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vittime del dovere

Re: vittime del dovere

Messaggioda enea57 » ven ott 21, 2011 8:24 pm

ciao rambo quello che mi hai mandato e solo la costituzione del tavolo tecnico che praticamente non dice nulla o c'e altro che io non ho ricevuto.
sono d'accordo con te che per ora sicuramente non ci sarà la totale equiparazione con le vittime del terrorismo per colpa della crisi ma per il resto c'e tutto
tu fai parte delle vittime del dovere ?
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Re: vittime del dovere

Messaggioda RAMBO » ven ott 21, 2011 9:50 pm

Se leggi bene l'allegato sul tavolo tecnico, ti accorgerai che questo prevede la totale equiparazione tra le vittime.

Io non rientro in questa fattispecie.

Ciao Rambo
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Re: vittime del dovere/terrorismo

Messaggioda marcom01 » mar dic 27, 2011 11:02 am

Salve a tutti,
Mi chiamo Marco e volevo chiedere alcuni chiarimenti circa l'argomento vittime del dovere e terrorismo.
Sono stato riconosciuto e decretato vittima del terrorismo con invaliditá del 81% ..... Qualcuno sa interpretarmi quanto di seguito per la precisione quanto evidenziato... grazie e auguri a tutti voi...


Benefici per invalidità permanente pari o superiore all'80%
Rispetto alla restante platea di beneficiari, coloro i quali hanno subito un'invalidità pari o superiore all'80% sono equiparati ai grandi invalidi di guerra ed hanno diritto immediato alla pensione diretta, calcolata in base all'ultima retribuzione percepita integralmente dal lavoratore al momento dell'evento terroristico e rideterminata secondo i criteri previsti per coloro che sono già titolari di pensione.
Anche in questo caso, come per la precedente fattispecie, l'anzianità contributiva, già maturata dagli interessati al momento dell'evento terroristico dovrà essere incrementata di 10 anni figurativi.
Tale trattamento viene concesso ed erogato dietro presentazione della domanda da parte dell'interessato e decorre dal mese successivo all'evento terroristico subito
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » gio dic 29, 2011 11:15 pm

Per opportuna notizia a tutti.

Concessione dei benefici previsti per le “vittime del dovere”.


^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


Numero 04980/2011 e data 29/12/2011

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Prima
Adunanza di Sezione del 7 dicembre 2011

NUMERO AFFARE 01648/2011
OGGETTO:
Ministero dell'interno.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla Sig.ra OMISSIS per l’annullamento del decreto del 5 maggio 2010 con il quale il Capo della Polizia ha respinto l’istanza dei superstiti del maresciallo dei carabinieri OMISSIS di concessione dei benefici previsti per le “vittime del dovere”;
LA SEZIONE
Vista la relazione prot. n. …/C/3/E/8/CC/748 del 14 aprile 2011, con la quale il Ministero dell'interno - Dipartimento della pubblica sicurezza - ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso in oggetto.
Viste le controdeduzioni presentate dalla ricorrente in data 10 ottobre 2011 a seguito dell’accesso alla relazione dell’Amministrazione;
Esaminati gli atti e udito il relatore consigliere Sergio Siracusa;

Premesso:
1. Con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica datato 23 ottobre 2010, la signora OMISSIS, vedova del maresciallo dei carabinieri OMISSIS ha impugnato il d.m. n. …/C/3/E/8/CC/748 in data 5 maggio 2010, con il quale il Capo della Polizia ha respinto l’istanza da lei proposta per fruire dei benefici previsti dal d.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, in attuazione dell’art. 1, comma 565, della l. 23 dicembre 2005, n. 266, che ha esteso ai dipendenti pubblici i benefici previsti per le “vittime del dovere” dall’art. 3 della l. 13 agosto 1980, n. 466.
2. La ricorrente, vedova del maresciallo dei carabinieri OMISSIS, unitamente ai figli OMISSIS, con istanza del 19 ottobre 2008 chiedeva il riconoscimento dei benefici in favore delle “vittime del dovere” di cui alla legge 23 dicembre 2005, n. 266.
Il maresciallo OMISSIS era deceduto il 4 novembre 2006 per “mesotelioma pleurico … OMISSIS”, infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio con parere del Comitato di verifica delle cause di servizio (CVCS) del 16 febbraio 2007.
Il Sottufficiale aveva contratto la malattia in questione in quanto era stato a contatto con l’amianto contenuto nella pavimentazione del plesso giudiziario del Tribunale di OMISSIS ove svolgeva servizio presso la Sezione di Polizia Giudiziaria.
L’Amministrazione riteneva che l’evento non rientrasse nell’ambito delle norme di cui al d.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, in attuazione della legge 23 dicembre 2005, n. 266, che ha esteso ai dipendenti pubblici i benefici previsti per le “vittime del dovere” dall’art. 3 della l. 13 agosto 1980, n. 466 e comunicava in data 19 febbraio 2009 il preavviso di rigetto.
Esaminate le controdeduzione della OMISSIS e di OMISSIS, e non rilevandovi elementi innovativi, l’Amministrazione emanava il provvedimento adesso impugnato dalla ricorrente.
3. La ricorrente sostiene che il richiesto riconoscimento sia stato negato a motivo di errata interpretazione del quadro normativo di riferimento costituito dal d.P.R. 7 luglio 2006, n. 243, e dall’art. 1, comma 563 e 564, della l. 23 dicembre 2005, n. 266, che ha esteso ai dipendenti pubblici i benefici previsti per le “vittime del dovere” dall’art. 3 della l. 13 agosto 1980, n. 466.
Richiama allo scopo il parere fornito dalla Sezione Terza del Consiglio di Stato n. 1693/2010 del 4 maggio 2010.
4. L’Amministrazione ritiene che il ricorso debba essere respinto in quanto il decesso del OMISSIS per l’infermità rilevata non ricade nella fattispecie prevista dai citati commi 563 e 564.
In particolare per quanto riguarda il comma 564 l’Amministrazione ha valutato che il servizio svolto dal defunto non fosse caratterizzato da “condizioni implicanti l'esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.”
Rileva inoltre l’Amministrazione che il sottufficiale era abitualmente in forza alla Sezione di Polizia Giudiziaria presso il Tribunale di OMISSIS e non vi fosse inviato per specifiche missioni.
L’Amministrazione conclude per la reiezione del ricorso.
Considerato:
5. Il ricorso è da accogliere.
6. E’ opportuno richiamare la normativa essenziale connessa con la questione in esame.
a. La legge n. 466 del 1980, art. 3. indica:
“ Ai magistrati ordinari, ai militari dell'Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, del Corpo degli agenti di custodia, al personale del Corpo forestale dello Stato, ai funzionari di pubblica sicurezza, al personale del Corpo di polizia femminile, al personale civile dell'Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, ai vigili del fuoco, agli appartenenti alle Forze armate dello Stato in servizio di ordine pubblico o di soccorso, i quali, in attività di servizio, per diretto effetto di ferite o lesioni subite nelle circostanze ed alle condizioni di cui agli articoli 1 e 2 della presente legge, abbiano riportato una invalidità permanente non inferiore all'80 per cento della capacità lavorativa o che comporti, comunque, la cessazione del rapporto d'impiego, è concessa un'elargizione nella misura di lire 100 milioni”.(
b. La legge n. 266 del 2005:
- all’art.1, comma 563, prevede:
“Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all'articolo 3 della legge 13 agosto 1980 n. 466 e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un'invalidità permanente in attività di servizio o nell'espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:
a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;
c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
d) in operazioni di soccorso;
e) in attività di tutela della pubblica incolumità;
f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità.”
- art.1, comma 564, stabilisce:
“Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative “.
c. Il d.P.R n. 243 del 2006 (Regolamento di attuazione delle norme per le vittime del dovere) riporta
all’art.1. le seguenti “Definizioni”:
1. Ai fini del presente regolamento, si intendono:
a) per benefici e provvidenze le misure di sostegno e tutela previste dalle leggi 13 agosto 1980, n. 466, 20 ottobre 1990, n. 302, 23 novembre 1998, n. 407, e loro successive modificazioni, e 3 agosto 2004, n. 206;
b) per missioni di qualunque natura, le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall'autorità gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente;
c) per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l'esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.
7. Dalla lettera e dalla sostanza delle disposizioni richiamate emerge con evidenza che la categoria degli “equiparati” alle vittime del dovere è costituita da coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative.
Debbono intendersi per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l'esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.
8. Deve quindi essere valutato se, nel caso in esame, ricorrano le condizioni di cui sopra riferite alla effettuazioni di missioni di servizio e al sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.
Con parere n. 1693/2010 del 4 maggio 2010 la Sezione Terza del Consiglio di Stato ha espresso - in risposta al quesito posto dal Ministero della difesa sulla particolare questione delle patologie, anche mortali, contratte in servizio e per causa di servizio da personale militare e civile della difesa a seguito di esposizione all’amianto - l’avviso, dal quale non si vede motivo di discostarsi, che:
- con riguardo alla condizione di aver contratto la malattia in occasione o a seguito di “missioni di qualunque natura”, occorre attribuire al termine “missione” il significato di attività istituzionali di servizio proprie delle Forze armate, in ragione del fatto che il citato comma 564, con il termine “missione” non può che riferirsi a un’ampia gamma di ipotesi di impiego che hanno riguardo a tutti i compiti e le attività istituzionali svolte dal personale militare, che si attuano nello svolgimento di funzioni o compiti operativi, addestrativi o logistici sui mezzi o nell’ambito di strutture, stabilimenti e siti militari, nell’area tecnico-operativa come in quella tecnico-industriale, entro o fuori i confini nazionali. Ciò anche in considerazione della definizione del termine “missione” fornita dal citato regolamento n. 243 del 7 luglio 2006 – all’articolo 1, lettera b) – ove precisa che, indipendentemente dagli scopi della missione (operativi, addestrativi o logistici), il requisito richiesto è quello dell’autorizzazione dell’autorità gerarchicamente o funzionalmente sovraordinata al dipendente, presupposto questo indefettibile dell’impiego del personale militare in qualsiasi attività;
- per quanto concerne, poi, l’accertamento delle “particolari condizioni ambientali od operative”, l’articolo 1, lettera c), del regolamento chiarisce che si devono considerare tali tutti i fatti che abbiano esposto il soggetto a maggior impegno psico-fisico o a maggiori rischi in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto. Pertanto, con riferimento alla problematica amianto, la straordinarietà deve intendersi implicita nella stessa circostanza dell’imbarco su unità navali o del servizio in strutture o mezzi che abbiano comportato esposizione all’amianto presente su tali unità, in quanto il servizio prestato in luoghi in cui erano così diffusamente presenti gli agenti dannosi per la salute ha innegabilmente esposto il soggetto a maggiori pericoli rispetto al servizio in altre, ordinarie condizioni.
9. Nel caso in esame, il maresciallo OMISSIS, come risulta dalla documentazione e dalla relazione dell’Amministrazione, ha prestato a lungo servizio nella Sezione di P.G. del Tribunale di OMISSIS a contatto con la pavimentazione del plesso giudiziario in cui era presente amianto e ha contratto l’infermità in occasione o a seguito dello svolgimento di tale servizio, come stabilito dal CVCS.
Il caso in esame rientra pertanto appieno nella previsione di cui al d.P.R n. 243 del 2006 (Regolamento di attuazione delle norme per le vittime del dovere).
10 In conclusione le domande della ricorrente appaiono fondate e pertanto il ricorso deve essere accolto.
P.Q.M.
Esprime il parere che il ricorso debba essere accolto.



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Sergio Siracusa Giuseppe Barbagallo




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Re: vittime del dovere

Messaggioda maxb54 » ven gen 20, 2012 12:08 am

Salve, scusate se riapro questo post. Volevo una delucidazione.
Nel 2002 sono stato investito mentre rilevavo un sinistro stradale sulla SS1, ora mi trovo con 3 cause di servizio già riconosciute ed un decreto di idoneità parziale. Le3 cause, al momento, sono tutte B massima, ma la riforma è venuta diversi anni dopo la presentazione, quindi con patologie aggravate. A marzo farò una nuova risonanza e darò il corso alla domanda di aggravamento ed equiparazione.
Il mio dubbio è questo,rientro nelle vittime del dovere, dato che la situazione in cui sono stato investito era, secondo me, sicuramente relativa all'incolumità pubblica? (Legge 23 dicembre 2005, n. 266 art. 1, comma 562)
Grazie in anticipo.
maxb54
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Re: vittime del dovere

Messaggioda seby69 » ven gen 20, 2012 11:20 am

salve vorrei se fosse possibile un consiglio in merito alla visita neurologica che devo effettuare il 6 febbraio.
in che cosa consiste e cosa si rischia.
la vistita che dovrò fare e x l'aggravamento.
la causa di servizio riconosciuta risale al 1996 come risulta sul pers.
mai percepito equo... e mai fatta la domanda per lo stesso. (rimossa dalla memoria) solo controllando il pers mi sono accorto di questa "patologia". sono stato già riconosciuto vittima del dovere per altra patologia.
Grazie.
seby69
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » mer gen 25, 2012 11:34 am

Se può servire a qualcuno metto questo link con circolare n. 18 INPDAP

http://www.vittimedeldovere.it/public/p ... N%2018.pdf
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » gio gen 26, 2012 5:09 pm

1)- riconoscimento dei benefici previsti dal D.P.R. n. 243/2006 per l’infermità “disturbo post traumatico da stress cronico”, quale equiparato alle vittime del dovere.

2)- a seguito dell’attivazione d’ufficio avvenuta dopo la richiesta di risarcimento danni da parte del ricorrente e dell’acquisizione della documentazione istruttoria, la pratica veniva inviata dalla competente direzione della sanità militare al Comitato di verifica per le cause di servizio per il prescritto parere obbligatorio e vincolante circa la riconducibilità dell’infermità lamentata alle particolari condizioni ambientali ed operative di missione ai sensi del citato DPR n. 243/2006.

3)- I pareri sono illogici, contraddittori e irragionevoli nel momento in cui giudicano le condizioni ambientali ed operative di una missione in zona di impiego contraddistinta da eventi di tipo bellico e post bellico come afferenti a circostanze ordinarie di svolgimento dei compiti di istituto e tali da non poter assurgere a causa e nemmeno a concausa efficiente e determinante dell’infermità in questione.

4)- L’amministrazione non ha peraltro smentito, omettendo qualsiasi successivo accertamento istruttorio, le dichiarazioni del ricorrente relative al coinvolgimento dei militari in servizio presso la task force Falco, la stessa in cui era impiegato il ricorrente, in esplosioni e in attività operative in zone devastate dalla guerra e non ancora integralmente bonificate da mine e da altri materiali bellici.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


Numero 00373/2012 e data 26/01/2012

REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 7 dicembre 2011

NUMERO AFFARE 03029/2011

OGGETTO:

Ministero della difesa.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, proposto dal signor OMISSIS per l’annullamento del decreto ministeriale del 29 settembre 2010, con cui gli è stato negato il riconoscimento dei benefici previsti dal D.P.R. n. 243/2006 per l’infermità “disturbo post traumatico da stress cronico”, quale equiparato alle vittime del dovere.
LA SEZIONE
OMISSIS

Premesso:
Il signor OMISSIS, già volontario in ferma breve dal 15 aprile 1998 al … aprile 2001, data in cui è stato congedato con il grado di caporal maggiore, chiede l’annullamento del decreto ministeriale del 29 settembre 2010, con cui gli è stato negato il riconoscimento dei benefici previsti dal D.P.R. n. 243/2006 per l’infermità “disturbo post traumatico da stress cronico”, quale equiparato alle vittime del dovere.
In effetti, a seguito dell’attivazione d’ufficio avvenuta dopo la richiesta di risarcimento danni da parte del ricorrente e dell’acquisizione della documentazione istruttoria, la pratica veniva inviata dalla competente direzione della sanità militare al Comitato di verifica per le cause di servizio per il prescritto parere obbligatorio e vincolante circa la riconducibilità dell’infermità lamentata alle particolari condizioni ambientali ed operative di missione ai sensi del citato DPR n. 243/2006.
Con parere del … marzo 2010, il predetto Comitato, richiamando un precedente parere negativo espresso ai sensi del DPR n. 461/2001, in merito al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, non ravvisava l’esistenza o il sopravvenire di circostanze straordinarie o fatti di servizio che avessero esposto il ricorrente a maggiori rischi o fatiche in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto, ponendosi quale causa o concausa dell’infermità in questione.
Il ricorrente faceva pervenire le sue controdeduzioni con la richiesta di un ulteriore riesame nel corso del quale il citato Comitato di verifica confermava il precedente parere negativo nella adunanza del … luglio 2010. Ne conseguiva il provvedimento ministeriale impugnato dall’interessato il quale lamenta l’eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione, per travisamento dei fatti, per errata valutazione dei presupposti, per contraddittorietà ed illogicità manifesta.
L’amministrazione respinge le censure e ribadisce la legittimità del provvedimento impugnato che è stato adottato dopo un’accurata attività istruttoria e dopo più pareri negativi espressi dal Comitato di verifica, il quale è l’unico organo deputato all’missione di un parere obbligatorio e vincolante.
Considerato:
Il ricorso è fondato e va accolto. Il provvedimento impugnato è viziato da eccesso di potere per insufficiente motivazione, difetto di istruttoria, errata valutazione dei presupposti ed illogicità manifesta derivata dai pareri espressi dal Comitato di verifica per le cause di servizio. I pareri sono illogici, contraddittori e irragionevoli nel momento in cui giudicano le condizioni ambientali ed operative di una missione in zona di impiego contraddistinta da eventi di tipo bellico e post bellico come afferenti a circostanze ordinarie di svolgimento dei compiti di istituto e tali da non poter assurgere a causa e nemmeno a concausa efficiente e determinante dell’infermità in questione.
La carenza di motivazione dei pareri del Comitato e l’illogicità manifesta è resa evidente dall’assenza di qualsiasi valutazione sugli esiti di innumerevoli accertamenti clinici presso il centro di medicina legale di Cagliari e presso specialisti, nei quali è stato riconosciuto che gli eventi di stress verificatisi durante la missione in Kossovo hanno determinato il disturbo post traumatico del ricorrente che, all’atto dell’invio in missione, era nella pienezza delle sue qualità psico-fisiche, come dimostrato dalla documentazione acquisita agli atti, non smentita dalla amministrazione.
Né questa ultima, di fronte alle censure del ricorrente, controdeduce con argomentazioni puntuali, trincerandosi dietro il parere obbligatorio e vincolante del predetto comitato che è invece sindacabile quando risulti viziato da illogicità, irragionevolezza, carenza di istruttoria e di motivazioni, nonché errata valutazione dei presupposti.
L’amministrazione non ha peraltro smentito, omettendo qualsiasi successivo accertamento istruttorio, le dichiarazioni del ricorrente relative al coinvolgimento dei militari in servizio presso la task force Falco, la stessa in cui era impiegato il ricorrente, in esplosioni e in attività operative in zone devastate dalla guerra e non ancora integralmente bonificate da mine e da altri materiali bellici, il che evidenzia la stessa carenza istruttoria e il travisamento dei fatti che si è venuto a determinare e che l’amministrazione non ha ritenuto di rimuovere con una sua attenta attività valutativa della fattispecie in questione, che è stata svolta apoditticamente con frequente ricorso alla motivazione “per relationem”, invero inadeguata di fronte ad un’infermità così grave da impedire al ricorrente di attendere con normalità alla quotidiana attività.
Il ricorso va pertanto accolto con annullamento dell’atto impugnato e con assorbimento della richiesta di sospensiva.
P.Q.M.
esprime il parere che il ricorso debba essere accolto, con assorbimento della sospensiva e conseguente annullamento dell’atto impugnato.



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Carlo Mosca Pietro Falcone




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Re: vittime del dovere

Messaggioda francy66 » mar gen 31, 2012 7:24 pm

ciao..sono un appuntato scelto dei cc...A seguito a un incidente su intervento per rapina nel 1993 ho riportato un politrauma con conseguente trauma toracico , lombare e discale , l' infermità per causa di servizio riconosciuta nel 1999 è stata ascritta a una tabella B massima.Nel 2008 ho inoltrato domanda al ministero dell'interno per il riconoscimento dello status di vittima del dovere. A distanza di 2 anni sono stato invitato dalla CMO di competenza a presentarmi a visita con la documentazione in mio possesso aggiornata la quale mi assegnava una percentuale del 17%-.Nello stesso anno ho ricevuto il decreto del capo della Polizia e la relativa speciale elargizione nella misura prevista di 2000,00 a punto percentuale. Adesso a distanza di due anni sto raccogliendo la documentazione in mio possesso per inoltrare la domanda di aggravamento della patologia già riconosciuta. Penso che tu possa provare a inoltrare la domanda seguendo la procedura prevista.Faccio presente che fino a oggi sono sono stato seguito nelle mie pratiche dall'associazione "FERVICREDO" nella persona di Mirko Schio, una grande persona piena di umiltà e di grande forza d'animo, se leggi la sua biografia saprai a cosa mi riferisco.Sono sicuro che ti saprà dare le dritte giuste per potere andare avanti. Ho partecipato quest'anno al Memory Day a Mestre ed è stata una spendida esperienza..Eravamo in tanti da tutt'italia...non lo dimenticherò mai, lo porterò nel mio cuore per sempre..Fammi sapere....ciao
francy66
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven feb 10, 2012 11:22 pm

Tar Lombardia sez. di Brescia su:

Norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.


Il ricorso risulta fondato.

Va innanzi tutto precisato che il quadro normativo di riferimento ha subito una serie di mutamenti posto che la domanda è stata proposta dalla ricorrente ai sensi della L. 23.11.1998 n. 407, ma tra la domanda (presentata il 13.9.2000) e la determinazione negativa dell’Amministrazione qui impugnata (emessa il 13.3.2001) è intervenuta la L. 23.12.2000 n. 388, la quale all’art. 82 ha previsto “Al personale di cui all'articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, ferito nell'adempimento del dovere a causa di azioni criminose, ed ai superstiti dello stesso personale, ucciso nelle medesime circostanze, nonché ai destinatari della legge 20 ottobre 1990, n. 302, è assicurata, a decorrere dal 1° gennaio 1990, l'applicazione dei benefìci previsti dalla citata legge n. 302 del 1990 e dalla legge 23 novembre 1998, n. 407”.

Pur in presenza di un non univoco orientamento giurisprudenziale al riguardo, il Collegio ritiene che vada condiviso quanto rilevato dal Tar Campania Sez. VI, con la sentenza 26.6.2007 n. 7252.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

N. 00183/2012 REG.PROV.COLL.
N. 00676/2001 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 676 del 2001, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. OMISSIS, con domicilio eletto presso OMISSIS in Brescia, via XX Settembre, 40;
contro
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Brescia, via S. Caterina, 6;
per l'annullamento
del decreto del Ministero dell’Interno in data 2.3.2001 n. …/C/3/8 CC 148 bis di prot., comunicato in data 13.4.2001, nonché di tutti gli ulteriori e diversi atti presupposti e conseguenti e per l’accertamento ed il riconoscimento dell’applicabilità alla sig.ra OMISSIS dei benefici previsti dalla legge 20.10.1990 n. 302 e dalla Legge 23.11.1998 n. 407 (norme a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata)

Visti il ricorso e i relativi allegati;
OMISSIS;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con ricorso notificato il 12.6.2001 e depositato presso la Segreteria della Sezione il successivo giorno 15, OMISSIS impugna il decreto n. …/C/3/8 del 2.3.2001 di rigetto dell’istanza (presentata in data 13.9.2000) volta ad ottenere la riliquidazione della speciale elargizione attribuitale – con decreto del 13.11.1984 - quale vedova del Mar. Capo dei carabinieri OMISSIS, deceduto il 14.5.1984 in seguito a conflitto a fuoco nel quale fu coinvolto nell’espletamento del proprio dovere (L. 100.000.000).
La ricorrente articola le seguenti doglianze:
1) Violazione di legge: art. 82, comma 1, Legge 23 dicembre 2000 n. 38 (recte 388); eccesso di potere per insufficiente e omessa motivazione.
L’art. 82 della L. n. 388/2000 ha fatto venir meno la differenziazione della posizione fra vittime del dovere e vittime del terrorismo, equiparando pienamente le due posizioni, eliminando ogni ingiusta discriminazione a carico delle vittime del dovere.
2) Eccesso di potere per carente, insufficiente, omessa motivazione, difetto di istruttoria, violazione di legge: art. 82, comma 8, Legge 23 dicembre 2000 n. 388. il decreto non ha verificato se il servizio nel corso del quale il mar. OMISSIS è deceduto era riconducibile ad operazioni riconducibili ai fatti delittuosi di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 1 L. 20.10.1990 n. 302.
In data 22.6.2001 si è costituito in giudizio- assistito ex lege dall’Avvocatura distrettuale dello Stato - l’intimato Ministero dell’Interno, chiedendo il rigetto del gravame.
A seguito del ricevimento della comunicazione di Segreteria, il ricorrente e il legale dello stesso, con atto depositato in data 25.11.2009, hanno chiesto la fissazione del ricorso, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 9, comma 2º della L. n. 205 del 2000.
In data 30.9.2011 l’Avvocatura distrettuale dello Stato ha depositato documenti.
Con memoria depositata il 7.12.2011 l’Avvocatura ha chiesto il rigetto del ricorso, preliminarmente evidenziando che la domanda presentata in data 13.9.2000 aveva per oggetto la richiesta di riliquidazione della speciale elargizione percepita, mentre in questa sede viene anche richiesta:
- la concessione dell’assegno vitalizio non reversibile previsto dall’art. 2 co. 1 L. 23.11.1998, n. 407;
- l’attribuzione di due annualità di trattamento pensionistico ai sensi dell’art. 2 co. 3 della medesima legge.
La non spettanza della richiesta riliquidazione è determinata, secondo la difesa erariale, dal fatto che la norma che amplia il novero dei beneficiari, contenuta nell’art. 82 cit., specifica espressamente che i benefici spettano “a decorrere dal 1° gennaio 1990”. Specificazione temporale che – secondo C.d.S., sez. I, parere n. 123/01 – vuol dire che rimangono sottratti ad essa coloro che hanno ricevuto la speciale elargizione in relazione a fatti verificatisi prima di quella data.
Con atto di replica depositato il 21.12.2011, la ricorrente ha insistito nel richiedere la riliquidazione (senza nulla dire circa le altre richieste) richiamandosi anche ai dati normativi rivenienti dall’art. 2 del DPR 2.7.2006 n. 243 (regolamento sulla corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere e ai soggetti equiparati) sia ai commi 562 563 della Legge (finanziaria) 23.12.2005 n. 266.
Alla pubblica udienza dell’ 11.1.2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Con il ricorso all’esame, OMISSIS - vedova del Mar. dei Carabinieri OMISSIS deceduto il 14.5.1984 in seguito ad un conflitto a fuoco con malviventi – chiede l’annullamento del decreto del Capo della Polizia in data 2.3.2001 che ha rigettato la richiesta – proposta ai sensi dell’art. 2 c. 5 della Legge 407 del 23.11.1998- di ottenere la riliquidazione della elargizione attribuita ex L. 466/1980 con decreto del 13.11.1984, nonchè l’ attribuzione dell’assegno vitalizio non reversibile.
Il diniego è stato motivato dalle seguenti ragioni:
a) “l’evento che ha causato il decesso del militare è scaturito da un fatto reato di criminalità comune e non in conseguenza di un atto di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico ovvero di un fatto commesso per il perseguimento delle finalità delle associazioni di cui all’art. 416- bis C.P.”;
b) “la matrice criminosa dell’episodio che ha causato il decesso del maresciallo OMISSIS non può essere riferita a casi di terrorismo, eversione dell’ordine democratico o fatti commessi per il perseguimento delle finalità delle associazioni di cui all’art. 416- bis C.P., requisito essenziale richiesto dalla Legge 20 ottobre 1990 n. 302 per la concessione dei benefici richiesti”.
Va preliminarmente disattesa la tesi - sollevata con la memoria difensiva dell’Avvocatura dello Stato - secondo cui vi sarebbe una discrasia fra quanto richiesto dall’odierna ricorrente con la domanda presentata in data 13.9.2000 - richiesta di ariliquidazione della speciale elargizione percepita - e quanto richiesto in questa sede,ove è stata rivendicata altresì la debenza di altri due benefici: b)di concessione dell’assegno vitalizio non reversibile previsto dall’art. 2 c. 1 L. 23.11.1998, n. 407; c) di attribuzione di due annualità di trattamento pensionistico ai sensi dell’art. 2 c. 3 della medesima legge.
Infatti, dalla documentazioni versata in giudizio emerge che il 13.9.2000 la OMISSIS ha indirizzato al Ministero dell’Interno tre distinte domande (prodotte come doc. n. 5, 6 e 7 ) volte ad ottenere: i tre distinti benefici, seppur sempre evocando l’art. 2, c. 5 della l. n. 407/1998.
Va peraltro notato che il provvedimento impugnato espressamente richiama e rigetta le richieste relative ai primi due benefici, mentre tace in relazione al terzo (attribuzione di due annualità di trattamento pensionistico).
La tesi prospettata dalla ricorrente poggia sull’assunto che l’art. 82 della L. n. 388/2000 avrebbe definitivamente fatto venir meno la differenziazione della posizione fra vittime del dovere e vittime del terrorismo, equiparando pienamente le due posizioni, eliminando ogni ingiusta discriminazione a carico delle vittime del dovere.
Per contro l’Amministrazione sostiene che la norma suddetta, nell’ ampliare il novero dei destinatari, specifica espressamente che i benefici spettano “a decorrere dal 1° gennaio 1990”, così espressamente escludendo coloro che hanno ricevuto la speciale elargizione in relazione a fatti verificatisi prima di quella data, a suffragio di tale opzione ermeneutica richiamando parere n. 123/01 della Sez. I del Consiglio di Stato).
Il ricorso risulta fondato.
Va innanzi tutto precisato che il quadro normativo di riferimento ha subito una serie di mutamenti posto che la domanda è stata proposta dalla ricorrente ai sensi della L. 23.11.1998 n. 407, ma tra la domanda (presentata il 13.9.2000) e la determinazione negativa dell’Amministrazione qui impugnata (emessa il 13.3.2001) è intervenuta la L. 23.12.2000 n. 388, la quale all’art. 82 ha previsto “Al personale di cui all'articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, ferito nell'adempimento del dovere a causa di azioni criminose, ed ai superstiti dello stesso personale, ucciso nelle medesime circostanze, nonché ai destinatari della legge 20 ottobre 1990, n. 302, è assicurata, a decorrere dal 1° gennaio 1990, l'applicazione dei benefìci previsti dalla citata legge n. 302 del 1990 e dalla legge 23 novembre 1998, n. 407”.
Pur in presenza di un non univoco orientamento giurisprudenziale al riguardo, il Collegio ritiene che vada condiviso quanto rilevato dal Tar Campania Sez. VI, con la sentenza 26.6.2007 n. 7252.
In detta sentenza è svolto il seguente iter motivazionale:
- l’art. 82 L. 23 dicembre 2000 n. 388, Disposizioni in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata al primo comma dispone:
“Al personale di cui all'articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, ferito nell'adempimento del dovere a causa di azioni criminose, ed ai superstiti dello stesso personale, ucciso nelle medesime circostanze, nonché ai destinatari della legge 20 ottobre 1990, n. 302, è assicurata, a decorrere dal 1° gennaio 1990, l'applicazione dei benefìci previsti dalla citata legge n. 302 del 1990 e dalla legge 23 novembre 1998, n. 407.”
- la norma disciplina l’applicazione dei benefici per due categorie di persone, rispettivamente, il personale di cui all’art. 3 della L. 466/1980 ed i destinatari della L. 302/1990,
- la locuzione “a decorrere dal 1° gennaio 1990”, – secondo un orientamento giurisprudenziale (Tar Milano, Sez. I, 30 luglio 2003 n. 3678) - indicherebbe il dies a quo rispetto a cui considerare i fatti rilevanti per la concessione dei benefici (“per accedere ai benefici indicati è necessario che l’interessato: o sia rimasto vittima di azioni di terrorismo, eversione, criminalità organizzata per eventi successivi al 1967; o sia rimasto vittima, nell’adempimento del dovere, di azioni criminose generiche per eventi successivi al 1990”;
- peraltro ad opposta conclusione induce la struttura stessa del comma: da una piana lettura emerge, infatti, che il legislatore, individuate due categorie di soggetti da beneficiare, ha inteso datare (non i fatti da cui far discendere l'applicazione della norma, ma) il termine da cui far decorrere i benefici in contestazione;
- a conforto della interpretazione proposta si pongono le norme successivamente emanate le quali hanno espressamente chiarito la piena equiparazione; in particolare l’art. 2 del DPR 2 luglio 2006 n. 243 (recante regolamento concernenti termini e modalità di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati, ai fini della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo, a norma dell’articolo 1, comma 565, della L. 23 dicembre 2005, n. 266);
- in particolare il comma 563 della L. n.266/05, specifica che “Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980 nr. 466 e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un'invalidità permanente in attività di servizio o nell'espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; d) in operazioni di soccorso; e) in attività di tutela della pubblica incolumità; f) a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità”.
Il provvedimento di diniego va quindi annullato.
Il non uniforme orientamento giurisprudenziale esistente sulla questione costituisce giusto motivo per indurre a compensare, fra le parti, le spese del giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 11 gennaio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Petruzzelli, Presidente
Sergio Conti, Consigliere, Estensore
Carmine Russo, Referendario


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/02/2012
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » dom mar 11, 2012 5:10 pm

A quanti possa interessare c'è questa sentenza che chiarisce alcuni aspetti fondamentali per stabilire la percentuale di invalidita'.

Ecco alcuni punti detti in sentenza:

1)- Si deve precisare che la quantificazione della percentuale di invalidità permanente è individuata attraverso la somma della percentuale di invalidità biologica più l’eventuale danno morale secondo una quota del primo, quota che non può eccedere la misura dei 2/3.

2)- Il legislatore, invero, con l’allora vigente DPR 37/2009, ha, nell’articolo 5, lettera c), inteso individuare un diverso e distinto nocumento rispetto a quello biologico che non può, in nessun caso, essere ad esso confuso.
Al riguardo la norma testualmente recita :”…la determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entita' della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della lesione alla dignita' della persona, connessi e in rapporto all'evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico “.

Cmq. leggete nella sua interezza la sentenza.

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N. 00342/2012 REG.PROV.COLL.
N. 02294/2010 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2294 del 2010, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. Marco Canella, Cristiano Antonini, Giulia Turetta, con domicilio eletto presso Marco Canella in Venezia-Mestre, via A. Costa, 20/E;

contro
Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura, domiciliata per legge in Venezia, San Marco, 63;
Ministero della Difesa, Ministero dell'Economia e delle Finanze;

per l'annullamento
del decreto di quantificazione della percentuale di invalidita'.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 febbraio 2012 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Il maresciallo aiutante dell’Arma dei Carabinieri OMISSIS, ed altri militi, tutti in forza al Nucleo operativo del Gruppo Carabinieri di ……, in data 18 dicembre ……, nel corso di una operazione di polizia giudiziaria volta alla repressione ed al contrasto di fenomeni di spaccio di sostanze stupefacenti, si appiattavano nei pressi di un appartamento sito in Sesto San Giovanni, ove, verso le ore ….., ne usciva un uomo che veniva fermato per un controllo di identità.
I militari decidevano, quindi, di controllare l’appartamento in questione, ignari che all’interno aveva trovato rifugio il OMISSIS, il quale, al fine di sottrarsi alla cattura, esplodeva, con un revolver di grosso calibro, a distanza ravvicinata, diversi colpi d’arma da fuoco, che attingevano due carabinieri – tra cui il ricorrente - in modo da procurare OMISSIS.
Il OMISSIS guadagnava la fuga – verrà poi successivamente catturato e condannato per il fatto descritto a OMISSIS di reclusione, che si aggiungevano ai ……. comminati per OMISSIS - .
Il ricorrente chiedeva, all’Amministrazione dell’Interno, i benefici previsti dall’articolata normativa per le “vittime del dovere”.
Con provvedimento del Capo della Polizia Direttore Generale della pubblica sicurezza del giorno 8 aprile 2010 è stata riconosciuta al ricorrente, su conforme determinazione della commissione medica militare di Padova, 1° sezione, del 3 febbraio 2010, una invalidità complessiva del 23 per cento ( 18 per cento con riferimento al danno biologico e 5 per cento del danno morale).
Contro tale determinazione ricorre il OMISSIS, che censura l’indicato provvedimento, anche per difetto di motivazione, per non avere l’Amministrazione giustificato le ragioni della attribuita infermità permanente nella misura del 23%.
Il ricorso è fondato in accoglimento dell’assorbente censura relativa al difetto di motivazione del provvedimento che ha determinato il danno morale nella misura del 5% della invalidità permanente.
Si deve precisare che la quantificazione della percentuale di invalidità permanente è individuata attraverso la somma della percentuale di invalidità biologica più l’eventuale danno morale secondo una quota del primo, quota che non può eccedere la misura dei 2/3.
Nel caso in esame la Commissione medica ha giudicato la lesione biologica nel 18%, mentre quella morale nel 5%, per un totale del 23% di invalidità permanente.
Invero la disamina del verbale della commissione medica militare consente di affermare, senza ombra di dubbio, che le patologie esaminate e riscontrate riguardano, tutte, l’aspetto biologico del ricorrente, poi distinte soltanto sotto il profilo delle riscontrate lesioni di carattere fisico, da quelle di natura psichica, ritenendo, erroneamente, queste ultime coincidenti con quelle morali.
Il legislatore, invero, con l’allora vigente DPR 37/2009, ha, nell’articolo 5, lettera c), inteso individuare un diverso e distinto nocumento rispetto a quello biologico che non può, in nessun caso, essere ad esso confuso.
Al riguardo la norma testualmente recita :”…la determinazione della percentuale del danno morale (DM) viene effettuata, caso per caso, tenendo conto della entita' della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della lesione alla dignita' della persona, connessi e in rapporto all'evento dannoso, in una misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico “.
Attraverso tale chiara precisazione il legislatore ha, quindi, inteso riaffermare, nel campo esclusivo della solidarietà sociale, quella distinzione del pregiudizio in danno della persona che, invece, nell’ambito dell’illecito è stato ridotto, con le famose quattro sentenze della Suprema Corte del 2008, ad un’unica ed ampia categoria del danno non patrimoniale.
La Commissione medica e, per essa, l’Amministrazione dell’Interno, ha, come detto e come risulta dal verbale dell’organo medico collegiale in atti, accertato e valutato tutti i pregiudizi che la vicenda storica ha cagionato al ricorrente, sia sotto il profilo fisico che psichico e le conseguenti alterazioni patologiche funzionali al diverso sistema morfologico.
Ma tali evenienze patologiche, puntualmente descritte e valutate nel loro dinamico divenire e nella loro persistente attualità nel ricorrente, nulla hanno a che fare con il nocumento morale previsto dal legislatore nella norma citata.
A conforto della riferita tesi è utile osservare che tra le due categorie di pregiudizio sussistono sostanziali differenze strutturali, i cui interessi sottesi si riferiscono e si collocano anche in un diverso ambito di tutele costituzionali, le prime garantite nell’art. 32, le altre presidiate dagli artt. 2 e 3 della Carta.
Quindi, la diversità sostanziale del differente pregiudizio ( biologico e morale) che attinge la vittima, pur convivendo ed originando dal medesimo fatto storico, in realtà, ai fini indennitari previsti dalla normativa a favore delle “vittime del dovere”, deve assumere una diseguale ed autonoma valenza, così che il danno morale richiede, da parte della Commissione medica, una preventiva disamina circa la sua sussistenza, quindi, in caso positivo, una conseguente quantificazione, in proporzione al danno biologico accertato, che tenga necessariamente conto dei puntuali fattori previsti dal legislatore ( entità sofferenza e turbamento dello stato d’animo, lesione della dignità della persona).
Tale valutazione istruttoria è necessaria ed indispensabile e deve essere, non solo apoditticamente quantificata in termini numerici, ma deve costituire la prodromica risultanza di un procedimento istruttorio che individui le soggettive conseguenze negative che il fatto storico ha prodotto nella sfera individuale ed intima della vittima in termini di sofferenza e turbamento.
Solo dopo aver appurato tali evenienze può sintetizzarsi il giudizio in termini sintetici.
In realtà se è vero che il primo accertamento è indispensabile per affermare la sussistenza di turbamenti morali, non vi è, tra i due, alcuna meccanica coincidenza, in quanto l’entità ed la sussistenza del nocumento morale è funzionalmente collegato a differenziati e soggettivi fattori, soltanto alcuni dei quali sono normativamente sottoposti allo scrutinio della Commissione medica.
Non consta, invece, dagli atti di causa, che la Commissione medica ha svolto tali accertamenti istruttori, limitandosi, al riguardo, ad una mera disamina delle sole patologie psichiche, ritenute, erroneamente, coincidenti con il pregiudizio morale.
Per le considerazioni e nei limiti che precedono il ricorso va, dunque, accolto.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati nei limiti di cui in motivazione.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Claudio Rovis, Presidente FF
Silvia Coppari, Referendario
Roberto Vitanza, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE



DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 09/03/2012
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven lug 06, 2012 2:12 pm

Occhio alla data di decorrenza.
Leggete questa sentenza del Consiglio di Stato nel caso che vi possa interessare.

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04/07/2012 201203926 Sentenza 4


N. 03926/2012REG.PROV.COLL.
N. 09493/2010 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 9493 del 2010, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. Maurizio Calo', Carlo Totino, con domicilio eletto presso Carlo Totino in Roma, via Gramsci, 36;

contro
Ministero della difesa, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per la riforma
della sentenza del T.R.G.A. - DELLA PROVINCIA DI TRENTO n. 00176/2010, resa tra le parti, concernente CONCESSIONE ASSEGNO VITALIZIO

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della difesa;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 giugno 2012 il Cons. Giuseppe Castiglia e uditi per le parti gli avvocati Maurizio Calò e Alessia Urbani Neri (Avv. dello Stato);
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Il 5 luglio 1992, l’allora capitano OMISSIS è stato ferito dallo scoppio di un ordigno mentre partecipava, quale osservatore militare, alla missione ONU “MINURSO” nel Sahara occidentale. Per tale ragione, con atto del Commissario di Governo per la Provincia di Trento in data 27 ottobre 2009, gli è stata riconosciuta la qualifica di “vittima del terrorismo”.

Nominato colonnello nel ruolo d’onore, il OMISSIS ha impugnato il decreto ministeriale del 29 luglio 2009, con cui gli sono stati riconosciuti i benefici di legge dal 1° gennaio 2008, al fine di ottenerne una diversa decorrenza (per il diritto all’assegno vitalizio ex legge 23 novembre 1998, n. 407, dal 1° gennaio 1998 o, al più tardi, dall’11 dicembre 1998; per lo speciale assegno vitalizio ex legge 3 agosto 2004, n. 206, dal 1° gennaio 2003 o, in subordine, dal 26 agosto 2004). Ha chiesto dunque l’annullamento del decreto in parte qua, con l’accertamento del proprio diritto e la condanna dell’Amministrazione a corrispondere le somme dovute con arretrati, interessi e rivalutazione monetaria.

Con sentenza 4 agosto 2010, n. 176, il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento ha respinto il ricorso.

Il colonnello (ora generale) OMISSIS ha interposto appello contro la sentenza deducendo in primo luogo la violazione di legge.

L’art. 2, comma 106, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 - che ha novellato l’art. 15 della citata legge n. 206 del 2004 - avrebbe natura di disposizione correttiva, dettata dalla necessità di porre rimedio a un’irragionevole disparità di trattamento; avrebbe pertanto efficacia retroattiva.

La sentenza avrebbe inoltre omesso di pronunziare sul motivo del ricorso relativo alla decorrenza dell’assegno vitalizio previsto dalle leggi n. 302 del 1990 e n. 407 del 1998, sul quale pure influirebbe la modificazione introdotta dalla legge n. 244 del 2007.

La sentenza, infine, avrebbe falsamente interpretato la disparità di trattamento del caso di specie rispetto a quello assicurato ad altri militari vittime del terrorismo all’estero, recando sul punto una motivazione carente, travisata e perplessa.

Il Ministero della difesa si è costituito in giudizio per resistere all’appello, depositando una succinta memoria.

Il gen. OMISSIS ha quindi depositato una memoria di replica, richiamando recente giurisprudenza della Corte dei conti.

All’udienza pubblica del 19 giugno 2012, l’appello è stato chiamato e trattenuto in decisione.

DIRITTO
Per esigenze sistematiche, è preferibile invertire l’ordine di esame dei profili indicati nell’appello (come già prima nel ricorso) e iniziare dalla domanda relativa alla decorrenza dell’assegno previsto dalla legge n. 407 del 1998.

L’art. 2, comma 1, di tale legge attribuisce “un assegno vitalizio, non reversibile, di lire 500 mila mensili” a chiunque, per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza di atti di terrorismo, eversione o criminalità organizzata o di fatti delittuosi commessi per il perseguimento delle finalità di associazioni di criminalità organizzata, subisca una invalidità permanente non inferiore a un quarto della capacità lavorativa.

Per effetto del richiamo all’art. 1 della legge n. 320 del 1990, l’elargizione era in origine limitata in relazione agli atti e ai fatti svoltisi nel territorio dello Stato.

Successivamente l’art. 82 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (legge finanziaria per il 2001) ha esteso il beneficio - a decorrere dal 1° gennaio 1990 - a determinate categorie di personale (tra le quali gli appartenenti alle Forze armate dello Stato ex art. 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466) ferito nell’adempimento del dovere a causa di azioni criminose.

L’art. 3 del decreto-legge 28 novembre 2003, n. 337 (convertito, con modificazioni, nella legge 24 dicembre 2003, n. 369) ha poi stabilito che le disposizioni richiamate si interpretano nel senso di applicarsi anche per gli eventi occorsi al di fuori del territorio nazionale.

La norma ora ricordata, come detto, ha carattere interpretativo; dunque ha ordinaria efficacia retroattiva, non ostando nessuna delle circostanze che, secondo la giurisprudenza costituzionale, pongono un limite alla retroattività delle leggi di tale natura (cfr. da ultimo Corte cost., sentenza 2-5 aprile 2012, n. 78, par. 12 del “considerato in diritto”).

Ne consegue che, in relazione a un evento accaduto nel 1992, l’assegno vitalizio in questione - diversamente da quanto ha ritenuto l’Amministrazione - spetta al gen. OMISSIS a far data dall’entrata in vigore della legge n. 407 del 1998, cioè dall’11 dicembre dello stesso anno.

Dal canto suo l’art. 5, comma 3, della legge n. 206 del 2004 riconosce alle vittime degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, che per effetto di ferite o di lesioni abbiano riportato un'invalidità permanente non inferiore ad un quarto della capacità “uno speciale assegno vitalizio, non reversibile, di 1.033 euro mensili”.

Il successivo art. 15 limita il beneficio (come pure le altre provvidenze previste dalla legge) agli eventi verificatisi sul territorio nazionale a decorrere dal 1° gennaio 1961. Per gli eventi coinvolgenti cittadini italiani verificatisi all'estero, i benefici di cui alla presente legge si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2003.

Infine l’art. 2, comma 106 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008) ha esteso i benefici in discorso anche agli eventi verificatisi all’estero a decorrere dal 1° gennaio 1961, dei quali sono stati vittime cittadini italiani residenti in Italia al momento dell’evento.

L’Amministrazione non contesta che anche tale speciale assegno spetti al gen. OMISSIS; ne fissa però la decorrenza al 1° gennaio 2008.

Ora, il punto non sta tanto nel carattere correttivo della disposizione da ultimo ricordata e nell’efficacia retroattiva che da quel carattere si vorrebbe far discendere.

La tesi dell’efficacia retroattiva delle disposizioni integrative o correttiva non è senz’altro corretta in termini generali (sarebbero altrimenti retroattive tutte le novelle legislative, il che evidente non è); è stata affermata in relazione al contenuto dei decreti legislativi integrativi o correttivi di precedente legislazione delegata, emanati sulla base della medesima delega (Cass. civ. SS. UU., 7 febbraio 1989, n. 733); deve intendersi superata da altra e più meditata giurisprudenza, secondo la quale gli effetti della successione temporale delle leggi operano anche nel caso di norme correttive o integrative di decreti legislativi, che il Governo, delegato a emanare i primi, sia al contempo delegato dalla stessa legge a emanare in un termine successivo (Cass. civ., SS. UU., 2 agosto 2002, n. 11631).

Piuttosto, in applicazione del generale canone ermeneutico dell’art. 12 delle preleggi, occorre ricostruire la “volontà del legislatore”, tenendo conto della possibile efficacia retroattiva anche di norme innovative (con la sola ovvia eccezione delle norme penali punitive), subordinata alla sola condizione che la retroattività trovi adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza e non contrasti con altri valori ed interessi costituzionalmente protetti (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 23 marzo 2010, n. 1689).

Nel quadro di una ricostruzione sistematica della normativa di settore, sarebbe del tutto irragionevole supporre che il legislatore, mosso evidentemente da un obiettivo di perequazione, abbia inteso dare - quanto all’ampliamento dei ricordati benefici alle vittime di eventi avvenuti al di fuori del territorio dello Stato - efficacia ex tunc all’estensione dell’<assegno> ex legge n. 407 del 1998 ed efficacia ex nunc, invece, allo <speciale assegno> ex legge n. 206 del 2004.

Come dunque il primo spetta all’appellante - secondo quanto prima si è detto - a far data dall’11 dicembre 2008, così deve ritenersi che anche il secondo gli sia dovuto - in conformità a quanto dispone l’art. 5, comma 3, della legge n. 206 del 2004 - a partire dall’entrata in vigore della legge stessa, vale a dire dal 26 agosto dello stesso anno.

Dalle considerazioni che precedono discende che l’appello è fondato e perciò deve essere accolto nei termini di cui prima si è detto.

Il provvedimento impugnato va dunque annullato in parte qua e l’Amministrazione condannata a corrispondere gli arretrati dovuti, con la rivalutazione e gli interessi di legge.

La difficoltà di ricostruzione e interpretazione di una normativa complessa e stratificata nel tempo, che certo si sarebbe giovata di una tecnica legislativa più consapevole e accorta, giustifica la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, annulla in parte qua il provvedimento oggetto del ricorso di primo grado.

Compensa le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati:
Gaetano Trotta, Presidente
Sergio De Felice, Consigliere
Raffaele Greco, Consigliere
Diego Sabatino, Consigliere
Giuseppe Castiglia, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 04/07/2012
panorama
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » ven lug 27, 2012 5:50 pm

Per orientamento affinchè prendiate spunto su questa problematica "particolare".

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26/07/2012 201203603 Sentenza 6


N. 03603/2012 REG.PROV.COLL.
N. 04099/2007 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 4099 del 2007, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dall'avv. Concetta Saetta, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo difensore in Napoli, via Cimarosa, 69;

contro
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, presso i cui uffici – alla via A. Diaz n°11 – è ope legis domiciliato;

per l'annullamento
della nota del Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, prot.llo n. 559/C/3/E/8 del 17.4.2007, con la quale è stata respinta l’istanza volta ad ottenere la corresponsione degli interessi legali e della rivalutazione sulle somme elargite ai sensi della legge n. 466 del 13.8.1980

e per la declaratoria
del diritto del ricorrente alla corresponsione delle suddette somme nonché al risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’illegittimo diniego.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 luglio 2012 il dott. Umberto Maiello e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Il ricorrente, già maresciallo della Guardia di Finanza, avendo riportato in attività di servizio gravi lesioni, per effetto delle quali era stato giudicato permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato, veniva collocato in congedo illimitato nel 1975.

In conseguenza dei suddetti eventi presentava domanda, ai sensi del D.M. 30.10.1980, per il riconoscimento della speciale elargizione di lire 100.000.000 di cui alla legge 466/1980.

Tale beneficio gli veniva, inizialmente, negato in sede amministrativa, ed il TAR successivamente adito, con sentenza n. 110 del 15.3.1993, respingeva in primo grado il ricorso avverso l'atto di diniego. Di contro, il Consiglio di Stato, con sentenza n. 840/96, accoglieva l'appello ed annullava le mentovate determinazioni di rigetto. In ragione di ciò, l'amministrazione procedeva all’erogazione delle somme dovute, giusta decreto del Capo della Polizia n. 559/D/E/8/G.F.F. 11.

Successivamente, il ricorrente presentava istanza per il riconoscimento della rivalutazione monetaria e degli interessi legali sugli importi tardivamente liquidati. L'istanza veniva respinta dall'Amministrazione intimata.

Di qui una nuova azione innanzi a questo Tribunale che, con sentenza n. 2835 del 2001, annullava l'atto di diniego e, per l'effetto, condannava l'amministrazione dell' Interno al pagamento, in favore del ricorrente, di un importo pari alla rivalutazione monetaria della sorta capitale secondo gli indici ISTAT ed agli interessi legali sulla somma così rivalutata, dalla data di maturazione del credito, individuata in quella di entrata in vigore della legge 466/1980, e sino all'effettivo soddisfo, avvenuto in data 13.11.1996, il tutto secondo i criteri di computo di cui in motivazione, e precisamente in base alle seguenti percentuali per gli interessi legali ( 5% annuo sino al 15.12.1990; 10 % annuo dal 16.12.90 al 31.12.1996; 5 % annuo dal 1.1.1997). La decisione di primo grado veniva confermata dal giudice d'appello con sentenza n. 6714 del 15.11.2006. In esecuzione delle richiamate statuizioni giurisdizionali, con decreto del Capo della Polizia n. 559/C/3/E/8 G. di F.F del 4.12.2002, veniva disposto il pagamento in favore del ricorrente di una somma pari a € 305.033,36.

Ciò nondimeno, in data 13.12.2006 il ricorrente ha presentato una nuova istanza volta ad ottenere l'ulteriore corresponsione di somme a titolo di interessi legali e rivalutazione monetaria, ritenendo le somme liquidate non pienamente corrispondenti alle sue esatte spettanze.

Tale istanza e' stata riscontrata con il provvedimento impugnato, con il quale l'Amministrazione intimata ha opposto di aver già provveduto alla puntuale cura degli adempimenti dovuti.

Avverso tale provvedimento il ricorrente deduce:
1) la violazione della disciplina di settore nella parte in cui prescrive la rivalutazione dei crediti maturati ed il riconoscimento degli interessi corrispettivi come accessorio di qualsivoglia credito monetario liquido ed esigibile, diritti peraltro già accertati in sede giurisdizionale;
2) l’insufficienza del corredo motivazionale del provvedimento impugnato.

Con la medesima domanda il ricorrente ha, altresì, chiesto il riconoscimento del proprio diritto al risarcimento dei danni.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata che ha concluso per la reiezione del ricorso.
All’udienza dell’11 luglio 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

DIRITTO
Il ricorso va dichiarato inammissibile.

Giova, anzitutto, ribadire che l’esatto perimetro dei crediti spettanti al ricorrente per le causali evidenziate nella narrativa in fatto risulta compiutamente definito nei dicta giurisdizionali evocati a fondamento della pretesa azionata in giudizio, le cui statuizioni governano, pertanto, i rapporti tra le parti.

Peraltro, le suindicate pronunce risultano espressamente poste a fondamento delle stesse rivendicazioni attoree che, pertanto, vanno opportunamente ricondotte nell’alveo del giudizio di ottemperanza.

A fronte di quanto detto – e stante l’irreversibilità delle richiamate decisioni – appaiono del tutto fuori sesto le doglianze di parte ricorrente che muovono dalla disamina della disciplina di settore assurgendo, come già evidenziato, i precedenti giurisdizionali, oramai cosa giudicata, a regola del caso concreto.

Del pari, e per le medesime ragioni, si rivelano manifestamente inconferenti le ulteriori censure di difetto di motivazione articolate dal ricorrente avverso il provvedimento reiettivo, essendo il rapporto controverso riconducibile al binomio diritto soggettivo – obbligo il cui contenuto va accertato in stretto riferimento al titolo giuridico da cui trae alimento.

In altri termini, il thema decidendum introdotto con la domanda in epigrafe non evoca lo schema proprio del rapporto autoritativo, contraddistinto dal confronto dialettico tra potere ed interesse legittimo ed in cui gli interessi in conflitto trovano composizione nel provvedimento amministrativo che costituisce l’approdo finale di valutazioni concrete destinate ad assurgere a regola del caso concreto. E’, dunque, solo in siffatto contesto che trovano spazio le figure sintomatiche dell’eccesso di potere e del difetto di motivazione, giustappunto qualificati come vizi tipici della discrezionalità amministrativa.

Di contro, nei casi – com’è quello di specie – di rapporti patrimoniali di diritto/credito l’atto emanato dall’Amministrazione resta sfornito di carattere autoritativo e non può, pertanto, costituire, di per se stesso, ragione di diniego di diritti soggettivi patrimoniali che discendono direttamente da una fonte (nella specie il giudicato) ad esso esterna, di talché oggetto della controversia, piuttosto che la rimozione dell’atto, viene ad essere l'accertamento dell'obbligo dell'amministrazione contestato mediante l'atto medesimo.

Orbene, così perimetrato l’ambito cognitivo del presente giudizio, non può che rilevarsi la manifesta inettitudine strutturale della domanda attorea ad accreditare il diritto di credito azionato in giudizio.

E' pacifico, in giurisprudenza, che il ricorrente è tenuto a dare esauriente indicazione, nel ricorso, dei motivi su cui fonda la propria rivendicazione, con specificazione delle circostanze da cui possa desumersi la reale consistenza della pretesa vantata, non solo per dare modo alla parte intimata di difendersi adeguatamente, ma anche per porre il giudice nella condizione di comprendere le ragioni che egli intende far valere (Cons. St., Sez. VI, n. 61 del 3.2.1992; n. 138 del 27.2.1992).

L'azione esige che l'interessato non si limiti a formulare generiche pretese, sia pure mediante indicazione delle norme ritenute violate, ma fornisca in modo preciso e completo gli elementi di fatto costitutivi della fattispecie, tali da rendere possibile il concreto accertamento della responsabilità dedotta (Cons. St., Sez. V, n. 239 del 13.2.1995). In particolare, allorché si tratti di pretese patrimoniali, è necessaria l'indicazione di elementi di precisazione, almeno indiretti, delle pretese stesse, non essendo ammissibile la rimessione, al giudicante, di ogni attività connessa all'esatta delimitazione della domanda in tutti i suoi diversi aspetti (cfr. ex multis Consiglio Stato sez. VI, 02 novembre 2009 n. 6729).

I suddetti postulati – espressione di principi generali che governano il processo amministrativo – assumono, poi, viepiù valore nei casi in cui, a fronte di un precedente accertamento giurisprudenziale, l’Amministrazione abbia dato esecuzione all’obbligo dichiarato dal giudice corrispondendo al creditore le somme dovute. In siffatte evenienze non può che radicarsi in capo a quest’ultimo l’onere di indicare compiutamente la ragioni per cui il suo credito non può ritenersi pienamente soddisfatto.

Ed, invero, è ius receptum in subiecta materia il principio secondo cui, nel giudizio per l'ottemperanza, è onere del ricorrente denunciare, con pertinenti e documentate censure, i vizi che inficiano l'azione amministrativa, non potendo la sua contestazione esaurirsi in una generica dichiarazione d'insoddisfazione per il risultato raggiunto, rispetto a quello che si prefigurava di conseguire. Pertanto, nel caso di sentenza di condanna della pubblica amministrazione al pagamento di somme di denaro, è onere del ricorrente, una volta in possesso del prospetto contenente i conteggi eseguiti dall'amministrazione, indicare le omissioni ovvero gli errori di calcolo che sarebbero stati commessi in suo danno dagli uffici, onde porre il giudice adito in condizione di verificare, attraverso il raffronto tra i prospetti elaborati dalle parti in causa, se il giudicato è stato effettivamente eseguito solo in parte (cfr. ex multis Consiglio Stato sez. VI, 06 novembre 2009, n. 6930).

Di contro, le indicazioni contenute nel gravame si appalesano del tutto generiche, mancando qualsiasi indicazione idonea a disvelare la consistenza e la portata delle doglianze attoree. Ed, invero, non risultano in alcun modo esplicitate le ragioni della presunta erroneità del sistema di calcolo seguito dall’Autorità procedente così come la pretesa insufficienza delle somme fin qui complessivamente liquidate.

Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Giova infine evidenziare che il Tribunale, rilevata la possibile inammissibilità del ricorso per le ragioni sopra illustrate, in ossequio al disposto di cui all’art. 73, comma 3, c.p.a., ha indicato in udienza la relativa questione e ne ha dato atto a verbale.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e, per l’effetto, la parte ricorrente va condannata al pagamento, in favore dell’Amministrazione resistente, delle spese processuali, liquidate complessivamente in € 1.500/00 (millecinquecento/00).
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore dell’Amministrazione resistente, delle spese processuali, liquidate complessivamente in € 1.500/00 (millecinquecento/00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 11 luglio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Renzo Conti, Presidente
Arcangelo Monaciliuni, Consigliere
Umberto Maiello, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Il 26/07/2012
panorama
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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » gio gen 24, 2013 11:05 am

Vittima del Dovere

1) - Respinto l’istanza del ricorrente volta ad ottenere i benefici previsti dal dpr n. 243/2006 e dalla l. 266/2005.

2) - in conseguenza delle lesioni riportate in occasione di una esercitazione organizzata, anche dal ricorrente, per i militari destinati ad operare in territorio afgano.

3) - Il ricorrente censura, il provvedimento di diniego dei richiesti benefici di legge, previsti per i dipendenti pubblici in caso di lesione sofferte e causalmente dipendenti dal servizio.

4) - In particolare e più precisamente chiede riconoscersi le provvidenze di cui all'art.1, della Legge 266/2005, commi 562 e ss. , così come disciplinate nel successivo regolamento ( DPR 7 luglio 2006, n. 243) .

Il TAR precisa:

5) - Il legislatore ha ritenuto opportuno equiparare tutte le diverse ipotesi descritte nel comma 563 L. 266/2005, con le ulteriori evenienze lesive occorse in occasione “di missioni di qualunque natura”.

6) - In altre parole, come ha ben precisato il Consiglio di Stato, sezione terza, con il parere assunto, per evenienze analoghe, in data 4 maggio 2010, ciò che conta, in tali evenienze, è l’evento pregiudizievole che ha colpito l’operatore ed ha prodotto una lesione permanente, la cui relazione causale, questa sì, deve necessariamente collegarsi alle ragioni di servizio.

7) - Per cui è assolutamente inconferente il rilievo circa le modalità causali dell'evento, atteso che ciò che il legislatore ha previsto per la concessione delle menzionate provvidenze si riduce ai soli fattori dell’impiego del personale in missione, nei termini superiormente disposti ed il collegamento causale del pregiudizio subito alle ragioni di servizio, risultando assolutamente indifferente le diverse modalità causali del nocumento.

8) - Al riguardo è opportuno ricordare che le caratteristiche e le peculiarità dell’istituto in questione si ricavano agevolmente dalla mera lettura del regolamento di cui al DPR 7 luglio 2006, n.243, in particolare, dall’art. 1, comma 1, lettere b) che testualmente recita: “per missioni di qualunque natura ( si intendono) le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall'autorita' gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente ”.

Ricorso Accolto.

Per il resto e per capire i fatti, vi rimando alla lettura qui sotto.

Questa è un'altra dimostrazione che per ottenere i diritti bisogna lottare sempre.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

N. 00083/2013 REG.PROV.COLL.
N. 00758/2010 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 758 del 2010, proposto da:
OMISSIS, rappresentato e difeso dagli avv. Michele Agostini, Roberto Vasapolli, Davide Cortese, con domicilio eletto presso Davide Cortese in Venezia, Santa Croce, 742;

contro
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato in Venezia, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;

per l'annullamento del decreto n. 40 datato 18 dicembre 2009, notificato il 2 marzo 2010, con il quale il Ministero della Difesa, Direzione Generale delle pensioni militari e del collocamento al lavoro dei volontari congedati e della leva, ha respinto l’istanza del ricorrente volta ad ottenere
i benefici previsti dal dpr n. 243/2006 e dalla l. 266/2005

Visti il ricorso e i relativi allegati;
OMISSIS;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO
Il ricorrente, caporal maggiore capo dell’Esercito italiano, in servizio effettivo presso OMISSIS, contesta il rigetto della istanza volta a conseguire i benefici di legge, meglio in epigrafe riportati, in conseguenza delle lesioni riportate in occasione di una esercitazione organizzata, anche dal ricorrente, per i militari destinati ad operare in territorio afgano e svolta presso il OMISSIS, nei giorni 28 e 29 luglio 2009, giusto ordine di servizio del 24 luglio 2009 in atti.

Definito, pertanto, l'oggetto della presente vicenda giudiziaria, il Collegio osserva quanto segue.
Il ricorrente censura, come detto, il provvedimento di diniego dei richiesti benefici di legge, previsti per i dipendenti pubblici in caso di lesione sofferte e causalmente dipendenti dal servizio.

In particolare e più precisamente chiede riconoscersi le provvidenze di cui all'art.1, della Legge 266/2005, commi 562 e ss. , così come disciplinate nel successivo regolamento ( DPR 7 luglio 2006, n. 243) .

Per una esatta e puntuale intelligenza della presente vicenda è opportuna una sintetica ricostruzione del fatto, peraltro non oggetto di contestazione.

In data 29 luglio 2009, verso le ore ……, il militare ricorrente, mentre era intento a posizionare, nel corso della prevista attività esercitativa, una mina, veniva investito dalla conseguente esplosione cagionata dal comportamento negligente, inopportuno e sbadato di un commilitone che, inavvertitamente, urtava il dispositivo di innesco dell’artificio.

Lo scoppio provocava al ricorrente un trauma alla mano sinistra con perdita di sostanza al ……. dito ed importati lesioni ossee, tendinee e vascolari a livello delle altre dite della mano, richiedendo il ricovero presso il pronto soccorso del nosocomio di OMISSIS e poi presso l’ospedale militare di Padova, con prognosi di 50 giorni.

L'Amministrazione della difesa ha motivato il diniego sostenendo che :
1. l'infermità è stata dal ricorrente riportata durante una normale attività addestrativa presso il reparto di appartenenza;
2. la vicenda non è conforme alle ipotesi di cui alle lettere A,B,C,D,E,F, del comma 563 dell'art. 1 della L.266/2005 perchè difetta l'azione, anche non ostile, compiuta contro appartenenti alle Forze armate italiane, e si è trattato di evento accidentale;
3. l'invalidità è dovuta ad evento traumatico e non ad infermità;
4. manca il requisito della partecipazione del dipendente “a missioni”.

Il Collegio rileva che già dalla mera lettura degli atti prodotti, nessuna delle considerazioni fondanti il diniego ha pregio e rilevanza giuridica.

Invero, l'attività addestrativa, esclusa dai riferiti benefici di legge riguarda e si riferisce, anche a mente della Circolare del Ministero della difesa n. DGPM/313 del 27 marzo 2001, CAPO VIII, esclusivamente, all’ attività che il militare esplica con finalità prettamente didattiche e scolastiche.

In altre parole sono esclusi dagli indicato benefici esclusivamente quegli incidenti occorsi al militare in occasione di attività svolte in aula.

Ogni diversa attività di impiego del militare è considerata operativa.

Recita testualmente la citata circolare ministeriale :”Per attività operative si intendono tutte le attività svolte per l'adempimento dei compiti istituzionali, comprese quelle finalizzate alla formazione del personale…”.

Nel caso di specie l'attività espletata dal caporal maggiore OMISSIS , in occasione dell’incidente, aveva una finalità esclusivamente pratica ed operativa e consisteva nel simulare azioni di fuoco nemiche per i militari destinati nella zona di operazioni in Afganistan.

Parimenti estraneo e non corretto è il riferimento normativo esclusivo al solo art. 1, comma 563, lettere da A ad F.

In realtà la fattispecie storica oggetto di verifica normativa deve essere confrontata ed interpretata, in uno, con il successivo comma 564 Legge citata e con l'art. 1 lettera b) e c) del DPR 243/2006.
Il legislatore ha ritenuto opportuno equiparare tutte le diverse ipotesi descritte nel comma 563 L. 266/2005, con le ulteriori evenienze lesive occorse in occasione “di missioni di qualunque natura”.

Quindi il punto essenziale è la definizione del concetto e dell'istituto “ missione”, sul quale il Collegio provvederà in seguito.

Nelle riferite motivazioni del provvedimento di diniego, l'Amministrazione della difesa ha, inoltre, sostenuto che l'invalidità che consente di guadagnare le richieste provvidenze deve essere causata esclusivamente da infermità e non da evento traumatico.

Ora, osserva il Collegio, anche l'affrettata lettura della norma riportata avrebbe permesso di capire che l’invalidità prevista dalla norma non costituisce una categoria autonoma e differenziata di nocumento e non costituisce, come erroneamente ritiene la parte resistente , il solo prodotto causale di evenienze patologiche dovute ad infermità.

Invero la invalidità è la risultante e la conseguenza di situazioni traumatiche o patologiche, rispetto alle quali il legislatore ha ritenuto di non dover ulteriormente precisare, ritenendo sufficiente ed esaustiva la constatazione dell'effetto dannoso prodotto in danno, in questo caso, del militare.

In altre parole, come ha ben precisato il Consiglio di Stato, sezione terza, con il parere assunto, per evenienze analoghe, in data 4 maggio 2010, ciò che conta, in tali evenienze, è l’evento pregiudizievole che ha colpito l’operatore ed ha prodotto una lesione permanente, la cui relazione causale, questa sì, deve necessariamente collegarsi alle ragioni di servizio.

Per cui è assolutamente inconferente il rilievo circa le modalità causali dell'evento, atteso che ciò che il legislatore ha previsto per la concessione delle menzionate provvidenze si riduce ai soli fattori dell’impiego del personale in missione, nei termini superiormente disposti ed il collegamento causale del pregiudizio subito alle ragioni di servizio, risultando assolutamente indifferente le diverse modalità causali del nocumento.

L’Avvocatura erariale ha contestato che il militare fosse, nell’occasione, comandato in missione.
Invero, tale rilievo risulta contraddetto, per tabulas, proprio dalla documentazione versata in atti.

Risulta, infatti e il dato non è revocabile in dubbio, che il superiore del ricorrente ha impartito allo stesso un ordine formale affinchè questi si recasse, nei giorni 28 e 29 luglio 2009, in una diversa struttura militare ( OMISSIS) per ragioni di servizio ( addestramento del personale militare in partenza per l’Afganistan).

Al riguardo è opportuno ricordare che le caratteristiche e le peculiarità dell’istituto in questione si ricavano agevolmente dalla mera lettura del regolamento di cui al DPR 7 luglio 2006, n.243, in particolare, dall’art. 1, comma 1, lettere b) che testualmente recita: “per missioni di qualunque natura ( si intendono) le missioni, quali che ne siano gli scopi, autorizzate dall'autorita' gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente ”.

Ebbene, la realizzazione di tale evenienza fattuale risulta dagli atti di causa.

Infine, il Collegio non condivide la tesi avanzata dall’Amministrazione ad ulteriore sostegno del diniego al richiesto beneficio secondo cui l’accadimento pregiudizievole doveva essere posto in essere da un elemento estraneo alle Forze armate.

In merito è sufficiente osservare che il comma 564 della L.266/2005 amplia la fattispecie individuata con le dettagliate ipotesi previste nel comma precedente, così che la situazione giuridicamente tutelabile si può così sintetizzare : “ (pregiudizio occorso al militare) in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, formalmente ordinata dal superiore competente, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali, riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

Al riguardo era sufficiente ed esaustiva anche una affrettata lettura della lettera c) del DPR 243/2006 citato per considerare che la fattispecie storica è perfettamente conforme alla evenienza astrattamente prevista nella norma secondaria che testualmente recita : “per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l'esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto”.

Pertanto, ogni riduttiva interpretazione del paradigma normativo in esame è contrario alla lettera ed allo spirito della norma.

Quindi rilevato, nel provvedimento in questa sede censurato, la insussistenza e la infondatezza dei motivi espressi, ostativi al riconoscimento del previsto e richiesto beneficio di legge, il Collegio annulla il provvedimento impugnato.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nel dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie.

Condanna l’Amministrazione della difesa al pagamento delle spese di lite che liquida complessivamente in euro 3.500,00 (tremilacinquecento), oltre IVA e CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 31 ottobre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Claudio Rovis, Presidente FF
Silvia Coppari, Referendario
Roberto Vitanza, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





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Re: vittime del dovere

Messaggioda panorama » gio feb 28, 2013 12:41 pm

Per notizia

http://olympus.uniurb.it/index.php?opti ... &Itemid=60

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Tribunale di Savona, Sez. Lav., 07 febbraio 2012 - Riconoscimento dei benefici assistenziali di legge quale vittima del dovere

Venerdì 17 Febbraio 2012 09:54


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME
DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI SAVONA
SEZIONE LAVORO
in persona del dott. Luca Fadda pronuncia la seguente
SENTENZA

(art. 429 c.p.c.)
definitiva nella causa iscritta al n. 876/2011 R.G. promossa da:
R. M.
Avv. Luigi GALLARETO ed Andrea BAVA

contro
MINISTERO della DIFESA
Avvocatura dello Stato

contro
MINISTERO dell'INTERNO
Avvocatura dello Stato
Resistente

PREMESSO
- che con ricorso depositato il 23/6/2011 R. M. evocava in giudizio il Ministero della Difesa ed il Ministero dell'Interno, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, al fine di vedersi riconosciuti i benefici assistenziali di legge quale vittima del dovere; in particolare sosteneva di aver perso la funzionalità renale durante la sua permanenza presso la Scuola di Cavalleria e Fanteria di Cesano di Roma, in quanto arruolato nel 118° corso A.U.C. e di aver diritto alle provvidenze ai sensi dell'art. 1 c. 565 L. 266/2005;

- che con comparsa tempestivamente depositata in udienza si costituivano i resistenti, non contestando in punto fatto il ricorso avversario, ma eccependo il difetto legittimazione passiva del Ministero dell'interno e, nel merito, chiedendo la reiezione del ricorso;

- che, non necessitando la causa di istruttoria alcuna, veniva fissata per la discussione l'odierna udienza, al cui esito il giudice pronunciava la presente sentenza, dando lettura del dispositivo e della motivazione ex art. 429 c.p.c.;
OSSERVA

La domanda è fondata e, pertanto, deve trovare accoglimento. In via preliminare, non può essere dichiarata la carenza di legittimazione passiva del Ministero degli Interni, così come richiesto nella memoria di costituzione.

Nell'atto introduttivo, infatti, è espressamente indicato che "la presente causa viene radicata anche nei confronti del Ministro dell'Interno solo al fine dell'ottenimento del titolo diretto all'inserimento nella graduatoria unica ex art. 3 c. 3 DPR 234/2006"; a tali limitati fini, dunque, sussiste la legittimazione passiva del citato Ministero. Venendo ad esaminare la posizione del Ministero della Difesa, questi non contesta le circostanze di fatto esposte in ricorso, ma interpreta il disposto dei commi 563 e 564 L. 23/12/2005 n°266 in maniera assai restrittiva, finendo per escludere il caso in questione dall'ambito di applicazione della normativa di cui sopra.

La tesi, tuttavia, non può essere condivisa.

Come è noto i commi 563 e 564 L. 23/12/2005 n°266 dispongono:

c. 563 : Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all'articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un'invalidità permanente in attività di servizio o nell'espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:
a) nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
b) nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;
c) nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
d) in operazioni di soccorso;
e) in attività di tutela della pubblica incolumità;
f) impiego internazionale
causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità.

c. 564: Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuato dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative. Si può allora ritenere che il comma 563 individui tutte le ipotesi di lesione o morte cagionate da eventi violenti e dipendenti da cause esterne alla amministrazione di appartenenza, mentre il comma successivo ricomprenda tutti gli altri casi in cui il soggetto subisca, durante l'attività lavorativa, una infermità in situazioni particolari che si discostano dai normali rischi connessi all'esercizio delle proprie mansioni.

La distinzione tra le due fattispecie, quindi, è da individuarsi nell'esercizio delle mansioni lavorative, vale a dire se il dipendente subisce le lesioni nel normale esercizio delle sue mansioni, è da considerarsi un invalido per causa di servizio, ma se le subisce nell'ambito di particolari situazioni ambientali ed operative altamente rischiose per l'incolumità personale del soggetto che deve operare nell'esercizio del dovere, diventa, appunto, vittima del dovere.

Deve, allora, verificarsi la sussistenza dei requisiti di cui al comma 563 di cui sopra.

Per quanto riguarda il concetto di missione, si deve osservare che la norma ne indica la più vasta accezione, come è dimostrato dalla specificazione "di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dar confini nazionali"; la definizione è poi ulteriormente specificata dal regolamento di cui al DPR 243/06 che, all'art, 1 contiene tutte le definizioni, precisando che si intendono "b) per missioni di qualunque natura, le missioni -quali che ne siano gli scopi-autorizzate dall'autorità gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente; "c) per particolari condizioni ambientali od operative le condizioni comunque implicanti l'esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.".

Proprio sulla base delle precise indicazioni, di recente (4,5,2010) il Consiglio di Stato sezione III ha risposto ad una serie di quesiti posti dal Ministero della Difesa, che riguardavano fa localizzazione di tali missioni ( se solo fuori dai confini nazionali o anche all'interno); la natura delle stesse (se solo operative o anche di tipo addestrativo o logistico) e, infine, le modalità ( se solo a bordo di mezzi militari ovvero anche nell'ambito di strutture e siti fissi).

Il primo quesito è superato, a parere del Consiglio, dalla chiara dizione lettera della norma; quanto agli altri, il Consiglio ha ritenuto che il concetto di missione debba essere ricavato dallo stesso DPR 243/06, che all'art. 1 comma 1 definisce la "missione di qualsiasi natura" come quella -quali che ne siano gli scopi- autorizzata dall'autorità gerarchicamente o funzionalmente sopraordinata al dipendente"; in particolare. quanto alla possibile varietà degli scopi della missione la precisazione "di qualsiasi natura" e quella "quali che ne siano gli scopi" di cui al DPR.243/06 ha indotto il Consiglio a ritenere che in tale ambito debbano pertanto essere ricomprese non solo quelle di natura operativa, ma anche quelle di natura logistica e addestrativa.

Si tratta di parere autorevole e che viene condiviso, la dizione, "di qualsiasi e "natura" presupponendo la varietà dei possibili, scopi della missione e imponendo, quindi di non limitare la definizione di missione a quelle tipiche e cioè con scopo operativo.

Nel caso di specie, si, trattava di missione addestrativa di particolare importanza, dovendo fornire ad un individuo proveniente dalla società civile, in pochi mesi, una completa formazione militare da ufficiale dell'esercito, seppure di complemento.

Quanto alla ulteriore condizione richiesta dalla legge ("particolari condizioni ambientali ed operative"), il già richiamato parere del Consiglio di Stato, oltre a sviluppare l'argomento con riferimento al particolare caso posto alla sua attenzione (relativo, ad infermità da esposizione ad amianto), ha svolto alcune considerazioni di carattere generale, individuando le condizioni di cui sopra, ai sensi dell'ad, 1 lettera, c del già citato regolamento, in tutti quei fatti che abbiano esposto un soggetto a maggior impegno psicofisico o a maggiori rischi in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti: del resto, anche nel provvedimento del 10/5/2011 di diniego dei benefici viene indicato che le provvidenze possono essere concesse in "particolari casi di stress dovuti ad uno svolgimento del servizio in condizioni estreme" .

E che nella specie tal condizioni sussistessero, e sotto vari profili, è innegabile.

Non è neppure in contestazione, infatti, che nel periodo in cui l'Allievo Ufficiale di Complemento M. R. si presentò alla Scuola Allievi Ufficiali di Cesano Romano le condizioni metereologiche presenti erano più consone alla Groenlandia che non alla campagna laziale, con temperature notturne ben oltre i -10°C ed eccezionali nevicate; il tutto aggravato dalla mancanza di riscaldamento nei locali della caserma e della controindicazione del ricorrente "alle truppe da montagna" a seguito di una glomerulonefrite patita da adolescente.

Si tratta, invero, di circostanze di fatto che tutte esulano dalle ordinarie modalità di svolgimento dell'attività, che comportavano. obiettivamente un maggior rischio che sicuramente hanno concorso al verificarsi della malattia e che rientrano, dunque, pienamente nella definizione di legge.

In conclusione, quindi, il ricorso merita integrale accoglimento e deve essere riconosciuto il diritto del dott. R. alle previdenze richieste.

Quanto, infine, alle spese di lite, esse seguono la soccombenza, non sussistendo motivi per compensarle, neppure parzialmente, tra le parti, e che debbono essere liquidate come in dispositivo.
P. Q. M.

definitivamente pronunciando, contrariis reiectis:
A) dichiara tenuto il Ministero della Difesa al riconoscimento quale vittima del dovere del soldato R. M., nato il 6.8.1965 a Savona;

B) dichiarare il diritto all'inserimento del medesimo R. M. nell'elenco ex ad. 3 comma 3 D.P.R. n. 243/2006 tenuto dal Ministero dell'Interno, ai fini della concessione dei benefici assistenziali ex D.P.R. n. 243/2006 del 7/07/2006, ex ad. 1 comma 563 e 564 Legge n. 266/2005 ed ex Legge 3.08.2006 n. 204/2006;

C) conseguentemente dichiara il Ministero della Difesa obbligato al riconoscimento dei benefici ex d.p.r. 7 luglio 2006, n. 243, previa disapplicazione del provvedimento del Ministero della Difesa, Direzione Generale della Previdenza Militare M D PREV/Pos.43899/10VSBA datato 10 maggio 2011;

D) condanna il resistente Ministero della Difesa alla rifusione delle spese processuali sostenute dal ricorrente R. M., che liquida in complessivi € 1.700,00, di cui euro 800,00 per diritti ed euro 900,00 per onorari, oltre 12,50% per spese generali, I.V.A,. e C.N.P.A. come per legge. (Così deciso in Savona il 3/2/2012)

IL GIUDICE
Dott. Luca FADDA

IL CANCELLIERE
Mariangela MODAFFAI


Copia conforme all’originale
Savona 07-02-2012

L’ASSISTENTE GIUDIZIARIO
Tiziana MARAFIOTI
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Re: vittime del dovere

 

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