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Mandato elettorale - Trasferimento -.

Mandato elettorale - Trasferimento -.

Messaggioda panorama » mar mar 22, 2016 11:51 pm

Accolto.
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SENTENZA BREVE ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 2T ,numero provv.: 201603518 - Public 2016-03-22 -

N. 03518/2016 REG.PROV.COLL.
N. 01109/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Seconda Ter)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1109 del 2016, proposto da:
S. S., rappresentato e difeso dall'avv. Silvio Grazioli, con domicilio eletto presso Silvio Grazioli in Roma, viale Giulio Cesare, 223 Sc A Int 3;

contro
Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - Corpo Forestale dello Stato, in persona rispettivamente del Ministro e del Capo pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento
del provvedimento di diniego del Capo del Corpo Forestale dello Stato prot. 48170/2015, datato 24.09.2015, notificato il 26.10.2015, nonché di ogni altro atto presupposto, preparatorio, connesso e consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - Corpo Forestale dello Stato;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 febbraio 2016 il dott. Salvatore Gatto Costantino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm. in ordine alla regolarità e completezza del contraddittorio e dell’istruttoria ai fini della decisione sulla causa nel merito con sentenza in forma semplificata;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Nell’odierno giudizio, parte ricorrente, agente/assistente appartenente al CFS in servizio presso la Stazione di Bettola ed eletto quale consigliere di maggioranza del Comune di Trevi nel Lazio (con delega alle politiche ambientali ed agricole giusta provvedimento del Sindaco prot. 3021 del 12.06.2015), si duole dell’illegittimità del provvedimento impugnato con il quale l’Amministrazione di appartenenza ha negato la sua istanza del 19.06.2015 di temporanea assegnazione ai sensi dell’art. 78 del Dlgs 267/2000 presso il Comando Stazione di Frosinone o, in subordine, presso il Comando Stazione di Segni (RM).

Con il provvedimento impugnato, il Capo del Corpo Forestale dello Stato comunicava che “in ragione delle attuali esigenze di servizio non è possibile accogliere l’istanza che, comunque, nel rispetto della normativa vigente sarà valutata con criteri di priorità”.

Avverso il provvedimento impugnato deduce (I) lnullità per mancanza degli elementi essenziali, (II) l’eccesso di potere per difetto di motivazione e di istruttoria – illogicità e violazione dell’art. 51 della Cost. (III) violazione di legge e dell’art. 10 bis della l. 241/90, (IV) violazione del principio di buon andamento e di imparzialità – contraddittorietà – violazione dell’art. 78 del dlgs 267/2000.

Si è costituita l’Amministrazione intimata che resiste al ricorso di cui richiede il rigetto, evidenziando che il contesto provinciale ove ricade la Stazione del CFS di Bettola, Piacenza, ha in assegnazione un organico di 24 elementi a fronte dei 62 previsti;
di questi, quanto al ruolo dell’odierno ricorrente, solo 14 agenti a fronte dei 35 previsti;
la Stazione di Bettola opera con tre agenti (di cui uno è il ricorrente) a fronte di una previsione di 5 unità.

Di contro, le destinazioni che il ricorrente ha inteso preferire appartengono a contesti con una ben maggiore consistenza di personale previsto ed assegnato, condizioni queste sulle quali la difesa dell’Amministrazione si sofferma ampiamente.

Nella camera di consiglio del 23 febbraio 2016 la causa, chiamata per l’esame della domanda cautelare, è stata trattenuta in decisione per essere risolta nel merito con sentenza in forma semplificata, previa l’audizione delle parti presenti in camera di consiglio circa i presupposti di completezza e regolarità del contraddittorio e dell’istruttoria.

Il provvedimento impugnato è genericamente motivato con riferimento a non meglio specificate esigenze d’ufficio che osterebbero al trasferimento della parte ricorrente presso altra destinazione; quest’ultimo, dal canto suo, è motivato con riferimento all’esigenza di assolvere al mandato politico-amministrativo nell’ente locale di riferimento.

Posto che quest’ultimo mandato è esercizio del diritto di elettorato passivo, e dunque costituisce espressione di una facoltà connotata da particolare rilievo, anche costituzionale, l’Autorità avrebbe dovuto valutare con ben maggiore approfondimento le esigenze d’ufficio, assicurando altresì il confronto procedimentale con la parte ricorrente, mentre dal tenore laconico della motivazione emerge che la stessa richiesta di trasferimento è stata valutata senza alcuna priorità.

Invece, l’art. 78 del dlgs 267/2000 obbliga il datore di lavoro, anche pubblico, ad esaminare con priorità le richieste di avvicinamento del dipendente titolare di una carica di amministratore pubblico, il che implica che va assolto un particolare dovere di diligenza nell’apprezzare le relative esigenze d’ufficio, perché l’avvicinamento del dipendente stesso è funzionale al migliore esercizio delle prerogative – e delle responsabilità – pubbliche che derivano dal mandato stesso, così che è interesse generale che il titolare della carica sia messo nelle condizioni di poterne rispondere pienamente.

Non vale in contrario la deduzione – avente un rilievo meramente difensivo – circa l’insufficienza del personale in servizio nei Comandi di riferimento.

Si è di recente affermato (v. T.A.R. Lazio, Roma, II ter, 26 agosto 2015, nr. 10934) che va ritenuta inammissibile l’integrazione postuma dell’atto impugnato con memorie difensive in udienza (T.A.R. Napoli, Campania, sez. VII 07 gennaio 2015 n. 20); a questo principio, dopo l’introduzione dell’art. 21 octies della l. 241/90, costituisce eccezione solamente il caso in cui si controverta intorno ad un’attività di tipo vincolato, laddove le difese dell’Amministrazione svolte in udienza illustrando la coerenza del provvedimento con i presupposti costitutivi del potere (interamente assorbiti dalla norma applicata, sia essa di tipo legislativo che regolamentare oppure da altri provvedimenti amministrativi di tipo generale o che rappresentino un “autovincolo” per la PA procedente), necessariamente possederanno una sia pur minima idoneità integrativa del provvedimento, che ne potrà colmare le lacune formali o testuali (si veda, ad es. e tra le più recenti, T.A.R. Firenze, Toscana, sez. III 28 aprile 2015 n. 679, T.A.R. Bologna, Emilia-Romagna, sez. I 09 aprile 2015 n. 346; T.A.R. Napoli, Campania, sez. VII 30 marzo 2015 n. 1852; T.A.R. Roma, Lazio, sez. III 23 febbraio 2015 n. 2984).

Nel caso di specie, il provvedimento circa la richiesta di trasferimento del dipendente di un corpo militarmente ordinato quale l’odierna Autorità resistente, dovendo bilanciare i contrapposti interessi, quello della parte istante e quello del funzionamento degli uffici e dei comandi dell’Ente, non ha natura vincolata.

Inoltre, la mera insufficienza numerica del personale, di fronte ad una esigenza positivamente valutata dal legislatore che appresta l’obbligo di uno specifico onere motivazionale quale quello in esame, non è circostanza ex se idonea a denotare l’impedimento (solo) affermato ad accogliere l’istanza, dovendosi correlare anche con la pendenza dei carichi di lavoro o comunque degli affari e degli incombenti in atto gravanti sugli uffici.

Più precisamente, in assenza di una dimostrata attualizzazione delle previsioni organiche, la differenza tra le previsioni dei posti e le effettive coperture di per sé non è significativa di un’esigenza di non amovibilità del personale assegnato, dovendo l’Autorità provvedere alla verifica attuale – ed in previsione per la durata del mandato elettorale – circa la relazione tra il personale effettivamente assegnato ed il volume degli affari e dei carichi di lavoro ordinariamente incombenti sulla struttura.

Ciò posto, il ricorso è fondato e merita accoglimento, con obbligo per l’Amministrazione di provvedere sull’istanza di parte ricorrente, assicurandone la piena partecipazione procedimentale, entro e non oltre il termine di giorni trenta dalla comunicazione della presente sentenza o sua notifica a cura di parte. Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie.

Condanna parte ricorrente alle spese di lite che liquida in euro 1.000,00.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 febbraio 2016 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Rotondo, Presidente FF
Mariangela Caminiti, Consigliere
Salvatore Gatto Costantino, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 22/03/2016


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