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vittime del dovere

Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » sab mar 02, 2013 6:51 pm

Per notizia, 2 ricorsi respinti.

27/02/2013 201300430 Sentenza 3

N. 00430/2013 REG.PROV.COLL.
N. 00894/2010 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
Lecce - Sezione Terza


SENTENZA

per il riconoscimento dei benefici previsti dalla legge n. 266 del 2005 per i familiari delle "vittime del dovere" ( Carabiniere ) deceduto a seguito di un incidente automobilistico occorsogli mentre si recava allo stadio di Lecce per prestarvi servizio di ordine pubblico).
Ricorso respinto dal Tar

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N.B.: sotto la stessa data è stato respinto dallo stesso Tar di Lecce anche il ricorso riguardante la morte di un collega della PolStato.

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Re: vittime del dovere

Messaggioda fox1962 » mer mar 06, 2013 6:13 pm

Salve a tutti, sono un brig. dei cc. riformato x causa di servizio volevo fare una domanda a chi ne sa più di me riguardo le vittime del dovere, mi è arrivato il decreto dal ministero dell'interno a luglio 2012 adesso mi hanno detto che il ministero dell'economia mi dovrebbe dare il vitalizio... la domanda dopo quanto tempo provvederanno al risarcimento.. grazie


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Re: vittime del dovere

Messaggioda giuseppedemarco » mer mar 06, 2013 6:34 pm

fox1962, chiama la Direzione Centrale dei Servizi del Tesoro ai numeri (0647615581-82-83) e chiedi quando è arrivato a loro il tuo Decreto. Loro mettono in trattazione rigorosamente le pratiche in ordine cronologico di arrivo. Da quello che leggo, se hai ricevuto i decreti a Luglio 2012, dovresti essere in pagamento per il 5 aprile p.v..
Un saluto


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » mer dic 25, 2013 11:41 pm

Il Ministero della Difesa perde l'Appello.
-------------------------------------------------------------------------------------------
1) - sentenza del T.A.R. VENETO - VENEZIA :SEZIONE III n. 01145/2012, concernente ottemperanza della sentenza del Tribunale di Venezia n. 195/2011 passata in giudicato - attribuzione assegno vitalizio.

2) - il ricorrente ha agito per il riconoscimento dei benefici spettanti alle vittime del dovere e con sentenza 2 marzo 2011, n. 195, il Tribunale di Venezia in funzione di giudice del lavoro, ritenuta la propria giurisdizione, ha accolto la domanda.

3) - Nell’adempiere, il Ministero della difesa ha attribuito l’assegno vitalizio previsto dall’art. 2 della legge 23 novembre 1998, n. 407, senza, però, corrispondergli i relativi aggiornamenti, quale quello ex art. 4, comma 238, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, a partire dal 1° aprile 2004.

4) - Il signor ha agito per l’ottemperanza della sentenza del giudice ordinario, proponendo ricorso, che il T.A.R. per il Veneto, sez. III, ha accolto con sentenza 9 agosto 2012, n. 1145.

IL CONSIGLIO DI STATO nel rigettare l'appello del M.D. precisa:

5) - Qualunque argomento voglia poi trarsi in contrario dal decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2006, n. 243, deve tenersi per irrilevante, sia perché una fonte regolamentare non può incidere sulla titolarità di un diritto attribuito dalla legge, sia perché il d.P.R. ricordato si muove su un terreno diverso, in quanto - come detto nel titolo e nelle premesse - esso intende piuttosto disciplinare i termini e le modalità di attuazione di una diversa normativa (art. 1, commi 562, 563, 564 e 565, della legge 23 dicembre 2005, n. 266).

Il resto x completezza leggetelo qui sotto.
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23/12/2013 201306199 Sentenza 4


N. 06199/2013REG.PROV.COLL.
N. 07395/2012 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 7395 del 2012, proposto da:
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
O. A., rappresentato e difeso dagli avv. Andrea Bava, Enrico Rossi, con domicilio eletto presso Rossi-De Nardo Studio in Roma, via Ottaviano, 66;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. VENETO - VENEZIA :SEZIONE III n. 01145/2012, resa tra le parti, concernente ottemperanza della sentenza del Tribunale di Venezia n. 195/2011 passata in giudicato - attribuzione assegno vitalizio.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di O. A.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2013 il Cons. Giuseppe Castiglia e uditi per le parti l’Avvocato dello Stato Grumetto e l’Avv. Enrico Rossi;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Il signor O. A. ha agito per il riconoscimento dei benefici spettanti alle vittime del dovere, esponendo che nel 1966, mentre prestava servizio come militare di leva in qualità di geniere, era rimasto vittima della deflagrazione di materiale incendiario, riportando gravi lesioni.

Con sentenza 2 marzo 2011, n. 195, il Tribunale di Venezia in funzione di giudice del lavoro, ritenuta la propria giurisdizione, ha accolto la domanda.

Nell’adempiere, il Ministero della difesa ha attribuito al signor OMISSIS l’assegno vitalizio previsto dall’art. 2 della legge 23 novembre 1998, n. 407, senza, però, corrispondergli i relativi aggiornamenti, quale quello ex art. 4, comma 238, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, a partire dal 1° aprile 2004.

Il signor OMISSIS ha agito per l’ottemperanza della sentenza del giudice ordinario, proponendo ricorso, che il T.A.R. per il Veneto, sez. III, ha accolto con sentenza 9 agosto 2012, n. 1145.

L’Amministrazione ha interposto appello contro la sentenza, chiedendone anche la sospensione dell’efficacia esecutiva.

Il signor OMISSIS si è costituito in giudizio per resistere all’appello, che considera inammissibile (nella misura in cui farebbe valere difese destinate semmai a essere proposte nel giudizio civile, ove l’Amministrazione avrebbe solo inviato una memoria, giudicata irricevibile) e comunque infondato.

La domanda cautelare è stata respinta dalla Sezione con ordinanza 6 novembre 2011, n. 4383.

Nell’approssimarsi dell’udienza di discussione, la parte privata ha depositato una memoria.

Alla camera di consiglio del 10 dicembre 2013, l’appello è stato chiamato e trattenuto in decisione.

La ricordata sentenza del giudice del lavoro ha riconosciuto al signor OMISSIS, fra l’altro, il diritto all’assegno vitalizio previsto dall’art. 2 della legge n. 407 del 1998. La legge fissava l’importo di tale assegno in lire 500.000 mensili, soggetto alla perequazione automatica.

L’art. 4, comma 238, della legge n. 350 del 2003, ha stabilito che “con effetto dal 1° gennaio 2004 i trattamenti mensili dei soggetti destinatari dell'assegno vitalizio di cui all'articolo 2 della legge 23 novembre 1998, n. 407, e successive modificazioni, sono elevati a 500 euro mensili”.

La tesi dell’Amministrazione, secondo cui tale aumento non spetterebbe all’interessato, per non avere il giudice del lavoro richiamato anche la legge ora citata, è palesemente infondata. Una volta accertato il presupposto (cioè la titolarità dell’assegno vitalizio ex legge n. 407 del 1998), la conseguenza (vale a dire l’incremento della misura dell’assegno) opera di diritto, senza necessità di alcuno specifico richiamo nel provvedimento giurisdizionale che ha riconosciuto il diritto al beneficio.

Qualunque argomento voglia poi trarsi in contrario dal decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2006, n. 243, deve tenersi per irrilevante, sia perché una fonte regolamentare non può incidere sulla titolarità di un diritto attribuito dalla legge, sia perché il d.P.R. ricordato si muove su un terreno diverso, in quanto - come detto nel titolo e nelle premesse - esso intende piuttosto disciplinare i termini e le modalità di attuazione di una diversa normativa (art. 1, commi 562, 563, 564 e 565, della legge 23 dicembre 2005, n. 266).

Dalle considerazioni che precedono, discende che l’appello è infondato e va perciò respinto.

Le spese seguono la soccombenza, conformemente alla legge, e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata.

Condanna l’Amministrazione soccombente alle spese del grado, che liquida nell’importo di euro 3.000,00 (tremila/00), oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Paolo Numerico, Presidente
Nicola Russo, Consigliere
Diego Sabatino, Consigliere
Raffaele Potenza, Consigliere
Giuseppe Castiglia, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 23/12/2013


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » gio dic 26, 2013 12:25 am

Altra sconfitta in Appello per il Ministero della Difesa.
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concessione benefici per le vittime del dovere e riconoscimento assegno vitalizio

1) - Con sentenza n.1295/2011 il tribunale di Bologna, Sezione controversie del lavoro, dopo aver riconosciuto al sig.P. E. lo status di vittima del dovere , in accoglimento di relativo ricorso attribuiva al predetto una serie di benefici tra cui l’assegno vitalizio mensile ex lege 23 novembre 1998 n.407.

2) - L’Amministrazione, in dichiarata attuazione di tale decisum, con decreto n.294 del 12/12/2012 erogava al OMISSIS siffatta provvidenza liquidata in euro 258,23 mensili .

Per completezza leggete il tutto qui sotto.
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20/12/2013 201306156 Sentenza Breve 4


N. 06156/2013REG.PROV.COLL.
N. 08084/2013 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
ex artt. 38 e 60 cod. proc. amm.
sul ricorso numero di registro generale 8084 del 2013, proposto da:
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

contro
E. P., rappresentato e difeso dall'avv. Andrea Bava, con domicilio eletto presso Studio Studio Legale Rossi - De Nardo in Roma, via Ottaviano 66;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA - BOLOGNA: SEZIONE I n. 00494/2013, resa tra le parti, concernente esecuzione del giudicato sentenza tribunale civile di Bologna sez. controversie di lavoro n° 1295/11 - concessione benefici per le vittime del dovere e riconoscimento assegno vitalizio

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di E. P.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 26 novembre 2013 il Cons. Andrea Migliozzi e uditi per la parte appellante l’Avvocato dello Stato Elefante;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;

Con sentenza n.1295/2011 il tribunale di Bologna, Sezione controversie del lavoro, dopo aver riconosciuto al sig.P. E. lo status di vittima del dovere , in accoglimento di relativo ricorso attribuiva al predetto una serie di benefici tra cui l’assegno vitalizio mensile ex lege 23 novembre 1998 n.407. L’Amministrazione, in dichiarata attuazione di tale decisum, con decreto n.294 del 12/12/2012 erogava al OMISSIS siffatta provvidenza liquidata in euro 258,23 mensili .

L’ interessato, con ricorso di ottemperanza presentato ex art.112 c.p.a., chiedeva al Tar dell’Emilia Romagna di dichiarare l’obbligo dell’Amministrazione di dare compiuta esecuzione alle statuizioni recate dalla sentenza n.1295/2011 nel senso di provvedere alla corresponsione dell’assegno vitalizio de quo nella misura di 500 euro mensili in conformità a quanto previsto dall’art.4, comma 238, della legge n.350 del 2003.

L’adito Tribunale amministrativo con sentenza n.494/2013 ha accolto il ricorso condannando l’Amministrazione a corrispondere l’adeguamento in questione con l’attribuzione al OMISSIS dell’assegno dovuto per il titolo di cui sopra nella somma di 500,00 euro mensili oltre alla perequazione automatica di cui all’art.11 del dlgs n.503 del 1992.

Il Ministero della Difesa ha impugnato con l’appello all’esame la suindicata sentenza sostenendo, in concreto, con un unico motivo di gravame che la decisione è il frutto di una errata interpretazione e applicazione di legge.

In particolare l’Amministrazione assume che l’elevazione dell’importo dell’assegno de quo, effettuata a decorrere dal 1 gennaio 2004 ad opera del comma 238 dell’art.4 della legge n.350/2003, è limitata solo alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata con esclusione della categoria riconosciuta al sig. OMISSIS, quella di vittima del dovere. Al riguardo, sempre ad avviso dell’appellante Ministero, si deve tener conto della normativa rappresentata dal DPR n.243/2006 con cui si è provveduto a dettare i termini e le modalità di corresponsione delle provvidenze a tutte le vittime del dovere o categorie equiparate , laddove l’art.4 del citato DPR precisa che l’importo dell’assegno è quello originariamente fissato nell’art.2 della legge n.407/1998 in lire 500.000 mila corrispondenti ad euro 258,23, senza che si possa far luogo ad adeguamento alcuno di tale importo.

Si è costituito in giudizio il sig. OMISSIS eccependo in via preliminare la inammissibilità dell’appello per avere l’Amministrazione introdotto solo in secondo grado una questione giuridica di merito che doveva essere sollevata eventualmente in prime cure. In ogni caso, ad avviso dell’appellato, nel merito il gravame del Ministero è infondato, in quanto basato su una erronea interpretazione della normativa all’uopo dettata.

Tanto premesso, ritiene il Collegio che l’appello sia privo di fondamento, potendosi, per ciò stesso prescindere dall’esame dell’eccezione di inammissibilità del gravame pure sollevata da parte appellata.

Invero, l’esclusione dell’adeguamento economico dell’assegno vitalizio riconosciuto all’appellato, secondo la tesi propugnata dall’Amministrazione con il gravame all’esame, non risulta supportata da sufficienti ragioni giustificative ove si proceda ad una coordinata esegesi delle norme dettate in subjecta materia come cronologicamente intervenute, sulla scorta della quale si perviene a conclusioni di segno opposto a quelle sostenute dal Ministero.

L’art. 2 della legge n.407 del 1998 ha previsto la concessione, oltre ad altre elargizioni, di un assegno vitalizio non reversibile di lire 500.000 mensili , soggetto alla perequazione automatica di cui all’art.11 del dlgs n.503/92, in favore dei soggetti di cui ai commi 1,2, 3 e 4 della legge n.302/90, di coloro cioè che hanno subito una invalidità permanente in conseguenza di ferite riportate per atti terroristici , per fatti di criminalità organizzata e per azioni di repressione e prevenzione dei fenomeni di terrorismo e di criminalità organizzata.

Quindi la legge n.350 del 2004, all’art. 4 comma 238, ha previsto che con effetto dal 1 gennaio 2004 i trattamenti mensili de soggetti destinatari dell’assegno vitalizio di cui all’art.2 della legge 23 novembre 1998 n.407 sono elevati a 500 euro mensili.

Ora in base al tenore letterale di tali disposizioni si rileva :

a) che l’assegno vitalizio fissato nella misura 500.000 lire corrispondenti ad euro 258,23 è stato riconosciuto in favore sia delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata sia dei soggetti che hanno avuto conseguenze fisiche in occasione di azione volte a reprimere o prevenire azioni delittuose del genere di quelle sopra evidenziate, con una equiparazione quindi delle vittime del dovere come indicate ai commi 1,2,3 e 4 della legge n.302/1990 ;

b) che il legislatore, con la norma di cui al comma 238 dell’art.4 della legge n.350/2004, ha inteso unicamente elevare l’importo dell’assegno vitalizio de quo, originariamente fissato in 500.000 lire, ( pari ad euro 258,23 ) portandolo ad euro 500,00 , esattamente il doppio della misura in origine prevista e determinata ( secondo il regime monetario della lira all’epoca vigente )

E’ intervenuto quindi il DPR n.243 del 2006, emanato in attuazione del coma 565 dell’art.1 della legge 23/12/2005 n.266, che ha disciplinato i tempi e le modalità di erogazione delle provvidenze in parola , con la previsione di una graduatoria unica nazionale delle posizioni.

Detto regolamento, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte appellante, non va a modificare in senso restrittivo l’ambito dei soggetti destinatari dei benefici in questione, se è vero che all’art.1 fa riferimento alle vittime del dovere e alle categorie a queste equiparate , con ciò estendendo la elargizione dei benefici già riconosciuti alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata a tutte le vittime che hanno riportate menomazioni e ferite nell’adempimento del dovere .

Per quanto attiene poi all’aspetto oggettivo, il successivo art.4 dello stesso DPR, relativamente alla corresponsione dell’assegno vitalizio mensile menziona direttamente l’importo originariamente previsto dalla legge n.407/98 ( euro 258,23 pari a lire cinquecentomila ), ai soli fini della individuazione del beneficio in questione, senza cristallizzare la misura dell’assegno stesso

In base a siffatto quadro normativo di riferimento, non v’ è quindi motivo per escludere l’adeguamento in euro 500 dell’importo dell’assegno in questione disposto dall’art.4 comma 238 della legge n.359/2002 nei confronti di alcuni soggetti che sono già stati in precedenza equiparati agli originari assegnatari delle provvidenze spettanti alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. Se così non fosse, si verrebbe a creare una ingiustificata disparità di trattamento tra categorie di soggetti posti sullo stesso piano in relazione alle conseguenze fisiche di tipo negativo riportate in occasione di eventi di violenza comune e terroristica

Ad escludere sul punto ogni distinguo sia soggettivo che oggettivo depone, infine, il fatto che anche alla luce delle successive modifiche intervenute nella normativa di settore è evincibile un intento perequativo del legislatore (cfr. Cons. Stato Sez. IV ordinanza 4843 del 6/11/2012).

Per quanto sopra esposto, l’appello si appalesa infondato e va, conseguentemente , respinto.

Si ravvisano nella specie ragioni tali da far disporre la compensazione delle spese e competenze del presente grado del giudizio tra le parti

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
definitivamente pronunciando sul ricorso in appello, come in epigrafe proposto, lo Rigetta.

Compensa tra le parti le spese e competenze del presente grado del giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 26 novembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Giorgio Giaccardi, Presidente
Nicola Russo, Consigliere
Raffaele Greco, Consigliere
Raffaele Potenza, Consigliere
Andrea Migliozzi, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 20/12/2013


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » dom apr 13, 2014 2:08 pm

NEGATIVA, riguarda il caso del decesso x incidente stradale di un Commissario Straordinario di un Comune.

Il resto leggetelo qui sotto.
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11/04/2014 201401794 Sentenza 3


N. 01794/2014REG.PROV.COLL.
N. 05832/2013 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 5832 del 2013, proposto da:
OMISSIS, rappresentati e difesi dall'avv. E. S. D., con domicilio eletto presso S. D. Studio Bdl in Roma, via Bocca di Leone, 78;

contro
Ministero dell'Interno, Ministero dell'Interno - Dipartimento Politiche del Personale Amministrazione Civile e Risorse Strumentali e finanziarie.- Direzione Centrale Risorse Umane;

per la riforma
della sentenza del T.A.R. PUGLIA - SEZ. STACCATA DI LECCE: SEZIONE III n. 00973/2013, resa tra le parti, concernente diniego riconoscimento dello status di vittima del dovere

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 30 gennaio 2014 il Cons. Michele Corradino e udito l’avvocato Dettori su delega di S. D.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Viene appellata la sentenza n. 973 del 2013, con la quale il T.A.R. Puglia –Lecce ha rigettato il ricorso proposto dagli odierni appellanti avverso il provvedimento con cui il Ministero dell’Interno rigettava l’istanza avanzata dai familiari del OMISSIS, deceduto in un incidente stradale avvenuto in attività di servizio, di riconoscimento in favore del de cuius dello status di “vittima del dovere” ex l. n. 266/2005, ai fini della concessione dei benefici ivi previsti.

Si è costituita l’Avvocatura dello Stato per il Ministero appellato che ha chiesto il rigetto dell’appello.

All’udienza pubblica del 30 gennaio 2014 la causa è stata trattenuta in decisione.

L’appello è infondato.

Va premesso che non si discute del riconoscimento della “causa di servizio” e degli inerenti benefici previsti dalle disposizioni in materia, concernenti la generalità dei pubblici dipendenti. Si deve presumere (nulla essendo stato dedotto in contrario) che tali benefici siano stati pacificamente attribuiti ai familiari del OMISSIS. Si discute, invece, della spettanza degli ulteriori benefici previsti dalle norme speciali concernenti le “vittime del dovere” – ipotesi questa più ristretta e specifica rispetto all’ordinario trattamento del decesso per causa di servizio.

Nel caso in decisione, il dr OMISSIS, per il quale i familiari appellanti chiedono il riconoscimento dello status di “ vittima del dovere” era Commissario Straordinario del Comune di OMISSIS e incaricato della vice dirigenza dell’Ufficio Elettorale Provinciale di Lecce, e rimaneva vittima di un incidente stradale nello svolgimento della propria attività di servizio, in particolare lungo il tragitto tra la sede del Comune in cui svolgeva funzioni di commissario straordinario e quello ove espletava incombenze relative alle imminenti elezioni.

Affermano gli appellanti che l’acceso clima elettorale, che ha spinto il funzionario ad assumere il rischio del trasferimento da un ufficio all’altro nonostante le avverse condizioni metereologiche, giustifica il riconoscimento dello status di “vittima del dovere”.

Ora, secondo quanto disposto dall’art. 1 della l. 23 dicembre 2005 n. 266, al comma 563: “per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: … b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico”; per il comma 564: “Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

Il successivo D.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, recante il “Regolamento concernente termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere e ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della L. 23 dicembre 2005, n. 266”, specifica che “si intendono: … c) per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto” (art. 1).

A prescindere dal significato che si attribuisca alle nozioni di “ordine pubblico” e “missione” contenute nella normativa citata, non è possibile applicare le suddette fattispecie. Infatti, non è individuabile alcun rapporto di causalità diretta tra il decesso e l’attività volta al mantenimento dell’ordine pubblico, né tra la morte o l’infermità e la causa di servizio dipendente da particolari condizioni ambientali e operative.

Il Dr. OMISSIS è deceduto in un incidente stradale, nel tragitto tra il Comune e l’Ufficio Elettorale ove si recava per l’espletamento delle proprie incombenze lavorative. Non è dunque in discussione che il decesso costituisca un’ipotesi di infortunio in itinere, con conseguente riconoscimento della dipendenza dalla causa di servizio del decesso. Egli è deceduto in un incidente mortale per uno scontro con altra vettura, concausato da avverse condizioni atmosferiche.

Non tutti i sinistri verificatesi nell’ambito di mansioni, pur connesse con l’ordine e la sicurezza pubblica, svolte da alcune categorie di lavoratori come militari, forze dell’ordine, vigili del fuoco, magistrati, possono determinare il riconoscimento dello status di “vittima del dovere”. Altrimenti il suddetto concetto si sovrapporrebbe a quello di “causa di servizio”.

Sul punto il Consiglio di Stato in sede consultiva, chiamato a decidere in ordine ai criteri di applicazione dell’art. 1, comma 563, lettera b), della Legge 23 dicembre 2005 n. 266, ha chiarito che “tra l’attività di ordine pubblico e il decesso o l’invalidità permanente, ai fini dell’applicazione dei benefici previsti per le vittime del dovere, deve sussistere un nesso di causalità diretta e non di mera occasionalità, nel senso che l’evento pregiudizievole deve essere determinato da una azione di polizia diretta, in via immediata, al mantenimento dell’ordine pubblico (o da una reazione ad essa), non essendo sufficiente che il medesimo evento si sia verificato nel periodo di tempo durante il quale il dipendente sia comandato a prestare servizio di ordine pubblico, ma per cause accidentali esulanti da quest’ultimo” (Sez. I, parere n. 5011/2010 del 17.11.2010).

Più di recente (Sez. I parere n. 02324/2011 del 09.06.2011), in merito alla definizione ora contenuta nell’art. 1 comma 563 della l. 266 del 2005, ha precisato che “Il concetto di vittima del dovere presenta caratteristiche speciali rispetto al genus della causa di servizio e deve quindi essere tenuto distinto dal decesso in o per causa di servizio; quindi, per il sorgere del diritto alla speciale elargizione prevista dalla legge per le vittime del dovere, non basta che l’evento letale sia connesso all’espletamento di funzioni d’istituto, ma occorre pure che sia dipendente “da rischi specificamente attinenti a operazioni di polizia preventiva o repressiva o all’espletamento di attività di soccorso” (art. 3 comma 2 l. 27 ottobre 1973 n. 629, aggiunto dall'art. 1 l. 13 agosto 1980 n. 466), occorrendo in sostanza che il rischio affrontato vada oltre quello ordinario connesso all’attività di istituto. (Consiglio Stato, sez. IV, 12 marzo 2001 , n. 1404)”.

Tali condizioni non ricorrono nel caso di specie che pure si caratterizza per il particolare senso di abnegazione e di attaccamento al dovere del dr Antonio Andriolo.

Alla luce delle suesposte considerazioni , l’appello va rigettato.

Per la particolare natura della questione, sussistono giusti motivi per la compensazione delle spese tra le parti.

P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta per l'effetto, conferma la sentenza impugnata.

Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 gennaio 2014 con l'intervento dei magistrati:
Pier Giorgio Lignani, Presidente
Michele Corradino, Consigliere, Estensore
Salvatore Cacace, Consigliere
Bruno Rosario Polito, Consigliere
Angelica Dell'Utri, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Il 11/04/2014


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven apr 18, 2014 12:24 am

per l’ottemperanza
della sentenza n. 1351 del 28.6.2012

OMISSIS

nonché per risarcimento del danno derivato al ricorrente dalla mancata esecuzione della sentenza di cui si chiede l’ottemperanza ovvero dall’elusione del giudicato, per illegittima privazione della possibilità di usufruire dei benefici economici richiesti;

IL TAR Accoglie e condanna nuovamente il M.D. ad eseguire.-

Per completezza leggete il tutto qui sotto.
---------------------------------------------------------------------------------

17/04/2014 201400524 Sentenza 1


N. 00524/2014 REG.PROV.COLL.
N. 01501/2013 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1501 del 2013, proposto da OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. Emilio Toma e Loredana Papa, con domicilio eletto presso Emilio Toma in Bari, via Calefati, 133;

contro
Ministero della Difesa;

per l’ottemperanza
della sentenza n. 1351 del 28.6.2012 resa nel giudizio promosso dal ricorrente OMISSIS contro il Ministero della Difesa;

per la declaratoria di nullità del decreto del Ministero della Difesa n. 149 del 19.6.2013 e di ogni altro atto a questo presupposto, connesso e consequenziale;

in subordine, per l’annullamento del decreto del Ministero della Difesa n. 149 del 19.6.2013 e di ogni altro atto a questo presupposto, connesso e consequenziale;

nonché per risarcimento del danno derivato al ricorrente dalla mancata esecuzione della sentenza di cui si chiede l’ottemperanza ovvero dall’elusione del giudicato, per illegittima privazione della possibilità di usufruire dei benefici economici richiesti;

conseguentemente, per la condanna del Ministero della Difesa - Direzione Generale della previdenza militare della leva - alla liquidazione delle somme spettanti al ricorrente a titolo di benefici derivanti dalle leggi quale “vittima del dovere”, oltre interessi e rivalutazione e al relativo risarcimento del danno;

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l’art. 114 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore il dott. Francesco Cocomile e udito nella camera di consiglio del giorno 12 marzo 2014 per la parte ricorrente il difensore avv. Loredana Papa;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

Con ricorso r.g. n. 1701/2008 l’odierno ricorrente OMISSIS adiva questo Tribunale per chiedere l’annullamento del decreto del Ministero della Difesa n. 122 del 31.7.2008 che gli aveva negato il riconoscimento dei benefici derivanti dalla legge quale “vittima del dovere” nonché l’accertamento del proprio diritto al riconoscimento dei benefici di cui alle leggi n. 466/1980, n. 302/1990, n. 407/1998, n. 206/2004, estesi alle vittime del dovere e ai soggetti equiparati dall’art. 1, commi 562, 563 e 564 legge n. 266/2005.

Con la sentenza n. 1351/2012, che ha acquisito valore di giudicato, il T.A.R. adito acclarava che il ricorrente rientra nella categoria delle vittime del dovere di cui all’art. 1, comma 563 della legge n. 266/2005; più precisamente la sua condizione è riconducibile alle previsioni di cui alla lettera c) di tale disposizione alla stregua della quale vanno considerate vittime del dovere i dipendenti pubblici che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi in “attività di vigilanza ad infrastrutture civili e militari”.

Di conseguenza il T.A.R. rilevava che “illegittimamente … l’Amministrazione intimata ha negato i benefici …”.

Tale sentenza non formava oggetto di impugnazione da parte dell’Amministrazione convenuta e, pertanto, decorsi i termini di legge, acquisiva carattere di definitività.

A seguito della suddetta decisione, l’Amministrazione resistente adottava un nuovo provvedimento (decreto n. 149 del 19.6.2013), con il quale in dichiarata esecuzione della pronuncia del T.A.R. Puglia n. 1351/2012 negava nuovamente i benefici al ricorrente, per le stesse motivazioni espresse con il primo diniego, e ritenute illegittime dal Tribunale.

Si legge nel provvedimento gravato:

«Considerato che nel caso di specie non si ritiene sussistente né la condizione oggettiva dell’attività di vigilanza stricto sensu di cui alla lettera c) dell’art. 1 c. 563 legge 266/2005, trattandosi piuttosto di una attività addestrativa di vigilanza, né il requisito della causalità tra l’attività e l’evento attesa d’accidentalità del fatto che poteva accadere in qualsiasi altra situazione.».

Con il presente ricorso per ottemperanza l’interessato OMISSIS contestava l’elusione / violazione, da parte dell’Amministrazione militare con il decreto n. 149/2013, del giudicato di cui alla sentenza n. 1351/2012.

Chiedeva, altresì, la declaratoria di nullità, ovvero in subordine l’annullamento, del menzionato decreto del Ministero della Difesa n. 149 del 19.6.2013 e di ogni altro atto a questo presupposto, connesso e consequenziale e la condanna del Ministero della Difesa al risarcimento del danno conseguente alla mancata esecuzione della sentenza n. 1351/2012 ovvero all’elusione del giudicato, per illegittima privazione della possibilità di usufruire dei benefici economici richiesti e la condanna del Ministero della Difesa - Direzione Generale della previdenza militare della leva - alla liquidazione delle somme spettanti a titolo di benefici derivanti dalle leggi quale “vittima del dovere”, oltre interessi e rivalutazione e al relativo risarcimento del danno.

Ciò premesso in punto di fatto, ritiene questo Collegio che il predetto ricorso sia fondato.

Nel caso di specie, legittimamente il ricorrente OMISSIS si è rivolto al giudice amministrativo competente in sede di ottemperanza ai sensi degli artt. 112 e ss. cod. proc. amm. a fronte di una sentenza amministrativa passata in giudicato al fine di ottenere l’adempimento dell’obbligo della pubblica amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al giudicato.

Invero, l’art. 112, comma 2, lett. a) cod. proc. amm. contempla espressamente le sentenze passate in giudicato del giudice amministrativo quale categoria di decisioni delle quali il giudice amministrativo può disporre l’ottemperanza.

Considerato che non risulta l’adempimento da parte del Ministero della Difesa al giudicato formatosi sulla sentenza n. 1351/2012 la domanda deve essere accolta.

Il censurato decreto n. 149/2013, invero, costituisce chiara elusione di detto giudicato, in quanto reitera il diniego del beneficio sulla scorta degli stessi presupposti sui quali si fondava quello precedente, già oggetto di annullamento da parte di questo T.A.R.,

Affermare, però, come si fa nel nuovo provvedimento, che “nel caso di specie non si ritiene sussistente né la condizione oggettiva dell’attività di vigilanza stricto sensu di cui alla lettera c) dell’art. 1 c. 563 legge 266/2005, ….. né il requisito della causalità tra l’attività e l’evento” vuol dire negare la validità dell’accertamento e della statuizione contenuti nella sentenza di cui viene ora chiesta l’ottemperanza. A tal fine, tuttavia, il nostro ordinamento appresta lo strumento dell’impugnazione della sentenza in grado d’appello, nella specie non utilizzato; cosicché all’Amministrazione non rimane ora che conformarsi a quanto sancito dal Giudice, anche se ritenuto non condivisibile.

In accoglimento del ricorso, pertanto, deve essere dichiarata ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. b) cod. proc. amm., la nullità del decreto del Ministero della Difesa n. 149/2013 (essendo - come visto - elusivo del giudicato) e, conseguentemente, va ordinato al Ministero della Difesa di pagare al ricorrente le somme conseguenti alla applicazione della sentenza n. 1351/2012 del T.A.R. Puglia, Bari di Bari, oltre interessi e rivalutazione dal giorno della domanda al soddisfo.

Va fissato il termine di sessanta giorni dalla notifica della presente sentenza per il pagamento delle somme suindicate.

Per il caso di persistente inadempienza del Ministero della Difesa, si nomina sin d’ora il commissario ad acta nella persona del Direttore della Divisione Generale della previdenza militare della leva, con facoltà di delega degli adempimenti esecutivi ad altro dirigente del suo ufficio, il quale, decorso il suddetto termine, provvederà all’integrale esecuzione della menzionata sentenza in luogo e vece dell’Amministrazione inadempiente entro l’ulteriore termine di trenta giorni, avvalendosi degli uffici e dei funzionari della Amministrazione intimata.

Deve, infine, essere respinta la domanda risarcitoria formulata da parte ricorrente, in quanto priva di idoneo supporto probatorio.

Vanno, altresì, poste a carico del Ministero della Difesa le spese del presente giudizio, equitativamente liquidate nell’importo indicato in dispositivo.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sede di Bari, Sez. I, definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe proposto, disattesa ogni altra istanza, lo accoglie e, per l’effetto, dichiara ai sensi dell’art. 114, comma 4, lett. b) cod. proc. amm., la nullità del decreto del Ministero della Difesa n. 149 del 19.6.2013 e ordina al Ministero della Difesa di dare esecuzione - nei sensi di cui in motivazione - a quanto statuito nella sentenza n. 1351/2012 del T.A.R. Puglia, sede di Bari e di riconoscere i benefici sopra specificati in favore di OMISSIS, nel termine indicato in motivazione.

Nomina quale commissario ad acta il Direttore della Divisione Generale della previdenza militare della leva, con facoltà di delega degli adempimenti esecutivi ad altro dirigente del suo ufficio, il quale provvederà, entro l’ulteriore termine di trenta giorni, avvalendosi degli uffici e dei funzionari della Amministrazione intimata, all’integrale esecuzione della richiamata sentenza in luogo e vece dell’Amministrazione inadempiente, ove sia infruttuosamente decorso il predetto termine di sessanta giorni.

Condanna il Ministero della Difesa al pagamento di €. 1.500,00, oltre accessori come per legge, in favore del ricorrente OMISSIS.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 12 marzo 2014 con l’intervento dei magistrati:
Corrado Allegretta, Presidente
Francesco Cocomile, Primo Referendario, Estensore
Alfredo Giuseppe Allegretta, Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Il 17/04/2014


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Re: vittime del dovere

Messaggioda pietro17 » ven apr 18, 2014 4:25 am

Importantissima sentenza. Sara che magari il TAR cin la precedente sentenza, completamente disattesa dal ministero si e sentito "leggermente" preso per i fondelli!!
Comunque sia bene così.
Saluti.

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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven apr 18, 2014 9:02 am

Questa è la precedente di quella di cui sopra.
--------------------------------------------------------------------
1) - Con il ricorso introduttivo, ..., è stato proposto gravame avverso il decreto ministeriale n.122/08 che ha negato ... i benefici previsti in favore delle vittime del terrorismo estesi, per legge, alle vittime del dovere.

2) - Nelle more del giudizio, tuttavia, il predetto decreto è stato revocato e sostituito da un nuovo provvedimento che ha nuovamente negato i benefici de quibus rettificando la motivazione e precisando che l’infermità riscontrata al ricorrente non sarebbe riconducibile alle condizioni di cui al D.P.R. n.243/06.

3) - L’interessato ha dunque proposto motivi aggiunti...

IL TAR di BARI scrive:

4) - Il ricorrente rientra evidentemente nella categoria delle vittime del dovere di cui all’art.1, comma 563 della legge n.262/05;
- più precisamente la sua condizione è riconducibile alle previsioni di cui alla lettera c) di tale disposizione alla stregua della quale vanno considerate vittime del dovere i dipendenti pubblici che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi in “attività di vigilanza ad infrastrutture civili e militari”. Egli, invero, ha subito le lesioni per cui è causa mentre prestava servizio di vigilanza ad infrastrutture militari nel comprensorio del 67° Battaglione …….

5) - In questi casi è sufficiente il parere della Commissione medica ospedaliera in applicazione dell’art.3 del D.P.R. n.243/2006 e degli artt.5 e 8 del D.P.R. n.510/99.

6) - Questa esprime un giudizio definitivo sulle cause che hanno determinato l’invalidità e sulla percentuale dell’invalidità stessa senza necessità di sottoporre la questione al Comitato di verifica.

7) - L’intervento del Comitato di verifica infatti, ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n.243/2006, deve ritenersi limitato alla diversa ipotesi delle vittime del dovere di cui al diverso comma 564 del richiamato art.1 della legge n.266/2005.

8) - Del tutto illegittimamente, pertanto, l’Amministrazione ha richiesto anche il parere del Comitato di verifica.

9) - La Commissione aveva già espresso parere positivo sulla riconducibilità della patologia riscontrata nel ricorrente alle particolari condizioni ambientali in cui ha reso il servizio e tale giudizio doveva ritenersi definitivo.

N.B.: ( - leggete in particolare i miei punti sopra dal n. 5 al 9 - )

Per completezza come al solito leggete il tutto qui sotto.
----------------------------------------------------------------------------------------------

28/06/2012 201201351 Sentenza 2


N. 01351/2012 REG.PROV.COLL.
N. 01701/2008 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1701 del 2008, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dall'avv. Emilio Toma, con domicilio eletto presso il suo studio in Bari, alla via Calafati n.133;

contro
Ministero della Difesa in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura distrettuale dello Stato e presso la stessa domiciliata in Bari, alla via Melo n.97;

per l'annullamento
del decreto del Ministero della Difesa – Direzione Generale delle Pensioni Militari del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati e della Leva – n. 122 del 31.7.2008, nonché di ogni altro atto a questo connesso, presupposto e consequenziale ed in particolare del verbale del 22.11.2007 della C.M.O. di Bari e del parere del Comitato di Verifica per le cause di Servizio del 21.4.2008, delle note del Ministero della Difesa del 2.7.2008 e del 6.8.2008;

per l’accertamento
del diritto del ricorrente al riconoscimento dei benefici di cui alle leggi n. 466/1980, n. 302/1990, n. 407/1998, n. 206/2004, estesi alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati dall’art. 1, commi 562-563 e 564 della legge n. 266/2005;

e con MOTIVI AGGIUNTI:

-del decreto del Ministero della Difesa – Direzione Generale delle Pensioni Militari del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati e della Leva – n. 192 del 17.12.2008, nonché di ogni altro atto a questo connesso, presupposto e consequenziale ed in particolare della nota pos. del 23.12.2008;

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa in persona del Ministro p.t.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 29 marzo 2012 la dott.ssa Giacinta Serlenga e uditi per le parti i difensori avv. Loredana Papa, su delega dell'avv. E. Toma e avv. dello Stato F. Manzari;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue;

FATTO e DIRITTO

1.- Con il ricorso introduttivo, notificato in data 11.11.2008 e depositato il successivo 26 novembre, è stato proposto gravame avverso il decreto ministeriale n.122/08 che ha negato al sig. OMISSIS i benefici previsti in favore delle vittime del terrorismo estesi, per legge, alle vittime del dovere.

Nelle more del giudizio, tuttavia, il predetto decreto è stato revocato e sostituito da un nuovo provvedimento che ha nuovamente negato i benefici de quibus rettificando la motivazione e precisando che l’infermità riscontrata al ricorrente non sarebbe riconducibile alle condizioni di cui al D.P.R. n.243/06.

L’interessato ha dunque proposto motivi aggiunti, notificati il 10 febbraio 2009 e depositati il successivo 26 dello stesso mese.

L’Amministrazione intimata si è costituita in giudizio e all’udienza del 29 marzo 2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

2.- Il gravame va accolto.

Il ricorrente rientra evidentemente nella categoria delle vittime del dovere di cui all’art.1, comma 563 della legge n.262/05; più precisamente la sua condizione è riconducibile alle previsioni di cui alla lettera c) di tale disposizione alla stregua della quale vanno considerate vittime del dovere i dipendenti pubblici che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi in “attività di vigilanza ad infrastrutture civili e militari”. Egli, invero, ha subito le lesioni per cui è causa mentre prestava servizio di vigilanza ad infrastrutture militari nel comprensorio del 67° Battaglione …….

La circostanza è, in punto di fatto, incontestata.

In questi casi è sufficiente il parere della Commissione medica ospedaliera in applicazione dell’art.3 del D.P.R. n.243/2006 e degli artt.5 e 8 del D.P.R. n.510/99. Questa esprime un giudizio definitivo sulle cause che hanno determinato l’invalidità e sulla percentuale dell’invalidità stessa senza necessità di sottoporre la questione al Comitato di verifica.

L’intervento del Comitato di verifica infatti, ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n.243/2006, deve ritenersi limitato alla diversa ipotesi delle vittime del dovere di cui al diverso comma 564 del richiamato art.1 della legge n.266/2005.

Del tutto illegittimamente, pertanto, l’Amministrazione ha richiesto anche il parere del Comitato di verifica. La Commissione aveva già espresso parere positivo sulla riconducibilità della patologia riscontrata nel ricorrente alle particolari condizioni ambientali in cui ha reso il servizio e tale giudizio doveva ritenersi definitivo.

Illegittimamente pertanto l’Amministrazione intimata ha negato i benefici sulla scorta del parere negativo espresso dal Comitato di verifica.

3.- In sintesi il gravame va accolto. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia-Bari (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati. Condanna l’Amministrazione intimata alla rifusione delle spese di giudizio in favore del ricorrente, complessivamente liquidandole in €.1.500,00 (millecinquecento/00).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 29 marzo 2012 con l'intervento dei magistrati:
Sabato Guadagno, Presidente
Antonio Pasca, Consigliere
Giacinta Serlenga, Primo Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Il 28/06/2012


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » sab lug 12, 2014 8:13 pm

per i colleghi CC

richiesta danno biologico

vedi/scarica allegato


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » sab lug 12, 2014 8:20 pm

IL DANNO MORALE E' UNA COMPONENTE DEL DANNO NON PATRIMONIALE - Insieme al danno biologico (Cassazione Sezione Lavoro n. 5473 del 5 aprile 2012, Pres. Roselli, Rel. Stile).


La fattispecie del danno morale, da intendersi come "voce" integrante la più ampia categoria del danno non patrimoniale, trova rinnovato riconoscimento in recenti interventi normativi (e, segnatamente, nel D.P.R. 3 marzo 2009, n. 37 e nel D.P.R. 30 ottobre 2009, n. 181), che distinguono tra la "voce" di danno cd. biologico, da un canto, e la "voce" di danno morale, dall'altro, con la conseguenza che da siffatta distinzione il giudice del merito non può prescindere nella liquidazione del danno non patrimoniale (cfr. Cass. n. 18641/2011).


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » sab lug 12, 2014 8:57 pm

Le indennità per le vittime di attentati di stampo terroristico.

Per la valutazione dei danni da lesione fisica e morale subita dalle vittime di terrorismo si applicano i parametri di cui al d.P.R. n. 181/2009 che è da considerarsi disciplina univoca volta a consentire l’applicazione pratica della l. n. 206/2004, in tutte le controversie che non siano ancora concluse con sentenza definitiva alla data di entrata in vigore della legge medesima.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------

notizia di Giovedì 29 Maggio 2014,
------------------------------------------------------------------------------------------------------

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 18 marzo – 27 maggio 2014, n. 11834
Presidente Canevari – Relatore Ghinoy

Svolgimento del processo

D.R.R. , rimasto vittima di un attentato posto in essere in data 29.2.1980 da un commando delle Brigate Rosse, adiva il Tribunale di Genova al fine di ottenere i benefici previsti dalla L. 206/2004 in favore delle vittime del terrorismo.

Il Tribunale di Genova con la sentenza n. 2276 del 2007 - per quello che rileva in relazione ai capi gravati dal ricorso per Cassazione- condannava il Ministero dell'Interno a provvedere ai sensi degli artt. 5 e 6 della L. 206/2004 alla riliquidazione della speciale indennità già prevista dall'art. 1 della L. n. 302/1990, commisurata ad un'invalidità permanente del 66% (di cui il 50% a titolo di danno biologico ed il 16% a titolo di danno morale) ed a corrispondere al D.R. le differenze rispetto agli importi già erogati, oltre rivalutazione monetaria;
rigettava le ulteriori domande proposte nei confronti del Ministero dell'Interno per difetto di legittimazione passiva;
dichiarava l'improponibilità della domanda di pensione diretta in misura pari all'ultima retribuzione proposta nei confronti dell'Inps, per difetto della previa domanda amministrativa;
dichiarava l'Inps obbligato ad effettuare l'aumento figurativo di dieci anni di contribuzione agli effetti previsti dall'art. 3 della L. 206/2004;
rigettava le ulteriori domande proposte nei confronti dell'Inps per difetto di legittimazione passiva;

compensava tra le parti le spese processuali.

Per la cassazione di tale sentenza D.R.R. ha proposto ricorso, affidato a dodici motivi.

Ha resistito l'Inps con controricorso, mentre il Ministero dell'Interno è rimasto intimato. Il D.R. ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Motivi della decisione

1. I motivi di ricorso - che rientrano nelle ipotesi per le quali la sentenza del Tribunale può essere sottoposta al vaglio di legittimità previste dall'art. 12 comma 2 della L. 206/2004 e sono compendiati nei quesiti di diritto formulati in ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 366 bis c.p.c., operante ratione temporis in relazione alla data della pubblicazione della sentenza impugnata (17.12.2007) - possono essere riassunti nei termini che seguono.

1.1. Come primo motivo il ricorrente sostiene che per la valutazione dei danni da lesione fisica subiti da vittime del terrorismo, si applicherebbero le tabelle e i criteri di cui al DPR 915/1978, così come modificate dal DPR 834/1981 (tabelle c.d. militari). Il Giudice di prime cure avrebbe quindi errato quando, nell'affidare il quesito al c.t.u., ha disposto l'utilizzo delle tabelle di cui al DM 12 luglio 2000, attuativo dell'art. 13 D.lgs. 38/2000 (c.d. tabelle Inail), violando e falsamente applicando l'art. 14 della L. n. 206 del 2004 e le norme da esso richiamate.

1.2. Come secondo motivo lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 24 della Costituzione e dell'art. 184 bis c.p.c. per avere il Tribunale rigettato l'istanza da lui formulata di produrre, all'udienza fissata per il conferimento del quesito al c.t.u., il verbale della Commissione Medica Ospedaliera della Spezia del 22.5.2006, da cui sarebbe stato possibile individuare quali tabelle erano state applicate nella valutazione dell'invalidità e l'accertamento della stessa ivi compiuto.

1.3. Come terzo motivo lamenta che il Tribunale abbia deciso la causa e recepito le conclusioni del c.t.u. senza tenere conto delle risultanze del verbale della C.M.O. della Spezia del 22.5.2006 già sopra nominato, in violazione dell'art. 5 del DPR n. 510 del 28.7.1999.

1.4. Come quarto motivo lamenta che il Tribunale abbia dichiarato l'inammissibilità del deposito delle osservazioni critiche al supplemento di c.t.u., comprensive delle censure del perito di parte, ed abbia rigettato l'istanza della difesa del ricorrente di depositare e produrre le osservazioni critiche al supplemento di c.t.u., in violazione dell'art. 24 della Costituzione.

1.5. Come quinto motivo lamenta che il Tribunale abbia recepito la misura dell'invalidità nella misura accertata dal c.t.u. del 50%, conseguita applicando erroneamente il metodo della media ponderale tra il danno psichico accertato nella misura del 35% ed il danno ortopedico nella misura del 20%; in tal modo, non avrebbe tenuto conto del danno in tutte le sue componenti, in violazione degli artt. 6 e 4 comma 2 bis della L. 206 del 2004.

1.6. Come sesto motivo addebita al Tribunale di non avere considerato nella motivazione della sentenza che il danno biologico si manifesta sotto plurime manifestazioni e forme di lesione, ulteriori rispetto alla lesione della capacità lavorativa generica e che il criterio adottato per la sua liquidazione è del tutto insoddisfacente ad indennizzarle, mentre avrebbe dovuto farsi ricorso alle tabelle adottate dal Tribunale di Milano applicando l'accrescimento del 30% al "danno base".

1.7. Come settimo motivo lamenta che il danno morale sia stato calcolato nella percentuale del 16%, con percentuale al di sotto dei 2/3 del danno biologico indicati nella Tabella del Tribunale di Milano ed al di sotto della reale gravità degli illeciti che l'hanno determinato e della situazione che ne è derivata.

1.8. Come ottavo motivo lamenta il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il Tribunale nel ritenere adeguato un danno morale del 16% in assenza di motivazione sul punto.

1.9. Come nono motivo lamenta che il Tribunale, riconoscendo la speciale elargizione parametrata alla percentuale del 66% e non ad una percentuale maggiormente adeguata alle sue reali condizioni fisiche, abbia violato gli artt. 5 commi 1 e 2 della L. n. 206 del 2004 e 82 della L. n. 388 del 2000.

1.10. Come decimo motivo addebita al Tribunale di avere respinto la domanda per la liquidazione dei trattamenti aggiuntivi di fine rapporto previsti dagli artt. 2 e 3 della L. 206 del 2004 nei confronti del Ministero dell'Interno, ritenendone il difetto di legittimazione passiva in violazione dell'art. 2 del DPR 510 del 1999.

1.11. Come undicesimo motivo lamenta che il Tribunale abbia dichiarato l'Inps obbligato ad effettuare l'aumento figurativo di dieci anni di contribuzione agli effetti previsti dall'art. 3 della L. 206 del 2004, dopo avere dichiarato l’improponibilità della domanda di pensione diretta nei confronti dello stesso Inps per difetto di domanda amministrativa.

1.12. Come dodicesimo motivo lamenta che il Tribunale non abbia liquidato le spese in suo favore violando l'art. 91 c.p.c..

2. Il primo motivo è fondato.

In materia di trattamenti previdenziali e assistenziali spettanti alle vittime di atti terroristici, dopo la sentenza del Tribunale è sopravvenuto il D.P.R. 30 ottobre 2009, n. 181, Regolamento recante i criteri medico-legali per l'accertamento e la determinazione dell'invalidità e del danno biologico e morale a carico delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, a norma dell'articolo 6 della legge 3 agosto 2004, n. 206.

Il suddetto Regolamento si propone di dettare una disciplina univoca e generale che consenta l'applicazione pratica dell'art. 6 della L. n. 206 del 2004, norma che impone la rivalutazione delle indennità tenendo conto anche del danno biologico e morale, senza tuttavia individuarne i criteri.

La portata applicativa del provvedimento si desume dalle premesse, ove si esplicita che i provvedimenti previgenti in tema di riconoscimento delle invalidità (DPR 510/1999 e 243/2006) "necessitano di integrazioni al fine dell'applicazione" del citato art. 6 ed ove si chiarisce che le disposizioni ivi contenute hanno carattere generale e che ad esse debbono attenersi le commissioni mediche competenti ai fini della concessione dei benefici in favore delle vittime civili del terrorismo e della criminalità organizzata.

Nelle disposizioni finali inoltre si prevede che le valutazioni dell'invalidità operate in difformità rispetto alle disposizioni del regolamento possono formare oggetto di revisione da parte dei competenti organismi sanitari previa domanda degli interessati; si aggiunge che la determinazione della nuova percentuale di invalidità si applica anche alle domande presentate a partire dalla data di entrata in vigore della legge 216 citata cui non sia seguito l'accertamento medico-legale da parte delle commissioni mediche per sopravvenuto decesso del danneggiato.

Tutto quanto riportato manifesta come solo agli accertamenti compiuti in applicazione dei suddetti criteri possa attribuirsi carattere di definitività e che solo l'applicazione di tali criteri realizza compiutamente l'intento sotteso alla previsione dell'art. 6 della L.206/2004.

In tal senso quindi alla normativa richiamata è stata assegnata la funzione di integrare ab origine la previsione dell'art. 6 della L. 206 e portata interpretativa per la sua applicazione, sicché deve operare anche nei procedimenti giurisdizionali non conclusi con sentenza definitiva alla data della sua entrata in vigore.

Lo ius superveniens opera quindi nel rapporto controverso anche nel presente giudizio di legittimità, essendo la normativa sopraggiunta pertinente rispetto alle questioni agitate nel ricorso (sull'individuazione delle condizioni necessarie per l'applicazione dello ius superveniens nel giudizio di Cassazione così da ultimo Cass. Sez. L, Sentenza n. 16266 del 26/07/2011, Sez. L, Sentenza n. 16642 del 01/10/2012).

L'applicazione dello ius superveniens impone l'accoglimento del primo motivo di ricorso, che attiene all'individuazione dei parametri per la valutazione dell'invalidità e del danno biologico e morale, ai fini dell'adeguamento della speciale indennità per le vittime del terrorismo.

3. L'accoglimento del primo motivo, con la necessaria rivalutazione medico-legale che esso impone, esclude la possibilità di provvedere sulle questioni poste con il secondo, con il terzo, con il quarto, con il quinto, con il sesto,con il settimo, con l'ottavo, con il nono motivo di ricorso, che attengono alla medesima questione della valutazione del danno e rimangono pertanto assorbiti.

4. Il decimo motivo - che ha ad oggetto la domanda di liquidazione dei trattamenti aggiuntivi di fine rapporto previsti dagli artt. 2 e 3 della L. 206 del 2004 proposta nei confronti del Ministero dell'Interno - è parimenti fondato e deve essere accolto.

Tali domande sono state accomunate nella motivazione della sentenza del Tribunale da un'unica statuizione di rigetto, determinata dal ritenuto difetto di legittimazione passiva del Ministero, in ordine alla quale peraltro non si è argomentato.

In proposito occorre tuttavia osservare che il secondo comma dell'art. 14 della L. 206/2004 richiama "in quanto compatibili, le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 510"; detto regolamento prevede poi all'art. 2 che la legittimazione per l'attribuzione dei benefici previsti in favore dei cittadini che non rientrano in alcuna delle categorie per le quali è determinata l'amministrazione competente - qual è l'odierno ricorrente - provvede il Ministero dell'interno Direzione generale dei servizi civili. Le domande pertanto avrebbero dovuto essere esaminate nel merito.

5. L'undicesimo motivo appare inammissibile per difetto di interesse.

Esso ha infatti ad oggetto il capo della sentenza con il quale il Tribunale ha riconosciuto al D.R. l'aumento figurativo di dieci anni dei versamenti contributivi utili ai fini del diritto e della misura della pensione previsto dall'art. 3 della L. 206/2004 e quindi una pronuncia a lui favorevole.

6. Resta assorbito a seguito dell'accoglimento del primo e dell'undicesimo motivo di ricorso anche l'esame del dodicesimo motivo, atteso che la compensazione delle spese processuali è stata disposta dal Tribunale in considerazione dell'esito alterno delle domande proposte da parte attrice, esito che attualmente è subordinato al riesame delle questioni oggetto dei motivi accolti.

7. Per le argomentazioni esposte la sentenza impugnata dev' essere cassata con rinvio al Tribunale di Genova in persona di diverso Giudice monocratico, che procederà a nuova valutazione in relazione a quanto sopra prospettato e provvederà anche in merito alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo e il decimo motivo di ricorso, rigetta l'undicesimo, dichiara assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese al Tribunale di Genova in persona di diverso Giudice monocratico.


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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » sab apr 23, 2016 9:33 am

benefici previsti per le persone equiparate alle vittime del dovere ai sensi del d.p.r. 07/07/2006 n. 243.
-------------------------------------------------------------------------------

1) - Richiesta l'ottemperanza della sentenza n. 15/2015.

Il TAR nella sentenza n. 335/2016 precisa:

2) - Considerato, che con memoria depositata in data 11\3\2016 l’Avvocatura erariale ha sostanzialmente riconosciuto sia la dipendenza della patologia lamentata dal servizio prestato dal ricorrente, quantomeno come concausa efficiente.

Qui sotto posto le entrambe sentenze che potete leggere.
----------------------------------------------------------------------------------------

SENTENZA ,sede di GENOVA ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201500015 - Public 2015-01-08 -


N. 00015/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00179/2014 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria
(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 179 del 2014, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Massa, Luca Leonardi, con domicilio eletto presso Francesco Massa in Genova, Via Roma 11/1;

contro
Ministero della Difesa, Ministero Economia e Finanze - Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata in Genova, viale Brigate Partigiane, 2;

per l'annullamento
provvedimento 4\12\2013 di rigetto istanza di riconoscimento dei benefici previsti per le persone equiparate alle vittime del dovere ai sensi del d.p.r. 07/07/2006 n. 243.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero della Difesa e di Ministero Economia e Finanze - Comitato di Verifica per le Cause di Servizio;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 novembre 2014 il dott. Roberto Pupilella e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con ricorso regolarmente notificato e depositato il 19\2\2014 il ricorrente, militare in congedo, insorge contro il diniego opposto dall’amministrazione alla sua domanda di vedersi corrisposti i benefici previsti per le persone equiparate alle vittime del dovere ai sensi del d.p.r. 07/07/2006 n. 243, per aver contratto un linfoma non Hodgkin, a seguito della esposizione a nano particelle e a contaminazione da uranio impoverito utilizzato nei proiettili, durante una missione in Kosovo denominata “Joint Guardian” nel 1999\2000.

Il ricorso è affidato nel merito alle censure del difetto di motivazione e di istruttoria perché, a fronte di specifiche e non contestate risultanze mediche che proverebbero la dipendenza dalla esposizione alle sostanze responsabili dell’insorgere della malattia il Comitato di verifica ha respinto la domanda senza prendere in considerazione la situazione specifica fatta valere dal ricorrente, ma trincerandosi dietro affermazioni generiche circa la non dipendenza del linfoma di non Hodgkin da fatti di servizio “non essendosi riscontrati fattori di particolare gravità tali da determinare la peculiare patologia di cui trattasi”.

Si costituiva con memoria l’Avvocatura erariale che, dopo aver chiesto l’estromissione del Ministero dell’Economia poiché l’unico atto lesivo sarebbe costituito dal provvedimento del Ministero dell’Interno del 4\12\2013, impugnato in principalità, concludeva per il rigetto del ricorso.

All’udienza del 20\11\2014 la causa passava in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato.

Va preliminarmente respinta la richiesta di estromissione del Ministero dell’Economia, dal quale dipende il comitato di verifica che ha emesso il parere poi fatto proprio dal Ministero dell’Interno.

La giurisprudenza amministrativa ha infatti riconosciuto, nella materia trattata, che il parere espresso dal Comitato, esprimendo un giudizio finale sull’eziologia professionale dell’infermità sofferta dal pubblico dipendente, costituisce un presupposto, perlopiù vincolante per l’amministrazione procedente (in termini, Tar Sicilia Pa, I n.2516\2013; Tar Puglia Lecce, II 27\11\2014 n.2942).

Va quindi riconosciuta la legittimazione passiva del Ministero dell’economia, poiché il parere espresso dal Comitato, per la sua valenza definitiva, rispetto alla dipendenza o meno della malattia da causa di servizio, costituisce la motivazione del provvedimento finale, formalmente emesso dal ministero dal quale dipende il funzionario o il militare sottoposto a verifica ( Tar Palermo, I sez. n.2516\2013; Tar Na, VII n.2000\2011).

Ciò premesso, il ricorso è fondato con riferimento alle censure che lamentano la violazione dell’obbligo di motivazione ed istruttoria in relazione al procedimento in discussione.

La giurisprudenza più recente in materia ha infatti riconosciuto che “Il Comitato di verifica per le cause di servizio è l'unico organo competente, ai sensi dell'art. 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001 n. 461 (Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio), ad esprimere un giudizio conclusivo circa il riconoscimento della dipendenza ontologica e giuridica di una infermità da causa di servizio. Trattasi di valutazioni sindacabili in sede giurisdizionale, oltre che per vizi del procedimento, soltanto per manifesta illogicità o mancata considerazione di circostanze di fatto tali da incidere sulla valutazione conclusiva; nonché per palese difetto di istruttoria e di motivazione, con una tipologia di sindacato che comunque non si estende al merito delle valutazioni medico legali dell'Amministrazione”. (Tar Ba I, n.1073 8\9\2014).

Nel caso di specie, contrariamente a quanto affermato nelle difese dell’Amministrazione, l’esposizione a radiazioni derivanti dalla contaminazione del terreno per l’uso di proiettili con uranio impoverito, costituisce, ad avviso del collegio, una di quelle ipotesi di “particolari condizioni ambientali ed operative” che superano i già elevati rischi connessi all’attività di un militare in missioni estere.

Nel caso di specie, infatti non sono contestati dall’amministrazione né l’esistenza della malattia, né la circostanza che il soggetto sia stato impiegato in un teatro di guerra nel quale è stato accertato da commissioni Nazionali (Commissione parlamentare d’inchiesta delib. del Senato della Repubblica 11\10\2006; Commissione d’indagine del Ministero della Difesa 22\12\2000) che i militari impiegati sono venuti a contatto con esalazioni e residui tossici derivanti dalla combustione e dalla ossidazione di metalli pesanti e dai materiali contaminati derivati dall'esplosione delle munizioni utilizzate per le operazioni militari, tra cui quelle che utilizzano uranio impoverito, o depleto (DU).

Inoltre è stato accertato che l’esposizione alle nano-particelle di metalli pesanti poteva avvenire anche durante la manutenzione di automezzi impolverati rientrati dalle missioni all'estero, senza essere provvisti di adeguata protezione. Lo stesso dicasi del rischio equivalente esistente nei poligoni addestrativi, nei quali, al termine delle esercitazioni, con quelle munizioni, le armi dovevano essere pulite con solventi chimici (tra cui il benzene).

Di fronte a queste evidenze scientifiche, la generica affermazione del comitato di verifica che l’attività del ricorrente non sarebbe stata di particolare rischio si scontra con l’attività di “capo pezzo obice 105\14” presso il poligono militare interforze di Teulada in Sardegna e , soprattutto con la sua partecipazione alla campagna in Kosovo già ricordata.

Nel caso di specie, la giurisprudenza della Cassazione, che il Tribunale fa propria nell’affermare la giurisdizione esclusiva del GA, afferma che: “l'esposizione all'uranio impoverito e ad altre sostanze nocive, nel corso della missione di pace in Kosovo, fondata su di una condotta dell'amministrazione che non presenta un nesso meramente occasionale con il rapporto di impiego, ma si pone come diretta conseguenza dell'impegno del militare in quel "teatro operativo" senza fornirgli le necessarie dotazioni di sicurezza e senza averlo informato dei rischi connessi all'esposizione, fonda la domanda per il risarcimento dei danni alla salute subiti da parte del militare” (Cass SSUU civili 6\5\2014 n. 9666).

Quanto alla necessità di una istruttoria più approfondita da parte del Comitato di verifica a fronte di una specifica insorgenza di una neoplasia che la letteratura scientifica indica come esito della esposizione alle sostanze nocive citate, basti qui ricordare che la giustizia contabile ha riconosciuto il diritto alla pensione privilegiata al militare affetto da una patologia tumorale insorta dopo l'esposizione a fattori chimici e radioattivi nel corso di una missione all'estero in una zona nella quale si era fatto largo uso di ordigni bellici contenenti uranio impoverito, non potendosi negare la dipendenza dell'infermità da causa di servizio, una volta che le indagini sui tessuti neoplastici abbiano rivelato la presenza di nano particelle di metalli pesanti riconducibili all'ambiente bellico contaminato. (Corte dei Conti Lazio sez. Giurisd.6\5\2013 n.369).

Una situazione, quella descritta, in cui i rischi connessi alla funzione propria del militare vengono amplificati da un rischio ulteriore e dovuto alla mancata protezione del militare pur nella consapevolezza dell’uso di sostanze altamente tossiche contenute negli ordigni esplosivi utilizzati dalle forze Nato nella regione balcanica.

Questa realtà, tradotta addirittura in protocolli medici di monitoraggio della salute dei militari coinvolti nelle campagne militari sopra descritte (art. 4 bis DL n.393\2000 conv. in l.n.27\2001), imponeva dunque un obbligo di motivazione e di istruttoria da parte del Comitato di verifica ben più approfondito. Non una parola sulla vicenda specifica della quale il ricorrente è stato protagonista, con particolare riferimento alla sua condizione di artigliere, come tale in prima linea nel trattamento dei proiettili e nella manutenzione delle armi dopo il loro uso.

Il ricorso va dunque conclusivamente accolto e, per l’effetto annullato l’atto impugnato ed il presupposto parere del Comitato di verifica che dovrà rideterminarsi tenendo conto della documentazione medica e della specifica vicenda che ha portato all’insorgere della malattia.

L’annullamento del provvedimento esime il Tribunale dalla decisione della domanda di risarcimento del danno biologico lamentato che potrà essere assorbita dal riconoscimento che dovesse essere effettuato in sede di rinnovazione del procedimento dal Comitato di verifica alla luce delle considerazioni svolte nella sentenza.

Il riconoscimento dei benefici speciali previsti dalla legge ai soggetti riconosciuti quali “vittime del dovere”, sono infatti alternativi alla richiesta di riconoscimento del danno, come esplicitamente affermato dalle norme in materia, correttamente riportate dall’Avvocatura di Stato.

Inoltre, nel caso di specie, l’accertamento del danno, imporrà una riflessione sull’epoca dei fatti, in effetti precedente all’accertamento dei danni alla salute dei militari provocati dall’uso dei proiettili ad uranio impoverito.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto, annulla gli atti impugnati.

Condanna il Ministero della Difesa al pagamento delle spese di lite, quantificate nella misura complessiva di €.2000 (duemila) oltre ad IVA e CPA.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2014 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Caruso, Presidente
Roberto Pupilella, Consigliere, Estensore
Richard Goso, Consigliere


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 08/01/2015

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


SENTENZA ,sede di GENOVA ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201600335, - Public 2016-04-04 -


N. 00335/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00039/2016 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria
(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 39 del 2016, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv. Luca Leonardi, Francesco Massa, con domicilio eletto presso Francesco Massa in Genova, Via Roma 11/1;

contro
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Genova, v.le Brigate Partigiane 2; Ministero dell'Economia e delle Finanze - Comitato di Verifica Per Le Cause di Servizio;

per l'ottemperanza
ottemperanza sentenza tar liguria, sez. II, 8 gennaio 2015 n. 15

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Difesa;
Viste le memorie difensive;
Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 marzo 2016 il dott. Roberto Pupilella e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Considerato, che con memoria depositata in data 11\3\2016 l’Avvocatura erariale ha sostanzialmente riconosciuto sia la dipendenza della patologia lamentata dal servizio prestato dal ricorrente, quantomeno come concausa efficiente;

Verificato, tuttavia che al momento della decisione del ricorso, non risultava ancora emesso il provvedimento che, eliminando il parere a suo tempo impugnato, riconosce il bene della vita richiesto attraverso il ricorso per l’ottemperanza;

Ritenuto pertanto tuttora inadempiente il ministero intimato, accoglie il ricorso e ordina al Ministero della Difesa di provvedere, entro trenta giorni, alla emissione del provvedimento di riconoscimento delle patologie accertate come dipendenti da cause di servizio;

Le spese del presente giudizio sono poste a carico dell’Amministrazione e quantificate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, ordina al Ministero della Difesa di ottemperare alla sentenza del Tar Liguria II sez. n.15 dell’8\1\\2015.

Per il caso di ulteriore inottemperanza oltre il suddetto termine, nomina Commissario ad acta il Direttore dell’Ufficio personale del Ministero della Difesa, con facoltà di delega ad un funzionario dell'Ufficio, che provvederà, ai sensi e nei termini di cui in motivazione, al compimento degli atti necessari all'esecuzione del predetto giudicato.

Condanna l’amministrazione resistente al pagamento delle spese di lite, liquidate nella misura complessiva di €.1.000 (mille), oltre agli accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 17 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:
Roberto Pupilella, Presidente, Estensore
Luca Morbelli, Consigliere
Angelo Vitali, Consigliere


IL PRESIDENTE, ESTENSORE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 04/04/2016


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Re: vittime del dovere

Messaggioda andrea.sciarrone » gio apr 28, 2016 6:58 pm

Salve a tutti sono un neofita di questo forum. Vorrei sapere se qualcuno di voi ha i file con la domanda da presentare per il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Se mi volete contattare in prv la mia mail è andrea.sciarrone.as@gmail.com grazie mille


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Re: vittime del dovere

Messaggioda christian71 » gio apr 28, 2016 11:20 pm

andrea.sciarrone ha scritto:Salve a tutti sono un neofita di questo forum. Vorrei sapere se qualcuno di voi ha i file con la domanda da presentare per il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Se mi volete contattare in prv la mia mail è andrea.sciarrone.as@gmail.com grazie mille

Benvenuto Andrea… nella serata di domani, salvo imprevisti, vedrò di inviarti un paio di fac-simile di domanda… ma nel frattempo, se hai un po di pazienza, puoi provare a cercare tra i miei post perche li avevo già condivisi varie volte…

Saluti, buona serata e in bocca al lupo…
Christian

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