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Servizi di picchetto

Servizi di picchetto

Messaggioda panorama » dom lug 16, 2017 10:33 pm

per notizia,
di queste sotto la stessa data ne stanno altri 2, anch'essi con lo stesso giudizio finale.

N.B.: gli interessati prestano tutti servizio nella stessa sede.
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SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201703470
- Public 2017-07-14 -

Pubblicato il 14/07/2017


N. 03470/2017REG.PROV.COLL.
N. 05152/2008 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5152 del 2008, proposto da:
Ministero della Difesa - Comando Militare 45 Reggimento Reggio, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Gen.Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
F.. Pietro Basilio non costituito in giudizio;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. SARDEGNA - CAGLIARI: SEZIONE I n. 01122/2007, resa tra le parti, concernente diritto al riconoscimento di giorni di recupero


Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 luglio 2017 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti gli avvocati avv.to dello Stato De Felice;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

L’odierno appellato, sottufficiale dell’Esercito, nel biennio 1993/1995 ha svolto servizi di picchetto ( ciascuno per ore 24 ) in aggiunta al normale orario di lavoro settimanale.

Pertanto ha richiesto all’Amministrazione il pagamento delle prestazioni straordinarie, non avendo fruito di riposi c.d. compensativi.

Successivamente l’interessato, a fronte del rifiuto opposto dall’Amministrazione, ha adito il TAR Sardegna il quale con la sentenza in epigrafe indicata ha accolto il gravame.

A sostegno del decisum il Tribunale ha osservato che, essendo trascorsi vari anni dallo svolgimento del servizio de quo, lo stesso andava remunerato quale lavoro straordinario.

La sentenza è stata impugnata con l’atto di appello oggi in esame dal Ministero della Difesa il quale ne ha chiesto l’integrale riforma, previa sospensione dell’esecutività.

Con ord.za n. 3876 del 2008 la Sezione ha respinto l’istanza cautelare.

Alla udienza del 13 luglio 2017 l’appello è stato trattenuto in decisione.

L’appello è fondato e va pertanto accolto.

In via generale, l'art. 10 della legge 8 agosto 1990, n. 231 - premesso l'obbligo di totale disponibilità al servizio degli appartenenti alle Forze Armate - fissa in 36 ore settimanali l'orario della "attività giornaliere" e prevede l'obbligo per il personale interessato di prestare in aggiunta altre due ore da retribuirsi secondo i criteri previsti per il lavoro straordinario.

L'articolazione normale delle attività giornaliere, in relazione alle diverse esigenze di servizio, è rimessa alla potestà regolamentare del Ministro della Difesa dal citato art. 10, della legge n. 231/1990.

L'art. 6, commi 1 e 2, del d.m. 25 settembre 1990, recante le norme in tema di erogazione del compenso per i servizi "comunque effettuati, disciplinati dalle vigenti norme per i servizi presidiari ed all'interno delle installazioni militari" stabilisce che essi devono essere compensati con il recupero in giornate lavorative, fatto salvo il recupero delle festività, nella seguente misura: servizi continuativi di durata pari a 24 ore (esempio: Ufficiale o Maresciallo di picchetto e Sottufficiale d'Ispezione o assimilabili, quali Ufficiale d'Ispezione per Marina Militare e Aeronautica Militare, Ufficiale e Sottufficiale di servizio al Comando): una giornata lavorativa, più un compenso pari a 2 ore.

Ne consegue che la disciplina sopradescritta risulta complessivamente improntata al criterio di riconoscere una o più giornate di riposo a compenso delle ore di servizio eccedenti l'orario normale, cui si aggiunge la corresponsione di una indennità forfetaria per le ore residue non compensate.

In tale contesto normativo, la giurisprudenza si è espressa nel senso che i c.d. servizi presidiari (servizi armati di guardia, di ispezione e di giornata da svolgersi nell'intero arco di 24 ore) non sono assimilabili sul piano dell'impegno lavorativo a quelli tipici e peculiari dell'ordinario impiego nelle attività giornaliere e nei compiti di istituto di ciascun grado, categoria ed incarico, e ciò giustifica una differenziazione della loro retribuzione rispetto all'ordinario parametro della durata oraria complessiva (cfr. per tutte IV n. 3685 del 2008).

Pertanto l’attività prestata nei servizi presidiari ( fermo restando il diritto al previsto riposo compensativo ) non può essere remunerata secondo le tabelle delle prestazioni straordinarie, come erroneamente stabilito dal TAR.

L’appello va perciò accolto, con integrale riforma della sentenza impugnata e rigetto del ricorso introduttivo.

Le spese di lite vanno compensate, tenuto conto dell’alterno andamento del giudizio.


P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie, riforma la sentenza impugnata e respinge il ricorso introduttivo.

Spese del giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 13 luglio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Antonino Anastasi, Presidente, Estensore
Oberdan Forlenza, Consigliere
Luigi Massimiliano Tarantino, Consigliere
Leonardo Spagnoletti, Consigliere
Giuseppe Castiglia, Consigliere


IL PRESIDENTE, ESTENSORE
Antonino Anastasi





IL SEGRETARIO


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