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Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda panorama » ven apr 08, 2016 12:15 pm

Dal sito Senato della Repubblica
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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02744
Atto n. 3-02744 (in Commissione)

Pubblicato il 6 aprile 2016, nella seduta n. 604

MARTON , SANTANGELO , CRIMI , MORONESE , ENDRIZZI , DONNO , BERTOROTTA , AIROLA , MONTEVECCHI , PAGLINI , GIARRUSSO - Al Ministro della difesa. -

Premesso che il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, recante "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53", all'articolo 39 (Riposi giornalieri della madre) ha disposto: "1. Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. 2. I periodi di riposo di cui al comma 1 hanno la durata di un'ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall'azienda. 3. I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell'asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell'unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa», mentre all'articolo 40 (riposi giornalieri del padre) ha disposto: «I periodi di riposo di cui all'articolo 39 sono riconosciuti al padre lavoratore: a) nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre; b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga; c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente; d) in caso di morte o di grave infermità della madre";

considerato che:

in data 16 settembre 2015, il sottosegretario di Stato alla difesa, Alfano, rispondeva in 4ª Commissione permanente (Difesa) del Senato, ad un'interrogazione, presentata il 3 giugno 2015 (3-01954), relativamente ad una circolare ministeriale che appariva in contrasto con il dettato normativo del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in particolare, l'articolo 40 "riposi giornalieri del padre". La circolare in questione della Direzione generale per il personale militare (prot. n. M_D GMIL 0080676 del 12 febbraio 2015) sembrava non riconoscere al padre i diritti dell'articolo 40, quando la madre fosse lavoratrice autonoma;

nella risposta orale, lo stesso sottosegretario Alfano rassicurava circa l'attuazione relativamente al personale militare di ogni parte della disposizione dell'articolo citato, riconoscendone la legittimità con il richiamo a 2 decisioni del Consiglio di Stato (decisioni n. 4293 del 6 giugno 2008, n. 4618 del 19 giugno 2014), che non lasciano dubbi circa l'estensione del beneficio del riposo al padre, nel caso in cui la madre sia lavoratrice autonoma;

risulta agli interroganti l'emanazione di un'altra circolare (prot. n. M_D GMIL 0431884 22-07-2015), che riconosce in maniera chiara, puntuale e manifesta il beneficio al padre militare dei riposi orari giornalieri, in conformità a quanto stabilito dall'art 40 della legge citata. Inoltre, la circolare, recependo l'ultimo orientamento giurisprudenziale, ribadisce che "il diritto ai riposi giornalieri compete al militare padre anche in tutte le ipotesi di inesistenza di un rapporto di lavoro dipendente in capo alla madre: pertanto, non solo nel caso della madre che svolge attività lavorativa autonoma, ma anche in quello della madre che non svolge alcuna attività lavorativa o che, comunque, svolge un'attività non retribuita da terzi";

a parere degli interroganti, quest'ultima circolare, mette un punto fermo sul riconoscimento, anche in ambito militare, dei diritti genitoriali, in particolare della figura paterna che rispetto alla cura dei propri figli, gode degli stessi benefici di quella materna;

inoltre, risulta agli interroganti, che il parere del Consiglio di Stato (numero 00230/2016 del 3 febbraio 2016) ribadisce l'interpretazione della normativa nel senso di ritenere fruibili i benefici, anche nel caso in cui la moglie sia priva di impiego di qualsiasi natura;

è pervenuto, infine, all'attenzione del primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo, un estratto della pubblicazione "C-14" (Compendio normativo in materia di congedi, licenze e permessi del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri) che, al capitolo X, chiarisce ulteriormente nei dettagli le modalità e i requisiti di ottenimento del beneficio dei permessi giornalieri per il minore;

considerato inoltre che a quanto risulta agli interroganti:

in data 22 febbraio 2016 l'Ufficio Comando - Sezione Segreteria e Personale dell'11 Battaglione Carabinieri "Puglia", nella persona del comandante Tenente Colonnello Giuseppe Sportelli, avrebbe determinato il diniego della concessione dei riposi giornalieri del padre, ai sensi della normativa richiamata, richiesti mediante istanza formulata il 5 febbraio 2016 dal brigadiere Massimo Di Ceglie, adducendo a motivazione ragioni di prevalente carattere organizzativo, interpretando la normativa in esame autonomamente, nel senso di poter derogare ai diritti ivi sanciti, anche per il personale militare per ragioni contingenti, connesse alle specifiche circostanze operative di reparto, senza che sia possibile tuttavia rilevare le fonti normative di tale presunto potere di deroga,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se non ritenga opportuno attivare le procedure ispettive e conoscitive di competenza al fine di prendere in considerazione ogni eventuale profilo di mancata conformità tra il provvedimento di diniego e la ratio della normativa richiamata, ed, eventualmente, provvedere ad avviare ogni azione di competenza idonea a prevenire situazioni analoghe, oltre a ripristinare, nel caso di specie, la corretta applicazione delle previsioni normative e il buon andamento dell'attività amministrativa.

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http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/f ... &id=969961


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda panorama » ven apr 29, 2016 9:17 am

Ottimo, il Comando BTG "Puglia" di Bari fa marcia indietro.
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Legislatura 17ª - 4ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 173 del 27/04/2016

DIFESA (4ª)

MERCOLEDÌ 27 APRILE 2016

173ª Seduta

Presidenza del Presidente
LATORRE

Interviene il sottosegretario di Stato per la difesa Rossi.


La seduta inizia alle ore 15,10.


SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE

OMISSIS

PROCEDURE INFORMATIVE

Interrogazioni

Il sottosegretario ALFANO risponde quindi all'interrogazione n. 3-02744, a firma del senatore Marton e di altri e relativa alla presunta mancata applicazione della normativa di tutela della paternità in un caso in Puglia osservando che la disciplina dei riposi giornalieri della madre e del padre, prevista dagli articoli 39 e 40 del decreto legislativo n. 151 del 2001, impone al datore di lavoro di consentire alle lavoratrici e ai lavoratori due ore di riposo, anche cumulabili nella giornata, durante il primo anno di vita del bambino.

Tali disposizioni sono state peraltro oggetto di numerose pronunce del Consiglio di Stato, sia in sede giurisdizionale che consultiva, con cui è stato chiarito (tra le molte sentenza n. 4618 del 2014) che trattandosi di normativa rivolta a dare sostegno alla famiglia ed alla maternità in attuazione delle finalità generali di tipo promozionale scolpite dall’articolo 31 della Costituzione, non può che valorizzarsi, nella sua interpretazione, la ratio stessa, volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio allorquando la madre non ne abbia diritto in quanto lavoratrice non dipendente e pur tuttavia impegnata in attività (nella fattispecie, quella di casalinga), che la distolgano dalla cura del neonato.

Nel caso in esame, rileva quindi che il Comando dell’11° Battaglione carabinieri "Puglia" che in un primo tempo aveva negato al richiedente la fruizione del beneficio del riposo giornaliero, successivamente, sulla base dei principi interpretativi forniti dalla giurisprudenza amministrativa, ha provveduto all'annullamento in autotutela del provvedimento di diniego ed ha adottato un nuovo provvedimento autorizzatorio del beneficio in questione.

Replica nuovamente il senatore MARTON (M5S), osservando che l'applicazione delle normative in questione da parte dell'Amministrazione della Difesa appare connotata da eccessiva discrezionalità; sottolinea perciò l'opportunità che il tema sia oggetto di un apposito intervento interpretativo al fine di vincolare tutte le strutture del Ministero.

Si dichiara pertanto insoddisfatto dei chiarimenti forniti dal rappresentante del Governo.


Il PRESIDENTE dichiara quindi concluse le odierne procedure informative.

La seduta termina alle ore 15,30.


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda parabellum82 » mer apr 19, 2017 3:43 pm

Salve, sebbene appaia chiaramente che detta concessione trovi applicazione nel contesto "padre Militare-mamma Casalinga", ad oggi, tra i colleghi CC, non ho mai trovato nessuno che abbia usufruito di detto permesso, tantomeno ne ho solo sentito parlare.
Dopo averne letto la materia che lo disciplina, la mia curiosità volge alla materiale applicazione del permesso in questione. Ovvero, ammesso che venga accettato dal superiore comando, come funziona?
1) - Il permesso vale in funzione dell'orario di servizio assegnato o no?
Spiego meglio: Il militare, in funzione del turno assegnatogli (es. 18-24 piantone), inizia o termina due ore prima il turno?
O deve essere il militare a presentare preventivamente le due ore di cui abbisogna nel giorno/i seguente/i così da poter essere eventualmente impiegato in altro turno lavorativo che rimarrebbe comunque di sei ore? Es. Il giorno prima viene richiesto il permesso dalle 10-12 ed il comandante in funzione di ciò, non potendolo impiegare agevolmente la mattina lo impiega in normale turno 18-24 di fatto accontentando la richiesta del militare sebbene vanificando il senso del c.d. "permesso per allattamento".
2) - L'orario può eventualmente essere spezzato?
Supponiamo che abbisogni di due ore dalle 10 alle 12 e venga comunque segnato di servizio esterno 08-14, cosa accade? Alle 10 interrompe il servizio per fruire del permesso e poi fa rientro al lavoro? O deve fruirne in maniera che non si spezzi il turno (es. 08-12 e due ore di permesso o 10-14 con due ore di permesso all'inizio)?
3) - E' vero che può essere richiesto solo a partire dal termine del terzo mese del pargoletto, seppur trattandosi di casalinga?
Grazie a chi vorrà porre delle delucidazioni in tal senso.


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda panorama » mer apr 19, 2017 5:29 pm

Se leggi bene le sentenze qui postate, trovi che alcuni hanni fa, un collega APS. CC. effettivo al Comando Provinciale - Nucleo informativo - ha vinto il ricorso e a fruito dei permessi come da legge.


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda panorama » mer apr 19, 2017 5:30 pm

Comando Provinciale di Cuneo.


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda parabellum82 » gio apr 20, 2017 12:33 pm

Cito testualmente una frase estratta dal compendio C-14 dell'Arma dei CC, relativa ai "Riposi giornalieri della madre e del padre: natura del beneficio", oggetto della presente discussione:

[...] I riposi giornalieri non spettano al militare padre, quando la madre non svolge alcuna attività lavorativa, eccetto il caso in cui sia affetta da grave infermità. [...]

Tale affermazione contrasta nettamente con quanto impartito dal Min. della Difesa-Direzione Generale per il personale Militare con foglio datato 22.07.2015, reperibile qualche pagina indietro nella presente discussione, che riporto di seguito nella sola parte di interesse:

[...] Si precisa, inoltre, che, conformemente al consolidato orientamento giurisprudenziale, il richiamato diritto ai riposi giornalieri compete al militare padre anche in tutte le ipotesi di inesistenza di un rapporto di lavoro dipendente in capo alla madre: pertanto, non solo nel caso della madre che svolge attività lavorativa autonoma, ma anche in quello della madre che non svolge alcuna attività lavorativa [casalinga ndr] o che, comunque, svolge un' attività non retribuita da terzi. [...]

Mi chiedo se può una pubblicazione interna all'Arma, andare in deroga a quanto disposto dal Min. della Difesa.
Grazie.


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda panorama » ven apr 21, 2017 3:02 pm

C.G.A. - SM - Ufficio Legislazione - n. 72/87-5-1-2001 del 26 gennaio 2016.

vedi/leggi e scarica PDF se d'interesse.


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Re: Permessi al padre lavoratore per "ALLATTAMENTO"

Messaggioda panorama » ven giu 09, 2017 12:53 pm

La norma.

26 GIUGNO 2015 - "TUTELA DELLA MATERNITA' / PATERNITA' "

Sono disponibili gli aggiornamenti apportati al Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 80 recante "Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183" (pubblicato in S.O. n. 34 relativo alla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n. 144 del 24 giugno 2015).
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Testo in vigore dal: 10-2-2012

Art. 17 Estensione del divieto (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 4, commi 2 e 3, 5, e 30, commi 6, 7, 9 e 10)

1. Il divieto è anticipato a tre mesi dalla data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all'avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. Tali lavori sono determinati con propri decreti dal Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative. Fino all'emanazione del primo decreto ministeriale, l'anticipazione del divieto di lavoro è disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio.

((2. La Direzione territoriale del lavoro e la ASL dispongono, secondo quanto previsto dai commi 3 e 4, l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza fino al periodo di astensione di cui alla lettera a), comma 1, dell'articolo 16 o fino ai periodi di astensione di cui all'articolo 7, comma 6, e all'articolo 12, comma 2, per uno o più periodi, la cui durata sarà determinata dalla Direzione territoriale del lavoro o dalla ASL per i seguenti motivi:
a) nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, secondo quanto previsto dagli articoli 7 e 12.)) ((23))

3. L'astensione dal lavoro di cui alla lettera a) del comma 2 ((è disposta dall'azienda sanitaria locale, con modalità definite con Accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano,)), secondo le risultanze dell'accertamento medico ivi previsto. In ogni caso il provvedimento dovrà essere emanato entro sette giorni dalla ricezione dell'istanza della lavoratrice. ((23))

4. L'astensione dal lavoro di cui alle lettere b) e c) del comma 2 ((è disposta dalla Direzione territoriale del lavoro)), d'ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della propria attività di vigilanza ((emerga)) l'esistenza delle condizioni che danno luogo all'astensione medesima. ((23))

5. I provvedimenti ((. . .)) previsti dai presente articolo sono definitivi. ((23))

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AGGIORNAMENTO (23) Il D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla L. 4 aprile 2012, n. 35, ha disposto (con l'art. 15, comma 1, alinea) che le modifiche di cui al presente articolo decorrono dal 1° aprile 2012.

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Ricorso Accolto

1) - rigetto della richiesta di interdizione dal lavoro fino a sette mesi di età del figlio, ai sensi dell'art. 17, comma 2, lettera b) e c), del decreto legislativo del 26 marzo 2001 n.151.
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PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201701342 - Public 2017-06-08 -

Numero 01342/2017 e data 08/06/2017 Spedizione


REPUBBLICA ITALIANA
Consiglio di Stato
Sezione Seconda

Adunanza di Sezione del 24 maggio 2017

NUMERO AFFARE 00547/2016

OGGETTO:
Ministero del lavoro e delle politiche sociali - Direzione territoriale di Cremona.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dalla signora A. O. contro il Ministero del lavoro e delle politiche sociali avverso il provvedimento della Direzione territoriale del lavoro di Cremona, prot. n.10000, del 09 luglio 2015, di rigetto della richiesta di interdizione dal lavoro fino a sette mesi di età del figlio, ai sensi dell'art. 17, comma 2, lettera b) e c), del decreto legislativo del 26 marzo 2001 n.151.

LA SEZIONE
Vista la relazione n.000505.17 del 17 marzo 2016 con la quale il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Antonella Manzione.

Premesso e considerato:

La signora O., in servizio presso la casa circondariale di OMISSIS con funzioni di vice comandante, ha avanzato istanza di interdizione dal lavoro fino a sette mesi di età del figlio, nato il OMISSIS, ai sensi dell’art. 17, comma 2, lett. b) e c), del d.lgs. n. 151/2001. L’istruttoria di suddetta istanza, presentata il 25 marzo 2015, è correttamente avvenuta per il tramite dell’Amministrazione di appartenenza. Pertanto, in data 12 maggio 2015, il direttore dell’istituto, con provvedimento n. 11907, la inoltrava alla competente Direzione territoriale del lavoro di Cremona, specificando chiaramente, in particolare al punto 4 delle premesse, che “..non è possibile modificare temporaneamente l’orario di lavoro della lavoratrice, né spostare la stessa ad altre mansioni compatibili con il suo stato di allattamento, viste le funzioni di vice comandante di reparto attribuite dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e l’impossibilità di sostituzione durante la reperibilità nelle ore notturne, in caso ricopra il ruolo di Comandante di Reparto in assenza del Titolare”.

Malgrado tale precisa indicazione sul potenziale danno per il neonato e per la puerpera, che costituisce la base motivazionale cui il d.lgs. 8 marzo 2001, n.151, “Testo Unico delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2001, n.53”, condiziona la fruizione di determinati istituti di tutela, la Direzione territoriale del lavoro rigettava l’istanza con l’atto oggi impugnato dalla O...

La ricorrente lamenta molteplici violazioni di legge tra le quali quelle degli artt. 1, 2 e 21-bis della l.241/1990; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 3 del d.lgs. n. 165/2001; violazione degli artt. 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 16, 17 del d.lgs. n. 151/2001 in relazione agli artt. 23 del d.lgs. n. 626/1994 e 13 del d.lgs. n. 81/2008; violazione della circolare del Direttore generale del 6 luglio 1999, incompetenza assoluta.

La Sezione ritiene il ricorso fondato, valutando sufficienti, sintetiche ed esaustive le motivazioni di cui alla relazione dell’Amministrazione riferente, in quanto assorbenti di ogni altra doglianza.

Risulta chiaro, infatti, che non sussiste alcun vizio in ordine alla competenza, essendo stato il procedimento regolarmente incardinato presso il datore di lavoro della ricorrente, istruito sotto il profilo delle previste valutazioni di spettanza dello stesso e successivamente inoltrato alla Direzione del lavoro di Cremona, in ossequio al combinato disposto degli artt. 9 e 17 del d.lgs. n. 151/2001. Del tutto immotivatamente suddetta Direzione del lavoro non ha invece tenuto conto delle chiare indicazioni della Direzione del carcere e ha negato l’interdizione dal lavoro fino a 7 mesi dopo il parto, per contro spettante in attuazione di quanto previsto dall’art. 7, comma 6 e dall’articolo 17, comma 2, lett. c), del d.lgs. n. 151/2001.

Suddetto provvedimento, infatti, avrebbe dovuto basarsi de relato sulla valutazione tecnico-sanitaria favorevole effettuata dall’Amministrazione della pubblica sicurezza e tener conto dell’avvenuto inoltro della stessa unitamente alla richiesta di interdizione prolungata avanzata da suddetta Amministrazione nell’interesse della lavoratrice, preso atto della oggettiva impossibilità di adibirla a mansioni non implicanti turnazioni e reperibilità, anche notturne.

La Sezione ritiene pertanto le motivazioni del diniego all’interdizione dal lavoro palesemente carenti e comunque illegittime.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione.



L'ESTENSORE IL PRESIDENTE F/F
Antonella Manzione Gabriele Carlotti




IL SEGRETARIO
Roberto Mustafà


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