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C.M.O. SECONDA ISTANZA

Re: C.M.O. SECONDA ISTANZA

Messaggioda ema » gio ago 21, 2014 6:25 pm

Ciao Pietro 17, ho rivisto il tuo ultimo post.
Vedi, vado all'infermeria e trovo il dott. Pasquale (nome di fantasia ovvio) che mi invia alla C.M.O.;
alla CMO trovo sempre lo stesso Pasquale e nemmeno vedo i membri della commissione;
faccio ricorso e vado a Roma dove l'unico membro della commissione che vedo, sempre dell'Arma, mi dice: io non posso riformarti, nemmeno parzialmente, ma tu fai una cosa: riprendi servizio, vai all'infermeria, parli con il mio amico Pasquale, me lo saluti........ecc ecc.
In pratica ho fatto tre passaggi tutti a mie spese ma è come se i tre gradi di giudizio li avesse decisi sempre Pasquale!
Saluti!


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Re: C.M.O. SECONDA ISTANZA

Messaggioda panorama » mer ott 07, 2015 12:30 pm

Leggete con attenzione i comportamenti della CMO1 e CMO2 nonché i provvedimenti presi definitivi, in quanto l'interessato non si è presentato alla convocazione della CMO ma non per colpa sua (certificato medico che giustifica l'assenza).
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- ) - Violata la regola procedimentale che prevede che, in caso di ricorso interno avverso il parere medico della Commissione di prima istanza e di assenza giustificata del dipendente alla prima visita fissata presso la Commissione medica di seconda istanza, lo stesso debba essere riconvocato una seconda volta entro 30 giorni dalla prima (riconvocazione che nel caso specifico risultava effettivamente disposta per il -OMISSIS-, ma con atto mai comunicato all’interessato).

- ) - è stato dichiarato non idoneo permanentemente al servizio militare e d’istituto nei CC ed idoneo ad essere reimpiegato nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero.

Ricorso ACCOLTO
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IL TAR CATANZARO precisa:

1) - In particolare, mentre l’art. 193 disciplina gli accertamenti medico-legali riservati alle commissioni di prima istanza, l'art. 194 stabilisce che le Commissioni mediche di seconda istanza esaminano i ricorsi presentati dagli interessati nel termine di dieci giorni dalla comunicazione del verbale della Commissione medica di prima istanza.

2) - Quanto alla decisività, ai fini dell’accertamento della causa di inidoneità al servizio, della valutazione tecnica effettuata dalle predette Commissioni mediche, giova richiamare l’art. 19, comma 4 del D.P.R. n. 461/2001 secondo cui: "L'articolo 5, commi primo e secondo, della legge 11 marzo 1926, n. 416, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1965, n. 1485, resta applicabile limitatamente alla procedura di accertamento di idoneità al servizio; il termine per la presentazione del ricorso è in tal caso fissato in dieci giorni dalla comunicazione del verbale della Commissione medica".

3) - Proprio in ragione della autonoma capacità lesiva della predetta valutazione medica è prefigurato pertanto un sistema rimediale “interno” all’amministrazione, articolato anche sotto il profilo temporale, cosicché lo stesso art. 198 (co. 7 e 8) sopra citato prevede che la data di effettuazione della visita è comunicata al dipendente con anticipo non inferiore a 10 giorni e, in ipotesi di assenza per giustificato motivo, lo stesso debba essere riconvocato per una seconda visita da effettuarsi entro trenta giorni dalla prima.

4) - Nel caso di specie, è incontroversa tra le parti la ricostruzione in fatto della vicenda, ovvero che:

- in data 19 marzo 2014, la C.M.O. di Messina ha formulato il parere di prima istanza di inidoneità al servizio militare del dipendente;

- su ricorso dell’interessato, la Commissione di seconda istanza di Roma ha convocato il ricorrente per la visita medica per il giorno -OMISSIS-, alla quale però lo stesso non si è presentato, allegando, a giustificazione dell’assenza per motivi di salute, un certificato medico;


Per completezza leggete il tutto qui sotto.
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SENTENZA ,sede di CATANZARO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201501372, - Public 2015-09-07 -


N. 01372/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00297/2015 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 297 del 2015, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv. Vincenzo Arcangelo e Francesco Coppola, con domicilio eletto presso Arnaldo Celia in Catanzaro, Via Fratelli Plutino, 25;

contro
Ministero della Difesa - Comando Generale Arma Carabinieri - rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale di Catanzaro, domiciliata in Catanzaro, Via G. Da Fiore, 34;
per l'annullamento del verbale n. -OMISSIS- del Ministero della Difesa, Dipartimento Militare di Medicina Legale di Messina – Commissione medica ospedaliera – di non idoneità permanente al servizio militare.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero Difesa - Comando Generale Arma Carabinieri;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l'art. 52 D. Lgs. 30.06.2003 n. 196, commi 1, 2 e 5;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 24 luglio 2015 la dott.ssa Germana Lo Sapio e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. Con il ricorso in esame, -OMISSIS-, Carabiniere scelto in servizio presso la Compagnia Carabinieri di -OMISSIS-, ha impugnato il verbale n. -OMISSIS- della Commissione medica ospedaliera (d’ora in poi anche “CMO”) del Ministero della Difesa, Dipartimento Militare di Medicina Legale di Messina, con il quale è stato dichiarato non idoneo permanentemente al servizio militare e d’istituto nei CC ed idoneo ad essere reimpiegato nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero.

2. Il ricorrente ha chiesto l’annullamento del predetto atto, affidando il gravame alle due censure di seguito sintetizzate:

a) violazione di legge, con riguardo agli artt. 6, 15, 19 del D.P.R. 461/2001 e 7 della Legge 241/90: sarebbe stata, in particolare, violata la regola procedimentale che prevede che, in caso di ricorso interno avverso il parere medico della Commissione di prima istanza e di assenza giustificata del dipendente alla prima visita fissata presso la Commissione medica di seconda istanza, lo stesso debba essere riconvocato una seconda volta entro 30 giorni dalla prima (riconvocazione che nel caso specifico risultava effettivamente disposta per il -OMISSIS-, ma con atto mai comunicato all’interessato).

b) eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, motivazione insufficiente ed incongrua quanto all’accertamento del nesso causale tra l’infermità riconosciuta e l’inidoneità al servizio nell’Arma dei Carabinieri.

3. Si è costituita in giudizio la difesa erariale, ricostruendo in fatto la vicenda ed eccependo l’infondatezza del ricorso.

4. Con ordinanza adottata ex art. 55 co. 10 c.p.a., il giudizio è stato rinviato all’udienza pubblica del 24 luglio 2015 all’esito della quale è stato trattenuto in decisione.

5. Il ricorso è fondato, con esclusivo riguardo alla censura di natura procedimentale sintetizzata sopra sub a), il cui accoglimento però preclude, per assorbimento del relativo motivo, l’esame della doglianza di carattere sostanziale sollevata da parte ricorrente.

6. Va premesso, quanto al quadro normativo di riferimento, che l’art. 198 del cd. Codice Ordinamento Militare (D. Lgs. 66/2010) attribuisce alle Commissioni mediche ospedaliere interforze il potere tecnico-discrezionale di effettuare la diagnosi della infermità o della lesione e di esprimere il giudizio di idoneità al servizio del militare.

In particolare, mentre l’art. 193 disciplina gli accertamenti medico-legali riservati alle commissioni di prima istanza, l'art. 194 stabilisce che le Commissioni mediche di seconda istanza esaminano i ricorsi presentati dagli interessati nel termine di dieci giorni dalla comunicazione del verbale della Commissione medica di prima istanza.

Quanto alla decisività, ai fini dell’accertamento della causa di inidoneità al servizio, della valutazione tecnica effettuata dalle predette Commissioni mediche, giova richiamare l’art. 19, comma 4 del D.P.R. n. 461/2001 secondo cui: "L'articolo 5, commi primo e secondo, della legge 11 marzo 1926, n. 416, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 18 novembre 1965, n. 1485, resta applicabile limitatamente alla procedura di accertamento di idoneità al servizio; il termine per la presentazione del ricorso è in tal caso fissato in dieci giorni dalla comunicazione del verbale della Commissione medica".

Proprio in ragione della autonoma capacità lesiva della predetta valutazione medica è prefigurato pertanto un sistema rimediale “interno” all’amministrazione, articolato anche sotto il profilo temporale, cosicché lo stesso art. 198 (co. 7 e 8) sopra citato prevede che la data di effettuazione della visita è comunicata al dipendente con anticipo non inferiore a 10 giorni e, in ipotesi di assenza per giustificato motivo, lo stesso debba essere riconvocato per una seconda visita da effettuarsi entro trenta giorni dalla prima.

7. Nel caso di specie, è incontroversa tra le parti la ricostruzione in fatto della vicenda, ovvero che:
- in data 19 marzo 2014, la C.M.O. di Messina ha formulato il parere di prima istanza di inidoneità al servizio militare del dipendente;

- su ricorso dell’interessato, la Commissione di seconda istanza di Roma ha convocato il ricorrente per la visita medica per il giorno -OMISSIS-, alla quale però lo stesso non si è presentato, allegando, a giustificazione dell’assenza per motivi di salute, un certificato medico;

- ritenendo l’ assenza “giustificata”, la Commissione di seconda istanza, secondo quanto previsto dall’art. 198 co. 8 sopra citato, con atto redatto il medesimo 16 aprile ha riconvocato l’interessato per il successivo 14 maggio, ma di tale riconvocazione il destinatario non ha mai ricevuto alcuna comunicazione;

- stante l’assenza del dipendente, la Commissione di seconda istanza ha ritenuto, peraltro, che “era trascorso un notevole periodo di tempo dalla data di presentazione del ricorso” e che una eventuale ulteriore visita sarebbe ricaduta in prossimità della scadenza del parere medico legale adottato dalla CMO di Messina; ha quindi rimesso il procedimento alla Commissione medica di prima istanza, che, in data 17 dicembre 2014, ha adottato il parere di inidoneità oggetto di gravame in questo giudizio.

8. Dall’esame della vicenda procedimentale appena riportata emerge che, il dipendente non aveva ricevuto comunicazione della data della seconda convocazione, cosicché la sua assenza non poteva qualificarsi come “ingiustificata”; la mancata fissazione di una ulteriore data per l’effettuazione della seconda visita medica, secondo quanto espressamente previsto dall’art. 198 co. 8 del Codice Ordinamento Militare sopra riportato, ha pertanto precluso all’interessato la possibilità di una revisione interna del giudizio medico-legale, garantitagli dalle norme sopra riportate.

Ad avviso del Collegio, il rispetto delle predette regole procedimentali, che costituiscono applicazione, nel delicato settore della valutazione tecnico-discrezionale di idoneità psico-fisica al servizio, del più ampio principio di imparzialità ex art. 97 Cost e 41 Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (indirettamente richiamato tra l’altro dall’art. 1 co. 1 L.241/90), non può ritenersi “recessivo” rispetto al principio di economicità e tempestività del procedimento amministrativo, cui si è conformata la decisione della Commissione medica di seconda istanza nel valutarne la complessiva eccessiva durata, rimettendo così gli atti alla Commissione medica di prima istanza ai fini di una sua celere definizione.

9. Alla luce di quanto esposto, va pertanto annullato il parere medico espresso dalla Commissione medica di prima istanza, in accoglimento del motivo sopra indicato sub 2 lett. a).

Ai sensi dell’art. art. 34 co.1 lett. e) c.p.a. in ottemperanza della presente decisione, la Commissione medica di seconda istanza è pertanto tenuta a riconvocare l’interessato per la seconda visita medica ex art. 198 co. 8 del Codice dell’Ordinamento Militare, fermo restando il potere tecnico-discrezionale di adottare il giudizio di idoneità, oggetto di eventuale sindacato nei limiti della cd. “ragionevolezza tecnica”.

10. L’accoglimento della censura concernente tale omissione procedimentale comporta, come indicato, l’assorbimento del motivo di “eccesso di potere”, non essendo stato “ancora esercitato” il potere da parte dell’organo amministrativo titolare della relativa funzione consultiva (cfr. Cons. St., Ad. Plen. 27 aprile 2015 n.5).

11. La peculiarità della fattispecie, unitamente alla mancanza di chiarezza nella esposizione dei motivi del ricorso in violazione dell’art. 3 c.p.a., giustificano peraltro la compensazione delle spese di lite tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, annulla il provvedimento impugnato.

Compensa le spese di lite tra le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistono i presupposti di cui all'art. 52, commi 1,2 e 5 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, manda alla Segreteria di procedere, in caso di diffusione del provvedimento, all'annotazione di cui ai commi 1,2 e 5 della medesima disposizione.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 24 luglio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Guido Salemi, Presidente
Raffaele Tuccillo, Referendario
Germana Lo Sapio, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/09/2015


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Re: C.M.O. SECONDA ISTANZA

Messaggioda panorama » dom ott 11, 2015 10:52 am

Trattandosi di CMO ci sta bene anche qui.
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Con la sentenza n. 13027/13 resa sul procedimento rg. 6517/2013 Tribunale Civile di Roma ha condannato il Ministero della Difesa a corrispondere al ricorrente €. 8.928,35, oltre interessi fino al soddisfo, a titolo di risarcimento del danno riportato a seguito di errata cura di una frattura del piede del ricorrente presso l’Ospedale Militare Celio di Roma.

Alla fine l'Amministrazione ha pagato il tutto ancor prima della sentenza.

speriamo che queste cose non accadano più, cmq. il risarcimento è stato pagato.
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SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201511487, - Public 2015-10-06 -


N. 11487/2015 REG.PROV.COLL.
N. 11043/2014 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Prima Bis)

ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 11043 del 2014, proposto da:
G. P., rappresentato e difeso dagli avv. Daniele Marra e Cristiana Fabbrizi, con domicilio eletto presso Daniele Marra in Roma, corso Trieste, 171;

contro
Ministero della Difesa;

per l'ottemperanza
alla sentenza del Tribunale Civile di Roma n. 13027/13 sul procedimento rg. 6517/2013.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 30 settembre 2015 la dott.ssa Floriana Rizzetto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Con la sentenza n. 13027/13 resa sul procedimento rg. 6517/2013 Tribunale Civile di Roma ha condannato il Ministero della Difesa a corrispondere al ricorrente €. 8.928,35, oltre interessi fino al soddisfo, a titolo di risarcimento del danno riportato a seguito di errata cura di una frattura del piede del ricorrente presso l’Ospedale Militare Celio di Roma.

Con il ricorso in esame l’interessato lamenta di non aver a tutt’oggi conseguito il pagamento delle somme in parola e chiede pertanto che sia dichiarato l'obbligo della P.A. di adempiere integralmente alle obbligazioni discendenti dalla pronuncia in parola, corrispondendogli tutte le somme dovute, con contestuale nomina di un commissario ad acta, per il caso di permanente inerzia da parte dell'Amministrazione; con vittoria di spese.

Non si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata.

Alla Camera di Consiglio odierna il patrono del ricorrente ha rappresentato, con dichiarazione resa a verbale, che, nelle more, il suo assistito ha percepito dall’Amministrazione quanto dovuto; pertanto chiede che sia dichiarata cessata la materia del contendere; insiste tuttavia per le spese.

Il Collegio ritiene di non poter pronunciare una sentenza di merito dichiarativa della cessazione della materia del contendere in mancanza di produzione documentale da cui risulti l’effettiva soddisfazione dell’interesse azionato dalla parte ricorrente. Quanto rappresentato dal difensore della parte ricorrente va tuttavia preso in considerazione come indicazione della carenza (sopravvenuta) di interesse a coltivare la vicenda contenziosa con conseguente dichiarazione di improcedibilità del ricorso.

Quanto alle spese di lite, sussistono giusti motivi per disporne l’integrale compensazione sia in considerazione del rapido adempimento da parte dell’Amministrazione sia in quanto il ricorso è stato proposto prima della scadenza dello spatium deliberandi concesso alle amministrazioni, e cioè 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo, prescritto dall' art. 14, comma 1, D.L. n. 669 del 1996. Come chiarito dalla giurisprudenza in materia (vedi, tra tante, Cons. Stato, IV, n. 2654 del 2014; C.G.A.R.S. n. 725 del 2012) il predetto termine - che è volto a consentire all'amministrazione di attivare e concludere il procedimento di pagamento nell'arco temporale assegnato prima che sia introdotta la procedura giudiziale di esecuzione, che può comportare un ulteriore aggravio di spese processuali – trova applicazione anche nel giudizio di ottemperanza davanti al giudice amministrativo per l’esecuzione di sentenze di condanna del giudice civile passate in giudicato che costituisce anch’esso uno strumento di esecuzione forzata. Nel caso in esame peraltro è stato depositato il mero certificato di non proposta impugnazione del Cancelliere della Corte d’Appello di Roma del 14.7.2014, necessario per il rilascio della certificazione del passaggio in giudicato, anziché il rituale certificato di passaggio in giudicato ex art. 124 disp.att. cpc.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Bis) dichiara improcedibile il ricorso in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 settembre 2015 con l'intervento dei magistrati:
Silvio Ignazio Silvestri, Presidente
Salvatore Mezzacapo, Consigliere
Floriana Rizzetto, Consigliere, Estensore


L'ESTENSORE IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 06/10/2015


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Re: C.M.O. SECONDA ISTANZA

Messaggioda RR70 » mer apr 19, 2017 8:41 pm

Salve
Volevo chiedere dei chiarimenti rigurdo il ricorso in II istanza al verbale di NON idoneità
scaduti i 10 giorni cosa si puo fare
Sul verbale si fa riferimento alla legge 11 marzo del 1926 art 5
Grazie


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Re: C.M.O. SECONDA ISTANZA

Messaggioda panorama » mer apr 19, 2017 10:49 pm

Praticamente dalla data di presa visione del giudizio espresso in seduta stante dalla CMO iniziano a decorrere i 10 giorni. Scaduti tali giorni non si può fare più niente, poichè ogni tentativo sucessivo la CMO di seconda istanza rigetta l'appello così come è già accaduto.


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