cagliari, via Sebastiano Satta 12 è elettivamente domiciliato

RICORRENTE

contro

Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS), Gestione dipendenti pubblici, sede di Cagliari, rappresentato e difeso dagli avvocati Alessandro DOA, Mariantonietta PIRAS e Laura FURCAS, elettivamente domiciliato presso gli uffici dell’Avvocatura dell’Ente in Cagliari, via P. Delitala, 2

RESISTENTE

Uditi, nell’udienza pubblica del 5 dicembre 2017, l’avvocato Alessandro MARIANI per il ricorrente e l’avvocato Mariantonietta PIRAS per l’INPS, che hanno integralmente confermato le rispettive conclusioni di parte.

MOTIVI DELLA DECISIONE

FATTO

Il ricorrente, ex sottufficiale dell’Aeronautica Militare, titolare di pensione dal 7 ottobre 2014, ha proposto ricorso contro l’INPS di Cagliari, chiedendo l’accertamento del proprio diritto - ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73 - al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44 per cento ai fini del calcolo della base pensionabile, il tutto con decorrenza dalla data di collocamento in congedo, con condanna di parte convenuta alla corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo) ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale che sia di ostacolo al riconoscimento del diritto medesimo.

In fatto, il ricorrente espone di essere cessato dal servizio a domanda con decorrenza giuridica ed amministrativa dal 7 ottobre 2014 e di essere titolare di trattamento pensionistico (iscrizione n. 17140920) erogato dall’INPS (già INPDAP).

Non potendo far valere alla data del 31.12.1995 un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni, è destinatario del sistema di calcolo pensionistico c.d. “misto”.

Il ricorrente, che ha maturato alla data del 31 dicembre 1995 un’anzianità - in attività di servizio - di più di 15 anni e meno di 20 anni di servizio utile (nello specifico 17 anni, 4 mesi e 28 giorni), sostiene di essere destinatario del trattamento previsto dall’art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, per il quale “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile”.

Tuttavia, il trattamento pensionistico in godimento gli è stato invece calcolato con l’attribuzione della minore e più sfavorevole aliquota di cui all’art. 44 del medesimo d.P.R. per il quale “la pensione spettante al personale civile con l’anzianità di quindici anni di servizio effettivo è pari al 35 per cento della base pensionabile ... aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”.

Con nota del 2 maggio 2017, indirizzata all’INPS, il ricorrente ha lamentato quanto sopra rilevato e, in tal senso, ha invitato l’Istituto a voler provvedere al riconoscimento integrale di tutto quanto lui spettante ai sensi del citato art. 54 del d.P.R. n. 1092/73, con decorrenza dalla relativa data di collocamento in pensione, ed a procedere pertanto al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del relativo trattamento pensionistico con corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo) ed adeguamento del trattamento corrente.

Tuttavia, con nota in data 28.06.2017, l’Istituto ha respinto la richiesta avanzata adducendo che “il riconoscimento dell’aliquota del 44% da applicare per il calcolo della pensione” fosse “attribuito esclusivamente al personale militare che, all’atto di cessazione, può vantare un servizio utile complessivo tra i 15 ed i 20 anni (da intendersi come non meno di 15 e non più di 20 anni) e con il sistema di calcolo esclusivamente retributivo” e confermando la correttezza del calcolo del trattamento pensionistico in pagamento.

A sostegno della tesi di parte, la difesa del ricorrente, dopo aver richiamato le norme che attengono alla liquidazione della pensione con il sistema cd. misto, nell’ambito delle quali troverebbe applicazione l’invocato art. 54 (per la parte liquidata con il sistema retributivo), ha citato il contenuto di alcune circolari (emesse dalla Direzione di Amministrazione del Comando Generale Arma Carabinieri, dal Ministero del Tesoro e dallo stesso INPDAP), tutte concordi nel confermare che il calcolo della quota retributiva della pensione del personale militare debba essere effettuato con l’applicazione dell’aliquota prevista dalla norma suddetta.

Dalla stessa lettera di detta norma si evincerebbe che, in alcun modo, essa circoscriva la sua operatività ai soli soggetti con l’anzianità ivi indicata, escludendo quelli con maggiore anzianità, come si ricaverebbe peraltro dall’inciso finale per il quale la base pensionabile è “aumentata di 1,80 per ogni ulteriore anno di servizio utile fino a raggiungere il massimo dell’ottanta per cento”, che avrebbe senso proprio in quanto riferibile anche a soggetti con anzianità maggiore di 20 anni.

Sono state pertanto formulate le seguenti conclusioni:

“-a) nel merito accogliere il ricorso e dichiarare il diritto di parte ricorrente - ai sensi e per gli effetti di quanto previsto dall’art. 54 del D.P.R. n. 1092/73 - al ricalcolo, riliquidazione e pagamento del trattamento pensionistico erogato con attribuzione della percentuale del 44 per cento ai fini del calcolo della base pensionabile, il tutto con decorrenza dalla data di collocamento in congedo, con condanna di parte convenuta alla corresponsione di tutto quanto per l’effetto dovuto, oltre arretrati maturati (con interessi e rivalutazioni di legge su ciascun rateo) ed adeguamento del trattamento corrente, previo annullamento e/o disapplicazione di qualsivoglia provvedimento sotteso, inerente, connesso, o comunque preparatorio o conseguenziale che sia di ostacolo al riconoscimento del diritto medesimo.

- b) con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa”.

L’INPS si è costituito in giudizio a ministero degli avvocati Alessandro DOA, Mariantonietta PIRAS e Laura FURCAS con memoria difensiva depositata in Segreteria tramite PEC il 27/11/2017.

La difesa dell’Istituto contesta che, nel caso de quo, ricorrano i requisiti utili all’applicazione della normativa invocata sia con riferimento al servizio utile alla cessazione dal servizio (che, si afferma, non deve essere inferiore ai 15 anni ma neppure superiore ai venti alla data di legge) che con riferimento alla tipologia di pensione.

Il A. C., all’atto della cessazione del servizio, poteva vantare un’anzianità di servizio di 38 anni e un mese, mentre l’anzianità indicata in ricorso (17 anni e 4 mesi e 28 giorni) è quella maturata al 31.12.1995 e non quella commisurata alla data di cessazione dal servizio. Ne discenderebbe che non possa essere destinatario della invocata normativa.

Inoltre, sempre secondo la difesa dell’INPS, la base di calcolo pari al 44% si applicherebbe esclusivamente alle pensioni liquidate interamente su base retributiva, mentre, nel caso di specie, si tratta di pensione erogata in regime misto per cui non è prevista la liquidazione con base di calcolo al 44% sia pure limitatamente alla quota “A” e B”, come invece parrebbe pretendere controparte.

Sono state pertanto formulate le seguenti conclusioni:

“1. Rigettare il ricorso; con vittoria di spese e competenze come per legge”.

La causa è stata decisa con dispositivo letto nell’udienza del 5 dicembre 2017 per i motivi di seguito esposti in

DIRITTO

Questa Sezione, chiamata a pronunciarsi sull’applicabilità dell’art. 54 d.P.R. n. 1092/1973 in un caso similare, ha respinto il ricorso ritenendo condivisibili le argomentazioni difensive dall’INPS, riproposte anche nel presente giudizio (v. sentenza n. 87 del 20 giugno 2017).

Melius re perpensa, ritiene tuttavia di dover rivedere il proprio giudizio in senso favorevole all’accoglimento della tesi del ricorrente.

Come è incontestato, la pensione del ricorrente è stata liquidata con il cd. sistema misto (retributivo/contributivo), poiché l’interessato, alla data del 31 dicembre 1995 (art. 1, comma 13 legge n. 335/1995), non possedeva un’anzianità contributiva di almeno diciotto anni.

Conseguentemente, il suo trattamento di quiescenza è stato liquidato secondo il sistema delle quote di cui al precedente comma 12 della disposizione citata, il quale prevede che “per i lavoratori iscritti alle forme di previdenza di cui al comma 6 che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un’anzianità contributiva inferiore a diciotto anni, la pensione è determinata dalla somma:

a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data;

b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il sistema contributivo”.

La questione dell’aliquota di rendimento applicabile si pone, come è evidente, esclusivamente per la quota A, ovverosia quella calcolata con il sistema retributivo.

Giusta il disposto della norma, al suddetto fine va fatta applicazione della normativa vigente alla data del 31 dicembre 1995.

Nel caso, come quello che interessa, del personale militare, l’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973, vigente alla data del 31 dicembre 1995, prevede che “la pensione spettante al militare che abbia maturato almeno quindici anni e non più di venti anni di servizio utile è pari al 44 per cento della base pensionabile, salvo quanto disposto nel penultimo comma del presente articolo (comma 1).

La percentuale di cui sopra è aumentata di 1.80 per cento ogni anno di servizio utile oltre il ventesimo (comma 2)”.

Come detto, la difesa dell’INPS obietta che la norma non potrebbe trovare applicazione nel caso del ricorrente per due ragioni.

In primo luogo, si sostiene, l’aliquota del 44% si applicherebbe soltanto a coloro che siano cessati dal servizio con un’anzianità contributiva compresa tra i quindici e i venti anni di servizio.

In secondo luogo, essa troverebbe applicazione unicamente per coloro la cui pensione sia calcolata unicamente con il sistema retributivo.

Tuttavia, entrambe le affermazioni non trovano riscontro nella normativa.

Per quanto concerne la prima, la lettera del primo comma dell’art. 54, su cui sostanzialmente si basa l’interpretazione data dall’INPS, deve invece intendersi nel senso che l’aliquota ivi indicata vada applicata a coloro che possiedano un’anzianità contributiva compresa tra i 15 e i 20 anni, mentre il successivo comma chiarisce che la disposizione del comma 1 non può intendersi limitata a coloro che cessino con un massimo di venti anni di servizio (come opinato dall’INPS), atteso che esso prevede che spetti al militare l’aliquota dell’1.80% per ogni anno di servizio oltre il ventesimo. Come correttamente evidenziato dalla difesa del ricorrente, la disposizione non avrebbe senso qualora si accedesse alla tesi dell’amministrazione.

La seconda affermazione, che presumibilmente costituisce un corollario della prima, neppure può essere condivisa, non trovando peraltro nessun riferimento in alcuna norma.

Lo stesso INPDAP, nella circolare n. 22/2009 (allegato n. 7 al ricorso), aveva del resto chiarito che le norme citate andavano applicate nel senso ora detto.

Il ricorso, siccome fondato, va pertanto accolto.

Sugli arretrati spettanti per effetto dell’accoglimento del ricorso competono al ricorrente gli accessori, ovvero gli interessi legali e la rivalutazione monetaria, la seconda per la sola parte eventualmente eccedente l’importo dei primi, calcolati con decorrenza dalla scadenza di ciascun rateo di pensione e sino al pagamento degli arretrati stessi.

Considerata l’esistenza di un precedente giurisprudenziale di segno contrario, si ritiene sussistano giusti motivi per compensare tra le parti le spese del giudizio.

PER QUESTI MOTIVI

la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Sardegna, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso di A. C. e, per l’effetto, dichiara il diritto del ricorrente alla riliquidazione della pensione in godimento con applicazione, sulla quota calcolata con il sistema retributivo, dell’aliquota di rendimento di cui all’art. 54 del d.P.R. n. 1092/1973.

Sui maggiori ratei di pensione conseguentemente dovuti spettano al ricorrente gli interessi nella misura legale e la rivalutazione monetaria (quest’ultima limitatamente all’importo eventualmente eccedente quello dovuto per interessi), con decorrenza dalla data di scadenza di ciascun rateo e sino al pagamento.

Spese compensate.

Per il deposito della sentenza è fissato il termine di quaranta giorni dalla data dell’udienza.

Così deciso in Cagliari, nell’udienza del 5 dicembre 2017.

Il Giudice unico

f.to Antonio Marco CANU



Depositata in Segreteria il 4 gennaio 2018.

Il Dirigente

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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda guidoreni » ven gen 12, 2018 6:12 pm

Gent.mo avvocato Vtelli, in merito alla sentenza della C. Dei C. Della Sardegna , cosa consiglia (intendo :ricorsi collettivi o singol?) ai vari colleghi che rientrano , almeno in via teorica ,nell'applicazione dell'art. 54 del dpr 1092/73.Grazie.
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » ven gen 12, 2018 8:26 pm

guidoreni ha scritto:Gent.mo avvocato Vtelli, in merito alla sentenza della C. Dei C. Della Sardegna , cosa consiglia (intendo :ricorsi collettivi o singol?) ai vari colleghi che rientrano , almeno in via teorica ,nell'applicazione dell'art. 54 del dpr 1092/73.Grazie.

**************

Salve.
Nel momento in cui ci si decide per i ricorsi, è senza dubbio opportuno produrli singoli per svariate ragioni, anche per scongiurare ipotesi di inammissibilità.
Ovviamente, allo stato attuale, per i motivi già spiegati in precedenza (e su cui non ritornerò), tali iniziative giudiziali potranno semmai riguardare solo i MILITARI e non il personale di PDS e POL.PEN., quand'anche arruolatosi ai tempi delle "stellette".
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda lucyone » dom gen 14, 2018 1:08 pm

avv. Massimo Vitelli ha scritto:
guidoreni ha scritto:Gent.mo avvocato Vtelli, in merito alla sentenza della C. Dei C. Della Sardegna , cosa consiglia (intendo :ricorsi collettivi o singol?) ai vari colleghi che rientrano , almeno in via teorica ,nell'applicazione dell'art. 54 del dpr 1092/73.Grazie.

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Salve.
Nel momento in cui ci si decide per i ricorsi, è senza dubbio opportuno produrli singoli per svariate ragioni, anche per scongiurare ipotesi di inammissibilità.
Ovviamente, allo stato attuale, per i motivi già spiegati in precedenza (e su cui non ritornerò), tali iniziative giudiziali potranno semmai riguardare solo i MILITARI e non il personale di PDS e POL.PEN., quand'anche arruolatosi ai tempi delle "stellette".
Cordialità


Buongiorno avvocato, io sono un Sost. Comm della PdS ormai prossimo al congedo, arruolato nel 1981 nelle Guardie di P.S..
Ho letto il suo post però, al riguardo sono sicuro che per noi esiste la norma ( ex militari della Polizia) che prevede fino al 1995 almeno continuano ad essere in vigore le norme previste per lo status militare.
Mi chiedo pertanto per quale motivo non è possibile ricorrere.
Cordiali Saluti e buona domenica
lucyone
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » dom gen 14, 2018 1:35 pm

lucyone ha scritto:
avv. Massimo Vitelli ha scritto:
guidoreni ha scritto:Gent.mo avvocato Vtelli, in merito alla sentenza della C. Dei C. Della Sardegna , cosa consiglia (intendo :ricorsi collettivi o singol?) ai vari colleghi che rientrano , almeno in via teorica ,nell'applicazione dell'art. 54 del dpr 1092/73.Grazie.

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Salve.
Nel momento in cui ci si decide per i ricorsi, è senza dubbio opportuno produrli singoli per svariate ragioni, anche per scongiurare ipotesi di inammissibilità.
Ovviamente, allo stato attuale, per i motivi già spiegati in precedenza (e su cui non ritornerò), tali iniziative giudiziali potranno semmai riguardare solo i MILITARI e non il personale di PDS e POL.PEN., quand'anche arruolatosi ai tempi delle "stellette".
Cordialità


Buongiorno avvocato, io sono un Sost. Comm della PdS ormai prossimo al congedo, arruolato nel 1981 nelle Guardie di P.S..
Ho letto il suo post però, al riguardo sono sicuro che per noi esiste la norma ( ex militari della Polizia) che prevede fino al 1995 almeno continuano ad essere in vigore le norme previste per lo status militare.
Mi chiedo pertanto per quale motivo non è possibile ricorrere.
Cordiali Saluti e buona domenica

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Buongiorno.
Ne parlerò per l'ultima volta.
Purtroppo Lei si sbaglia, in quanto una legge del 1982 ha espressamente richiamato per il personale POLSTATO, arruolatosi nel periodo delle "stellette", l'applicazione dell'art.6, L.1543/1963 e non dell''art.54, Dpr 1092/1973.
Come è ovvio, la legge del 1982 supera il DPR del 1973, essendo successiva al DPR citato.
Ebbene, l'art.6 in oggetto dispone l'aliquota del 44% SOLO DOPO 20 ANNI DI SERVIZIO UTILE, e non già dopo 15 anni, come statuisce invece l'art.54 DPR 1092/1973.
Identica sorte negativa è stata riservata alla POLPEN, come ineccepibilmente statuito dalla sentenza CDC Sardegna n.161/2017.
Mi dispiace, un po' anche per me.....!
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda alfano francesco » dom gen 14, 2018 11:37 pm

Buona sera avvocato.
Vorrei sapere se nel mio caso, arruolato GDF 01.10.1984 ma ricongiunto contributi privati sino al 26.12.1981, rientro nel ricalcolo di cui all'argomento?
Inoltre, si sa qualcosa sul ricorso maresciallo Berti?
Grazie. Ovviamente sono interessato a tempo debito al ricorso. A presto.
alfano francesco
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

Messaggioda avv. Massimo Vitelli » lun gen 15, 2018 9:51 am

alfano francesco ha scritto:Buona sera avvocato.
Vorrei sapere se nel mio caso, arruolato GDF 01.10.1984 ma ricongiunto contributi privati sino al 26.12.1981, rientro nel ricalcolo di cui all'argomento?
Inoltre, si sa qualcosa sul ricorso maresciallo Berti?
Grazie. Ovviamente sono interessato a tempo debito al ricorso. A presto.

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Salve.
Sono ricompresi in modo particolare i MILITARI che al 31/12/1995 potevano vantare almeno 15 anni e non più di 18 anni di servizio UTILE, cioè comprensivo delle varie maggiorazioni dei servizi (per indennitá operative, confine, volo, etc etc).
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Re: Applicazione art 44 D.P.R. n. 1092/73 ai militari.

 

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