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vittime del dovere

Re: vittime del dovere

Messaggioda christian71 » ven apr 29, 2016 10:17 pm

andrea.sciarrone ha scritto:Salve a tutti sono un neofita di questo forum. Vorrei sapere se qualcuno di voi ha i file con la domanda da presentare per il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Se mi volete contattare in prv la mia mail è andrea.sciarrone.as@gmail.com grazie mille

Salve Andrea, ti ho allegato qui sotto due fac-simile di domanda...

il primo, quello qui sotto, lo consigliava tempo fa l'utente del forum Giuseppe De Marco, che saluto...

FAC-SIMILE DOMANDA FONDO VITTIME DEL DOVERE - di Giuseppe de Marco.doc

quì sotto invece c'è un fac-simile di domanda tratto da quella che feci io su indicazioni dell'Ufficio Vittime del Dovere del Ministero...

Fac-Simile Domanda Riconoscimento Vittime del Dovere.docx

Saluti e in bocca al lupo
Christian


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven dic 30, 2016 12:59 pm

Loro ci provano sempre e menomale che il collega ha fatto ricorso che è stato Accolto

Danno biologico
------------------------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1T ,numero provv.: 201612418, - Public 2016-12-13 -


Pubblicato il 13/12/2016

N. 12418/2016 REG.PROV.COLL.
N. 08911/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Ter)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8911 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’Avv. Andrea Romano, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale XXI Aprile n. 11;

contro
il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Interno - Dipartimento di Pubblica Sicurezza, il Ministero della Difesa, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, costituiti in giudizio, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, con domicilio ex lege presso i suoi uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

il Ministero della Difesa - Centro Militare di Medicina Legale di Roma, Terrorismo e Criminalità Organizzata - Commissione Medica Ospedaliera ed il Policlinico Militare di Roma, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, non costituiti in giudizio;

per l’esatta esecuzione
della sentenza del T.a.r. del Lazio sez I ter n. 5524 del 23.05.2014;

ove occorra, per la dichiarazione di nullità/l’annullamento
della nota del Ministero dell’Interno - Dipartimento di Pubblica Sicurezza – Direzione centrale per gli Affari generali della Polizia di Stato prot. n. 559/C/3/E/8/CC/…. del 9.6.2016;

delle note del Policlinico Militare di Roma – Dipartimento di Medicina – Unità operativa semplice “Fisiatria e Riabilitazione” del 17.10.2015 e del 9.12.2015, nonché della nota del Ministero dell’Interno del 6.11.2015, tutte allegate alla su richiamata nota prot. n. 559/C/3/E/8/CC/…. del 9.6.2016;

di ogni altro atto antecedente e susseguente ai precedenti atti, compresi, ove occorra, i decreti del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Capo della Polizia generale della Pubblica Sicurezza prot. n. 559/C/3/8/CC/…. del 2.12.2014 e prot. n. 559/C/3/E/8/CC/…./2 del 2.12.2014;

MOTIVI AGGIUNTI:

altresì per la dichiarazione di nullità/l’annullamento
del decreto del Ministero dell’Interno prot. n. 559/C/3/E/8/CC/…. del 27.6.2016, che ha confermato il precedente decreto del 2.12.2014, stabilendo altresì che “non può essere riliquidato null’altro a titolo di speciale elargizione, alla luce delle valutazioni effettuate dall’organo tecnico verificatore, così come specificato nel preambolo”.


Visti il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti, con i relativi allegati;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nella camera di consiglio del giorno 21 novembre 2016, il Cons. Rita Tricarico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Ritenuto preliminarmente di poter prescindere dall’esame dei motivi aggiunti, notificati e depositati oltre i termini utili ex lege per essere vagliati nell’odierna camera di consiglio;

Considerato, al riguardo, che essi hanno ad oggetto il decreto, che ha confermato l’invalidità già riconosciuta al ricorrente, negando ulteriore indennizzo a titolo di danno morale, il cui contenuto era già stato preannunciato con la nota datata 9.6.2016, contestata col ricorso introduttivo;

Tenuto conto che dalla predetta nota e da quelle presupposte, alla stessa allegate, pure censurate, si evince che l’Amministrazione non ha dato esatta esecuzione alla sentenza di questo Tribunale n. 5524 del 23.05.2014, così come sarà meglio illustrato nel prosieguo del presente provvedimento;

Ritenuto di dover brevemente descrivere l’antefatto;

Rilevato:

che con ricorso n. 10851/2013, l’attuale ricorrente, già Appuntato Scelto dell’Arma dei Carabinieri, attualmente in pensione, ha impugnato il provvedimento del Ministero dell’Interno dell’11.4.2013, nella parte in cui, riconoscendolo “vittima del dovere”, ma quantificando, quale conseguenza diretta dell’evento fatto valere, un’invalidità del 5%, ha concesso al medesimo soltanto la somma di € 11.120,00, a titolo di speciale elargizione, nonché il presupposto verbale della Commissione Medica Ospedaliera del Dipartimento militare di Medicina legale di Roma, ivi richiamato;

che in tale giudizio è stata disposta una verificazione tesa ad accertare: a) se la patologia “-OMISSIS-”, sofferta dal ricorrente, fosse o meno ascrivibile a causa di servizio e, in particolare, se fosse o meno riferibile, anche in parte, all’episodio occorso al ricorrente medesimo in data 25.4.2007 (durante lo svolgimento di un servizio automontato di prevenzione e repressione di reati, lo stesso, insieme ad un suo collega, stava inseguendo un’autovettura ed il suo conducente non ha ottemperato all’ALT, per controllo di polizia, ed ha speronato l’auto dei Carabinieri, proprio mentre il Sig. -OMISSIS- stava scendendo dal lato del passeggero, che così è stato respinto violentemente all’interno dell’abitacolo); b) il grado di invalidità determinato dalla patologia sofferta dal ricorrente, specificando la categoria nella quale la stessa risulta inquadrabile ed altresì sia la percentuale di invalidità sia la riduzione della capacità lavorativa, e, ove possibile, la percentuale di invalidità riconducibile all’episodio su citato;

Considerato:

che queste sono le risultanze di detta verificazione: la patologia in questione era in nesso causale con l’episodio richiamato ed il danno biologico è stato stimato nella percentuale del 31%;

che è stata, perciò, adottata la sentenza in forma semplificata n. 5524/2014, che ha accolto il ricorso, riconoscendo un danno all’integrità psico-fisica in misura pari al 31% ed altresì un danno morale, consistente nelle ripercussioni sulla vita di relazione e sullo stato d’animo della patologia in questione;

che l’Amministrazione dell’Interno è stata, quindi, obbligata a valutare il danno biologico nei modi suindicati ed a considerare, nella quantificazione dell’elargizione in parola, anche il danno morale;

che tale Amministrazione ha liquidato il danno biologico nella percentuale del 31%, concedendo la relativa elargizione, e ha interessato l’organo tecnico per la quantificazione del danno morale;

che, con nota datata 17.10.2015, a firma del Capo dell’Unità operativa semplice “Fisiatria e Riabilitazione” del Dipartimento di Medicina del Policlinico militare di Roma, è stato comunicato che “la scrivente Commissione medica di questo Policlinico militare…precisa quanto segue: …il caso di specie non prevede la suddetta rivalutazione [rivalutazione delle percentuali di invalidità, già riconosciute ed indennizzate anteriormente al 1 gennaio 2006] e quantificazione del danno morale, perché trattasi di danno patito in data 25.04.2007 e quindi la scrivente Commissione non deve esprimersi riguardo la valutazione e quantificazione di danno morale…”;

che il Ministero dell’Interno, con nota del 6.11.2015, ha evidenziato che, data la sentenza passata in giudicato che riconosceva il danno morale, a prescindere dalla direttiva tecnica in materia emanata dall’Ispettorato Generale della Sanità militare nel dicembre 2013 e dal parere del Consiglio di Stato n. 3105/2015, la valutazione del danno morale era obbligata;

che, in esito a tale puntualizzazione, il Capo dell’Unità operativa semplice “Fisiatria e Riabilitazione” del Dipartimento di Medicina del Policlinico militare di Roma, con nota del 9.12.2015, ha determinato che il danno morale fosse pari a zero, senza, tuttavia, riesaminare il ricorrente;

che, perciò, il Ministero dell’Interno, con atto del 9.6.2016, riassumendo i passaggi sopra richiamati, alla luce della valutazione tecnica anzidetta, ha confermato la percentuale di invalidità già riconosciuta ed indennizzata con decreto del Capo della Polizia – Direttore generale del 2.12.2014, preannunciando l’adozione di apposito decreto, rappresentato poi dal decreto prot. n. 559/C/3/E/8/CC/…. del 27.6.2016;

che col presente ricorso introduttivo in via subordinata si è tempestivamente impugnato il menzionato atto del 9.6.2016 e con i motivi aggiunti si è gravato il decreto in ultimo citato;.

Ritenuto che la portata della sentenza da eseguire sia chiara, nel senso di seguito meglio specificato;

Considerato:

che la valutazione eseguita nel 2014 era riferibile ad una speciale Commissione, la cui composizione era stata prescritta dal T.a.r. nell’ordinanza istruttoria n. 10835/2013 ed alla quale era stata demandata una verificazione, il cui oggetto era circoscritto nell’ordinanza stessa;

che, in particolare, nell’oggetto della verificazione non rientrava la valutazione e quantificazione del danno morale;

che, pertanto, non possono utilmente invocarsi la direttiva del Ministero della Difesa ed il parere del Consiglio di Stato in ordine al dato unico conglobante:
a) l’invalidità permanente, riferita alla capacità lavorativa;
b) il danno biologico, come lesione permanente dell’integrità psico-fisica;
c) il danno morale;

che, infatti, nell’oggetto della verificazione non rientrava quest’ultimo, essendo ivi specificato che dovessero essere determinati la riduzione di capacità lavorativa ed il danno biologico e – si ripete – la sentenza da eseguire individuava, accanto al danno biologico, determinato come sopra, altresì il danno morale;

Ritenuto:

che conseguentemente il ricorso in esame debba accogliersi, con obbligo, per l’Amministrazione dell’Interno, di liquidare il danno morale, quantificato dal presente Tribunale, in via equitativa, in misura pari al 10% della somma totale già corrisposta al ricorrente a titolo di danno biologico, entro il termine di 90 giorni, decorrente dalla comunicazione in via amministrativa, anche a mezzo PEC, della presente sentenza;

che, in caso di persistente inerzia, sarà nominato un commissario ad acta, tenuto a provvedere in sua sostituzione;

che, ai sensi dell’art. 114, comma 4, c.p.a., debba fissarsi una somma per l’ulteriore ritardo nell’esecuzione, da quantificarsi in misura pari agli interessi al tasso legale vigente, calcolati sulla somma da liquidare a titolo di danno morale;

che le spese di giudizio debbano compensarsi col Ministero dell’Interno, tenuto conto dell’attività complessivamente posta in essere dallo stesso, che, come può desumersi da quanto in precedenza illustrato, ha richiamato l’attenzione dell’organo tecnico circa la necessità di liquidare anche il danno morale, salvo poi adeguarsi a quanto diversamente indicato da quest’ultimo;

che esse debbano invece per il resto porsi a carico del Ministero della Difesa, nella misura indicata in dispositivo, in ragione dell’attività elusiva del giudicato posta in essere dal suo organo tecnico;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando:

- accoglie, nei modi di cui in motivazione, il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, ordina al Ministero dell’Interno di dare esecuzione alla sentenza del T.a.r. del Lazio n. 5524/2014 secondo le prescrizioni dettate in motivazione, con l’avvertenza che, in assenza, sarà nominato un commissario ad acta, tenuto a provvedere in sua sostituzione;

- ai sensi dell’art. 114, comma 4, c.p.a., quantifica la somma dovuta dall’Amministrazione per l’ulteriore ritardo nell’esecuzione in misura pari agli interessi al tasso legale vigente, calcolati sulla somma da liquidare a titolo di danno morale;

- compensa le spese del presente giudizio col Ministero dell’Interno ed ordina al Ministero della Difesa di corrispondere al ricorrente, a tale titolo, la somma forfetaria di € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 21 novembre 2016, con l’intervento dei Magistrati:
Germana Panzironi, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere, Estensore
Francesca Petrucciani, Primo Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Rita Tricarico Germana Panzironi





IL SEGRETARIO

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » lun mar 20, 2017 11:13 pm

Ricorso straordinario al PdR dichiarato inammissibile.
-----------------------------------------------------------------

1) - Recentemente le Sezioni Unite della Corte di cassazione, si sono espresse osservando che la qualificazione della provvidenza in contestazione come oggetto di un interesse legittimo e non di un diritto soggettivo è priva di fondamento, atteso che - non diversamente da quanto accade per altre pregresse fattispecie normative similari - l'amministrazione deve solo procedere in subiecta materia ad una attività esplicativa di mera discrezionalità tecnica mentre le modalità del suo agire sono regolate dalla fonte regolamentare; del pari priva di fondamento è stata ritenuta la tesi della riconducibilità della pretesa in contestazione alla giurisdizione esclusiva del g.a, perchè la fonte del diritto è individuata direttamente nella legge e non nell'esistenza del detto rapporto (Cass. S.U., ord. 13 gennaio 2017 n. 759).

N.B.: leggete il contesto direttamente qui sotto.
----------------------------------------------------------------------------

PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201700670 - Public 2017-03-20 -

Numero 00670/2017 e data 17/03/2017 Spedizione

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima

Adunanza di Sezione del 15 febbraio 2017

NUMERO AFFARE 01898/2016

OGGETTO:
Ministero dell'interno - Dipartimento pubblica sicurezza.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da -OMISSIS-, avverso la mancata riliquidazione della speciale elargizione quale -OMISSIS-;

LA SEZIONE
Vista la relazione n. -OMISSIS- con la quale il Ministero dell'interno - Dipartimento pubblica sicurezza ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;

Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Vincenzo Neri;


Premesso in fatto e considerato in diritto.

1. Come emerge dal provvedimento impugnato e dalla relazione ministeriale, il ricorrente, che all’epoca dell’evento lesivo era assistente capo della Polizia di Stato, ora in quiescenza, proponeva all’Amministrazione istanza per la rivalutazione dei benefici previsti dalla normativa vigente quale “-OMISSIS-” (status che gli era già stato riconosciuto) per le lesioni -OMISSIS- il -OMISSIS- nel tentativo di sedare una -OMISSIS- In particolare, a seguito di una prima istanza, la Commissione medico legale, con verbale -OMISSIS-, aveva qualificato l’invalidità riportata quale conseguenza diretta degli eventi nella percentuale del 10% con riferimento alla capacità lavorativa e, con decreto del -OMISSIS-, era stata concessa all’interessato una speciale elargizione di cui alla legge n. 266/2005 pari ad euro 22.280,00.

Il Ministero, ricevuta la domanda di rivalutazione dei benefici, avviava l’istruttoria, richiedendo il parere della Commissione medica che riferiva che l’interessato, alla data di cessazione del servizio per dispensa (-OMISSIS- per avere superato il periodo massimo di aspettativa, era da considerarsi idoneo al servizio di istituto. Il ricorrente era cessato dunque prematuramente dal servizio per ragioni indipendenti dallo status di “-OMISSIS-”.

L’Amministrazione, inviato il preavviso di rigetto ex art 10 bis L. 241/90, al quale l’interessato rispondeva con note che venivano considerate prive di elementi nuovi, respingeva la seconda istanza con il provvedimento ora impugnato.

Tutto ciò premesso l’interessato chiede l’annullamento del provvedimento in quanto illegittimo e la concessione dei benefici previsti dall’articolo 1, comma 5, della L. 302/90.

Il Ministero riferente si è espresso per il rigetto del ricorso per infondatezza.

2. Ad avviso della Sezione il ricorso è prioritariamente inammissibile per difetto di giurisdizione.

Recentemente le Sezioni Unite della Corte di cassazione, si sono espresse osservando che la qualificazione della provvidenza in contestazione come oggetto di un interesse legittimo e non di un diritto soggettivo è priva di fondamento, atteso che - non diversamente da quanto accade per altre pregresse fattispecie normative similari - l'amministrazione deve solo procedere in subiecta materia ad una attività esplicativa di mera discrezionalità tecnica mentre le modalità del suo agire sono regolate dalla fonte regolamentare; del pari priva di fondamento è stata ritenuta la tesi della riconducibilità della pretesa in contestazione alla giurisdizione esclusiva del g.a, perchè la fonte del diritto è individuata direttamente nella legge e non nell'esistenza del detto rapporto (Cass. S.U., ord. 13 gennaio 2017 n. 759). La Corte ha anche richiamato i principi in passato elaborati secondo cui "in relazione ai benefici di cui alla L. n. 266 del 2005, art. 1, comma 565, in favore delle vittime del dovere, il legislatore ha configurato un diritto soggettivo, e non un interesse legittimo, in quanto, sussistendo i requisiti previsti, i soggetti di cui al comma 563, dell'art. 1 di quella legge, o i loro familiari superstiti, hanno una posizione giuridica soggettiva nei confronti di una P.A. priva di discrezionalità, sia in ordine alla decisione di erogare, o meno, le provvidenze che alla misura di esse. Tale diritto non rientra nell'ambito di quelli inerenti il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti pubblici, potendo esso riguardare anche coloro che non abbiano con l'amministrazione un siffatto rapporto, ma abbiano in qualsiasi modo svolto un servizio, ed ha, inoltre, natura prevalentemente assistenziale, sicchè la competenza a conoscerne è regolata dall'art. 442 c.p.c., e la giurisdizione è del giudice ordinario, quale giudice del lavoro e dell'assistenza sociale" (Cass. civ., sez. un. n. 23300 del 2016 e n. 23390 del 2016).

3. Alla luce di tali princìpi, il Consiglio esprime parere nel senso che il ricorso vada dichiarato inammissibile perché trattasi di controversia spettante alla giurisdizione del Giudice ordinario.

In costante applicazione dell’orientamento espresso da questo Consiglio, preso atto del fatto che il ricorso straordinario “è tendenzialmente giurisdizionale nella sostanza, anche se formalmente amministrativo” (Cons. St., sez. riun. I e II, parere 7 maggio 2012 n. 2131; per l’assimilazione ai rimedi di tipo giurisdizionale si vedano anche Cons. St., ap., 6 maggio 2013 n. 9), nella fattispecie oggetto della presente decisione deve trovare applicazione quanto stabilito dall’articolo 11 c.p.a.

Conseguentemente, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda proposta con il presente ricorso straordinario se la parte riproporrà la “domanda” innanzi al Giudice ordinario entro il termine perentorio di tre mesi dalla notificazione della decisione adottata dal Presidente della Repubblica.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato esprime parere nel senso che il ricorso vada dichiarato inammissibile fatta salva la facoltà della ricorrente di riproporre la domanda, innanzi al Giudice ordinario, nel termine assegnato, ai sensi e per gli effetti di cui in motivazione.




L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Vincenzo Neri Mario Luigi Torsello




IL SEGRETARIO
Maria Cristina Manuppelli


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Re: vittime del dovere

Messaggioda Zenmonk » lun mar 20, 2017 11:31 pm

Avt8 vedi che avevo ragione io una volta tanto? Anche se si ricorre solo per il quantum e' competente il G. O.


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Re: vittime del dovere

Messaggioda avt8 » mar mar 21, 2017 12:20 am

E normale che la competenza e del. G.O.Il collega ha chiesto la speciale elargizione per intera essendo dispensato per superamento dei termini.per cui tale beneficio va chiesto al g.o.
Ed gli è stata negata in quanto non dispensato a causa dell'evento.
E le provvidenze vanno chieste al g.o.
Lui non ha chiesto la rivalutazione della patologia


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » mar mar 21, 2017 2:01 pm

leggete bene,

"il ricorrente, che all’epoca dell’evento lesivo era assistente capo della Polizia di Stato, ora in quiescenza, proponeva all’Amministrazione istanza per la rivalutazione dei benefici previsti dalla normativa vigente..."


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Re: vittime del dovere

Messaggioda Zenmonk » mar mar 21, 2017 3:03 pm

Esatto, dai Avt che stavolta ha ragione l'umile monaco zen


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Re: vittime del dovere

Messaggioda avt8 » mar mar 21, 2017 3:56 pm

Zenmonk ha scritto:Esatto, dai Avt che stavolta ha ragione l'umile monaco zen


Ma avete letto la sentenza bene ? lui aveva fatto istanza per avere la rivalutazione della percentuale di invalidità essendo stato riformato-
Il Ministero ha scritto alla CMO per sapere se il collega per tale evento era stato dispensato-
La CMO gli ha risposto che lui era stato dispensato per superamento del termine di convalescenza,quindi per motivi diversi dall'evento-
Avuto la risposta negativa ha fatto ricorso al P:D:R: ed e stato dichiarato inammissibile-
per difetto di giurisdizione- Lui non ha chiesto la rivalutazione della percentuale della patologia-
Ma ha chiesto che la sua percentuale di invalidità fosse calcolata in base alla riforma-
Quindi la competenza e del G.O. come ho fatto io, ed ho perso la causa in quanto la CTU ha detto che la patologia pur appartenente allo stesso apparato psichico in se non ha prodotto la riforma,essendo sopraggiunti altri eventi se pur riconosciuti causa di servizio che hanno agito sullo stesso apparato psicofisico,non hanno determinato la riforma-
Ma se mi avessero dato il 5 % anzichè il 10% la competenza era del giudice amministrativo


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » lun mar 27, 2017 3:49 pm

difetto di giurisdizione dell’adito Tribunale in favore del competente giudice ordinario.
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------

1) - rigetto dell’istanza volta ottenere il riconoscimento dei benefici previsti dal DPR n. 243/06, espresso dall’Amministrazione della Difesa in considerazione del previo mancato riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della patologia tumorale sofferta dal de cuius.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201703765, - Public 2017-03-22 –

Pubblicato il 22/03/2017


N. 03765/2017 REG.PROV.COLL.
N. 01149/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1149 del 2016, proposto da:

-OMISSIS-, quale vedova ed erede del sig. -OMISSIS-, nonché quale genitore esercente la patria potestà su -OMISSIS-, tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Rosanna Serafini, C.F. SRFRNN65T54D086L, ed Eugenio Pini, C.F. PNIGNE70D16H501V, con domicilio eletto presso lo studio dell’ultimo in Roma, via della Giuliana, 82;

contro
Ministero della Difesa, Ministero della Difesa - Direzione generale della previdenza militare e della leva, Ministero dell'Economia e delle Finanze, Ministero dell'Economia e delle Finanze - Comitato di verifica per le cause di servizio, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento
- della nota posizione n.12359/SSB, adottata dal Ministero della Difesa – Direzione generale della previdenza militare e della leva, recante il rigetto dell’’stanza della ricorrente tesa al riconoscimento dei benefici previsti dal DPR n. 243/06;

- della delibera n. 8221/2015 adottata dal Comitato di Verifica per le cause di servizio nell’adunanza n. 148 del 19 maggio 2015;

- del decreto n. 4261 del 29 ottobre 2015;

- di ogni altro atto, provvedimento anche tacito presupposto connesso e/o consequenziale a questi - anche se ignoti alla ricorrente.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa, della Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva, del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Comitato di Verifica Per Le Cause di Servizio;
Viste le memorie difensive;
Visti gli artt. 35, co. 1, e 85, co. 9, cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 gennaio 2017 la dott.ssa Paola Patatini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

Parte ricorrente, in qualità di erede del defunto Caporale Maggiore -OMISSIS-, ha adito questo TAR per ottenere l’annullamento del rigetto dell’istanza volta ottenere il riconoscimento dei benefici previsti dal DPR n. 243/06, espresso dall’Amministrazione della Difesa in considerazione del previo mancato riconoscimento della dipendenza da causa di servizio della patologia tumorale sofferta dal de cuius.

Con mera comparsa formale, si sono costituite in giudizio le Amministrazione intimate.

Alla pubblica udienza del 9 gennaio, dopo aver avvertito le parti ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a, del rilevato profilo di possibile inammissibilità per difetto di giurisdizione, la causa è passata in decisione.

Il Collegio ritiene che il giudizio esuli dalla giurisdizione del giudice amministrativo.

Recentemente, nel solco di precedenti pronunce (Cass. 18 dicembre 2007, n. 26626 e 29 agosto 2008, n. 21927), le Sezioni Unite della Cassazione hanno attribuito alla competenza del giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro e dell’assistenza sociale ai sensi dell’art. 442 c.p.c., le controversie relative all’erogazione dei benefici previsti dall’art. 1, commi 562 – 565, legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) e dal regolamento attuativo, DPR n. 243/2006, in favore delle vittime del dovere, trattandosi nella specie di diritti soggettivi, non già di interessi legittimi, in quanto, in presenza dei requisiti richiesti, i soggetti prima indicati, o i loro familiari superstiti, avrebbero una posizione giuridica soggettiva nei confronti di un’amministrazione pubblica priva di discrezionalità in ordine alla decisione di erogare, o meno, le provvidenze ed in ordine alla misura delle stesse (Cass., SS.UU., n. 23300 e n. 23390 del 2016; poi confermate, in sede di regolamento di giurisdizione, con ordinanza n. 759/2017, sia pure successiva al passaggio in decisione della presente causa).

Tale indirizzo è stato, tra l’altro, prontamente seguito da alcuni TAR (ex multis, TAR Campania, sez. I, n. 4477/2016, n. 4263/2016).

Pertanto, essendo questo l’orientamento da ultimo ribadito dal giudice della giurisdizione, cui ha recentemente aderito anche la Sezione (n. 2182/2017), deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione dell’adito Tribunale in favore del competente giudice ordinario, innanzi al quale il processo dovrà essere riassunto, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta, ai sensi dell’art. 11 c.p.a.

In ragione della pronuncia in rito, le spese di lite possono compensarsi tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara il proprio difetto di giurisdizione in favore del competente giudice ordinario.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art.22, comma 8, D.lgs. n. 196/2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Concetta Anastasi, Presidente
Floriana Rizzetto, Consigliere
Paola Patatini, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Paola Patatini Concetta Anastasi





IL SEGRETARIO

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven mar 31, 2017 12:36 pm

Anche il TAR Molise, dichiara il difetto di giurisdizione.
---------------------------------------------------------------------

Il TAR a tal riguardo precisa:

1) - Non può, pertanto, sostenersi che elementi di discrezionalità si rinverrebbero nella disciplina che regola l’attività dell’Amministrazione nel compito di determinarsi in ordine al riconoscimento richiesto.

2) - Viceversa, dall’analisi della normativa di settore emerge che l’Amministrazione non ha discrezionalità nello svolgere il suo compito di accertare la spettanza dei benefici e deve applicare criteri e modalità precisate dalla legge per l’attribuzione dei medesimi, curandone la liquidazione, senza introdurre elementi di discrezionalità.

3) - Si è, dunque, in presenza di un diritto di natura prevalentemente assistenziale volto a prestare un ausilio a chi abbia subito un’infermità o la perdita di una persona cara a causa della prestazione di un servizio in favore di Amministrazioni pubbliche, da cui siano derivati particolari e specifici rischi.

4) - Quindi, la competenza in materia – a giudizio della Cassazione - è regolata dall’articolo 442 c.p.c. e la giurisdizione è del giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro e dell’assistenza sociale.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA BREVE ,sede di CAMPOBASSO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201700051,
- Public 2017-02-10 –


Pubblicato il 10/02/2017


N. 00051/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00005/2017 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 5 del 2017, proposto da:
A. S. in G., rappresentata e difesa dagli avv.ti Vincenzo Iacovino e Vincenzo Fiorini, con domicilio eletto presso lo studio Vincenzo Iacovino, in Campobasso, via Berlinguer n. 1;

contro
Ministero dell'Interno – Dipartimento P.S., in persona del legale rappresentante p. t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, per legge domiciliato in Campobasso, via Garibaldi, n. 124;

per l'annullamento
previa sospensione cautelare,

dei seguenti atti:
1) il provvedimento prot. n. 559/C/8983/SG/5614 dell' 11.08.2016, notificato in data 24.10.2016 con il quale il Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato - Servizio Assistenza ed Attività Sociali, ha rigettato l'istanza presentata dalla Sig.ra A. S. in G., tendente a ottenere la concessione dei benefici previsti dalla normativa vigente in materia di “vittime del dovere”, per il decesso dell'Agente Ausiliario della Polizia di Stato G. G.;
2) il preavviso di rigetto n. 559/C/8983/SG del 02 dicembre 2015 (trasmesso dalla Prefettura di Livorno protocollo in uscita n. 0044888 del 16.12.2015) con cui il Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato- Servizio Assistenza ed Attività Sociali comunicava “che questo Ufficio è orientato ad adottare un provvedimento di rigetto in relazione all'istanza presentata dalla sig.ra S. A., in G., madre del de cuius Agente Ausiliario della Polizia di Stato G. G.”;
3) ogni atto preordinato, consequenziale e comunque connesso, nella parte in cui si sono rivelati lesivi della posizione della ricorrente;


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2017 il dott. Orazio Ciliberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


I – La ricorrente è la madre di un agente ausiliario della Polizia di Stato, deceduto in servizio il 1.10.1992.

La medesima ha proposto istanza intesa a ottenere la concessione dei benefici previsti dalla normativa vigente in materia di “vittime del dovere”. Stante il provvedimento negativo adottato dal Dipartimento di P.S. – Ministero dell’Interno, essa insorge, con il ricorso notificato il 16.12.2016 e depositato il 12.1.2017, per impugnare i seguenti atti:
1) il provvedimento prot. n. 559/C/8983/SG/5614 dell' 11.08.2016, notificato in data 24.10.2016 con il quale il Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato - Servizio Assistenza ed Attività Sociali, ha rigettato l'istanza presentata dalla Sig.ra A. S. in G., tendente a ottenere la concessione dei benefici previsti dalla normativa vigente in materia di “vittime del dovere”, per il decesso dell'Agente Ausiliario della Polizia di Stato G. G.;
2) il preavviso di rigetto n. 559/C/8983/SG del 02 dicembre 2015 (trasmesso dalla Prefettura di Livorno protocollo in uscita n. 0044888 del 16.12.2015) con cui il Ministero dell'Interno - Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per gli Affari Generali della Polizia di Stato- Servizio Assistenza ed Attività Sociali comunicava “che questo Ufficio è orientato ad adottare un provvedimento di rigetto in relazione all'istanza presentata dalla sig.ra S. A., in G., madre del de cuius Agente Ausiliario della Polizia di Stato G. G.”;
3) ogni atto preordinato, consequenziale e comunque connesso, nella parte in cui si sono rivelati lesivi della posizione della ricorrente. Deduce i seguenti motivi: violazione e falsa applicazione dell’art. 97 Cost., violazione dell’art. 1 comma 563 della legge n. 266/2005, violazione dell’art. 3 della legge 13.8.1980 n. 466, violazione della legge n. 241/1990, eccesso di potere per travisamento dei fatti, genericità, illogicità, irragionevolezza della motivazione, falsa rappresentazione.

Si costituisce l’Amministrazione intimata per resistere nel giudizio. Deduce l’incompetenza territoriale del T.a.r. Molise, la inammissibilità e la infondatezza del ricorso. Ne chiede la reiezione.

Nella camere di consiglio dell’8 febbraio 2017, fissata per il giudizio cautelare, è rilevata d’ufficio –ex art. 73, comma 3, c.p.a. - dal Presidente del Collegio la questione di giurisdizione. Le parti interloquiscono sul punto.

La causa è, quindi, introitata per la decisione anticipata con sentenza in forma semplificata, sussistendo i presupposti e datane comunicazione alle parti.

II – Sussiste il difetto di giurisdizione.

III – La Cassazione civile, sezioni unite, nella recentissima pronuncia di cui alla sentenza 16.11.2016 n. 23300, ha statuito che la controversia sulla spettanza dei benefici previsti dalla normativa vigente in materia di “vittime del dovere” rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

IV - La normativa di riferimento è dettata dalla legge 23 dicembre 2005, n. 266, all’art. 1, commi 562 – 565, che ha esteso i benefici previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo a tutte quelle che vengono definite “vittime del dovere”. La definizione di questa categoria di persone si rinviene nel comma 563, che così si esprime: “per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui alla L. 13 agosto 1980, n. 466, articolo 3, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:
a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;
c)nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
d) in operazioni di soccorso;
e) in attività di tutela della pubblica incolumità;
f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteri di ostilità”.
Il successivo comma 564 amplia ulteriormente l’area, disponendo: “sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegue il decesso in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”. Il comma successivo affida a un regolamento da emanare entro novanta giorni il compito di disciplinare “i termini e le modalità per la corresponsione delle provvidenze” ai soggetti prima indicati o ai familiari superstiti. Il regolamento è stato emanato con D.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, che non si è limitato a disciplinare termini e modalità, ma ha compiuto una serie di precisazioni in ordine alla definizione di “benefici e provvidenze” e di “missioni”.

Alla luce di questa normativa, deve affermarsi che quello configurato dal legislatore è un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, in quanto, in presenza dei requisiti richiesti, i soggetti prima indicati, o i loro familiari superstiti, hanno una posizione giuridica soggettiva nei confronti di un’Amministrazione pubblica priva di discrezionalità in ordine alla decisione di erogare o meno le provvidenze e in ordine alla misura delle stesse (su questa medesima linea si sono espresse, in relazione a norme di analogo contenuto, Cass. civile, S.U., 18 dicembre 2007, n. 26626 e 29 agosto 2008, n. 21927). Non può, pertanto, sostenersi che elementi di discrezionalità si rinverrebbero nella disciplina che regola l’attività dell’Amministrazione nel compito di determinarsi in ordine al riconoscimento richiesto. Viceversa, dall’analisi della normativa di settore emerge che l’Amministrazione non ha discrezionalità nello svolgere il suo compito di accertare la spettanza dei benefici e deve applicare criteri e modalità precisate dalla legge per l’attribuzione dei medesimi, curandone la liquidazione, senza introdurre elementi di discrezionalità. Si è, dunque, in presenza di un diritto di natura prevalentemente assistenziale volto a prestare un ausilio a chi abbia subito un’infermità o la perdita di una persona cara a causa della prestazione di un servizio in favore di Amministrazioni pubbliche, da cui siano derivati particolari e specifici rischi.

Quindi, la competenza in materia – a giudizio della Cassazione - è regolata dall’articolo 442 c.p.c. e la giurisdizione è del giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro e dell’assistenza sociale.

V – In conclusione, il ricorso è inammissibile, stante il difetto di giurisdizione, e le spese del giudizio possono essere compensate tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara il difetto di giurisdizione, con l’avvertenza che la causa potrà essere riproposta dinanzi al giudice ordinario, ai sensi dell’art. 11 comma terzo del c.p.a..

Compensa tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Campobasso, nella camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2017, con l'intervento dei magistrati:
Silvio Ignazio Silvestri, Presidente
Orazio Ciliberti, Consigliere, Estensore
Domenico De Falco, Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Orazio Ciliberti Silvio Ignazio Silvestri





IL SEGRETARIO


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » dom apr 09, 2017 7:43 pm

Anche il TAR Lazio, dichiara il difetto di giurisdizione.
-----------------------------------------------------------------------

1) - mancato riconoscimento dei benefici previsti dall’art.1079, comma 1, DPR n. 90/2010, che ha conglobato il DPR n. 37/2009, il quale, analogamente a quanto accadeva col precedente DPR n. 243/2006, disciplinava i termini e le modalità di riconoscimento di particolari infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all’estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali, a norma della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008),

N.B.: per i ricorrenti Vi conviene avvisare i vostri avvocati in modo di non perdere tempo, aspettando sentenze con questo finale, così facendo potete trasportare subito il ricorso al Tribunale competente.
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201704366, - Public 2017-04-07 -

Pubblicato il 07/04/2017


N. 04366/2017 REG.PROV.COLL.
N. 05053/2012 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5053 del 2012, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avvocato Angelo Fiore Tartaglia, C.F. TRTNLF68L28D390F, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, viale delle Medaglie D'Oro, 266;

contro
Ministero della Difesa, Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento
- del decreto n. 151 del 04 aprile 2012 recante il rigetto della domanda tendente ad ottenere il beneficio della speciale elargizione prevista dall’art. 1079, comma 1, DPR n. 90/2010 (ex DPR n. 37/2009) in relazione all’infermità “Linfoma di Hodgkin”, causativa della morte del figlio, soldato O. A., nonché dei pareri espressi dal Comitato di Verifica nn. 3881/2011 e 637/2012;


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa e del Ministero dell'Economia e delle Finanze;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 dicembre 2016 la dott.ssa Paola Patatini e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Premesso che l’odierna ricorrente, madre del defunto soldato A.O., riscontrato affetto da “Linfoma di Hodgkin”, ha adito questo TAR per ottenere l’annullamento del provvedimento in epigrafe, che ha respinto la domanda di attribuzione della speciale elargizione prevista dall’art. 1079, comma 1, DPR n. 90/2010, in relazione alla sopradetta infermità che portò al decesso il militare;

Rilevato che la presente controversia verte unicamente sul mancato riconoscimento dei benefici previsti dall’art.1079, comma 1, DPR n. 90/2010, che ha conglobato il DPR n. 37/2009, il quale, analogamente a quanto accadeva col precedente DPR n. 243/2006, disciplinava i termini e le modalità di riconoscimento di particolari infermità da cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni militari all’estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali, a norma della legge n. 244/2007 (legge finanziaria 2008),

Ritenuto quindi che al giudizio sono pienamente applicabili i principi affermati dalla Cassazione in punto di giurisdizione, laddove le Sezioni Unite hanno sancito la spettanza al giudice ordinario, quale giudice del lavoro e dell’assistenza sociale ai sensi dell’art. 442 c.p.c., delle controversie relative all’erogazione dei benefici previsti dalla legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006), art. 1, commi 562 - 565, e dal regolamento attuativo, DPR n. 243/2006, in favore delle vittime del dovere, trattandosi di diritti soggettivi, e non già di interessi legittimi (Cass., SS.UU., 16 novembre 2016, n. 23300);

Ritenuto pertanto che il giudizio esuli dalla giurisdizione del giudice amministrativo;

Rilevato infine che, in riscontro all’ordinanza collegiale n. 1255/2017, anche parte ricorrente ha condiviso il difetto di giurisdizione come evidenziato d’ufficio dal Collegio ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a. e ha insistito per la rimessione del giudizio al competente giudice del lavoro;

Compensate le spese della presente fase in ragione della pronuncia in rito;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara il proprio difetto di giurisdizione in favore del competente giudice ordinario, innanzi al quale il processo dovrà essere riassunto, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda proposta, ai sensi dell’art. 11 c.p.a.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, d.lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte.

Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 14 dicembre 2016 e 15 marzo 2017, con l'intervento dei magistrati:
Concetta Anastasi, Presidente
Roberto Vitanza, Primo Referendario
Paola Patatini, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Paola Patatini Concetta Anastasi





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