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Trasferimento a domanda per chiusura ente

Re: Trasferimento a domanda per chiusura ente

Messaggioda panorama » ven mar 25, 2016 12:38 am

Il M.D. perde l'appello e devono pagare.
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SENTENZA BREVE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201601219
- Public 2016-03-24 -


N. 01219/2016REG.PROV.COLL.
N. 00430/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 430 del 2016, proposto da:
Ministero della Difesa, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
A. D. P., G. S., R. D. M., M. G., A. C., M. N., D. S., rappresentati e difesi dall'avv. Luigi Santomassimo, con domicilio eletto presso Maddalena Villone in Roma, via Eritrea 20;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. Emilia-Romagna - Bologna: Sezione I n. 01010/2015, resa tra le parti, concernente diniego corresponsione indennità di trasferimento

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di A. D. P., G. S., R. D. M., M. G., A. C., M. N. e D. S.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2016 il cons. Giuseppe Castiglia e uditi per le parti l’avvocato dello Stato D'Avanzo e l’avv. Santomassimo;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Nel corso del 2011 gli odierni appellati, militari dell’Esercito, sono stati trasferiti “a domanda” da Ravenna a Bologna a seguito della soppressione del 1° Gruppo del 5° Reggimento di artiglieria “Pescara”, presso il quale prestavano servizio.

Ritenendo di essere stati, in realtà, trasferiti d’autorità, hanno chiesto la corresponsione della relativa indennità e hanno poi impugnato il diniego dell’Amministrazione militare, proponendo un ricorso che il T.A.R. per l’Emilia Romagna, sez. I, ha accolto con sentenza 16 novembre 2015, n. 1010, sul rilievo che il trasferimento avrebbe avuto natura autoritativa per essere stato disposto per necessità organizzative e operative dell’Amministrazione stessa.

Il Ministero della difesa ha interposto appello contro la sentenza, chiedendone anche la sospensione dell’efficacia esecutiva.

Gli appellati si sono costituiti in giudizio per resistere all’appello.

Alla camera di consiglio del 10 marzo 2016 la domanda cautelare è stata chiamata e trattenuta in decisione.

Nella sussistenza dei requisiti di legge e avendone preventivamente informato le parti comparse, il Collegio ritiene di poter definire il giudizio in camera di consiglio con sentenza in forma semplificata, a norma del combinato disposto degli artt. 60 e 74 c.p.a.

In via preliminare, va rilevato che la ricostruzione in fatto, come sopra riportata e ripetitiva di quella operata dal giudice di prime cure, non è stata contestata dalle parti costituite. Di conseguenza, vigendo la preclusione posta dall’art. 64, comma 2, c.p.a., devono considerarsi assodati i fatti oggetto di giudizio.

Come osservano i militari appellati, il punto di diritto, oggetto della presente controversia, ha dato luogo a un contrasto di giurisprudenza nell’ambito stesso di questo Consiglio, che ha condotto a sottoporre la questione all’Adunanza plenaria.

Con sentenza 29 gennaio 2016, n. 1, questa ha enunziato il principio di diritto che segue.

“Prima dell'entrata in vigore (al 1° gennaio 2013) dell'art. 1, comma 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha introdotto il comma 1-bis nell'art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 - spetta al personale militare l'indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l'originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l'ubicazione in comuni differenti”.

Alla stregua del principio fissato dall'Adunanza Plenaria, che ha composto il richiamato contrasto giurisprudenziale, e non essendo controversa né la soppressione del reparto di precedente assegnazione né l'ubicazione della sede di destinazione in un comune distante oltre il limite spaziale dei dieci chilometri, l'appello deve essere quindi rigettato, con conferma della sentenza impugnata.

In relazione all'esistenza dei due opposti orientamenti ermeneutici e alla loro ricomposizione soltanto a seguito della pronuncia dell'Adunanza Plenaria, successiva alla proposizione dell'appello, le spese relative al presente grado di giudizio possono essere compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) respinge l’appello e, per l’effetto, conferma la sentenza impugnata.

Compensa fra le parti le spese processuali del presente grado.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Patroni Griffi, Presidente
Nicola Russo, Consigliere
Raffaele Greco, Consigliere
Fabio Taormina, Consigliere
Giuseppe Castiglia, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 24/03/2016
panorama
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Re: Trasferimento a domanda per chiusura ente

Messaggioda panorama » gio ott 20, 2016 12:22 pm

Ricorso ACCOLTO ma Il TAR precisa altresì:

1) - Non è, invece, dovuta l’indennità di prima sistemazione di cui all’art. 21 l. 836/1973, poiché a decorrere dal 1 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della l. 183/2011, essa è dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio.

2) - Non avendo i ricorrenti allegato prova dell’effettivo trasferimento di residenza nelle nuove sedi di Altamura e Lecce, la domanda deve essere respinta.


SENTENZA ,sede di BARI ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201600590, - Public 2016-05-05 -
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N. 00590/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00253/2015 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 253 del 2015, proposto da:

OMISSIS

per l'accertamento

del diritto dei ricorrenti di percepire il trattamento economico ed ogni altro emolumento, ivi compresa l’indennità di prima sistemazione ex l. 836/1973, di spettanza del personale trasferito d'autorità previsto dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Bari alla sede di Altamura, oltre interessi legali e rivalutazione;

nonché per la condanna dell’Amministrazione resistente al pagamento dell’indennità di trasferimento e l’indennità di prima sistemazione previste rispettivamente dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86 e dalla l. 836/1973, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Bari a Trani e da Altamura a Lecce Altamura (limitatamente al ricorrente Enzo D.A.), oltre gli interessi legali e la rivalutazione.

OMISSIS

FATTO e DIRITTO

I ricorrenti, ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa dell’esercito italiano, in servizio permanente ed effettivo fino al 19.12.2012 nelle sedi di Bari e Altamura, riferiscono che, a seguito di una più ampia riorganizzazione degli Enti della Difesa, attuata nel corso del 2012, veniva disposto il ridislocamento del 7° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Bari a quella di Altamura e del 31° Reggimento Bersaglieri, ai quali rispettivamente appartengono, dalla sede di Altamura a quella di Lecce.

Venivano, quindi, destinati alle sedi di Altamura e Bari con provvedimento d’autorità.

Richiamano, ai fini dell’accoglimento della domanda, i precedenti di questo Tribunale che ha riconosciuto, in casi analoghi, il diritto a percepire le indennità e gli emolumenti previsti dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86.

Resiste il Ministero della Difesa che eccepisce preliminarmente la tardività del ricorso notificato il 4.2.2015, benché i provvedimenti di trasferimento risalgano al 2012.

Deduce, inoltre, che non si tratterebbe di trasferimenti d’autorità ma a domanda, perché i ricorrenti, invitati ad esprimere il gradimento per una delle sedi disponibili, hanno indicato la sede prescelta, manifestando interesse al trasferimento.

I ricorrenti replicano di non avere avuto alcun interesse a trasferirsi, ma sarebbero stati a ciò costretti a causa del mutamento di dislocazione del Reggimento di appartenenza e che, pertanto, i trasferimenti furono disposti nell’ interesse dell’Amministrazione, che li avrebbe sollecitati a presentare domanda di trasferimento.

All’udienza del 7 aprile 2016 la causa è passata in decisione.

Preliminarmente è da respingere l’eccezione di irricevibilità del ricorso sollevata dalla difesa erariale.

Infatti, non è in discussione il trasferimento asseritamente imposto ai ricorrenti, ma il diritto alla percezione delle indennità che la legge riconosce ai destinatari del trasferimento d’autorità.

La controversia ha, quindi, ad oggetto diritti soggettivi azionabili nel termine di prescrizione di cinque anni, ove si ritenga di riconoscere natura retributiva agli emolumenti rivendicati, o di dieci anni laddove si propenda per la natura indennitaria.

Nel merito il ricorso è fondato.

Questo Tribunale si è già espresso su ricorsi aventi ad oggetto analoghe pretese riconoscendole fondate (Tar Bari, Sez. I n. 519/2014 e n. 520/2014) ed a tali precedenti occorre fare riferimento, non ricorrendo sopravvenienze normative né un diverso orientamento delle Sezione al riguardo.

L'art. 1, comma 1, della legge 29 marzo 2001, n. 86 (nel testo vigente al momento dell’adozione degli atti impugnati) stabilisce: “Al personale volontario coniugato e al personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, agli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui alla legge 19 maggio 1986, n. 224, e, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, al personale appartenente alla carriera prefettizia, trasferiti d'autorità ad altra sede di servizio sita in un Comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi”.

Occorre, pertanto, stabilire quando ricorre il trasferimento d'autorità o d'ufficio che implica la corresponsione dell’indennità di trasferimento e di prima sistemazione, quando invece quello a domanda.
Il discrimine è stato individuato nella diversa rilevanza che in essi assumono i contrapposti interessi coinvolti, da un lato, quello dell'Amministrazione al regolare ed ordinato funzionamento degli uffici pubblici e, dall’altro, quello dei dipendenti al soddisfacimento delle proprie esigenze personali e familiari.

Mentre i trasferimenti d'ufficio perseguono, infatti, in via immediata ed esclusiva l'interesse specifico dell'Amministrazione alla funzionalità dell'ufficio, al quale è completamente subordinata la posizione dei pubblici dipendenti (le cui aspirazioni individuali possono essere tenute in considerazione eventualmente nei limiti delle preferenze da essi espresse circa la sede di servizio), nei trasferimenti a domanda risulta prevalente il perseguimento del soddisfacimento delle necessità personali e familiari dei dipendenti, rispetto alle quali l'interesse pubblico funziona esclusivamente come limite esterno di compatibilità, dovendo in ogni caso essere sempre assicurato il rispetto dei principi di cui all'art. 97 della Costituzione sub specie, in particolare, del principio di “buon andamento”.

Nell’ambito di tale orientamento è stato affermato che non è sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l'assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente (cfr., in tal senso T.R.G.A. Bolzano, 24 aprile 2013, n. 183; Consiglio di Stato, Sez. IV, 7 giugno 2012, n. 3383, 7 febbraio 2011, n. 814, 24 dicembre 2008, n. 6549 e 12 maggio 2006, n. 2670; C.G.A., s.g., 27 marzo 2012, T.R.G.A. Bolzano, 13 maggio 2004, n. 262, T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 5 novembre 2012, n. 2209, T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. IV, 18 dicembre 2012, n. 3115; T.A.R. Lazio Roma, II, 2 marzo 2010, n. 3267; in senso contrario, cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835, 27 ottobre 2011, n. 5767 e 23 ottobre 2008, n. 5212).

Nel caso di specie, come esposto in fatto, i ricorrenti hanno presentato domanda di trasferimento su evidente sollecitazione della stessa Amministrazione, in vista del ridislocamento del 7° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Bari a quella di Altamura.

Ad avviso del Collegio la proposizione di tale domanda non preclude il riconoscimento dei benefici conseguenti al trasferimento d’ufficio, in quanto esso non è avvenuto per libera scelta, ma su indiretta sollecitazione dell’Amministrazione, senza che ciò abbia comportato il mutamento della natura sostanziale del trasferimento disposto “d’autorità” e del tipo di interesse (prevalentemente pubblico) ad esso sotteso.

Anche a voler integralmente prescindere da quanto sin qui detto, a costituire una autonoma e separata linea motivazionale a supporto della decisione resa, può altresì evidenziarsi che la questione controversa riguarda, da un punto di vista puramente oggettivo, la spettanza del diritto all’indennità di trasferimento di autorità per il militare che, dovendo necessariamente cambiare sede a seguito della soppressione o del ridislocamento del reparto di appartenenza, si veda tuttavia, riconosciuta dall’Amministrazione la facoltà di indicare la nuova sede di destinazione.

A tale riguardo, la giurisprudenza del Consiglio di Stato esprime orientamenti di segno differente (nel senso che i trasferimenti del personale conseguenti al cambio di sede di uffici e reparti per motivi logistici o organizzativi rientrano nella categoria dei trasferimenti d’autorità Cons. Stato, sez. I, 11 luglio 2012, parere sull’affare n. 1677/2012; C.G.A.R.S., 18 settembre 2012, n. 777; nel senso della irrilevanza della soppressione del reparto di appartenenza, poiché la scelta del militare di chiedere determinate sedi anticipa e previene il trasferimento d’autorità che l’Amministrazione dovrebbe in un secondo tempo adottare in conseguenza delle proprie scelte organizzative: Cons. Stato, sez. IV, 27 ottobre 2011, n. 5767; Id., sez. IV, 28 giugno 2012, n. 3835).

Peraltro, in epoca recentissima, l’art. 1, comma 163, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, ha modificato la normativa di riferimento (art. 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86), inserendo, dopo il comma 1, un comma 1-bis, che così recita: “L'indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni.”.

Nella nuova disposizione, non vi è alcun carattere che possa indurre a considerarla di natura interpretativa e, dunque, naturalmente dotata di efficacia retroattiva.

Ne discende che essa ha inteso avere un effetto innovativo nell’ordinamento, modificando la normativa previgente.

Deve, dunque, ritenersi, argomentando a contrario, che, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, l’indennità connessa al trasferimento d’autorità spettasse - nella sussistenza di tutti gli ulteriori e necessari requisiti di legge, a partire dalla distanza superiore ai dieci chilometri fra la sede di provenienza e quella di destinazione (cfr. Cons. Stato, ad. plen., 16 dicembre 2011, n. 23) - in tutti i casi in cui il trasferimento facesse seguito alla soppressione o al ridislocamento del reparto di appartenenza.

In conclusione, pertanto, anche in considerazione di tale ulteriore linea argomentativa, il ricorso va accolto, con il conseguente riconoscimento del diritto dei ricorrenti all’indennità di cui all’art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86 dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Bari alla sede di Altamura.

Sulle somme di cui è stata riconosciuta la spettanza, ai sensi dell’art. 16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n. 412 e dell’art. 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, è dovuto solo il maggiore importo tra interessi legali e rivalutazione monetaria, senza cumulo delle due voci, da computarsi secondo i criteri stabiliti dalle Adunanze Plenarie del Consiglio di Stato 15 giugno 1988, n. 3, 13 ottobre 2011, n. 18 e 5 giugno 2012, n. 18.

Non è, invece, dovuta l’indennità di prima sistemazione di cui all’art. 21 l. 836/1973, poiché a decorrere dal 1 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della l. 183/2011, essa è dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio.

Non avendo i ricorrenti allegato prova dell’effettivo trasferimento di residenza nelle nuove sedi di Altamura e Lecce, la domanda deve essere respinta.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, lo accoglie nei termini di cui in motivazione.

Condanna il Ministero della Difesa al pagamento, in favore dei ricorrenti in solido, delle spese di giudizio che liquida in € 3.000,00, oltre IVA, C.A.P., spese generali e rifusione del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:
Desirèe Zonno, Presidente FF
Viviana Lenzi, Referendario
Maria Colagrande, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 05/05/2016

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A seguire la sentenza del CdS che rigetta l'Appello proposto dal Ministero della Difesa.
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Il CdS precisa:

1) - Nel caso in esame, come si è detto sopra, l'esigenza di trasferire parte appellata discende dalla decisione del Comando Regionale di sopprimere l'articolazione presso la quale lo stesso prestava servizio: in tale contesto, la dislocazione in ambito regionale del personale già dipendente dal comando soppresso risponde dunque in via esclusiva o comunque del tutto prioritaria ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa.

2) - Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall''amministrazione.
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201604341
- Public 2016-10-18 -


Pubblicato il 18/10/2016

N. 04341/2016REG.PROV.COLL.
N. 06973/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6973 del 2016, proposto dal Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentato e difeso per legge dalla Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici in Roma, alla Via dei Portoghesi n. 12, è domiciliato;

contro

Pasquale C., Enzo D.A., Vincenzo D., Luigi D. B., Giuseppe D. M., Vito Domenico F., Arcangelo L., Domenico M., Antonio P., Giovanni R., rappresentati e difesi dagli avvocati Lorenzo Coleine C.F. CLNLNZ68L18C933Q, Laura Lieggi C.F. LGGLRA74L46A662K, con domicilio eletto presso Lorenzo Coleine in Roma, via Ovidio 20;

per la riforma della sentenza del T.A.R. per la PUGLIA – Sede di BARI - SEZIONE III n. 590/2016, resa tra le parti, concernente accertamento diritto a percepire indennita' di prime sistemazione ex l. 836/1973 a seguito di trasferimento d'ufficio

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Pasquale C. e di Enzo D.A. e di Vincenzo D. e di Luigi D. B. e di Giuseppe D. M. e di Vito Domenico F. e di Arcangelo L. e di Domenico M. e di Antonio P. e di Giovanni R.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 il Cons. Fabio Taormina e uditi per le parti gli avvocati Avvocato dello Stato Vittorio Cesaroni, avv. Lorenzo Coleine;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1. Il Ministero della Difesa, a seguito di una più ampia riorganizzazione degli Enti della Difesa, attuata nel corso del 2012, aveva disposto il ridislocamento del 7° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Bari a quella di Altamura e del 31° Reggimento Bersaglieri dalla sede di Altamura a quella di Lecce.

Gli originari ricorrenti, ricorrenti, ufficiali, sottufficiali e graduati di truppa dell’esercito italiano, in servizio permanente ed effettivo fino al 19.12.2012 nelle sedi di Bari e Altamura erano stati quindi, destinati alle sedi di Altamura e Bari con provvedimento d’autorità; essi, invitati ad esprimere il gradimento per una delle sedi disponibili, avevano indicato la sede prescelta, manifestando interesse al trasferimento.

2. Mercè il ricorso di primo grado avevano chiesto che venisse affermato il loro diritto a percepire il trattamento economico ed ogni altro emolumento, ivi compresa l’indennità di prima sistemazione ex l. 836/1973, di spettanza del personale trasferito d'autorità previsto dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Bari alla sede di Altamura, oltre interessi legali e rivalutazione e per la condanna dell’Amministrazione al pagamento dell’indennità di trasferimento e l’indennità di prima sistemazione previste rispettivamente dall’art. 1 l. 29 marzo 2001, n. 86 e dalla l. 836/1973, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Bari a Trani e da Altamura a Lecce Altamura (limitatamente al ricorrente Enzo D.A.), oltre gli interessi legali e la rivalutazione.

4. L’amministrazione odierna appellante, costituitasi in giudizio aveva eccepito la tardività del ricorso (notificato il 4.2.2015, benché i provvedimenti di trasferimento risalissero al 2012), e nel merito, ne aveva chiesto la reiezione avendo qualificato detto trasferimento come avvenuto a domanda e dovendosi escludere quindi l'erogazione delle provvidenze previste dalla legge in favore dei militari trasferiti d'autorità.

5. Con la sentenza in epigrafe indicata l'adito TAR per la Puglia (Sede di Bari) ha:

a) rigettato l’eccezione di tardività del ricorso trattandosi di pretesa involgente diritti soggettivi e pertanto coltivabile nel termine di prescrizione del diritto;

b) accolto in parte il ricorso proposto dall'odierna parte appellata avverso il diniego di erogazione delle indennità in parola, accertato il diritto di questa a vedersi riconosciuta l’indennità di cui all’art. 1, comma 1 e segg., della legge n. 86/2001 e condannato l’amministrazione odierna appellante a versare le provvidente richieste;

c) respinto la richiesta di condanna dell’amministrazione alla corresponsione dell’indennità di prima sistemazione di cui all’art. 21 l. 836/1973, in quanto detta indennità a decorrere dal 1 gennaio 2012, ai sensi dell'articolo 36, comma 1, della l. 183/2011, era dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio e gli originarii ricorrenti non avevano allegato alcuna prova dell’effettivo trasferimento di residenza nelle nuove sedi di Altamura e Lecce.

3. La sentenza è impugnata con l'atto di appello in esame dall'Amministrazione la quale ne chiede l'integrale riforma, deducendo che la presentazione da parte del militare della domanda ( di trasferimento o gradimento per una specifica sede) precludeva la corresponsione in suo favore di benefici che la legge correla ai soli trasferimenti autoritativi; inoltre non essendo stati tempestivamente contestati i provvedimenti di trasferimento il ricorso avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile

4. In data 14.9.2016 parte appellata si è costituita in giudizio depositando un’articolata memoria puntualizzando e ribadendo le proprie difese e chiedendo:

a) la declaratoria di inammissibilità dell’appello, in quanto generico e privo di specifiche censure direttamente riferibili alla sentenza di primo grado;

b) la declaratoria di inammissibilità della censura (incentrata sulla asserita acquiescenza al trasferimento “a domanda” in quanto non tempestivamente impugnato) in quanto “nuova” e pertanto collidente con l’art. 104 del c.p.a.;

c) la reiezione dell’appello in quanto infondato.

5. Alla camera di consiglio del 13 ottobre 2016 fissata per la delibazione della domanda di sospensione della provvisoria esecutività dell’impugnata decisione la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1.Stante la completezza del contraddittorio la non necessità di disporre incombenti istruttorii e la mancata opposizione delle parti rese edotte dal Presidente del Collegio della possibile definizione del merito della controversia alla odierna camera di consiglio fissata per la delibazione della domanda cautelare, la causa può essere decisa nel merito

1.1.Ritiene il Collegio che l’appello sia infondato alla stregua delle seguenti considerazioni.

1.2. In via preliminare, in rito, si osserva che:

a) l’appello dell’amministrazione è certamente ammissibile in quanto (contrariamente a quanto sostenuto da parte appellata) propone specifiche censure avverso la motivazione della decisione;

b) non è necessario soffermarsi sulla affermata inammissibilità (in quanto “nuova” ex art. 104 del c.p.a.) della censura proposta dall’Amministrazione incentrata sulla acquiescenza di parte appellata al trasferimento, ed alla tardività del ricorso di primo grado (peraltro l’Amministrazione prospetta argomenti comunque valutabili ex officio, investendo dette critiche i presupposti processuali e le condizioni dell’azione, per cui non rileverebbe la eventuale “novità” dell’argomento critico) in quanto la doglianza è certamente infondata atteso che:

a) il petitum del ricorso di primo è teso ad ottenere una indennità di natura economica, ha consistenza di diritto soggettivo azionabile nel termine di prescrizione;

II) la domanda tesa ad ottenere la corresponsione di tali indennità, all’evidenza, prescinde del tutto dalla avvenuta –o meno- impugnazione del provvedimento di trasferimento (rientrante come è noto, nella categoria degli ordini, e pertanto soggetto ad un sindacato di legittimità assai fievole) e non è in alcun modo da essa condizionata, per cui dalla omessa impugnazione del provvedimento di trasferimento giammai potrebbe inferirsi l’acquiescenza alla mancata corresponsione delle richieste indennità.

2. Ciò posto, accertato che non sussistono impedimenti in rito a pervenire ad una statuizione di merito, l’ unico profilo di critica da scrutinare (non essendo stata contestata dalla difesa erariale la sussistenza degli altri presupposti individuati dall’art. 1, l. n. 86 del 2001 per il sorgere del diritto di credito all’indennità ivi prevista, e non avendo parte appellata impugnato il capo di sentenza a sé sfavorevole relativo alla c.d. indennità di prima sistemazione ) riposa nella circostanza che, su richiesta dell'Amministrazione di appartenenza, le parti odierne appellate abbiano indicato le sedi preferite come nuova destinazione: ciò, ad avviso dell’amministrazione appellante, implicherebbe la conseguenza per cui verrebbe meno il connotato autoritativo del trasferimento in conseguenza della soppressione della sede presso la quale prestava servizio l’appellato medesimo e, quindi, non spetterebbe la corresponsione della indennità ai sensi della legge n. 86 del 2001.

2.2. In contrario senso, si osserva che la giurisprudenza prevalente – pienamente condivisa dal Collegio- (ex aliis Cons. Giust. Amm. Sic., 18-06-2014, n. 360) ha a più riprese affermato che non è, sufficiente la mera presentazione di una domanda del pubblico dipendente affinché l'assegnazione ad una nuova sede di servizio possa essere sicuramente qualificata come trasferimento a domanda, dovendo indagarsi su quale interesse sia stato perseguito immediatamente e prioritariamente (cfr. ex multis C.G.A. nn. 582 del 2007, 505 del 2010 e 777 del 2012).

Nel caso in esame, come si è detto sopra, l'esigenza di trasferire parte appellata discende dalla decisione del Comando Regionale di sopprimere l'articolazione presso la quale lo stesso prestava servizio: in tale contesto, la dislocazione in ambito regionale del personale già dipendente dal comando soppresso risponde dunque in via esclusiva o comunque del tutto prioritaria ai superiori interessi pubblici perseguiti dal Corpo mediante la adottata misura organizzativa.

Il connotato autoritativo del trasferimento non scolora per l'effetto della domanda (o dichiarazione di gradimento) presentata dal militare, in quanto questi risulta coinvolto in una procedura di mobilità non per scelta sua personale ma in esclusiva conseguenza delle opzioni organizzative valorizzate dall''amministrazione.

2.3. Anche la recentissima decisione dell’Adunanza Plenaria n. 1 del 2016 non soltanto non contiene elementi che possano condurre ad una revisione critica di tale opinamento ma anzi, si è vi affermato il principio di diritto per cui “Prima dell'entrata in vigore (al 1° gennaio 2013) dell'art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha introdotto il comma 1-bis nell' art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 - spetta al personale militare l'indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l'originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l'ubicazione in comuni differenti.”.
3. L’appello va conclusivamente respinto.

4. Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante, ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cassazione civile, sez. II, 22 marzo 1995 n. 3260 e, per quelle più recenti, Cassazione civile, sez. V, 16 maggio 2012 n. 7663).

4.1.Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.

5. Le spese processuali del grado possono essere compensate tra le parti, a cagione della circostanza che in ordine alla questione giuridica in passato sussistevano contrastanti interpretazione giurisprudenziali.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese processuali del grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2016 con l'intervento dei magistrati:
Antonino Anastasi, Presidente
Fabio Taormina, Consigliere, Estensore
Silvestro Maria Russo, Consigliere
Oberdan Forlenza, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Fabio Taormina Antonino Anastasi





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Re: Trasferimento a domanda per chiusura ente

Messaggioda panorama » sab apr 01, 2017 12:17 pm

Accolto.

(N.B.: ad oggi non risulta proposto l'Appello al CdS.)

---------------------------------

1) - il trasferimento è stato disposto dallo Stato maggiore dell’esercito con provvedimento 20 settembre 2012.

2) - i militari erano trasferiti nelle sedi prescelte nel 2002 e comunque prima del 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della novella normativa introdotta dall’ art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228.

------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di LAQUILA ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201700108, - Public 2017-02-23 -

Pubblicato il 23/02/2017


N. 00108/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00855/2014 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 855 del 2014, proposto da:
Nunzio Gi., Piero D'A.., Sandro Gi., Antonio Pi., Antonio Di Gi.., Cesare De An., Francesco Ie., Matteo Ac.., Gianluca Di Me.., Mario An., Giorgio Al., Raimondo Pe., rappresentati e difesi dall'avvocato Diana Peschi C.F. PSCDNI68C69C768A, con domicilio eletto presso Federico Cortelli in L'Aquila, via Giovanni Falcone, 25;

contro
Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L'Aquila, Complesso Monumentale S. Domenico;

per l'accertamento
del diritto soggettivo dei ricorrenti a percepire il trattamento economico per trasferimento d'autorità previsto dall'art. 1, comma 1, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Chieti alle sedi di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna, oltre interessi legali e rivalutazione;

per la condanna
dell'Amministrazione resistente al pagamento dell'indennità di trasferimento così come prevista dall'art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Chieti a quelle di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna, oltre gli interessi legali e la rivalutazione;

per la condanna dell'Amministrazione al pagamento dell'indennità di prima sistemazione di cui all'art. 21 della legge 836/73 novellato dall'art. 12 della legge 417/78, oltre interesse legali e rivalutazione;


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 gennaio 2017 la dott.ssa Paola Anna Gemma Di Cesare e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1.- Con ricorso notificato in data 2 dicembre 2014 e depositato in data 17 dicembre 2014 gli istanti riferiscono, in punto di fatto, di aver prestato servizio permanente effettivo al 123° Rav di Chieti, fino alla data del 30 Settembre 2012 e che, a seguito di una più ampia riorganizzazione degli enti della Difesa, attuata nel corso del 2012 e della soppressione del Reparto di appartenenza, venivano dislocati presso altre sedi e, più precisamente: a) C.le Magg. Ca. Sc. …, presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; b) C.le Magg. Ca. Sc. …, presso la Base Logistica di Roccaraso; c) C.le Magg. Ca. Sc. …., presso 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; d) C.le Magg. Ca. Sc. ….., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; e) C.le Magg. Ca. Sc. ……, presso il Comando Militare Esercito L'Aquila; f) C.le Magg. Ca. Sc. ……., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; g) Maresciallo Capo ….., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; h) Maresciallo …….., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; i) Maresciallo ……., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; j) lo Maresciallo ……., presso il deposito munizioni di Pratola
Peligna; k) Ten. Col. f.spe (RS) ……., presso il Comando Militare Esercito L'Aquila; l) Ten. Col. ……, presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila.

I ricorrenti, in data 20 agosto 2014, inoltravano all’amministrazione della difesa, richiesta di riconoscimento del diritto alla indennità di trasferimento di cui all'art. 1, comma 1, della legge 29 Marzo 2001 n. 86 e il pagamento del relativo trattamento economico.

1.1.- L’istanza restava senza riscontro, con conseguente proposizione del presente ricorso giurisdizionale, con il quale i ricorrenti chiedono l’accertamento del loro diritto a percepire l’indennità prevista dall’art. 1, comma 1, delle legge 29 marzo 2001, n. 86, nella versione vigente al momento in cui è stato disposto il loro trasferimento e l’indennità di prima sistemazione prevista dall’art.21 della legge 18 dicembre 1973, n.836, in favore del dipendente trasferito.

Sostengono i ricorrenti che la proposizione della domanda con la quale è stata espressa la sede prescelta per il trasferimento non è idonea ad escludere la connotazione del trasferimento stesso come trasferimento d’autorità (cui consegue l’attribuzione del beneficio economico), in quanto la loro dislocazione presso altre sedi di servizio non è avvenuta in virtù di una loro libera scelta, ma su sollecitazione dell’Amministrazione, per il soddisfacimento di nuove esigenze organizzative, in vista del piano di ridislocamento e reimpiego del 123° RAV Chieti soppresso.

La spettanza dell’indennità è argomentata a contrario dall’innovazione legislativa disposta dall’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha introdotto il comma 1-bis nell’art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 - prevedendo che le indennità connesse al trasferimento d’autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni.

2.- Il Ministero della difesa, costituitosi in giudizio per resistere al ricorso, eccepisce l’irricevibilità del ricorso per tardività, in quanto il trasferimento è stato disposto dallo Stato maggiore dell’esercito con provvedimento 20 settembre 2012, non impugnato e che, comunque, “per assurdo, anche a non voler considerare pregiudiziale l’annullamento dei provvedimenti di trasferimento” non sarebbe stato rispettato il termine di 120 giorni previsto dall’art. 30 c.p.a. per la domanda di risarcimento del danno da lesione di interessi legittimi.

Nel merito, l’Amministrazione della difesa afferma l’infondatezza del ricorso, sull’assunto che i militari hanno liberamente chiesto di essere reimpiegati nelle sedi ove poi effettivamente sono stati assegnati, al fine di evitare l’assegnazione a sedi più lontane e quindi sgradite, con la conseguente non configurabilità di un trasferimento di autorità, presupposto quest’ultimo per l’ottenimento del beneficio economico richiesto.

La novella normativa disposta dall’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228- argomenta la difesa erariale- lungi dal consentire l’ammissione al beneficio, avrebbe, al contrario, inteso eliminare ogni incertezza interpretativa in ordine alla possibilità, per il personale trasferito in seguito di soppressione o nuova dislocazione dell’ente di appartenenza, di vedersi riconosciuta l’erogazione dell’indennità di trasferimento.

3.- All’udienza pubblica dell’11 gennaio 2017 la causa è stata trattenuta per la decisione.

4.- L’oggetto del presente giudizio è costituito dalla domanda di corresponsione dell’indennità di trasferimento, prevista dall’art. 1, legge n. 86 del 29 marzo 2001, proposta da alcuni ufficiali e sottoufficiali dell’Esercito.

5.- In via preliminare, va respinta l’eccezione di irricevibilità del ricorso.

La controversia ha ad oggetto il diritto soggettivi dei ricorrenti alla percezione dell’indennità di trasferimento, per i quali opera il termine ordinario di prescrizione, atteso che l’indennità in questione non ha carattere sinallagmatico della prestazione di lavoro, ma riveste la funzione di mitigare i disagi, anche economici, connessi al mutamento della sede, disposto d’autorità (C. Stato, sez. IV, 05-02-2015, n. 558; Cons. Stato, sez. IV, 22 dicembre 2014, n. 6236).

Né opera, come ritenuto dalla difesa erariale, il termine decadenziale di centoventi giorni, in quanto tale termine, previsto dall’art. 30 c.p.a. si riferisce soltanto alla domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi e non trova applicazione alla domanda di risarcimento per la lesione di diritti soggettivi.

6.- Nel merito, non risultano contestate, in punto di fatto, le circostanze:

a) che tutti i militari ricorrenti erano trasferiti in altre sedi a causa della soppressione del 123° RAV “CHIETI” ove prestavano servizio;

b) che l’Amministrazione della difesa, al fine di reimpiegare in altre sedi il personale del 123° RAV “CHIETI”, sollecitava i militari a sottoscrivere un’istanza di gradimento relativa alle sedi nelle quali avrebbero desiderato essere riassegnati;

c) che dopo l’acquisizione delle preferenze, lo Stato maggiore dell’esercito pianificava il rimpiego dei graduati e militari di truffa effettivi al 123° RAV “CHIETI”;

d) che i militari erano trasferiti nelle sedi prescelte nel 2002 e comunque prima del 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della novella normativa introdotta dall’ art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228.

6.- Inquadrata la fattispecie concreta, la questione di diritto che il Collegio è tenuto a dirimere attiene al riconoscimento o meno dell'indennità di cui all'art. 1 comma 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86 al personale ivi contemplato, e nel caso di specie a ufficiali e sottufficiali dell’Esercito per trasferimenti (disposti prima dell’entrata in vigore della novella normativa introdotta dall’ art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228), che, in relazione alla soppressione (o dislocamento) del reparto o articolazione organizzativa in cui prestavano servizio, avevano espresso, comunque, una indicazione preferenziale di gradimento relativa a una sede distante oltre dieci chilometri da quella di provenienza.

6.1.- L’art. 1, comma 1, della l. n. 86 del 2001, rubricato Indennità di trasferimento, prevede che: <<1. Al personale volontario coniugato e al personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, agli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui al Codice dell'ordinamento militare … trasferiti d'autorità ad altra sede di servizio sita in un comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi>>.

L’art. 1, co. 163, della l. n. 228 del 2012, a decorrere dal 1° gennaio 2013 ai sensi del comma 561 del medesimo articolo nel testo vigente ha aggiunto all’art. 1 della legge 83/2001 il seguente comma 1-bis: <<L'indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni>>.

6.2.- E’ pacifico che, nel caso di specie, non trova applicazione il citato comma 1 bis, trattandosi di trasferimenti avvenuti in data anteriore al 1° gennaio 2013.

6.3.- Occorre allora chiarire se l’indennità di trasferimento spetti anche qualora, a seguito della soppressione del reparto di appartenenza, il militare sia stato trasferito previa acquisizione di gradimento della sede o previa domanda di trasferimento sollecitata dall’Amministrazione stessa.

6.4.- L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n.1/2016, risolvendo il conflitto giurisprudenziale esistente, ha ritenuto non condivisibile la tesi formalistica, pure sostenuta in giudizio dall’Amministrazione resistente (Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 3835 del 28 giugno 2012; Sez. I, n. 1290 del 14 marzo 2013; Sez. II, n. 4407 del 25 ottobre 2013), secondo la quale la dichiarazione di gradimento e cioè la dichiarazione di accettazione del trasferimento a domanda impedisce la configurabilità di un trasferimento d’ufficio e non avrebbe alcun autonomo rilievo la circostanza che con il predetto trasferimento l’Amministrazione perseguirebbe un interesse proprio, poiché, attivando le procedure di reperimento del personale con la richiesta di espressa disponibilità al trasferimento a domanda, essa avrebbe inteso far coincidere, nel pieno rispetto dei principi di legalità, buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa, l’interesse privato con quello pubblico.

L’Adunanza plenaria n.1/2016, seguendo, invece un approccio sostanzialistico (Cons. Stato, Sez. IV, 12 luglio 2007, n. 3964; Cons. gist. amm., 18 giugno 2014, n. 333), condiviso dal Collegio, ha affermato i seguenti principi di diritto:

a) ai fini della spettanza dell’indennità di trasferimento assume un valore decisivo la circostanza che il mutamento di sede origini da una scelta esclusiva dell’Amministrazione militare che, per la miglior cura dell’interesse pubblico, decida di sopprimere un reparto (o una sua articolazione), obbligando inderogabilmente i militari di stanza a trasferirsi presso la nuova sede, ubicata in un altro luogo, onde prestare il proprio servizio;

b) la sussistenza di un’esigenza organizzativa dell’Amministrazione integra la sussistenza del primo indefettibile presupposto individuato dalla legge per l’insorgenza del diritto di credito alla corresponsione della relativa indennità di trasferimento e, al contempo, disvela la natura e la portata della clausola di gradimento che ad esso eventualmente accede ovvero dell’istanza di trasferimento sollecitata ai dipendenti in conseguenza della soppressione del reparto di appartenenza del richiedente;

c) la clausola di gradimento (oppure l’istanza di trasferimento sollecitata ai dipendenti dall’Amministrazione) incide solo sulla dislocazione geografica del trasferimento e pertanto non è idonea a trasformare un trasferimento disposto per esigenze organizzative della pubblica amministrazione a causa della soppressione di un reparto, in un trasferimento a richiesta del dipendente;

d) l’art. 1, co. 163, della l. n. 228 del 2012, che ha inserito all’art. 1 della legge 83/2001 il comma 1 bis sopra citato non costituisce una norma di interpretazione autentica; ciò si desume sia dalla portata dei commi 163 e 561 del più volte menzionato art. 1, l. n. 228 cit., secondo cui la nuova più restrittiva disciplina trova applicazione a partire dal 1 gennaio 2013 e dunque si rende applicabile ai soli movimenti di personale successivi a tale data sia dal principio esegetico di cui all’art. 11 disp. prel. c.c., secondo cui <<la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo>>. 6.5.- Applicando i principi di diritto sopra tracciati al caso di specie:

-i militari ricorrenti erano trasferiti a causa della soppressione del 123° RAV “CHIETI” ove prestavano servizio, sicché l’espressione di preferenza per una determinata sede non è idonea ad escludere la natura autoritativa del trasferimento e a configurare un trasferimento a domanda; evenienza questa che non può mai verificarsi nel caso di soppressione del reparto (o diversa dislocazione delle sue articolazioni), perché il militare è, per forza di cose, obbligato ad abbandonare la precedente sede di servizio che non esiste più (Ad pl. 1/2016);

-la portata non retroattiva dell’art. 1, comma 1 bis, della legge 83/2001, in applicazione del principio tempus regit actum, esclude l’applicazione della innovativa disposizione ai provvedimenti che (come quelli oggetto del presente giudizio) dispongono il trasferimento del militare con decorrenza antecedente al 1° gennaio 2013 ovvero all’entrata in vigore del più volte menzionato comma 1-bis.

7.- In conclusione, è riconosciuto ai ricorrenti il diritto a percepire il trattamento economico per trasferimento d'autorità previsto dall'art. 1, comma 1, L. 29 marzo 2001, n. 86, con conseguente condanna dell'Amministrazione resistente al pagamento dell'indennità di trasferimento così come prevista dall'art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Chieti a quelle di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna.

8.- Per effetto del divieto di cumulo (sancito dal combinato disposto di cui all’art.16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n.412 e all'art. 22, comma 36 della legge n. 724 del 1994) ai ricorrenti spettano solo gli interessi, computati sul valore nominale del credito a decorrere dalla data di avvenuto trasferimento. La rivalutazione spetta a titolo di "maggior danno", eccezionalmente ritenuto in re ipsa, solo se (e nella misura in cui) risulti superiore al tasso dell'interesse legale (c.d. eventuale differenziale tra interesse legale e il maggior danno da svalutazione regolato all’art. 2, comma 1 del D.M. N. 352 del 1998.

9.- Non può essere accolta la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento del diritto all’indennità di prima sistemazione prevista dall’art. 21 della legge 18 dicembre 1973, n. 836, la quale, per effetto di quanto disposto dall'art. 4, comma 44, della legge 12 novembre 2011, n. 183, è dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio.

I ricorrenti non hanno fornito alcuna prova del mutamento di residenza nelle nuove sedi di servizio.

10.- Le spese di lite, regolamentate secondo l’ordinario criterio della soccombenza, sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

a) accerta il diritto dei ricorrenti a percepire il trattamento economico per trasferimento d'autorità previsto dall'art. 1, comma 1, L. 29 marzo 2001, n. 86 e, per l’effetto condanna l'Amministrazione resistente al pagamento dell'indennità di trasferimento così come prevista dall'art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Chieti a quelle di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna, oltre interessi e rivalutazione, quest’ultima solo se (e nella misura in cui) risulti superiore al tasso dell'interesse legale;

b) respinge la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento del diritto all’indennità di prima sistemazione prevista dall’art. 21 della legge 18 dicembre 1973, n. 836;

c) condanna il Ministero della difesa, in persona del Ministro p.t., al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese di giudizio, che liquida nella somma complessiva di Euro 3000,00, oltre oneri e accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in L'Aquila nella camera di consiglio del giorno 11 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Antonio Amicuzzi, Presidente
Paola Anna Gemma Di Cesare, Primo Referendario, Estensore
Lucia Gizzi, Primo Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Paola Anna Gemma Di Cesare Antonio Amicuzzi





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